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Autorità giudiziaria e Polizia giudiziaria: concetto di alterità
Articolo 07.11.2004 (Antonio Calafiore)



AUTORITA’ GIUDIZIARIA E POLIZIA GIUDIZIARIA: CONCETTO DI ALTERITA’

Dott. Antonio Calafiore


La Costituzione nel ragionare di polizia giudiziaria sembra abbia voluto riferirsi alla nozione alla nozione legislativa al tempo vigente1, secondo la quale “la polizia giudiziaria deve anche di propria iniziativa prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, assicurare le fonti di prova, ricercarne i colpevoli e raccogliere quant’altro possa servire all’applicazione della legge penale”2.

Correlativamente, applicando lo stesso criterio ermeneutico dovrebbe dirsi che in Costituzione per “autorità di pubblica sicurezza” (art. 13 Cost.), si è cristallizzata la nozione allora vigente, e cioè l’autorità cui sia attribuita la funzione di “vegliare al mantenimento dell’ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità e alla tutela della proprietà….”.

Sennonché, l’inciso “Autorità di Pubblica Sicurezza”, contenuto nell’art. 13 Cost., è oggetto in dottrina di una consolidata interpretazione teleologica, che porta ad intenderlo nel senso generico di Polizia, e quindi comprensivo della polizia di sicurezza come della polizia giudiziaria.

La ragione di questa interpretazione riposa nella ritenuta necessità di accordare il senso proprio dell’inciso con il significato complessivo della disposizione, che da esso scaturirebbe come conseguenza.

Se, infatti, la locuzione “autorità di pubblica sicurezza” venisse intesa in senso stretto, conseguentemente i poteri provvisori, di cui al citato comma 3, sarebbero correlativamente possibili solo per il soddisfacimento di fini di prevenzione (cioè ante delictum) e non anche, appunto, per fini di polizia giudiziaria (cioè, post delictum).

Se interpretassimo detta locuzione in chiave riduttiva sorgerebbe l’ineffabile interrogativo di non saper individuare il soggetto giuridico cui demandare l’esecuzione di tale potere.

Si potrebbe concludere, quindi, che da un punto di vista soggettivo, è polizia giudiziaria, secondo Costituzione, qualunque soggetto cui sia attribuita la funzione di accertare la commissione dei reati ed i loro autori; il quale deve essere posto nella diretta e immediata disponibilità della autorità giudiziaria, senza distinzione alcuna.

Il legislatore ordinario ha, dunque, una relativamente ampia libertà nella individuazione dei soggetti cui attribuire la qualifica di polizia giudiziaria, ma è, per contro, sprovvisto della possibilità di controllare la conseguenza di una tale qualificazione, in ordine alla necessaria sottoposizione alla direttiva costituzionale della disponibilità diretta in favore della autorità giudiziaria3.

Contrariamente alla tesi qui sostenuta, per cui è polizia giudiziaria qualunque soggetto, cui sia attribuita quella funzione, con le dovute conseguenze in ordine alla soggezione al rapporto di disponibilità con l’autorità giudiziaria, si potrebbe insistere sulla circostanza che il Costituente, nel definire i rapporti tra magistratura e polizia giudiziaria, abbia in realtà voluto riferirsi ad un istituendo corpo specializzato di polizia giudiziaria e non a tutta la polizia giudiziaria nel suo complesso.

Infatti, dall’esame dei lavori preparatori dell’Assemblea Costituente risulta come mai e da nessuno venne prospettata l’ipotesi che il rapporto di disponibilità fosse esteso a quei soggetti cui il codice di procedura penale attribuisce la qualifica di ufficiale o agente di polizia giudiziaria.

Le dispute in quella sede riguardarono solo il carattere da assegnare alla dipendenza, se solo diretta o anche esclusiva, se solo funzionale o anche organica, ma sempre limitatamente ad una parte delle forze di polizia.

Se il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria si riferisce alle funzioni, ciò significa che per l’art. 109 Cost.: chi esercita le funzioni di autorità giudiziaria dispone direttamente dell’opera di chi esercita le funzioni di polizia giudiziaria.

Il rapporto tra questi due organi non deve essere inquadrato solo in chiave statica omettendo di considerare l’aspetto dinamico.

Nella originaria versione del codice Vassalli, l’attività di polizia giudiziaria era astretta alle determinazioni del pubblico ministero, il cui potere di direzione si esprimeva nella determinazione delle direttive, nel cui ambito la polizia giudiziaria poteva svolgere attività di indagine.

Con la novella del 1992, si è ripristinata una importante autonomia4 in capo alla polizia giudiziaria, la quale può svolgere indagini anche in direzione diversa da quella voluta dal pubblico ministero titolare dell’indagine5.

Gli artt. 13 comma 3, 14 comma 2, e 21 comma 4 Cost., nel prevedere che i poteri provvisori adottati dalla autorità di polizia di sicurezza ovvero di polizia giudiziaria siano sottoposti a convalida per opera dell’autorità giudiziaria, ci consegnano il rapporto intercorrente tra questi soggetti in termini di necessaria alterità.

Se non vi fosse alterità, l’autorità giudiziaria verrebbe a convalidare atti sostanzialmente di sé medesima, in quanto adottati da organi dalla stessa dipendenti. Mentre, perché, la riserva di giurisdizione operi come garanzia di libertà non meramente formale, occorre che il controllore non si confonda con il controllato. E questo rilievo sembra possa valere per qualunque forma di dipendenza, che si voglia creare tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria, sia essa esclusiva, funzionale o diretta.

In ogni forma di dipendenza varrebbe, infatti, il rilievo che, in quanto dipendente, l’organo di polizia giudiziaria sarebbe tenuto a porre in essere l’atto, se e come quando voluto dall’autorità chiamata poi a convalidarlo; e, corrispondentemente, all’autorità giurisdizionale, chiamata a convalidarlo, verrebbe meno il carattere di terzietà.

Del resto l’alterità logica tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria sembra già evidente nel concetto di disponibilità di un soggetto in favore di un altro. Se, infatti, la polizia giudiziaria dipendesse dalla autorità giudiziaria, se l’una comprendesse l’altra, sarebbe contraddittorio prescrivere una disponibilità, la quale sarebbe, invero, già contenuta nella dipendenza6.

_____________________

1 Cfr. A. C h i a p p e t t i, voce “P o l i z i a” ( diritto pubblico), in enciclopedia del diritto xxxiv, Milano 1985, 132, secondo il quale, essendosi limitato ad un richiamo al concetto di polizia giudiziaria, in questo modo il costituente ha inteso riferirsi per ogni altra specificazione a quanto fornito dalle fonti di grado inferiore.

2 A r t. 55 c.p.p. 1988: “ Funzioni di polizia giudiziaria”.


3 G i u s e p p D’E l i a, “Magistratura, Polizia Giudiziaria e Costituzione”, p. 109-110.

4 S a l v i, “Rapporti tra Polizia e Pubblico Ministero”, p. 726, in “Magistratura, Polizia Giudiziaria e Costituzione”.


5 In questo senso L. D’Ambrosio – Vigna in “La pratica di Polizia Giudiziaria”, p. 146.

6 S a l v i, “Rapporti tra Polizia e Pubblico Ministero”, p. 726, in “Magistratura, Polizia Giudiziaria e Costituzione”.




Avv. Marco Benedettini

Avvocato civilista specializzatro in diritto bancario


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