ricorda
Non sei registrato?
Registrati ora
Il tuo carrello
Totale : € 0,00
Risoluzione per diffida ad adempiere ex art.1454 c.c. ed onere probatorio
Corte d'Appello Firenze, sez. II civile, sentenza 28.02.2006 n° 939 (Carlo Carvisiglia)

Il convenuto per la risoluzione per diffida ad adempiere ex art. 1454 c.c. che formuli l’eccezione di inadempimento ex art.1460 può limitarsi ad allegare l’altrui inadempimento: sarà la controparte, che prima ha notificato la diffida ad adempiere e poi ha agito in giudizio, a dover neutralizzare l’eccezione, dimostrando il proprio adempimento”.

E’ questo il principio di diritto desumibile dalla sentenza n. 939 del 28 febbraio 2006 della Corte di Appello di Firenze, sezione seconda civile, la quale offre l’occasione di soffermarsi sulla figura della risoluzione per diffida ad adempiere ex art.1454 c.c. e sulla questione, al centro dell’attenzione giurisprudenziale, dell’onere probatorio dell’adempimento nell’ipotesi in cui si agisca per risoluzione.

Al riguardo mette conto ricordare che la diffida ad adempiere è stata definita come rimedio che consiste in una facoltà e non in un obbligo (od onere) per la parte adempiente, la quale può sempre agire ex art. 1453 c.c. (Cass. 17 gennaio 1996, n. 639, Cass. 28 ottobre 1981, n. 5677).

E’ uno strumento assai efficace di tutela del creditore, espressione di un diritto potestativo ad esso attribuito: con la diffida il creditore ha la possibilità di provocare immediatamente ed unilateralmente una modifica del rapporto, introducendo un termine di adempimento, in aggiunta a quello eventualmente previsto originariamente (Natoli, voce Diffida ad adempiere, in Enc. Dir., XII, Milano 1964, 509; Costanza, Della risoluzione per inadempimento, Com. S.B., Bologna-Roma 1990, 433).

Il creditore insoddisfatto dovrà intimare per iscritto al debitore inadempiente di adempiere entro un congruo termine (che non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore), trascorso il quale il contratto si intende risolto (risoluzione di diritto).

La diffida ad adempiere è un atto, unilaterale, recettizio che, quindi, dovrà essere portata a conoscenza del destinatario perché produca i suoi effetti.

Per quanto concerne il contenuto dell’intimazione ex art. 1454 c.c., si è affermato che la dichiarazione deve necessariamente contenere: l’intimazione all’adempimento, la determinazione del tempo concesso al debitore, la menzione dell’effetto risolutivo per il caso in cui il debitore non adempia l’obbligazione entro il termine stabilito dal creditore (Cass. 13 febbraio 1976, n. 466; Natoli, op.cit., 510).

E’ necessario, altresì, ricordare che la domanda di risoluzione per diffida ad adempiere presuppone l’inadempimento imputabile (Cass. 27 giugno 1987, n. 5710) e di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c. (Cass. 26 febbraio 1986, n. 1203).

Legittimata alla diffida ex art. 1454 c.c. è la sola parte adempiente (Cass. 9 settembre 1998, 8910; Gazzoni, Manuale di diritto privato, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane 2003, 996).

Quanto alla questione della ripartizione dell’onere della prova nell’ipotesi in cui si agisca per risoluzione, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza 30 ottobre 2001, n. 13533 hanno affermato che ”in tema di prova dell'inadempimento di una obbligazione, il creditore che agisca per la risoluzione contrattuale, per il risarcimento del danno, ovvero per l'inadempimento deve soltanto provare la fonte (negoziale o legale) del suo diritto ed il relativo termine di scadenza, limitandosi alla mera allegazione della circostanza dell'inadempimento della controparte, mentre il debitore convenuto è gravato dell'onere della prova del fatto estintivo dell'altrui pretesa, costituito dall'avvenuto adempimento, ed eguale criterio di riparto dell'onere della prova deve ritenersi applicabile al caso in cui il debitore convenuto per l'adempimento, la risoluzione o il risarcimento del danno si avvalga dell'eccezione di inadempimento ex art. 1460 (risultando in tal caso, invertiti i ruoli delle parti in lite, poichè il debitore eccipiente si limiterà ad allegare l'altrui inadempimento, ed il creditore agente dovrà dimostrare il proprio adempimento, ovvero la non ancora intervenuta scadenza dell'obbligazione). Anche nel caso in cui sia dedotto non l'inadempimento dell'obbligazione, ma il suo inesatto adempimento, al creditore istante sarà sufficiente la mera allegazione dell'inesattezza dell'adempimento (per violazione di doveri accessori, come quello di informazione, ovvero per la mancata osservanza dell'obbligo di diligenza, o per difformità quantitative o qualitative dei beni), gravando ancora una volta sul debitore l'onere di dimostrare l'avvenuto, esatto adempimento”.

Tali principi trovano applicazione anche nella sentenza della Corte d’Appello di Firenze in esame, nella quale, da un lato, si afferma che “presupposto della risoluzione per diffida è l’inadempimento imputabile al debitore e di non scarsa importanza. Ed è questo che difetta nel caso concreto”; dall’altro, espressamente si richiama l’insegnamento della sentenza S.U. 13533/2001 in relazione all’ipotesi in cui venga sollevata l’eccezione di inadempimento.

Per comprendere appieno la motivazione della pronuncia de qua appare utile riassumere l’articolata vicenda oggetto del giudizio.

La Società Alfa, corrente in Firenze, stipula con la Società Beta un contratto di fornitura di mobili per l’arredamento di un locale di sua proprietà, ove viene esercitata l’attività di rosticceria-pizzeria.

All’offerta della Società Beta di consegnare gli arredi la Società Alfa oppone, tuttavia, un netto rifiuto, sostenendo che la Società Beta medesima si sia resa inadempiente a taluni obblighi pattuiti nel contratto di fornitura.

A seguito di ricorso per decreto ingiuntivo proposto dalla Società Beta, il Presidente del Tribunale di Firenze ingiunge alla Società Alfa di pagare il prezzo della fornitura di mobili.

La successiva opposizione al decreto ingiuntivo proposta dalla Società Alfa viene rigettata con sentenza del Tribunale di Firenze.

Anche l’appello presentato dalla Società Alfa avverso tale sentenza viene respinto dalla Corte d’Appello di Firenze.

Nella motivazione della sentenza della Corte d’Appello (successivamente passata in giudicato) si legge, tra l’altro, che la Società Beta non è liberata dall’obbligo di consegna della merce e che, quindi, la Società Alfa “potrà ancora chiedere che la consegna dei mobili venga effettuata nel futuro”.

Con atto d’intimazione e diffida notificato all’amministratore unico e legale rappresentante della Società Beta, la Società Alfa intima, quindi, di provvedere, nel termine di 15 giorni dalla notifica, alla consegna dei beni descritti nel contratto.

Non essendo intervenuta la consegna entro detto termine, la Società Alfa cita in giudizio dinanzi al Tribunale di Firenze la Società Beta, chiedendo che venga dichiarata la risoluzione del contratto di fornitura per inadempimento della Società Beta medesima e che, conseguentemente, quest’ultima sia condannata a rimborsare alla società appaltante il prezzo pattuito a titolo di corrispettivo nel contratto di fornitura.

La società convenuta rimane contumace nel giudizio.

Il Tribunale di Firenze rigetta comunque tutte le domande attrici perché ritiene che manchi la prova dell’avvenuta notifica della diffida ad adempiere alla società Beta.

La Società Alfa impugna anche tale sentenza.

La Corte d’Appello di Firenze, con la pronuncia in esame, afferma che, se da un lato, la Società attrice ha fornito la prova documentale dell’avvenuta notifica della diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 140 c.p.c., dall’altro, la domanda non può comunque essere accolta.

Il percorso motivazione della decisione si articola nei seguenti punti:

  1. presupposto “imprescindibile” della risoluzione per diffida ad adempiere è l’inadempimento imputabile al debitore;
  2. l’inadempimento dell’obbligazione di consegna dei mobili da parte della Società Beta, destinataria della diffida ad adempiere, è da considerarsi come un inadempimento giustificato, in quanto imputabile al creditore;
  3. la Società Beta “ha infatti eccepito che gli appellanti non hanno provveduto a pagare il prezzo degli arredi, né tantomeno a farne rituale e formale offerta contestualmente all’invio della diffida, tanto che si sono visti costretti a promuovere procedimento esecutivo per espropriazione”;
  4. in tale situazione non spetta al debitore / Società Beta dover fornire la prova del fatto estintivo (adempimento della prestazione di consegna dei mobili) dall’altrui preteso credito, in quanto, convenuta per la risoluzione, si è avvalsa dell’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 c.c. per paralizzare l’altrui pretesa (Cass. S.U. 13533/2001);
  5. in altri termini, “chi formula l’eccezione può limitarsi ad allegare l’altrui inadempimento (la Società Beta ha provato di aver promosso giudizio esecutivo per realizzare il proprio corrispettivo); sarà la controparte a dover neutralizzare l’eccezione dimostrando il proprio adempimento, mentre gli appellati si sono limitati ad allegare di aver presentato istanza di convenzione del pignoramento, ma non hanno dimostrato di aver compiutamente adempiuto”.

(Altalex, 2 agosto 2006. Nota di Carlo Carvisiglia)






CORTE DI APPELLO DI FIRENZE

SEZIONE II CIVILE

Sentenza 28 febbraio 2006, n. 939

REPUBBLICA ITALIANA

NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO

La corte di Appello di Firenze, sezione SECONDA CIVILE, composta dai magistrati:

Dott. Giuliano Lucentini Presidente

Dott. Antonio Cappelli Consigliere

Dott.ssa Elisabetta Materi Consigliere

Ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

Nella causa iscritta al n… del ruolo generale degli affari contenziosi civili e vertente tra:

TIZIO, CAIO E SEMPRONIO, tutti nella loro qualità di SOCI DELLA CESSATA SOCIETà ALFA.;

TUTTI selettivamente domiciliati in Firenze Via .. preso e nello studio dell’Avv.to .. che li rappresenta e difende come da mandato in atti nel primo grado di giudizio:

Appellanti

E

SOCIETà BETA, in persona del suo legale rappresentante p.t.,

elettivamente domiciliato in Firenze ….presso l’Avv.to … che lo difende e difende dal come da delega a margine della comparsa di costituzione e risposta;

Appellato

All’udienza del02-11-2005 la causa passava in decisione sulle conclusione precisate dalle parti come da verbale nella medesima data.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto notificato l’8-11-2000 TZIO, CAIO E SEMPRONIO, nella loro qualità di soci della Società Alfa impugnavano la sentenza n. 933/02, con la quale il Tribunale di Firenze aveva rigettato la loro domanda nei confronti della Società Beta, volta alla dichiarazione di risoluzione, per inadempimento della convenuta, del contratto stipulato in data 9..7.1985 per la fornitura di mobili di l’arredo di un esercizio commerciale di rosticceria e pizzeria, e alla sua condanna al rimborso del prezzo pattuito a titolo di corrispettivo pari a Euro 20.513,67 oltre interessi e al risarcimento dei danni.

Deducevano che il Tribunale aveva errato nel ritenere non provato il dedotto inadempimento, fondando tale giudizio sulla circostanza che non vi era certezza che la diffida ad adempiere, avente ad oggetto la consegna del mobilio ordinato, fosse pervenuta a conoscenza della società, in quanto l’intimazione, dopo il fallimento della notifica presso la sede sociale, era stata notificata alla residenza anagrafica del legale rappresentante della Società Beta., che aveva ritirato il relativo plico. Non avendo la convenuta ottemperato nel termine di legge alla prestazione ancora dovuta, ne conseguiva l’automatico scioglimento del rapporto.

Si costituiva l’appellata eccependo che da una precedente sentenza della Corte di Appello di Firenze, passata in giudicato sul vantato diritto ad essere pagata, risultava accertato che non vi era stato da parte sua alcun inadempimento, mentre permaneva quello degli appellanti che non avevano pagato la merce.

Formulate le conclusioni all’udienza del 2.11.2005 e decorsi i termini per il deposito delle memorie finali, la causa veniva decisa nell’odierna camera di consiglio.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. La ragione in base al quale il Tribunale ha rigettato la domanda degli attori, ovvero la mancanza di prova riguardo al persistere dell’inadempimento della Società Beta dopo la comunicazione per iscritto dell’atto di diffida, perché, data la sua natura recettizia, non vi era certezza della effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario, risulta infondata.

E’ infatti sfuggita al Tribunale la prova documentale fornita dagli attori dell’avvenuta notifica della diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 140 cpc, dopo l’inutile tentativo a mezzo del servizio postale presso la sede dell’intimata, che, secondo l’attestazione dell’ufficiale postale, aveva trasferito la sede senza lasciare indirizzo, a Mevio (in base alle visura camerale legale rappresentante della Società Beta.) presso la sua residenza anagrafica in Firenze, Via .., la quale aveva poi ritirato il plico, sottoscrivendo il relativo avviso di ricevimento in data 21.6.2000.

2. Nonostante ciò e quantunque fosse stato fissato un termine congruo per l’adempimento, la domanda non può essere accolta.

Presupposto della risoluzione per diffida è l’inadempimento imputabile al debitore e di non scarsa importanza. Ed è questo che difetta nel caso concreto.

La sentenza (n. 558/99) della Corte di Appello, da entrambe le parti richiamata, aveva rigettato l’impugnazione proposta dalla Società Alfa avverso la sentenza, con la quale il Tribunale di Firenze a sua volta aveva respinto l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso a istanza della Società Alfa per il pagamento del corrispettivo della fornitura degli arredi in questione. In quella decisione (passata in giudicato) veniva dichiarata l’infondatezza delle varie argomentazioni dell’opponente per dimostrare l’inesigibilità del vantato credito, tra cui, in particolare, il dedotto inadempimento nella consegna dei mobili, affermandosi che la Società Alfa aveva esattamente eseguito la propria prestazione, avendo realizzato e offerto di consegnare gli arredi ordinati dalla Società Beta, la quale aveva opposto un ingiustificato rifiuto al loro ritiro, rendendosi, in tal modo, essa inadempiente agli accordi presi.

Non è dunque sostenibile che al momento della diffida sussistesse l’inadempimento del debitore, poiché quello accertato riguardava unicamente l’acquirente che, dunque, veniva condannato al pagamento del prezzo.

2.1. La medesima sentenza tuttavia precisava che l’accoglimento della domanda della Società Beta non comportava la liberazione di quest’ultima dall’obbligo di consegna della merce, ma solamente imputava al comportamento della Società Alfa la sua mancata esecuzione, con conseguenza che “…la Società Alfa potrà ancora chiedere la consegna sia effettuata in futuro…”. Da ciò aveva preso spunto l’iniziativa degli odierni appellanti che, avendo ancora interesse all’adempimento della prestazione, avevano notificato formale diffida ad adempiere all’obbligo di consegna degli arredi, senza ottenere quanto da essi preteso: scaduto infruttuosamente il termine indicato nella diffida, il contratto si era risolto di diritto senza ulteriori formalità.

Come osservato dal Tribunale, in linea di principio la mancata consegna dell’arredo, oggetto del contratto stipulato dalle parti, costituisce indubbiamente inadempimento dell’appellata attesa la natura sinallagmatica del rapporto, basato sulle prestazioni corrispettive di entrambi i contraenti.

2.2. Senonchè, poiché la risoluzione (in tutte le forme nelle quali si esprime) svolge essenzialmente la funzione di rimedio alle anomalie del rapporto sinallagmatico, si deve concludere che il diritto di far cadere il vincolo contrattuale sorge solo nel momento in cui si rompe l’equilibrio negoziale; pertanto anche la facoltà di ricorrere allo strumento della diffida può essere validamente esercitata se non si sono verificati quei presupposti, che la legge pone come circostanza imprescindibile dello scioglimento del rapporto.

Già si è detto che tra questi vi è inadempimento imputabile al debitore. Nel caso di specie la diffida ad adempiere mostra tutta la sua idoneità a dimostrare il presunto comportamento inadempiente della Società Beta., poiché quest’ultima, essendosi rifiutata di eseguire una prestazione attualmente dovuta, si è posta, è vero, in una situazione d’inadempimento, ma tale inadempimento, ma tale inadempimento è giustificato in quanto imputabile al creditore.

La Società Beta ha infatti eccepito che gli appellanti non hanno provveduto a pagare il prezzo degli arredi, né tantomeno a farne rituale e formale offerta contestualmente all’invio della diffida, tanto che si sono visti costretti a promuovere procedimento esecutivo per espropriazione. L’eccezione di inadempimento è rimedio, afferente ai contratti a prestazioni corrispettive, rimesso alla facoltà della parte contrattuale che consente di sospendere l’inadempimento se l’altra non esegue o non offre di eseguire la controprestazione: il rifiuto è una legittima reazione al comportamento del creditore.

2.3 In tale situazione non aspettava al debitore (Società Beta) dover fornire la prova del fatto estintivo (adempimento della prestazione di consegna dei mobili) dell’altrui preteso credito, in quanto, convenuto per la risoluzione, si è avvalso dell’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 C.C. per paralizzare l’altrui pretesa (C. s.u. 01/13533).

In altre parole, chi formula l’eccezione può limitarsi ad allegare l’altrui inadempimento (la Società Beta ha provato di aver promosso giudizio esecutivo per realizzare il proprio corrispettivo); sarà la controparte a dover neutralizzare l’eccezione dimostrando il proprio adempimento, mentre gli appellati si sono limitati ad allegare di aver presentato istanza di convenzione del pignoramento, ma non hanno dimostrato di aver compiutamente adempiuto.

3. L’impugnazione va pertanto rigettata, con condanna degli appellati a rimborsare le spese di lite, che si liquidano nel dispositivo.

P.Q.M.

La Corte di Appello di Firenze

Sezione seconda civile

Rigetta l’appello proposto, con atto notificato l’8.11.2000, da Tizio, Caio e Sempronio, nella loro qualità di soci della cessata Società Alfa nei confronti della Società Beta, avverso la sentenza n. 933/02 del Tribunale di Firenze.

Condanna gli appellati, in solido, al pagamento delle spese del grado, che liquida in complessivi Euro 2.700,00 di cui 1.780,00 per onorari, Euro 650,00 per diritti e il resto per spese, oltre IVA, Cap e spese generali come per legge.

Firenze, 28 febbraio 2006.

IL PRESIDENTE

Dr. Giuliano Lucentini

IL CONSIGLIERE EST.

Dr. Alberto Cappelli



COLLABORA
Partecipa attivamente alla crescita del web giuridico: consulta le modalitˆ per collaborare ad Altalex . Inviaci segnalazioni, provvedimenti di interesse, decisioni, commenti, articoli, e suggerimenti: ogni prezioso contributo sarˆ esaminato dalla redazione.
NOTIZIE COLLEGATE
Adempimento e risoluzione del contratto - stesso regime probatorio (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 30.10.2001 n° 13533 )


20 lezioni di Diritto penale e procesuale e 7 correzioni

L'obiettivo del corso è quello di fornire una preziosa “bussola” con cui orientarsi  nella complicatissima selezione delle tematiche a più “elevato rischio concorsuale. Il Corso ...

SALATI & MANTELLI AVVOCATI ASSOCIATI

diritto del lavoro, diritto immobiliare, diritto delle esecuzioni


Calcolo danno macrolesioni con le tabelle dei principali Tribunali italiani

Milano-Roma 2013
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso amministratore di condominio anatocismo Appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile atto di precetto autovelox avvocato bando di concorso carceri codice della strada Codice deontologico forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro comodato compensi professionali concorso in magistratura concussione condominio contratto preliminare contributo unificato convivenza more uxorio danno biologico danno morale decreto decreto Balduzzi decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva Italia demansionamento difesa d'ufficio Equitalia esame avvocato esame di avvocato falso ideologico fermo amministrativo figli legittimi figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudici di pace giustizia guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto inps insidia stradale interessi legali ipoteca legge di stabilità legge Pinto mansioni superiori mediazione civile mediazione obbligatoria milleproroghe ne bis in idem ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale pedone precetto processo telematico procura alle liti provvigione querela di falso responsabilità medica riassunzione ricorso per Cassazione riforma forense riforma fornero sequestro conservativo sfratti silenzio assenso soluzioni proposte sospensione della patente stalking tabella tabelle millesimali tariffe forensi tassi usurari tracce di esame tribunali usucapione usura