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Falsa dichiarazione in un concorso e decadenza del dipendente pubblico
TAR Lazio-Roma, sez. III bis, sentenza 17.01.2007 n° 345 (Gesuele Bellini)

E’ legittimo il provvedimento di decadenza di un dipendente pubblico, scoperto di essere in servizio in virtù di una sua falsa dichiarazione sostitutiva di certificazione resa con l’istanza di partecipazione ad un bando di concorso.

Questa la decisione del TAR del Lazio, Sez. III bis, Roma, nella sentenza 17 gennaio 2007, n. 345.

La vicenda riguarda un collaboratore scolastico, assunto con contratto a tempo determinato, per essersi posizionato utilmente in una graduatoria che prevedeva, tra i requisiti, l’avere svolto un servizio di almeno trenta giorni nel profilo professionale di collaboratore presso un istituto scolastico.

Requisito questo che l’interessato, con dichiarazione sostitutiva di certificazione di cui al DPR. 28 dicembre 2000, n. 445, aveva dichiarato di possedere ma poi risultato non veritiero a seguito successivi controlli dell’amministrazione.

L’interessato propone quindi ricorso al TAR lamentando, tra l’altro, l’erronea applicazione dell’art. 127, lett. d) del t.u. 10 gennaio 1957, n. 3, in quanto l’amministrazione avrebbe dovuto procedere, se mai, con l’annullamento d’ufficio e non con la dichiarazione di decadenza, dovendo, inoltre, tenere conto dell’interesse pubblico attuale all’eliminazione dell’atto illegittimo.

Al riguardo, il TAR adito ha respinto il ricorso in quanto l'Amministrazione ha fatto legittimamente applicazione del combinato disposto dell'art. 3, comma 7, del D.M. 19.04.2001, n. 75, secondo cui le "autodichiarazioni mendaci o l’autoformazione di certificazioni false o comunque la produzione di documentazioni false comportano l’esclusione dalla procedura di cui al presente decreto per tutti i profili, graduatorie o elenchi di riferimento o la decadenza dalle medesime graduatorie o elenchi se inseriti", e dell’art. l'art. 75 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, che prevede la "decadenza" dai benefici eventualmente conseguenti al provvedimento emanato sulla base della dichiarazione riscontrata come non veritiera in sede di controllo postumo.

Il provvedimento di "decadenza", dunque, secondo il Collegio, “va inteso come esclusione - anche ex post - dalla graduatoria, e quindi come atto strettamente vincolato e formale, e in quanto tale non sottoposto alla ponderazione di interessi tipica dei provvedimenti di annullamento d'ufficio”, mentre l’esistenza “dell’interesse pubblico è in re ipsa è completamente assorbito nel rilievo della disposizione che vieta la produzione di documenti falsi e nel carattere vincolato della correlativa esclusione dalla graduatoria”.

La sentenza affronta anche un'altra interessante questione, sollevata dal ricorrente tra i motivi di diritto del ricorso, e cioè quella se la falsità di un atto esibito alla P.A., una volta accertato, può essere dichiarato in maniera apodittica dallo stesso soggetto accertatore ovvero è necessario il preventivo accertamento della sussistenza del falso in sede penale o della querela di falso in sede civile.

Al riguardo, ad avviso del Collegio, attesa la sufficienza dell'istruttoria effettuata da parte dell’amministrazione, la pregiudiziale penale non sussiste, anche perché non è prevista una tale pregiudiziale penale in subiecta materia.

Come non sussiste, altresì, neppure “l'esigenza del previo esperimento di querela di falso in sede civile, non essendo stato comprovato, in primo luogo, che lo stesso proviene da un pubblico ufficiale abilitato ad emanarlo (artt. 2699 e 2700 c.c. Inoltre, continua il TAR, richiamando un indirizzo giurisprudenziale della Cassazione Penale (Cass. Pen., V, 10.7.1995 n. 10113), “l’efficacia probatoria privilegiata dell’atto pubblico, in base agli artt. predetti, è limitata alla provenienza dell’atto stesso dal pubblico ufficiale che lo ha formato, nonchè ai fatti dallo stesso compiuti o avvenuti in sua presenza; mentre una dichiarazione di servizi costituisce mera attestazione (propriamente definibile come “certificato” e non come atto pubblico in senso proprio) di fatti e nozioni preesistenti e dunque ricavate aliunde dal soggetto da cui la dichiarazione promana”.

(Altalex, 9 marzo 2007. Nota di Gesuele Bellini)






T.A.R.

Lazio - Roma

Sezione III bis

Sentenza 17 gennaio 2007, n. 345

Massima e Testo Integrale


Avv. Marco Lipari

Foro di Palermo - Patrocinante in Cassazione - Diritto civile - Risarcimento danni - responsabilità civile - lavoro - diritto di famiglia - domiciliazioni


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