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Il giudizio di ottemperanza
Soluzione riguardante l'atto di diritto amministrativo 03.12.2005 (Sandra Scarabino)

Il consiglio comunale di Napoli, con delibera del 31 gennaio 1997, adotta una variante al piano regolatore riguardante il rione Vomero, formulando le rituali controdeduzioni alle osservazioni presentate dagli interessati (nella specie l’associazione dei commercianti della zona). La giunta regionale approva la variante con delibera del 31 marzo 1997. Tali provvedimenti unitamente agli altri atti sono stati impugnati da alcuni cittadini della zona e dall’associazione dei commercianti della zona; il TAR Campania, con la sentenza n.5 dell’11 febbraio 1999 della prima sezione, ha accolto i ricorsi ed ha annullato gli atti impugnati. La sentenza viene però impugnata dalle due società intervenute ad oppondendum in primo grado. Il Consiglio di Stato si pronuncia sull’appello rigettandolo senza modificare il decisum del primo grado. I ricorrenti vincitori, allora, si rivolgono nuovamente al loro legale difensore per ottenere la tutela in sede di esecuzione della sentenza vittoriosa.

Il candidato, assunte le vesti del legale, rediga l’opportuno atto, premessi cenni circa la competenza funzionale nel giudizio di ottemperanza.






SOLUZIONE DELLA TRACCIA RIGUARDANTE L’ATTO DI DIRITTO AMMINISTRATIVO

Di Sandra Scarabino

(tratto dal libro “Lo studio dell’atto giudiziario”, Maggioli, 2005)

(vedi anche la discussione sul Forum)


Giudizio di ottemperanza


Redazione dell’atto

ECC.MO TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE – NAPOLI

- Sezione 1 -

Ricorso ex art. 37, comma 4, L. 06.12.1971 n° 1034

I sigg. Tizio, Caio e Sempronio e l’Associazione Commercianti Vomero, rappresentati e difesi dall’avv. Rossi presso il cui studio in Napoli – Via Roma n° 000 eleggono domicilio, giusto mandato in calce,

r i c o r r o n o

contro il Comune di Napoli, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Bianchi ed Esposito, ed elettivamente domiciliato in Napoli, alla via Caracciolo n° 00, presso lo studio dell’avvocato Bianchi,

nonché contro

la Regione Campania, in persona del presidente pro tempore della giunta regionale,

nonché nei confronti

- della società X, in persona del legale rappresentante pro tempore,

- della società Y, in persona del legale rappresentante pro tempore,

per l’esecuzione del giudicato

derivante dalla decisione di codesto Tribunale n° n.5 dell’11 febbraio 1999, confermata, in sede di appello, dal Consiglio di Stato.

F A T T O

Il consiglio comunale di Milano, con delibera del 31 gennaio 1997, adottava una variante al piano regolatore riguardante il rione Vomero.

La giunta regionale approvava la variante con delibera del 31 marzo 1997.

Tali provvedimenti, unitamente agli altri atti, venivano impugnati dagli odierni ricorrenti ed il TAR Campania, Sezione Prima, con sentenza n.5 dell’11 febbraio 1999, accoglieva i ricorsi annullando gli atti impugnati.

La sentenza veniva, però, impugnata dalle società X e Y, indicate in epigrafe, che erano intervenute ad oppondendum in primo grado.

Il Consiglio di Stato si pronunciava sull’appello rigettandolo senza modificare la decisione di primo grado.

Tale decisione, a cura degli odierni ricorrenti, veniva notificata al Comune di Napoli, alla Regione Campania ed alle società X e in data 00.00.0000.

Ad abundantiam, con atto stragiudiziale notificato in data 00.00.0000, gli odierni ricorrenti mettevano in mora il Comune di Napoli e la Regione diffidandoli a dare esecuzione al giudicato amministravo come confermato in sede di appello.

Essendo trascorsi trenta giorni dalla suddetta notifica senza che il Comune e la Regione avessero dato esecuzione alla decisione amministrativa, i ricorrenti hanno diritto ed interesse ad ottenerne l’ottemperanza con intervento sostituivo di codesto Tribunale.

D I R I T T O

L’art. 37 della legge TAR ha esteso l’adempimento dell’obbligo a conformarsi – originariamente previsto dall’art. 37 del RD 1054/24 solo per le decisioni dei tribunali che avessero riconosciuto la lesione di un diritto civile o politico – anche al “giudicato” degli organi di giustizia amministrativa.

In caso d’inerzia, rifiuto o silenzio dell’amministrazione, la norma consente di poter ricorrere al giudice amministrativo competente per territorio quando la decisione – di cui si attende l’obbligo di conformarsi da parte dell’amministrazione - sia stata confermata in appello, e chiedere l’adozione delle misure e dei provvedimenti più idonei per dare esecuzione alla sentenza.

Condizioni per la richiesta è il massimo grado di certezza della statuizione da eseguire, dato dal passaggio in giudicato formale della decisione ai sensi dell’art. 324 cpc secondo il quale s’intende passata in giudicato la sentenza non più soggetta a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione, insomma non più diversamenteimpugnabile.

Il “giudicato”, inoltre, gode di un’area maggiore rispetto all’ambito della esecutività della “decisione” perchè questa è soggetta ad impugnazione mentre il “giudicato” conduce all’esercizio di poteri sostituivi delle attribuzioni istituzionali degli organi amministrativi in via diretta da parte del giudice e per mezzo di commissari “ad acta”.

Orbene, nel caso in esame non v’è dubbio che siamo di fronte al massimo grado di certezza richiesto perché la pronunzia di cui si chiede l’ottemperanza non è più impugnabile.

E’ altrettanto indubbio che siamo di fronte ad una palese e manifesta inottemperanza da parte delle pubbliche amministrazioni interessate (Comune e Regione) che non hanno dato esecuzione al giudicato né dopo la sua rituale notifica, né dopo l’atto stragiudiziale di diffida e messa in mora posto in essere ad abundantiam per quanto non necessario.

C o n c l u s i o n i

I ricorrenti hanno diritto a vedere eseguito il giudicato formatosi a seguito della pronunzia di codesto Tribunale n° 5/99 confermata in sede di appello dal consiglio di Stato.

Pertanto, stante la comprovata inerzia del Comune di Napoli e della Regione Campania – che in materia urbanistica ha poteri sostituivi sulle inadempienze degli enti locali – i ricorrenti

c h i e d o n o

che codesto Tribunale voglia adottare tutte le misure ed i provvedimenti necessari per assicurare l’esecuzione e l’ottemperanza del giudicato in esame, ricorrendo anche alla nomina di un commissario “ad acta” affiche questi, in sostituzione delle amministrazioni coinvolte, provveda a dare esecuzione, a tutti gli effetti, alla variante del Piano Regolatore Vomero come deliberata dal comune di Napoli in data 31.07.97 ed approvata dalla Regione Campania in data 31.03.97.

Con condanna alle spese.-

Napoli, lì 00/00/0000


Avv. Rossi


MANDATO AD LITEM

Avv. Rossi, Vi deleghiamo a rappresentarci e difenderci nel presente procedimento ed in ogni sua fase e grado, anche di esecuzione ed opposizione, con facoltà di transigere e conciliare, incassare, rinunciare agli atti ed accettare la rinuncia, proporre impugnazioni, richiedere giudizio di equità, chiamare terzi in causa, nominare, revocare, sostituire a sé altri procuratori conferendoVi ogni altra facoltà di legge; ivi compresa quella di firmare tutti gli atti e di presentare istanze, memorie e motivi aggiunti.

Eleggiamo domicilio nel Vs. studio in Napoli - Via Roma n° 000


Sig. Tizio

Sig. Caio


Sig. Sempronio


Associazione Commercianti Vomero



Tale è la firma


Avv. Bianchi


R E L A T A D I N O T I F I C A

Ad istanza come in atti indicato, io sottoscritto Aiutante Ufficiale Giudiziario della Corte di Appello di Napoli ho notificato e dato copia conforme dell'antescritto atto per piena e legale scienza e ad ogni effetto di legge a:

  1. Al Comune di Napoli in persona del Sindaco, legale rappresentante pro-tempore, domiciliato in Napoli – Pazzo di Città, a mani di


  1. Alla Regione Campania, in persona Presidente della Giunta del legale rappresentante pro tempore del Personale, domiciliato in Napoli – Via S. Lucia 81


  1. Alla Società X, in persona del legale rappresentante pro-tempore, domiciliata domiciliato in Napoli, alla via Caracciolo n° 00, presso lo studio dell’avvocato Bianchi, a mani di


  1. Alla Scoetà Y in persona del legale rappresentante pro-tempore, domiciliata domiciliato in Napoli, alla via Caracciolo n° 00, presso lo studio dell’avvocato Bianchi, a mani di


Questioni sostanziali e processuali

Il giudizio di ottemperanza.

Il giudizio di ottemperanza rappresenta una delle più rilevanti ipotesi di giurisdizione di merito del giudice amministrativo. Esso è strumento per l’esecuzione delle sentenze già pronunciate dal giudice ordinario (art. 27 TU CdS) e del giudice amministrativo (art. 37 legge Tar).

Nei confronti delle pronunce passate in giudicato del giudice ordinario non eseguite dall’amministrazione l’interessato può ricorrere al giudice amministrativo ex art. 27 TU CdS affinchè ordini all’amministrazione di tenere i comportamenti necessari ad assicurare l’attuazione del giudicato, sostituendosi eventualmente ad essa con l’annullamento dell’atto risultato illegittimo.

Con l’introduzione della disposizione analoga a proposito delle pronunce del giudice amministrativo ad opera della legge Tar (art. 37) il legislatore ha trasformato i rapporti tra giudice amministrativo e PA avendo il primo non solo il potere di ordinare alla PA un certo comportamento ma anche il potere di controllarne l’attuazione, esercitando, se necessario, il potere sostitutivo a mezzo del commissario ad acta. Ai sensi dell’art. 3 della legge 205/00, inoltre, in materia di misure cautelari, se la PA non ottemperi in tutto o in parte alle misure cautelari concesse l’interessato può chiedere al Tar le “opportune disposizioni attuative”.

Il carattere strumentale della tutela del giudizio di ottemperanza e il principio di effettività della tutela giurisdizionale hanno indotto l’Adunanza Plenaria ad ammettere il rimedio anche nei confronti delle pronunce dei giudici speciali1; ed anzi, all’indomani dell’introduzione delle nuove disposizioni sulla giustizia amministrativa, il CdS2 ha stabilito che per l’ottemperanza delle decisioni della Corte dei Conti il giudizio va proposto innanzi allo stesso giudice contabile che ha emesso la sentenza.

Secondo una dottrina moderna, l’obbligo della PA di conformarsi alla statuizione del giudice corrisponde ad un diritto soggettivo perfetto dell’interessato; ciò ha influenza sul provvedimento della PA non conforme al decisum che sarebbe pertanto nullo ed improduttivo di effetti perché adottato in carenza di potere. Non così sostiene la tradizionale opinione che ritiene un potere discrezionale quello dell’amministrazione a conformarsi al dictat del giudice, sicchè all’interessato sarebbe attribuita una posizione in termini di interesse legittimo.

Il giudizio di ottemperanza è escluso per le sentenze autoesecutive con le quali la posizione dell’interessato è soddisfatta per il solo fatto della demolizione dell’atto. Ugualmente escluso è il rimedio quando il Tar o il CdS hanno deciso in sede di merito adottando direttamente il provvedimento richiesto dall’interessato.

Presupposti del giudizio di ottemperanza sono il giudicato, la necessità di un provvedimento successivo alla pronuncia del giudice, la messa in mora della PA e l’inottemperanza della PA. In relazione al primo presupposto va specificato che la funzione del giudizio di ottemperanza di adeguare la realtà giuridica e materiale ad un preciso giudicato corrisponde alla suscettibilità di passare in giudicato delle pronunce cui si riferisce. Sicchè quelle non suscettibili di giudicato non sono anche ottemperabili secondo il rimedio de quo. Quanto, invece, all’inottemperanza della PA va detto che l’inerzia dell’amministrazione viene meno con l’ottemperanza del giudicato anche quando sia stato nominato il commissario ad acta.

Competente a pronunciarsi per l’ottemperanza è il Consiglio di Stato in unico grado se ha ad oggetto una sentenza del giudice ordinario, se l’amministrazione destinataria della decisione esercita oltre il territorio regionale la propria attività, se la decisione è stata emanata dallo stesso Consiglio di Stato e sempre che non avesse confermato la sentenza del Tar appellata. Negli altri casi è competente il Tar.

Il procedimento per il giudizio di ottemperanza è regolato dagli articoli 90 e 91 del regolamento di procedura davanti al CdS. Il ricorso deve essere preceduto da messa in mora della PA e non può essere presentato se non successivamente a 30 giorni da tale atto.

Secondo una opinione il giudizio di ottemperanza ha natura di giudizio di cognizione e precisamente di merito. Altra parte della dottrina sostiene la natura mista del giudizio de quo che sarebbe in parte di cognizione in parte di esecuzione.

A seguito del giudizio di ottemperanza il giudice amministrativo ha il potere di sostituirsi alla PA nell’emanazione dell’atto che questa aveva l’obbligo di emanare attraverso al nomina di un commissario ad acta. Secondo l’impostazione prevalente della giurisprudenza e della dottrina il commissario ad acta è considerato un organo ausiliario del giudice; ciò importa che, data la sua natura di organo giurisdizionale, i suoi atti siano reclamabili davanti allo stesso giudice dell’ottemperanza secondo la regola generale della competenza sugli incidenti in sede esecutiva che spetta al giudice stesso dell’esecuzione. Secondo una critica meno seguita il commissario sarebbe organo straordinario dell’amministrazione con la conseguenza che i suoi atti dovrebbero seguire le sorti dei provvedimenti amministrativi.

Va rilevato, infine, come ai sensi del riformulato articolo 21 della legge Tar, è prevista la possibilità di assicurare l’esecuzione delle ordinanze cautelari mediante l’attribuzione al giudice degli stessi poteri previsti per il giudizio di ottemperanza. La nuova disposizione consente al giudice di imporre all’amministrazione di tenere determinati comportamenti anche attraverso l’eventuale nomina di un commissario ad acta che si sostituisca alla stessa.

Giurisprudenza


Anno 2001/4

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Adunanza Plenaria) ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso n. 3 del 2001, proposto dai signori Sabina Rocca, Massimiliano Sandre, Eugenio Vendramet ed Elio Bonetti, rappresentati e difesi dagli avvocati Giovanni Scarpa e Stefano Vinti, ed elettivamente domiciliati in Roma, alla via Emilia n. 88, presso lo studio dell’avvocato Stefano Vinti,

contro

il Comune di Milano, in persona del Sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Maria Rita Surano e Raffaele Izzo, ed elettivamente domiciliato in Roma, alla via Cicerone n. 28, presso lo studio dell’avvocato Raffaele Izzo,

NONCHÉ CONTRO

la Regione Lombardia, in persona del presidente pro tempore della giunta regionale,

nonché nei confronti

- della s.r.l. M.G., in persona del legale rappresentante pro tempore,

- della s.r.l. Residenza Francesca, in persona del legale rappresentante pro tempore,

- del Consiglio di Zona 2 di Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore,

- del Consiglio di Zona 9 di Milano, in persona del legale rappresentante pro tempore,

- della s.p.a. Iniziative Lombardi (quale società che ha incorporato la s.r.l. M.G.), in persona del legale rappresentante pro tempore,

per l’esecuzione del giudicato

derivante dalla decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, 21 luglio 1997, n. 14;

Visti il ricorso con i relativi allegati;

Viste le decisioni dell’Adunanza Plenaria n. 2 dell’8 maggio 1996 e n. 14 del 21 luglio 1997;

Vista la memoria di costituzione in giudizio del Comune di Milano, depositata in data 2001;

Visti gli atti tutti del giudizio;

Data per letta alla camera di consiglio del 28 maggio 2001 la relazione del Consigliere di Stato Luigi Maruotti;

Uditi l’avvocato Stafano Vinti per i ricorrenti, l’avvocato Raffaele Izzo per il Comune di Milano e l’avvocato Angelo Clarizia per la s.p.a. Iniziative Lombarde Immobiliari;

Considerato in fatto e in diritto quanto segue:

PREMESSO IN FATTO

1. Il consiglio comunale di Milano, con la delibera n. 503 del 1985, ha adottato un progetto di variante del piano regolatore generale, riguardante l’ambito urbano “Garibaldi-Repubblica” ed ha poi formulato le controdeduzioni alle osservazioni, con la delibera n. 1170 del 21 luglio 1988.

La giunta regionale della Lombardia ha approvato la variante, con le delibere n. 504332 del 22 dicembre 1989 e n. 13867 del 17 ottobre 1991.

Tali provvedimenti (unitamente ad altri atti) sono stati impugnati innanzi al TAR per la Lombardia dal consiglio di zona 2 di Milano, dai condominii di via Viganò nn. 4 e 8, dalla Cooperativa Parco Varesine e da 80 persone fisiche.

Nel giudizio, hanno proposto intervento ad opponendum due società, proprietarie di alcune aree prese in considerazione dagli atti che hanno disposto la variante.

Il TAR, con la sentenza n. 172 dell’11 febbraio 1993 della prima sezione, ha accolto i ricorsi ed ha annullato gli atti impugnati.

2. La sentenza è stata impugnata dalle due società interventrici in primo grado.

La Sez. IV di questo Consiglio, con l’ordinanza n. 772 del 1995, ha rimesso l’esame dell’appello alla decisione dell’Adunanza Plenaria.

Con la decisione n. 2 del 1996, l’Adunanza Plenaria ha ritenuto ammissibile l’appello, ha esaminato la questione se fosse integro il contraddittorio in primo grado ed ha disposto incombenti istruttori.

A seguito dell’acquisizione degli atti istruttori, con la decisione n. 14 del 1997 l’Adunanza Plenaria ha respinto alcune eccezioni di inammissibilità e di irricevibilità del ricorso di primo grado ed ha respinto le censure formulate con l’appello.

3. Col ricorso in esame, proposto ai sensi dell’art. 27, n. 4, del testo unico n. 1054 del 1924, i signori Rocca, Sandre, Vendramet e Bonetti hanno chiesto che sia data esecuzione alla decisione n. 14 del 1997 dell’Adunanza Plenaria.

Con una memoria depositata in data 13 aprile 2001, il Comune di Milano si è costituito in giudizio, ha eccepito l’inammissibilità del ricorso e ne ha comunque chiesto il rigetto.

Si è costituita in giudizio anche la s.p.a. Iniziative Lombarde Immobiliari, che con una memoria depositata in data 17 maggio 2001 ha eccepito l’inammissibilità del ricorso e ne ha comunque chiesto il rigetto.

4. Alla camera di consiglio del 28 maggio 2001, la causa è stata trattenuta per la decisione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In accoglimento del ricorso proposto (tra gli altri) dagli odierni ricorrenti, il TAR per la Lombardia, con la sentenza n. 172 del 1993, ha annullato gli atti del Comune di Milano e della Regione Lombardia, con cui è stata dapprima adottata e poi approvata una variante del piano regolatore generale di Milano, che ha reso edificabili alcune aree dell’ambito urbano «Garibaldi-Repubblica».

Questa Adunanza Plenaria, con la decisione n. 14 del 1997, ha respinto l’appello proposto da due società avverso la sentenza del TAR.

Con il ricorso in esame (proposto ai sensi dell’art. 27, n. 4, del testo unico n. 1054 del 1924), quattro degli originari ricorrenti hanno chiesto che sia data esecuzione alla decisione dell’Adunanza Plenaria e siano conseguentemente adottati tutti gli atti volti «ad assicurare la realizzazione degli spazi destinati a verde e servizi pubblici».

2. Per il suo carattere preliminare, va esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso, formulata dal Comune di Milano e dalla s.p.a. I.L.IM., per la quale:

- la decisione di questa Adunanza Plenaria n. 14 del 1997 ha integralmente confermato la sentenza del TAR per la Lombardia, che ha annullato gli atti di adozione e di approvazione della variante;

- pertanto, il ricorso sarebbe stato presentato al Consiglio di Stato in violazione dell’art. 37, quarto comma, della legge 6 dicembre 1971, n. 1034, per il quale il ricorso diretto ad ottenere l’adempimento dell’obbligo dell’Autorità amministrativa di conformarsi al giudicato degli organi di giustizia amministrativa rientra nella competenza dei TAR «anche quando si tratti di decisione di tribunale amministrativo regionale confermata dal Consiglio di Stato in sede di appello».

Ritiene l’Adunanza Plenaria che l’eccezione sia fondata e vada accolta.

2.1. Va premesso che il legislatore, con l’art. 37, terzo e quarto comma, della legge n. 1034 del 1971, ha attribuito rilievo alla sentenza del giudice amministrativo «della cui esecuzione si tratta» e cioè alla sentenza dalla quale si evincono le regulae cui si debba uniformare l’Amministrazione soccombente.

Per la costante giurisprudenza di questo Consiglio, tali norme dispongono che:

- sussiste la competenza funzionale del TAR, quale giudice di esecuzione del giudicato, qualora l’Amministrazione si debba adeguare a sue statuizioni (non impugnate, ovvero ritenute corrette e confermate in sede di appello);

- sussiste la competenza funzionale in unico grado del Consiglio di Stato, quale giudice dell’esecuzione del giudicato, qualora l’Amministrazione si debba adeguare a statuizioni rese per la prima volta in sede di appello, anche se la sentenza di primo grado sia stata formalmente confermata, ma con integrazioni o modifiche della sua motivazione (Sez. IV, 1° settembre 1999, n. 1392; Sez. V, 1° aprile 1999, n. 361; Sez. V, 11 ottobre 1996, n. 1231; Sez. IV, 14 marzo 1995, n. 172 Sez. IV, 15 marzo 1994, n. 250 Sez. VI, 3 febbraio 1992, n. 59 Sez. IV, 17 luglio 1991, n. 469 Sez. V, 20 marzo 1985, n. 160), e cioè qualora dalla motivazione della decisione di secondo grado emerga un autonomo contenuto precettivo, quanto al contenuto ed alle modalità dell’ottemperanza (Sez. IV, 26 marzo 1999, n. 420).

2.2. Ciò posto, va esaminato il contenuto della sentenza del TAR per la Lombardia e delle statuizioni della Adunanza Plenaria.

La sentenza del TAR:

- si è occupata di questioni di carattere processuale;

- ha rilevato la fondatezza delle censure con cui era stato lamentato che la variante al piano regolatore di Milano si era basata su una insufficiente determinazione degli standard.

In sede di appello (a seguito dell’ordinanza n. 772 del 1995 della Quarta Sezione), l’Adunanza Plenaria:

- con la decisione n. 2 del 1996 ha ritenuto ammissibile l’appello, ha rilevato la ritualità del ricorso di primo grado ed ha disposto incombenti istruttori;

- con la decisione n. 14 del 1997 ha rimarcato la ritualità del ricorso di primo grado ed ha respinto le censure formulate con l’appello, constatando la correttezza delle statuizioni del TAR circa l’insufficiente determinazione degli standard.

2.3. Dall’esame del contenuto della sentenza del TAR e delle decisioni dell’Adunanza Plenaria, emerge che in sede di appello vi sono state statuizioni diverse da quelle contenute nella sentenza di primo grado, esclusivamente per questioni di carattere processuale (v. pp. 11-12): la loro definizione non ha in concreto inciso sui capi della sentenza del TAR riguardanti la fondatezza del ricorso di primo grado e i profili di illegittimità degli atti impugnati.

Le statuizioni del TAR su tali profili di illegittimità, invece, sulla base di una diffusa motivazione sono state integralmente confermate dall’Adunanza Plenaria, che ha respinto i relativi motivi di appello ed ha ribadito la necessità di calcolare gli standard tenendo conto anche degli edifici destinati a stazione ferroviaria ed a polo culturale (v. pp. 12-16).

Non rilevano in contrario (v. p. 16) le osservazioni sul criterio di calcolo della superficie lorda di pavimento, poiché la decisione n. 14 del 1997 ha espressamente rilevato come i relativi conteggi non abbiano influito sulla correttezza della constatazione, da parte del TAR, della obiettiva mancanza degli standard.

Poiché dalla motivazione delle decisioni n. 2 del 1996 e n. 14 del 1997 non emerge un ulteriore contenuto precettivo rispetto a quanto aveva già statuito il TAR per la Lombardia, l’Adunanza Plenaria dichiara la competenza funzionale del medesimo TAR (quale giudice dell’esecuzione della sentenza n. 172 del 1993, da cui sono sorte le statuizioni cui si devono adeguare le Amministrazioni soccombenti) e l’inammissibilità del ricorso in esame.

3. Per le ragioni che precedono, il ricorso in esame va dichiarato inammissibile.

E’ pertanto irrilevante l’eccezione di difetto di legittimazione passiva, formulata dalla s.p.a. I.L.IM.

Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese e gli onorari della presente fase del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (in Adunanza Plenaria) dichiara inammissibile il ricorso n. 3 del 2001.

Compensa tra le parti le spese e gli onorari della presente fase dei giudizi.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dalla Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio tenutasi il giorno 28 maggio 2001



Cons. Stato comm. spec., 17 gennaio 2001

Nello speciale processo di cui all'art. 2 l. n. 205 del 2000 la sequenza tra giudizio di cognizione per la dichiarazione d'illegittimita' del silenzio - inadempimento e giudizio di ottemperanza per la pronuncia positiva e' assorbita in un giudizio unitario, che ha, dunque, un duplice oggetto, misto di accertamento e di condanna, sicche' e' consentito al giudice non solo di pronunciare sull'inadempimento dell'amministrazione, ma anche di ordinarle di provvedere sull'istanza e di nominare un commissario "ad acta" alla scadenza del termine all'uopo assegnatole.


Consiglio Stato sez. IV, 3 aprile 2001, n. 1949

Per effetto dell'art. 10 comma 2 l. 21 luglio 2000 n. 205, il giudizio di ottemperanza per le decisioni della Corte dei conti deve essere proposto innanzi allo stesso giudice contabile che ha emesso la sentenza della cui ottemperanza si discute; e, pertanto, l'esecuzione delle decisioni di primo grado, non sospese dal giudice d'appello, spetta allo stesso giudice di primo grado, mentre l'esecuzione delle decisioni emesse in grado d'appello rientra nella competenza delle sezioni centrali d'appello della Corte dei conti.


Consiglio Stato a. plen., 11 giugno 2001, n. 4

Sussiste la competenza del Consiglio di Stato in sede di giudizio di ottemperanza di una sentenza che abbia confermato la decisione di primo grado ma con integrazioni o modifiche alla relativa motivazione che abbiano apportato un autonomo contenuto precettivo in ordine al "quid" ed al "modus" dell'ottemperanza.


Consiglio Stato sez. IV, 3 aprile 2001, n. 1999

Mentre ogni contestazione delle parti avverso le operazioni svolte dal Commissario "ad acta", almeno per cio' che concerne l'attuazione del comando vincolato del giudice, deve essere proposta in sede di ottemperanza - essendo incongruo che una opposizione agli atti esecutivi sia demandata al giudice di cognizione - al contrario ogni contestazione che provenga da soggetti terzi ed abbia ad oggetto i provvedimenti che vengono adottati dal commissario "ad acta" va invece proposta in primo grado, con un nuovo giudizio di cognizione da incardinare davanti al tribunale amministrativo regionale competente, non sussistendo alcun vincolo di giudicato incidente sulle situazioni giuridiche dei terzi ne' alcuna ragione che possa giustificare - per costoro - l'eventuale perdita di un grado di giurisdizione.


Consiglio Stato sez. VI, 29 marzo 2001, n. 1871

Le determinazioni del commissario "ad acta" sono reclamabili dinanzi al giudice amministrativo che lo ha nominato quale suo ausiliario, sia dalla parte interessata all'ottemperanza di una precedente sentenza sia dall'amministrazione resistente nel giudizio stesso.


Consiglio Stato sez. IV, 1 marzo 2001, n. 1143

Il giudice amministrativo in sede di giudizio di ottemperanza puo' esercitare cumulativamente, ove ne ricorrano i presupposti, sia i poteri sostitutivi attribuitigli in sede di ottemperanza che i

poteri ordinatori e cassatori che gli competono in sede di giurisdizione generale di legittimita' e puo', conseguentemente, integrare l'originario disposto della sentenza con statuizioni che ne costituiscono non mera "esecuzione" ma "attuazione" in senso stretto, dando luogo al cosiddetto giudicato a formazione progressiva.





1 CdS Ad. Pl. 4.11.1980 n. 43

2 CdS sez IV del 3.4.2001 n. 1949



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