ricorda
Non sei registrato?
Registrati ora
Il tuo carrello
Totale : € 0,00
Responsabilità contabile e danno Erariale della A.S.L. e del medico
Articolo 16.09.2011 (Domenico Chindemi)

Pubblichiamo un estratto del volume "Responsabilità del medico e della struttura sanitaria pubblica e privata", nella seconda edizione aggiornata, scritto dal Cons. Domenico Chindemi.






Responsabilità contabile e danno Erariale della A.S.L. e del medico

di Domenico Chindemi

(paragrafo estratto dal volume
"Responsabilità del medico
e della struttura sanitaria pubblica e privata
"
di Domenico Chindemi)

1. Presupposti del danno erariale

1.1. Quali sono i presupposti del danno erariale?

La Corte dei Conti è il “giudice naturale delle controversie nelle materie di contabilità pubblica[1], tra le quali si annoverano le controversie relative ai “rapporti interni tra ente pubblico e suo dipendente, coobbligati in solido tra loro, nei casi di preventiva escussione dell'ente medesimo, da parte del terzo danneggiato[2].

In sede contabile rileva la qualifica di pubblico dipendente (e non necessariamente di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio) del responsabile e l’occasionalità necessaria della percezione di somme con l'espletamento di compiti istituzionali[3].

Sussiste responsabilità amministrativo-contabile, in presenza dell'elemento soggettivo del dolo o della colpa grave, come stabilito dalla vigente normativa in materia (art. 58, L. 8 giugno 1990, n. 142 (ora art. 93, T.U. n. 267/2000); dall'art. 2, L. 8 ottobre 1984, n. 658; dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19; dalla legge 14 gennaio 1994, n. 20; e dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639)[4].

È necessaria, quindi, almeno la colpa grave ai fini della responsabilità erariale del medico, non essendo rilevanti i comportamenti posti in essere con colpa lieve[5].

Il concetto di colpa grave va inquadrato nella nozione di colpa professionale di cui all'art. 1176, co. 2, c.c. e va inteso come osservanza non già della normale diligenza del bonus pater familias, bensì di quella particolare diligenza occorrente con riguardo alla natura e alle caratteristiche di una specifica attività esercitata.

Perché si abbia colpa grave non è richiesto, perciò, che si sia tenuto un comportamento assolutamente abnorme, ma è sufficiente che l'agente abbia omesso di attivarsi come si attiverebbe, nelle stesse situazioni, anche il meno provveduto degli esercenti quella determinata attività. In altri termini, è ritenuto sufficiente, per la sussistenza del suindicato grado di colpa, che nella fattispecie l'agente abbia serbato, comunque, un comportamento contrario a regole deontologiche elementari[6].

Occorre, quindi, ai fini della responsabilità contabile che emergano, con riferimento alla condotta del sanitario, una serie di aspetti che concorrono a ritenerla connotata dall'elemento soggettivo della colpa grave.

Nel giudizio di responsabilità amministrativo-contabile, la Procura agisce a tutela delle ragioni del pubblico erario, azionando il diritto al risarcimento del danno che compete agli enti pubblici danneggiati dalle condotte illecite dei propri dipendenti e/o amministratori.

Con riferimento al potere riduttivo, “non può confondersi la pronuncia secondo equità (disciplinata dagli artt. 114 e 339 c.p.c.) con la valutazione equitativa che presuppone un danno certo ma non determinabile (art. 1226 c.c.) e con il potere di riduzione dell'addebito attribuito alla Corte dei conti dall'art. 52 R.D. n. 1214/1934”, in quanto “il potere riduttivo, (è) strumento volto a commisurare l'entità del risarcimento, alla responsabilità del convenuto[7].

Ritiene la giurisprudenza contabile che “la situazione di maggior rischio derivante in alcuni settori di azione dei pubblici poteri, dall'esercizio di attività potenzialmente di danno, può essere posta a fondamento dello esercizio del potere riduttivo dell'addebito[8].

In caso di danno erariale indiretto il nesso di causalità deve intercorrere tra il danno subito dall'Ente pubblico e la condotta dell'agente e non tra quest'ultima e i danni subiti dal paziente; l'evento dannoso subito dall'Ente consiste nel detrimento patrimoniale seguito all'esborso pecuniario, indipendentemente dai danni subiti dal paziente, ove il dipendente sia convenuto per il danno cagionato all'Ente di appartenenza e la sua obbligazione trova fondamento e disciplina nelle norme di cui allo specifico ordinamento contabile, che non si confondono con quelle di natura civilistica[9].

In ipotesi di danno erariale indiretto il nesso di causalità intercorre tra il danno subito dall’Ente pubblico e la condotta dell’agente, atteso che il collegamento causale tra la condotta dell’agente e il danneggiato attiene all’illecito civile, e può essere liberamente valutato dal giudice contabile ai diversi fini dell’accertamento della responsabilità amministrativa[10].

Invece, il nesso causale tra la condotta e l’evento pur riguardando strutturalmente la fattispecie di illecito civile e già oggetto di sentenza di condanna definitiva da parte dell'Autorità Giudiziaria Ordinaria (AGO), può essere liberamente valutato dal giudice contabile ai diversi fini dell'acclaramento di responsabilità amministrativa.

In materia di responsabilità medica, la valutazione della sussistenza del nesso causale fra evento dannoso e condotta antigiuridica del medico va effettuata sulla base del criterio secondo cui assume rilevanza l'“alto o elevato grado di credibilità razionale” o “probabilità logica”.

In altri termini, il nesso causale sussiste nel caso in cui alla stregua del giudizio condotto sulla base di una generalizzata regola di esperienza o di una legge scientifica universale o statistica si accerti che, ipotizzandosi come realizzata dal medico la condotta doverosa impeditiva dell'evento, questo non si sarebbe verificato, ovvero, si sarebbe verificato ma in epoca significativamente posteriore, ovvero, con minore intensità lesiva.

In particolare, la responsabilità per colpa grave dei sanitari si manifesta con la mancanza di quelle cautele, cure o conoscenze costituenti lo standard minimo di diligenza richiesto a quel determinato professionista e, comunque, in presenza di ogni altra imprudenza che dimostri superficialità e disinteresse per i beni primari affidati alle loro cure; la colpa grave deve essere valutata con tanto maggior rigore, quanto maggiori e più elevate siano le funzioni e la qualificazione professionale dell'agente[11].

La colpa grave consiste nella mancanza di diligenza, violazione di disposizioni di legge, sprezzante trascuratezza dei propri doveri, non osservanza del minimo di diligenza richiesto rispetto alle mansioni, agli obblighi e doveri di servizio[12].

Deve, quindi, trattarsi di errori inescusabili per la loro grossolanità, assenza di cognizioni fondamentali, difetto del minimo di perizia tecnica, esperienza e capacità professionale[13].

Si è, ad esempio, affermato che è connotata da colpa grave la condotta omissiva del medico (aiuto primario) che, in caso di urgenza, in possesso della qualifica professionale non proceda all’intervento chirurgico richiesto, o lo esegua con colposo ritardo, in quanto il medico non può restare inerte, sia pure in attesa del primario, in quanto è titolare di un’autonoma posizione di garanzia nei confronti del paziente[14].

Una parte del danno può anche essere decurtato e restare a carico della medesima Azienda Ospedaliera nel caso di una concausa esterna, riconducibile, ad esempio, alla stipulazione di un'assicurazione contro i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività medica prevedendo un massimale di polizza decisamente inadeguato.

In mancanza di un obbligo giuridico alla copertura assicurativa con un più elevato massimale, la Corte dei Conti non propone azione di rivalsa per tale quota di danno, chiedendo ai sanitari il risarcimento della parte restante.

Sussiste anche responsabilità contabile per la omessa visita domiciliare in mancanza di validi e giustificati motivi.

Il D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270 recante il «Regolamento di esecuzione dell'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale» all'art. 52, rubricato «compiti del medico» stabilisce che: «Il medico che assicura la continuità assistenziale deve essere presente, all'inizio del turno, nella sede assegnatagli dalla Azienda e rimanere a disposizione, fino alla fine del turno, per effettuare gli interventi, domiciliari o territoriali, richiesti. Il medico è tenuto ad effettuare gli interventi, domiciliari o territoriali, richiesti dall'utente o dalla centrale operativa, prima della fine del turno di lavoro. In particolari situazione di necessità, ove le condizioni strutturali lo consentano, il medico può eseguire prestazioni ambulatoriali […] Le chiamate degli utenti devono essere registrate e rimanere agli atti. Le registrazioni devono avere per oggetto: […] c) ora della chiamata ed eventuale sintomatologia sospettata; d) l'ora dell'intervento (o motivazione del mancato intervento) e tipologia dell'intervento richiesto ed effettuato».

In base all'art. 32 Cost. e all'art. 52, D.P.R. 28 luglio 2000 n. 270, la visita domiciliare, ove richiesta, costituisce una situazione ordinaria di assistenza medica mentre l'eccezione è rappresentata dal mancato intervento di cui deve essere comunque annotato il motivo nei prescritti registri: ne consegue che è ipotizzabile, oltre il profilo penale, un danno all'immagine dell'amministrazione sanitaria qualora si ometta la prescritta annotazione nel registro.

Può essere, inoltre, ravvisato un profilo di colpa grave, in presenza di telefonata allarmata descrivente la presenza in un bimbo di otto anni con sintomi oggettivamente grave (febbre alta persistente e resistente agli antipiretici, macchie scure in rapida estensione, scariche diarroiche, difficoltà crescente di respirazione e incapacità a reggersi in piedi), nel comportamento del medico che si rifiuti di effettuare la richiesta visita domiciliare, cui è tenuto per dovere d'ufficio[15].

Il rifiuto di recarsi ad effettuare la visita domiciliare richiesta rende indisponibile la possibilità di cura per il paziente con violazione del diritto alla salute costituzionalmente garantito dall'art. 32 Cost. A ciò deve poi aggiungersi anche l'offesa ad ulteriori interessi primari che ricevono protezione in modo immediato dall'ordinamento, tra cui vi è la personalità dello Stato tutelata dagli artt. 2, 42, 53, 98 e, soprattutto, 97 Cost.[16]

Sussiste, inoltre il danno erariale nel caso in cui il responsabile della Gestione del contenzioso dell'A.U.S.L. dispone rimborso delle spese legali a favore di un medico, sostenute nell'ambito di un procedimento penale che lo vedeva coinvolto, senza aver seguito le legittime procedure, sulla base di sole notule e non di fatture e senza aver richiesto il successivo rimborso alle compagnie assicuratrici.

Il D.P.R. 20 dicembre 1979, n. 761 (stato giuridico del personale delle unità sanitarie locali), stabiliva all'art. 28 (Responsabilità) che «In materia di responsabilità, ai dipendenti delle unità sanitarie locali si applicano le norme vigenti per i dipendenti civili dello Stato di cui al D.P.R.10 gennaio 1957, n. 3, e successive integrazioni e modificazioni. Le unità sanitarie locali possono garantire anche il personale dipendente, mediante adeguata polizza di assicurazione per la responsabilità civile, dalle eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi, ivi comprese le spese di giudizio, relativamente alla loro attività, senza diritto di rivalsa, salvo i casi di colpa grave o di dolo»[17].

Il D.P.R. 20 maggio 1987 n. 270 (Norme risultanti dalla disciplina prevista dall'accordo sindacale, per il triennio 1985-1987, relativa al comparto del personale dipendente del Servizio sanitario nazionale (G.U. 11 luglio 1987, n. 160, S.O. n. 2) stabiliva all'art. 41 («Patrocinio legale del dipendente per fatti connessi all'espletamento dei compiti di ufficio»); «1. L'ente, nella tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l'apertura di un procedimento di responsabilità civile o penale nei confronti del dipendente per fatti e/o atti direttamente connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'ufficio assumerà a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interesse, ogni onere di difesa fin dall'apertura del procedimento e per tutti i gradi del giudizio, facendo assistere il dipendente da un legale. 2. L'ente dovrà esigere dal dipendente, eventualmente condannato con sentenza passata in giudicato per i fatti a lui imputati per averli commessi per dolo o colpa grave, tutti gli oneri sostenuti per la sua difesa».

Tali disposizioni sono state disapplicate per effetto degli artt. 24, 25 e 65 del C.C.N.L. di cui all'Acc. 8 giugno 2000 (G.U. 22.07.2000 n. 170, S.O.) e l'art. 25 del C.C.N.L. integrativo di cui all'Acc. 20 settembre 2001.

Tali C.C.N.L., relativi alla dirigenza medica e veterinaria del S.S.N. (parte normativa 1998-2001, economica 1998-1999) stabiscono all’art. 24 «Coperture assicurative» «I. Le aziende assumono tutte le iniziative necessarie per garantire la copertura assicurativa della responsabilità civile dei dirigenti, ivi comprese le spese di giudizio ai sensi dell'art. 25, per le eventuali conseguenze derivanti da azioni giudiziarie dei terzi, relativamente alla loro attività, ivi compresa la libera professione intramuraria, senza diritto di rivalsa, salvo le ipotesi di dolo o colpa grave. - omissis -»; all’art. 25 «Patrocinio legale» «I. L'azienda, nella tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l'apertura di un procedimento di responsabilità civile, contabile o penale nei confronti del dirigente per fatti o atti connessi all'espletamento del servizio ed all'adempimento dei compiti di ufficio, assume a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interesse, ogni onere di difesa fin dall'apertura del procedimento e per tutti i gradi del giudizio, facendo assistere il dipendente da un legale, previa comunicazione all'interessato per il relativo assenso. II. Qualora il dirigente intenda nominare un legale di sua fiducia in sostituzione di quello indicato dall'azienda o a supporto dello stesso, i relativi oneri saranno interamente a carico dell'interessato. Nel caso di conclusione favorevole del procedimento, l'azienda procede al rimborso delle spese legali nel limite massimo della tariffa a suo carico qualora avesse trovato applicazione il comma 1, che comunque, non potrà essere inferiore alla tariffa minima. Tale ultima clausola si applica anche nei casi in cui al dirigente, prosciolto da ogni addebito, non sia stato possibile applicare inizialmente il comma 1 per presunto conflitto di interesse. III. L'azienda dovrà esigere dal dirigente, eventualmente condannato con sentenza passata in giudicato per i fatti a lui imputati per averli commessi con dolo o colpa grave, tutti gli oneri sostenuti dall'azienda per la sua difesa. - omissis - ».

Occorre, quindi, ai fini della sussistenza del danno erariale, il rimborso delle parcelle del legale del medico, la mancata richiesta del rimborso degli importi versati alle compagnie assicuratrici, nonché il nesso causale tra comportamento e danno, mentre l'elemento soggettivo è individuabile nella colpa grave in capo al medico.

1.2. Che rapporti vi sono tra giudizio civile, penale e contabile?

Gli elementi integranti la responsabilità amministrativa e, segnatamente, il danno erariale sono:

· il rapporto di servizio tra il sanitario e l'ente danneggiato essendo necessario che il danno sia lamentato da una Amministrazione qualificabile come pubblica e che sia chiamato a risponderne un soggetto legato a questa da un rapporto di impiego o di servizio;

· il nesso di causalità tra la condotta tenuta e i danni subiti dall'ente, richiedendosi che il danno sia arrecato nell'esercizio di una attività qualificabile come illecita, commissiva od omissiva, connessa con tale rapporto, sia che ne costituisca diretta esplicazione, sia che abbia carattere strumentale o strutturale per l'esercizio della funzione stessa;

· l'elemento soggettivo della colpa grave[18].

Connota siffatta giurisdizione esclusiva della Corte dei Conti l'autonomia di valutazione dei fatti accertati nel giudizio risarcitorio civile, in ragione della diversità dei piani sui quali si svolgono il giudizio civile e quello di responsabilità amministrativo contabile, attenendo il primo ai rapporti esterni, tra la P.A. - impersonalmente intesa - ed il privato danneggiato, ed il secondo ai rapporti interni, tra la P.A. medesima ed il suo dipendente[19].

La responsabilità civile e quella amministrativa-contabile, pur traendo origine dal medesimo fatto evento si fondano su presupposti e struttura diversi.

Occorre considerare, infatti, come il giudizio civile di risarcimento e quello di responsabilità amministrativa per danno erariale si muovano su piani distinti, sia perché finalizzati a regolare rapporti giuridici soggettivamente ed oggettivamente diversi, sia perché diversi sono i parametri normativi di riferimento.

Il pregresso giudizio civile costituisce un semplice presupposto di fatto dell’azione di responsabilità, inidoneo a fare stato nel giudizio contabile, a causa della diversità delle parti e degli elementi strutturali dell'illecito contabile rispetto a quello civile, nel quale, sempre più sovente, viene citata in giudizio l'Azienda Ospedaliera senza l'intervento dei sanitari convenuti.

Anche se non è automatica l’opponibilità della sentenza di condanna civile, la fattispecie di danno erariale può essere ritenuta integrata dal contenuto della stessa, ove l'erogazione di denaro pubblico per l'adempimento dell'obbligazione civile a carico dell'Azienda Ospedaliera, essendo priva di idonea giustificazione causale, darebbe luogo a danno erariale e, segnatamente, a danno indiretto[20].

Se la domanda giudiziale concerne una responsabilità indiretta, l'azione può fondarsi su un presupposto di fatto, rappresentato dalla sentenza di condanna in sede civile riportata dall'ente pubblico (l'Azienda Ospedaliera), dalla quale è scaturito il depauperamento del medesimo ente, che vi ha prestato ottemperanza.

In tal caso il nocumento all'ente pubblico scaturisce dalla pronuncia di altro giudice, che ha statuito sulla responsabilità diretta, in applicazione dell'art. 28 Cost., secondo cui vi è responsabilità civile, diretta, dei dipendenti pubblici, che si estende all'ente pubblico, con facoltà del terzo danneggiato di citare in giudizio entrambi o soltanto il secondo.

Occorre, tuttavia, che la sentenza di condanna sia passata in giudicato altrimenti si affermerebbe la lesione di un diritto di credito dell'ente pubblico che difetta dei requisiti di certezza e attualità, in quanto l'accertamento giurisdizionale contenuto nella sentenza di merito, non passata in giudicato, è suscettibile di essere travolto in sede di appello o di legittimità; inoltre, non può subordinarsi l’eventuale lesione al verificarsi di un presupposto eventuale e incerto, rappresentato dall'esito sfavorevole, per l'Azienda Ospedaliera, dell’appello o del ricorso per Cassazione da essa proposto[21].

Non può essere attivata la responsabilità indiretta dei sanitari dell'Azienda Ospedaliera prima che sia accertata la responsabilità civile diretta della medesima azienda nè, dunque, chiesto il risarcimento del danno in favore di un ente che, al momento della domanda giudiziale e, allo stato degli atti, non può definirsi come danneggiato.

Né l'incontrovertibilità del giudicato, presupposto della responsabilità indiretta, può essere surrogata dal requisito del depauperamento dell'ente condannato, il quale ha ottemperato a sentenza esecutiva con pagamento a titolo provvisorio e non definitivo.

Va evidenziata anche l’eventuale diversità della natura del tipo di responsabilità oggetto dei giudizi di responsabilità contabile, extracontrattuale o contrattuale, stante la diversità dei doveri violati, oggetto specifico dell'accertamento dei ripetuti giudizi, attenendo il primo alla violazione del generale dovere di neminem laedere, ed il secondo alla violazione dei particolari doveri di servizio, propri del sanitario.

La giurisprudenza ha escluso che “la sentenza pronunciata nel procedimento civile per il risarcimento del danno, promosso dal danneggiato nei confronti della P.A., (abbia) efficacia di giudicato nel giudizio di responsabilità amministrativa, avanti alla Corte dei Conti, ancorché al giudizio civile abbia partecipato il pubblico dipendente, autore del fatto lesivo, convenuto in solido con l'Amministrazione[22].

La Corte dei Conti, quindi, può valutare autonomamente i fatti accertati nel processo civile, proprio perché le sentenze di condanna a carico della P.A. “non esplicano efficacia vincolante nel giudizio di responsabilità”, così che “il giudice contabile può trarre da quel diverso giudizio elementi, (quali) prove testimoniali, consulenze (ecc.), utili a formare il proprio convincimento[23].

L'assenza di un giudicato dell'A.G.O. connotato da definitività, pertanto, non può rappresentare un elemento ostativo alla prosecuzione del giudizio di responsabilità amministrativa.

Non è precluso al giudice contabile l'accertamento e la valutazione dei fatti in modo difforme da quello contenuto nella sentenza pronunciata anche dal giudice penale e le prove ivi formatesi possono essere acquisite nel giudizio di responsabilità amministrativo-contabile per essere oggetto di valutazione del giudice in tale sede, nella quale possono essere oggetto di contestazione e di dialettica processuale.

La Consulta ha ritenuto che i principi costituzionali sanciti dall'art. 103 Cost. - in ordine all'esclusività della giurisdizione contabile sul danno erariale - sono salvaguardati dall'espressa limitazione della potestà decisoria del giudice penale alla condanna generica dell'imputato (art. 538, co. 2, c.p.p.), sicché non si pone alcun problema di pregiudizialità né di raccordo tra giurisdizioni.

Se il giudice penale ha statuito sull'intera domanda risarcitoria proposta dalle parti civili, senza limitare la propria decisione alla condanna generica degli imputati, tale pronuncia ha effetti nel giudizio contabile, mentre una generica condanna al risarcimento del danno in sede penale non ha effetti preclusivi all’accertamen-to del danno sia in sede civile che contabile.

La preclusione del giudicato deriva dal fatto che, in altra sede, si è formato un titolo esecutivo sulla stessa domanda proposta dinanzi al giudice contabile (la voce di danno contestata dalla Procura non presenta carattere di novità rispetto a quelle oggetto di statuizione da parte del giudice penale, purché sia ravvisabile una sostanziale convergenza tra il danno risarcito dal giudice penale e quello richiesto in sede contabile, nonostante la eventuale diversità delle espressioni utilizzate quali, ad esempio “danno morale” o “non patrimoniale” anziché “danno all'immagine”).

La rilevazione del giudicato esterno ha, quindi, per presupposto l'identità dell'azione di danno esercitata dalla Procura contabile con la domanda risarcitoria inserita nel processo penale, sulla quale si è formato il giudicato[24].

Tuttavia, anche in presenza di pronunciamenti definitivi del giudice penale, vale il principio secondo cui non è esclusa al giudice contabile, ai fini dell'accertamento della responsabilità per danno erariale, la possibilità di trarre elementi per formare il proprio libero convincimento dal materiale probatorio raccolto nel corso del procedimento penale anche in fase predibattimentale[25].

Occorre evidenziare che il danno rilevante ai fini dell'azione di responsabilità amministrativo-contabile deve essere:

· certo, nel senso che il depauperamento patrimoniale deve essersi verificato;

· attuale, nel senso che deve sussistere sia al momento della proposizione della domanda che al momento della decisione;

· effettivo, cioè il pregiudizio patrimoniale non deve essere semplicemente ipotetico, anche se può essere non definitivo[26].

La questione di bis in idem, nel processo contabile, si pone ogni qual volta il giudice ordinario, nel decidere sulla domanda per le restituzioni e per il risarcimento del danno proposta dalla parte civile costituita nel processo penale, non si astenga dal determinare il quantum della condanna, in applicazione dell'art. 538, co. 2, c.p.p., secondo cui «Se pronuncia condanna dell'imputato al risarcimento del danno, il giudice provvede altresì alla liquidazione, salvo che sia prevista la competenza di altro giudice»[27].

Nei casi in cui risulti avviata un'azione di ripetizione nelle more del giudizio contabile, se risulta avvenuto il recupero integrale del credito erariale, va dichiarata l'intervenuta cessazione della materia del contendere; se, diversamente, il credito erariale non risulta integralmente soddisfatto, permangono i requisiti di attualità ed effettività del danno quantomeno per la parte non recuperata.

La contestualità tra la condanna al risarcimento erariale e l'azione amministrativa di ripetizione è da ammettersi nella misura in cui si possa correlativamente escludere il rischio di locupletazione a vantaggio dell'amministrazione, ma a tal proposito il sistema assicura ogni possibile rimedio per risolvere le controversie che dovessero eventualmente insorgere, attribuendo, infatti, ad un apposito organo giurisdizionale, il giudice dell'esecuzione, esclusiva competenza al riguardo[28].

Altro aspetto concerne l’efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio contabile.

La sentenza irrevocabile di condanna pronunciata a norma dell’art. 442 c.p.p., e cioè all'esito del giudizio abbreviato ai sensi del combinato disposto di cui al primo e secondo comma dell'art. 651 c.p.p. ( rubricato «Efficacia della sentenza penale di condanna nel giudizio civile o amministrativo di danno»), ha efficacia di giudicato, quanto all’accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all’affermazione che l’imputato lo ha commesso, nel giudizio civile o amministrativo per le restituzioni e il risarcimento del danno promosso nei confronti del condannato e del responsabile civile che sia stato citato ovvero sia intervenuto nel processo penale.

Stante l'efficacia vincolante spiegata dal giudicato penale, devono ritenersi accertati, nei confronti dei condannati, i fatti materiali dedotti dal P.M. contabile a fondamento della domanda risarcitoria proposta ove coincidenti con gli accertamenti del giudice penale.

Se il giudice penale ha pronunziato condanna generica al risarcimento del danno deve ritenersi l'accertamento della potenziale capacità lesiva del fatto dannoso e della probabile esistenza di un nesso di causalità tra questo ed il pregiudizio lamentato, che, tuttavia, deve essere oggetto di positivo accertamento nel giudizio contabile.

Se, invece, il giudice penale non si è limitato ad accertare la potenzialità dannosa dei fatti oggetto della pronuncia penale e, cioè, la probabile esistenza di danni patrimoniali conseguenti alla condotta dei prevenuti, ma ne ha accertato in concreto la sussistenza, tale accertamento fa stato nel giudizio contabile.

1.3. Quali sono le più frequenti condotte costituenti danno erariale?

A) Ai fini della valutazione del danno erariale, ove riferito a episodi di corruzione del sanitario, occorre considerare:

1) la diffusività dell’episodio nella collettività;

2) la gravità oggettiva del fatto, desunta dalle modalità di perpetrazione del fatto, dalla eventuale reiterazione dello stesso, dall’entità dell’arricchimento e, dunque, dall’entità della somma illecitamente percepita;

3) la qualifica dei soggetti agenti e il loro ruolo nell’organizza- zione amministrativa[29].

Vanno, in particolare, valutate:

a) la intrinseca gravità e la reiterazione nel tempo dei fatti concussivi;

b) l’entità delle somme in nero imposte eventualmente ai pazienti;

c) la qualifica rivestita dall’interessato e il ruolo istituzionale svolto dal responsabile;

d) il contesto in cui i fatti si sono verificati, come, ad esempio, nel caso di approfittamento dello stato di bisogno vitale dei pazienti e della loro prostrazione psicologica;

e) la coscienza della valenza di illecito, anche fiscale, della indebita percezione di somme di denaro;

f) la rilevanza mediatica dell’episodio, ad esempio, comprovata da plurimi ritagli di giornale di valenza locale e nazionale agli atti[30];

g) l’assenza di motivazioni extralavorative o personali (stato di bisogno, problemi economici, imposizione da parte di sovraordinati, ecc.) che avrebbero potuto occasionare (ma non giustificare) tali reiterati comportamenti concussivi, posti in essere, generalmente, da soggetto ben remunerato, quale autorevole pubblico dipendente[31].

B) Con riferimento alla prescrizione di farmaci con modalità illegittime può configurarsi la responsabilità contabile del medico per avere utilizzato il ricettario regionale in violazione del complesso di disposizioni recate dal decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modifiche e integrazioni, dal decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, nella legge 24 novembre 2003, n. 326, anche nel caso in cui le prescrizioni sottoscritte siano emesse a favore di assistiti ricoverati, ovvero in cura in casi di attività libero professionale intra moenia[32].

Sussiste responsabilità contabile per i danni causati alla P.A. dal medico convenzionato con il S.S.N., a seguito di prescrizioni di “specialità medicinali per finalità non terapeutiche e, comunque, al di fuori delle indicazioni autorizzate”. Tra il medico in questione e la P.A. si costituisce, infatti, un rapporto di servizio per quanto riguarda le attività di certificazione o identificazione degli assistiti e del loro diritto alle prestazioni[33].

Configura danno erariale da parte dei medici convenzionati con il S.S.N. la redazione di impegnative inusuali, incongrue ed incomplete, di eccessive prescrizioni agli assistiti di specialità medicinali nonché di fatturazioni multiple e gonfiate per false prestazioni ambulatoriali[34].

Le norme di riferimento prevedono ipotesi e circostanze nelle quali le prescrizioni farmacologiche possono essere emesse sul ricettario regionale, che fa assumere gli oneri relativi al S.S.N.; per le altre ipotesi siffatte prescrizioni possono essere emesse esclusivamente sul ricettario personale del medico e non comportano diritto all'erogazione dei farmaci in regime convenzionato.

Deve ritenersi sussistente il grave detrimento al prestigio dell'Azienda Sanitaria conseguito alla diffusione della notizia che, soggetti operanti nella rispettiva qualità di medico di base e di gestore di fatto di una farmacia nell'erogazione dell'assistenza sanitaria e farmaceutica per conto della stessa Azienda Sanitaria, abbiano commesso i gravi reati, violando, altresì, le più elementari regole deontologiche[35].

Va valutato, ai fini della prova del danno, anche il deterioramento della situazione economica della farmacia, che si sia verificato in stretta sequenza temporale rispetto alla definizione del processo penale ed è ragionevole presumere che la stesso sia dovuto, almeno in parte, al discredito conseguente alla notizia del positivo accertamento dei gravi reati ascritti al farmacista ed alla loro riprovazione da parte degli utenti della farmacia[36].

In un contesto indirizzato, anche a livello di enunciazioni normative, al contenimento della crescita della spesa sanitaria (cfr. art. 85, co. 7, L. 388/2000), con la sistematica riduzione degli sprechi nell'uso delle risorse disponibili (cfr. art. 15-bis, lett. b), D.P.R. 270/2000), la notizia che medici e farmacisti, ad esempio, gettassero nel cassonetto dei rifiuti costosi medicinali “dispensati” con spesa a carico del S.S.N., non può non aver leso gravemente l'immagine dell'amministrazione sanitaria, stante il contrasto fra gli obiettivi di risparmio perseguiti in un settore in cui la spesa si presenta non agevolmente comprimibile e i comportamenti dei responsabili sono connotati da sperpero di risorse per trarne personale profitto[37].

Le cautele apprestate nelle diverse fonti recanti gli obblighi di servizio dei medici specialisti di struttura pubblica (o convenzionata) in materia di prescrizioni sono indirizzate a conseguire un risparmio e la loro violazione, in linea di principio, si pone in contrasto con l'obiettivo prefissato e può determinare, oltre che la commissione di una “infrazione” (così, testualmente, l'articolo 15-decies del D.Lgs. 20 dicembre 1992, n. 502, più volte modificato), anche un pregiudizio patrimoniale, costituito dalla differenza tra il costo sostenuto per il rimborso del farmaco a costo di banco e quello sostenibile a dispensa diretta (tramite le farmacie aziendali).

Altra fattispecie di danno erariale è l’illegittima somministrazione dei farmaci agli assistiti in regime di ricovero ospedaliero; infatti, i farmaci vanno dispensati a cura della stessa struttura nosocomiale almeno per il periodo immediatamente susseguente alla dimissione, così che le prescrizioni sul ricettario regionale dei medici ospedalieri e universitari in regime convenzionato sono limitate ad un novero di casi ancor più ristretto, prevedendo le norme di riferimento anche una casistica nella quale lo specialista può predisporre un “consiglio terapeutico” e la prescrizione vera e propria in regime convenzionato è affidata al medico di base. Infine, per gli assistiti in regime di day hospital le norme regionali prevedono generalmente che la somministrazione dei farmaci avvenga in somministrazione diretta dalla struttura nosocomiale per l'intera durata della terapia.

In caso di violazione di tali prescrizioni si determina per l'Azienda la sopportazione di maggiori costi, costituenti danno per l'Amministrazione, che il medico deve risarcire.

Il minor onere finanziario per il S.S.N. risiede nel consistente minor costo al quale le strutture del S.S.N., anche convenzionate, acquisiscono i farmaci, rispetto al costo del rimborso alla farmacia dispensatrice, di entità a volte molto più onerosa[38].

C) Con riguardo alla mancata emissione di ricevute fiscali a fronte di prestazioni mediche rese dal convenuto in regime di attività intramoenia, in base, solitamente, ad accertamenti condotti dall'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate, il danno erariale deriva dal mancato introito da parte dell'Ente Ospedaliero della quota prevista per legge dei compensi non fatturati a fronte di prestazioni mediche rese in regime di intramoenia allargata[39].

Anche se in generale vale il principio secondo cui le presunzioni e le nozioni di comune esperienza, rimesse alla prudente valutazione del giudice, costituiscono mezzo di prova di rango non inferiore agli altri (v. art. 2729 c.c.; art. 115 e 116 c.p.c.), valgono anche i principi desumibili dalla disciplina di settore, giacché la possibilità di ricostruzione di un reddito con metodologia sia “induttiva” sia “sintetica” (in contrapposizione a quella “analitica”) è espressamente prevista e disciplinata dalla normativa tributaria (cfr. artt. 38 e 39 del DPR 29 settembre 1973, n. 600).

D) Ulteriore ipotesi di danno erariale è costituito dall’allontanamento illecito dal posto di lavoro dell’operatore sanitario senza effettuare la registrazione nell'apposito rilevatore delle presenze così configurandosi, per l’Ammnistrazione di appartenenza, il danno patrimoniale, all'immagine e da disservizio per l'ingiusto profitto corrispondente alla retribuzione percepita per il tempo di assenza dal luogo di lavoro e danneggiando la medesima Amministrazione nella sua immagine nonché provocando disservizio[40].

E) Sussiste anche il danno patrimoniale per l’inadempimento degli obblighi di servizio, a seguito delle continue assenze dal posto di lavoro, con conseguente obbligo in capo al dipendente, di risarcire l'ingiusto profitto tratto dalle retribuzioni percepite per le ore di servizio non prestate (è ipotesi di condotta assolutamente irregolare del dipendente che non timbrava il cartellino marcatempo con condotta sistematica).

Ogni sanitario pubblico, oltre al rispetto dei canoni di diligenza e di prudenza, è tenuto anche a considerare le attività precedentemente o contestualmente svolte da un collega e a considerarne la correttezza; in assenza di tali valutazioni, il sanitario è responsabile per violazione degli obblighi di servizio e può essere ritenuto anche responsabile sotto il profilo del danno erariale.[41]

F) Il danno erariale va ravvisato per non avere correttamente applicato le disposizioni di legge in materia di illecita attribuzione dell’equo indennizzo ad un pubblico dipendente, qualora venga liquidato sulla scorta del solo verbale della Commissione Medica Ospedaliera e senza attendere il parere del Comitato di Verifica, mostrando così grave ed inescusabile negligenza nell'applicazione delle norme disciplinanti la materia del riconoscimento delle cause di servizio nei confronti di pubblici dipendenti, norme che, appunto, attribuiscono esclusivamente ai Comitati di Verifica la competenza ad accertare l'eventuale nesso di causalità tra la patologia e il servizio[42].

Con il D.P.R. 20 ottobre 2001, n. 461 è stato approvato il «Regolamento recante la semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio, per la concessione della pensione privilegiata ordinaria e dell'equo indennizzo, nonché per il funzionamento e la composizione del comitato per le pensioni privilegiate ordinarie».

Tale nuova normativa, nel riordinare la materia, ha previsto che sulla riconducibilità causale delle patologie diagnosticate dalle Commissioni Mediche Ospedaliere (art. 6) al servizio prestato, sia tenuto a pronunciarsi un nuovo organismo denominato Comitato di Verifica per le cause di servizio (art. 11) con un parere finalizzato ad esprimere un «accertamento definitivo anche nell'ipotesi di successiva richiesta di equo indennizzo» (art. 12).

Sussiste responsabilità contabile nel caso di condotta palesemente ed intenzionalmente violata dal medico con una condotta senz'altro foriera di responsabilità amministrativa, ove venga adottato il provvedimento di liquidazione pur nella consapevolezza che si trattasse di un atto contra legem.

Ulteriore ipotesi di responsabilità contabile del medico si ha nel caso in cui lo stesso svolga attività privata in violazione degli obblighi di legge (se autorizzato a svolgere solo attività di libera professione intramoenia) percependo in virtù di tale scelta, un trattamento economico più favorevole, svolgendo attività di libera professione anche in strutture sanitarie private con indebito arricchimento e causando contestualmente un danno all'Amministrazione di appartenenza, corrispondente alle somme percepite a titolo di indennità di esclusività.

Con la L. n. 412/1991 e con il D.Lgs. n. 502/1992 il legislatore aveva disciplinato l'erogazione delle prestazioni ospedaliere e specialistiche in un contesto caratterizzato dalla libertà di scelta; successivamente, con la normativa ulteriore, a partire dalla legge 23 dicembre 1996, n. 662, ha scelto, altresì, di intervenire nell'assetto organizzativo del sistema sanitario pubblico e nella revisione del rapporto di lavoro dei medici ospedalieri ed universitari.

L'art. 1 della citata L. n. 662/1996 ha, infatti, disciplinato il regime delle incompatibilità dei medici ospedalieri con il S.S.N. ed ha dettato una specifica normativa dell'attività libera professionale dei predetti medici ospedalieri, distinguendo tra cd. libera professione intramuraria o intramoenia (svolta all'interno della struttura dell'Ospedale da cui il personale medico dirigenziale dipende) e cd. libera professione extramuraria o extramoenia (svolta all'esterno della struttura dell'Ospedale da cui il personale medico dirigenziale dipende, in strutture accreditate o in strutture convenzionali) e promuovendo - al fine di evitare una dispersione di risorse dal servizio pubblico a quello privato - l'esercizio negli ospedali pubblici della libera professione intramuraria con un sistema di incentivi a favore di tale scelta. In particolare, il comma 7 del citato art. 1 assimila, ai fini fiscali, l'attività libero professionale intramuraria al lavoro dipendente ed il comma 12 dello stesso art. 1 prevede, nei confronti dei medici che optano per la libera professione intramoenia, l'attribuzione di un trattamento economico più favorevole ed il riconoscimento di un titolo di preferenza per il conferimento di incarichi di direzione di struttura e di accesso al secondo livello dirigenziale del ruolo sanitario.

Con la L. n. 448/1998 è stata definita una nuova disciplina della libera professione intramuraria ed extramuraria, disponendo, ex art. 72, che la contrattazione collettiva dovrà disciplinare il rapporto di lavoro di dirigenti del ruolo sanitario che abbiano scelto l'attività extramoenia, prevedendo comunque la riduzione del trattamento economico ed il non conferimento di incarichi di struttura.

Con la L. n. 419/1998 ha preso maggiore consistenza la tendenza verso una più accentuata esclusività del rapporto di lavoro e di servizio della dirigenza del ruolo sanitario, incentivando, anche a livello economico, la scelta per l'attività intramuraria ed allargandone la nozione con la cd. intramoenia allargata. Con tale legge sono state concesse, inoltre, deleghe al Governo per la razionalizzazione del S.S.N., attuate con la emanazione del D.Lgs. 19 giugno 1999, n. 229 e del D.Lgs. 21 dicembre 1999, n. 517.

In particolare, il D.Lgs. n. 229/1999 all'art. 13 ha ribadito il principio di esclusività del rapporto di lavoro del medico dipendente del S.S.N., introducendo l'art. 15-quater e l'art. 15-quinquies nel D.Lgs. n. 502/1992, con i quali è stato precisato il divieto di svolgere attività di identico contenuto per soggetti terzi ed è stata privilegiata l'esclusività del rapporto dei dirigenti sanitari con il S.S.N. a favore di coloro che dopo il 31 dicembre del 1998 avessero optato per l'attività libero professionale intramoenia. Il citato art. 15-quinquies ha, quindi, disciplinato le caratteristiche fondamentali del rapporto esclusivo dei dirigenti sanitari, prevedendo la possibilità di esercitare l'attività libero professionale, non solo nell'ambito della struttura dell'azienda ospedaliera (intramoenia), ma anche - sussistendo taluni presupposti, di emergenza e particolarmente circostanziati e rigorosi - al di fuori della stessa (intramoenia allargata) e precisando al comma 9 (confermando in ciò l'art. 1, co. 6, della L. n. 662/1996) che il regime delle incompatibilità del personale medico ospedaliero si applica anche al personale medico universitario “convenzionato” e “strutturato” con il S.S.N..

A livello di normazione secondaria, vanno segnalati, in particolare, il D.M. 31 luglio 1997, sostituito dal D.P.C.M. 27 marzo 2000, riguardante «Atto di indirizzo e coordinamento concernente l'attività libero professionale intramuraria del personale della dirigenza sanitaria del S.S.N.», il cui art. 5 ha demandato alle Aziende Sanitarie Ospedaliere il compito di adottare nella materia in discussione un apposito atto aziendale, nel rispetto delle direttive impartite al riguardo dall'Ente Regione.

La fiducia e la serenità che si crea nella collettività dei pazienti-utenti del servizio sanitario di fronte a figure di terapeuta conosciute e, come già detto, “di riferimento”, organizzativo e clinico, suscita più incisiva reazione e risposta all'intervento di terapia, con ciò raggiungendosi anche l'obiettivo dell'efficienza-efficacia, ovvero il buon andamento della P.A. (art. 97 Cost.).

La ragione per cui chi svolge attività medica con incarichi di direzione debba svolgere attività intramoenia, trova la sua ragione nel connubio che confluisce pienamente, per volontà del legislatore, in regula iuris, fra le motivazioni di una pratica medica improntata all'instaurarsi di un costante rapporto umano, alla creazione di una figura di riferimento dai tratti professionali di rilievo con quelle dell'efficienza del servizio terapeutico.

Si afferma da parte della giurisprudenza contabile che, contravvenire a regole che il legislatore ha dettato quali linee maestre per l'esercizio al più alto livello dell'attività medica d'equipe, crea sconcerto, senso di disordine, soprattutto nei medici coordinati, la cui attività è tanto più importante quanto meglio indirizzata; di conseguenza, il maggior emolumento corrisposto per l'attività esclusiva intramoenia, non trova ragione se si contravvengono le norme che lo regolano, anche nelle eccezioni[43].

Occorre, inoltre, verificare se sussista responsabilità contabile per l’acquisto di beni da parte della struttura sanitaria, quali arredi o accessori (ad esempio, statue marmoree) e spese ritenute eccessive.

Al giudice contabile è precluso ogni apprezzamento che investa le valutazioni di convenienza e di opportunità compiute dall'autorità deliberante, e quindi ogni ingerenza nell'attività di ponderazione comparata degli interessi, ma è consentito - e anzi connaturato alla tipologia del giudizio contabile - il vaglio dell'attività discrezionale degli amministratori, con riferimento alla rispondenza della stessa a criteri di razionalità e congruità rilevabili dalla comune esperienza amministrativa, al fine di stabilire se la scelta risponda a quei criteri di prudente apprezzamento cui deve sempre ispirarsi l'azione dei pubblici apparati[44].

Gli amministratori di un ente pubblico, che affidino incarichi a consulenti esterni, sono esenti da responsabilità, pur se i compiti affidati sono istituzionalmente riservati all'ente, quando manchi personale esecutivo di ruolo[45].

Il criterio di prudenza e ragionevolezza deve indurre gli amministratori a perseguire, ad esempio, i dichiarati scopi di abbellimento con una spesa congrua, poiché non vi è alcuna necessità di ricorrere ad artisti specializzati in pregiate e costose realizzazioni. La mancata considerazione dell'esigenza di contenere in termini ragionevoli la spesa costituisce condotta antigiuridica, ed è da considerare danno ingiustamente subìto dall'A.S.L. l'importo corrispondente, eccedente una ragionevole quantificazione delle risorse da destinarsi all'acquisto di un manufatto, sia pure artisticamente configurato[46].

Tale danno è imputabile, per lo svolgimento delle funzioni dell'Azienda, al Direttore Generale e, se coadiuvato, al Direttore Amministrativo e al Direttore Sanitario[47].

Il Direttore Amministrativo e il Direttore Sanitario sono nominati dal Direttore Generale e partecipano, unitamente allo stesso, che ne ha la responsabilità, alla direzione dell'azienda; assumono, poi, la diretta responsabilità delle funzioni attribuite alla loro competenza e concorrono, con la formulazione di proposte e di pareri, alla formazione delle decisioni della Direzione Generale.

Occorre infatti fare riferimento alla normativa di settore che delinea i compiti e le funzioni della figura del Direttore Generale (cfr. art. 3, D.Lgs n. 502/1992) a mente del quale lo stesso «è responsabile della gestione complessiva […] », nonché all'art. 3, co. 6, introdotto dal D.lgs. n. 229/1999, secondo cui «Tutti i poteri di gestione, nonché la rappresentanza dell'ULSS sono riservati al direttore generale. Al direttore generale compete […] la corretta ed economica gestione delle risorse attribuite ed introitate nonché l'imparzialità ed il buon andamento dell'azione amministrativa».

La giurisprudenza contabile è, al riguardo, contraddittoria, in quanto si è affermato, ad esempio, che il parere del Direttore Sanitario, “avendo esclusivamente la direzione dei servizi sanitari ai fini organizzativi ed igienico sanitari, non può considerarsi determinante nella causazione del possibile danno[48]; tuttavia si è anche affermato, in senso contrario, la non addebitabilità al Direttore Amministrativo, per la pregnanza delle attribuzioni che l'ordinamento pone in capo al Direttore Generale[49], ad eccezione del caso in cui questi abbia assunto decisioni facendo affidamento sull'istruttoria compiuta dall'apparato tecnico-burocratico e asseverata da uno dei due altri Direttori[50].

Occorre verificare, quindi, se l'apporto volitivo del Direttore Amministrativo e del Direttore Sanitario alla decisione di spesa abbia potuto assumere la rilevante gravità richiesta per l'azione di responsabilità amministrativa sia sotto il profilo dell'apporto causale sia sotto quello dell'elemento psicologico[51].

Sussiste una autonomia imprenditoriale e una sfera di discrezionalità della struttura, purché coerenti con le finalità istituzionali dell'azienda sanitaria.

A differenza di quanto avviene per le spese di inaugurazione (in tale occasione non possono mancare spese preordinate ad una decorosa accoglienza degli intervenuti, quali decorazioni floreali, spese di pulizia, di illuminazione, etc), relativamente alle spese successive non occorre verificare tanto la compatibilità con le finalità istituzionali quanto piuttosto quello della trasmodanza rispetto alle ragioni che l’hanno determinata (ad esempio abbellimento della Residenza Sanitaria), cioè se le spese siano rimaste, nei termini economici, nell'ambito della ragionevolezza (come criterio da porre a limite all'esercizio della discrezionalità), sia come valore assoluto, sia come proporzione rispetto al contesto della struttura e della sua destinazione, verificando se l'acquisto, ad esempio, di un gruppo marmoreo, ancorché giustificabile per la legittimità di una attenzione estetica anche in ambito di strutture sanitarie, presenti profili di irragionevolezza sotto l'aspetto quantitativo di ordine economico.

La presenza di opere d'arte negli edifici pubblici è contemplata e disciplinata nella legge 29 luglio 1949, n. 717, e successive modificazioni ed integrazioni, in parte applicabile nelle Regioni ad autonomia ordinaria anche dopo l'entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e la formulazione di un nuovo testo degli artt. 117 e 118 Cost.

Vi è responsabilità contabile se viene accertata la sproporzione dell'esborso dal confronto fra gli obiettivi perseguibili e il costo sostenuto. Sono, invece, irrilevanti gli aspetti religiosi (nel caso preso in esame dalla giurisprudenza contabile: una statua di Padre Pio) e le eventuali interazioni, ove esistenti, con la sfera emotiva degli ospiti della struttura recettiva (anziani).

Se il concreto esercizio della discrezionalità risulta eccedente rispetto alle esigenze del sempre deficitario settore della Sanità, vanno impiegati mezzi finanziari più contenuti, accertando se vi sia stata una sottrazione a risorse finalizzate al soddisfacimento dei bisogni dei ricoverati.

Anche con riferimento alle spese relative alla organizzazione di convegni, con relativo catering, occorre considerare che, generalmente, per accreditare la nuova struttura, soprattutto se pubblica, nel territorio di riferimento, non è comunque congruo mostrare prodigalità attraverso celebrazioni e rinfreschi, ma, semmai, è richiesto il contrario, ossia l'evidenza di una gestione accorta che rifugga gli sprechi e si concentri sull'adeguato espletamento delle funzioni sue proprie[52].

Questa voce di danno, pertanto, è adeguatamente commisurata all'intero importo del servizio di catering.

Deve anche sussistere il connotato della colpa grave, quale condotta caratterizzata da grave dispregio dei criteri di prudente allocazione delle risorse finanziarie, con una marcata trascuratezza e negligenza nel percepire il pregiudizio arrecato alla A.S.L., a seguito del mutamento dell'assetto normativo conseguente all'art. 1, co. 1, L. 14 gennaio 1994, n. 20, come sostituito dall'art. 3, D.L. 23 ottobre 1996, n. 543, convertito dalla L. 20 dicembre 1996, n. 639.

_______________

[1] Cass. SS.UU. n. 22059/2007; per un excursus sulla responsabilità contabile, ex multis, Corte Conti reg. Lazio, 12 gennaio 2010, n. 36, in Diritto & Giustizia 2010. Sui presupposti del danno erariale Nassis, Il danno erariale: sviluppi sostanziali e processuali in Nuova rass., 2010,1755. Sulle varie tipologie del danno da errore medico e sul concorso di più responsabilità dell'evento dannoso, Chiappiniello, La responsabilità amministrativa del medico per danno all'erario, in Giust. Amm. 2008, 313.

[2] Corte Conti, sez. I Giuris., 26 ottobre 2009, n. 600.

[3] Corte Conti reg. Lombardia, 27 aprile 2009, n. 298.

[4] D'auria - Lancia, La nuova funzione di controllo della Corte dei conti sui bilanci degli enti locali e delle aziende sanitarie (nota a T.A.R. Marche, 14 novembre 2007, n.1885), in Foro it. 2008, 29.

[5] Analizzano gli elementi caratterizzanti il giudizio di responsabilità amministrativa innanzi la Corte dei conti e, in particolare, la valutazione del grado della colpa nella giurisdizione contabile e il danno risarcibile nel giudizio contabile, Donno - Pascucci, Sulle responsabilità professionali del medico e dell'ente ospedaliero, in Giur. mer., 2007, 3063. RAGO, Giudizio contabile: determinazione del danno conseguente a responsabilità del personale sanitario medico ed esercizio del cd. potere riduttivo, nota a Corte Conti, sez. giur., 19 luglio 2005, n. 509, Roma, 2005, 250. Si sofferma sui limiti alla discrezionalità medica nella prescrizione dei farmaci a carico del S.S.N., Minerva, Sulla responsabilità da iperprescrittività dei farmaci e sulla giurisdizione della corte dei conti, Roma, 2005, 249.

[6] Corte Conti reg. Trentino Alto Adige, 8 aprile 2009, n. 32.

[7] Corte Conti SS.RR. 6 giugno 1990, n. 671.

[8] Corte Conti, 15 febbraio 1994, n. 44; in dottrina, Rago, Giudizio contabile: determinazione del danno conseguente a responsabilità del personale sanitario medico ed esercizio del cd. potere riduttivo, in Foro Toscano, 2005, 367.

[9] Corte Conti reg. Lazio, 12 gennaio 2010, n. 36, in Diritto & Giustizia 2010.

[10] Corte Conti, reg. Lazio, 12 gennaio 2010, n. 36, cit. Analizza la disciplina legislativa della responsabilità del personale delle U.S.L., Sfrecola, L'illecito amministrativo-contabile in materia sanitaria, in Nuovo dir., 1993, 1.

[11] Esamina due disposizioni in materia di responsabilità medica: l'art. 2236 c.c. e l'art. 23 D.P.R. n. 3/1957, verificandone le conseguenze in relazione alla soglia minima di responsabilità dell'operatore sanitario ospedaliero, Greco, La rilevanza civile ed amministrativo-contabile del danno da parto, in Nuova giur. civ. comm., 2001, 55.

[12] La responsabilità contabile nel mondo sanitario è analizzata da Chiappinelli, Sulla responsabilità dei medici convenzionati la giurisdizione spetta alla Corte dei conti, in Riv. Pen., 2007, 1193; Bonora, Sulla responsabilità amministrativa e contabile del medico per condotta negligente, in Nuova giur. civ. comm., 2008, 948. Sulla responsabilità contabile del medico convenzionato, Visca, La responsabilità del medico convenzionato con il servizio sanitario dinanzi alla Corte dei Conti (nota a Corte Conti, 21 dicembre 1999, n. 922), in Rass. Dir. civ., 2000, 1.

[13] Corte Conti, reg. Sicilia, 15 dicembre 2003, n. 259.

[14] Papiano, La responsabilità amministrativa del medico: alla ricerca di un criterio per l'individuazione del nesso di causalità e della colpa grave, in San. pubbl. priv., 2009, 71.

[15] Corte Conti, reg. Veneto, 17 aprile 2009, n. 322.

[16] Corte dei Conti, SS.RR. 10/QM/2003.

[17] Si soffermano sull’azione di rivalsa dell'ente ospedaliero nei confronti del medico responsabile di un danno erariale, Marseglia - Viola, Sulla responsabilità del medico, Ragiusan, 2007, 260.

[18] Corte Conti, reg. Veneto, 17 aprile 2009, n. 322.

[19] Corte Conti, sez. I, Cont. n. 679/1986.

[20] Corte Conti, reg. Lazio, 12 gennaio 2010, n. 10.

[21] Corte Conti, reg. Lazio, 12 gennaio 2010, n. 10.

[22] Cfr. Corte Conti, SS.RR., n. 114-A/1971.

[23] Corte Conti, Sez. III, Centr. App. n. 623/2005; Corte Conti, Sez. I centr. App. n. 387/2002.

[24] Corte Conti, reg. Lombardia, 2 dicembre 2009, n. 809; Corte Conti, sez. II, 2 novembre 1993, n. 256.

[25] Corte Conti, reg. Liguria, 2agosto 2009, n. 375; Sez. giuris.. Liguria, n. 364/2006.

[26] Corte Conti, sez. III centrale, 30 luglio 2002, n. 265.

[27] Corte Conti, reg. Lombardia, 2 dicembre 2009, n. 809.

[28] Corte Conti, reg. Calabria, 11 giugno 2009, n. 283.

[29] Corte Conti, sez Lombardia, 27 aprile 2009, n. 289. Cfr. Rodriquez, La responsabilità amministrativa e gli errori operatori: il caso del personale medico (nota a Corte Conti, 14 settembre 2006, n. 204), in Dir. pen. proc., 2007, 293.

[30] Sulla responsabilità contabile della Guardia medica, Fraioli, La responsabilità amministrativo-contabile della guardia medica, in Nuova rass., 2010, 403.

[31] In concreto è stato liquidato il triplo delle somme imposte in nero o oggetto di tentativo di imposizione in nero ai pazienti da parte dell’XXX, Corte Conti, sez. Lombardia, 27 aprile 2009, n. 289.

[32] Sulla competenza della Corte dei Conti sull'azione di responsabilità per i danni causati alla P.A. dal medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale, a seguito di prescrizioni di “specialità medicinali per finalità non terapeutiche e, comunque, al di fuori delle indicazioni autorizzate”, Peila, Azione di responsabilità nei confronti del medico convenzionato e giurisdizione della Corte dei Conti, in Resp. civ. prev., 1997, 402.

[33] Ritiene sussistere, in tal caso, responsabilità patrimoniale da danno erariale, Peila, Azione di responsabilità nei confronti del medico convenzionato e giurisdizione della Corte dei Conti, cit.

[34] Visca, La responsabilità del medico convenzionato con il servizio sanitario dinanzi alla Corte dei Conti, in Giust. civ., 2000, 3226.

[35] Corte Conti, reg. Puglia, 23 giugno 2009, n. 492.

[36] I profili della responsabilità erariale del farmacista sono evidenziati da Fraioli, La responsabilità amministrativo-contabile di medici e farmacisti, in Nuova rass., 2008, 1804.

Sulla responsabilità contabile per danno erariale ascrivibile ai soggetti in rapporto di servizio non tenuti alla rendicontazione e sugli atti negoziali ad evidenza pubblica, Nicoloso, La responsabilità contabile per danno erariale nelle società partecipate di gestione delle farmacie comunali, in Ragiusan, 2005, 34.

[37] Corte Conti, reg. Puglia, 23 giugno 2009, n. 492.

[38] Corte Conti, reg. Umbria, 28 settembre 2009, n. 111.

[39] Corte Conti, reg. Liguria, 2 agosto 2009, n. 375.

[40] Corte Conti reg. Umbria, 5 agosto 2009, n. 100.

[41] La Torre, Responsabilità dei medici per violazione degli obblighi di servizio, in Amm. it., 2001, 1402.

[42] Corte Conti, reg. Calabria, 11 giugno 2009, n. 283.

[43] Corte Conti, reg. Toscana, 26 febbraio 2009, n. 161.

[44] Per riflessioni sul tema degli incarichi e consulenze esterne e sulla responsabilità amministrativa che ne deriva, Corte Conti, reg. Abruzzo, 30 ottobre 2008, n. 394; Corte Conti, Sez. App. I, 28 luglio 2008, n. 346; Corte Conti, Sez. App. II,1 dicembre 2000, n. 396; Corte Conti, Sez. App. III, 7 gennaio 2003, n. 2; Corte Conti, 8 gennaio 2003, n. 9; cfr., inoltre, Cass. SS.UU., 19 gennaio 2001, n. 11; 10 luglio 2000, n. 469; 6 maggio 2003, n. 6851 e 17 dicembre 2003 n. 19356.

[45] La Torre, Dirigenza U.S.L. - Consulenze e responsabilità amministrativa, in Amm. it. 1998, 1137.

[46] Corte Conti, reg. Abruzzo, 30 ottobre 2008, n. 394.

[47] Fraioli, La responsabilità amministrativo-contabile del direttore generale della A.S.L., in Nuova rass., 2008, 823.

[48] Corte Conti, Sez. Reg. Calabria, 21 maggio 2008 n. 419.

[49] Corte Conti Sez. Reg. Veneto,12 giugno 2006 n. 589; Corte Conti 4 agosto 2008, n. 357.

[50] Corte Conti Sez. App., 8 novembre 2006, n. 453.

[51] Corte Conti, reg. Abruzzo, 30 ottobre 2008, n. 394.

[52] Corte Conti, reg. Abruzzo, 30 ottobre 2008, n. 394. Sul principio della insindacabilità nel merito delle scelte discrezionali e sui limiti di tale principio, con particolare riferimento alle sponsorizzazioni, Attanasio, Ospedali oggi: aziendalizzazione; donazioni e sponsorizzazioni. Atti del Convegno organizzato dall'Azienda Ospedaliera. Ospedale di Circolo di Melegnano, 15 settembre 2006, Milano, Palazzo delle Stelline, in San. pubbl. priv. 2007, 13.


AVV. FRANCESCO DE CICCO

civile: pratiche contro banche ed Equitalia - amministrativo :espropriazioni- penale : delitti contro il patrimonio , ambiente e P.A.


COLLABORA
Partecipa attivamente alla crescita del web giuridico: consulta le modalitˆ per collaborare ad Altalex . Inviaci segnalazioni, provvedimenti di interesse, decisioni, commenti, articoli, e suggerimenti: ogni prezioso contributo sarˆ esaminato dalla redazione.
NOTIZIE COLLEGATE

16 correzioni personalizzate di pareri e atti + 8 lezioni in "aula virtuale"

Giunto alla XI edizione, il corso on-line diretto per Altalex da Paolo Franceschetti, è mirato all’acquisizione del metodo e delle conoscenze necessarie a superare l'Esame Avvocato e quest'anno si pres ...

Segnalazioni Editoriali
Danno da vacanza rovinata. Strumenti di tutela per il turista-consumatore (Sconto 10%) Prof. Avv. Alessandro Ferretti € 22,00 € 19,80
L’opera analizza alcuni istituti giuridici fondamentali del diritto del turismo, in modo da fornire un quadro di insieme delle regole e della discipli...

Calcolo danno macrolesioni con le tabelle dei principali Tribunali italiani

Milano-Roma 2013
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso agenzia delle entrate amministratore di condominio anatocismo appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile atto di precetto autovelox avvocato bando di concorso carceri cartella esattoriale certificato di agibilità Codice della Strada Codice deontologico forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro comodato compensi professionali concorso in magistratura concussione condominio contratto preliminare contributo unificato convivenza more uxorio danno biologico danno morale Decreto decreto Balduzzi decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva italia demansionamento difesa d'ufficio dipendenti non agricoli diritto all'oblio Equitalia esame esame avvocato esame di avvocato falso ideologico fermo amministrativo figli legittimi figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudici ausiliari giudici di pace giustizia guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto inps insidia stradale interessi legali ipoteca legge di stabilità legge pinto lieve entità mansioni superiori mediazione civile mediazione obbligatoria messa alla prova milleproroghe ne bis in idem negoziazione assistita oltraggio a pubblico ufficiale omesso versamento ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale pedone precetto processo civile processo civile telematico processo telematico procura alle liti provvigione pubblica amministrazione querela di falso responsabilità medica riassunzione ricorso per cassazione Riforma della giustizia riforma forense riforma fornero sblocca Italia sciopero sentenza Franzese sequestro conservativo Sfratti silenzio assenso soluzioni proposte sospensione della patente sospensione feriale spending review Stalking tabella tabelle millesimali tariffe forensi tassi usurari tracce di esame tribunali tulps usucapione usura