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Evasione dell’IVA, pattuizione della pena e indulto
Cassazione penale , sez. III, sentenza 03.11.2010 n° 38619 (Giacomina Dingeo)

Il contribuente che non ha pagato l’IVA può pattuire la pena, calcolando la sua durata in applicazione dell’indulto?






Evasione dell’IVA, pattuizione della pena e indulto

(Cassazione penale, sez. III, sentenza 3 novembre 2010, n. 38619)

di Giacomina Dingeo

(Fonte: Altalex Mese - Schede di Giurisprudenza 12/2010)

Il quesito:

  • Il contribuente che non ha pagato l’IVA può pattuire la pena, calcolando la sua durata in applicazione dell’indulto?

Il fatto

Tizio, che aveva omesso di pagare l’IVA per l’anno 2005, così come risultante dalla dichiarazione annuale, veniva condannato per il reato dei cui al D. Lgs. n. 74 del 2000, art. 10 ter e successive modificazioni, dal Giudice dell’udienza preliminare, alla pena concordata di mesi due e giorni venti di reclusione, che venivano convertiti in pena pecuniaria. Per il patteggiamento si era tenuto conto, nel calcolo della sanzione limitativa della libertà, dell’indulto approvato dal Parlamento con legge n. 241 del 2006. Contro il provvedimento del G.U.P., ricorreva per Cassazione il Procuratore generale presso la Corte d'Appello deducendo l'illegittima applicazione dell'indulto, in quanto il reato era stato consumato non prima del 27 dicembre del 2006. Pertanto, il P.G. chiedeva l’annullamento della sentenza impugnata.

La normativa

Costituzione

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

D.Lgs. n. 74 del 2000 (come modificato dalla Legge n. 311/04 - Finanziaria 2005 e D.L. 4 luglio 2006, n. 223)

Art. 10 bis ( Omesso versamento di ritenute certificate)

E’ punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale di sostituto d’imposta ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti, per un ammontare superiore a cinquantamila euro per ciascun periodo d’imposta.

Art. 35, comma 7

7. Al decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, dopo l'articolo 10-bis sono inseriti i seguenti:
«Articolo 10-ter (Omesso versamento di IVA). - 1. La disposizione di cui all'articolo 10-bis si applica, nei limiti ivi previsti, anche a chiunque non versa l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo.

L. n. 405/1990

Art. 6, comma 2

2. A decorrere dall'anno 1991, i contribuenti sottoposti agli obblighi di liquidazione e versamento previsti dall'art. 27, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, devono versare entro il giorno 27 del mese di dicembre, a titolo di acconto del versamento relativo al mese stesso, un importo pari al 65 per cento, elevato al 70 per cento per i contribuenti che si sono avvalsi della disposizione di cui al secondo periodo del primo comma del predetto articolo 27 del versamento effettuato o che avrebbero dovuto effettuare per il mese di dicembre dell'anno precedente o, se inferiore, di quello da effettuare per lo stesso mese dell'anno in corso. Dell'acconto versato si tiene conto in sede di liquidazione relativa al mese di dicembre. Entro lo stesso giorno, i contribuenti di cui all'art. 33, D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, devono versare, a titolo di acconto del versamento da effettuare in sede di dichiarazione annuale, un importo pari al 65 per cento del versamento effettuato o che avrebbero dovuto effettuare con la dichiarazione annuale dell'anno precedente o, se inferiore, di quello da effettuare in sede di dichiarazione relativa all'anno in corso; per i contribuenti di cui all'art. 74, quarto comma, del predetto D.P.R. n. 633 del 1972, per il calcolo del relativo importo si assumono gli ammontari relativi al quarto trimestre.

Inquadramento della problematica

Con la sentenza in oggetto, la Corte di Cassazione è chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’applicazione dell’indulto nel caso di patteggiamento, ovvero dell’applicazione della pena su richiesta delle parti. E se il giudice, in tale circostanza, sia vincolato alla sua concessione.

Il G.U.P. aveva accolto integralmente la richiesta di pena concordata, erogando la sanzione di due mesi e venti giorni di reclusione, poi tramutata in pena pecuniaria, a carico di Tizio, evasore fiscale per aver omesso di versare all’amministrazione finanziaria dello Stato l’IVA risultante dalla dichiarazione annuale del 2005. Così Tizio aveva beneficiato dell’indulto approvato con la legge n. 241 nel luglio del 2006.

La soluzione accolta dalla Cassazione

La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. Anzitutto ricorda che il D.Lgs. n. 74 del 2000, come successivamente modificato, prevede la nuova figura di reato di omesso versamento di ritenute certificate che si applica anche a chiunque non versi l'imposta sul valore aggiunto, dovuta in base alla dichiarazione annuale, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo. Il comportamento del contribuente che non versa l'IVA, dichiarata a debito in sede di dichiarazione annuale, è stato assimilato dal legislatore, sotto il profilo sanzionatorio,a quello del sostituto che non versa le ritenute risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituiti (art. 10 bis) Il momento consumativo del reato è individuato alla scadenza del termine previsto per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo (art. 10 ter).

Tale termine è fissato dalla L. n. 405 del 1990, art. 6, comma 2, al 27 dicembre.

Consegue che, per la consumazione del reato non è sufficiente un qualsiasi ritardo nel versamento rispetto alla scadenze previste, ma occorre che l'omissione del versamento dell'imposta dovuta in base alla dichiarazione si protragga fino al 27 dicembre dell'anno successivo al periodo d'imposta di riferimento. Che, nel caso in trattazione è il 27 dicembre del 2006, ben oltre la data del 2 maggio 2006 che è quella ultima coperta dallo sciagurato indulto approvato nel luglio dello stesso anno con la quasi plebiscitaria legge n. 241. Peraltro, ci tiene a sottolineare il giudice nomofilattico, è consolidato orientamento della Corte in tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, che, se le stesse nel loro accordo hanno inserito l'applicazione dell'indulto, il giudice non sia vincolato alla sua concessione, perchè l'applicazione dell'indulto è sottratta alla disponibilità delle parti.

Pertanto la pattuizione relativa all'indulto può essere eliminata dal giudice senza determinare l'invalidità dell'intero patto. Stando così le cose, la sentenza impugnata va annullata, senza rinvio, limitatamente all'applicazione dell'indulto che va, pertanto, eliminata.



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Legge finanziaria 2005 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (Legge 30.12.2004 n° 311 , G.U. 31.12.2004 )

Legge sui reati tributari (Decreto legislativo 10.03.2000 n° 74 )


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