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Causa di servizio, riconoscimento, parere della Commissione medica ospedaliera
Consiglio di Stato , sez. VI, decisione 18.04.2007 n° 1769 (Gesuele Bellini)

Nell’accertamento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità del lavoratore, il parere del Comitato per le Pensioni Privilegiate Ordinarie (C.P.P.O.), che costituisce una valutazione superiore di sintesi dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti - quali la Commissione Medica Ospedaliera (C.M.O.) - si impone all'amministrazione, la quale nell'esprimere le proprie valutazioni, deve solo a verificare se detto organo ha tenuto conto delle considerazioni svolte da altri organi e, in caso di disaccordo, se le ha confutate.

Questo è quanto ha affermato il Consiglio di Stato, sezione VI nella sentenza 18 aprile 2007 n. 1769, aderendo ad un indirizzo orami consolidato in materia (C.d.S. sez. IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; sez. VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292).

La vicenda ha visto implicato un dipendente del Ministero dell’Interno, che vistosi negare la concessione dell’equo indennizzo relativamente ad una parte dell’infermità subita, in quanto il C.P.P.O., pur in presenza di un parere favorevole del C.M.O., ha negato la dipendenza da fatti di servizio per tale infermità, ha proposto ricorso al TAR, e uscitone soccombente, ha proposto appello al Consiglio di Stato.

Il Collegio ha affermato che in base all’ordinamento vigente, con riguardo all’accertamento della dipendenza da causa di servizio, i pareri riportati da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza, resi all’amministrazione decidente, non sono pari ordinati in quanto vige in capo al C.P.P.O. il compito di esprimere un giudizio superiore conclusivo, anche sulla base di quello reso dalla C.M.O.

Pertanto, continua l’Alto Consesso, l’amministrazione deve solo verificare se le valutazioni espresse dal C.P.P.O. hanno tenuto conto dei pareri degli altri organi e se questi, in caso di disaccordo, li abbia motivatamente confutati, esprimendosi solo se risulta che taluni elementi non sono stati vagliati dal Comitato, il cui parere è obbligatorio ma non vincolante.

Nella fattispecie in esame, pertanto, per il Consiglio di Stato, il provvedimento di diniego di concessione dell’equo indennizzo adottato dall’Amministrazione che si è conformata al parere negativo reso dal C.P.P.O., pur in presenza di un parere favorevole fornito dal C.M.O., confutato dal Comitato con adeguate e circostanziate motivazioni, deve ritenersi del tutto legittimo.

(Altalex, 2 maggio 2007. Nota di Gesuele Bellini)






Consiglio di Stato

Sezione VI

Sentenza 18 aprile 2007, n. 1769

N. 1769/2007
Reg.Dec.
N. 5766
Reg.Ric.
ANNO 2002

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la seguente

DECISIONE

sul ricorso in appello n. 5766/02, proposto da:

E. F., rappresentato e difeso dall’avv. Pasquale Zoccali, ed elettivamente domiciliato presso lo studio dell’avv. Antonio Spinoso in Roma, via delle Milizie, n. 1;

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del ministro in carica, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domicilia per legge in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

per l’annullamento

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria, sezione staccata di Reggio Calabria, 6 febbraio 2002, n. 59;

visto il ricorso in appello, con i relativi allegati;

visto l’atto di costituzione in giudizio dell’appellato;

vista la memoria prodotta dall’appellato;

visti tutti gli atti della causa;

relatore all’udienza pubblica del 27 febbraio 2007 il consigliere Carmine Volpe e udito l’avv. dello Stato C. Colelli per l’appellato;

ritenuto e considerato quanto segue.

FATTO E DIRITTO

1. Il primo giudice, con la sentenza suindicata, ha respinto il ricorso proposto dal signor F. E. avverso il decreto del direttore generale della protezione civile e dei servizi antincendi del Ministero dell’interno in data 26 settembre 1994, avente a oggetto il diniego della concessione dell’equo indennizzo relativamente all’infermità “cardiopatia ischemica in portatore di by-pass aorto coronarico” e “ipertensione arteriosa in buon compenso”.

La sentenza viene appellata dal signor E. per i seguenti motivi:

1) violazione e falsa applicazione del d.l. 21 settembre 1987, n. 387, convertito, con modificazioni, dalla l. 20 novembre 1987, n. 472.

Il Ministero dell’interno si è costituito in giudizio, resistendo al ricorso in appello e, con successiva memoria, ha ulteriormente illustrato le proprie difese.

2. Il ricorrente, capo squadra dei Vigili del fuoco, pretende l’equo indennizzo a causa delle dette infermità.

La Commissione medica ospedaliera (C.M.O.) dell’ospedale militare di Catanzaro, in data 24 aprile 1991, e il Consiglio di amministrazione del personale del Ministero dell’interno, il 23 ottobre 1992, avevano espresso parere favorevole. Mentre il Comitato per le pensioni privilegiate ordinarie (C.P.P.O.), in data 2 giugno 1993, rendeva parere favorevole solo per l’artrosi cervicale e negava la dipendenza da fatti di servizio per le altre infermità, ritenendo la cardiopatia ascrivibile a fattori costituzionali (affezione diabetica e tabagismo voluttuario) e l’ipertensione arteriosa riferibile “al complesso morboso cardiopatico da considerare epifenomeno del diabete”. Con il decreto impugnato la domanda del ricorrente è stata respinta in conformità al parere del C.P.P.O..

Il primo giudice ha affermato che:

a) l’amministrazione, dopo l’entrata in vigore dell’art. 5-bis del d.l. n. 287/1987, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 472/1987, può, uniformandosi al parere reso dal C.P.P.O., giungere a determinazioni contrastanti con altre precedentemente espresse, le quali non hanno carattere di irretrattabilità né di definitività nell’ambito della sequenza procedimentale volta all’accertamento del diritto alla concessione dell’equo indennizzo;

b) il provvedimento impugnato è sufficientemente motivato con il richiamo alle argomentazioni esposte dal C.P.P.O.;

c) l’amministrazione non deve indicare le ragioni per cui ritiene di attenersi al parere di organi consultivi che si sono pronunciati per ultimi anziché ad altro precedente parere di segno opposto;

d) il parere reso dal C.P.P.O. è completo ed esaustivo, avendo tenuto conto di tutti gli elementi della fattispecie.

Il ricorrente sostiene che:

a) l’amministrazione non potrebbe considerare prevalente un parere (quale quello del C.P.P.O.) che nega la dipendenza da causa di servizio riconosciuta da un giudizio medico definitivo;

b) l’amministrazione avrebbe dovuto indicare i motivi per cui si è uniformata al parere reso dal C.P.P.O. e non agli altri;

c) il parere del C.P.P.O. sarebbe stato erroneo e, comunque, si sarebbero dovute svolgere indagini di fatto specifiche con riguardo al tipo di infermità, all’ambiente lavorativo e alla sua connessione con l’insorgere della malattia.

3. Il ricorso in appello è infondato.

L'ordinamento, con riguardo all’accertamento della dipendenza da causa di servizio, non mette a disposizione dell'amministrazione una serie di pareri pariordinati resi da organi consultivi diversi e dotati di identica competenza, sui quali orientarsi, ma affida al C.P.P.O. il compito di esprimere un giudizio conclusivo anche sulla base di quello reso dalla C.M.O.. Così che il parere del C.P.P.O., in quanto momento di sintesi e di superiore valutazione dei giudizi espressi da altri organi precedentemente intervenuti, si impone all'amministrazione, la quale è tenuta solo a verificare se l'organo in questione, nell'esprimere le proprie valutazioni, ha tenuto conto delle considerazioni svolte da altri organi e, in caso di disaccordo, se le ha confutate. Con la conseguenza che un obbligo di motivazione in capo all'amministrazione è ipotizzabile solo per il caso in cui essa, per gli elementi di cui dispone e che non sono stati vagliati dal Comitato, ritenga di non potere aderire al suo parere, che è obbligatorio ma non vincolante (questo Consiglio: sez. IV, 14 dicembre 2004, nn. 8066 e 8054, 26 novembre 2004, n. 7705 e 22 ottobre 2004, n. 6953; sez. VI, 23 gennaio 2006, n. 179 e 11 novembre 2004, 7292).

Nella specie l’amministrazione si è conformata al parere reso dal C.P.P.O., il quale deve considerarsi adeguatamente circostanziato e motivato. E il C.P.P.O., nelle premesse del proprio parere, si è espressamente riferito al parere reso dalla C.M.O.. Va ritenuto, quindi, che il C.P.P.O., visto il parere contrario della C.M.O., lo abbia nella sostanza confutato.

Quanto alla supposta necessità del previo svolgimento, da parte dell’amministrazione, di indagini di fatto specifiche sul tipo di infermità, sull’ambiente lavorativo e sulla sua connessione con l’insorgere della malattia, essa non sussiste una volta che le infermità sono state considerate conseguenti a fattori endogeni del ricorrente. E si tratta di giudizio da ritenere esente dalle censure dedotte, in quanto, rientrando nella discrezionalità tecnica, può essere sindacato solo per illogicità e contraddittorietà (nella specie non rinvenibili).

4. Il ricorso in appello, pertanto, deve essere respinto. Le spese del giudizio, sussistendo giusti motivi, possono essere compensate.

Per questi motivi

il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, respinge il ricorso in appello.

Compensa tra le parti le spese del giudizio.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma il 27 febbraio 2007 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, in camera di consiglio, con l’intervento dei signori:

Giovanni Ruoppolo presidente
Carmine Volpe consigliere, estensore
Giuseppe Romeo consigliere
Luciano Barra Caracciolo consigliere
Lanfranco Balucani consigliere

Presidente
GIOVANNI RUOPPOLO

Consigliere Segretario
CARMINE VOLPE MARIA RITA OLIVA

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 18/04/2007


Avv. Davide Scaglione

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