ricorda
Non sei registrato?
Registrati ora
Il tuo carrello
Totale : € 0,00
Illegittimo preavviso di fermo amministrativo: l'irresponsabile del procedimento
Articolo 07.10.2010 (Marco Mecacci)



Illegittimo preavviso di fermo amministrativo: l'irresponsabile del procedimento

di Marco Mecacci

Ovvero, di come il legislatore predichi bene i principi di trasparenza, efficacia, ed efficienza nell'azione amministrativa, e male razzoli con le disposizioni normative vigenti.

La questione dello svolgimento concreto delle attività di esecuzione esattoriale, e dei possibili danni che i destinatari incolpevoli di provvedimenti illegittimi possono subire, è stata come noto oggetto di ingenti approfondimenti da parte della dottrina amministrativa e tributaria.

In questa seconda parte della mia personale ricostruzione di una fattispecie di diritto vivente[1], darò conto degli ultimi sviluppi concreti di cui ho avuto notizia.

Tratterò dunque, al solito senza pretese di esaustività, alcune interessanti applicazioni giurisprudenziali, orientate a garantire tutela ai cittadini e a responsabilizzare l'azione amministrativa. Evidenzierò poi che a queste, verrebbe da dire immancabilmente, è seguito un pronto intervento del legislatore diretto ad evitare una “eccessiva” assunzione di responsabilità a carico dei destinatari di detti provvedimenti (in primis, i concessionari addetti alla riscossione).

Di seguito dunque, dopo un sintetico e volutamente incompleto excursus giurisprudenziale sulle decisioni che hanno riconosciuto nuovi diritti e facoltà ai cittadini, mi soffermerò sulle conseguenze pratiche, di diritto vivente, che da dette pronunce possono derivare in punto di responsabilità del concessionario della riscossione.

Esporrò poi, gli argomenti più recenti che possono essere spesi in sede difensiva per tutelare in giudizio le ragioni dell'assistito vittima di un iter procedimentale ingiusto.

Concluderò l'esame infine, per dare conto della “lesta” attività di tutela “domestica” recentemente adottata dal concessionario della riscossione, poi prontamente “ammantata” di forza legislativa nel corso di interventi di conversione di un decreto legge.

Chiuderò infine questo contributo con una semplice riflessione.

L'impugnazione del preavviso di fermo amministrativo

E' noto che fino all'11 maggio 2009, il c.d. “preavviso” di fermo amministrativo di bene mobile registrato, legittimo o illegittimo che fosse, era un atto ben difficilmente impugnabile, davanti a qualsiasi giurisdizione[2].

La natura spuria dell'atto, unita a un'impostazione troppo astratta della giurisprudenza adita, faceva infatti propendere per la tesi che si trattasse di un atto privo di valore precettivo, in quanto tale inidoneo a produrre effetti negativi nella sfera patrimoniale del destinatario[3].

Con la pronuncia n. 10762 dell'11 maggio 2009, tuttavia, arriva la svolta, poiché la cassazione, a Sezioni Unite, sgombra ogni dubbio sulla possibilità per il contribuente di impugnare autonomamente il preavviso di fermo amministrativo.

Per la cassazione, il contribuente (o il presunto obbligato al pagamento di una sanzione pecuniaria), che riceva un preavviso di fermo amministrativo su un veicolo di sua proprietà dall’ente concessionario della riscossione, ha sempre diritto ed interesse, ex art. 100 c.p.c., a che il Giudice esegua un controllo di legittimità sostanziale sulla pretesa dell’ente di riscossione.

Il preavviso di fermo amministrativo, infatti, è l’atto immediatamente precedente all’iscrizione di una misura cautelare vera e propria - il fermo amministrativo – ed è inoltre l’ultimo atto conoscibile prima dell’esecuzione di detta misura, che prima viene iscritta al Pubblico Registro automobilistico alla stregua di un’ipoteca, e solo successivamente comunicata al destinatario.

Colui che riceve l’atto dunque, se ritiene che il diritto di controparte non sussista, ha piena facoltà di chiedere che ciò venga accertato dal Giudice; in questa fase del procedimento esecutivo promosso dall’ente incaricato della riscossione, è ancora possibile correggere eventuali errori ed evitare pregiudizi indebiti.

All'affermazione della piena giustiziabilità del preavviso di fermo, il giorno successivo a quello della pronuncia prima citata, la cassazione ha aggiunto, sempre a sezioni Unite, un altro importante strumento idoneo a tutelare concretamente il cittadino, superando in modo funzionale non poche difficoltà teoriche sul riparto di giurisdizione.

Fino ad allora, infatti, non era chiaro a chi appartenesse la giurisdizione nel caso di preavviso di fermo amministrativo che riguardasse contemporaneamente presunti crediti di natura tributaria e presunti crediti relativi a sanzioni amministrative concernenti la circolazione stradale.

E’ noto al riguardo, che la giurisdizione concernente le cartelle esattoriali relative a tributi spetti alla commissione tributaria, ed è altrettanto noto che quella riguardante sanzioni amministrative, appartenga al giudice ordinario (Tribunale o Giudice di Pace a seconda del valore o della materia).

Non era dunque per nulla chiaro che cosa accadesse nel caso, frequentissimo, che il preavviso di fermo riguardasse più di una cartella esattoriale e nel caso che le diverse cartelle fossero soggette a più di una giurisdizione.

Secondo cassazione 12122/2009, non c’è una giurisdizione che prevale, poiché secondo i Giudici “la giurisdizione spetterà al giudice tributario o al giudice ordinario a seconda della natura tributaria o meno dei crediti, ovvero ad entrambi se il provvedimento di fermo concerne crediti tributari e in parte crediti tributari”.

Il “superamento” delle astratte questioni di giurisdizione

E' intuitivo comprendere, che da questa impostazione più garantista, scaturiscano effetti processuali. Il superamento delle questioni relative alla possibilità di impugnare il preavviso e al riparto di giurisdizione, infatti, consente di affrontare il processo su questioni più concrete, e limita il ricorso a pronunce di mero rito.

Di questo, oltretutto, pare accorgersi anche il legislatore, che con la Legge 69/2009, recependo precedenti arresti della cassazione e della Corte costituzionale[4], ha dato un'applicazione indubbiamente concreta e diretta all'art. 111 Cost. nel testo introdotto con legge costituzionale n. 2/1999.

Con l'art. 59, comma 1, L. 69/09, infatti alla tutela di tutte le posizioni giuridiche soggettive, siano esse diritti soggettivi, interessi legittimi, aspettative o altro, sembra davvero essere stata fornita un'effettiva tutela giurisdizionale.

Così dispone detta norma, al comma 1:

“Art. 59. - (Decisione delle questioni di giurisdizione)

1. Il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile, tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di giurisdizione indica altresì, se esistente, il giudice nazionale che ritiene munito di giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione resa dalle sezioni unite della Corte di cassazione è vincolante per ogni giudice e per le parti anche in altro processo”.

Nella pratica giudiziaria, inoltre, questo consente di spendere un altro argomento per superare le eccezioni dilatorie sulla giurisdizione, nei processi in cui si discute dell'impugnazione di cartelle miste

Il suo disposto, infatti, appare dettato ad assicurare al massimo la tutela sostanziale dei diritti e per evitare inutili decisioni sul rito che non tutelano nessuno.

Adesso é chiaro: il giudice può declinare la sua giurisdizione soltanto se ritiene di non averne in relazione all’intera controversia, e in ogni caso è vincolato da una precedente pronuncia delle Sezioni Unite.

Per questo, la vincolatività di un decisum che attribuisce giurisdizione avverso il preavviso di fermo e la regola in caso di impugnazione di cartelle miste, diviene un concreto strumento pratico di tutela del destinatario di provvedimenti illegittimi.

La difesa nel merito

Come detto, alla luce delle pronunce giurisprudenziali e di quanto disposto dalla l. 69/2009, pare aprirsi a favore di chi debba difendersi dalle azioni ingiuste del concessionario incaricato della riscossione, una nuova stagione fatta di tutele concrete, che stimola la produzione di nuovi argomenti difensivi, e suggerisce nuove forme di rimedio avverso gli atti ingiusti.

Nel merito, il riconoscimento della piena giustiziabilità del preavviso di fermo amministrativo, genera di conseguenza un ulteriore argomento difensivo.

La natura di atto emesso da un incaricato di Pubblico Servizio, avverso il quale è possibile esperire un'impugnativa diretta, consente di riproporre in sede contenziosa, la tesi della diretta applicazione all'esecuzione esattoriale, dei principi e delle regole della L. 241/1990.

Il concessionario incaricato della riscossione, infatti, non è un soggetto di diritto speciale, e può arrecare danni ingiusti anche con un preavviso di fermo amministrativo illegittimo.

Vediamo dunque perché.

E’ bene osservare in primo luogo, che il concessionario della riscossione è intuitivamente un soggetto al quale, per legge, è attribuita una funzione pubblica: la riscossione di obbligazioni derivanti da rapporti di diritto pubblico (non solo pretese tributarie o sanzioni amministrative, anche contributi previdenziali, somme dovute in conseguenza di processi penali, etc..)

Egli dunque, è titolare di ciò che la dottrina amministrativa qualifica come MUNUS[5]: esercizio di pubbliche funzioni da parte di un soggetto privato sulla base di poteri attribuitigli direttamente dalla legge.

In quanto titolare di un MUNUS, il concessionario è obbligato a rispettare, come tutti gli altri soggetti pubblici, le disposizioni della legge 241/1990, in altre parole, a consentire che sia assicurato il “giusto procedimento” nei rapporti tra soggetti pubblici e privati[6].

Che ciò sia, è confermato espressamente dall’art. 1 comma 1 – ter della legge medesima:

“1-ter. I soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative assicurano il rispetto dei dei criteri e principi di cui al comma 1”.

Il comma 1 della legge poi, come è noto, fissa i principi cardine dell’azione amministrativa, e dispone:

“1. L'attività amministrativa persegue i fini determinati dalla legge ed è retta da criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza secondo le modalità previste dalla presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano singoli procedimenti nonché dai principi dell'ordinamento comunitario.”

Si può dunque sostenere in giudizio, che qualsiasi concessionario incaricato della riscossione, come tutti gli altri soggetti di diritto pubblico, debba sottostare ad un principio generale di efficienza nell’esercizio della sua azione, che dovrebbe imporgli cautela nel compimento del suo operato.

Ancora, e sempre nel rispetto delle disposizioni di diritto amministrativo che riguardano l’esercizio di pubbliche funzioni, si può sostenere che ogni procedimento debba prevedere l’indicazione di un responsabile incaricato di seguire tutto l’iter relativo alla riscossione, ed evitare errori inconsulti a danno del cittadino.

Al riguardo in realtà, il preavviso di fermo, contiene “sempre” l’indicazione della persona che si qualifica come responsabile del procedimento[7].

L'indicazione del “responsabile “ del procedimento, è tuttavia molto spesso “curiosa” per non dire singulare poiché di fatto lo vorrebbe rendere “irresponsabile”[8].

Trascrivo di seguito un esempio pratico di indicazione del responsabile del procedimento::

“il responsabile della procedura di fermo, per conto della nostra società, sulla base delle risultanze dei ruoli consegnatici dagli enti creditori è il sig. XXXXXXX. Della correttezza degli addebiti contenuti nel/i ruolo/i, dal/i quale/i è derivato l’avvio della procedura di fermo, risponde, comunque, in via esclusiva il competente ufficio dell’ente creditore, individuato nel prospetto allegato (all. A)”

Anche a non volere in alcun modo ironizzare o fare sarcasmo su fatti che, quando illegittimi, incidono negativamente sulla vita dei cittadini, all'operatore pratico il quesito sorge spontaneo.

Viene infatti da chiedersi come mai sia possibile che un soggetto tecnicamente responsabile del procedimento, dopo essersi qualificato come tale ed avere dunque assunto i precisi obblighi che la legge gli impone, possa subito dopo auto qualificarsi come “irresponsabile del procedimento” e scaricare ogni addebito sugli enti impositori.

Il responsabile del procedimento in realtà, per obbligo della Legge 241/1990, assume tutti i diritti e gli obblighi connessi a tale qualifica.

Leggiamo a riprova di ciò, le lettere a) e b) dell’art. 6, L. 241/1990.

“Articolo 6. -(Compiti del responsabile del procedimento)

1. Il responsabile del procedimento:

a) valuta, ai fini istruttori, le condizioni di ammissibilità, i requisiti di legittimazione ed i presupposti che siano rilevanti per l'emanazione di provvedimento;

b) accerta di ufficio i fatti, disponendo il compimento degli atti all'uopo necessari, e adotta ogni misura per l'adeguato e sollecito svolgimento dell'istruttoria. In particolare, può chiedere il rilascio di dichiarazioni e la rettifica di dichiarazioni o istanze erronee o incomplete e può esperire accertamenti tecnici ed ispezioni ed ordinare esibizioni documentali”;

La conclusione è dunque semplice; un responsabile del procedimento che ben compia le sue attività espressamente attribuitegli dalla legge e per lui inderogabili, e che agisca dietro compenso[9], deve necessariamente essere obbligato, prima di inviare “cartelle pazze” come un preavviso di fermo basato su presupposti inesistenti, a verificare d’ufficio ciò che la legge gli impone. Nel dettaglio, a verificare che dette cartelle non siano sine titulo, che non siano state precedentemente impugnate, precedentemente sospese, o addirittura precedentemente annullate d'ufficio.

Oltre a ciò, va considerato che il preavviso di fermo è l'ultimo atto di un complesso iter procedimentale che prevede la preventiva notificazione al destinatario di atti di verifica, di accertamento, e di cartelle di pagamento, e che in molte di queste attività, colui che ha il compito di di procedere per conto dell'ente impositore, è la medesima società incaricata della riscossione.

E' la società incaricata della riscossione dunque, ad avere un preciso obbligo di verificare che le cartelle siano valide, esecutive, ed efficaci nel momento di invio del provvedimento di preavviso di fermo amministrativo.

Nessuno infatti, che sia responsabile delle sue azioni, in nessun ordinamento giuridico, può pretendere di esercitare un’attività altamente lucrativa, senza rispondere degli errori di cui si è reso colpevole, trincerandosi dietro la scusa di non essere stato informato dall’ente impositore.

L'argomento che dunque invoca un attento e motivato “ritorno” all'applicazione della l. 241/1990, a fianco e spesso a completamento delle troppe lacune e disapplicazioni pratiche dello statuto del contribuente, è sicuramente da spendere in sede difensiva.

I recentissimi interventi normativi e paranormativi

L'auspicato ritorno ai principi della responsabilità colpevole, tuttavia, non vede davanti a sé soltanto il benevolo accoglimento da parte della giurisprudenza.

Infatti gli ultimi interventi in materia, prima con una strana forma di “autotutela”, poi direttamente da parte del legislatore, sono volti a limitare il più possibile le conseguenze negative di un'applicazione a dir poco disattenta dell'esecuzione esattoriale.

Dopo avere emanato centinaia di migliaia di preavvisi di fermo amministrativo illegittimi, e dopo avere iscritto altrettanti fermi non dovuti, con comunicato in data 6 maggio 2010, il concessionario unico per la riscossione ha reso noto di avere adottato una “circolare” (alla medesima stregua di un vero e proprio ente pubblico), che prevede l’esperimento di una procedura precauzionale diretta proprio ad “evitare” il verificarsi di fattispecie seriali foriere di danni a destinatari incolpevoli.

In realtà il “rimedio”, prontamente preso al volo come vedremo dal legislatore, costituisce il “solito” palliativo con scaricabarile annesso, ed ha il “solito” scopo di aggirare i molteplici vincoli costituzionali che pure dovrebbero limitare l'azione della pubblica amministrazione.

Dal 6 maggio 2010, il cittadino che si vede destinatario di un possibile provvedimento cautelare illegittimo, può presentare un’istanza all’ente incaricato della riscossione, con la quale egli comunica (…al posto di chi dovrebbe accertarlo d'ufficio per legge…), l’esistenza di elementi che impediscono il decorso della procedura esecutiva.

A quel punto (ma solo a quel punto….), l'incaricato della riscossione esegue verifiche d’ufficio e sospende l’esecuzione della procedura[10].

Anche se permane un’evidentissima violazione della L. 241/1990, visto che Equitalia si attiva solo su istanza del cittadino, si tratta indubbiamente di un piccolo “passo avanti”. Nessuno specifica tuttavia, come il destinatario di un eventuale provvedimento illegittimo potrà essere risarcito per l’attività che gli viene indebitamente richiesta. Oltre a ciò, rimane assolutamente priva di soluzione pratica, l'attività esecutiva promossa nei confronti di soggetti che non risultano destinatari effettivi dei provvedimenti[11].

Visto che era stata emanata soltanto una strana “circolare” diretta a limitare il più possibile i danni, ma che detto provvedimento ben poco avrebbe avuto di valore normativo, il legislatore è “prontamente” intervenuto a dar man forte ai concessionari addetti alla riscossione.

Nelle pieghe della legge di conversione del d.l. 40/2010 avente ad oggetto “Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali...[12] è infatti comparso un comma 3-bis all'articolo 3 del d.l. medesimo, che ha in pratica riscritto l'art. 49, Dpr. 602/73, che regola l'espropriazione forzata fiscale.

Si è infatti previsto che il (ritenuto) debitore possa dimostrare “con apposita documentazione rilasciata …., l'avvenuto pagamento delle somme dovute ovvero lo sgravio totale riconosciuto dall'ente creditore»;

Questo perché, dispone il nuovo comma 1-bis dell'art. 49, l'ente creditore deve (rectius “dovrebbe”), curare al meglio l'attività di riscossione assieme al concessionario che si occupa della procedura esecutiva.

Si legge infatti nella norma:

«I pagamenti delle somme dovute all'ente creditore ovvero il riconoscimento dello sgravio da parte dell'ente creditore, effettuati in una data successiva a quella di iscrizione a ruolo, devono essere tempestivamente comunicati dall'ente creditore al concessionario della riscossione. L'ente creditore rilascia al debitore, in triplice copia, una dichiarazione attestante l'avvenuto pagamento ovvero lo sgravio totale riconosciuto; la dichiarazione e' opponibile al concessionario”.

Che cosa significhi “tempestivamente” però, è lasciato al mistero; nella pratica, vuol dire “qualche mese”, durante il quale il concessionario addetto alla riscossione, da irresponsabile quale si ritiene, continua a procedere, incurante di ogni forma di cautela.

Al concessionario addetto alla riscossione peraltro, atteso che generalmente ricarica il costo dell'attività esecutiva sul debitore, viene ora sempre riconosciuto il diritto alla percezione dei compensi per l'attività eseguita, a meno che questa non sia imputabile a suo errore.

Così dispone il nuovo comma 1-quater dell'art. 49[13]

“1-quater. Nei casi di opposizione all'attivita' di riscossione di cui al comma 1-bis, il concessionario ha diritto al rimborso delle spese sostenute per l'attività di riscossione qualora l'ente creditore non abbia inviato la comunicazione dell'avvenuto pagamento o dello sgravio totale riconosciuto al debitore».

Il disposto della legge, dunque, fornisce ulteriore riprova a quanto già sopra esposto: il concessionario incaricato della riscossione, in quanto soggetto di diritto comune che agisce per fine di lucro, non può essere ritenuto irresponsabile difronte ai suoi errori.

Conclusioni

E' innegabile riconoscere che, seppure tramite le solite vie a dir poco “tortuose”, esista attualmente un complesso di norme che possono limitare, almeno in parte, il ripetersi di quanto accaduto in passato a soggetti incolpevoli.

Dall'insieme delle disposizioni sopra richiamate, e dalla “prontezza” con cui sono state approvate dopo anni di inutili richieste di interventi correttivi, emerge tuttavia a giudizio di chi scrive, un nuovo tentativo di limitare al massimo le reazioni ai comportamenti ingiusti, più che a tutelare le ragioni dei loro destinatari.

Il recepimento a livello normativo di una forma di “autotutela” del cittadino nei confronti degli atti illegittimi della p.a., indubbiamente innovativa e inusitato a livello teorico, oltre a suscitare riflessioni sistematiche, pare in realtà diretto a limitare il più possibile il ricorso alle ordinarie forme di tutela giurisdizionale ed a distrarre dall'accesso alla giustizia.

Il cittadino destinatario di un preavviso di fermo illegittimo, infatti, ben difficilmente chiederà il risarcimento dei danni cui avrebbe doverosamente diritto nel caso di accoglimento della sua “autotutela”. Ilmrisultato pratico, sarà dunque che il concessionario della riscossione potrà condinuare a commettere errori, anche i più marchiani, e che raramente sarà chiamato a risponderne.

Pur essendo la materia di recentissima approvazione, e dunque sicuramente bisognosa di ulteriori riflessioni teoriche, non pare tuttavia a chi scrive, che questo nuovo istituto possa limitare l'esperimento delle ordinarie azioni dirette a limitare l'abuso e l'illegittimo operato.

Trattandosi infatti di una procedura meramente amministrativa, essa potrà essere esperita in via cautelativa, non certo alternativa, ai comuni rimedi giurisdizionali.

_________________

[1] Cfr. Sull’illegittimo preavviso di fermo amministrativo di beni mobili registrati.

[2] Cfr- ex plurimis, Cassazione civile del 14.04.2009, n. 8890, e cass. Civ. 20301/2008, di seguito il link.

[3] Cass. 8890/2009 passim: “In relazione alla pretesa configurabile con l’azione proposta, la sentenza impugnata ha fatto corretta applicazione dei principi giuridici vigenti, negando l’interesse del ricorrente a impugnare un provvedimento privo di effetti pregiudizievoli. Questa Corte ha avuto modo di stabilire, ed intende qui confermare, che “la comunicazione preventiva di fermo amministrativo (c.d. preavviso) di un veicolo, notificata a cura del concessionario esattore, non arrecando alcuna menomazione al patrimonio - poiché il presunto debitore, fino a quando il fermo non sia stato iscritto nei pubblici registri, può pienamente utilizzare il bene e disporne - e’ atto non previsto dalla sequenza procedimentale dell’esecuzione esattoriale e, pertanto, non può essere autonomamente impugnabile ex art 23 L. n. 689/81, non essendo il destinatario titolare di alcun interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 cod. proc. Civ. (Cass 20301/08)”.

[4] Cfr. Cass., sez. un., 22 febbraio 2007, n. 4109, in Foro it., 2007, I, c. 1009, e Corte cost. 12 marzo 2007, n. 77, Pres. Bile, Est. Vaccarella, in Foro it., 2007, I, c. 1009 e in Riv. dir. proc., 2007, p. 1577.

[5] Tra gli innumerevoli, il più autorevole tra gli attuali: Vincenzo Cerulli Irelli Osservazioni generali sulla legge di modifica della l. n. 241/90 – I parte, p. 4, par 3.

[6] Il “ritorno” alla l. 241/1990, ai principi costituzionali generali di cui essa è diretta applicazione, e la tesi della diretta efficacia delle sue disposizioni, anche successivamente all'approvazione della l. 212/2000 (c.d. Statuto del Contribuente), è motivato dagli innumerevoli interventi del legislatore che di fatto hanno privato di ogni portata normativa la l. 212/2000, non ultimo quello di seguito descritto. Chi scrive, non ignora l'orientamento giurisprudenziale e dottrinario, in realtà non maggioritario, che qualifica lo statuto del contribuente come lex specialis rispetto alla l. 241/1990. Ritiene tuttavia, che detta impostazione non possa essere condivisa in ragione della natura ordinaria di entrambe le leggi e dell'assenza di esplicite disposizioni derogatorie.

[7] L'avverbio “sempre” virgolettato, in realtà vuole richiamare agli occhi del lettore l'incresciosa vicenda delle c.d. “cartelle mute”, ritenute illegittime dopo innumerevoli arresti conformi della cassazione dalla Corte costituzionale dall'ordinanza n. 377 del 09/11/2007. Detta pronuncia, ha stabilito che l’obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento (a norma della l. 212/2000), aveva lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, la piena informazione del cittadino (anche ai fini di eventuali azioni nei confronti del responsabile) e la garanzia del diritto di difesa, che sono altrettanti aspetti del buon andamento e dell’imparzialità della pubblica amministrazione predicati dall’art. 97, primo comma, della Costituzione. Poiché l'intervento della Consulta rischiava di vanificare centinaia di migliaia di cartelle “mute” (prive dell'indicazione del responsabile del rpocedimento), il Dl 248 del 2007, con buona pace dello statuto del contribuente, stabilì che esse conservavano la loro validità. A detta “sanatoria”, ha poi dato inaspettatamente avallo la Consulta, con la sentenza 58/ 2009, che ha confermato la validità di detti atti impositivi affermando che la mancata indicazione del responsabile del procedimento non può essere giudicata incostituzionale con effetto retroattivo.

[8] Da qui il titolo ironico del presente contributo.

[9] Un altro aspetto da tenere presente, anche ai fini di valutare la responsabilità del concessionario incaricato dela riscossione, è la circostanza che l'incarico affidatogli ex lege non è affatto gratuito, ma viene solitamente caricato sulle spalle del contribuente. Per l’attività esecutiva di esecuzione esattoriale che comporta l’iscrizione del fermo amministrativo, come si può agevolmente verificare leggendo i vari avvisi, il concessionario € 5,88= per ogni singola cartella esattoriale ed € 61,98 per il procedimento di fermo (Tariffe vigenti nell'anno 2010). Poiché detto importo, il concessionario della riscossione lo percepisce indipendentemente dal buon esito dell’esecuzione direttamente dal suo cliente (l’ente impositore), è ovvio che costui abbia il maggiore interesse possibile alla notificazione del maggior numero possibile “cartelle” quale che sia la loro natura (“pazza” o meno). Essendo infatti un soggetto privato che compie attività lucrativa, “più notifica più guadagna”. Altrettanto logico è poi il fatto che, essendo probabile un assai alto numero di errori derivanti da mancanza di verifiche “serie”, l'incaricato della riscossione voglia autoqualificarsi come “irresponsabile”.

[10] Il procedimento, che già sarà noto a molti, è meglio descritto su Equitalia.

[11] Il vizio di notifica dell'atto di accertamento dell'obbligazione tributaria derivante dal mancato rispetto delle disposizioni del codice di procedura civile, è in realtà uno dei motivi di invalidità più frequente dell'atto impositivo. Poiché la direttiva successivamente “recepita” con legge, prevede che debba comunque essere il destinatario dell'atto ad attivarsi con il concessionario della riscossione, la questione in ordine alla validità della procedura rimane immutata. Si pensio ad esempio ai casi frequentissimi di notificazione invalida, o valida solo in apparenza, come ad esempio per compiuta giacenza a mani o tramite il servizio postale.

[12] Questo il titolo completo del d.l. 40/2010, poi convertito dalla L. 73/2010: “Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali internazionali e nazionali operate, tra l'altro, nella forma dei cosiddetti "caroselli" e "cartiere", di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria anche in adeguamento alla normativa comunitaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno della domanda in particolari settori».



COLLABORA
Partecipa attivamente alla crescita del web giuridico: consulta le modalitˆ per collaborare ad Altalex . Inviaci segnalazioni, provvedimenti di interesse, decisioni, commenti, articoli, e suggerimenti: ogni prezioso contributo sarˆ esaminato dalla redazione.
NOTIZIE COLLEGATE

8 moduli con difficoltà crescente - Accreditato 8 ore CNF

Il corso si articolerà in otto units con difficoltà crescente. Le prime tre ore saranno di livello basic, le successive tre ore saranno di livello intermedio, le ultime due di livello avanzato. Le lezioni ...


Calcolo danno macrolesioni con le tabelle dei principali Tribunali italiani

Milano-Roma 2013
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso Agenzia delle Entrate amministratore di condominio anatocismo appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile atto di precetto autovelox avvocato bando di concorso carceri certificato di agibilità codice della strada Codice Deontologico Forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro comodato compensi professionali concorso in magistratura concussione condominio contratto preliminare contributo unificato convivenza more uxorio danno biologico danno morale decreto decreto balduzzi decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva italia demansionamento difesa d'ufficio dipendenti non agricoli diritto all'oblio equitalia esame esame avvocato esame di avvocato falso ideologico fermo amministrativo figli legittimi figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudici ausiliari giudici di pace giustizia guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto inps insidia stradale interessi legali ipoteca legge di stabilità legge pinto lieve entità mansioni superiori mediazione civile mediazione obbligatoria milleproroghe ne bis in idem negoziazione assistita ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale pedone precetto processo civile processo civile telematico processo telematico procura alle liti provvigione pubblica amministrazione querela di falso responsabilità medica riassunzione ricorso per cassazione riforma della giustizia riforma forense riforma fornero sblocca Italia sentenza Franzese sequestro conservativo sfratti silenzio assenso soluzioni proposte sospensione della patente sospensione feriale spending review stalking tabella tabelle millesimali tariffe forensi tassi usurari tracce di esame tribunali usucapione usura