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Atto d'appello
Soluzione della traccia riguardante l'atto di diritto penale 11.11.2006 (Ilaria Di Punzio)

Caia, ispettrice dell’Agenzia delle Entrate, viene incaricata di svolgere accertamenti presso numerosi esercizi commerciali, siti in vari comuni della provincia. Al termine dell’incarico, attesta di aver sostenuto spese di missione per un importo di complessivi Euro 450. Il dirigente, dell’ufficio cui Caia appartiene, predisposto un controllo sulla veridicità delle predette attestazioni, ne scopre l’assoluta falsità. Appura, altresì, che Caia durante il mese in corso, si è allontanata dall’ufficio durante l’orario di lavoro, per circa tre ore complessive, per recarsi a trovare la madre malata e ricoverata in una clinica nei pressi dell’istituto, omettendo di timbrare il cartellino segnatempo. Trasmette, quindi, gli atti alla Procura della Repubblica competente. Caia, incensurata, viene tratta a giudizio e condannata per i reati previsti e puniti dagli artt. 479 e 640, comma 2 n.1, c.p. Il candidato, assunte le vesti del difensore dell’imputata, rediga l’atto d’appello.






SIMULAZIONI D’ESAME
Speciale Esame Avvocato 2006

Rubrica dedicata alla preparazione in vista dell’esame d’avvocato

SOLUZIONE DELLA TRACCIA DELL'ATTO GIUDIZIARIO IN MATERIA DI DIRITTO PENALE

di Ilaria Di Punzio

(tratto da “La redazione e lo studio del diritto penale”, Maggioli, 2006)

(vedi anche la discussione sul Forum)

CORTE D’APPELLO DI …….

PER IL TRAMITE DELLA CANCELLERIA DEL TRIBUNALE DI …….


ATTO D’APPELLO


L’Avv. …….., del foro di ……, con studio in ……, via ….., difensore di fiducia, giusta nomina e procura speciale in calce al presente atto, della sig.ra Caia, nata a …., il …., residente in ….., via ….., domiciliata, ai fini del presente procedimento, a ………, in via …..,


DICHIARA DI PROPORRE APPELLO


Avverso la sentenza n. ……… (R.G. n. ………) del Tribunale di …….., pronunciata in data ……. e depositata in data ………, con la quale la sig.ra Caia veniva dichiarata responsabile dei reati di cui agli artt. 479 e 640 c.p. e, per l’effetto, condannata alla pena di anni ……. e mesi ….. di reclusione, con beneficio della sospensione condizionale della pena


PER I SEGUENTI MOTIVI



  1. Irrilevanza penale della falsa attestazione commessa nella redazione della nota delle spese - Violazione dell’art. 479 c.p.


Questa difesa deve preliminarmente rilevare la palese insussistenza del reato contestato alla odierna appellante.

Il documento oggetto del capo di imputazione, infatti, in alcun modo può essere ricondotto alla categoria degli atti pubblici.

Vero è che non esiste un’elencazione tassativa dei documenti appartenenti a questa categoria, tuttavia, dottrina e giurisprudenza, sulla base del disposto dell’art. 2699 c.c. e della disciplina penalistica dei reati di falso, hanno elaborato criteri discretivi unanimemente applicati.

È, innanzitutto richiesto che l’atto provenga dal pubblico ufficiale o dal pubblico impiegato nell’esercizio delle sue funzioni. In altre parole, è richiesto che l’atto sia inerente alla funzione pubblica e fornisca un contributo, di conoscenza o di volizione, rispetto ad un procedimento della pubblica amministrazione.

Ebbene, se, tra i documenti redatti dall’appellante, questa qualifica può sicuramente essere attribuita ai verbali di contestazione elevati alle imprese titolari dei cantieri sottoposti a verifica e all’attestazione di aver svolto una missione fuori sede, in alcun modo eguale valenza può essere attribuita alle indicazione contenute nella nota delle spese da rimborsare.

Nel redigerla, Caia non ha attestato un’attività svolta dalla pubblica amministrazione, né ha espresso la volontà di quest’ultima.

Al contrario, si è posta come controparte contrattuale rispetto alla amministrazione di appartenenza avanzando una richiesta economica nei confronti del proprio datore di lavoro. Il documento formato e prodotto a tal fine costituisce una scrittura privata, la cui falsità ideologica è, sotto il profilo del reato contestato, assolutamente irrilevante.

Questa interpretazione non appartiene alla scrivente difesa, ma è chiaramente espressa in un recentissimo dictum della Suprema Corte, secondo il quale è da escludere che il pubblico dipendente compia atti pubblici allorché agisce come soggetto privato nel rapporto contrattuale con la pubblica amministrazione di appartenenza (Cass. sent. n. 15721/2005).

Mancando uno degli elementi oggettivi del reato, esso non può essere ritenuto sussistente e, pertanto, l’imputata va assolta.


  1. Irrilevanza penale dell’omessa timbratura del cartellino segnatempo – Violazione dell’art. 479 c.p.


Neanche il cartellino segnatempo può essere qualificato atto pubblico, per una ragione molto semplice: nel momento in cui il pubblico impiegato provvede a timbrarlo, non esercita una pubblica funzione o un pubblico servizio, al contrario, compie, esclusivamente, un’attività di natura privata. Prova ne è che ciò che risulta è un documento carente di efficacia probatoria privilegiata, non idoneo a provare erga omnes il fatto attestato, privo di sottoscrizione del pubblico dipendente.

A maggior ragione, l’omessa timbratura non è da considerare atto pubblico. Innanzitutto, non può essere fatta rientrare in alcune delle categorie che compongono la species che qui interessa: non integra, infatti, né una dichiarazione, né una constatazione.

Nemmeno può obiettarsi che essa possa tradursi in una falsa attestazione. Come rilevato dalla stessa Corte di Cassazione, infatti, la mancata attestazione di un allontanamento non può equivalere all’attestazione di ininterrotta presenza in ufficio (Cass. sent. n. 7719/1996). Ciò perché il cartellino segnatempo non assolve alla funzione di unitario atto di attestazione, ma consiste in distinti atti di attestazione, relativi, ciascuno, ad ogni singolo ingresso e ad ogni singola uscita.

Tali atti sono sottoposti, peraltro, a successiva verifica e analisi da parte dell’addetto al calcolo della retribuzione. Ne consegue che omettere la timbratura costituisce condotta illecita sotto il profilo disciplinare e civilistico, ma non può assurgere a falso ideologico in atto pubblico ai sensi dell’art. 479 c.p..

Per quel che concerne questo capo di imputazione, dunque, il fatto non sussiste e l’imputata va assolta.



  1. Privatizzazione del pubblico impiego e insussistenza della qualifica richiesta dalla normativa presuntivamente violata – Violazione dell’art. 479 c.p.


Il regime dei rapporti di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione è stato sottoposto ad un’incisiva riforma, apportata dapprima dai decreti legislativi n. 29/1993, 80/1998 e, da ultimo, n. 165/2001. In virtù di questo intervento legislativo, il predetto rapporto, per molti aspetti, non è più regolato dalla normativa pubblicistica, ma da quella contenuta nel libro V del Codice Civile.

Per quel che concerne il caso che ci occupa, essendo ormai sia il dipendente che la pubblica amministrazione assimilati al prestatore e al datore di lavoro privati, non può più ritenersi, in questo ambito, che gli atti compiuti dal pubblico dipendente, soprattutto in relazione alla percezione della retribuzione, possano assurgere alla categoria degli atti pubblici, non potendo riconoscersi nel loro autore, nel momento in cui vengono compiuti, la qualifica di pubblico ufficiale o di pubblico dipendente,


  1. Insussistenza dell’ingiusto profitto – Violazione dell’art. 640 c.p.


La sentenza impugnata va censurata anche sotto altro profilo. È chiaro, già dalla formulazione del capo d’imputazione, che la sig.ra Caia non ha percepito né il rimborso delle spese richieste, né la retribuzione relativa alle tre ore di assenza a cui l’accusa si riferisce.

Ciò comporta rilevanti conseguenze in ordine alla sussistenza del reato ascritto sub b) del capo di imputazione e della relativa condanna.

Caia è stata ritenuta responsabile del reato di cui all’art. 640, comma 2, n.1, c.p. In realtà la sua condotta integra al più gli estremi del tentativo di truffa, ma non certo una truffa consumata.

È sufficiente un’attenta lettura della norma per comprendere che per poter ritenere integrato il reato de quo è necessario il verificarsi del danno patrimoniale a discapito della persona offesa e dell’ingiusto profitto a vantaggio dell’agente.

Nel caso che ci occupa, né l’uno, né l’altro requisito si è verificato con la conseguenza che la pronuncia del Tribunale di prime cure non può non apparire, anche sotto questo aspetto, del tutto errata.


  1. Sussistenza ed applicabilità dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 1), c.p.


Non sfuggirà al Collegio come all’appellante debbano essere concesse all’appellante l’attenuante di cui all’art. 62, n.1), c.p.

Caia, infatti, si è assentata dal lavoro durante l’orario d’ufficio esclusivamente per far visita all’anziana madre, malata e ricoverata presso la Clinica X, situata in prossimità dell’Agenzia delle Entrate di cui la prevenuta è dipendente.

È indubbio, infatti, che la particolarità di tale movente connoti la condotta incriminata di una valenza etica e sociale oggettivamente conforme alla morale contemporanea, tale che non può essere ignorata nella determinazione della pena inflitta.


  1. Sussistenza ed applicabilità dell’attenuante di cui all’art. 62, n. 4), c.p.


Il Giudice di prime cure ha, altresì, ingiustamente omesso di applicare il beneficio di cui all’art. 62, n.4, c.p.

Invero, premesso che è ormai pacifica l’applicabilità della predetta norma anche ai reati tentati (Cass. sent. n. 10355/1992), l’attenuante de qua appare integrata sia sotto il profilo soggettivo che sotto quello oggettivo: può essere applicata, infatti, anche quando persona offesa sia lo Stato o altro ente pubblico (Cass. sent. n. 7104/1998 e n. 12951/1989) e il danno che, potenzialmente, avrebbe potuto colpire la pubblica amministrazione appare di infima entità.


7. Applicabilità delle attenuanti di cui all’art. 62 bis c.p.


Un’ulteriore omissione rende ingiusta la sentenza impugnata: il diniego di concessione del beneficio delle circostanze attenuanti generiche di cui all’art. 62 bis c.p.

La modesta gravità del fatto, unitamente alla personalità dell’imputata, la condizione di incensurata della stessa, legittimamente avrebbero consentito di mitigare ulteriormente la pena mediante applicazione dell’invocata norma.


Per tutti questi motivi


CHIEDE


Che questa l’Ill.ma Corte d’Appello Voglia, in riforma dell’impugnata sentenza:

  • assolvere la sig.ra Caia per il capo d’imputazione relativo all’incriminazione ex art. 479 c.p. perché il fatto non sussiste;

  • riqualificato il fatto, ai sensi del combinato disposto degli artt. 56 e 640, comma 2, n. 1), c.p., rideterminare la pena in senso favorevole all’imputata;

  • concedere le attenuanti di cui agli artt. 62, n.1 e n.4), e 62 bis c.p., con giudizio di prevalenza sulla contestata aggravante speciale;

  • così rideterminata la pena, concedere i conseguenti benefici di legge.


Con osservanza.


….., li


Avv. ……



NOMINA DEL DIFENSORE E CONTESTUALE PROCURA SPECIALE AD IMPUGNARE


49


La sottoscritta Caia, nata a ……., il ……., residente in ……., via …….., domiciliata ai fini del presente procedimento in ….., via ……, imputata nel procedimento penale n. ……. RGNR e condannata con sentenza n. …….. del Tribunale di …….., per i reati previsti e puniti dagli artt. 479 e 640, comma 2, n1, c.p.

nomina


difensore di fiducia l ’avv..……., del foro di………, con studio in ..., via……., conferendogli ogni più ampia facoltà di legge, compresa quella di nominare sostituti processuali e farsi sostituire, ed espressamente procura speciale ad impugnare la predetta sentenza.


Esprime il proprio consenso al trattamento dei dati personali ai sensi della L.n.675/1996 e successive integrazioni e modificazioni.


…….., li…….


(Caia)


per accettazione dell’incarico e autentica della firma


(Avv………)


CONSIDERAZIONI SULL’ATTO DI APPELLO PENALE


Statisticamente, l’atto d’appello è quello di più frequente, se non esclusiva assegnazione in sede d’esame. In effetti, la scelta delle commissioni incaricate di elaborare le tracce è, per gli atti giudiziari in materia di diritto penale, pressoché obbligata. Gli atti scritti sono infrequenti nel processo penale e, tra questi, alcuni mal si prestano ad un’applicazione che non possa tener conto delle molte variabili del caso concreto.

L’appello è disciplinato dagli artt. 568-605 c.p.p. Ai sensi dell’art. 568, comma 4, c.p.p. per proporre impugnazione è necessario avervi interesse. Questa norma, posta in relazione con quella contenuta nell’art. 593 c.p.p., porta ad escludere che l’imputato possa proporre appello avverso le sentenze di proscioglimento emesse per insussistenza del fatto o per non attribuibilità del reato all’imputato stesso. In questi casi, infatti, egli non potrebbe ottenere una formula assolutoria più favorevole.

Sono, inoltre, inappellabili le sentenze di condanna per le quali sia stata applicata soltanto la pena dell’ammenda e le sentenze di proscioglimento o di non luogo a procedere inerenti a contravvenzioni punite con la sola pena dell’ammenda o con pena alternativa (art. 593, comma 3, c.p.p.). Sono, altresì, inappellabili le sentenze emesse dal Giudice di Pace. Avverso tali provvedimenti potrà essere esperito ricorso per cassazione.

L’appello va proposto con atto scritto nel quale debbono essere indicati i seguenti elementi (art. 581 c.p.p.): 1) gli estremi del provvedimento impugnato; 2) la data del predetto provvedimento; 3) il giudice che lo ha emesso; 4) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione; 5) i motivi di appello (le ragioni di fatto e di diritto per le quali è stata proposta impugnazione); 6) le richieste.

Per una valida redazione dell’atto d’appello occorrerà:


  1. Indicare l’autorità adita


L’atto è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso il provvedimento impugnato (art. 582 c.p.p.). Di qui l’indicazione, riportata in epigrafe, “per il tramite della cancelleria del Tribunale (o della Corte d’Assise) di ….”.

Competente a decidere sull’appello è la Corte d’Appello o la Corte d’Assise d’Appello nel cui distretto è inserito il circondario del Tribunale o della Corte d’Assise che ha emesso il provvedimento impugnato.


  1. Indicare il nomen dell’atto


  1. Specificare le generalità dell’appellante


L’impugnazione dell’imputato può essere proposta personalmente o per mezzo di un procuratore speciale, nonché da chi risulti essere difensore dell’imputato al momento del deposito della sentenza o dal difensore nominato, dopo l’emissione della sentenza, al fine di proporre impugnazione (art. 571 c.p.p.). Ovviamente, in sede d’esame, l’atto dovrà essere proposto dal candidato in veste di legale della parte. Pertanto, andrà indicata, se ritenuta come già rilasciata, o, in caso contrario, eventualmente redatta, in calce all’appello, la nomina del difensore e la procura ad impugnare.


  1. Inserire la dichiarazione d’appello e gli estremi del provvedimento impugnato


Come accennato, andranno specificati: 1) gli estremi del provvedimento impugnato; 2) la data del predetto provvedimento; 3) il giudice che lo ha emesso; 4) i capi o i punti della decisione ai quali si riferisce l’impugnazione.

L’indicazione di cui al punto 4) risulta necessaria in quanto il giudice d’appello è investito della cognizione del procedimento limitatamente ai capi e ai punti della sentenza impugnati (art. 597 c.p.p.), intendendosi per punto della decisione “quella statuizione della sentenza che può essere considerata in modo autonomo, quale, ad esempio, la sussistenza o meno di un determinato reato, ivi compresi tutti gli elementi essenziali alla configurazione della medesima” (Cass. sent. n. 5116/1994). Entro questo limite, comunque, l’autorità adita non subisce ulteriori restrizioni: in particolare, non è vincolata alle argomentazioni poste dalla parte a sostegno delle proprie richieste (Cass. sent. n. 4111/1999).


  1. Esplicitare i motivi di impugnazione


Essi costituiscono il contenuto dell’atto di appello. Nel redigerli, oltre a tener presenti le indicazioni di cui al paragrafo relativo ai criteri generali di redazione, occorrerà, altresì:


    1. verificare la sussistenza dell’elemento oggettivo del reato contestato;


Una prima analisi del fatto prospettato dovrà riguardare la corrispondenza dello stesso all’elemento oggettivo descritto dalla norma: ove difetti anche una soltanto delle componenti, si potrà concludere per l’insussistenza del reato o per una diversa qualificazione dello stesso (ad esempio, viene contestato un reato proprio e in capo all’agente difetta la qualifica soggettiva richiesta dalla norma). Quest’operazione andrà condotta mediante un’attenta disamina della norma oggetto del capo d’imputazione e tenendo conto dei principi di legalità e tassatività che presiedono il diritto penale, principi che consentono estensioni analogiche soltanto nei limiti in cui queste siano favorevoli all’imputato.


    1. verificare, per i reati di evento, la sussistenza del nesso di causalità tra condotta ed evento;


Escludere il nesso di causalità significa provocare l’assoluzione dell’imputato. A tal fine, dovrà essere prestata particolare attenzione agli artt. 40 e 41 c.p. e alle massime riportate sul vostro codice commentato.


    1. verificare, per i reati tentati, i requisiti di idoneità ed univocità degli atti;


    1. verificare la sussistenza dell’elemento soggettivo;


Ricordate, a questo proposito, che molti delitti sono punibili soltanto a titolo di dolo (ad esempio, il reato di danneggiamento), spesso specifico (ciò che vale soprattutto in relazione ai delitti contro il patrimonio) e che, quindi, difettando questo, il fatto non costituisce reato.


    1. verificare la rilevanza penale del fatto;


E’ possibile, infatti, che la traccia vi consenta di ricondurre ciò che è stato qualificato come reato ad un’ipotesi di illecito amministrativo espressamente disciplinato da una normativa speciale (ad esempio, l’emissione di assegni senza provvista integra o no il reato di truffa?).


    1. verificare la sussistenza di eventuali cause di giustificazione, di non punibilità o di non imputabilità;


    1. verificare la possibilità di ottenere una derubricazione del reato;


Un classico esempio di questa eventualità riguarda il rapporto tra ricettazione ed incauto acquisto.


    1. verificare l’applicabilità di circostanze attenuanti speciali e comuni;


    1. verificare l’applicabilità delle circostanze attenuanti generiche.



  1. Concludere indicando la formula terminativa più idonea


Le formule assolutorie sono elencate nell’art. 530, comma 1, c.p.p. e sono ordinate in senso decrescente dalla più alla meno favorevole per l’imputato. Esse sono:


  1. il fatto non sussiste (cioè la fattispecie non riassume tutti gli elementi materiali richiesti);

  2. l’imputato non lo ha commesso (questa ipotesi difficilmente ricorrerà in sede d’esame, perché una conclusione di tal fatta abbisognerebbe di elementi istruttori che mal si adattano alla costruzione della traccia);

  3. il fatto non costituisce reato (cioè è avvenuto ed è stato commesso dall’imputato, ma difetta dell’elemento soggettivo idoneo a sostenerlo o manca dell’antigiuridicità per ricorrenza di una causa di giustificazione);

  4. il fatto non è previsto dalla legge come reato (è stato commesso dall’imputato ma non assume rilevanza penale, ad esempio, perché integra un illecito civile, disciplinare o amministrativo ab origine o per conseguenza di un intervento di depenalizzazione);

  5. il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile.


Non sempre la traccia consente di sostenere una richiesta di assoluzione. In questi casi, non cercate di sostenere l’insostenibile. Orientate, invece, le motivazioni contenute nel vostro atto di appello sugli obiettivi di cui alle lettere da g) a i) dell’elenco che precede.


  1. redigere la nomina del difensore e la procura speciale ex art. 571, comma 3, c.p.p.


Come accennato al punto 1), possono proporre appello sia l’imputato personalmente, sia il difensore che risulti tale al momento dell’emissione della sentenza impugnata o che sia nominato successivamente. In quest’ultimo caso, il potere di appellare deve essere conferito con procura speciale, ai sensi del comma 3 dell’art. 571 c.p.p.

Nella nostra realtà, nella quasi totalità dei casi, la nomina e la procura speciale (ove occorra) vengono depositate con atti separati, ma, in sede d’esame ciò è evidentemente impossibile. La scelta che potrà effettuare il candidato sarà dunque questa: o supporre che i predetti adempimenti siano già stati assolti e che i relativi documenti siano già disponibili all’autorità giudiziaria (in questo caso, scriverà semplicemente “giusta nomina in atti” o, se nominato in epoca successiva alla condanna, “giusta nomina e procura speciale in atti”); oppure, redigerle in calce all’appello.


LO SCHEMA DELL’ATTO



CORTE D’APPELLO DI …….

PER IL TRAMITE DELLA CANCELLERIA DEL TRIBUNALE DI …….


ATTO D’APPELLO


L’Avv. …….., del foro di ……, con studio in ……, via ….., difensore di fiducia, giusta nomina e procura speciale in atti (oppure in calce al presente atto), del sig. ….., nato a …., il …., residente in ….., via ….., domiciliato, ai fini del presente procedimento, a ………, in via …..,


DICHIARA DI PROPORRE APPELLO


Avverso la sentenza n. ……… del Tribunale di …….., pronunciata in data ……. e depositata in data ………, con la quale il sig. …… veniva dichiarato responsabile dei reati di cui agli artt. ….. c.p. e per l’effetto condannato alla pena di anni ……. e mesi ….. di reclusione


PER I SEGUENTI MOTIVI


  1. ……….

  2. ………

  3. ……..

  4. …….


Per tutti questi motivi


CHIEDE


Che questa l’Ill.ma Corte d’Appello Voglia, in riforma dell’impugnata sentenza assolvere il sig. …… perché il fatto non sussiste (oppure per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato, perché il fatto non è previsto dalla legge come reato). In via subordinata, Voglia (riconoscere, ex art. 81 cpv c.p., il vincolo della continuazione tra i reati contestati), concedere le attenuanti di cui all’art. 62 n. …cp; concedere, altresì, le attenuanti generiche ex art. 62 bis c.p. e, così rideterminata e ridotta la pena, concedere i benefici di legge.


….., li


Avv. ……


NOMINA DEL DIFENSORE E CONTESTUALE PROCURA SPECIALE AD IMPUGNARE


49


Il sottoscritto …….., nato a ……., il ……., residente in ……., via …….., domiciliato ai fini del presente procedimento in ….., via ……, imputato nel procedimento penale n. ……. RGNR e condannato con sentenza n. …….. del Tribunale di …….., per i reati previsti e puniti dagli artt. …… c.p.

nomina


difensore di fiducia l ’avv..……., del foro di………, con studio in ..., via……., conferendogli ogni più ampia facoltà di legge ed espressamente quella di impugnare la predetta sentenza, nominare sostituti processuali e farsi sostituire.


Esprime il proprio consenso al trattamento dei dati personali ai sensi della L.n.675/1996 e successive integrazioni e modificazioni.


…….., li…….


(Caia)


per accettazione dell’incarico e autentica della firma


(Avv………)


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