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Nuova udienza di prima comparizione delle parti e trattazione della causa
Articolo di Vittorio Cosentino 15.12.2006



L’art. 183 c.p.c. e la nuova udienza di prima comparizione delle parti e trattazione della causa”:

una udienza a struttura e contenuti variabili.

di Vittorio Cosentino

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- 1 -

Il legislatore della recente riforma processuale, per come rilevato da più parti, non ha brillato per raffinatezza ed ineccepibilità delle tecniche utilizzate, sia per quanto riguarda il “… bizzarro metodo di modificare la disciplina processuale con plurimi interventi che si inseguono a breve distanza di tempo …”1, sia per il contenuto dei singoli interventi, che non risultano di facile interpretazione e coordinamento, anche in relazione al dichiarato intento di razionalizzare e rendere più veloce il processo civile.

Già nel titolo della disposizione in esame (“prima comparizione delle parti e trattazione della causa”) non è stata colta l’occasione per una rimeditazione dei termini da usare, anche in considerazione della diversa formulazione dell’art.180 in precedenza titolato “Udienza di prima comparizione e forma della trattazione”.

Cosa significa “prima” comparizione delle parti?

Certamente non quello che i termini usati lascerebbero immediatamente pensare e cioè un iniziale confronto tra le parti ed il giudice: l’incontro avviene ma soltanto tra i rappresentanti delle parti ed il giudice; l’incontro effettivo tra le parti rappresentate ed il giudice, per come si vedrà, è soltanto eventuale e, comunque, non avviene in occasione della “prima comparizione.

Anche la successiva parte (“trattazione della causa”) del titolo è improprio e risente delle stratificazioni terminologiche e sostanziali della precedente disciplina processuale.

Cosa significa trattazione della causa?

Se con questa terminologia si è voluto riferirsi alla verifica della correttezza dell’esercizio dell’azione, alla verifica delle posizioni assunte dalle parti, alla delimitazione della res litigiosa, il termine “trattazione” non risulta riassuntivo di tali attività.

Anche perché appare contraddittorio ritenere che dopo tale “trattazione” il giudizio non sia oggetto di interventi da parte di tutti i soggetti interessati (parti e rappresentanti, da un lato, e giudice, dall’altro) e, quindi, di altre diverse trattazioni; tanto più che all’udienza di “prima comparizione” (proprio in quanto “prima”), necessariamente seguono altre udienze, soprattutto se non ricorrano patologie che impediscano la prosecuzione ulteriore del giudizio.

Forse, in definitiva, sarebbe stato più corretto assegnare all’art.183 il più semplice titolo di “Prima udienza”, che meglio avrebbe riassunto una fase processale con struttura e contenuto variabili.

Peraltro questa titolazione risulterebbe coerente con la terminologia più volte usata dal legislatore per indicare l’iniziale incontro in udienza dei soggetti processuali: ad esempio, l’art.181, 1° comma fa espresso riferimento ad una “prima udienza” come quella di cui all’art.183 e così pure il successivo art.168 bis, 5° comma.

- 2 -

Occorre rilevare, innanzi tutto, che nell’ipotesi - piuttosto remota - prevista dall’art.70 ter disp.att. potrebbe accadere che la “prima udienza”, per come disciplinata dall’art.183, non si tenga affatto: se, infatti, le parti convenute accettano l’invito rivolto dall’attore di utilizzare il “rito societario”, l’udienza in cui si troveranno di fronte al giudice sarà quella ben diversa di cui all’art.16 del d.lgs. 17 gennaio 200 n.5.

- 3 -

La “prima udienza” non sempre coincide con quella indicata nell’atto di citazione per effetto di evenienze verificabili prima di detta udienza:

a) a sensi dell’art.168 comma 4°, può essere, d’ufficio, “… rimandata all’udienza immediatamente successiva ...”;

b) a sensi dell’art.168 bis-comma 5°, può essere differita dal g.i. “… fino ad un massimo di quarantacinque giorni …”;

c) a sensi dell’art.269 comma 2°, può essere ancora spostata dal g.i., a richiesta del convenuto, per chiamare in causa un terzo.

- 4 -

Va rilevato che le attività riconducibili entro l’ambito dell’art.183 non si esauriscono in quelle espressamente disciplinate nella stessa norma.

4a - Si pensi alle ipotesi trattate nell’art. 181.

Se nessuna delle parti compare alla “prima udienza”, il giudice, senza esaminare alcun altro elemento processuale, fissa un’altra udienza (anche questa qualificabile “prima udienza”) e, se anche in tale successiva udienza, nessuno compare, ordina la cancellazione del giudizio dal ruolo.

Se, invece, l’attore, iscritto a ruolo il giudizio, non compare alla “prima udienza” ed il convenuto (evidentemente comparso) non abbia chiesto di procedere in sua assenza, il giudice fissa una nuova “prima udienza”. Se l’attore non sia comparso anche nella nuova “prima udienza” e, se il convenuto (evidentemente di nuovo comparso) non abbia chiesto di procedere in sua assenza, il giudice ordina la cancellazione dal ruolo e l’estinzione del giudizio.

4b - Nonostante l’eliminazione del 2° comma dell’art.180, in attuazione del principio generale contenuto nell’art.175, è possibile che il giudice autorizzi lo scambio di comparse scritte, se lo reputi opportuno per assicurare un migliore e più proficuo svolgimento della trattazione, ad esempio per una più approfondita disamina delle questioni rilevabili d’ufficio dallo stesso giudice prospettate alle parti per come previsto nel 4° comma dell’art.183.

4c - In via preliminare, spetterà ancora al giudice controllare l’iscrizione a ruolo del giudizio entro il termine di cui all’art.165, a pena di cancellazione del giudizio dal ruolo a sensi degli artt.171 e 307.

4d - Ed ancora in via preliminare spetterà al giudice rilevare la ricorrenza nell’atto di citazione dei requisiti di cui all’art.164 comma 1°, disponendo, in mancanza della costituzione del convenuto ed a pena di cancellazione dal ruolo ed estinzione del giudizio, la rinnovazione della notificazione dell’atto di citazione entro un termine perentorio e, naturalmente, con fissazione di una nuova “prima udienza”.

4e - E’ già accaduto che, in limine litis, il g.i. abbia rilevato nella “prima udienza” l’errata assegnazione a sé del giudizio per problemi tabellari, con conseguente rimessione del giudizio al presidente per una nuova assegnazione e, quindi, con fissazione di una nuova “prima udienza”.

4f - Le questioni di competenza di cui al comma 1° dell’art.8 devono essere proposte sempre e non oltre la “prima udienza”, mentre quelle relative all’ipotesi di cui al comma 2° devono essere proposte dal convenuto nella comparsa di risposta.

Non necessariamente la proposizione di tali questioni comporterà la fissazione di altra “prima udienza”, ciò evidentemente accadrà soltanto se e quando, dichiarata o accettata (nell’ipotesi di cui al comma 2° ultima parte), verrà effettuata la riassunzione del giudizio innanzi il giudice ritenuto competente.

4g - Anche le questioni relative ad ipotesi di connessione (cfr. art.40 comma 2° ed art.274) devono essere eccepite o rilevate d’ufficio nella “prima udienza”; all’esito dell’esame di tali questioni è possibile che sia fissata un’altra “prima udienza” onde dar corso alla trattazione simultanea dei giudizi connessi.

Nell’art.40 sono previste varie ipotesi di connessioni tra giudizi assoggettati a riti diversi e può accadere che il rito speciale prevalga su quello ordinario; ad esempio, nell’ipotesi disciplinata dall’art.40 comma 3°-ultima parte i giudizi riuniti dovranno essere trattati con il rito del lavoro e, quindi, la “prima udienza” avrà contenuti e struttura diversi da quelli previsti dall’art.183.

4h - Il giudice, ove abbia rilevato una nullità per omissione o incertezza dell’ oggetto e del titolo della domanda riconvenzionale spiegata dal convenuto, assegna a quest’ultimo “… un termine perentorio per integrarla …” (così l’art.167 comma 2°), con fissazione di una nuova “prima” udienza.

Si rileva che non esiste una disposizione analoga a quella esaminata nel caso in cui la nullità riguardi la riconventio riconventionis spiegata dall’attore; sembra, però, applicabile quanto disposto dall’art.164 comma 4°.

4i - Un’altra ipotesi non prevista dall’art.183, ora possibile, è il passaggio immediato dalla fase preparatoria a quella decisoria, a richiesta delle parti costituite ovvero anche dal solo attore in caso di contumacia del convenuto2

- 5 -

5a - Già con i commi 1° e 2° dell’art.183 vengono previste una serie di possibili variabili che comportano, tutte, l’impossibilità di compiere altre attività nella “prima” udienza:

Nell’effettuare la verifica della regolarità del contraddittorio, il giudice, “quando occorre” e sempre fissando nuova “prima” udienza (art.183 comma 2°):

a) può disporre l’integrazione del contraddittorio a sensi dell’art.102, 2° comma,

a tal fine assegnando un termine perentorio per la chiamata in causa del litisconsorte necessario;

b) può adottare i provvedimenti di cui all’art. 164 commi 2°-3°-5°-6°3;

c) può, inoltre, adottare i provvedimenti di cui all’art.167 commi 2° e 3°, rispettivamente c1) nell’ipotesi di omissione e/o incertezza dell’oggetto e/o del titolo della domanda riconvenzionale spiegata dal convenuto (vedi supra 4g) ovvero c2) nell’ipotesi di richiesta di chiamata in causa del terzo4;

d) può invitare la parte, a sensi dell’art.182 comma1°, “… a completare o a mettere in regola gli atti e i documenti che riconosce difettosi …”; non è indicato, però, il sistema attraverso il quale tale adempimento possa essere effettuato: l’unica ipotesi possibile è l’assegnazione di un termine e la fissazione di una nuova “prima” udienza5;

e) può assegnare un termine, a sensi dell’art.182 comma 2°, per l’eliminazione di un difetto “… di rappresentanza, di assistenza o di autorizzazione …”;

f) può assegnare all’attore un termine per la rinnovazione della notificazione dell’atto di citazione al convenuto non costituito (art.291 comma 1°).

5b - Il comma 3° disciplina l’ipotesi di comparizione personale delle parti “… al fine di interrogarle liberamente e di provocarne la conciliazione …” a sensi degli artt. 185 e 117.

Anche questa disposizione risulta pasticciata e non solo per la confusione, nella parte iniziale dell’art.185 (“Il giudice istruttore, in caso di richiesta congiunta delle parti, fissa la comparizione delle medesime …”) tra la parte ed il difensore-procuratore di questa (cfr. art.82).

L’inserimento nell’art.183 del 3° comma è stato, evidentemente, causato dalla fretta di colmare il buco lasciato dalla soppressione dell’interrogatorio libero delle parti e dal tentativo di conciliazione contenuto nel primo comma dell’art.183 previgente: sarebbe bastato, infatti, intervenire sul solo art.185.

Tanto più che sia la richiesta congiunta delle parti (rectius dei loro difensori e procuratori) e sia l’esercizio dell’autonomo potere da parte del giudice non sono assolutamente confinati all’interno della sola “prima” udienza, essendo entrambi esercitabili in qualsiasi momento del giudizio sino alla precisazione delle conclusioni e addirittura, per il solo giudice, a sensi dell’art.117, “… in qualsiasi stato e grado del processo “ e, quindi anche dopo aver assunto il giudizio in decisione attraverso la rimessione sul ruolo.

E’ evidente che, ove venga dato corso a quanto previsto dall’art.185, non si verificherà per le parti alcuna preclusione e le attività preparatorie potranno sempre essere effettuate all’esito della comparizione personale delle parti.

5c - Il 4° comma dell’art.183 non brilla per la tecnica di scrittura utilizzata: inizia con il riferimento ad una udienza di “trattazione” che lascerebbe pensare ad una inesistente precedente udienza.

Per altro verso, si rileva che il riferimento all’eventuale udienza fissata a sensi dell’art.185 sembra voler limitare la richiesta di “chiarimenti” e/o l’indicazione delle “questioni rilevabili d’ufficio” alle sole parti e non anche ai loro procuratori e difensori.

E’, invece, probabile e certamente più ragionevole, ritenere che l’iniziativa del giudice sia rivolta oltre che nei confronti delle parti, se presenti, anche nei confronti dei procuratori-difensori.

La disposizione non prevede che possa essere assegnato, a tal fine, un termine e tanto meno una nuova udienza, a meno che si voglia da parte del giudice utilizzare il sistema della decisione parziale e, così, fissare altra udienza per la precisazione delle conclusioni sui punti ritenuti controversi.

Vero è, però, che sui “chiarimenti” e/o sulle “questioni rilevabili d’ufficio”, sui cui non fosse possibile dare una risposta immediata, potrebbe essere utilizzato il sistema di cui al 6° comma ovvero, mancando per il giudizio ordinario una norma analoga a quella contenuta nell’art.420 ultimo comma (“Le udienze di mero rinvio sono vietate.”), attraverso la fissazione di una “nuova udienza con assegnazione di termine per il deposito di comparse scritte per come in generale previsto dall’art.1756.

5d - Il 5° comma, a differenza del precedente, richiamandosi alla “stessa udienza”, ribadisce l’unitarietà della “prima” udienza (anche se non coincidente con quella indicata in citazione o con quella successivamente fissata) e ripropone, pari pari, il 4° comma dell’art.183 previgente; non si rilevano, pertanto, innovazioni.

Resta immutata la possibilità che venga fissata una “nuova” udienza ove l’attore abbia chiesto di chiamare in causa un terzo a sensi degli artt.106 e 269: in questo caso, però, la “nuova” udienza sarà “prima” soltanto per il terzo, restando immutate le preclusioni già verificatesi per le parti originarie.

5e - Il 6° comma introduce un procedimento (eventuale in quanto subordinato ad una esplicita richiesta) scritto7, nuovo e complesso, per il passaggio alla fase della decisione previo espletamento di istruttoria probatoria.

Tale nuovo procedimento è eventuale perchè può accadere:

a) che le richieste istruttorie siano state già formulate negli atti introduttivi (atto di citazione e comparsa di risposta) ovvero

b) che non vi sia alcuna necessità di istruttoria probatoria.

Il giudice, per come previsto nel 1° comma - prima parte dell’art.184 vecchio testo, a) nel primo caso, decide immediatamente sui mezzi di prova proposti ovvero si riserva e b) nell’altro caso, invitate le parti a precisare le conclusioni8, assume il giudizio a sentenza.

La disposizione subordina il nuovo procedimento ad una richiesta che può essere formulata anche da una sola parte.

Se richiesto …”, quindi, il g.i. non può sottrarsi alla concessione di quanto previsto nella norma.

La disposizione in esame (6° comma) non prevede se il giudice, contestualmente alla concessione dei termini richiesti, si riservi di decidere.

La soluzione positiva sembra essere quella più aderente alle finalità di concentrazione proprie dell’intervento legislativo.

E’ stato già osservato9 che il legislatore non si è accorto dell’improprietà dell’uso dell’aggettivo “ulteriori” già nel n.1) della norma in mancanza di un precedente termine assegnato …!

Sempre in ordine alla non perfetta tecnica utilizzata, si osserva che sarebbe stato più corretto indicare nella sola prima parte del comma lo strumento (memoria scritta) utilizzabile dalle parti, piuttosto che effettuarne menzione nel solo successivo n.1 e non più nei seguenti n.ri 2) e 3) …!

Potrebbe accadere che venga richiesta soltanto la concessione di un termine per il deposito di memorie limitate alla precisazione o modificazione della domande, delle eccezioni e delle conclusioni già proposte, escludendosi la necessità di interventi in ordine ai mezzi di prova. In questo caso, ove le altre parti costituite non si oppongano, il g.i. dovrebbe concedere soltanto il primo ed il secondo termine e non anche il terzo.

Le questioni inerenti al contenuto della prima memoria, da depositarsi entro il termine di giorni trenta, non sono diverse da quelle che si ponevano in vigenza del precedente sistema, anche se di scarsa frequenza statistica, e prevalentemente circoscritte al momento in cui l’attore possa proporre nova: se soltanto in udienza o anche nella prima delle memorie.

Un criterio discriminatorio potrebbe essere quello proposto dal Consolo10: ogni novità oggettiva e soggettiva va introdotta in causa nella prima difesa successiva al momento in cui si è acquisito al processo ciò che fonda l’interesse a proporla, con la conseguenza che, se l’interesse al nova sia sorto per l’attore a seguito delle difese spiegate dal convenuto in comparsa di risposta, l’esplicitazione di tale nova dovrebbe essere effettuata in udienza e non nella prima memoria.

Il che sembra eccessivo e, comunque, non giustificato dalla previsione secondo cui con la prima memoria si possono precisare o modificare le domande, le eccezioni e le conclusioni già proposte, mentre con la seconda memoria è possibile replicare e proporre nuove difese che siano conseguenti ai nova formulati nella prima memoria; se fosse totalmente corretto il criterio proposto dal Consolo, già nella prima memoria sarebbe dovuta essere prevista un’attività di replica e di proposizione di difese consequenziali ai nova già proposti dalla controparte.

In definitiva, sembra preferibile e più aderente alla formulazione della norma che vi sia una sostanziale equipollenza dei due momenti (udienza e prima memoria) per la proposizione di nova.

Con la redazione della seconda memoria, da depositarsi entro il termine di trenta giorni:

a) termina la fase preparatoria del giudizio e la posizione delle parti si cristallizza divenendo immodificabile attraverso a1) la replica “… alle domande ed eccezioni nuove, o modificate …” e a2) la proposizione di “… eccezioni che sono conseguenza delle domande e delle eccezioni …” formulate dall’altra parte nella prima memoria e

b) si introduce la fase di “… indicazione dei mezzi di prova e produzioni documentali …”.

E’ da rilevare che - a differenza di quanto accadeva nella previgente normativa (cfr. art. 184 comma 1° ove si prevedeva la indicazione di mezzi di prova soltanto se “nuovi11) - ora la richiesta di mezzi di prova e la produzione di documenti non è in alcun modo condizionata e/o limitata: attore e convenuto possono esercitate le iniziative probatorie nella seconda memoria indipendentemente da quanto già dedotto e prodotto nei rispettivi atti introduttivi e, quindi, anche se in tali atti nessun mezzo di prova era stato formulato o se nessun documento era stato prodotto.

La terza memoria, da depositarsi entro il termine di giorni venti, è prevista “… per le sole indicazioni di prova contraria.

Mentre nella disciplina previgente ciascuna parte aveva la possibilità di interloquire sull’ammissibilità delle prove richieste dalla controparte nell’udienza fissata a sensi del 1°comma-seconda parte dell’art.184, nella disciplina attuale12 non v’è più spazio per tale attività, che dovrà essere effettuata soltanto nella terza memoria (e nonostante la formulazione del n.3 che sembrerebbe escludere questa possibilità) e, comunque, senza alcuna materiale possibilità di dedurre alcunché sull’ammissibilità delle eventuali prove contrarie con palese violazione del principio del contraddittorio (art.101 c.p.c.) e del diritto della difesa (art.24 Cost).

5f - Il 7° comma, nel disciplinare l’ammissione dei mezzi istruttori, non risolve il problema da ultimo evidenziato: la norma offre al giudice due possibilità, a parte quella di cui all’art.187:

a) provvedere sulle richieste istruttorie a1) immediatamente, nell’udienza ex art.183, ovvero a2) a seguito di riserva e, quindi, a3) se ammette mezzi istruttori, fissare l’udienza di cui all’art.184 per l’assunzione ovvero a4) se ritiene di non dover ammettere alcun mezzo istruttorio, invitare le parti a precisare le conclusioni, salva fissazione, per prassi, di altra udienza per il medesimo adempimento;

b) adottare i provvedimenti di cui al precedente punto a) con ordinanza emanata fuori udienza, in quanto evidentemente “richiesto” a sensi del 6° comma art.183.

Nella seconda ipotesi, per come già prospettato, risulta impedita alle parti la possibilità di disporre di un momento processuale in cui interloquire sull’ammissibilità dei mezzi di prova richiesti dall’avversario e, in particolare, sulle prove contrarie13.

Una soluzione a questo problema è difficilmente individuabile data la struttura del nuovo sistema, salvo un ritorno parziale al passato … attraverso la fissazione di un’udienza intermedia …!

Per altro verso, può ancora accadere che nei giudizi con contenzioso di natura essenzialmente tecnica il giudice, prima di concedere i termini per le memorie, disponga d’ufficio una consulenza tecnica, riservando la concessione di detti termini a consulenza acquisita e così consentendo alle parti di tener conto dei dati tecnici apportati dalla consulenza.

Può, più frequentemente, accadere il contrario e, cioè, che vengano ammessi prima i mezzi istruttori sull’an debeatur e soltanto all’esito l’eventuale consulenza tecnica.

In generale, né l’art.183 né altre norme del codice prevedono espressamente come le parti possano effettuare attività critiche in ordine all’acquisita consulenza tecnica; resta, però, salva l’ipotesi di mantenere in vita la prassi della fissazione di una udienza per l’esame e la critica della relazione peritale, fermo restando il ricorso alla convocazione del consulente per chiarimenti a sensi degli artt.62 e 194. A meno che, il giudice fissi un primo termine al consulente per il deposito della relazione ed altro termine successivo alle parti per le eventuali osservazioni, così come previsto nei sempre più diffusi protocolli diretti a rendere più “virtuoso” il giudizio civile … in presenza di interventi legislativi tutt’altro che “virtuosi”.

5g - L’8° comma, coerentemente con il diffuso carattere atecnico dell’ intervento innovatore, impropriamente richiama “l’ordinanza” di cui al comma precedente, lasciando intendere, ad una prima affrettata lettura, che il giudice possa esercitare il potere di disporre mezzi di prova d’ufficio soltanto qualora si sia riservato di decidere.

Questa lettura non sarebbe, però, ragionevole ed il riferimento deve essere esteso, sic et simpliciter, al provvedimento (ordinanza) con cui il giudice provvede (in udienza o fuori udienza) sui mezzi di prova richiesti dalle parti.

L’ordinanza ammissiva di mezzi di prova d’ufficio deve contenere:

a) l’assegnazione alle parti di un termine perentorio per il deposito di memorie contenenti “… i mezzi di prova che si rendono [rectius che si reputano] necessari in relazione ai primi …”;

b) l’assegnazione di un altro termine perentorio per il deposito di memorie in replica;

c) la riserva di decisione.

Sembrerebbe che le parti non abbiano alcun potere di contrastare la decisione ammissiva di mezzi di prova d’ufficio: questa soluzione non appare, però, ragionevole, e, nonostante il testo della disposizione in esame, è da ritenersi possibile la richiesta - nelle memorie di cui sopra - di revoca o modifica del provvedimento.

Le durate dei termini (salvo quello di gg. 30 per il deposito dell’ordinanza, stante il riferimento al 7° comma) non è precisata e, per analogia, non dovrebbe essere maggiore di quelle indicate nel 6° comma (30+30 o 30+20).

Ma quali sono i mezzi di prova che possono essere disposti dal giudice?

Certamente non è compreso tra tali mezzi l’interrogatorio libero delle parti, in quanto specificamente disciplinato dagli artt. 117 e 185, oltre che dal comma 9° dell’art.183, e, comunque, non soggetto alla preventiva concessione dei termini di cui nel comma in esame. E così pure è da escludere la consulenza tecnica in quanto non rientrante tra i mezzi di prova.

Va subito tenuto conto che, nel processo ordinario di cognizione, il potere del giudice in ordine all’ammissione d’ufficio di mezzi di prova è diverso e meno ampio di quello riconosciuto nei processi di lavoro (cfr. art.421); in entrambi i casi, però, non è esercitatile là dove si sia verificata a carico delle parti una preclusione.

Certamente, a titolo esemplificativo, sono disponibili da parte del giudice:

a) l’ispezione di cui all’art.118, se ritenuta indispensabile;

b) l’esibizione di un “… documento o altra cosa …”, a sensi dell’art.210, “… negli stessi limiti entro i quali può essere ordinata a norma dell’art.118 l’ispezione di cose …”;

c) il giuramento suppletorio (art.240) e quello estimatorio (art.241);

d) la prova testimoniale “… formulandone i capitoli, quando le parti nella esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado di conoscere la verità …”, a sensi dell’art.281 ter;

e) “… tutti gli altri mezzi istruttori utili …” (art.407 comma 3° c.c.) nel procedimento per la nomina dell’amministratore di sostegno e così pure nel procedimento per interdizione o inabilitazione (art.419 comma 2°).

Occorrerà ora stabilire per quali mezzi di prova vale il sistema introdotto dalla norma in esame (assegnazione di termini per il deposito di memoria e replica, riserva del giudice).

In mancanza di un criterio legalmente predeterminato, si potrebbe ritenere che il sistema risulti applicabile soltanto quando il mezzo di prova disposto d’ufficio consenta l’eventuale ammissione di altri diversi mezzi di prova “… che si rendono necessari in relazione ai primi …”.

Così che, ad esempio, disposta d’ufficio la prova testimoniale ex art.281 ter, è formulabile ed ammissibile una prova testimoniale del contrario; mentre, una volta disposto il giuramento suppletorio o estimatorio, non è formulabile ed ammissibile una prova del contrario per sopravvenuta preclusione, né è esercitabile la facoltà di riferire lo stesso giuramento all’altra parte per il divieto contenuto nell’art.242.

5h - Il 9° comma sarebbe potuto essere eliminato ed il suo contenuto, eventualmente, sarebbe potuto essere inserito nelle sedi ad hoc costituite dagli artt.117 e/o 185.

5i - Il 10° comma è addirittura superfluo in quanto ripetitivo dell’art.134.

________________

1 Così Breggia Luciana, Il processo di cognizione dopo le modifiche della L.28 dicembre 2005 n.26: un processo “a raggiera”, Giur. It. 2006, 1778.

Secondo Capponi Bruno, L’art.183 c.p.c. dopo le “correzioni” della legge 28 dicembre 2005 n.263, in Giur. It. 2006, 880, la norma “… a seguito della riforma della riforma, risulta ancora più appesantito e slabbrato …”.

2 Non ponendosi più il problema del termine per le eccezioni in senso stretto previste dall’art.180 vecchio testo.

3 Per distrazione (?!) il 6° comma dell’art.164 non viene menzionato dall’art.183

4 Anche qui, per distrazione (?!) il legislatore si è dimenticato che, nel caso di richiesta di chiamata del terzo da parte del convenuto, il giudice provvede prima della “prima udienza” fissata in citazione a sensi dell’art.269 comma 2°.

5 In questo senso soccorre il comma 2° dell’art.183

6 Vedi sopra punto 4a

7 Il principio dell’oralità ribadito con il nuovo art.180 subisce così una consistente menomazione e consolida la prassi dello spostamento delle richieste istruttorie dagli atti introduttivi (citazione e comparsa di risposta) a momenti successivi.

8 Non necessariamente attraverso la fissazione di un’udienza ad hoc, non prevista dall’art.281 quinquies ed introdotta da prassi discutibili.

9 Breggia Luciana, Il processo di cognizione dopo le modifiche della L.28 dicembre 2005 n.26: un processo “a raggiera”, Giur. It. 2006, 1778.

10 Consolo Claudio, La trattazione della causa: gli artt. 167, 180, 183 e 184 – e altre disposizioni sul processo di cognizione – così come novellati dalle leggi n.80 e 263 del 2005, Corriere Giur. 2006

11 La Cassazione, però, con sentenza n. 16571 del 25 novembre 2002, aveva già riconosciuto alle parti “… la facoltà di indicare mezzi di prova del tutto nuovi ...” sia “… nel caso in cui provvedano ad ovviare a precedenti omissioni, com’è loro consentito, poiché nessuna sanzione è prevista nel caso di mancata formulazione dei mezzi di prova nell’atto di citazione e nella comparsa di risposta …” sia nel caso in cui richiedano “… mezzi di prova ulteriori e diversi rispetto a quello già articolati …”, aggiungendo che detta facoltà “… non è neppure condizionata dall’effettiva emersione di novità nell’udienza di trattazione …”.

12 Una volta completato l’iter del deposito delle tre memorie sembra che il giudice dovrà decidere sulle richieste istruttorie senza la preventiva fissazione di una nuova udienza.

13 Appare riduttivo accettare che il diritto di difesa delle parti potrà essere esercitato nella prima occasione utile e cioè in limine all’udienza di assunzione delle prove ovvero, oltre, in sede di comparsa conclusionale e replica.


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Milano-Roma 2013
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