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Notifiche in proprio degli avvocati: ancora dubbi sul momento perfezionativo
Tribunale Cassino, sez. civile, sentenza 21.10.2010 n° 734 (Rosino Di Brango)

Si torna a discutere sulla vexsata quaestio sorta per stabilire se anche per gli avvocati che notificano atti in proprio, ex L. 53/1994, la notifica si perfeziona per il soggetto notificante al momento della consegna del plico all'ufficio postale e non alla data di consegna dello stesso al destinatario.

La soluzione è ancora de iure condendo, e lo si evince chiaramente dalle non univoche pronunce sul tema.

Il Tribunale di Cassino (FR), infatti, con la sentenza 27 settembre 2010, n. 734, depositata il 21 ottobre 2010, nonostante l’arresto giurisprudenziale del Consiglio di Stato (2055/2010), successivo alla sua Ordinanza del 2 dicembre 2009, ha confermato il proprio orientamento, cioè che per notifiche effettuate in proprio dall’avvocato, a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza, non si applica per il notificante il meccanismo anticipatorio del momento perfezionativo della notifica alla consegna del plico all’Ufficio Postale.

In via riepilogativa il Tribunale di Cassino (FR), aveva dichiarato la esecutività di un decreto ingiuntivo opposto, in quanto l’atto di opposizione, inviato a mezzo posta, era stato recapitato il quarantunesimo giorno.

In effetti la Corte Costituzionale 26 novembre 2002, n. 477 non mai ha equiparato l’avvocato notificatore all’ufficiale giudiziario, benché l’assunto si legga in qualche sentenza ed in più di qualche commento.

Con la citata sentenza additiva, con cui la Corte dichiara l'illegittimità di un testo nella parte in cui omette di prevedere qualcosa che invece dovrebbe prevedere, il Giudice delle leggi si è limitato a dichiarare l’illegittimità costituzionale del combinato disposto dell’art. 4, comma 3, della legge 20 novembre 1982, n. 890, secondo cui “l’avviso di ricevimento costituisce prova dell’avvenuta notificazione”, e dell’art. 149 c.p.c., nella parte in cui non prevedeva, mutate mutandis, il perfezionamento della notifica al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario.

Si è ritenuto che la sentenza n. 477/02 venga affermato un principio “di portata generale”, riferibile “ad ogni tipo di notifica e dunque anche alle notificazioni a mezzo posta” eseguite dall’avvocato.

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, come è noto, all’art. 149 c.p.c. è stato aggiunto, con legge 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lettera e), il seguente comma: “la notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha legale conoscenza dell’atto”.

L’aggiunta, testualmente, fa riferimento all’ufficiale giudiziario e non all’impiegato dell’ufficio postale.

Pertanto, se il legislatore avesse voluto equiparare l’avvocato all’ufficiale giudiziario, il terzo comma dell’art. 149 C.p.c., che ora testualmente recita: ”La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell'atto”, avrebbe quantomeno dovuto prevedere la seguente locuzione: … al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario, e/o al momento della consegna del plico all’ufficio postale da parte dell’avvocato che notifica ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 53/1994.

Ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.

La norma per converso è chiara, e opera una distinzione assolutamente non superabile.

Il terzo comma dell’art. 149 C.p.c., infatti, parla di consegna del plico “all'ufficiale giudiziario”, se il legislatore avesse voluto equiparare l’avvocato all’ufficiale giudiziario, avrebbe usato una diversa locuzione, ad esempio “al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario o all’ufficio postale…”.

Il Consiglio di Stato (2055/2010) obietta che occorre procedere attraverso una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa in materia, in forza del rinvio recettizio, da ritenersi di natura dinamica, operato dalla Corte Costituzionale, che esprimerebbe, in tema di notifiche, i criteri da applicare in via generale.

Viene da chiedersi, per esempio, se tale criterio generale sia applicabile anche quando ci si serva di poste private.

Ne consegue che, se così fosse, il terzo comma dell’art. 149 C.p.c. continuerebbe ad essere in contrasto costituzionale, in relazione agli artt. 3 e 24, nella parte in cui non prevede che per il notificante la notifica si perfezioni oltre che al momento della consegna del plico all’ufficiale giudiziario, anche al momento della consegna del plico all’ufficio postale da parte dell’avvocato che notifica ai sensi dell’art. 3 della Legge n. 53/1994.

Occorrerebbe, pertanto, l’intervento del legislatore, o un pronunciamento della Corte Costituzionale, con conseguente intervento del legislatore visto il largo riscorso a detta facoltà di notifica riconosciuta agli avvocati soprattutto quando gli atti notificati siano opposizioni a decreti ingiuntivi o atti di impugnazione.

I termini per l’opposizione a decreto ingiuntivo e per le impugnazioni, infatti, sono termini perentori.

Il loro mancato rispetto determina conseguenze irreparabili alla parte che vi incorre, quindi, non possono essere stabiliti attraverso una interpretazione costituzionale delle norme di cui si discute.

Non è ancora fermo, pertanto, il principio che alle notifiche effettuate in proprio dall’avvocato, a ciò autorizzato dal Consiglio dell’Ordine di appartenenza, si applichi per il notificante il meccanismo anticipatorio del momento perfezionativo della notifica alla consegna del plico al soggetto notificante, poiché, c’è differenza tra Ufficio Postale e Ufficiale Giudiziario.

(Altalex, 11 novembre 2010. Nota di Rosino Di Brango)






Tribunale di Cassino

Sezione Civile

Sentenza 21 ottobre 2010, n. 734

Proc. n. 1207/2009 RG

TRIBUNALE ORDINARIO DI CASSINO

SEZIONE CIVILE

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale, sezione civile, in composizione monocratica

dr. Massimo Lo Mastro,

ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 1207 / 2009 R.G. degli Affari Civili avente

ad oggetto opposizione a decreto ingiuntivo;

TRA

…omissis…

Premessa

Con ricorso per decreto ingiuntivo n. 137/2009 emesso dal Tribunale di Cassino in data 27 febbraio 2009 notificato in data 13 marzo 2009, il sig. E V ingiungeva agli istanti di -pagare la somma di euro 20.000/00 quale somma dovuta a titolo di caparra relativa ad un contratto preliminare di vendita avente ad oggetto l'acquisto da parte del **** di un immobile di proprietà del sigg. S oltre al pagamento degli interessi e delle spese processuali.

Gli ingiunti proponevano opposizione, assumendo che il fatto della mancata stipula del contratto definitivo era da attribuirsi al sig. V il quale aveva manifestato verbalmente la propria volontà di recedere dal contratto a motivo della durata del procedimento civile per lo scioglimento del fondo patrimoniale gravante sull'immobile a favore dei figli delle parti pro mittenti venditrici.

La parte opposta eccepiva la tardività dell'opposizione, in quanto eseguita il quarantunesimo giorno dalla predetta notificazione.

Secondo parte opposta, non trova applicazione al caso di specie la norma dell'art. 149 c.p.c. secondo cui la notificazione si ha per eseguita al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario, dal momento che nella fattispecie concreta la notificazione era stata eseguita in proprio dallo stesso avocato il quale aveva consegnato il plico direttamente all'impiegato postale.

In accoglimento della tesi dell' opponente, il decreto ingiuntivo veniva dichiarato esecutivo e la causa rinviata per la precisazione delle conclusioni.

All'udienza del 08 giugno 2010 le parti precisavano le conclusioni riportandosi ciascuno ai propri atti difensivi che in questa sede si abbiano per trascritti.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1) Improcèdibilità. per tardività della notificazione dell'atto di opposizione.

Parte opposta chiedeva dichiararsi esecutivo il decreto ingiuntivo per tardività della notificazione dell'atto di opposizione al procuratore costituito dell'ingiungente avvocato R.D.

Il decreto ingiuntivo risulta notificato il 13 marzo 2009 e l'atto di citazione in opposizione è stato notificato all'avvocato R.D. in data 23 aprile 2009, ossia il quarantun giorni dalla notificazione del decreto ingiuntivo alla parte opponente, avvenuta in data 13 marzo 2009, non dovendo si tenere in conto il giorno iniziale in caso di termine fissato in giorni ex art. 155 c.p.c.

Le parti opponenti replicavano che la notificazione era invece avvenuta , tempestivamente a mezzo del servizio postale, dovendo si avere riguardo alla norma dell'art. 149 comma terzo c.p.c. secondo il quale la notificazione si perfeziona,' per il soggetto notificante, al momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo stesso ha la legale conoscenza dell'atto.

2) Principio di scissione degli effetti della procedura notificatoria per il notificante avvocato ex L. n. 54/1994.

Esclusione.

E' appena il caso di rammentare che il comma terzo dell'art. 149 c.p.c. è stato introdotto per effetto di legge n. 51/2006 dopo che la Corte costituzionale, con sentenza n. 477/2002, dichiarato costituzionalmente illegittimo il combinato disposto dell'art. 149 e dell'arto4 comma terzo 1. 20 novembre 1982 n. 890 in materia di notificazione a mezzo del servizio postale, nella parte in cui prevedeva che la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell'atto da parte del destinatario, anziché a quella, antecedente, di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario.

Detta modifica risponde alla ratio di non far ricadere sul soggetto richiedente la notificazione ritardi, …omissis… inerzie imputabili all'ufficio notificatore capaci di determinare decadenze o preclusioni.

Se non che detta norma non trova applicazione al caso di specie.

Invero, il plico contenente ratto di citazione in opposizione al decreto ingiuntivo non è stato consegnato, così come richiede la norma, all'ufficiale giudiziario, ma dal procuratore delle parti opponenti all'impiegato postale ex art. 1 L. n. 54/1994.

E' noto l'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui il principio enunciato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 477 del 2002, in base al quale la notificazione si perfeziona, per il notificante, alla data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario, si applica anche alla notificazione cui proceda "tout court" il difensore, in forza di autorizzazione rilasciatagli dal Consiglio dell'ordine di appartenenza ai sensi della 1. n. 53 del 1994 (Cass. n. 24041/2009, Casso17748/2009).

Dette pronunce statuiscono che il menzionato principio della scissione soggettiva dei relativi effetti in materia di notificazione di atti giudiziari enunciato dal Giudice delle leggi nella sentenza 26 novembre 2002, n. 477, e successivamente normativizzato attraverso l'introduzione dell'art. 149 cod. proc. civ., comma 3, essendo di carattere generale, va applicato anche alla notificazione cui proceda il difensore in forza di autorizzazione rilasciatagli dal consiglio dell'ordine di appartenenza ai sensi della L. n. 53 del 1994, e inoltre che la circostanza che la notifica, invece che dall'ufficiale giudiziario, sia eseguita dal procuratore della parte a ciò autorizzato, concerne un dato soggettivo irrilevante.

Pur tenendo in debito conto l'autorevole orientamento giurisprudenziale citato, va però rimarcato che la circostanza che nel caso di notificazione eseguita dal procuratore autorizzato, non sembra del tutto irrilevante, ove si consideri la ratio del principio della scissione degli effetti del procedimento notificatorio: evitare il rischio che gli effetti negativi di incontrollabili ritardi, inerzie o disguidi in cui incorra l'ufficio deputato ricadano alle notificazioni .ossia l'ufficiale giudiziario incolpevolmente sulla parte notificante.

Appare dunque meritevole di considerazione l'osservazione di parte convenuta in opposizione nella parte in cui pone in risalto la differenza tra il procedimento notificatorio eseguito a mezzo del servizio postale dallo ufficiale giudiziario e quello avviato tout court da parte del procuratore costituito.

In quest'ultimo caso non V1 e Intervento alcuno da parte dell'ufficio notificatore i cui eventuali ritardi o disguidi potrebbero incidere sul maturare di decadenze o preclusioni, dal momento che il procuratore autorizzato alla notificazione a mezzo del servizio postale ex L. n. 53/1994 si reca direttamente all'ufficio postale presso il quale spedisce il plico.

Mancando un'intera fase del procedimento notificatorio a mezzo del servizio postale -ossia quella svolta dall'ufficiale giudiziario i cui tempi di espletamento possono subire ritardi difficilmente prevedibili in funzione di variabili incontrollabili -il rischio di decadenze a motivo di inerzie o disguidi concernenti la sola spedizione e consegna del plico, diminuisce al punto da escludere la ratio del richiamato principio di scissione degli effetti notificatori, essenzialmente legata alla procedura notificatoria tipica avviata presso l'ufficiale giudiziario.

Non si spiegherebbe il motivo per il quale il testo della norma di cui all'arto 149 comma terzo c.p.c. preveda proprio quale momento perfezionativo della notificazione, il momento della consegna del plico all'ufficiale giudiziario.

Va rilevato a tale riguardo che la consegna del plico all'ufficiale giudiziario, segnatamente nei casi in cui sia prevista la decadenza o l'improcedibilità dell'azione quale conseguenza della tardività della notificazione, è senz'altro sorretta dalla fede privilegiata riconosciuta ad un atto tipico dell'ufficiale giudiziario, quello di ricezione del plico da notificare, che non può dirsi corrispondente alle varie modalità di registrazione della data di spedizione del plico da parte dell'impiegato postale.

Ne consegue che è onere del procuratore autorizzato alla notificazione diretta a mezzo del servizio postale consegnare il plico per la spedizione in data ragionevolmente anteriore rispetto ai tempi ordinari di consegna del plico raccomandato o, in caso di rischio di improcedibilità dell'azione in caso di inosservanza dei termini di notificazione, operare la stessa a mezzo consegna presso l'ufficiale giudiziario in modo che possa trarsi all'occorrenza prova immediata della data di consegna del plico da parte dell'interessato.

3) Mancata prova della data di ricezione del plico da parte dell'impiegato postale.

La giurisprudenza sopra citata, pur mostrandosi favorevole alla equiparazione delle due modalità di notificazione, afferma però che la data di consegna dell'atto all'ufficiale giudiziario va comprovata dal notificante mediante il riscontro documentale dell'avvenuta esecuzione delle formalità richieste presso l'ufficio postale", non estendendosi il potere di certificazione, attribuito al difensore dall'art. 83 c.p.c. alla data dell'avvenuta spedizione, e non essendo una regola diversa desumibile dal sistema della 1. n. 53 del 1994 (Cass. n. 17748/2009).

Nella fattispecie non è in alcun modo comprovata la data di invio del plico raccomandato presso l'ufficio postale, nulla risultando allegato dalle parti attrici in opposizione al riguardo e nulla evincendosi sulla busta contenente il plico raccomandato inviata al procuratore della parte ****.

Anche per tal verso non può dunque accedersi alla tesi delle parti opponenti.

4) Conclusioni.

Ciò considerato, non può avere luogo per le parti opponenti l'effetto anticipatorio della notifica alla data della consegna del plico all'ufficiale giudiziario prevista dall'ultimo comma dell'arto 149 c.p.c., mancando il presupposto fondamentale dell',esecuzione della notificazione ad opera dell'ufficiale-giudiziario e l'esistenza di ritardi nell'avvio del procedimento notificatorio a mezzo posta per fatto ascrivibile all'ufficiale giudiziario.

In ogni caso parte opponente non ha dimostrato mediante adeguato riscontro documentale la data di avvenuta esecuzione delle formalità richieste presso l'ufficio postale.

Va confermato dunque che la parte opponente è decaduta dalla facoltà di proporre opposizione avendo notificato oltre il termine di 40 giorni il decreto ingiuntivo opposto al procuratore costituito di V E.

A mente dell'art. 647 c.p.c. va dunque confermata l'esecutorietà del decreto ingiuntivo disposta con ordinanza in corso di causa non essendo stata fatta opposizione nel termine stabilito.

N e consegue che l'opposizione non può essere più proposta né proseguita (art. 647 co. 2 c.p.c.).

Le spese vanno integralmente compensate stante la natura controversa della questione.

p.q.m.

Il Tribunale di Cassino in composizione monocratica, decidendo definitivamente sulla domanda, così provvede:

visti gli artt. 641, 647 c.p.c.;

dichiara l'opposizione improcedibile per inosservanza del termine stabilito per la notificazione dell'atto di opposizione;

conferma l'esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto n. 137/2009 emesso in data 27 febbraio 2009 e depositato in pari data, autorizzata con ordinanza del 02 dicembre 2009;

compensa interamente le spese di giudizio.

Così deciso in Cassino il 27 /09/2010.


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