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Danni cagionati a terzi dagli alunni e per i danni auto-provocati
Articolo 29.03.2011 (Domenico Chindemi)

Sommario: 1. Definizione di insegnante e presupposti della responsabilità scolastica - 2. Esclusione di responsabilità - 3. Natura contrattuale o extracontrattuale della domanda risarcitoria - 4. Danno cagionato dall’alunno a se stesso - 5. Infortunio sportivo dell’alunno - 6. Servizio di accompagnamento dell’alunno mediante scuolabus - 7. Concorso di colpa dei genitori - 8. Foro erariale - 9. Interruzione del giudizio per il raggiungimento della maggiore età dell’alunno - 10. Danni risarcibili.

1. Definizione di insegnante e presupposti della responsabilità scolastica

Vengono analizzati i principali profili della responsabilità scolastica, di natura contrattuale, ex art. 1218 c.c., e aquiliana, con riferimento, oltre che ai generali principi del neminem laedere, alla responsabilità aggravata ex art. 2048 e 2050 c.c., ove configurabile, differenziando le diverse ipotesi quanto all’onere della prova incombente sulle rispettive parti.

Nell’ambito della responsabilità scolastica il termine di raffronto va operato con l’insegnante, nel caso di responsabilità contrattuale e con il precettore, di cui all’art. 2048 c.c. nel caso di responsabilità aquiliana, mentre la responsabilità dell’istituto scolastico e,per esso, del Ministero della Istruzione, va individuato nell’art. 2049 c.c. (secondo cui "I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro dipendenti e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti").[1]

Le due nozioni, tuttavia, coincidono sia per ragioni logiche, sia testuali.

Va qualificato precettore, ai sensi dell'art. 2048, secondo comma, cod. civ., il soggetto al quale l'allievo è affidato per ragioni di educazione ed istruzione, sia nell'ambito di una struttura scolastica (come avviene per i maestri), sia in virtù di un autonomo rapporto privato (quale è quello che intercorre con un institore), sempre che l'affidamento, se pur limitato ad alcune ore del giorno o della settimana, assuma carattere continuativo e non sia, quindi, meramente saltuario.[2]

Va verificato, quindi, se nella nozione di precettore vada ricompreso anche colui al quale, pur con carattere non continuativo, ma saltuario e occasionale, siano affidati gli alunni.

In tale ultima evenienza non si ravvisa responsabilità dell’Istituto ex art. 2048 c.c., ma sussiste, comunque, la responsabilità ex art. 1228 c.c. del Ministero; anche dalla responsabilità ex art. 2048, comma 2, dell’insegnante consegue necessariamente quella dell'Istituto e, per esso del Ministero della Istruzione con il quale intrattiene il rapporto di lavoro; tale responsabilità trae fondamento dalla previsione dell'art. 2049, che non ammette prova liberatoria da parte del datore di lavoro, sul quale grava il rischio di impresa.

Se il danno è stato provocato da un terzo durante l’orario di lavoro è possibile che la domanda risarcitoria possa essere proposta anche nei confronti del responsabile, ex art. 2048, comma 1, c.c., al fine di farne valere la responsabilità concorrente ed ottenerne la condanna in solido con il Ministero.

La disciplina della responsabilità del personale della scuola per i danni prodotti ai terzi nell'esercizio delle funzioni di vigilanza degli alunni, sotto l'aspetto sia sostanziale che processuale è stata modificata dall'art. 61 della legge 11 luglio 1980, n. 312 che ha previsto la surrogazione, nel lato passivo, dell'Amministrazione al personale scolastico, nell'obbligazione risarcitoria verso i terzi danneggiati e la conseguente esclusione della legittimazione passiva degli insegnanti.[3]

La norma, per un evidente fine di solidarietà, prevede la surroga della P.A. al personale direttivo, docente, educativo, nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi.

La surroga, in tal caso, opera nel lato passivo, nel senso che la P.A. assume, in caso di azione giudiziaria, la posizione del dipendente pubblico, sia per la legittimazione passiva (il che determina l'estromissione del dipendente dal giudizio e dalla responsabilità dirette verso il danneggiato), sia per la posizione sostanziale, nel senso che assume le responsabilità e le conseguenze della responsabilità civile, ove questa sia accertata giudizialmente.

Si verifica, quindi, la sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze dell'applicabilità nei loro confronti della presunzione di cui all'art. 2048, secondo comma, cod.civ., nei giudizi di danno per "culpa in vigilando", ma con conseguenze esclusivamente sul piano processuale, mediante l'esonero dell'insegnante statale dal processo, nel quale l'unico legittimato passivo è il Ministero dell'istruzione, nei cui confronti continuerà ad applicarsi, nei casi di danno provocato da un alunno ad un altro alunno, la presunzione di responsabilità prevista dalla norma citata, mentre la prova del dolo o della colpa grave dell'insegnante rileva soltanto ove l'amministrazione eserciti, successivamente alla sua condanna, l'azione di rivalsa nei confronti del medesimo.[4]

L'art.61 della legge 11 luglio 1980, n. 312, testualmente dispone: "La responsabilità patrimoniale del personale direttivo, docente, educativo e non docente della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica dello Stato e delle istituzioni educative statali per danni arrecati direttamente all'Amministrazione in connessione a comportamenti degli alunni è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave nell'esercizio della vigilanza sugli alunni stessi.

La limitazione di cui al comma precedente si applica anche alla responsabilità del predetto personale verso l'Amministrazione che risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamenti degli alunni sottoposti alla vigilanza. Salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l'Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi".

La norma concerne esclusivamente il personale scolastico, docente o non docente, appartenente all'Amministrazione dello Stato, sia con riguardo al dato meramente testuale dell'articolo in esame ("personale ... dello Stato e delle istituzioni educative statali"), sia alla collocazione della norma medesima nel contesto generale della legge, che disciplina appunto il nuovo assetto retributivo - funzionale del personale civile e militare dello Stato.

Sotto il profilo sostanziale due sono i principi enucleabili: a) che la responsabilità del personale scolastico delle scuole statali, per fatti commessi dagli alunni, è limitata ai soli casi di dolo o colpa grave, per i danni arrecati all'Amministrazione, nell'esercizio dell'obbligo di vigilanza; b) che la limitazione di cui sopra si riferisce anche alla responsabilità del menzionato personale per danni subiti da terzi per comportamenti degli alunni sottoposti alla vigilanza.

Trattasi di illecito connesso alla culpa in vigilando, stante lo stretto collegamento tra le norme precedenti, che disciplinano appunto la culpa in vigilando del personale scolastico.

Sotto l’aspetto processuale, deducibile dall'ultima parte del II comma del citato articolo 61, l'amministrazione (statale) si "surroga" al personale di cui sopra per gli illeciti commessi dal personale medesimo.[5]

Non rileva, ai fini in esame, il comma 1, concernente la responsabilità patrimoniale dell'insegnante (e degli altri soggetti ivi indicati) per i danni che gli alunni abbiano arrecato direttamente all'Amministrazione (danneggiando strutture, materiale o arredi).

Va, invece, preso in esame il comma 2, prima parte, per rilevare che tale norma prevede la limitazione della responsabilità del personale ai soli casi di dolo o colpa grave "verso l'Amministrazione che risarcisca il terzo dei danni subiti per comportamento degli alunni sottoposti alla vigilanza", e va quindi intesa, con stretta aderenza alla lettera della norma, nel senso che il limite è fissato "verso l'Amministrazione" e non verso i terzi. Si tratta, quindi, di un limite destinato ad operare nell'ambito dell'eventuale giudizio di rivalsa che l'Amministrazione intraprenda contro l'insegnante davanti alla Corte dei conti, dopo aver subito una condanna a favore del terzo danneggiato.[6]

La legittimazione passiva dell'insegnante, quindi, è esclusa, non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell'ambito di un'azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all'art. 2048 c.c., comma 2), ma anche nell'ipotesi di danni arrecati dall'allievo a se stesso (ipotesi questa da far valere secondo i principi della responsabilità contrattuale, ai sensi dell'art. 1218 c.c.).[7]

La ratio di tale esclusione generalizzata di responsabilità è evitare una disparità ingiustificata di trattamento in relazione ad eventi dannosi imputabili alla violazione di un identico obbligo di vigilanza, anche nel caso di azioni di responsabilità promosse per danni subiti dagli alunni a causa di atti da loro stessi compiuti.

Sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che é sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'Amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto.[8]

In caso di “bullismo” all’interno della scuola, sussiste la responsabilità dell’insegnate che può rivestire anche i connotati della colpa grave, e, quindi, della scuola, ove il docente o la scuola siano a conoscenza del comportamento vessatorio degli alunni nei confronti di altri alunni e non abbiano posto in essere adeguati accorgimenti al fine di evitare episodi di prevaricazione nei confronti di latri alunni che possono anche sfociare in comportamenti violenti e lesioni.

In tale caso, indipendentemente dalla singola condotta, non potrà essere addotta quale esimente l’imprevedibilità del singolo episodio, ove comunque non si siano poste in essere misure adeguate per prevenire tali episodi. [9]

Possono essere attribuiti, "in casi di particolare necessità", compiti di sorveglianza sugli alunni, ex art.7 del D.P.R. 31 maggio 1974, n. 420, anche ad una categoria del personale ausiliario delle scuole statali, quale quella dei bidelli, ma trattasi di ipotesi residuale ed eccezionale.

L'art. 61 non menziona affatto il predetto personale, che, al contrario, è, significativamente, previsto solo nell'art. 574 della successiva legge 16 aprile 1994, n. 297, che riproduce il contenuto della norma in esame e contiene, invece. un espresso riferimento a tutto "il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario"

2. Esclusione di responsabilità

La responsabilità conseguente alla vigilanza cui è tenuto un istituto scolastico su un minore è strettamente connessa all'affidamento del minore medesimo da parte dei genitori all'istituto e si mantiene per un tutto il periodo in cui il minore rimane nell'istituto e non venga riconsegnato al potere di vigilanza dei genitori

L'art. 2048, comma 3, nel prevedere che gli insegnanti "sono liberati da responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto", pone una presunzione di responsabilità, superabile solo dalla prova della inevitabilità dell'evento dannoso.[10]

Al fine della prova contraria non è sufficiente, per l’ insegnanti, invocare la disciplina, l'ordine ed il rigore che caratterizzano l'Istituto scolastico.

Occorre,al riguardo, fornire la prova liberatoria alla quale l'art. 2048, comma 2,c.c. subordina l'esclusione della responsabilità del precettore, costituita dalla interruzione del nesso di causalità tra la condotta dell'alunno, sottoposto alla vigilanza dell’insegnante, e l'evento dannoso, per l'inserimento della causa efficiente esclusiva costituita dalla condotta dell'alunno, (ad esempio per comportamenti del tutto imprevedibili dello stesso studente) di un terzo o di un fattore non previsto né prevedibile caratterizzato da repentinità, imprevedibilità ed inevitabilità, non imputabile all'amministrazione scolastica.

Oltre alla dimostrazione, da parte dell’insegnante, di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo dopo l'inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari o organizzative idonee ad evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determinarsi di detta serie causale.[11]

Mentre, quindi, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che é sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, spetta al Ministero dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea ad impedire il fatto.[12]

Si ritiene che la dimostrazione dell'avvenuta adozione di misure preventive necessarie a consentire sia la libertà dei movimenti degli allievi, sia l'ordinato svolgimento della lezione sia necessaria ove possa desumersi che l’infortunio possa essere stato agevolato dalla mancata adozione di tali misure (es: buca del campo di calcio che ha agevolato l’incidente, ancorchè cagionato da un fallo di gioco).

Non esonera da responsabilità l’istituto scolastico l’infortunio verificatosi sia durante l’ora di lezione, in caso di assenza del professore per malattia o altra causa, sia quello a cavallo tra un’ora e l’altra, in assenza del professore in aula, in quanto è preciso onere dell’istituto adottare tutte le misure opportune al fine di evitare la scopertura delle classi, durante l’orario di lezione e anche a cavallo tra una lezione e l’altra, non trattandosi di eventi eccezionali, ma, anzi, prevedibili.

L'istituto di istruzione ha il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui essi gli sono affidati, e quindi fino al subentro, almeno potenziale, dei genitori o di persone da questi incaricata; tale dovere di sorveglianza, pertanto, permane per tutta la durata del sevizio scolastico, servizio che non può essere interrotto per l'assenza di un insegnante, non costituendo tale assenza fatto eccezionale, bensì normale e prevedibile, né per essersi verificato il fatto a cavallo tra un’ora e l’altra di lezione durante il cambio degli insegnanti.[13]

In altri termini viene imputato a titolo di responsabilità anche il difetto di organizzazione dell’Istituto scolastico che deve essere sempre in grado di far fronte, con opportune misure (accorpamenti di classi, disponibilità e sostituzione di docenti) ad eventi non certo imprevedibili quali l’assenza del professore o il ritardo nel cambio di classe degli insegnanti alla fine delle ore di lezione.

Il d.p.r. 420 del 1974 e il d.p.r. 588 del 1985, prevedono, a determinate condizioni, il ricorso al personale ausiliario in caso di assenza degli insegnanti, ma senza escludere l’obbligo di vigilanza in tale occasioni, ma anzi presuppongono l'esistenza di tale dovere, che deve essere comunque adempiuto, anche in caso di assenza dell'insegnante per l'intera lezione o di ritardo.

Il direttore didattico di una scuola ha il dovere, per l'attività di controllo sulla sicurezza di essa, di custodire le attrezzature scolastiche che sono disponibili per gli insegnanti e di vigilare il minore affidato alla scuola dal momento dell'affidamento al momento della riconsegna ai genitori, lasciandolo in un luogo in cui, di norma, non vi sono situazioni di pericolo, finché non rientra nella sfera di sorveglianza dei genitori, e senza che l'eventuale disposizione del genitore di lasciare il minore senza sorveglianza in un luogo pericoloso possa esimere da responsabilità l'istituto o un suo incaricato.

Va anche evidenziato che nessuna norma autorizza il Preside a non accettare in aula studenti minorenni in ritardo, altre dovendo essere le misure (di natura disciplinare) per ovviare il ripetersi dell'inconveniente.

Occorre anche prestare attenzione alla chiusura dei cancelli al fine di evitare che estranei si introducano e provochino danni.

3. Natura contrattuale o extracontrattuale della domanda risarcitoria

Il titolo della responsabilità del Ministero della Istruzione o dell'ente gestore di una scuola privata nel caso di alunni che subiscano danni durante il tempo in cui dovrebbero esser sorvegliati dal personale della scuola può essere duplice e può esser fatto valere contemporaneamente: contrattuale se la domanda è fondata sull' inadempimento all' obbligo specificatamente assunto dall'autore del danno di vigilare ovvero di tenere una determinata condotta o di non tenerla; extracontrattuale se la domanda è fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri.[14]

La responsabilità contrattuale è regolata dall'art. 1218 c.c.; a chi la fa valere spetta provare soltanto che il danno è stato subito nelle circostanze prima indicate.

È invece onere del Ministero della Istruzione provare che il danno non è derivato da causa a sè imputabile.

Rilevano, al riguardo, le norme del codice civile che disciplinano la diligenza nell'adempimento delle obbligazioni, non l'art. 61 della legge n. 312 del 1980, perché esso regola il rapporto tra l'amministrazione ed il personale della scuola e riguarda i limiti in cui l'onere del risarcimento resta a carico del Ministero o può invece essere dal Ministero trasferito a carico del personale.

La responsabilità da fatto illecito è regolata dall'art. 2043 c.c., e anche da altre norme, quali, in particolare, gli artt. 2047, 2048, 2049 e 2050 c.c. con esclusione dell’art. 61 della legge n. 312 del 1980 che non riguarda il regime della responsabilità dell'ente gestore della scuola, ma il regime della responsabilità del personale che, tuttavia è sempre esonerato da responsabilità verso il danneggiato, anche, in sede di rivalsa, a meno che non ricorra la colpa grave o il dolo.[15]

Vengono in rilievo, in particolare l'art. 2048, comma 2, c.c. (secondo cui "I precettori ... sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi ... nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza"), e, nei confronti dell'Istituto, l'art. 2049 c.c. (secondo cui "I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro dipendenti e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti").

L'art. 2048, comma 3, nel prevedere che gli insegnanti "sono liberati da responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto", pone una presunzione di responsabilità, superabile solo dalla prova della inevitabilità dell'evento dannoso,

Richiesto il risarcimento ex art. 2043 cod. civ. è onere degli attori (generalmente i genitori esercenti la potestà sul minore) provare come i fatti si sono svolti ed inoltre il dolo o la colpa, che deve essere grave, dell'insegnante:, in quanto l'art. 61 della L. 11 luglio 1980, n. 312 esonera altrimenti il personale e quindi il Ministero da responsabilità per i danni dovuti ai comportamenti degli alunni, sottoposti alla loro vigilanza.

Occorre, tuttavia, distinguere il caso in cui il danno all’alunno sia stato cagionato da terzi o da fatto, comunque, non imputabile allo studente dalla diversa ipotesi di danno c.d. auto - provocato, cioè direttamente provocato dall’alunno a se stesso

Il rapporto che intercorre tra l'allievo e l'istituto scolastico. costituisce contratto di protezione che trova la sua fonte nel contatto sociale[16] e tra gli interessi non patrimoniali da realizzare, rientra quello all'integrità fisica dell'allievo, con conseguente risarcibilità del danno non patrimoniale da autolesione.

In tale ultima fattispecie la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante ha natura contrattuale, atteso che - quanto all'istituto scolastico - l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale, dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso; e che - quanto al precettore dipendente dell'istituto scolastico - tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona. Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 cod. civ., sicché, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, sull'altra parte incombe l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante.[17]

Dall'iscrizione deriva, quindi, a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, quindi, anche l'obbligo di vigilare, predisponendo gli accorgimenti necessari a seconda della conformazione dei luoghi, affinchè nei locali scolastici non si introducano terzi (persone o animali) che possano arrecare danni agli alunni.[18]

In tale prospettiva, come già evidenziato, l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre è onere del convenuto dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa a sè non imputabile essendo stati predisposti gli accorgimenti idonei ad impedire l'accesso a terzi.

L'insegnante è certamente responsabile per il fatto illecito dell'allievo minorenne anche se il danno sia subito dallo stesso allievo che lo ha prodotto, allorchè il comportamento dell'insegnante sia connotato da negligenza.

Resta, tuttavia da verificare se il giudice possa autonomanente qualificare la domanda quale contrattuale, anche se il danneggiato ha chiesto il risarcimento ex art. 2048 c.c., invocando, quindi, la responsabilità extracontrattuale.

Può anche essere richiesta, in via extracontrattuale la responsabilità del Ministero per attività pericolosa (art. 2050 c.c.).

La responsabilità per l'esercizio di attività pericolosa richiede l'accertamento di presupposti di fatto parzialmente diversi da quelli propri della responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'art. 2043 c.c., per cui la domanda che ha per oggetto il primo tipo di responsabilità è nuova e diversa rispetto a quella il cui oggetto è la normale responsabilità per fatto illecito.[19]

L’art. 2048 c.c. e 2050 c.c., pongono a carico, rispettivamente, del precettore e del responsabile di attività pericolose una presunzione di responsabilità vincibile solo con la dimostrazione di non avere potuto impedire il fatto o di avere adottato tutte le misure idonee ad evitare il danno.[20]

Affermata la responsabilità dell'insegnante "ex" art. 2048, secondo comma, cod. civ. per mancata dimostrazione dell'inevitabilità dell'evento dannoso, sussiste la responsabilità indiretta dell'istituto scolastico con il quale detto insegnante intrattiene il rapporto di lavoro, responsabilità che, traendo fondamento dalla rigorosa previsione dell'art. 2049 cod. civ., non ammette prova liberatoria da parte del datore di lavoro, sul quale grava il rischio di impresa.[21]

In termini generali, ma non esclusivi, non è applicabile la presunzione di responsabilità di cui all'articolo 2048 del codice civile nel caso di danno auto provocato dall’allievo, in quanto tale presunzione trova applicazione ai danni provocati a terzi dal fatto illecito dell'allievo.[22]

L’art. 2048 cod. civ. è applicabile con riguardo al dovere di vigilanza dell'insegnante per il danno subito dall'allievo - obbligo la cui estensione va commisurata all'età ed al grado di maturazione raggiunto dagli allievi in relazione alle circostanze del caso concreto e presuppone che l'allievo gli sia stato affidato.[23]

La responsabilità per i danni che alunni e studenti delle scuole, pubbliche o private, causano a sè stessi, nel tempo in cui su di loro dovrebbe esercitarsi la vigilanza del personale addetto alla scuola non è, tuttavia, una responsabilità da fatto illecito che trovi disciplina negli artt. 2047 e 2048 c.c; tali norme regolano il caso del danno cagionato ai terzi dall'incapace e dall'allievo ed imputano la responsabilità ai soggetti preposti a vigilarne la condotta.[24]

Pertanto colui che agisce per ottenere il risarcimento deve dimostrare che l'evento dannoso si è verificato nel tempo in cui l'alunno era sottoposto alla vigilanza dell'insegnante, restando indifferente che invochi la responsabilità contrattuale per negligente adempimento dell'obbligo di sorveglianza o la responsabilità extracontrattuale per omissione delle cautele necessarie, suggerite dall'ordinaria prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo, affinchè sia salvaguardata l'incolumità dei discenti minori.[25]

L’art. 2048 c.c., non è, invece, applicabile in ordine all'azione di risarcimento del danno che l'allievo abbia, con la sua condotta, procurato a se stesso.[26]

Il danneggiato, in tale evenienza, deve accertare la sussistenza di tutti gli elementi per l'affermazione della responsabilità dell'amministrazione scolastica senza dover ricorrere a tale presunzione accertando i fatti comportanti l'affermazione in concreto della responsabilità dell'amministrazione ricorrente per difetto di vigilanza sullo svolgimento di un'attività produttiva del danno subito dall'allievo affidato all'istituzione scolastica.[27]

Va, tuttavia, verificato se i fatti dedotti a fondamento della domanda valgono a concretare in astratto sia la responsabilità contrattuale che quella extracontrattuale, verificandosi, in tal caso un’ipotesi di concorso fra le due forme di responsabilità, sicché l'autore del danno potrebbe essere responsabile a duplice titolo e, cioè, per violazione del preesistente vincolo obbligatorio e per inosservanza del precetto del "neminem laedere".

La domanda proposta a norma dell'art. 2048 c.c. ha presupposti diversi rispetto a quella proposta a norma dell'art. 2043 c.c., richiedendo la prima una forma di colpa specifica con presunzione di esistenza fino a prova contraria e l'altra una colpa soltanto generica con onere di prova a carico del danneggiato.[28]

La duplicità di titolo comporta un diverso atteggiarsi della fase attuativa del rapporto obbligatorio avente ad oggetto il risarcimento, mentre rimangono identici gli elementi genetici del rapporto ossia gli elementi soggettivo (dolo o colpa) ed oggettivo (condotta antigiuridica e danno) che determinano entrambe le forme di responsabilità.

In linea generale deve ritenersi possibile una autonoma qualificazione giuridica della domanda da parte del giudice se la parte che agisce in via risarcitoria deduce a sostegno della propria domanda, fatti che possono indifferentemente comportare responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, in quanto, anche se il danneggiato ha fatto il riferimento alle norme sulla responsabilità contrattuale, tale riferimento non impedisce al Giudice di qualificare diversamente la domanda, purché rimangano inalterati i fatti e non vengano in rilievo elementi di diversificazione della disciplina delle due forme di responsabilità in relazione ai quali non si sia formato il contraddittorio.[29]

In tale evenienza non si verifica, inoltre, nessuna lesione, in concreto, delle garanzie difensive e delle regole del contraddittorio in quanto, in tema di responsabilità dei soggetti obbligati alla sorveglianza di minori, nel caso di danno cagionato dall'alunno a se stesso, sia che si invochi la presunzione di responsabilità sancita dell'art. 2048 cod. civ., comma 2, sia che si configuri la responsabilità come di natura contrattuale, la ripartizione dell'onere della prova non muta, poiché il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 cod. civ., impone che, mentre l'attore deve provare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, all'altra parte spetta dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa non imputabile all'obbligato.[30]

La responsabilità dell'Amministrazione discende infatti dall'applicazione della norma generale di cui all'articolo 1218 del codice civile, con eventuale riferimento, per quanto riguarda ad esempio la pericolosità dell'attività svolta, alla norma di cui all'articolo 2050 del codice civile qualora comporti una situazione di oggettiva pericolosità in cui la produzione del danno poteva essere evitata solo con un rafforzamento della normale vigilanza cui il personale scolastico è tenuto nei confronti degli allievi in rapporto inversamente proporzionale alla loro età.

Occorre anche valutare se si sia in presenza di attività pericolose, ex art. 2050 c.c., che si identificano, oltre che con le attività che sono qualificate tali dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, con quelle attività che per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati, comportino la rilevante possibilità del verificarsi di un danno per la loro spiccata potenzialità offensiva.[31]

La responsabilità per l'esercizio di attività pericolose implica l'accertamento di presupposti di fatto diversi, quantomeno parzialmente, da quelli propri della responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'art. 2043 cod. civ., onde la domanda che ha per oggetto l'accertamento del primo tipo di responsabilità deve essere considerata diversa e nuova rispetto a quella che ha per oggetto la responsabilità ordinaria per fatto illecito.[32]

4. Danno cagionato dall’alunno a se stesso

Ha natura contrattuale, nel caso di danno cagionato dall'alunno a sé stesso, la responsabilità dell'istituto scolastico e dell'insegnante in quanto – con l'accoglimento della domanda di iscrizione e con la conseguente ammissione dell'allievo alla scuola da parte dell’ istituto scolastico si instaura un vincolo negoziale, dal quale sorge l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a se stesso.[33]

Tra insegnante e allievo si instaura, per contatto sociale, un rapporto giuridico nell'ambito del quale l'insegnante assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona.[34]

Ne deriva che, nelle controversie instaurate per il risarcimento del danno da autolesione nei confronti dell'istituto scolastico e dell'insegnante, è applicabile il regime probatorio desumibile dall'art. 1218 cod. civ.[35]

Quanto al precettore dipendente dall'istituto scolastico, osta alla configurabilità di una responsabilità extracontrattuale il rilievo che tra precettore ed allievo si instaura pur sempre, per contatto sociale, un rapporto giuridico, nell'ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona.

Va verificata l’applicazione, in caso di danno cagionato dall’alunno a se stesso, dell'art. 2048, comma 2, c.c. che comporta evidenti agevolazioni sul piano probatorio, ravvisando la fonte della responsabilità nell'obbligo di sorveglianza, funzionale alla conservazione della disciplina nella popolazione scolastica e, in tale ambito, all'impedimento di atti causativi di danno.[36]

Alla luce dei più recenti orientamenti giurisprudenziali e della sentenza delle S.U. 27/06/2002,n. 9346, la presunzione di responsabilità dei precettori, ex art. 2048 c.c., deve ritenersi operante solo nel caso di danno cagionato dal fatto illecito dell'allievo a terzi e non anche nel caso in cui l'allievo abbia cagionato il danno a se stesso.[37]

Tale conclusione è avvalorata dalla circostanza che lo stesso testo legislativo prevede la prova liberatoria da opporre al terzo danneggiato e non, invece, al minore che si sia autocagionato un pregiudizio.

Analoga disciplina è prevista dall’ art. 2047, concernente il "danno cagionato dall'incapace" (disposizione che prevede, nel comma 1, che: "In caso di danno cagionato da persona incapace di intendere o di volere, il risarcimento è dovuto da chi è tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver potuto impedire il fatto"; la norma pone, nel comma 1, una presunzione di responsabilità a carico del sorvegliante per i danni cagionati dal soggetto sottoposto alla sorveglianza, suscettiva di essere superata soltanto dalla prova "di non aver potuto impedire il fatto", del tutto analoga a quella sancita dall'art. 2048.

Il secondo comma stabilisce, che: "nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare l'autore del danno ad una equa indennità".

Nella ricostruzione della disciplina della responsabilità aquiliana, l'art. 2048 c.c. è concepito come norma di "propagazione" della responsabilità, in quanto, presumendo una culpa in educando o in vigilando, chiama a rispondere genitori, tutori, precettori e maestri d'arte per il fatto illecito cagionato dal minore a terzi.[38]

Sul piano dell'interpretazione letterale l'art. 2048, comma 2, si riferisce espressamente al danno cagionato dal fatto illecito dell'allievo, presupponendo quindi un fatto obiettivamente antigiuridico, lesivo di un terzo e tale non può ritenersi la condotta dell'allievo che procuri danno, non già ad un terzo, ma a se stesso, con conseguente esclusione di tale ipotesi fuori dall'area dell'art. 2048, comma 2, c.c..

La stessa struttura della norma delinea, infatti, una ipotesi di responsabilità per fatto altrui, in quanto il precettore risponde verso il terzo danneggiato per il fatto illecito compiuto dall'allievo in danno del terzo, per non averlo impedito in ragione di una presunzione di culpa in vigilando, laddove nel caso di autolesione il precettore sarebbe ritenuto direttamente responsabile verso l'alunno per un fatto illecito proprio, consistente nel non aver impedito, violando l'obbligo di vigilanza, che venisse compiuta la condotta autolesiva.

Tale presunzione deve ritenersi stabilita nei confronti di coloro che sono tenuti alla sorveglianza degli incapaci, i quali cagionino danni, e non trova, quindi, applicazione nell'ipotesi inversa di incapaci i quali siano i soggetti passivi dell'evento di danno.

Le norme dettate dagli artt. 2047 e 2048 c.c. si differenziano soltanto in relazione all'esistenza o meno della capacità di intendere o di volere del minore, in quanto la responsabilità del sorvegliante per il danno cagionato dal fatto illecito del minore trova fondamento, a seconda che il minore sia o meno capace di intendere o di volere al momento del fatto, rispettivamente dall'art. 2048 c.c., in relazione ad una presunzione iuris tantum di difetto di educazione o di vigilanza, ovvero nell'art. 2047 c.c., in relazione ad una presunzione iuris tantum di difetto di sorveglianza e di vigilanza: le due indicate ipotesi di responsabilità presunta, pertanto, sono alternative - e non concorrenti - tra loro, in dipendenza dell'accertamento, in concreto dell'esistenza di quella capacità.

La sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze, ritenute troppo gravose, della affermata applicabilità nei loro confronti (per costante giurisprudenza) della presunzione di cui all'art. 2048, comma 2 c.c.(nei limiti in cui è operante), nei giudizi di danno per culpa in vigilando, è realizzata con la legge n. 312 del 1980 non già sul piano sostanziale, incidendo sull'operatività dell'art. 2048, comma 2, nei detti giudizi, perché una siffatta volontà non emerge dal tenore dell'art. 61, comma 2, prima parte, che riguarda solo il giudizio di rivalsa tra Amministrazione ed insegnante, bensì esclusivamente sul piano processuale, stabilendo, nel comma 2, seconda parte, che "salvo rivalsa nei casi di dolo o colpa grave, l'Amministrazione si surroga al personale medesimo nelle responsabilità civili derivanti da azioni giudiziarie promosse da terzi".

Quest'ultima norma, esclude infatti in radice la possibilità che gli insegnanti statali siano direttamente convenuti da terzi nelle azioni di risarcimento danni da culpa in vigilando (in tal senso si è pronunciata anche la Corte costituzionale, con la sentenza n. 64/92, che ha escluso che tale privilegio processuale sia in contrasto con l'art. 28 Cost.). La tutela opera quindi sul piano strettamente processuale, mediante l'esonero dell'insegnante statale dal peso del processo, nel quale unico legittimato passivo è il Ministero della Istruzione. E poiché la norma in esame non pone distinzioni circa il titolo, contrattuale o extracontrattuale dell'azione risarcitoria, la legittimazione passiva dell'insegnante è esclusa non solo nel caso di azione per danni arrecati da un alunno ad altro alunno (nella quale sia invocata, nell'ambito di una azione di responsabilità extracontrattuale, la presunzione di cui all'art. 2048, comma 2), ma anche all'ipotesi di danni arrecati dall'allievo a se stesso (ipotesi da far valere secondo i principi della responsabilità contrattuale ex art. 1218).

In entrambi i casi, qualora l'Amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo (ed è tale rispetto al successivo rapporto di rivalsa tra Amministrazione ed insegnante anche l'alunno che si sia autodanneggiato), l'insegnante sarà successivamente obbligato in via di rivalsa soltanto nel caso in cui sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave.

5. Infortunio sportivo dell’alunno

In caso di svolgimento di attività sportiva durante l’orario scolastico, gli allievi dell'istituto sono chiamati a svolgere la pratica sportiva prevista dal calendario delle lezioni scolastiche e l’Amministrazione scolastica è gravata dello specifico obbligo di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica, in tutte le sue espressioni e, in caso di violazione di tale obbligo la responsabilità ad esempio, per un eventuale infortunio, è ricollegabile a tale violazione.[39]

Se l’infortunio si verifica durante le ore di educazione fisica, ai fini della configurabilità di una responsabilità a carico della scuola ex art. 2048 cod. civ. non è sufficiente il solo fatto di aver incluso nel programma di educazione fisica e fatto svolgere tra gli studenti una gara sportiva, in quanto è necessario che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro studente.

L'art. 2048 c.c., presuppone bensì che gli allievi cagionino un danno ad altri con una loro condotta colposa o dolosa, mentre sono affidati alla vigilanza di un precettore, e imputano al precettore la relativa responsabilità se non prova di non aver potuto impedire il fatto.

Non trattasi, quindi, di responsabilità oggettiva ne' per gli allievi ne' per i precettori ed è onere di chi ha subito il danno indicare e provare da quale concreto comportamento dell'allievo gli sia derivato il danno di cui domanda il risarcimento.

Lo studente infortunato deve avere subito il danno a seguito di una azione colposa da parte di altro studente impegnato nella partita ed inoltre occorre che la scuola non abbia predisposto tutte le misure atte a consentire che l'insegnante, sotto la cui guida si svolgeva il gioco, fosse stato posto in grado di evitare il fatto.[40]

Se il danno si è prodotto in conseguenza di un'azione di gioco nel corso di una gara sportiva il fatto lo ha provocato non può essere considerato illecito, se rientrante nell'ambito di quelli che possono accadere in un incontro sportivo, quale, ad esempio, un normale fallo di gioco.

Ad una partita che si svolge durante la lezione di educazione fisica non si possono applicare le regole di valutazione della colpa che sono pertinenti ad una vera e propria gara sportiva.

Con tale premessa va applicato il criterio di discrimine tra lecito ed illecito individuato con riferimento alla pratica dello sport agonistico.

La scuola nei suoi programmi di educazione fisica include la pratica sportiva e lo svolgimento di gare tra contrapposte squadre di studenti, e se l’attività sportiva praticata in occasione del fatto rientra espressamente nel novero di quelle previste dal programma di educazione fisica della scuola, deve intendersi per implicito consentita dai genitori degli alunni che non abbiano manifestato un esplicito dissenso in proposito.

Nel caso in cui uno studente si faccia male nel corso della partita, l’Istituto può andare incontro a responsabilità contrattuale o a responsabilità da fatto illecito.

Queste forme di responsabilità presuppongono la colpa della scuola, salve le diversità che si presentano nei due casi a proposito della distribuzione dell'onere della prova.

A titolo esemplificativo il danno si può considerare imputabile a colpa della scuola: a) se non cura di assicurare che la gara si tenga su un adatto campo di giuoco; b) che gli studenti siano precedentemente istruiti sulle regole da osservare e sul dovere di tenere un comportamento in primo luogo leale, quale si confà ad un'attività prevalentemente ginnica e non agonistica; c) che i contendenti siano provvisti dell'abbigliamento e di quanto serve ad evitare che derivi loro un danno fisico dagli incidenti che più frequentemente si verificano in tali gare; d) che la partita si svolga in presenza di un insegnante, che sappia e sia posto in condizioni non solo di arbitrarla, ma di controllare e dissuadere da comportamenti troppo esuberanti o cattivi.

Anche se in occasione di gare tra studenti si possono verificare degli incidenti, non è possibile considerare questo tipo di programma di educazione fisica alla stregua di una attività caratterizzata dal pericolo di danni alla persona e che perciò richiami il diverso tipo di responsabilità previsto dall'art. 2050 c.c..

Alla scuola non si può neanche imputare, per il fatto di avere incluso nel programma di educazione fisica e fatto svolgere tra gli studenti una gara sportiva, la responsabilità prevista dall'art. 2048 c.c. che non copre il danno che lo studente provoca a sè stesso.[41]

La responsabilità ex art. 2048 c.c. richiede che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro, quindi che lo studente lo abbia subito perché fatto segno di una azione colposa di altro studente impegnato nella partita, avversario o compagno non importa, ed ulteriormente richiede che la scuola non abbia predisposto le misure atte a consentire che l'insegnante, sotto la cui guida il gioco si svolge, sia stato in grado di evitare il fatto.

Le condizioni di applicabilità della norma si traducono in un fatto costitutivo, l'illecito, che va provato dal danneggiato, e in un fatto impeditivo, il non averlo potuto evitare, che va provato dalla scuola.

Poiché acquista decisiva rilevanza il fatto illecito di chi con la sua condotta ha causato il danno, è in rapporto a tale condotta che si deve provare che sia stata almeno colposa e di ciò l'onere grava, lo si è già visto, sul danneggiato.

L'autore del fatto o la scuola, cui ne sia imputata la responsabilità, può provare la presenza di una scriminante che valga a rendere la condotta dell'autore non illecita.

Occorre considerare che l'azione dannosa si è consumata nel corso di una gara sportiva, valutando non se sia illecita la condotta della scuola, ma quella del giocatore che con la sua azione ha causato l'infortunio del compagno, esaminando il contesto in cui l'azione viene in essere, che è appunto quello di una gara sportiva, sia pure connotata da essenziali e prevalenti aspetti ginnici, anziché agonistici.

Ma è necessario che questa azione sia almeno colposa, mentre la relativa condotta non può essere considerata illecita, se è stata tenuta in una fase di gioco quale normalmente si presenta nel corso dello svolgimento della partita e rappresenta un mezzo usualmente praticato per risolverla, senza danno fisico, in favore di quello dei contendenti che se ne serve se la condotta non è stata concretamente caratterizzata da un grado di violenza ed irruenza incompatibili col contesto ambientale e le persone che partecipano al gioco.

Un normale fallo di gioco non può costituire fonte di responsabilità per l’Istituto, ameno che non sia caratterizzato da particolare violenza.

Lo svolgimento di una partita tra squadre contrapposte, nonostante lo scopo didattico e il livello dilettantistico è pur sempre esplicazione di attività sportiva, i cui accadimenti possono essere adeguatamente valutati solo in relazione a criteri e parametri specifici.

Con riferimento al gioco del calcio è stato escluso che tale attività sportiva possa essere qualificata di particolare pericolosità, trattandosi di disciplina che privilegia l'aspetto ludico, pur consentendo, con la pratica, l'esercizio atletico, tanto che è normalmente praticata nelle scuole di tutti i livelli come attività di agonismo non programmatico finalizzato a dare esecuzione ad un determinato esercizio fisico, sicché la stessa non può configurarsi come attività pericolosa a norma dell'art. 2050 cod. civ..[42]

Al fine di escludere la responsabilità dell’Istituto è sufficiente dimostrare che gli alunni erano stati affidati all'insegnante di educazione fisica nell'ora destinata a tale materia e la vigilanza dell'insegnante è stata esercitata traverso la presenza fisica sul campo di gioco, senza alcuna possibilità di impedire l’infortunio, ove determinato da uno scontro di gioco o da imprudenza o disattenzione dello studente, non prevedibile, per la sua repentinità.[43]

Ai fini della configurabilità di una responsabilità a carico della scuola ex art. 2048 cod. civ. non è, quindi, sufficiente il solo fatto di aver incluso nel programma della suddetta disciplina e fatto svolgere tra gli studenti una gara sportiva, (ad esempio un incontro di calcio), essendo altresì necessario che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro studente impegnato nella gara e che, inoltre, la scuola non abbia predisposto tutte le misure idonee a evitare il fatto. [44]

Ad esempio è stata esclusa la responsabilità dell’istituto scolastico il cui docente di educazione fisica aveva organizzato una partita di calcio tra gli allievi, rispetto all'infortunio patito da un allievo nel corso di una partita di calcio, durante la quale si era ferito al volto a causa di uno scontro di gioco. essendosi il sinistro verificato per un normale fallo di gioco, evento prevedibile in una partita di calcio ma certo non prevenibile in alcun modo da parte dell’organizzatore.[45]

Alla luce delle considerazioni di cui al par. 3, deve escludersi che si possa considerare pericolosa l'attività ginnica prevista nel programma di educazione fisica delle scuole medie inferiori, che si svolga mediante esercizi a corpo libero senza impiego di strumenti particolari.[46]

Ciò indipendentemente dalla considerazione che negli esercizi di educazione fisica praticati nelle scuole è insito un certo grado di pericolosità.

Può, invece, trovare applicazione l’art. 2043 c.c. ove si provi, ad esempio, che sono stati imposti i medesimi esercizi a tutte gli allievi senza tenere conto delle effettive possibilità di ciascuno di essi, così come richiesto dal D.M. 9.2.1979 concernente i programmi della scuola media statale, ove ciò abbia comportato un danno sussumibile ex art. 2043 c.c..

6. Servizio di accompagnamento dell’alunno mediante scuolabus

Nell'esercizio del servizio di accompagnamento di studenti minorenni a mezzo "scuolabus", gestito dal Comune o altri Enti o società, la conduzione del minore dalla fermata dell'automezzo fino alla propria abitazione compete, di regola, ai genitori o ai soggetti da costoro incaricati, senza che ciò possa, peraltro, esimere da responsabilità l'addetto al servizio di accompagnamento ove quest'ultimo, allorché alla fermata dell'automezzo non sia presente nessuno dei soggetti predetti, non abbia cura di adottare tutte le necessarie cautele suggerite dall'ordinaria prudenza in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo (come, nella specie, preoccuparsi dell'assistenza nell'attraversamento della strada).[47]

Sussiste contrasto, con riferimento a tale principio affermato dalla Cassazione civile, con la stessa Cassazione penale che ha limitato la responsabilità dell'autista e dell'assistente in materia di trasporto di bambini con il cd. scuolabus alla sola fase del trasporto, ivi comprese quelle preparatorie ed accessorie di salita e discesa dal veicolo, ma non anche per quelle situazioni di pericolo che si determinino nelle fasi successive al trasporto, e quindi nell'attraversamento della strada da parte del minore dopo che egli sia disceso dallo scuolabus (salvo che siano stati assunti impegni ulteriori al riguardo).[48]

La Cassazione civile è, invece, di contrario avviso avendo affermato di tema di accompagnamento di studenti minori a mezzo scuolabus che la conduzione del minore dalla fermata dell'automezzo fino alla propria abitazione compete, di regola (anche per ragioni di funzionalità e celerità del servizio), ai di lui genitori o ai soggetti da costoro incaricati, senza che tale, astratto principio possa, peraltro, esimere da responsabilità l'autista deputato all'accompagnamento ove mai quest'ultimo, tutte le volte in cui alla fermata dell'automezzo non sia presente nessuno dei soggetti predetti, non abbia cura di adottare tutte le necessarie cautele suggerite dalla ordinaria prudenza in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo nell'assistenza nell'attraversamento di una strada.[49]

Quali che fossero gli obblighi in concreto assunti dal Comune o da altro ente o società col trasporto degli scolari, il conducente, qualora nessuno si sia fatto trovare alla fermata ad attendere il minore, non può disinvoltamente ripartire senza preoccuparsi della sua sorte, ma ha il preciso dovere di provvedere di persona per lo meno ad accompagnarlo incolume fino all'altro lato della carreggiata.

L'assenza dei genitori alla fermata o di altra persona idonea a prendere in consegna il minore non autorizza il conducente della scuolabus a metterne a repentaglio l'incolumità in spregio delle cautele suggerite dalla ordinaria prudenza.

Non esime da responsabilità l'ente che cura il trasporto e il suo incaricato anche un'eventuale disposizione dei genitori di lasciare il bambino incustodito in un determinato luogo, in condizioni di pericolo, non potendosi circoscrivere gli obblighi contrattuali e il dovere di diligenza del conducente dello "scuolabus" al trasporto in senso stretto, ivi comprese le fasi preparatorie ed accessorie della salita e della discesa dal veicolo, dovendo anche provvedere alla sicurezza del minore, anche a seguito della avvenuta discesa dello studente dal veicolo, quale obbligo ulteriore insito nel trasporto di minori, scaturente dalle particolarità del caso concreto e segnatamente dalla mancanza dei genitori al momento della discesa dello studente dallo scuolabus.

In vaso di investimento del minore da parte di altra autovettura la responsabilità dell'accaduto può essere ricondotta, in varia misura, al concorso di due cause concomitanti, ossia l'omessa vigilanza da parte dell’autista dello scuolabus e l'imprudente condotta di guida dell’autoveicolo investitore, ove sia inosservante, dal canto suo, della elementare regola per cui il conducente deve moderare particolarmente la velocità e se necessario fermarsi quando sia prevedibile l'attraversamento della strada da parte di bambini, dai quali, in ragione della loro inesperienza, non è possibile attendersi il rispetto delle norme della circolazione stradale e della comune prudenza.

7. Concorso di colpa dei genitori

Occorre verificare se la responsabilità dell'insegnante e, quindi, del Ministero, per culpa in vigilando sia sufficiente a sollevare il genitore dalla presunzione di culpa in educando posta dall'art.2048 c.c., poiché, con la dichiarazione di responsabilità dell'insegnante, viene individuata soltanto una responsabilità concorrente ininfluente nei confronti del danneggiato (ex art. 2055 c.c.) e rilevante nei soli rapporti interni tra coobbligati solidali, ai fini del regresso.

Tale rilievo vale solo per i danni provocati dall’alunno a terzi, ma non vale per i danni auto provocati a meno che non siano rivelatori di una mancata educazione in rapporto causale col verificarsi del danno all’allievo.

L'affidamento del minore alla custodia di terzi solleva il genitore dalla presunzione di colpa in vigilando (dal momento che dell'adeguatezza della vigilanza esercitata sul minore risponde il precettore cui lo stesso è affidato), ma non anche da quella di colpa in educando, i genitori rimanendo comunque tenuti a dimostrare, per liberarsi da responsabilità per il fatto compiuto dal minore in un momento in cui lo stesso si trovava soggetto alla vigilanza di terzi, di avere impartito al minore stesso un'educazione adeguata a prevenirne comportamenti illeciti.

Ove si ritengano sussistere entrambe le forme di responsabilità trova applicazione l’art. 2055 c.c., secondo cui se il fatto dannoso è imputabile a più persone (anche a diverso titolo, secondo la giurisprudenza pacifica), tutte sono obbligate in solido al risarcimento del danno. L'affermata responsabilità concorrente del genitore e del precettore comporta un vincolo di solidarietà tra gli stessi, onde ciascuno di essi è tenuto a risarcire l'intero danno subito dal danneggiato, mentre l'eventuale graduazione delle colpe ha rilievo solo nei rapporti interni tra i responsabili, ai fini dell'azione di regresso (art. 2055, secondo e terzo comma).[50]

Perché venga superata la presunzione posta dall'art. 2048 c.c., occorre dimostrare che il genitore abbia esercitato una pregnante vigilanza sui risultati dell'educazione, provando di avere impartito al figlio un'educazione normalmente idonea, in relazione al suo ambiente, alle sue attitudini ed alla sua personalità, ad avviarlo ad una corretta vita di relazione e, quindi, a prevenire un suo comportamento illecito, nonché, in particolare, a correggere quei difetti (come l'imprudenza e la leggerezza) che il fatto del minore ha, eventualmente, rivelato.

Tale dimostrazione comporta, che il genitore compia anche un'adeguata vigilanza in ordine al grado di assimilazione, da parte del minore stesso, dell'educazione ricevuta e della conformità della abituale condotta dello stesso ai precetti dell'educazione impartitagli. Nell'opera di educazione, in altri termini, è insita un'attività di vigilanza sulla rispondenza del comportamento del minore e sui risultati concreti dell'attività educativa; la colpa non viene ravvisata nel risultato dell'educazione, ma rimane pur sempre collegata alla condotta del genitore.

L'educazione dei minori deve tendere a fare loro acquisire una maturità anche nelle attività di gioco e di scherzo e nei comportamenti che comunque esprimono un intento ludico.

8. Foro erariale

Le istituzioni scolastiche statali, alle quali è stata attribuita l'autonomia e la personalità giuridica a norma dell'art. 21 della legge n. 59 del 1997, sono compenetrate nell'Amministrazione dello Stato e ad esse è stato conservato il patrocinio legale dell'Avvocatura dello Stato, ai sensi dell'art. 1, lettera b), d.P.R. n. 352 del 2001, che ha aggiunto all'art. 14 del d.P.R. n. 275 del 1999 il comma 7-bis, il quale determina l'applicazione della disciplina speciale circa la chiamata in giudizio delle amministrazioni, ai sensi degli artt. 1 e 11 del r. d. n. 1611 del 1933 e, quindi, della persistente operatività del foro erariale.

L'art. 1, lettera b), del d.P.R. n. 352 del 200, cit. prevede che "l'Avvocatura dello Stato continua ad assumere la rappresentanza e difesa nei giudizi attivi e passivi davanti alle autorità giudiziarie, i collegi arbitrali e le giurisdizioni amministrative e speciali di tutte le istituzioni scolastiche cui sia stata attribuita l'autonomia e la personalità giudica a norma dell'art. 21 della legge n. 59 del 1997";

Nelle cause relative a responsabilità civile di maestri di scuole elementari statali, l'azione risarcitoria contro una Scuola statale, per i danni subiti dall’alunno, essere proposta secondo le regole del foro erariale, da determinare secondo le previsioni dell'art. 25 cod. proc. civ., e in quello del giudice del luogo ove ha sede l'Ufficio dell'Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie, dovendosi tener conto del luogo dove è sorta l'obbligazione da fatto illecito, fatta valere contro l'Amministrazione convenuta, e dove deve eseguirsi detta obbligazione, in base alle norme della contabilità pubblica.[51]

9. Interruzione del giudizio per il raggiungimento della maggiore età dell’alunno

A seguito della maggiore età conseguita dal minore, dichiarata nel corso del giudizio, questo va interrotto nei confronti di tutte le parti.

Poiché l'interruzione del processo è preordinata dalla legge a tutela della parte interessata da determinati eventi, non sono legittimate a dolersi della omessa interruzione del processo le altre parti, onde la mancata interruzione non può essere ne' rilevata d'ufficio dal giudice, ne' essere eccepita dall’ altra parte.

Quindi, legittimato a dolersi della mancata interruzione del processo di primo grado è soltanto il minore, divenuto maggiorenne e quindi capace di stare in giudizio di persona (anziché a mezzo di rappresentante legale ex art. 75 c.p.c.).

La costituzione in giudizio del minore divenuto maggiorenne nel corso del processo, se effettuata prima che il procuratore costituito del suo legale rappresentante abbia dichiarato la perdita della capacità di stare in giudizio da parte di quest'ultimo, impedisce l'interruzione, con la conseguenza che non è necessaria alcuna procedura per la riattivazione del giudizio, in quanto la parte, prima in persona del suo legale rappresentante, poi in proprio, è sempre stata ritualmente presente nel processo.[52]

Qualora il raggiungimento della maggiore età da parte di minore costituitosi in giudizio a mezzo dei suoi legali rappresentanti si verifichi nel corso del giudizio di primo grado, prima della chiusura della discussione (ovvero prima della scadenza dei termini per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica, ai sensi dell'art. 190 cod. proc. civ.), e tale evento non venga dichiarato né notificato dal procuratore della parte cui esso si riferisce a norma dell'art. 300 cod. proc. civ., il giudizio di impugnazione deve essere comunque instaurato da e contro i soggetti effettivamente legittimati: e ciò alla luce dell'art. 328 cod. proc. civ., dal quale si desume la volontà del legislatore di adeguare il processo di impugnazione alle variazioni intervenute nelle posizioni delle parti, sia ai fini della notifica della sentenza che dell'impugnazione, con piena parificazione, a tali effetti, tra l'evento verificatosi dopo la sentenza e quello intervenuto durante la fase attiva del giudizio e non dichiarato né notificato.

Un'esigenza di tutela della parte incolpevole non si pone, in ogni caso, rispetto all'ipotesi del raggiungimento della maggiore età nel corso del processo, che non costituisce un evento imprevedibile, ma, al contrario, un accadimento inevitabile nell'"an" - essendo lo stato di incapacità per minore età "naturaliter" temporaneo - ed agevolmente riscontrabile nel "quando".[53]

Il difetto di legittimazione processuale del genitore che agisca in giudizio in rappresentanza del figlio, non più soggetto a potestà per essere divenuto maggiorenne, può essere sanato in qualunque stato e grado del giudizio, con efficacia retroattiva e con riferimento a tutti gli atti processuali già compiuti, per effetto della costituzione in giudizio da quest'ultimo operata manifestando, in modo non equivoco, la propria volontà di sanatoria. Tanto la ratifica quanto la conseguente sanatoria devono ritenersi ammissibili anche in relazione ai vizi inficianti la procura in tal caso originariamente conferita dal genitore al difensore, trattandosi di atto soltanto inefficace, e non anche invalido per vizi formali o sostanziali attinenti a violazione degli artt. 83 e 125 cod. proc. civ..[54]

Un orientamento giurisprudenziale ritiene che la rappresentanza processuale del minore non cessa automaticamente allorché il minore diventa maggiorenne ed acquista, a sua volta, la capacità processuale, rendendosi invece necessario che il raggiungimento della maggiore età sia reso noto alle altre parti mediante dichiarazione, notifica o comunicazione della circostanza con un atto del processo. È infatti solo da tale momento che cessa la legittimazione processuale del rappresentante, e che si produce, nel giudizio di merito, l'interruzione del processo, nonché che i successivi atti processuali vanno indirizzati personalmente alla parte. Tale principio dell'"ultrattività" di una tale rappresentanza, opera - tuttavia - soltanto nell'ambito della stessa fase processuale, attesa l'autonomia dei singoli gradi di giudizio. [55]

Tuttavia il giudice di appello, che pronunci la nullità della sentenza di primo grado per l'omessa interruzione del processo a seguito della dichiarazione del sopravvenuto raggiungimento della maggiore età nel corso del giudizio di prima istanza di una parte costituita originariamente mediante il suo rappresentante legale, deve trattenere la causa in decisione e giudicare nel merito in virtù del principio della conversione dei vizi della sentenza di primo grado in motivi di gravame, non rientrando tale nullità fra i casi nei quali il giudice di appello deve rimettere la causa al primo giudice (artt. 353 e 354 cod. proc. civ.). Ne consegue che la decisione del giudice di appello deve contenere una motivazione del tutto autonoma, priva cioè di riferimenti alla sentenza impugnata dichiarata nulla.[56]

10. Danni risarcibili e legittimazione passiva

Diversi saranno i danni risarcibili a seconda che venga proposta azione di responsabilità contrattuale o extracontrattuale soprattutto con riferimento ai danni imprevedibili, risarciti solamente in caso di responsabilità aquiliana.

Va anche considerato il diverso termine di prescrizione per la responsabilità contrattuale (dieci anni), rispetto a quello minore della responsabilità aquiliana (cinque anni).

Nessuna differenza sussiste, invece, ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale essendo possibile, in entrambi i casi, l’interpretazione costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c., in assenza di fatto reato.

Il personale docente degli istituti statali di istruzione superiore che costituiscono organi dello Stato muniti di personalità giuridica ed inseriti nell'organizzazione statale si trova in rapporto organico con l'Amministrazione della Istruzione e non con i singoli istituti, dotati di mera autonomia amministrativa.[57]

Qualora l'Amministrazione sia condannata a risarcire il danno al terzo o all'alunno che ha arrecato danni a se stesso, l'insegnante è successivamente obbligato, in via di rivalsa, soltanto nell'ipotesi in cui sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave; limite, quest'ultimo, che opera verso l'Amministrazione, ma non verso i terzi.[58]

Occorre precisare che detta disciplina non si applica al personale dell'amministrazione pubblica non statale alla quale appartengono le scuole comunali e che la limitazione della responsabilità degli operatori della scuola ai casi di dolo e colpa grave è fissata soltanto nell'ambito dei rapporti con l'Amministrazione e dell'eventuale giudizio di rivalsa che essa dovesse intraprendere contro l'insegnante davanti alla Corte dei Conti, dopo avere subito una condanna a favore del terzo danneggiato, senza nulla mutare nei rapporti verso i terzi per i quali, nei giudizi di responsabilità connessi all'attività di vigilanza sugli alunni, resta in vigore la presunzione di cui all'art. 2048, comma secondo, cod. civ..[59]

In caso di responsabilità solidale per essere il fatto dannoso imputabile, a vario titolo, a soggetti diversi, è, tuttavia, possibile anche rivolgere la domanda risarcitoria solamente nei confronti del Ministero, non sussistendo in materia una ipotesi di litisconsorzio necessario.

In tale evenienza il Ministero potrà chiamare in causa il terzo, quale corresponsabile.

Qualora il genitore del minore danneggiato agisca in proprio per ottenere il risarcimento dei danni eventualmente derivatigli dall'illecito commesso nei confronti del figlio, è, comunque, opponibile, il suo concorso di colpa (per omessa vigilanza del minore stesso), essendo in tale ipotesi la relativa eccezione diretta a limitare la misura del risarcimento del danno in favore di esso genitore; tale questione non può essere, invece, utilmente proposta allorché il genitore abbia agito quale rappresentante del minore danneggiato. La domanda con la quale il Ministero chiede la condanna dei genitori, ritenuti corresponsabili, alla rifusione in un suo favore della quota di risarcimento danni proporzionale alla loro concorrente responsabilità, costituisce domanda di regresso ex art. 2055 c.c., e va tempestivamente formulata nella comparsa di risposta.

La domanda di risarcimento può essere proposta anche nei confronti dei genitori dell’alunno responsabile ex art. 2048, comma 1, c.c., al fine di farne valere la responsabilità concorrente ed ottenerne la condanna in solido con le insegnanti e l'Istituto.

Vertendosi, tuttavia, in materia di responsabilità solidale per essere il fatto dannoso imputabile, a vario titolo, a soggetti diversi, la scelta processuale degli attori di rivolgere la pretesa soltanto nei confronti di alcuni risulta del tutto legittima, non sussistendo in materia una ipotesi di litisconsorzio necessario.

Nel caso di giudizio instaurato dal soggetto danneggiato nei confronti di uno (o solo di alcuni), e non di tutti i corresponsabili dell'evento lesivo, nessuna violazione del principio del contraddittorio può dirsi consumata, alla luce della regola generale, dettata in tema di solidarietà passiva, secondo la quale non sussiste alcuna ipotesi di litisconsorzio necessario per il soddisfacimento giudiziale di tale tipo di obbligazioni, e non vi è alcun obbligo, per il danneggiato, di evocare in giudizio tutti i responsabili.[60]

Peraltro anche l'Istituto può chiamare in causa i genitori dell’alunno che ha provocato il danno, quali corresponsabili.

Il Ministero corresponsabile, citato da solo in giudizio, può esercitare, previa richiesta di chiamata in causa nello stesso giudizio, il diritto di regresso nei confronti di altri soggetti non evocati dall'attore (ad esclusione dell’insegnante) se ritiene che siano corresponsabili, anche in via eventuale.[61]

Potrebbe,anche, esperire un autonomo giudizio per il regresso nei confronti di corresponsabili non evocati in giudizio dal danneggiato.

Se l’istituto o il Ministero non si ritengono responsabili devono limitarsi a contrastare la domanda, mentre se, invece, ritengono che la responsabilità, in capo ad uno dei danneggianti, dipenda dalla responsabilità di altro (o altri) codanneggiante, possono citarlo in giudizio per una eventuale manleva o regresso (in caso, ad esempio, di affermata corresponsabilità ex art. 2055 c.c.).[62]

In caso di mancata partecipazione al giudizio di questi ultimi, la Corte d'appello non deve estendere la sua pronuncia all'accertamento della concorrente responsabilità dei genitori dell’alunno danneggiante.[63]

Qualora il genitore del minore danneggiato agisca in proprio per ottenere il risarcimento dei danni eventualmente derivatigli dall'illecito commesso nei confronti del figlio, è opponibile, il suo concorso di colpa (per omessa vigilanza del minore stesso), essendo in tale ipotesi la relativa eccezione diretta a limitare la misura del risarcimento del danno in favore di esso genitore; tale questione non può essere, invece, utilmente proposta allorché il genitore abbia agito quale rappresentante del minore danneggiato. [64]

Sia che la responsabilità del Ministero venga qualificata in termini contrattuali o aquiliani va, comunque, riconosciuto a favore dell’allievo il risarcimento del anno non patrimoniale, in forza dell’interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 c.c., che consente, oggi, di affermare che anche nella materia della responsabilità contrattuale è dato il risarcimento dei danni non patrimoniali. [65]

Se l'inadempimento dell'obbligazione determina, quindi, oltre alla violazione degli obblighi di rilevanza economica assunti con il contratto, anche la lesione di un diritto inviolabile della persona del creditore, la tutela risarcitoria del danno non patrimoniale potrà essere versata nell'azione di responsabilità contrattuale, senza ricorrere all'espediente del cumulo di azioni Dal principio del necessario riconoscimento, per i diritti inviolabili della persona, della minima tutela costituita dal risarcimento, consegue, infatti, che la lesione dei diritti inviolabili della persona, che abbia determinato un danno non patrimoniale, comporta l'obbligo di risarcire tale danno, quale che sia la fonte della responsabilità, contrattuale od extracontrattuale.[66]

II riconoscimento della tutela risarcitoria del danno non patrimoniale, in tutte le sue forme, definitivamente affermato dalla Sezioni Unite con la sentenza n. 26972 del 2008, consente, quindi, la risarcibilità del danno non patrimoniale - del quale il danno morale e ilo pregiudizio esistenziale è una componente - anche nell'azione di responsabilità contrattuale.

Le Regioni possono prevedere, nel’ambito della loro autonomia, anche l’obbligo di stipulare idonea polizza a copertura di tutti o parte dei sinistri subiti dagli alunni e, in caso di mancata stipula della copertura assicurativa e nel caso di copertura assicurativa insufficiente rispetto a quella normativamente prevista, sussiste la responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 cod. civ. della Regione per l’inadempimento all'obbligo per l'ente territoriale di provvedere alla copertura assicurativa degli alunni delle scuole.[67]

(Altalex, 29 marzo 2011. Articolo di Domenico Chindemi)

________________

[1] Tratta della responsabilità degli insegnanti sotto i diversi profili disciplinare, amministrativo, contabile, civile, penale, MICHELETTI, La responsabilità nella scuola. La responsabilità degli insegnanti e dei discenti nell'organizzazione scolasticam in Riv. giur scuola, 2002, 209.

[2] Cass. civ. 18/07/2003, n. 11241; la S.C. ha confermato la sentenza di appello, la quale aveva escluso che potesse essere qualificato tale il soggetto, non dipendente dell'istituto scolastico, occasionalmente intervenuto, in rappresentanza del CONI, alla premiazione delle gare ginniche di fine anno degli alunni di una scuola elementare, nel corso delle quali uno degli scolari era stato ferito da un sasso scagliato da un compagno.

[3] Cass. civ. 4/12/2002, n. 17195, in Giust. civ., 2003, 1826, con nota di ARDITO, La surrogazione del Ministero nella responsabilità dell'insegnante, Quindi mentre l'amministrazione ha il più ampio potere di contestare sia l'"an" che il "quantum debeatur", la parte danneggiata mantiene tutti i diritti e le eccezioni da far valere ai fini dell'accertamento del diritto al risarcimento del danno, anche relativamente al più ampio termine di prescrizione o all'effetto interruttivo permanente del corso di questa derivante dalla eventuale costituzione di parte civile, ex art. 185 cod. pen., nel processo penale contro il soggetto danneggiante.

[4] Cass 29/04/2006, n. 10042; Cass. civ. 11/02/2005, n. 2839, in Giust. civ. 2006, 1880.

[5] Cass. civ. 21/09/2000, n. 12501, in Resp. civ. prev. , 2001, 73, con nota di SETTESOLDI, Fatto illecito dell'allievo e responsabilità civile: inutile l'accertamento della culpa in vigilando dell'insegnante se la condotta del minore rivela un'educazione inadeguata.

[6] Cass. civ.S.U., 27/06/2002, n. 9346.

[7] Sottolinea le differenze fra la previsione dell'art. 61 l. 312/1980 e la disciplina di cui all'art. 2048 c.c., negando che l'art. 61 costituisca una deroga al principio generale sancito dal codice civile, DANIELE, La responsabilità per i danni recati da minori durante la frequenza di una scuola, in Riv. giur. scuola, 2002, 3.

[8] Cass. civ. 10/10/2008, n. 24997.

[9] Sulla tematica del “ bullismo” nella scuola, MENESINI, Adolescenti e bullismo scolastico, in Minori giust., 2009, 107.

[10] Cass. civ. 22.7. 2010, n. 17215.

[11] Cass 22/04/2009, n. 9542; la S.C., nel rigettare il ricorso, ha ritenuto corretta l'attribuzione di responsabilità ad un insegnante di educazione musicale, e, quindi, all'amministrazione scolastica in relazione ai danni patiti da un allievo che, mentre teneva tra le labbra un flauto, era stato colpito da altro allievo con una gomitata, riportando la rottura dei denti incisivi ; Cfr anche Cass. civ. n. 2657/2003.

[12] Cass. civ. 10/10/2008, n. 24997; Cass. civ. 14/11/2008, n. 27246.

[13] Cass. civ. 30/03/1999, n. 3074, in Dir. ec. ass., 2000, 632, con nota di DE STROBEL, La responsabilità civile degli istituti di insegnamento e dei docenti. Una nuova incisiva sentenza, nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva condannato un istituto tecnico statale a risarcire i danni riportati da un minore che, uscito anticipatamente dalla scuola per l'assenza dell'insegnante che avrebbe dovuto tenere lezione nell'ultima ora, era stato accoltellato da alcuni giovani rimasti sconosciuti.

[14] Cass. civ. 15/2/2011 n. 3680; Cass. civ. 11/11/2003, n. 16947, in Enti Pubblici, 2005, 627.

[15] Cass. civ. 11/11/2003, n. 16947, in Enti Pubblici, 2005, 627.

[16] Cass. civ. 31.3.2007 n. 8067S.U. 27.6.2002, n. 9346.

[17]; Cass. civ. 3/3/2010, n. 5067; Cass. civ. 20/4/2010, n. 9325; ribadisce tali orientamenti Cass. civ. 15/2/2011, n. 3680.

[18] Cass. civ. 15/2/2011, n. 3680.

[19] Cass. civ. 22.10.2002, n. 14905; Cass. civ. 31.7.2002, n. 11356.

[20] Analizza la responsabilità dell'insegnante per i danni prodotti a terzi dagli alunni sottoposti alla sua vigilanza,BARISON, Responsabilità per danni prodotti a terzi dagli alunni sottoposti alla vigilanza degli insegnanti, in Giudice di pace, 2001, 33.

[21] Cass. civ. 18/07/2003, n. 11241.

[22] Cass. civ. S.U. del 21.6.2002, n. 9346.

[23] Cass. civ., 4/2/2005, n. 2272.

[24] Cass. civ. S.U., 27 giugno 2002, n. 9346.

[25] Cass. civ., 4/2/2005,n. 2272, la S.C. . ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso la responsabilità dell'amministrazione scolastica con riguardo al ferimento con arma da fuoco di un minore da parte di un nomade con il quale aveva avuto un litigio il giorno precedente, in quanto avvenuto in un cortile antistante la scuola, non adibito ad esclusivo uso della stessa, essendo transitabile ed accessibile da terzi per il parcheggio di autoveicoli, neppure rilevando l'uso di tale luogo per la sosta dei ritardatari, atteso che era stato accertato che l'alunno ferito aveva deliberatamente deciso di non entrare a scuola alla prima ora, ma di allontanarsi dal cortile per recarsi in un vicino bar.

[26] Sull’ inquadramento e struttura della responsabilità per i danni subiti dagli allievi negli istituti scolastici secondo l'art. 2048 c.c., LAMORGESE, La responsabilità civile negli incidenti scolastici, in Giur. mer. 2007, 1879.

[27] Cass. civ. 29/04/2006, n. 10030, in tal caso la S.C. può procedere, ai sensi dell'art. 384, secondo comma, cod. proc .civ., alla correzione della motivazione della sentenza medesima, il cui dispositivo risulti conforme al diritto.

[28] Cass. civ. 9.10.1997, n. 9815; Cass. civ. 11.11.1983, n. 6708.

[29] Cass. civ. 20/4/2010, n. 9325 ; Cass. civ. civ. 11.5. 2007, n. 10830, fattispecie in cui i genitori di una alunna minore, infortunatasi nel corso dell'orario scolastico, hanno convenuto in giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito dalla figlia il Ministero della Istruzione e l'insegnante cui l'alunna era affidata, deducendo responsabilità ex articolo 2048 cod. civ.; il giudice del merito ha accolto la domanda proposta nei confronti del Ministero e l'ha qualificata come domanda di accertamento della responsabilità contrattuale della pubblica amministrazione.

[30] Cass. civ. 20/04/2010, n. 9325 ; Cass. civ. civ. 31.5.2007, n. 8067.

[31] Cass. civ. 30.10.2002, n. 15288; Cass. civ. 27.7.1990, n. 7521).

[32] Cass. civ. 6/4/2006,n. 8095.

[33] Cass. civ.S.U., 27/06/2002,n. 9346, in Questa Riv., 2002, 1012, con nota di FACCI, Minore autolesionista, responsabilità del precettore e contatto sociale; Cass. civ. 18/11/2005,n. 24456 in Danno e resp., 2006. Si occupano della tematica,CUOCCI, Danno autoprocuratosi dall'allievo e responsabilità dell'istituto scolastico, in Danno e resp., 2006, 1081; PANDOLFINI, Sulla responsabilità dei precettori e dell'Ente scolastico per il danno cagionato dall'allievo a sè medesimo,in Giur.it, 2000, 507.

[34] Analizza il "contratto sociale" nel rapporto tra alunno e insegnante PERNA,Il debole confine tra la responsabilità contrattuale e la responsabilità extracontrattuale: il "contatto sociale" in ambito scolastico (nota a Cass. civ. 18/11/2005,n. 24456) in Danno e resp., 2006, 1081.

[35] Sulla (controversa) natura del rapporto tra istituto statale e fruitore del servizio scolastico., tra
"contatto sociale" ed obblighi di protezione del precettore. CAMPIONE, Condotta autolesiva dell'allievo e regole di responsabilità nella giurisprudenza di merito: spunti per una ricostruzione alternativa, in Fam dir. 2009, 1163.

[36] Si soffermano su tali questioni, GALLO, La responsabilita' degli insegnanti e il diritto al risarcimento degli alunni per danni procurati a se stessi e ad altri durante l'orario scolastico, in Nuovo dir., 2007, 224, MENINI, I confusi limiti della responsabilita' dell'amministrazione scolastica e dell'insegnante nel caso di danni provocati da un alunno a se stesso o ad altro alunno., in Nuova giur. civ. comm. 2007, 361.

[37] Cass. civ.S.U., 27/06/2002, n. 9346, cit.

[38] Approfondisce la problematica della responsabilità civile dell'ente scolastico e della p.a. per i danni
cagionati dal minore a sè medesimo, alla luce dei contrasti interpretativi sull'applicabilità dell'art. 2048 c.c., PANDOLFINI, Sulla responsabilità dei precettori e dell'ente scolastico per il danno cagionato dall'allievo a sè medesimo, in Giur. it., 2000, 507.

[39] Analizza la responsabilità per danni cagionati dallo studente minorenne durante l'orario delle lezioni, anche alla luce di richiami alla giurisprudenza e alle opinioni espresse in dottrina. PALMIERI, Responsabilità per danni cagionati da uno studente durante l'ora di educazione fisica, in Giud. Pace, 2002, 344.

[40] Cass. civ. 14/10/2003,n. 15321, in Giur., 2004, 1848.

[41] Sez. Un. 27 giugno 2002, n. 9346.

[42] Cass. civ. 19/01/2007,n. 1197, in Resp. civ. prev. 2007,2089, Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, sulla scorta dell'enunciato principio, aveva escluso la sussistenza dei presupposti per la configurazione della forma di responsabilità riconducibile al richiamato art. 2050 cod. civ., considerando, altresì, adeguatamente motivata tale decisione nella parte in cui era rimasto accertato, in positivo, che l'infortunio occorso all'allievo scolastico durante la lezione di educazione fisica era stato determinato da un fatto accidentale ascrivibile ad un errore del medesimo minore, il quale, nel controllare il possesso del pallone in un frangente del gioco in cui non vi era stato alcun contrasto con altri giocatori, era inciampato sul pallone stesso e nel cadere aveva appoggiato a terra la mano sinistra, procurandosi la frattura del relativo avambraccio.

[43] Cass. civ. 19/01/2007,n. 1197, in Resp. civ. prev. 2007,2089, con nota di SESTI, La responsabilità dell'insegnante per danno autocagionato dal minore: inoperatività dell'art. 2048, comma 2, c.c..

[44] Cass. civ. 28/09/2009, n. 20743.

[45] Cass. civ. 28/09/2009, n. 20743.

[46] Cass. civ. 6/4/2006,n. 8095, Cass. civ. 29.5.1998, n. 5341, con riferimento all'attività ginnica a corpo libero; Cass. civ. 14.10.2003, n. 15321, con riferimento alle attività previste nel programma di educazione fisica delle scuole medie.

[47] Cass. civ. 3/3/2004, n. 4359, in Giust. civ. 2005,475, con nota di SCARANO Servizio di accompagnamento di studenti minorenni a mezzo di "scuolabus" e responsabilità civile.; Cass. civ. 19 febbraio 2002 n. 2380.; Cass. civ. 30 dicembre 1997 n. 13125 . Sul servizio di trasporto scolastico, COLOMBINI, Servizio di trasporto scolastico., in Arch. Giur. circ. trasp. 2006, 577.

[48] Cass. pen., 9 giugno 1987-29 settembre 1987 n. 12201, Ciccocioppo, Cass. pen. 22 aprile 1988-13 settembre 1988 n. 9212, Valerio, che hanno limitato la responsabilità del conducente di uno scuolabus adibito al trasporto di bambini alle fasi del trasporto (ivi comprese quelle preparatorie ed accessorie di salita e discesa dal veicolo), escludendo quindi che tale responsabilità possa estendersi anche all'attraversamento della strada da parte del minore sceso dal veicolo senza che vi sia qualcuno pronto a prenderlo in consegna.

[49] Cass. civ. 30 dicembre 1997, n. 13125.

[50] Cass. civ. 21/09/2000, n. 12501, in Resp. civ. prev. 2001, 73, con nota di SETTESOLDI, Fatto illecito dell'allievo e responsabilità civile: inutile l'accertamento della culpa in vigilando dell'insegnante se la condotta del minore rivela un'educazione inadeguata.

[51] Cass. civ. ord. . 13/07/2004, n. 12977.

[52] Cass. civ. 19/07/2005, n. 15223.

[53] Cass. civ. S.U., 28/07/2005 n. 15783, in Giur.it. 2006,87, nel caso di specie, relativo a giudizio introdotto anteriormente al 30 aprile 1995, la S.C. ha cassato quindi senza rinvio la sentenza impugnata, ritenendo, alla luce degli enunciati principi, che il processo non potesse essere proseguito nei confronti di una delle parti - divenuta maggiorenne nel corso del giudizio di primo grado, senza che tale evento fosse stato dichiarato o notificato dal procuratore costituito - essendo stato l'atto di appello notificato ai suoi genitori, nella qualità di esercenti la potestà, in data nella quale era ormai cessata la loro rappresentanza legale.

[54] Cass. civ. 14/12/2004, n. 23291, in Arch giur. circ. sin., 2005,839, principio affermato con riferimento a giudizio interrotto per morte del procuratore costituito per i genitori in proprio e quali rappresentanti della figlia minore e proseguito da parte di nuovo difensore con mandato conferito dai genitori anche in nome e per conto della figlia divenuta nel frattempo maggiorenne, successivamente costituitasi nel giudizio d'appello dichiarando di ratificare l'operato dei genitori.

[55] Cass. civ. 2/09/2010, n. 19015; Cass. civ. 30/01/2002, n. 1206, ne consegue che, nell'ipotesi in cui il minore abbia raggiunto la maggiore età nel corso del precedente grado del giudizio, qualora l'appellante, pur sapendo ciò, proponga impugnazione nei confronti del rappresentante, costringendolo a costituirsi sia per sostenere l'infondatezza dell'eccezione circa la sua carenza di legittimazione a proseguire il giudizio di primo grado sia per chiedere la sua estromissione dal giudizio in relazione agli altri punti controversi della vertenza e sui quali solo il minore divenuto maggiorenne - intervenuto nel giudizio di secondo grado- è legittimato ad articolare difese, correttamente l'appellante viene condannato alla rifusione delle spese di giudizio sostenute dal detto rappresentante, risultato sul punto vittorioso.

[56] Cass. civ. 19/01/2010, n. 704, Nella specie, la S.C. ha rigettato il ricorso sul presupposto che il giudice di appello aveva espresso le proprie valutazioni nella propria sentenza in modo del tutto autonomo rispetto alle considerazioni logiche operate nella sentenza nulla di primo grado, considerando, altresì, pienamente legittima l'utilizzabilità della relazione del c.t.u. nominato nel giudizio di secondo grado, nel quale la parte divenuta maggiorenne si era ritualmente costituita, senza, perciò, che si fosse verificata alcuna lesione del principio del contraddittorio.

[57] Cass. civ. 07/11/2000, n. 14484, in Foro it., 2001, 3288, con nota di GIRACCA Responsabilità civile e pubblica amministrazione: quale spazio per l'art. 2049 Cod. Civ..?

[58] Cass. civ. S.U. 27.6.2002 n. 9346.

[59] Cass 29/04/2006, n. 10042 Cass 10/05/2005, n. 9758, in Giur. It, 2006, 396, nella specie la Corte di merito, con sentenza di cui la Corte Cass. civ. ha così corretto la motivazione, aveva escluso l'applicazione della disciplina codicistica in una controversia concernente la responsabilità dell'ente locale per il danno patito da un ragazzo ospite di un centro estivo gestito da un Comune.

[60] Cass. civ. 1.2. 2011, n. 2334.

[61] Cass. civ. 1.2. 2011, n. 2334.

[62] Cass. civ. 1.2. 2011, n. 2334.

[63] Cass. civ. 18/07/2003, n. 11241.

[64] Cass. civ. 18/07/2003, n. 11241.

[65] Cass. civ. SS.UU. 11.11.2008, n. 26972.

[66] Cass. civ. 3/03/2010, n. 5067.

[67] Cass. civ. 14/12/2007, n. 25293; è stata affermata la responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 cod. civ. della Regione Lazio per violazione dell'art. 22 della legge reg. n. 29 del 1992, contenente l'obbligo per l'ente territoriale di provvedere alla copertura assicurativa per qualsiasi evento lesivo subito dagli alunni delle scuole, nel caso in cui la polizza infortuni contenga l'espressa esclusione della garanzia assicurativa per alcune spese sanitarie, eziologicamente riconducibili al sinistro; nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la risarcibilità delle spese di cura e di protesi solo perchè esplicitamente non comprese nel rischio contrattualmente assicurato.







avv. Elena Conti

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