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Violenza sessuale: anche il tentativo di bacio sulla bocca può integrare il reato
Cassazione penale , sez. III, sentenza 11.01.2006 n° 549 (Deborah Cimellaro)

Con la pronuncia del 15 novembre 2005 (depositata l'11 gennaio 2006), la Corte di Cassazione torna, seppur in termini diversi dal recente dibattito, ad occuparsi del delicato tema degli atti di violenza sessuale ed, in particolare, di quali atti integrino il reato previsto e punito dall’articolo 609-bis del codice penale.

Adita, infatti, al fine di verificare se lo sfioramento delle labbra sul viso della donna non consenziente configuri atto di violenza sessuale ai fini della concretizzazione della suddetta fattispecie criminosa, la Suprema Corte ha ribadito un orientamento onnicomprensivo ormai consolidato, in forza del quale “Devono includersi nella nozione di atti sessuali tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene, e che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo e ad entrare nella sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione,..., abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica.Tra questi vanno ricompresi i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime della vittima, suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata..” (così, ex multis, Cass., sez. 3, sent. n° 7772 del 4/7/2000).

Nel recente passato (sent. n°37395/2004), invero, i giudici di legittimità si erano già espressi sull’argomento, ampiamente ricostruendo le posizioni dottrinarie sulla corretta individuazione della condotta tipica del reato di violenza sessuale, in considerazione della concentrazione, operata dalla L. 66/1996, delle previgenti ipotesi criminose previste dagli artt. 519 e 521 in un’unica norma, contenuta nell’art. 609-bis c.p.. Tre i principali orientamenti che la Cassazione enucleava nel 2004:

a) la tesi della maggiore ampiezza dell'espressione "atti sessuali" rispetto a quella di "atti di libidine, che ricomprende nella nuova categoria, perlomeno in astratto, qualsiasi atto che sia comunque riconducibile (quanto ai motivi che lo ispirano, alle modalità di realizzazione, alle finalità perseguite) alla sfera della sessualità umana;
b) l'opinione che tra gli atti di libidine e gli atti sessuali vi è invece una fondamentale identità concettuale e che la fattispecie dell'art. 609-bis, unificando i precedenti reati di violenza carnale e di atti di libidine nella figura unitaria della violenza sessuale, abbia lasciato sostanzialmente intatto il limite inferiore della tutela della libertà sessuale, costituito appunto dagli atti di libidine;
c) l'indirizzo secondo il quale la nozione di "atti sessuali" deve essere intesa in senso restrittivo rispetto a quella comunemente accolta in relazione agli atti di libidine e deve essere connotata in termini necessariamente oggettivi, senza che possano avere rilievo, nell'individuazione della condotta penalmente rilevante, "né l'impulso del soggetto attivo del reato, né la potenziale suscettibilità erotica del soggetto passivo, ma piuttosto l'oggettiva natura sessuale dell'atto in sé considerato", individuata "rifacendosi alle scienze medico-psicologiche ed ancor più a quelle antropologico-sociologiche". In tale prospettiva, per potere qualificare un atto come "atto sessuale", si richiede necessariamente "il contatto fisico tra una parte qualsiasi del corpo di una persona con una zona genitale, anale od orale del partner"; mentre restano fuori dalla nozione minima di atto sessuale quelle condotte che, per quanto possano costituire espressioni di un impulso concupiscente o possano essere rivolte ad eccitare o a soddisfare la concupiscenza, siano però prive di quella oggettiva componente strettamente fisica (e non moralistica) nel senso dianzi enunciato.

La giurisprudenza della Corte accoglieva, come concetto attuale di "atti sessuali", la somma delle opinioni previgenti di congiunzione carnale e atti di libidine; pertanto, il delitto di violenza sessuale è configurabile non solo nei casi in cui avvenga un contatto fisico diretto tra soggetto attivo e soggetto passivo, ma anche quando il soggetto attivo costringa soggetti diversi a compiere o subire atti sessuali, espressione di un’ indebita intrusione nella sfera sessuale.

Dunque la condotta vietata dall’art. 609-bis cod. pen. include “qualsiasi atto che, risolvendosi in un contatto corporeo, ancorché fugace ed estemporaneo,…sia idoneo e finalizzato a porre in pericolo la libera autodeterminazione della sfera sessuale. Pertanto la valutazione del giudice sulla sussistenza dell’elemento oggettivo non deve fare riferimento unicamente alle parti anatomiche aggredite ed al grado di intensità fisica del contatto instaurato, ma deve tenere conto dell’intero contesto in cui il contatto si è realizzato e della dinamica intersoggettiva…” (sent. n°37395 cit.).

Questa ricostruzione storico-sociologica consente, inoltre, di superare le contestazioni in ordine alla violazione del principio di legalità in materia penale, fissato dall'art. 25, comma 2, Cost. per l’eventuale genericità della dizione “atti sessuali” contemplata dall’art. 609-bis c.p..

Di tutti i su menzionati elementi tiene conto, oggi, la Cassazione penale nel ricondurre all’ipotesi di cui all’art. 609-bis cod.pen., altresì, il tentativo di bacio insidiosamente rapido ed il mero sfioramento con le labbra del viso altrui, reso contro il dissenso della vittima, in presenza di una relazione implicante l’abuso di autorità (in questo caso autorità privata, atteso il rapporto di dipendenza lavorativa).

(Altalex, 7 aprile 2006. Nota di Deborah Cimellaro)






Penale | Violenza sessuale

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE III PENALE

Sentenza 15.11.2005 - 11.01.2006 n. 549

(Presidente: C. Vitalone; Relatore: A. Postiglione)

SENTENZA

FATTO E DIRITTO

B. V., direttore della Banca di Credito Cooperativo di Preganzioli, è stato condannato, con i benefici di legge, alla pena di anni uno e due mesi di reclusione oltre ai danni a favore della parte civile, M. F., dipendente della predetta banca, in relazione ad un abuso ex art. 609 ter cod. pen., commesso sul luogo di lavoro il 14/2/2000.

La pena, già comminata dal Tribunale di Treviso con sentenza del 24/5/2002, veniva confermata dalla Corte di Appello di Venezia in data 20/5/2003.

L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, deducendo cinque motivi di censura.

Con il primo deduce la inutilizzabilità delle risposte della persona offesa durante l'esame del PM in quanto sarebbero state rese a seguito di domande suggestive, nonché carenza di adeguata motivazione sul punto.

Con il secondo motivo si assume che non poteva qualificarsi il fatto con riferimento all'art. 609 bis cod. pen., posto che il mero sfioramento con le labbra del viso altrui per dare un bacio non potrebbe avere contenuto libidinoso.

Con il terzo motivo si lamenta carenza di logica motivazione nella valutazione di quanto affermato dall'imputato in relazione all'episodio contestato.

Con il quarto motivo sui assume che erroneamente non sarebbe stata disposta la rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale, per ascoltare alcune testimonianze addotte dalla difesa.

Con il quinto motivo viene censurata la valutazione dei giudici di merito sul contenuto delle testimonianze assunte, nel senso della loro non coerenza.

Il ricorso è infondata.

In ordine alla prima censura osserva la Corte che i giudici di merito hanno correttamente escluso la violazione delle regole per l'esame testimoniale di cui all'art. 499 c.p.p. con riferimento alla deposizione della persona offesa.

Tale deposizione è stata giustamente utilizzata, perché da un puntuale riscontro documentale degli atti operato dai giudici di appello e da questa Corte, emerge in modo chiaro che il pubblico ministero pose delle domande, in modo non suggestivo, ma piano ed oggettivo, senza interferire con la libertà e sincerità delle risposte, peraltro molto dettagliate e precise sull'episodio accaduto il 14/2/2000.

Sul punto la sentenza impugnata motiva espressamente riproponendo, a titolo esemplificativo, la domanda principale: ci racconti l'episodio del 14 febbraio, e precisando che, tutto il resto della deposizione è scevra di condizionamenti e scorre sempre con tali passaggi, ricchi di particolari che costituiscono anzi una ulteriore prova di attendibilità e sincerità della M.

Trattasi, all'evidenza, di una valutazione di merito correttamente motivata, che esclude la irregolarità processuale e la conseguente sanzione della inutilizzabilità, considerato altresì il potere di equilibrio esercitato dal Presidente, nella direzione dell'udienza.

La difesa ha avuto la possibilità di saggiare l'attendibilità della teste con il controesame.

Nel valutare l'attendibilità di una teste, occorre peraltro considerare l'intero contenuto di quanto dichiarato e non una singola domanda.

Circa la seconda censura, questa Corte ribadisce che nella nozione di atti sessuali di cui all'art. 609 bis c.p. si devono includere non solo gli atti che involgono la sfera genitale, bensì solo gli atti che riguardano le zone erogene su persona non consenziente (Cass. Sez. 3, 12446, 1/12/2000, rv. 218351).

Tra gi atti suscettibili di integrare il delitto possono essere ricompresi palpeggiamenti e sfregamenti delle parti intime, compresi anche gli atti insidiosi e rapidi (come palamenti al seno e tentativi di baci sulla bocca;
Cass. Sez. 3, n. 4402, 10/4/2000, rv. 220938).

Comunque sul punto i giudici di merito hanno dato sufficiente logica motivazione, sicché non vi è spazio per censure di legittimità.

Analogamente deve dirsi per altri punti di censura, attinenti alla sufficienza o meno delle prove testimoniali acquisite rispetto alle ulteriori richieste, posto che la loro valutazione nel contenuto è rimessa all'apprezzamento dei giudici di merito.

Risultano motivati tutti i profili sollevati nel ricorso, giacché sia il racconto a propria discolpa dell'imputato, sia la testimonianza dell'amica della persona offesa (S.), dei genitori, della psicologia e delle altre persone sentite (Q., S., B., B., B.,) risultano aver formato oggetto di corretto esame.

Segue alla condanna, che va confermata, anche quella alla spese ed onorari della parte civile nel presunto giudizio, liquidate come in dispositivo.


P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento a favore della parte civile costituita della somma complessiva di Euro 1500, di cui Euro 1200 per onorari, oltre IVA e CA.

Roma, 15/11/2005.

Depositata in Cancelleria l'11 gennaio 2006.



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