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Mediazione civile e mediazione familiare: culture a confronto
Articolo 16.02.2011 (Mauro Giarrizzo)

Con il decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28 (Attuazione dell'articolo 60 della legge 18 giugno 2009, n. 69 [1], in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali) si è innestato nel tessuto dell’Ordinamento interno, un precetto disposto per il Legislatore Italiano delegato, in materia di conciliazione civile e commerciale, con esclusione dei diritti indisponibili. Da una prima lettura, il detto decreto 28, figlio dell’articolo 60 della legge delega 69/2009, che ha recepito la direttiva 2008/52/CE[2], disciplina la mediazione e la figura del mediatore civile. Decreto che dall’aprile 2011 sarà obbligatorio in tutte le materie civili e commerciali, pena la improcedibilità dell’azione giudiziaria. In detto decreto all’articolo 1, si dispone:

1. Ai fini del presente decreto legislativo, si intende per:

a) mediazione: l'attività, comunque denominata, svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa;
b) mediatore: la persona o le persone fisiche che, individualmente o collegialmente, svolgono la mediazione rimanendo prive, in ogni caso, del potere di rendere giudizi o decisioni vincolanti per i destinatari del servizio medesimo;
c) conciliazione: la composizione di una controversia a seguito dello svolgimento della mediazione…omissis.

Mentre all’articolo 2, medesimo decreto, si precisa:

Controversie oggetto di mediazione
1. Chiunque può accedere alla mediazione per la conciliazione di una controversia civile e commerciale vertente su diritti disponibili, secondo le disposizioni del presente decreto.
2. Il presente decreto non preclude le negoziazioni volontarie e paritetiche relative alle controversie civili e commerciali, ne' le procedure di reclamo previste dalle carte dei servizi.

Premesso ciò, appare importante un distinguo tra la figura del mediatore civile e quella del mediatore familiare.

Prima di tutto i percorsi formativi sono diversi, così come diversa è la cultura di base.

I mediatori civili nascono da una formazione culturale frutto di retaggio europeistico. L’Italia nel prevedere la legge delega 69/2009, ha cercato di porre un freno alla giustizia malata che non riesce a dare una risposta alle tante istanze dei singoli che hanno visto e continuano a vedere la macchina della giustizia, ingessata e lenta e che non da soluzioni non immediate (tempi di attesa troppo lunghi per la certezza del diritto) ai problemi posti. Scopo della mediazione civile è quello di dare risposte immediate ed entro tempo ragionevoli, pena la condanna dello Stato dopo il 2001[3]. Si arriverà, comunque, ad un esito (positivo, con la successiva omologa, o negativo ) entro massimo quattro mesi dalla richiesta di conciliazione.

Occorre quale titolo di professionalità una laurea triennale, o l’iscrizione in Ordini o collegio professionali, ed un percorso formativo di 50 ore; l’iscrizione presso un Organismo accreditato ai sensi del Decreto del Ministero della Giustizia 18 ottobre 2010, n. 180, rubricato: Regolamento recante la determinazione dei criteri e delle modalità di iscrizione e tenuta del registro degli organismi di mediazione e dell’elenco dei formatori per la mediazione, nonchè l’approvazione delle indennità spettanti agli organismi, ai sensi dell’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, che all’articolo 4, (criteri per l’iscrizione nel registro), prescrive al suo punto 3: Il responsabile verifica altresì: a) i requisiti di qualificazione dei mediatori, i quali devono possedere un titolo di studio non inferiore al diploma di laurea universitaria triennale ovvero, in alternativa, devono essere iscritti a un ordine o collegio professionale…omissis.

Quindi, la qualifica professionale voluta dal Legislatore del 2010, ha risolto una situazione giuridica comunitaria facendo entrare gli effetti nel tessuto giuridico italiano. Effetti voluti e regolamentati da norme precise. La delega di cui all’articolo 60 della legge 69/2009, ha rinviato per l’attuazione a regolamento disposto da parte del Ministro della Giustizia, che in data 18/10/2010, ha reso alla comunità con il decreto n. 180. Decreto Ministeriale che in merito alla qualifica di mediatore civile e di mediazione ha traslato i contenuti del Decreto legislativo 28. La conciliazione civile e commerciale è stata mal vista da taluni Ordini e Collegi professionali, con buona pace del Legislatore che si vede scalzare nel suo lavoro dalle dette categorie quali gruppi di pressione.

Passiamo alla qualifica giuridica del mediatore familiare.

L’Italia, nel 1997 emana la legge 285, (Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza) che all’articolo 4 riconosce la mediazione familiare come … servizio di sostegno e superamento delle difficoltà relazionali. La legge prevede lo sviluppo dei servizi. Sviluppo che si attua solo nei Servizi di assistenza sociale e nelle U.S.L.

Nel 2000, la legge quadro n. 328, (Realizzazione del sistema integrato di interventi e di servizi sociali nazionali) che riconosce l’eliminazione o la riduzione del disagio individuale e familiare.

Nel 2001, la legge 154, (Misure contro la violenza nelle relazioni familiari) introduce l’art. 342ter, con l’espressa possibilità del giudice di utilizzare l’intervento dei servizi sociali o di un centro di mediazione familiare.

Nel 2006, l’articolo 1 intitolato modifiche al codice civile, della legge 8 febbraio 2006, n. 54 [4], rubricata <<Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli>>", (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 50 del 1° marzo 2006), aggiunge vari articolo al detto codice civile, inserisce il 155sexies. Articolo che prevede testualmente all’ultimo comma: << Qualora ne ravvisi l’opportunità, il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’articolo 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli».

La logica del Legislatore non appare così invasiva, come per la legislazione conciliativa del decreto 28/2010, nel cercare di affermare la figura del mediatore familiare. La legge prevede nell’ultimo comma dell’articolo 155 sexies la frase:<<…il Giudice…avvalendosi di esperti, tentino una mediazione>>. Non si è riuscito a capire se tali esperti fossero i mediatori familiari, o altre figure.

Il legislatore ha utilizzato il termine <<mediazione[5]>> in modo generico e solo <<avvalendosi di esperti[6]>>. Ma il termine mediazione, così come è stato introdotto dalla novella può riferirsi a tutto ciò che in esso si possa inserire. E’ un involucro che, come la scatola cinese, può contenere tutto: il consulente tecnico d’ufficio chiamato dal giudice; l’operatore dei servizi sociali; la consulenza degli avvocati; di psicologi, ecc.

Il Codice della Procedura Civile, al Libro I, (disposizioni Generali), al Titolo I, (degli Organi giudiziari), al Capo III (Del consulente tecnico, del custode e degli altri ausiliari del giudice), all’art. 61 parla del consulente tecnico. Mentre all’art. 68 si dispone degli altri ausiliari. Nel dubbio della norma del secondo comma dell’articolo 155-sexies del Codice Civile, il Giudice adito, a chi si deve rivolgere, al C.T.U. o agli altri ausiliari? E sempre nel dubbio della norma chi è il Giudice? E’ il Presidente del Tribunale, il suo delegato o altri? E chi paga il mediatore familiare, visto che esso non è iscritto in alcun Ordine o Albo? Da quale capitolo del bilancio del Tribunale devono essere prelevati i compensi per il lavoro svolto dal mediatore familiare?

L’articolo 61 del Codice di Procedura Civile, parla di <<…consulenti di particolare competenza tecnica>>. L’articolo 68 medesimo codice dispone <<…si può fare assistere da esperti…>>

A chi, il giudice deve rivolgersi, dopo aver avuto la preventiva autorizzazione, per l’affidamento del caso. Chi sono gli esperti? E se il mediatore familiare viene ad assumere la funzione di esperto chiamato dal giudice come dovrà rispondere alle domande che gli porrà il medesimo? Non infrangerebbe un elementare dovere di riserbo e segretezza della mediazione medesima?

La norma italiana lascia un abisso di perplessità linguistica e di applicazione. E’ sempre il Giudice, dopo aver avuto il consenso delle parti, a nominare quale esperto? Anche un mediatore familiare? E può essere esperto anche se non ha un Ordine od un Albo? Basta dunque la semplice iscrizione alla Camera di Commercio e la partita I.V.A., per diventare un esperto? La domanda resta: chi, quindi, può essere l’esperto nominato dal giudice?

Purtroppo la mediazione familiare è vista, in Italia, con diffidenza, vuoi perché vi è poca informazione, (l’informazione veicola solo in una piccola cerchia ristretta di persone, con una elevata cultura) vuoi perché la mentalità dell’Italiano medio vive i propri traumi con paura e cerca di non portare fuori dal proprio essere gli stessi.

La mediazione familiare nasce negli USA, a Los Angeles, nel lontano 1939, con la Los Angeles Conciliation Court[7]. In essa si potenziava la riconciliazione familiare. Si intravide, comunque il primo riferimento sulla mediazione: la capacità di poter mettere insieme le parti e poter arrivare ad una soluzione sulle problematiche connesse. Pioniere della volontà di cambiare le cose e cercare di togliere l’ingessatura nelle procedure per lo scioglimento del matrimonio, fu l’avvocato e psicologo, O. James Coogler. Creò le prime scuole di formazione negli USA, nel 1975 con la Family Mediation Association. Contestualmente iniziò la diffusione della pratica anche tramite la costituzione della rivista Family Mediation. Nel 1978 ideò il manuale di Structured Mediation in Divorce Settlement. Era l’inizio del nuovo pensiero. La coppia comunque in dissolvimento, poteva, tramite un terzo imparziale, vedersi rappresentata nella ricerca di punti di contatto che, diventavano per espressa volontà delle parti accordi. Il successore fu John Haynes, che nel fondare l’Accademy of a Mediatiors, introdusse nella mediazione la tecnica commerciale del problem solving, la negoziazione ragionata (brainstorming). Egli riuscì a elaborare un manuale per la diffusione della teoria, e il formatore nel Quebec presso la Corte Suprema di Montreal. La sua tecnica si diffonde in Europa negli anni 90[8]. Altri dopo questi si sono cimentati nella mediazione familiare.

Nel Quebec negli anni 97 con la legge 65 si regolamentò l’obbligo di informazione di un percorso extragiudiziario per le coppie che si separavano.

In Europa la mediazione arriva di sponda come una lunga onda che dagli USA si propaga. In Francia, nel 1988, ed a Parigi, in particolare si istituisce la APMF (Association pour la Promotion de la Mediation Familiale). Associazione che diffonde la cultura della mediazione familiare tra gli addetti ai lavori (Assistenti sociali, Avvocati etc).

A Ginevra nel 1988 si svolge un Convegno internazionale al quale partecipano vari operatori del Belgio, Olanda, Gran Bretagna. Ospite d’onore furono i “Genitori”.

Il connubio tra psicologi[9] e avvocati[10] emerge nelle varie tecniche affinate con il tempo.

In Germania, la mediazione si sviluppa, grazie agli allievi della scuola americana di J. Heynes, G. Friedman, J. Himmelstein, F. Kaslow, S. Cohen, con la creazione, nel 1992 della BAFM (Bundesarbeitsgemeinschaft fur Familienmediation) organismo istituito da professionisti in assenza di legislazione.

In Spagna, si apre una sorta di collaborazione tra pubblico e privato, nel 1990. Si ha più sensibilizzazione e si arriva negli anni 1992, con la Caixa, a finanziare due progetti a Barcellona, sulla Mediazione Familiare. La Spagna è tra le prime Nazioni a legiferare nell’ambito della mediazione familiare.

Nella terra di Maria Antonietta, l’Austria, paese per cultura evoluta, dopo la partecipazione del Convegno del 1989, si dette regole e diede la possibilità di percorsi formativi nelle Università.

In Italia si arriva, con tre autorevoli psicologi giuristi italiani, mi riferisco a: Cesabianchi; Quadrio e Scaparro, a iniziare a parlare di mediazione familiare, nell’articolo <<Maturare la separazione >> inserito in << Il Bambino incompiuto>>.

Inizia una nuova era per la ricerca dei metodi di approccio della mediazione familiare. Alcune Università cercano di formare persone, in sinergia con la GEA (Genitori Ancora), ad opera di Fulvio Scaparro, e Irene Bernardini, in Milano. A Roma, sempre grazie alla collaborazione tra l’Università la Sapienza Facoltà di Psicologia e l’èquipe diretta da Anna Maria Dell’Antonio, si mediano casi difficili.

Nel 1993 a Roma si organizza il 1° Congresso internazionali sulla mediazione familiare nella , separazione e divorzi, realizzato dal Dipartimento dei Processi e di Sviluppo e Socializzazione.

Ad oggi in Italia, però manca una legislazione che regolamenti il settore. Esso viene affidato in prevalenza a psicologi, ma anche a personale che vengono formate soltanto con poche ore di simulazione.

La Convenzione di Strasburgo del 1996 all'art 13 promuove la soluzione per risolvere i conflitti con la mediazione e altri metodi con lo scopo di un accordo, senza procedimento giudiziario, anche per la tutela dei bambini. Dispone il detto articolo: <<Al fine di prevenire o di risolvere i conflitti, e di evitare procedimenti che coinvolgano minori dinanzi ad un'autorità giudiziaria, le Parti incoraggiano il ricorso alla mediazione e a qualunque altro metodo di soluzione dei conflitti atto a concludere un accordo, nei casi che le Parti riterranno opportuni.>>

Il Consiglio d’Europa, con la Raccomandazione n. R (98) 1 del 21 gennaio 1998, puntando sull’articolo 13 della suddetta Convenzione, invitava <<gli Stati Membri a promuovere e rinforzare la mediazione familiare[11]>>. In tale raccomandazione si legge: <<Il mediatore dovrà avere più in particolare a cuore l'interesse superiore del fanciullo, dovrà incoraggiare i genitori a concentrarsi sui bisogni del fanciullo e dovrà ricordare ai genitori la loro responsabilità primordiale, trattandosi del benessere dei loro figli e della necessità che essi hanno di informarli e consultarli>>.

Nel Libro Verde COM (2002) 196 della Commissione dell'Unione Europea del 19 aprile 2002 sui modi alternativi di risoluzione dei conflitti in diritto civile e commerciale viene fatto esplicito riferimento alla Mediazione Familiare.

La Raccomandazione Rec (2002)10 del 18 settembre 2002 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, agli Stati Membri sulla mediazione in materia civile, descrive <<mediazione>> per <<designare un procedimento per mezzo del quale le parti negoziano le questioni controverse al fine di giungere ad un accordo con l'assistenza di uno o più mediatori. La detta risoluzione, parla dell’imparzialità e dell’indipendenza e della vigilanza delle parità di armi tra le parti, senza imposizione di soluzioni, e della riservatezza degli incontri, del mediatore.

La Direttiva 2002/8/CE del Consiglio dell'Unione Europea del 27 gennaio 2003, volta a migliorare l'accesso alla giustizia nelle controversie transfrontaliere, attraverso la determinazione di regole minime comuni relative all'assistenza giudiziaria, prevede che quest'ultima debba essere concessa alle stesse condizioni, sia nelle procedure giudiziarie tradizionali, che nelle procedure extragiudiziarie, quali la Mediazione.

La Convenzione sulle Relazioni Personali che Riguardano i Fanciulli, fatta a Strasburgo il 15 maggio 2003 del Consiglio d’Europa, all'articolo 7 rubricato <<Risoluzione delle controversie in materia di relazioni personali>>, statuisce: <<… b. Quando bisogna risolvere delle controversie in materia di relazioni personali, le autorità giudiziarie devono adottare tutte le misure appropriate: per incoraggiare i genitori e le altre persone che hanno dei legami familiari con il fanciullo a raggiungere degli accordi amichevoli a proposito delle relazioni personali con quest’ultimo, in particolare facendo ricorso alla mediazione familiare e ad altri metodi di risoluzione delle controversie>>.La Raccomandazione n. 1639/2003 dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa del 25 novembre 2003, recepita dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 16 giugno 2004, ribadisce il valore della Mediazione Familiare e la necessità in questo ambito di ascoltare i minori per garantirne i diritti, invitando gli Stati ad implementarne i principi ed a promuoverne l'utilizzo. All'art 1 si legge: <<La mediazione familiare è un procedimento di costruzione e di gestione della vita tra i membri d’una famiglia alla presenza d’un terzo indipendente ed imparziale chiamato il mediatore. … Compito del mediatore è di accompagnare le parti della mediazione in un procedimento fondato verso una finalità concordata innanzitutto tra loro. L’obiettivo della mediazione è di giungere ad una conclusione accettabile per i due soggetti senza discutere in termini di colpa o di responsabilità. L’accordo raggiunto è ritenuto idoneo ad una pacificazione e ad un miglioramento duraturi della relazione tra i coniugi.>> All'art 7, invece, si legge: <<Lo scopo principale della mediazione non è quello di alleggerire il carico dei tribunali, ma di ristabilire, con l’aiuto di un professionista formato nella mediazione, la carenza di comunicazione tra le parti.>> Il Regolamento (CE) n. 2201 del 27 novembre 2003, relativo alla competenza, al riconoscimento e alla esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale (che abroga il Regolamento (CE) n. 1347/2000), all'art 55, rubricato <<Cooperazione nell'ambito di cause specifiche alla responsabilità genitoriale>>, stabilisce: <<Le autorità centrali, su richiesta di un'autorità centrale di un altro Stato membro o del titolare della responsabilità genitoriale, cooperano nell'ambito di cause specifiche per realizzare gli obiettivi del presente regolamento. A tal fine esse provvedono, direttamente o tramite le autorità pubbliche o altri organismi, compatibilmente con l'ordinamento di tale Stato membro in materia di protezione dei dati personali: ... e) a facilitare un accordo fra i titolari della responsabilità genitoriale, ricorrendo alla mediazione o con altri mezzi, e ad agevolare a tal fine la cooperazione transfrontaliera.>> [12] Il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo, hanno promulgato la direttiva 2008/52/CE del 21/05/2008, relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale. La direttiva, deve essere recepita dagli Stati Membri entro il 21/05/2011. In detta direttiva si riporta il termine di mediazione e mediatore, lasciando ampio spazio discrezionale al Legislatore Italiano.

In altri paesi europei come quella della Catalogna[13], (Spagna) o della Francia[14], o quello della Gran Bretagna[15], esiste una legislazione capace di poter dare una soluzione ai conflitti familiari.

La Regione Lazio, in data 24 dicembre 2008, emanò la legge n. 26, rubricata <<Norme per la tutela dei minori e la diffusione della mediazione familiare>>, e successive modificazioni. Legge regionale si qualificava e si istituiva la figura di mediatore familiare.

In data 12 aprile 2010, con sentenza della Corte Costituzionale n. 131 [16], in adempimento della legge 87/53 venivano dichiarate illegittime a Costituzione la legge 26/2008 e la successiva modificazione alla medesima legge.

Dalla detta sentenza 131, appaiono interessanti due passaggi:

1) L’Avvocatura Generale dello Stato si esprime sulla differenza dei titoli: Scrive la Corte: <<…omissis Secondo la difesa erariale, non potrebbero infatti porsi sullo stesso piano i titoli conseguiti a seguito di percorso formativo di livello inferiore, qual è il titolo di formazione regionale conseguito all’esito della frequenza di un corso della durata di cinquecento ore…>>.

2) Sul considerato in diritto punto 2.2, secondo capoverso si pronuncia la Corte scrivendo: <<….omissis… Ora, la legislazione statale, con l’art. 155-sexies del codice civile, aggiunto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, ha soltanto accennato alla attività di mediazione familiare, senza prevedere alcuna specifica professione, stabilendo che <<qualora ne ravvisi l’opportunità il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli>>, ma a tutt’oggi, non ha introdotto la figura professionale del mediatore familiare, né stabilito i requisiti per l’esercizio dell’attività>>.

Il primo punto, discutibile, (non vi può essere formazione professionale di primo o secondo livello. Molte volte i docenti, in astratto, potrebbero essere gli stessi, cambiando semplicemente le strutture pubbliche e/o private che presentano offerta formativa. Poi la parità di insegnamento fra pubblico e privato, e via dicendo. Discorso che in questo momento potrebbe esserci di ausilio: per la formazione del mediatore civile occorre una laurea breve, (rilasciata anche da Università private); un titolo formativo di 50 ore prodotto da enti privati e/o pubblici iscritti nel Registro di cui al D.M. 180/2010; o l’iscrizione in un albo. Si pensi agli Albi professionali dei Geometri, dei consulenti del lavoro, dei ragionieri, ecc. Requisito è il diploma di scuola secondaria di secondo grado.

Differenza e disparità di trattamento tra persone che potrebbero fare la stessa mediazione (civile e/o familiare).

Il punto secondo richiamato dalla sentenza della Consulta appare importante perché innova la visione legislativa creando una aggiunta a ciò che l’articolo 155 sexies non possiede. Scrive la Corte: <<…omissis… Ora, la legislazione statale, con l’art. 155-sexies del codice civile, aggiunto dalla legge 8 febbraio 2006, n. 54, ha soltanto accennato alla attività di mediazione familiare, senza prevedere alcuna specifica professione, stabilendo che… omissis>>. In vero l’art. 155 sexies parla di esperti e di mediazione. Nulla dice sul mediatore familiare. Dunque, anche se il Legislatore ordinario non ha ben scritto la norma, la Corte ne ha aggiustato il tiro.

Ma dalla poca legislazione in materia della figura di mediatore familiare altro non resta che resistere alla sudditanza dalla mediazione civile. Le due figure sono e restano differenti per modalità di tempo e cultura. La figura del mediatore familiare, ad avviso di chi scrive, deve ritagliarsi, come ha fatto e sta facendo oggi, il proprio spazio, nei modi e termini con cui il mediatore familiare si è distinto.

<<Compito del mediatore è di accompagnare le parti della mediazione in un procedimento fondato verso una finalità concordata innanzitutto tra loro.>> Così dispone la Raccomandazione n. 1639/2003 dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa del 25 novembre 2003, recepita dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 16 giugno 2004.

E, come scritto da alcuni, forse anche il mediatore civile potrà arrivare a tale conclusione.

Ma continua la detta Raccomandazione all’articolo 7: << Lo scopo principale della mediazione non è quello di alleggerire il carico dei tribunali, ma di ristabilire, con l’aiuto di un professionista formato nella mediazione, la carenza di comunicazione tra le parti.>> Formazione propria di poche categorie di professionisti, tra cui i mediatori familiari.

Ancora una volta, quindi, si dovrà aspettare il responso della elaborazione giurisprudenziale.

Appare dubbia la situazione esternata da qualcuno sulla possibilità di poter perdere la mediazione familiare a favore di quella civile. Sono e rimarranno simili ma mai uguali.

(Altalex, 16 febbraio 2011. Articolo di Mauro Giarrizzo)

_______________

[1] Vedi: Legge 18 giugno 2009, n. 69 "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile" (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2009 - Supplemento ordinario n. 95) articolo 60 lettera l) per le controversie in particolari materie, prevedere la facoltà del conciliatore di avvalersi di esperti, iscritti nell'albo dei consulenti e dei periti presso i tribunali, i cui compensi sono previsti dai decreti legislativi attuativi della delega di cui al comma 1 anche con riferimento a quelli stabiliti per le consulenze e per le perizie giudiziali.

[2] Vedi: Parlamento UE - Consiglio CE - Direttiva 21.05.08, n. 52 (2008/52/CE) del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008 relativa a determinati aspetti della mediazione in materia civile e commerciale. Al suo considerando n. 6 dice: (6) La mediazione può fornire una risoluzione extragiudiziale conveniente e rapida delle controversie in materia civile e commerciale attraverso procedure concepite in base alle esigenze delle parti. Gli accordi risultanti dalla mediazione hanno maggiori probabilità di essere rispettati volontariamente e preservano più facilmente una relazione amichevole e sostenibile tra le parti. Tali benefici diventano anche più evidenti nelle situazioni che mostrano elementi di portata transfrontaliera. Segue al considerando 10: La presente direttiva dovrebbe applicarsi ai procedimenti in cui due o più parti di una controversia transfrontaliera tentino esse stesse di raggiungere volontariamente una composizione amichevole della loro controversia con l’assistenza di un mediatore. Essa dovrebbe applicarsi in materia civile e commerciale, ma non ai diritti e agli obblighi su cui le parti non hanno la facoltà di decidere da sole in base alla pertinente legge applicabile. Tali diritti e obblighi sono particolarmente frequenti in materia di diritto di famiglia e del lavoro.

[3] Vedi: Legge 24 marzo 2001, n. 89 (detta Legge Pinto) Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell'articolo 375 del codice di procedura civile. (G.U. SERIE GENERALE N. 78 DEL 3/4/2001)- che ha introdotto nel nostro ordinamento l'istituto dell'equa riparazione del danno patrimoniale o non patrimoniale conseguente al mancato rispetto della durata ragionevole del processo di cui all'art. 6 paragrafo 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali firmata in Roma il 4.11.1950, resa esecutiva con Legge 4.8.1955 n. 848 ed entrata in vigore per l'Italia il 26.10.1955. Fissa all'art. 3 i criteri per la determinazione della competenza territoriale, prevedendo che la relativa domanda deve essere presentata "dinanzi alla Corte d'Appello del distretto in cui ha sede il giudice competente ai sensi dell'art. 11 del c.p.p. a giudicare nei procedimenti riguardanti i magistrati nel cui distretto e' concluso o estinto relativamente ai gradi di merito ovvero pende il procedimento nei cui ambito la violazione si assume verificata.

[4] S. SCICCHITANO, (a cura di) Codice Civile e leggi complementari, Milano 2009, pag. 84. La legge 08/02/2004, n. 54 , ha apportato modifiche sostanziali nell’affidamento dei figli.

[5] Il Vocabolario Treccani, op. cit., Vol. III termine mediazione. - 1.a. Azione esercitata da una persona (o anche da un ente, una nazione, ecc.) per favorire accordi fra altre sfumando e smussando i contrasti che le dividono: offrire, accettare la m.; tentare una mediazione. b. (teol.) La funzione e l'opera di Gesù Cristo, che con la sua passione e morte ha redento l'uomo dal peccato riconciliandolo con Dio. c. [N 2001] M. culturale, l'azione culturale che si svolge per favorire l'integrazione degli immigrati. 2. (comm.) a. Attività svolta dal mediatore nell'assistere due o più persone interessate alla conclusione di un affare o di un contratto, con l'intento che esse raggiungano un accordo. b. (estens.) La provvigione che rappresenta il compenso dell'opera svolta dal mediatore. 3. (filos.) L'atto logico che, a partire da asserzioni di evidenza immediata, permette di arrivare a una conclusione attraverso passaggi intermedi.

[6] Il Vocabolario Treccani, op-. cit., II termine: esperto agg. 1.a. Che ha esperienza, che conosce bene, anche con la prep. di: sono poco e. di queste faccende. b. Assol., che ha lunga pratica e abilità, detto anche di cose: un e. pilota, un operaio e.; un occhio esperto. 2. (inform.) Sistema e., in informatica, sistema che simula le conoscenze in un settore dato, che sono proprie dell'intelligenza umana. n s. m. (f. -a) Perito, tecnico: affidarsi al giudizio di un esperto. u Avv. espertamente.

[7] C. MARZOTTO, Per una storia della mediazione familiare, in MEDIAZIONE FAMILIARE SISTEMATICA, 2, in Rivista semestrale 2003, in www.mediazionefamiliare.it.

[8] L. BOYERO, La mediazione familiare, Napoli, 2000. (Edizione originale 1999).

[9] Il Vocabolario Treccani, II Edizione Roma 1997, ISTITUTO DELLA ENCICLOPEDIA ITALIANA, fondata da G. TRECCANI Vol. 6, voce Psicologo: Chi esercita la psicologia come professione. …3. (estens.) Chi conosce bene l'animo umano ed è in grado di valutare il carattere di una persona, comprenderne gli stati d'animo e i comportamenti.

[10], Il Vocabolario Treccani, op. cit., Vol. I., voce avvocato s. m. a). - 1. (prof.) Professionista forense che assiste la parte nel giudizio: a. civilista, a. penalista; a. difensore; a. di parte civile, quello che patrocina gli interessi civili della parte lesa nei procedimenti penali; a. generale, magistrato della Corte di cassazione o d'appello; a. dello stato, facente parte dell'avvocatura dello stato; a. della Chiesa (a. concistoriale, a. rotale), quello che assiste le parti nelle cause di competenza ecclesiastica. 2. (fig.) Difensore, intercessore, protettore, chi prende le difese di altri: non ho bisogno di avvocati io!; farsi a. di un'opinione, di una tesi, di un partito.

[11] Vedi www.Anamef.it/normative_nazionali_e_sovranazionali.html.

[12] Vedi www.eurr-lex.europa.ue. Il regolamento è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. L 338 del 23/12/2003, pag. 0001-0029.

[13] Legge di Mediazione Familiare della Galizia, 31/05/2001, n. 4; D.O.G. del 18/06/2001; legge sulla Mediazione Familiare della Catalogna, 15/03/2001, n. 1, attuata nell’aprile 2001; Legge di Mediazione Familiare di Valencia, del 26/11/2001.

[14] Legge 08/02/1995, n. 125, (disposizioni sulla procedura civile); Decreto 22/07/1996, n. 652; Legge 04/03/2002, n. 305; Legge 22/04/2002 (nomina del Comitato Consultivo nazionale sulla Mediazione Familiare).

[15] Legal aid Act del 1988; Children Act del 1989; Family Low Act del 1999; Access to Justice Act del 1999.

[16] Vedi www.giurcost.org/decisioni/index.html.







Avv. Alessandro Caleo

Lo studio si occupa di diritto civile, commerciale, di contrattualistica d'impresa. Disponibile per domiciliazioni presso i Tribunali di Massa Carrara e La Spezia.


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NOTIZIE COLLEGATE
Prefazione e postfazione alla mediazione familiare (Articolo 03.10.2014 (Margherita Marzario) )

Mediazione e conciliazione. Volume aggiornato al DM 180/2010 (Libro , segnalazione del 17.11.2010 (Adriana Capozzoli) )

Mediazione civile: in vigore il regolamento di attuazione (Decreto Ministero Giustizia 18.10.2010 n° 180 , G.U. 04.11.2010 )

I mediatori familiari secondo la Corte Costituzionale (Corte Costituzionale , sentenza 15.04.2010 n° 131 (Adriana Capozzoli) )

Titoli professionali, competenza statale, sussistenza (Corte Costituzionale , sentenza 15.04.2010 n° 131 )

Mediazione civile: la riforma pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Decreto legislativo 04.03.2010 n° 28 , G.U. 05.03.2010 (Luigi Viola) )

Collegato Competitività: in Gazzetta la riforma del processo civile (Legge 18.06.2009 n° 69 , G.U. 19.06.2009 )

Controversie trasfrontaliere: le nuove norme per promuovere la mediazione (Direttiva Europea 21.05.2008 n° 2008/52/CE )

Affidamento condiviso dei figli in caso di separazione dei genitori (Legge 08.02.2006 n° 54 , G.U. 01.03.2006 )

Misure contro la violenza nelle relazioni familiari (Legge 04.04.2001 n° 154 )

Legge Pinto: durata ragionevole del processo ed equa riparazione (Legge 24.03.2001 n° 89 , G.U. 03.04.2001 )


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Giunto alla XI edizione, il corso on-line diretto per Altalex da Paolo Franceschetti, è mirato all’acquisizione del metodo e delle conoscenze necessarie a superare l'Esame Avvocato e quest'anno si pres ...

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Milano-Roma 2013
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