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Ristrutturazione su ruderi legittima solo se riconoscibili i connotati strutturali
T.R.G.A. Trentino A.A., Bolzano, sentenza 07.03.2006 n° 97 (Domenico Chinello)

Affinché sia possibile il legittimo rilascio di un titolo edilizio per poter procedere alla ristrutturazione di un fabbricato, è necessario che esso risulti esistente in rerum natura.

Allo scopo, in mancanza di un’apposita definizione legislativa del concetto di “costruzione”, può definirsi come tale – ai sensi e per gli effetti della legge urbanistica – quell’opera che sia stabilmente infissa al suolo, con o senza impiego di malta cementizia, purché, attraverso il detto sistema di collegamento, si abbia l’incorporazione dell’opera stessa al suolo e la sua conseguente immobilizzazione rispetto a quest’ultimo.

È poi da ritenere che una costruzione possa considerarsi “esistente” ogniqualvolta si possa procedere, con un sufficiente grado di certezza, alla ricognizione dei suoi elementi strutturali, in modo tale che, seppur non necessariamente “abitato” o “abitabile”, l’edificio possa essere comunque individuato nei suoi connotati essenziali, come identità strutturale, in relazione anche alla sua concreta destinazione d’uso.

È quanto precisato dalla recente sentenza del T.R.G.A. Trentino Alto Adige, sede di Bolzano, del 7 marzo 2006, n. 97, la quale ha respinto i ricorsi proposti da un proprietario confinante controinteressato, dichiarando la piena legittimità di due permessi di costruire rilasciati da un’Amministrazione comunale del bolzanese per la ristrutturazione di un preesistente edificio: nel caso di specie, si trattava di una vecchissima costruzione, disabitata da decenni e ridotta a poco più di ruderi, in ordine alla quale, tuttavia, il Tribunale amministrativo locale – sulla scorta della documentazione fotografica prodotta in giudizio dalle parti – ha ritenuto che fossero indubbiamente riconoscibili gli elementi strutturali dell’edificio, in modo tale da poterne individuare con certezza i suoi principali connotati, anche in relazione alla sua destinazione residenziale.

A prescindere dalla valutazione del caso concreto, in ordine al quale non si hanno gli strumenti per potersi pronunciare (dal testo della sentenza, peraltro, sembrerebbe emergere che la costruzione de qua non fosse poi così completa, da risultare individuabile con tanta certezza, ma i Giudici hanno valutato diversamente), è comunque evidente che – quantomeno a livello di principio – la decisione in esame si pone sulla scia della più tradizionale giurisprudenza amministrativa, secondo la quale gli interventi di ristrutturazione sono configurabili solo nei casi in cui preesista un organismo edilizio dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura, e non anche nelle ipotesi di ricostruzione su ruderi o su edificio già da tempo demolito o, comunque, crollato per cause naturali (cfr. Cons. Stato, sez. V, 15 aprile 2004, n. 2142, in “Riv. giur. edilizia”, 2004, I, 1373; Cons. Stato, sez. V, 10 febbraio 2004, n. 475, in “Foro amm. CdS”, 2004, 443).

In tal senso, infatti, è il costante orientamento del Consesso di Palazzo Spada (cfr. Cons. Stato, sez. V, 1° dicembre 1999, n. 2021, in “Urbanistica e appalti” 2000, 1125; Cons. Stato, sez. V, 10 marzo 1997, n. 240, in “Cons. Stato”, 1997, I, 363; Cons. Stato, sez. IV, 22 ottobre 1993, n. 921, in “Riv. giur. edilizia”, 1994, I, 124), il quale ha avuto modo di precisare che il concetto tecnico-giuridico di “ristrutturazione” postula sempre la preesistenza di un vero e proprio fabbricato da ristrutturare e, cioè, di un’opera edilizia dotata delle quattro murature perimetrali, delle strutture orizzontali di collegamento e della copertura, con la conseguenza che non rientra nella categoria degli interventi di ristrutturazione la ricostruzione di un edificio su ruderi, costituiti da due sole murature di spina comuni a fabbricati contigui, essendo già state demolite in precedenza le strutture portanti verticali ed orizzontali in esecuzione di un’ordinanza comunale contingibile ed urgente (Cons. Stato, sez. V, 4 novembre 1994, n. 1261, in “Foro ital.”, 1995, III, 256).

Sulla stessa falsariga, del resto, anche i vari Giudici amministrativi regionali hanno chiarito che gli interventi di recupero o ristrutturazione edilizia devono riferirsi ad un edificio esistente e sostanzialmente conservato e che è, pertanto, legittimo il diniego del titolo ad aedificandum per interventi da realizzare su un rudere, che non verrebbe recuperato, ma anzi diretti a costruire un edificio sostanzialmente nuovo al posto del preesistente immobile diroccato (T.A.R. Lombardia Milano, sez. II, 21 gennaio 1994, n. 12, in “Foro amm.”, 1994, 1508). Più di recente, sono in questi termini, ex plurimis, le decisioni T.A.R. Liguria, sez. I, 3 aprile 2003, n. 451, in “Foro amm. TAR”, 2003, 1220; T.A.R. Liguria, sez. I, 24 gennaio 2002, n. 53, ivi, 2002, 86, ma anche la sentenza T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez. I, 14 dicembre 2004, n. 2381, in “Foro amm. TAR”, 2004, 3852, secondo la quale «...l’ipotesi di ricostruzione su ruderi di un edificio già da tempo demolito o diruto è qualificabile come nuova costruzione, con necessità di un’apposita concessione edilizia o titolo corrispondente secondo la vigente normativa».

In questi termini, inoltre, è anche la giurisprudenza della Suprema Corte civile (cfr. Cass. civ., sez. II, 15 luglio 2003, n. 11027, in “Riv. giur. edilizia”, 2004, I, 178), nonché di quella della Cassazione penale, che in più occasioni ha richiesto il preventivo rilascio di un idoneo titolo amministrativo «…per ogni intervento che incide sull’organismo edilizio originario, … ed anche nel caso di ricostruzione di un edificio diruto o ridotto allo stato di rudere, dal momento che la ricostruzione dei muri diroccati ed il rifacimento del tetto mancante hanno tale incidenza sull’edificio originario da non potersi qualificare come pura e semplice attività di conservazione» (Cass. pen., sez. III, 16 marzo 2000, imp. Pianti, in “Riv. giur. edilizia”, 2002, I, 1165, ma anche Cass. pen., sez. III, 20 febbraio 2001, n. 13982, imp. Perfetti, in “Cass. penale”, 2002, 2479).

In buona sostanza, deve ritenersi che il rilascio di un titolo edilizio per procedere alla ristrutturazione sia subordinato alla possibilità di individuare, in maniera pressoché certa, l’esatta cubatura e sagoma d’ingombro del fabbricato su cui intervenire, come precisato dal Supremo Collegio amministrativo, che ha evidenziato: «Costituisce vera e propria costruzione ex novo e non già ristrutturazione, né tantomeno restauro o risanamento conservativo e, come tale, è soggetta a concessione edilizia secondo le regole urbanistiche vigenti al momento dell’istanza del privato (e non già a quelle esistenti all’epoca in cui fu realizzato il manufatto originario) la ricostruzione di un intero fabbricato, diruto da lungo tempo e del quale residuavano, al momento della presentazione dell’istanza del privato, solo piccole frazioni dei muri, di per sé inidonee a definire l’esatta volumetria della preesistenza, in quanto l’effetto ricostruttivo così perseguito mira non a conservare o, se del caso, a consolidare un edificio comunque definito nelle sue dimensioni, né alla sua demolizione e fedele ricostruzione – e, quindi, ad attuare i fini propri dell’art. 31 L. 5 agosto 1978 n. 457, diretti al recupero o al pieno ripristino del patrimonio edilizio esistente –, bensì a realizzarne uno del tutto nuovo e diverso» (Cons. Stato, sez. V, 3 aprile 2000, n. 1906, in “Foro amm.”, 2000, 1268).

Il Consiglio di Stato, invero, ha sempre considerato esclusivamente le ipotesi in cui la demolizione viene effettuata nel contesto di un’attività volta, sin dall’origine, al recupero del manufatto, e non ha mai affermato, invece, che il concetto di ristrutturazione edilizia possa estendersi alla rinnovata edificazione di fabbricati da anni inesistenti, perché distrutti o demoliti. In questo secondo caso, l’intervento non può che rispettare i parametri normativi fissati dagli strumenti urbanistici vigenti al tempo della ricostruzione o le regole stabilite da appositi piani di recupero.

Ma anche volendo allargare l’ambito operativo dell’intervento di ristrutturazione (che ora, con il nuovo T.U. in materia edilizia, ha esplicitamente considerato, a livello normativo, la demolizione e ricostruzione), estendendolo alla realizzazione di interi volumi, corrispondenti a quelli esistenti in una precedente epoca, non sembra superabile il principio secondo cui la ricostruzione dell’opera deve essere comunque effettuata in un tempo ragionevolmente prossimo a quello della demolizione, con la conseguenza che, ove sia trascorso un lunghissimo lasso temporale tra il momento della demolizione a quello di presentazione del progetto edilizio di ricostruzione, ciò fa venir meno quel nesso di contestualità che potrebbe giustificare l’applicazione della più favorevole disciplina prevista – appunto – per l’intervento di ristrutturazione edilizia (in tal senso, la parte motiva della succitata pronuncia Cons. Stato, sez. V, 3 aprile 2000, n. 1906).

Per completezza, va evidenziato che – a detta di una recente pronuncia giurisprudenziale di primo grado – l’Ente locale non potrebbe, però, diniegare tout court il chiesto titolo edilizio per la ristrutturazione di un rudere, fondandosi esclusivamente sull’esame della prodotta documentazione fotografica, o su un’erronea rappresentazione dei luoghi riportata nelle tavole planimetriche del piano regolatore. Secondo tale decisione, un siffatto diniego risulterebbe illegittimo per eccesso di potere sotto i profili del difetto di istruttoria e di motivazione, in quanto l’Amministrazione comunale, in casi del genere, ha l’obbligo di procedere in via istruttoria ad una verifica in loco dell’effettiva esistenza del rudere, verifica la cui omissione è idonea ad inficiare la legittimità del provvedimento finale negativo (così T.A.R. Valle d’Aosta, 21 gennaio 2005, n. 20, in “Foro amm. TAR”, 2005, 6).

(Altalex, 30 marzo 2006. Nota di Domenico Chinello)






N. 97/2006 Reg. Sent.

144/2005 Reg. Ric.

204/2005 Reg. Ric.


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa

Sezione Autonoma di Bolzano

costituito dai magistrati:

Presidente: Hugo DEMATTIO

Consigliere, relatore: Anton WIDMAIR

Consigliere: Luigi MOSNA

Consigliere: Terenzio DEL GAUDIO

ha pronunziato la seguente

S E N T E N Z A

sui ricorsi iscritti al n. 144 ed al n. 204 del registro ricorsi 2005,

presentati da

K. E., rappresentato e difeso dall’avv. Christoph Baur, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo in Bolzano, Piazzetta del Mostra, n. 2, giusta delega a margine del ricorso, - ricorrente -

c o n t r o

il COMUNE DI RACINES, in persona del Sindaco pro tempore, che sta in giudizio in forza della deliberazione della Giunta comunale n. 342 dd. 15.06.2005, rappresentato e difeso dall’avv. Jürgen Köllensperger, con elezione di domicilio presso lo studio del medesimo in Bolzano, Via Leonardo da Vinci, n. 8, giusta delega a margine dell’atto di costituzione per il ricorso 144/2005; nessuno si è costituito invece per il ricorso 204/2005, - resistente -

e nei confronti di

S. M., rappresentata e difesa dall’avv. Manfred Schullian, con elezione di domicilio presso lo studio del medesimo in Bolzano, Viale Stazione, n. 5, giusta delega a margine dell’atto di costituzione,

- controinteressata soltanto nel ricorso 144/2005 -

nonché

A. P., R. A. e M. P. tutti e tre rappresentati e difesi dall’avv. Anton von Walther, con elezione di domicilio presso lo studio del medesimo in Bolzano, Via della Rena, n. 14, giusta delega a margine dell’atto di costituzione nel ricorso 144/2005 come intervenienti ad opponendum e nel ricorso 204/2005 come controinteressati

per l’annullamento

nel ricorso 144/2005:

1) della concessione edilizia n. 46/2005 dell’11.05.05, rilasciata dal sindaco del Comune di Racines a favore della sig.ra M. S., avente ad oggetto la demolizione e la ricostruzione con ampliamento della p.ed. 51, CC Giovo, cosiddetta casa “Hansegger”;

2) del parere positivo della commissione edilizia comunale di Racines del 02.05.2005;

nel ricorso 204/2005:

1) della concessione edilizia n. 93/04 del 10.08.2004, rilasciata dal Sindaco del Comune di Racines a favore dei sigg. A. P., R. A. e M. P., avente ad oggetto la demolizione e la ricostruzione con ampliamento della p.ed. 51, C C Giovo, cosiddetta casa “Hansegger”;

2) del parere positivo della commissione edilizia comunale di Racines del 07.06.2004;

Visto il ricorso n. 144/2005 notificato il 09.06.2005 e depositato il 10.06.2005 con i relativi allegati;

Visto il ricorso 204/2005 notificato il 29.07.20005 e depositato il 05.08.2005 con i relativi allegati;

Visti per il ricorso 144/2005 gli atti di costituzione in giudizio del Comune di Racines dd. 27.06.2005 e della sig.ra S. M. dd. 13.10.2005 nonché l’atto d’intervento ad opponendum dei sigg. A. P., R. A. e M. P. dd. 28.09.2005 non notificato;

Visto, per il ricorso 204/2005, l’atto di costituzione dei sigg. A. P., R. A. e M. P. dd. 28.09.2005;

Vista l’ordinanza n. 102 dd. 28.06.2005 di questo Tribunale con la quale è stata cautelarmente sospesa l’esecuzione della concessione edilizia n. 46/05 impugnata;

Viste le memorie prodotte;

Visti tutti gli atti di causa;

Designato relatore per la pubblica udienza del 21.12.2005 il consigliere Anton Widmair ed ivi sentiti l’avv. C. Baur per il ricorrente, l’avv. J. Köllensperger per il Comune di Racines, l’avv. R. Tezzelger in sostituzione dell’avv. M. Schullian per la sig.ra S. M. e l’avv. A. von Walther per i sigg. A. P., R. A. e M. P.;

Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:

FATTO

Con i ricorsi in epigrafe specificati il ricorrente ha impugnato le concessioni ivi indicate rilasciate dal Sindaco del Comune di Racines a favore della controinteressata S. M. e dei controinteressati A. P., R. A. e M. P., per la demolizione e ricostruzione con ampliamento di una casa d’abitazione (variante),

Esponendo:

-0 di essere proprietario del maso chiuso “Bacherhof” in P.T. 42/I, CC Val Giovo, ubicato in prossimità dalla p.f. 498 e p.ed 51, CC Val Giovo;

-1 che l’edificio sulla p.ed 51, cosiddetto fabbricato “Hansegger”, non sarebbe abitato dal 1942 ed avrebbe perso i connotati di una casa d’abitazione, anche perché ridotto a rovina nel corso del tempo;

-2 che i controinteressati avrebbero presentato un progetto per la demolizione e ricostruzione di tale fabbricato, prevedendo pure l’ampliamento (variante) a norma dell’art. 107, comma 16, della legge urbanistica.

Un tanto premesso, il ricorrente chiede l’annullamento delle predette concessioni edilizie, esplicando a tal’uopo complessivamente tre motivi di impugnativa:

1) Violazione dell’art. 107, comma 13 della LP d.d. 11.08.1997 n. 13.

2) Violazione dell’art. 107, comma 16 della legge d.d. 11.08.1997, n. 13.

3) Eccesso di potere per travisamento, per istruttoria incompleta e per difetto di motivazione.

Le controparti, già costituitesi nel presente procedimento, contestano quanto ex adverso eccepito e dedotto, opponendosi all’accogli-mento del ricorso in quanto infondato.

Con ordinanza n. 102/2005 questo Tribunale ha sospeso l’efficacia della concessione edilizia n. 46/05.

Nei termini di rito le parti hanno prodotto memorie a sostegno delle rispettive difese.

All’udienza pubblica del 21.12.2005 i ricorsi sono stati trattenuti in decisione.

DIRITTO

Come anticipato in fatto, l’impugnazione ha per oggetto due ricorsi che per la sostanziale connessione oggettiva ed, in parte, soggettiva possono essere riuniti per un’unica decisione.

I ricorsi sono infondati e vanno respinti, per le ragioni di seguito esposte.

Preliminare all’esame nel merito delle singole censure è la ricostruzione della normativa da applicare ed interpretare:

Recita all’art. 107 della legge urbanistica n. 13/1997 al comma 13 che “costruzioni esistenti nel verde agricolo (…) possono essere demolite e ricostruite nella stessa posizione senza modifica della destinazione preesistente (…)”.

Il comma 16 prevede quanto segue: “edifici a scopo residenziale esistenti nel verde agricolo il giorno 24.10.1973, la cui cubatura complessiva risulti inferiore a 850 mq, possono essere ampliati fino a 850 mq”.

Il punto cruciale della causa sta nel mettere a fuoco la portata di queste norme che parlano esplicitamente di “costruzioni esistenti” (comma 13) e di “edifici a scopo residenziale esistenti il 24.10.1973”.

Alla assenza di una definizione legislativa del concetto “costruzione”, per la corretta applicazione delle norme su richiamate, suppliscono dottrina e giurisprudenza (anche di questo Tribunale, cfr. sentenza n. 111 d.d. 03.05.1996 e confermata dal CS, V sez., con decisione n. 475 del 10.02.2004), la quale precisa che l’interpretazione deve fare ricorso alla potenzialità dell’opera. Di conseguenza si avrebbe “costruzione ai sensi e agli effetti della legge urbanistica quando l’opera è stabilmente fissa nel suolo, con o senza impiego di malta cementizia sempre ché, attraverso il sistema di collegamento, si abbia l’incorporazione dell’opera al suolo e la sua conseguente immobilizzazione rispetto a quest’ultimo” (Cassazione 11.10.1969 n. 30286). Si “ritiene che questo esista quantomeno in quelle strutture essenziali che, assicurandoli un minimo di consistenza, possano farlo giudicare siccome presente nella realtà” (da decisione C.St.,V, n. 475 d.d. 10.02.2004). Sempre secondo questa decisione deve sussistere la possibilità di procedere, con un sufficiente grado di certezza, alla ricognizione degli elementi strutturali dell’edificio, in modo tale che, “seppur non necessariamente “abitato” o “abitabile”, esso possa essere comunque individuato nei suoi connotati essenziali, come identità strutturale, in relazione anche alla sua destinazione”. La sentenza n. 80/05 di questo Tribunale, citata peraltro dal ricorrente stesso, segue in sostanza l’indirizzo delineato dal Consiglio di Stato quando sottolinea che la costruzione, per potersi considerare tale ed esistente, deve comunque essere individuabile in relazione alla sua destinazione.

Questo Collegio non intende discostarsi dalla linea interpretativa indicata.

Nel caso di specie, la fotodocumentazione dedotta in giudizio dalle parti, peraltro incontestata, non lascia dubbi, secondo questo Collegio, che trattasi di un rudere di fabbricato, la cui destinazione residenziale tuttavia è indubbiamente riconoscibile e che sussiste la possibilità di procedere, con un sufficiente grado di certezza, alla ricognizione degli elementi strutturali dell’edificio, in modo tale che esso possa essere individuato nei suoi connotati essenziali, come identità strutturale, in relazione anche alla sua destinazione residenziale.

Apparendo indubbia la destinazione residenziale della p.ed. 51 la questione sollevata sull’attualità della destinazione abitativa, cioè se la destinazione preesistente, che a norma del comma 13 non può subire modifiche, debba essere attuale al momento della presentazione della domanda, appare irrilevante.

Al riguardo è sufficiente il riferimento ai commi 13 e 16 dell’art. 107 citati che parlano unicamente di edifici esistenti (comma 16) e di costruzioni esistenti (comma 13) il 24.10.1973, e definendo il concetto “esistenti” come sopra.

Ed infine, con riferimento al parere della Commissione edilizia rilasciata sul progetto nella seduta del 07.06.2004, il ricorrente lamenta insufficiente motivazione in ordine alla problematica sui presupposti per l’applicazione dei commi 13 e 16 più volte citati.

La censura appare infondata se si considera, come rileva esaustivamente il resistente Comune, che il progetto è stato esaminato in più sedute in base a sempre nuovi elementi richiesti e prodotti, al fine di determinare “l’esistenza” dell’edificio residenziale al 24.10.1973.

Su queste premesse il Comune ha rilasciato i provvedimenti impugnati che autorizzano legittimamente la demolizione e ricostruzione con ampliamento di un rudere di fabbricato, e non di semplici “resti di mura” che connotano la “rovina” (C.St. V, n. 293 del 15.03.1990; n. 475 del 10.02.2004; TRGA BZ n. 111 del 03.05.1996)

Le spese e gli onorari del presente giudizio possono trovare equa compensazione tra le parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa – sezione autonoma per la Provincia Autonoma di Bolzano, disattesa ogni contraria istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando, respinge i ricorsi in epigrafe, previa loro riunione.

Spese compensate tra le parti in giudizio.

Ordina che la presente sentenza venga eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Bolzano, nella camera di consiglio del 21.12.2005.

IL PRESIDENTE - Hugo DEMATTIO

L’ESTENSORE - Anton WIDMAIR

Sentenza depositata il 07.03.2006



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