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Nomina giudiziaria dell’amministratore del condominio e spese del giudizio
Cassazione civile , sez. II, sentenza 26.09.2005 n° 18730 (Vincenzo Pisapia)

I motivi della decisione, assunta dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 18730 del 26.09.2005, si fondano sull’unico motivo proposto dal ricorrente che censura il decreto impugnato della Corte d’Appello, denunciando violazione o falsa applicazione degli articoli 91 c.p.c. e 1129 c.c., ''nella parte in cui ha condannato l’esponente al pagamento delle spese di entrambi i gradi di giudizio''.

Tanto premesso, si rendono indispensabili alcune precisazioni in merito alla nomina ed alla revoca dell’amministratore.

Anche uno solo dei partecipanti al condominio, in presenza di inerzia dell’assemblea o di sospetti di gravi irregolarità dell’amministratore in carica, può proporre ricorso al tribunale del luogo dove è posto l’edificio condominiale, inteso ad ottenere la nomina e/o la revoca dell’amministratore; il ricorso redatto in bollo va presentato nella cancelleria della Volontaria Giurisdizione; per quanto riguarda la revoca, il terzo comma dell’articolo 1129 del Codice Civile dispone che ciascun condomino può chiedere all’autorità giudiziaria di revocare l’incarico all’amministratore in carica, se questi si è reso responsabile anche di una sola delle seguenti irregolarità :

  1. omesse tempestive comunicazioni all’assemblea riguardanti una citazione (od un provvedimento amministrativo) a lui notificata, dal contenuto che esorbita dalle sue proprie attribuzioni;
  2. mancata presentazione per due anni consecutivi dei conti della gestione, salvo il caso di impossibilità a lui non imputabile;
  3. ''fondati sospetti'' e non semplici congetture di gravi irregolarità nell’amministrazione.

Il tribunale adito, dopo aver informato e sentito l’amministratore in carica, in camera di consiglio provvede con decreto motivato ad accogliere o respingere il ricorso e quindi svolge la funzione propria dell’assemblea condominiale, competente a deliberare tanto la nomina quanto la revoca dell’amministratore; ovviamente, nel caso di accoglimento del ricorso con la nomina dell’amministratore giudiziario, di fatto è revocato l’amministratore in carica. Inoltre, col decreto di nomina, il tribunale detta provvedimenti finalizzati alla tutela di un interesse comune a tutti i condomini, nessuno escluso.

In conclusione il provvedimento de quo avente per oggetto un atto di amministrazione in sostituzione dell’assemblea competente, viene effettuato dal tribunale con decreto motivato, nell’esercizio di un’attività di volontaria giurisdizione.

È utile ricordare che a norma dell’art. 742 del c.p.c. : “i decreti possono essere in ogni tempo modificati o revocati ….. “ , per cui anche l’amministratore nominato dal giudice, in caso di sospetto di gravi irregolarità può essere revocato.

Pur prescindendo dalla tesi di produrre il ricorso senza assistenza legale, già sostenuta dalla Cassazione con sentenza 3 maggio 1975 n. 1701, tesi non più prevalente nella recente giurisprudenza di merito, con la presente nota s’intende cogliere due particolari aspetti riguardanti le spese del giudizio e le finalità del provvedimento adottato con decreto ed i suoi effetti.

Le spese del giudizio
Nel caso in esame, il tribunale aveva rigettato il ricorso e condannato il condomino al rimborso delle spese di giudizio. Il successivo reclamo alla corte d’appello subiva la stessa sorte: rigetto e condanna al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio. Con il ricorso alla Cassazione - ex art 111 della Costituzione- il condomino ottiene la cassazione del decreto impugnato.

La Corte di Cassazione, col dispositivo della sentenza in esame, '' cassa senza rinvio il provvedimento impugnato in ordine alla statuizione sulle spese processuali '' dopo aver riconosciuto fondato l’unico motivo proposto dal ricorrente conferma la sua precedente giurisprudenza (sentenze n. 9636 del 1997 e n. 4706 del 2001).

L’accoglimento del ricorso é fondato esclusivamente sui seguenti principi rinvenibili nella già citata sentenza 4706 del 2001 pronunciata dalla stessa seconda sezione:

''Il procedimento camerale di volontaria giurisdizione …… non può considerarsi contenzioso in senso tecnico: anche se l’istanza di nomina (o di revoca dell’amministratore del condominio si innesta in un vero e proprio contrasto tra i condomini e l’amministratore, è certo che il provvedimento da cui il predetto procedimento tende (privo del carattere della definitività) è strumentale solo alla gestione della cosa comune e, quindi, alla tutela ….. dell’interesse generale e collettivo del condominio ad una corretta amministrazione e non alla tutela di interessi particolari di alcuni condomini o dell’amministratore e, anche quando si inserisce in una situazione di conflitto tra i singoli condomini, si esaurisce in un intervento del giudice di tipo sostanzialmente amministrativo del tutto privo dei caratteri della decisione con attitudine a produrre gli effetti del giudicato su posizioni soggettive in contrasto. La funzione del provvedimento richiesto é solo quella di evitare che il condominio sia sprovvisto di un valido organo necessario alla sua gestione, prescindendo dall’eventuale esistenza di contrasti e conflitti tra i condomini in ordine alla concessione o al diniego di detto provvedimento che non è diretto a risolvere tali contrasti e conflitti …… da affrontare e superare o nella sede assembleare o in quella giurisdizionale secondo le regole ordinarie …… .

Da quanto precede deriva logicamente che nei procedimenti di volontaria giurisdizione normalmente non sussistono i presupposti richiesti per l’applicazione della norma di cui all’art. 91 c.p.c. mancando, per definizione, un provvedimento conclusivo di un procedimento contenzioso nel quale sia chiesto l’accertamento di un diritto da una parte nei confronti di un’altra da cui possa derivare una situazione di soccombenza di un soggetto rispetto ad un altro che giustifichi la condanna alle spese. ''

Le finalità del decreto
La sentenza de qua inoltre sancisce che il provvedimento di nomina o di revoca dell’amministratore di condominio è finalizzato esclusivamente alla tutela dell’interesse generale e collettivo del condominio ad una sua corretta amministrazione.

Da tanto si evince che le attribuzioni dell’amministratore nominato dall’autorità giudiziaria sono quelle previste dall’art. 1130 del c.c. nonché quelle conferitegli dal tribunale nell’ambito dell’amministrazione della cosa comune.

Pertanto l’amministratore giudiziario in primo luogo deve curare l’eliminazione delle irregolarità della precedente amministrazione (segnalate nel ricorso e magari recepite nel preambolo o nel testo del decreto di nomina) e quindi curare il ripristino della correttezza e della legalità nella conduzione dell’amministrazione condominiale.

Si riportano di seguito alcuni suggerimenti e le irregolarità più ricorrenti nei casi di specie.

Il decreto di nomina dovrà essere allegato al primo verbale dell’assemblea, in modo da informare tutti i condomini, compresi gli assenti all’assemblea, del mandato conferito dal giudice. In particolare, qualora dai detti atti risulti la mancata approvazione del bilancio consuntivo dell’anno precedente, il nuovo amministratore dovrà redigere il detto documento contabile, in sintonia con la documentazione ricevuta dal precedente amministratore, da presentare all’assemblea per l’approvazione e per i conseguenti provvedimenti di recupero dei contributi nei confronti dei condomini morosi e le differenze dovute a conguaglio. Grave irregolarità costituirebbe la proposizione all’assemblea del bilancio consuntivo redatto nella precedente gestione senza apportare alcuna correzione e senza rendere disponibili i relativi documenti.

Inoltre, deve curare, con immediatezza la proposizione del bilancio preventivo per l’anno in corso (o per la restante parte dell’anno, se la nomina è stata conferita nell’anno in corso) per la riscossione delle bollette (che costituiscono titoli di legittimazione) relative alle quote condominiali e quindi per adire le vie legali nei confronti di quei condomini che da tempo soffrono di allergia al versamento dei contributi.

L’amministratore giudiziario che non provvede in tal senso, incorre nelle medesime irregolarità del precedente; irregolarità che formarono parte dell’oggetto del ricorso e quindi del decreto di nomina.

Come previsto al punto 3) del citato art. 1130 C.C., l’amministratore è responsabile e quindi risponde in proprio della mancata riscossione dei contributi.

Inoltre, si evidenzia che l’amministratore con l’eventuale consegna di comunicazioni contabili al portiere per il recapito ai condomini e con l’esposizione di elenchi, recanti situazioni contabili personali dei condomini o ripartizioni di spese, in bacheche accessibili a persone estranee viola le disposizioni di legge regolanti la privacy.

Tra gli altri compiti propri dell’amministratore giudiziario che subentra dopo un periodo certamente non di attenta gestione, va ricordato: a) l’aggiornamento dell’anagrafe condominiale, indispensabile per una corretta convocazione dell’assemblea e per una regolare ripartizione delle spese, senza peraltro chiedere ai condomini di comunicare il titolo di proprietà con dichiarazioni sostitutive di atto notorio; b) la verifica delle delibere assembleari non eseguite; tra queste ultime potrebbe rinvenirsi quella che – per realizzare un giusto addebito ai condomini, in presenza di una eccessiva e non giustificata perdita di acqua – avrebbe disposto l’applicazione di piombi ai misuratori di consumo installati nei singoli appartamenti nonché l’installazione di contatori alle singole montanti idriche. Il mancato eseguimento di eventuale simile delibera comporterebbe grande responsabilità dell’amministratore, in quanto non sarebbe giustificato un addebito ai condomini un importo per consumo di acqua pari a tre volte il dovuto.

Per concludere, si ritiene che In linea di massima all’amministratore vanno richiesti comportamenti propri del buon padre di famiglia ed in particolare all’amministratore nominato dal giudice anche comportamenti idonei al ripristino della regolarità in quanto il decreto giudiziale di nomina, come di recente ha sancito la Suprema Corte di Cassazione, è ''finalizzato … alla tutela dell’interesse generale e collettivo del condominio a una corretta amministrazione''.

(Altalex, 1 dicembre 2005. Nota di Vincenzo Pisapia)






SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

SENTENZA 26-09-2005, n. 18730

Svolgimento del processo

Con ricorso del 6.8.1999 Luigi F. nella qualità di condomino dell'edificio sito in Via XXXXX in Ascoli Piceno chiedeva al Tribunale di quella città la revoca di Giovanni R. dalla carica di amministratore del suddetto condominio per gravi irregolarità nell'amministrazione.

Si costituiva in giudizio il R. e chiedeva il rigetto del ricorso.

Con decreto del 29.11.2000 l'adito Tribunale rigettava il ricorso e condannava il ricorrente al rimborso delle spese di giudizio.

Proposto reclamo da parte del F. cui resisteva il R. la Corte di Appello di Ancona con decreto del 18.6.2000 rigettava il reclamo e condannava il reclamante al pagamento delle spese del secondo grado di giudizio.

Per la cassazione di tale decreto il F. ha proposto un ricorso ex art. 111 della Costituzione affidato ad un unico motivo; il R. non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione

Con l'unico motivo proposto il ricorrente, denunciando violazione o falsa applicazione degli articoli 91 c.p.c. e 1129 c.c., censura il decreto impugnato nella parte in cui ha condannato l'esponente al rimborso delle spese di entrambi i gradi di giudizio; in proposito rileva che, attesa la natura di volontaria giurisdizione del procedimento camerale di revoca dell'amministratore di condominio ex art. 1129 c.c., che quindi non può essere considerato contenzioso, le relative spese del procedimento non possono essere oggetto di liquidazione da parte del Giudice adito, dovendo rimanere a carico dei soggetti che le hanno anticipate.

La censura è fondata.

Deve premettersi che la statuizione giudiziale relativa alla condanna alle spese processuali, ancorchè accedente a provvedimento reso dalla Corte d'Appello in sede di reclamo avverso il decreto emesso dal Tribunale ex art. 1129 primo comma c.c., può essere impugnata per Cassazione ai sensi dell'art. 111 della Costituzione (Cass. 21.2.2001 n. 2517).

Ciò posto, ai fini della risoluzione della questione sollevata dalla censura in esame, occorre richiamare gli elementi caratterizzanti l'attività di giurisdizione volontaria, nel cui ambito il Giudice non è chiamato a decidere su controversie sorte tra parti contrapposte per la tutela di diritti, ma alla emissione di provvedimenti finalizzati alla soddisfazione di privati interessi senza contesa tra le parti, concorrendo così alla costituzione di rapporti giuridici nuovi o allo svolgimento di quelli esistenti.

In tale contesto rientra anche il provvedimento dell'autorità giudiziaria relativo alla revoca o alla nomina dell'amministratore di condominio (sia esso di accoglimento o di rigetto dell'istanza di uno o di più condomini), in quanto inidoneo al giudicato e non destinato ad incidere su posizioni di diritto soggettivo, essendo modificabile e revocabile in ogni tempo anche con efficacia "ex tunc", cosicchè proprio per tali considerazioni questa Corte ha affermato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione ex art. 111 della Costituzione contro il provvedimento con il quale la Corte d'Appello abbia provveduto in sede di reclamo avverso il decreto del Tribunale ex art. 1129 c.c. in tema di revoca dell'amministratore di condominio (Cass. 10.5.1997 n. 4090; Cass. 23.2.1999 n. 1493).

Pertanto il provvedimento camerale relativo alla istanza di nomina o di revoca dell'amministratore di condominio, anche quando si inserisce in una situazione di conflitto tra condomini, si risolve in un intervento del giudice di tipo sostanzialmente amministrativo privo della attitudine a produrre gli effetti del giudicato suposizioni soggettive in contrasto, essendo finalizzato soltanto alla tutela dell'interesse generale e collettivo del condominio ad una sua corretta amministrazione.

Dalle considerazioni esposte consegue che nei procedimenti di volontaria giurisdizione non trovano applicazione le regole di cui agli articoli 91 e seguenti c.p.c., le quali postulano l'identificazione di una parte vittoriosa e di una parte soccombente in esito alla definizione di un conflitto di tipo contenzioso (vedi Cass. 2.10.1997 n. 9636 in tema di spese del procedimento di volontaria giurisdizione promossa ai sensi dell'art. 2409 c.c.)" in particolare quindi le evidenziate caratteristiche del procedimento ex art. 1129 c.c. di nomina o di revoca dell'amministratore di condominio comportano la inapplicabilità delle disposizioni di cui agli articoli 91 e seguenti c.p.c., cosicchè le spese del procedimento devono rimanere a carico del soggetto che le abbia anticipate proponendo il ricorso per la nomina o per la revoca dell'amministratore o resistendo a tale iniziativa giudiziaria (Cass. 30.3.2001 n. 4706).

In definitiva pertanto in accoglimento del ricorso il decreto impugnato, che ha provveduto alla condanna del F. al rimborso in favore del R. delle spese del secondo grado di giudizio e che, rigettando il reclamo, ha confermato anche la analoga pronuncia sulle spese del giudizio di primo grado da parte del Tribunale di Ascoli Piceno, deve essere cassato senza rinvio in ordine alla statuizione sulle spese processuali.

Ricorrono giusti motivi per dichiarare non ripetibili le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa senza rinvio il provvedimento impugnato in ordine alla statuizione sulle spese processuali, e dichiara non ripetibili le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2004.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2005.


Studio legale Leo

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