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Decorrenza anticipata dell'assegno di mantenimento? Sì ma va motivata
Cassazione civile , sez. I, sentenza 24.01.2011 n° 1613 (Alessandro Verga)

L’assegno divorzile, il quale trova la propria causa nello scioglimento del vincolo matrimoniale, è sempre stato oggetto di attenta analisi sia da parte della dottrina che della giurisprudenza.

Secondo l’orientamento prevalente della Suprema Corte, l’attribuzione dello stesso è subordinato alla mancanza di “mezzi adeguati”, cioè all’inadeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente a conservare un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso, ovvero che poteva ragionevolmente prefigurarsi sulla base di aspettative esistenti nel corso del rapporto matrimoniale (1). A tal fine, il tenore di vita precedente deve desumersi dalle potenzialità economiche dei coniugi, ossia dall’ammontare complessivo dei loro redditi e dalle loro disponibilità patrimoniali (2), senza che sia necessario uno stato di bisogno, e rilevando invece l’apprezzabile deterioramento, in dipendenza del divorzio, delle precedenti condizioni economiche, le quali devono essere tendenzialmente ripristinate, per ristabilire un certo equilibrio (3).

Per la determinazione del diritto all’assegno di divorzio, perciò, deve svolgersi un accertamento bifasico. In primis, il giudice è chiamato a verificare l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza dei mezzi o all’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio. In un successivo momento, poi, il giudice deve procedere alla determinazione in concreto dell’assegno in base alla valutazione dei criteri indicati nello stesso art. 5 della legge sul divorzio, che agiscono come fattori di moderazione e diminuzione della somma considerabile in astratto (e che potrebbero, in ipotesi estreme, anche ad azzerarla quando la conservazione del tenore di vita assicurato dal matrimonio finisca per risultare incompatibile con detti elementi di quantificazione) (4).

Fatte queste premesse di carattere prettamente teorico riguardo la natura dell’assegno divorzile, bisogna ora interrogarsi su due questioni di fondamentale importanza, e cioè sia sul momento in cui inizia a decorrere l’obbligo di corrispondere il medesimo da parte di uno dei coniugi nei confronti dell’altro sia il dovere di “motivazione” da parte del giudice riguardo alla discrezionalità sulla data di decorrenza.

Per quanto riguarda il primo punto, la giurisprudenza della Suprema Corte, in relazione al disposto dell’art. 4, comma 13, della L. 898/1970 (5), è sempre stata concorde nell’affermare che il tribunale può far decorrere l’obbligo di corresponsione dell’assegno di mantenimento non solo dal momento del passaggio in giudicato della pronuncia di scioglimento dell’unione coniugale, ma anche da quello antecedente della domanda giudiziale.

L'assegno divorzile, trovando la propria fonte nel nuovo status delle parti rispetto al quale la pronuncia del giudice ha efficacia costitutiva, dovrebbe perciò decorrere dal passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale; a tale principio, però, l'art. 4, comma 13, della L. n. 898/1970 ha introdotto un temperamento avendo conferito al giudice il potere di anticipare, in relazione alle circostanze del caso concreto ed anche in assenza di specifica richiesta, la decorrenza dell’obbligo di corresponsione dell’assegno dalla data della domanda di divorzio (6). Il potere discrezionale del giudice (“…può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda”), infatti, ha una portata generale ed è quindi applicabile non solo nell'ipotesi, espressamente prevista, in cui si sia pronunciato il divorzio con sentenza non definitiva, ma anche in quella in cui con la stessa decisione si sia dichiarato lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e si sia condannato un coniuge a corrispondere all’altro l’assegno di divorzio, senza peraltro che sia necessaria un’apposita domanda di parte in relazione alla decorrenza dell’assegno (7).

In ordine all’obbligo di motivazione, la sentenza n. 1613/2011 ha ribadito quanto è già stato recentemente affermato in sede di legittimità (8) e cioè che il giudice, qualora ritenga discrezionalmente di dover anticipare il decorso dell’assegno divorzile dal momento della domanda, è tenuto anche a fornire un’adeguata motivazione, fondata su presupposti di fatto, della propria scelta.

Ciò rappresenta, ad opinione dello scrivente, una precisazione di fondamentale importanza rispetto alla precedente giurisprudenza della Suprema Corte poiché viene posto l’accento sulla componente “assistenziale” che si è sempre stati concordi nell’attribuire all’assegno divorzile, sulla tutela della “parte debole” del rapporto coniugale nonché sull’aggravio economico che un’anticipazione della decorrenza al momento della domanda produrrebbe nei confronti della controparte; in sintesi, una sorta di ultrattività della società naturale fondata sul matrimonio di cui all’art. 29, Costituzione.

Infatti, come in precedenza affermato, la corresponsione dell’assegno divorzile è legata sia all’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi di un coniuge, o all’impossibilità di procurarseli in altro modo, sia al concreto tenore di vita tenuto dall’altro. In pratica, la parte meno forte dal punto di vista economico potrebbe ricevere un sicuro vantaggio laddove il giudice decidesse di far decorrere l’assegno divorzile dal momento della domanda piuttosto che da quello di scioglimento del vincolo coniugale con conseguente maggior aggravio della controparte.

Per tutto quello che si è venuto dicendo sino ad ora, perciò, la “motivazione” assume un’importanza fondamentale.

La discrezionalità attribuita al giudice, esercitabile anche al di fuori di un’espressa richiesta, assume così una nuova dimensione, dovendo questi accentuare l’attenzione attribuita ai presupposti di fatto in base ai quali viene fatta la scelta di derogare al predetto principio, secondo il quale l’obbligo di mantenimento decorrerebbe dal momento dell’acquisizione del nuovo status delle parti, dato che la sua decisione potrebbe influire positivamente nei confronti di uno degli ex coniuge e negativamente nei confronti dell’altro.

In poche parole, il giudice deve fondare il favor nei confronti di una parte su precisi presupposti di fatto, facendo perno sulla concreta situazione patrimoniale di entrambe.

Nel caso de quo, nel quale un ex marito ha impugnato la decisione discrezionale del giudice di anticipare il decorso dell’assegno divorzile a favore della moglie al momento della domanda giudiziale, la Corte di Cassazione ha giustamente affermato che “questo potere può essere esercitato anche in mancanza di un'apposita richiesta di parte, essendo quest'ultima prescritta al solo fine del riconoscimento dell'assegno, ma, come evidenziato dal tenore letterale della disposizione in esame, ha carattere discrezionale, postulando una valutazione delle circostanze concrete che inducono a derogare al predetto principio”, perciò “il suo esercizio richiede… una apposita motivazione, ovviamente mancante nella sentenza impugnata, che, come si è detto, ha ritenuto che la decorrenza dell'assegno dalla data della domanda costituisse la regola generale”.

In conclusione, la motivazione diviene ancor più di prima, attraverso l’interpretazione evolutiva della Suprema Corte, momento fondante dell’attività del giudice e, soprattutto, del suo potere discrezionale di tutela di una parte nei confronti dell’altra.

(Altalex, 10 febbraio 2011. Nota di Alessandro Verga)

_______________

1 Cass. Civ. S.U. n. 11492/90; Cass. Civ. n. 15610/06 Cass. Civ. n. 25436/07.

2 Cass. Civ. n. 15610/2007; Cass. Civ. n. 4764/2007.

3 Cass. Civ. n. 4764/2007; Cass. Civ. n. 4021/2006; Cass. Civ. n. 10210/2005; Cass. Civ. n. 6541/2002; Cass. Civ. n. 15383/2003; Cass. Civ. n. 317/1998.

4 Cass. Civ. n. 18241/2006; Cass. Civ. n. 4040/2003.

5 Art. 4, comma 13, L. 898/1970: “Quando vi sia stata la sentenza non definitiva, il tribunale, emettendo la sentenza che dispone l’obbligo della somministrazione dell’assegno, può disporre che tale obbligo produca effetti fin dal momento della domanda”.

6 Cass. Civ. n. 24991/2010; Cass. Civ. n. 20352/2008; Cass. Civ. n. 4424/2008; Cass. Civ. n. 18321/2007; Cass. Civ. n. 15611/2007; Cass. Civ. n. 25010/2007.

7 Cass. Civ. n. 4424/2008; Cass. Civ. n. 18321/2007; Cass. Civ. n. 15611/2007; Cass. Civ. n. 25010/2007.

8 Cass. Civ. n. 24991/2010.






SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 24 gennaio 2011, n. 1613

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