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Dei delitti contro la Pubblica Amministrazione
Codice penale , Libro II, Titolo II, agg. al 03.06.2013
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Codice penale | Libro II - Dei delitti in particolare

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Codice Penale

LIBRO SECONDO
DEI DELITTI IN PARTICOLARE

TITOLO II
Dei delitti contro la Pubblica Amministrazione

Capo I
Dei delitti dei pubblici ufficiali contro la Pubblica Amministrazione

Art. 314.
Peculato.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, avendo per ragione del suo ufficio o servizio il possesso o comunque la disponibilità di danaro o di altra cosa mobile altrui, se ne appropria, è punito con la reclusione da quattro (1) a dieci anni. Si applica la pena della reclusione da sei mesi a tre anni quando il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l'uso momentaneo, è stata immediatamente restituita.

(1) La parola: "tre" è stata così sostituita dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
_______________

Vedi:

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 24 luglio 2007, n. 30154, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 21 maggio 2008, n. 20326, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 aprile 2008, n. 17616, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 26 agosto 2008, n. 34157, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 15 maggio 2009, n. 20515, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 20 maggio 2009, n. 21165, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 giugno 2009, n. 25541, Cassazione Penale, SS.UU., sentenza 6 ottobre 2009, n. 38691 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 gennaio 2010, n. 1938 in Altalex Massimario.

Art. 315.
Malversazione a danno di privati. (1)

(...)

(1) L'articolo che così recitava: "Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che si appropria o, comunque, distrae, a profitto proprio o di un terzo, denaro o qualsiasi cosa mobile non appartenente alla pubblica amministrazione, di cui egli ha il possesso per ragione del suo ufficio o servizio, è punito con la reclusione da tre a otto anni, e con la multa non inferiore a lire due milioni.
Si applicano le disposizioni del capoverso dell'articolo precedente."
è stato abrogato dall'art. 20, L. 26 aprile 1990, n. 86.

Art. 316.
Peculato mediante profitto dell'errore altrui.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, il quale, nell'esercizio delle funzioni o del servizio, giovandosi dell'errore altrui, riceve o ritiene indebitamente, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Art. 316-bis.
Malversazione a danno dello Stato.

Chiunque, estraneo alla pubblica amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di opere od allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Art. 316-ter.
Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. II, sentenza 11 dicembre 2008, n. 45845 in Altalex Massimario.

Art. 317.
Concussione. (1)

Il pubblico ufficiale che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni.

(1) L'articolo che recitava: "Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni." è stato così sostituito dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 ottobre 2007, n. 37077, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 febbraio 2008, n. 8907, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 maggio 2008, n. 18732, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 2 gennaio 2009, n. 12, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 gennaio 2009, n. 3869, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 3 marzo 2009, n. 9528, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 14 aprile 2009, n. 15690, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 ottobre 2009, n. 40502 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 luglio 2010, n. 28110 in Altalex Massimario.

Art. 317-bis.
Pene accessorie.

La condanna per il reato di cui agli articoli 314 e 317, 319 e 319 ter (1) importa l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Nondimeno, se per circostanze attenuanti viene inflitta la reclusione per un tempo inferiore a tre anni, la condanna importa l'interdizione temporanea.

(1) Le parole: ", 319 e 319 ter" sono state inserite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 318.
Corruzione per l'esercizio della funzione. (1)

Il pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

(1) L'articolo che recitava: "Corruzione per un atto d'ufficio.
Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del suo ufficio, riceve, per sé o per un terzo, in denaro od altra utilità, una retribuzione che non gli è dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d'ufficio da lui già compiuto, la pena è della reclusione fino a un anno
." è stato così sostituito dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 18 marzo 2008, n. 12131 in Altalex Massimario.

Art. 319.
Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio.

Il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da quattro a otto anni. (1)

(1) Le parole: "due o cinque anni." sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 agosto 2008, n. 34415 in Altalex Massimario.

Art. 319-bis.
Circostanze aggravanti.

La pena è aumentata se il fatto di cui all'art. 319 ha per oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene.

Art. 319-ter.
Corruzione in atti giudiziari.

Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da quattro a dieci anni. (1)
Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da cinque (2) a dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all'ergastolo, la pena è della reclusione da sei a venti anni.

(1) Le parole: "tre a otto anni" sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(2) La prola: "quattro" è stata così sostituita dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 319-quater.
Induzione indebita a dare o promettere utilità. (1)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da tre a otto anni.
Nei casi previsti dal primo comma, chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
_______________

Vedi Simone Marani, Minaccia di esercitare attività legittime integra reato di induzione indebita, Cass. Penale, sez. VI, sentenza 21 marzo 2013, n. 13047.

Art. 320.
Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio.

Le disposizioni degli articoli 318 e 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio. (1)

In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore a un terzo.

(1) Il comma che recitava: "Le disposizioni dell'articolo 319 si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio; quelle di cui all'articolo 318 si applicano anche alla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora rivesta la qualità di pubblico impiegato." è stato così sostituito dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 321.
Pene per il corruttore.

Le pene stabilite nel primo comma dell'articolo 318, nell'articolo 319, nell'articolo 319-bis, nell'art. 319-ter, e nell'articolo 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318 e 319, si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio il denaro od altra utilità.

Art. 322.
Istigazione alla corruzione.

Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridotta di un terzo. (1)
Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico servizio ad omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nell'articolo 319, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro o altra utilità per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri. (2)
La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 319.

(1) Il comma che recitava: "Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non dovuti ad un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'articolo 318, ridotta di un terzo." è stato così modificato dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(2) Il comma che recitava: "La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'articolo 318." è stato così modificato dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 322-bis.
Peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri. (1)

Le disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano anche:
1) ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento europeo, della Corte di Giustizia e della Corte dei conti delle Comunità europee;
2) ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli agenti delle Comunità europee;
3) alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti delle Comunità europee;
4) ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei Trattati che istituiscono le Comunità europee;
5) a coloro che, nell'ambito di altri Stati membri dell'Unione europea, svolgono funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio;
5-bis) ai giudici, al procuratore, ai procuratori aggiunti, ai funzionari e agli agenti della Corte penale internazionale, alle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale le quali esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stessa, ai membri ed agli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale (2).
Le disposizioni degli articoli 319-quater, secondo comma, (3) 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o altra utilità è dato, offerto o promesso:
1) alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;
2) a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di
un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sé o ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali ovvero al fine di ottenere o di mantenere un’attività economica finanziaria. (4)
Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi.

(1) La rubrica che recitava: "Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri." è stata così sostituita dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(2) Numero aggiunto dall’art. 10, comma 1, lett. a), L. 20 dicembre 2012, n. 237.
(3) Le parole: "319-quater, secondo comma," sono state aggiunte dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.
(4) Le parole: “ovvero al fine di ottenere o di mantenere un’attività economica finanziaria” sono state aggiunte dall’art. 3, comma 1, della L. 3 agosto 2009, n. 116.

Art. 322-ter.
Confisca.

Nel caso di condanna, o di applicazione della pena su richiesta delle parti a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei delitti previsti dagli articoli da 314 a 320, anche se commessi dai soggetti indicati nell'articolo 322-bis, primo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo, salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto. (1)
Nel caso di condanna, o di applicazione della pena a norma dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per il delitto previsto dall'articolo 321, anche se commesso ai sensi dell'articolo 322-bis, secondo comma, è sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto salvo che appartengano a persona estranea al reato, ovvero, quando essa non è possibile, la confisca di beni, di cui il reo ha la disponibilità, per un valore corrispondente a quello di detto profitto e, comunque, non inferiore a quello del denaro o delle altre utilità date o promesse al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio o agli altri soggetti indicati nell'articolo 322-bis, secondo comma.
Nei casi di cui ai commi primo e secondo, il giudice, con la sentenza di condanna, determina le somme di denaro o individua i beni assoggettati a confisca in quanto costituenti il profitto o il prezzo del reato ovvero in quanto di valore corrispondente al profitto o al prezzo del reato.

(1) Le parole: "o profitto" sono state aggiunte dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Vedi Simone Marani, Evasore dona immobile al figlio minore: no al sequestro, Cass. Penale, sez. III, ordinanza 18 aprile 2013, n. 17719.
_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 luglio 2007, n. 30966, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 2 agosto 2007, n. 31692, Cassazione Penale, sez. II, sentenza 29 ottobre 2008, n. 40425, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 9 aprile 2009, n. 15549, Cassazione Penale, sez. I, sentenza 11 novembre 2009, n. 42894, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 4 dicembre 2009, n. 46830 e Cassazione Penale, sez. III, sentenza 9 dicembre 2009, n. 46855 in Altalex Massimario.

Art. 323.
Abuso di ufficio.

Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. (1)
La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.

(1) Le parole: "sei mesi a tre anni" sono state così sostituite dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

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Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 7 novembre 2007, n. 40891, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 21 febbraio 2008, n. 7973, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 17 giugno 2008, n. 24663, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 19 giugno 2008, n. 25162, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 luglio 2008, n. 27936 in Altalex Massimario, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 1 ottobre 2008, n. 37354, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 25 giugno 2009, n. 25537, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 1 luglio 2009, n. 26699 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 febbraio 2010, n. 4979 in Altalex Massimario.

Art. 323-bis.
Circostanza attenuante.

Se i fatti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-quater, (1) 320, 322, 322-bis e 323 sono di particolare tenuità, le pene sono diminuite.

(*) La parola: "319-quater" è stata aggiunta dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 324.
Interesse privato in atti di ufficio. (1)

(...)

(1) L'articolo che così recitava: "Il pubblico ufficiale, che, direttamente o per interposta persona, o con atti simulati, prende un interesse privato in qualsiasi atto della pubblica amministrazione presso la quale esercita il proprio ufficio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da lire duecentomila a quattro milioni." è stato abrogato dall'art. 20, L. 26 aprile 1990, n. 86.

Art. 325.
Utilizzazione d'invenzioni o scoperte conosciute per ragione d'ufficio.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che impiega, a proprio o altrui profitto, invenzioni o scoperte scientifiche, o nuove applicazioni industriali, che egli conosca per ragione dell'ufficio o servizio, e che debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 516.

Art. 326.
Rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio.

Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, violando i doveri inerenti alle funzioni o al servizio, o comunque abusando della sua qualità, rivela notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se l'agevolazione è soltanto colposa, si applica la reclusione fino a un anno.
Il pubblico ufficiale o la persona incaricata di un pubblico servizio, che, per procurare a sé o ad altri un indebito profitto patrimoniale, si avvale illegittimamente di notizie d'ufficio, le quali debbano rimanere segrete, è punito con la reclusione da due a cinque anni. Se il fatto è commesso al fine di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto non patrimoniale o di cagionare ad altri un danno ingiusto, si applica la pena della reclusione fino a due anni.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 24 luglio 2007, n. 30148, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 luglio 2007, n. 30968, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 11 ottobre 2007, n. 37559 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 12 ottobre 2009, n. 39706 in Altalex Massimario.

[Art. 327.
Eccitamento al dispregio e vilipendio delle istituzioni, delle leggi o degli atti dell'autorità. (1)

Il pubblico ufficiale che, nell'esercizio delle sue funzioni, eccita al dispregio delle istituzioni o all'inosservanza delle leggi, delle disposizioni dell'autorità o dei doveri inerenti a un pubblico ufficio o servizio, ovvero fa l'apologia di fatti contrari alle leggi, alle disposizioni dell'autorità o ai doveri predetti, è punito, quando il fatto non sia preveduto come reato da una particolare disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a lire quattrocentomila.
La disposizione precedente si applica anche al pubblico impiegato incaricato di un pubblico servizio, e al ministro di un culto.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 18 della Legge 25 giugno 1999, n. 205.

Art. 328.
Rifiuto di atti d'ufficio. Omissione.

Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l'atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa.

_______________

Vedi Simone Marani, Medico obiettore di coscienza deve comunque assistere paziente dopo l'aborto, Cass. Penale, sez. VI, sentenza 2 aprile 2013, n. 14979.

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 settembre 2008, n. 35344, Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 30 dicembre 2008, n. 48379 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 3 dicembre 2009, n. 46512 in Altalex Massimario.

Art. 329.
Rifiuto o ritardo di obbedienza commesso da un militare o da un agente della forza pubblica.

Il militare o l'agente della forza pubblica, il quale rifiuta o ritarda indebitamente di eseguire una richiesta fattagli dall'autorità competente nelle forme stabilite dalla legge, è punito con la reclusione fino a due anni.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 28 settembre 2009, n. 38119 in Altalex Massimario.

[Art. 330.
Abbandono collettivo di pubblici uffici, impieghi, servizi o lavoro (1)

I pubblici ufficiali, gli incaricati di un pubblico servizio aventi la qualità di impiegati, i privati che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, non organizzati in imprese, e i dipendenti da imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, i quali, in numero di tre o più, abbandonano collettivamente l'ufficio, l'impiego, il servizio o il lavoro, ovvero li prestano in modo da turbarne la continuità o la regolarità, sono puniti con la reclusione fino a due anni.
I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da due a cinque anni.
Le pene sono aumentate se il fatto:
1) è commesso per fine politico;
2) ha determinato dimostrazioni, tumulti o sommosse popolari.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 11 della Legge 12 giugno 1990, n. 146.

Art. 331.
Interruzione di un servizio pubblico o di pubblica necessità.

Chi, esercitando imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, interrompe il servizio, ovvero sospende il lavoro nei suoi stabilimenti, uffici o aziende, in modo da turbare la regolarità del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a un anno e con la multa non inferiore a euro 516 .
I capi, promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da tre a sette anni e con la multa non inferiore a euro 3.098.
Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.

[Art. 332.
Omissione di doveri di ufficio in occasione di abbandono di un pubblico ufficio o di interruzione di un pubblico servizio. (1)

Il pubblico ufficiale o il dirigente un servizio pubblico o di pubblica necessità, che, in occasione di alcuno dei delitti preveduti dai due articoli precedenti, ai quali non abbia preso parte, rifiuta od omette di adoperarsi per la ripresa del servizio a cui è addetto o preposto, ovvero di compiere ciò che è necessario per la regolare continuazione del servizio, è punito con la multa fino a lire un milione.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.

[Art. 333.
Abbandono individuale di un pubblico ufficio, servizio o lavoro. (1)

Il pubblico ufficiale, l'impiegato incaricato di un pubblico servizio, il privato che esercita un servizio pubblico o di pubblica necessità non organizzato in impresa, o il dipendente da imprese di servizi pubblici o di pubblica necessità, il quale abbandona l'ufficio, il servizio o il lavoro, al fine di turbare la continuità o la regolarità, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a lire un milione.
La stessa pena si applica anche a chi, con il fine sopra indicato, senza abbandonare l'ufficio o il lavoro, li presta in modo da turbarne la continuità o la regolarità.
La pena è aumentata se dal fatto deriva pubblico o privato nocumento.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 11 della Legge 12 giugno 1990, n. 146.

Art. 334.
Sottrazione o danneggiamento di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa e affidata alla sua custodia, al solo scopo di favorire il proprietario di essa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 51 a euro 516.
Si applicano la reclusione da tre mesi a due anni e la multa da euro 30 a euro 309 se la sottrazione, la soppressione, la distruzione, la dispersione o il deterioramento sono commessi dal proprietario della cosa affidata alla sua custodia.
La pena è della reclusione da un mese ad un anno e della multa fino a euro 309, se il fatto è commesso dal proprietario della cosa medesima non affidata alla sua custodia.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 1 ottobre 2007, n. 44287, Tribunale di Torre Annunziata, sentenza 9 novembre 2007 e Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 15 gennaio 2008, n. 2168 in Altalex Massimario.

Art. 335.
Violazione colposa di doveri inerenti alla custodia di cose sottoposte a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa.

Chiunque, avendo in custodia una cosa sottoposta a sequestro disposto nel corso di un procedimento penale o dall'autorità amministrativa, per colpa ne cagiona la distruzione o la dispersione, ovvero ne agevola la sottrazione o la soppressione, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 309.

Art. 335-bis.
Disposizioni patrimoniali.

Salvo quanto previsto dall'articolo 322-ter, nel caso di condanna per delitti previsti dal presente capo è comunque ordinata la confisca anche nelle ipotesi previste dall'articolo 240, primo comma.

Capo II
Dei delitti dei privati contro la Pubblica Amministrazione

Art. 336.
Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale.

Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell'ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.
La pena è della reclusione fino a tre anni, se il fatto è commesso per costringere alcuna delle persone anzidette a compiere un atto del proprio ufficio o servizio, o per influire, comunque, su di essa.

Art. 337.
Resistenza a un pubblico ufficiale.

Chiunque usa violenza o minaccia per opporsi a un pubblico ufficiale, o ad un incaricato di un pubblico servizio, mentre compie un atto d'ufficio o di servizio, o a coloro che, richiesti, gli prestano assistenza, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

_______________

Cfr. Corte d'Appello di Milano, sez. II, sentenza 19 giugno 2007 e Tribunale di Napoli, sez. I, sentenza 12 ottobre 2007 in Altalex Massimario.

Art. 337-bis.
Occultamento, custodia o alterazione di mezzi di trasporto.

Chiunque occulti o custodisca mezzi di trasporto di qualsiasi tipo che, rispetto alle caratteristiche omologate, presentano alterazioni o modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia, è punito con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 10.329.
La stessa pena di cui al primo comma si applica a chiunque altera mezzi di trasporto operando modifiche o predisposizioni tecniche tali da costituire pericolo per l'incolumità fisica degli operatori di polizia.
Se il colpevole è titolare di concessione o autorizzazione o licenza o di altro titolo abilitante l'attività, alla condanna consegue la revoca del titolo che legittima la medesima attività.

(1) Articolo inserito dall’art. 4 della L. 19 marzo 2001, n. 92

Art. 338.
Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Chiunque usa violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ad una rappresentanza di esso o ad una qualsiasi pubblica autorità costituita in collegio, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l'attività, è punito con la reclusione da uno a sette anni.
Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto per influire sulle deliberazioni collegiali di imprese che esercitano servizi pubblici o di pubblica necessità, qualora tali deliberazioni abbiano per oggetto l'organizzazione o l'esecuzione dei servizi.

Art. 339.
Circostanze aggravanti.

Le pene stabilite nei tre articoli precedenti sono aumentate se la violenza o la minaccia è commessa con armi, o da persona travisata, o da più persone riunite, o con scritto anonimo, o in modo simbolico, o valendosi della forza intimidatrice derivante da segrete associazioni, esistenti o supposte.
Se la violenza o la minaccia è commessa da più di cinque persone riunite, mediante uso di armi anche soltanto da parte di una di esse, ovvero da più di dieci persone, pur senza uso di armi, la pena è, nei casi preveduti dalla prima parte dell'articolo 336 e dagli articoli 337 e 338, della reclusione da tre a quindici anni e, nel caso preveduto dal capoverso dell'articolo 336, della reclusione da due a otto anni.
Le disposizioni di cui al secondo comma si applicano anche, salvo che il fatto costituisca più grave reato, nel caso in cui la violenza o la minaccia sia commessa mediante il lancio o l'utilizzo di corpi contundenti o altri oggetti atti ad offendere, compresi gli artifici pirotecnici, in modo da creare pericolo alle persone.

Art. 340.
Interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità.

Chiunque, fuori dei casi preveduti da particolari disposizioni di legge cagiona un'interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno.
I capi promotori od organizzatori sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.

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Cfr. Cassazione penale, sez. II, sentenza 20 settembre 2007, n. 35178 e Tribunale di Montepulciano, sentenza 20 febbraio 2009, n. 74 in Altalex Massimario.

[Art. 341.
Oltraggio a un pubblico ufficiale. (1)

Chiunque offende l'onore o il prestigio di un pubblico ufficiale, in presenza di lui e a causa o nell'esercizio delle sue funzioni, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni.
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritto o disegno, diretti al pubblico ufficiale, e a causa delle sue funzioni.
La pena è della reclusione da uno a tre anni, se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate quando il fatto è commesso con violenza o minaccia, ovvero quando l'offesa è recata in presenza di una o più persone.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 18 della Legge 25 giugno 1999, n. 205.

Art. 341-bis.
Oltraggio a pubblico ufficiale. (1)

Chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico e in presenza di più persone, offende l’onore ed il prestigio di un pubblico ufficiale mentre compie un atto d’ufficio ed a causa o nell’esercizio delle sue funzioni è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è aumentata se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato. Se la verità del fatto è provata o se per esso l’ufficiale a cui il fatto è attribuito è condannato dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore dell’offesa non è punibile.
Ove l’imputato, prima del giudizio, abbia riparato interamente il danno, mediante risarcimento di esso sia nei confronti della persona offesa sia nei confronti dell’ente di appartenenza della medesima, il reato è estinto.

(1) Questo articolo è stato premesso all’art. 342 dall’art. 1, comma 8, della L. 15 luglio 2009, n. 94

Art. 342.
Oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario.

Chiunque offende l'onore o il prestigio di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica autorità costituita in collegio, al cospetto del corpo, della rappresentanza o del collegio, è punito con la con la multa da euro 1.000 a euro 5.000. (1)
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno diretti al corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 (2) se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.
Si applica la disposizione dell'ultimo capoverso dell'articolo precedente.

(1) Le parole: “con la reclusione fino a tre anni” sono state così sostituite dall’art. 11, comma 3, lett. a), della L. 24 febbraio 2006, n. 85
(2) Le parole: “ è della reclusione da uno a quattro anni” sono state sostituite dall’11, comma 3, lett. b) della L. 24 febbraio 2006, n. 85

Art. 343.
Oltraggio a un magistrato in udienza.

Chiunque offende l'onore o il prestigio di un magistrato in udienza è punito con la reclusione fino a tre anni.
La pena è della reclusione da due a cinque anni se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato.
Le pene sono aumentate se il fatto è commesso con violenza o minaccia.

Art. 343-bis.
Corte penale internazionale (1)

Le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 340, 342 e 343 si applicano anche quando il reato è commesso nei confronti:
a) della Corte penale internazionale;
b) dei giudici, del procuratore, dei procuratori aggiunti, dei funzionari e degli agenti della Corte stessa;
c) delle persone comandate dagli Stati parte del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale, le quali esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari o agenti della Corte stessa;
d) dei membri e degli addetti a enti costituiti sulla base del Trattato istitutivo della Corte penale internazionale.

(1) Articolo aggiunto dall’art. 10, comma 2, L. 20 dicembre 2012, n. 237.

[Art. 344.
Oltraggio a un pubblico impiegato. (1)

Le disposizioni dell'articolo 341 si applicano anche nel caso in cui l'offesa è recata a un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio; ma le pene sono ridotte di un terzo.]

(1) Articolo abrogato dall'art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205.

Art. 345.
Offesa all'autorità mediante danneggiamento di affissioni.

Chiunque, per disprezzo verso l'autorità, rimuove, lacera, o, altrimenti, rende illegibili o comunque inservibili scritti o disegni affissi o esposti al pubblico per ordine dell'autorità stessa, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.

Art. 346.
Millantato credito.

Chiunque, millantando credito presso un pubblico ufficiale, o presso un pubblico impiegato che presti un pubblico servizio, riceve o fa dare o fa promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione verso il pubblico ufficiale o impiegato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 309 a euro 2.065.
La pena è della reclusione da due a sei anni e della multa da euro 516 a euro 3.098, se il colpevole riceve o fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, col pretesto di dover comprare il favore di un pubblico ufficiale o impiegato, o di doverlo remunerare.

Art. 346-bis.
Traffico di influenze illecite. (1)

Chiunque, fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero per remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio, è punito con la reclusione da uno a tre anni.
La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale.
La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sè o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.
Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all'esercizio di attività giudiziarie.
Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita.

(1) Articolo aggiunto dall'art. 1, L. 6 novembre 2012, n. 190.

Art. 347.
Usurpazione di funzioni pubbliche.

Chiunque usurpa una funzione pubblica o le attribuzioni inerenti a un pubblico impiego è punito con la reclusione fino a due anni.
Alla stessa pena soggiace il pubblico ufficiale o impiegato il quale, avendo ricevuta partecipazione del provvedimento che fa cessare o sospendere le sue funzioni o le sue attribuzioni, continua ad esercitarle.
La condanna importa la pubblicazione della sentenza.Codice Penale

Art. 348.
Abusivo esercizio di una professione.

Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da euro 103 a euro 516.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 6 settembre 2007, n. 34200, Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 3 giugno 2008, n. 22144 e Cassazione Penale, sez. IV, sentenza 30 gennaio 2009, n. 4294 in Altalex Massimario.

Art. 349.
Violazione di sigilli.

Chiunque viola i sigilli, per disposizione della legge o per ordine dell'autorità apposti al fine di assicurare la conservazione o l'identità di una cosa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032
Se il colpevole è colui che ha in custodia la cosa, la pena è della reclusione da tre a cinque anni e della multa da euro 309 a euro 3.098.

_______________

Cfr. Cassazione Penale, sez. III, sentenza 17 gennaio 2008, n. 2461 in Altalex Massimario. Vedi anche Simone Marani, Fermo amministrativo: custode usa l'auto? E' violazione dei sigilli, nota a Cass. Pen., sez. III, sent. 18 luglio 2012, n. 28979.

Art. 350.
Agevolazione colposa.

Se la violazione dei sigilli è resa possibile, o comunque agevolata, per colpa di chi ha in custodia la cosa, questi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929.

Art. 351.
Violazione della pubblica custodia di cose.

Chiunque sottrae, sopprime, distrugge, disperde o deteriora corpi di reato, atti, documenti, ovvero un'altra cosa mobile particolarmente custodita in un pubblico ufficio, o presso un pubblico ufficiale o un impiegato che presti un pubblico servizio, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione da uno a cinque anni .Codice Penale

Art. 352.
Vendita di stampati dei quali è stato ordinato il sequestro.

Chiunque vende, distribuisce o affigge, in luogo pubblico o aperto al pubblico, scritti o disegni, dei quali l'autorità ha ordinato il sequestro, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 619.

Art. 353.
Turbata libertà degli incanti.

Chiunque, con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche amministrazioni, ovvero ne allontana gli offerenti, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (1) e con la multa da euro 103 a euro 1.032.
Se il colpevole è persona preposta dalla legge o dall'autorità agli incanti o alle licitazioni suddette, la reclusione è da uno a cinque anni e la multa da euro 516 a euro 2.065.
Le pene stabilite in questo articolo si applicano anche nel caso di licitazioni private per conto di privati, dirette da un pubblico ufficiale o da persona legalmente autorizzata; ma sono ridotte alla metà.

(1) Le parole: "fino a due anni" sono state così sostituite dall'art. 9 della l. 13 agosto 2010 n. 136

Art. 353-bis.
Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (1)

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032

(1) Articolo aggiunto dall'art. 10 della l. 13 agosto 2010 n. 136

Art. 354.
Astensione dagli incanti.

Chiunque, per denaro, dato o promesso a lui o ad altri, o per altra utilità a lui o ad altri data o promessa, si astiene dal concorrere agli incanti o alle licitazioni indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione sino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.

Art. 355.
Inadempimento di contratti di pubbliche forniture.

Chiunque, non adempiendo gli obblighi che gli derivano da un contratto di fornitura concluso con lo Stato, o con un altro ente pubblico, ovvero con un'impresa esercente servizi pubblici o di pubblica necessità, fa mancare, in tutto o in parte, cose od opere, che siano necessarie a uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 103.
La pena è aumentata se la fornitura concerne:
1) sostanze alimentari o medicinali, ovvero cose od opere destinate alle comunicazioni per terra, per acqua o per aria, o alle comunicazioni telegrafiche o telefoniche;
2) cose od opere destinate all'armamento o all'equipaggiamento delle forze armate dello Stato;
3) cose od opere destinate ad ovviare a un comune pericolo o ad un pubblico infortunio.
Se il fatto è commesso per colpa, si applica la reclusione fino a un anno, ovvero la multa da euro 51 a euro 2.065.
Le stesse disposizioni si applicano ai subfornitori, ai mediatori e ai rappresentanti dei fornitori, quando essi, violando i loro obblighi contrattuali, hanno fatto mancare la fornitura.

Art. 356.
Frode nelle pubbliche forniture.

Chiunque commette frode nell'esecuzione dei contratti di fornitura o nell'adempimento degli altri obblighi contrattuali indicati nell'articolo precedente, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa non inferiore a euro 1.032.
La pena è aumentata nei casi preveduti dal primo capoverso dell'articolo precedente.

Capo III
Disposizioni comuni ai capi precedenti

Art. 357.
Nozione del pubblico ufficiale.

Agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa.
Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

Art. 358.
Nozione della persona incaricata di un pubblico servizio.

Agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio.
Per pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata, dalla mancanza dei poteri tipici di quest'ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale.

Art. 359.
Persone esercenti un servizio di pubblica necessità.

Agli effetti della legge penale, sono persone che esercitano un servizio di pubblica necessità:
1) i privati che esercitano professioni forensi o sanitarie, o altre professioni il cui esercizio sia per legge vietato senza una speciale abilitazione dello Stato, quando dell'opera di essi il pubblico sia per legge obbligato a valersi;
2) i privati che, non esercitando una pubblica funzione, né prestando un pubblico servizio, adempiono un servizio dichiarato di pubblica necessità mediante un atto della pubblica amministrazione.

Art. 360.
Cessazione della qualità di pubblico ufficiale.

Quando la legge considera la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio, o di esercente un servizio di pubblica necessità , come elemento costitutivo o come circostanza aggravante di un reato, la cessazione di tale qualità, nel momento in cui il reato è commesso, non esclude l'esistenza di questo né la circostanza aggravante se il fatto si riferisce all'ufficio o al servizio esercitato.

(Segue>>)


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Corruzione, costrizione, induzione, sollecitazione, differenze, indicazione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 03.05.2013 n° 19190 )

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Slot machine, manomissione, peculato, frode informatica, differenze, concorso (Cassazione penale , sez. II, sentenza 30.04.2013 n° 18909 )

Pubblico ufficiale, resistenza, concorso morale, manifestazione collettiva (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 19.04.2013 n° 18242 )

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Diffide accertative, notifica, rifiuto atti d'ufficio, beni di valore primario, giustizia (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 12.04.2013 n° 16567 )

Minaccia, pubblico ufficiale, gesto autolesionistico, intimidazione, insussistenza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 12.04.2013 n° 16579 )

Pubblico ufficiale, induzione indebita, elemento oggettivo, attività persuasiva (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 08.04.2013 n° 16154 )

Conto corrente, cointestatario, sequestro preventivo, proprietà esclusiva, prova (Cassazione penale , sez. III, sentenza 08.04.2013 n° 16003 )

Aborto, medico, diritto di obiezione, assistenza medica successiva, obbligo (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 02.04.2013 n° 14979 )

Pubblico amministratore, interesse personale, voto, astensione, abuso di ufficio (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 27.03.2013 n° 14457 )

Pubblico ufficiale, atti legittimi, minaccia, privato, danni, induzione indebita (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 21.03.2013 n° 13047 )

Medico reperibile, intervento chirurgico, inutilità, rifiuto atti d'ufficio, responsabilità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 15.03.2013 n° 12376 )

Corruzione, istigazione, modifica normativa, irretroattività, sanzioni (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 12.03.2013 n° 11792 )

Reati tributari, sequestro preventivo, imposta evasa, profitto, accertamento (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 08.03.2013 n° 11029 )

Professione del lavoro, esercizio abusivo, associazioni di categoria, partecipata (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 28.02.2013 n° 9725 )

Pubblico ufficiale, segreto d'ufficio, rivelazione, nozione, ne bis in idem, divieto (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 28.02.2013 n° 9726 )

Reati tributari, confisca per equivalente, profitto, prezzo, fatture false, consulente (Cassazione penale , sez. III, sentenza 08.02.2013 n° 6309 )

Concussione, costrizione, induzione, corruzione, differenze (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 22.01.2013 n° 3251 )

Reati tributari, confisca, beni aziendali, grandi imprese, esclusione (Cassazione penale , sez. III, sentenza 10.01.2013 n° 1256 )

Avvocato, esercizio abusivo, albo, cancellazione, predisposizione atti, sanzione (Cassazione civile SS.UU., sentenza 07.12.2012 n° 22266 )

Farmacia, pausa pranzo, emergenza, diniego, interruzione di pubblico servizio (Cassazione penale sez. VI, sentenza 03.12.2012 n° 46755 )

Debiti tributari, confisca per equivalente, indebito arricchimento, sanatoria (Cassazione penale , sez. III, sentenza 03.12.2012 n° 46726 )

Omissione atti ufficio, attività superflua, procedimento amministrativo, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 03.12.2012 n° 46758 )

Postino, incaricato di pubblico servizio, peculato, vaglia postale, riscossione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 27.11.2012 n° 46245 )

Corruzione, tentativo, concussione, soggezione passiva, costrizione, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 14.11.2012 n° 44205 )

Legge anticorruzione: il testo in Gazzetta (Legge 06.11.2012 n° 190 , G.U. 13.11.2012 )

Appalti truccati, comuni, corruzione, confisca, profitto presunto, corrispettivo (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 05.11.2012 n° 42530 )

Pubblico ufficiale, resistenza, aggressione gratuita, operato, esclusione, lesioni (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 31.10.2012 n° 42505 )

Abuso d'ufficio, legge, violazione, impiegato pubblico, doveri generici, imparzialità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 22.10.2012 n° 41215 )

Bonus bebé, cittadinanza italiana, falsa attestazione, indebita percezione (Cassazione penale , sez. V, sentenza 17.10.2012 n° 40688 )

Pubblico ufficiale, violenza, minaccia, condotta, dovere, atti contrari, costrizione (Tribunale Caltanissetta, sentenza 17.10.2012)

Rifiuto atti d'ufficio, medico, consulenza urgente, altro reparto, configurabilità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 08.10.2012 n° 39745 )

Cassa edile, peculato, denaro, iscritti, appropriazione, finalità pubbliche (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 05.10.2012 n° 39359 )

Raccomandazione, corruzione, atto d'ufficio, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 04.10.2012 n° 38762 (Simone Marani) )

Contrabbando, autovettura, leasing, confiscabilità, illecita importazione (Cassazione penale , sez. III, sentenza 14.09.2012 n° 35473 )

Procedimento, pubblico ufficiale, astensione, inimicizia, limiti (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 07.09.2012 n° 34280 )

Funzioni pubbliche, titoli, onori, usurpazione, differenza, pubblica fede (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 01.08.2012 n° 31427 )

Fermo amministrativo, autoveicolo, utilizzo, violazione sigilli, errore inescusabile (Cassazione penale , sez. III, sentenza 18.07.2012 n° 28979 )

Interruzione di pubblico servizio, esercizio di un diritto, esimente, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 13.07.2012 n° 28110 )

Abuso d'ufficio, vantaggio patrimoniale, ingiustizia, conseguenza diretta (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 11.07.2012 n° 27604 )

Medico, dipendente pubblico, attività intramuraria, convenzione, peculato (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 26.06.2012 n° 25255 )

Pubblico ufficiale, oltraggio, più persone, mancanza, esclusione (Tribunale Caltanissetta, sentenza 13.06.2012 )

Veicolo, sequestro amministrativo, cartello, asportazione, violazione sigilli (Cassazione penale , sez. III, sentenza 30.05.2012 n° 20869 )

Dentista, apprendista, esercizio abusivo professione, connivenza, tolleranza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 23.05.2012 n° 19544 )

Consorzio bonifica, tributi, riscossione, professione, esercizio abusivo, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 16.05.2012 n° 18713 )

Praticante, consulente del lavoro, esercizio abusivo (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 15.05.2012 n° 18488 )

Funzionario, fisco, IVA, rimborsi, pratiche agevolate, corruzione (Cassazione penale , sez.VI , sentenza 15.05.2012 n° 18477 )

Finanziamento pubblico, truffa, confisca per equivalente, ammontare (Cassazione penale , sez. III, sentenza 10.05.2012 n° 17451 )

Appropriazione indebita, somme sociali, erogazione, interesse sociale (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 03.05.2012 n° 16362 )

Ricusazione, istanza, giudice, relazione extraconiugale, oltraggio, dolo (Corte d'Appello Potenza, sentenza 14.04.2012 n° 115 )

Abuso d'ufficio, plurioffensività, avviso, richiesta, archiviazione, privato (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 05.04.2012 n° 13179 )

Domiciliari, allontamento cosciente, passante, indicazioni, evasione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 27.03.2012 n° 11679 )

Abuso d'ufficio, peculato, distrazione somme, prestazioni inesistenti (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 26.03.2012 n° 11636 )

Professione, esercizio abusivo, albi, iscrizione, atti tipici (Cassazione penale , SS.UU., sentenza 23.03.2012 n° 11545 )

Sequestro amministrativo, custode, veicolo, circolazione, facilitazione colposa (Corte Costituzionale , sentenza 19.03.2012 n° 58 )

Ente, funzionario, trasferta, rimborso, spese personali, esclusione (Cassazione penale , sez. II, sentenza 02.03.2012 n° 8094 )

Indebita compensazione, crediti tributari, reato speciale, erogazioni statali (Cassazione penale , sez. III, sentenza 28.02.2012 n° 7662 )

Rapina impropria, violenza, minaccia, continuità, arco temporale (Corte d'Appello Firenze, sez. I penale, sentenza 23.02.2012 )

Reati edilizi. Aspetti normativi e sanzionatori di A. Ferretti (Libro , segnalazione del 23.02.2012 (Alessandro Ferretti) )

CTU, perizia, mancata consegna, rifiuto atti d'ufficio (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 21.02.2012 n° 6903 )

Politico, pressioni, assunzione, abuso d'ufficio, configurabilità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 08.02.2012 n° 4933 )

Istigazione, corruzione, serietà, offerta, potenzialità corruttiva, necessità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 25.01.2012 n° 3176 )

Frode fiscale, bancarotta, concorso, confisca per equivalente,beni (Cassazione penale , sez. V, sentenza 17.01.2012 n° 1843 )

Abuso d'ufficio, poliziotto, appartamento, Ministero, uso, finalità personali (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 16.01.2012 n° 1208 )

Sanità pubblica, comparaggio, corruzione impropria, concorso formale (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 16.01.2012 n° 1207 )

Auto di servizio, utilizzo, tempo limitato, tragitto limitato, esclusione, lesività (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 12.01.2012 n° 809 )

Pubblico ufficiale, oltraggio, luogo aperto al pubblico, strada privata, esclusione (Tribunale Caltanissetta, sez. penale, sentenza 11.01.2012 )

Minaccia, pubblico ufficiale, esercizio di un diritto, azione legale (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 10.01.2012 n° 201 )

Sequestro preventivo, confisca, principio solidaristico, responsabilità per l'intero (Cassazione penale , sez. IV, sentenza 21.12.2011 n° 47525 )

Estorsione, turbativa d'asta, concorso formale, configurabilità (Cassazione penale , sez. II, sentenza 30.11.2011 n° 44388 )

Legge penale, ignoranza inevitabile, abuso esercizio di professione, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 24.11.2011 n° 43646 )

Truffa aggravata, erogazioni pubbliche, malversazione, concorso formale (Cassazione penale , sez. II, sentenza 24.11.2011 n° 43349 )

Avvocato, esercizio abusivo professione, episodio isolato, reato non configurabile (Cassazione penale , sez. II, sentenza 22.11.2011 n° 42967 )

Abuso d’ufficio, silenzio assenso, provvedimento illegittimo, evidenza (Cassazione penale , sez. III, sentenza 17.11.2011 n° 42415 )

IRAP, collaborazioni coordinate e continuative, dipendenti, equivalenza (Cassazione civile , sez, tributaria, ordinanza 15.11.2011 n° 23906 )

Sequestro preventivo, illecito plurisoggettivo, principio solidaristico (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 28.10.2011 n° 39239 )

Stato, truffa, corruzione, concorso materiale (Cassazione penale , sez. feriale penale, sentenza 25.10.2011 n° 38515 )

Indebito, inganno, truffa, pressione morale, concussione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 24.10.2011 n° 38165 )

Abuso di ufficio, persona favorita, prova, irrilevanza (Cassazione penale , sez. feriale penale, sentenza 21.10.2011 n° 38133 )

Offerta, denaro, pubblico ufficiale, istigazione, corruzione, indeterminatezza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 17.10.2011 n° 37402 )

Dottore commercialista, ragioniere, esercizio abusivo, contrasto (Cassazione penale , sez. VI, ordinanza 13.10.2011 n° 36951 )

Peculato, rendicontazione, registri pubblici, mancanza, configurabilità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 11.10.2011 n° 36718 )

Esami di maturità, commissario, viaggio, corruzione propria (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 06.10.2011 n° 36251 )

Rifiuto d’atti d’ufficio, diffida ad adempiere, scelta nota, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 06.10.2011 n° 36249 )

Interruzione servizio pubblico o pubblica necessità, prassi, irrilevanza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 06.10.2011 n° 36253 )

Imposte, pagamento, sottrazione disponibilità, atti fraudolenti, reato di pericolo (Cassazione penale , sez. III, sentenza 06.10.2011 n° 36290 )

Pubblico ufficiale, esercizio potere, scopo personale, abuso d’ufficio (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 30.09.2011 n° 35597 )

Violazione della pubblica custodia di cose, rimozione temporanea (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 23.09.2011 n° 34529 )

Medico, indifferibilità, omissione ricovero, rifiuto atti d’ufficio (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 21.09.2011 n° 34402 )

Peculato, appartenenza del denaro alla PA, sussistenza (Cassazione penale , sez. feriale, sentenza 14.09.2011 n° 34086 )

Conseguimento di erogazioni pubbliche, truffa aggravata, silenzio (Cassazione penale , sez. II, sentenza 13.09.2011 n° 33841 )

Omissione di soccorso, rifiuto d’atti d’ufficio, rapporto, guardia medica (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 15.07.2011 n° 28005 )

Concussione, magistrato, avvocato, amicizia, insussistenza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 13.07.2011 n° 27459 )

Veicolo, sequestro, custode, impossessamento, peculato (Cassazione penale sez. VI, sentenza 08.07.2011 n° 26812 )

Rivelazione del segreto d’ufficio, pericolo concreto (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 24.06.2011 n° 25366 )

Oltraggio a un magistrato in udienza, istanza di ricusazione (Tribunale di Potenza, sentenza 24.06.2011 n° 342 )

Sequestro preventivo, reati fiscali, commercialista, ideatore, legittimità (Cassazione penale , sez. III, sentenza 16.06.2011 n° 24166 )

Omissione atti d'ufficio, accesso, interpello, precisazioni (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 15.06.2011 n° 24022 )

Sequestro preventivo, profitto, applicabilità, insussistenza (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 07.06.2011 n° 22502 )

Sequestro conservativo, depenalizzazione, illegittimità costituzionale (Tribunale di Nola, ordinanza 01.06.2011 )

Abuso d'ufficio, peculato, differenza, pubblico ufficiale, fax (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 20.05.2011 n° 20094 )

Confisca, cointestazione, legittimità (Cassazione penale , sez. III, sentenza 11.05.2011 n° 18527 )

Interruzione pubblico servizio, pausa pranzo, timbratura cartellino, mancanza (Cassazione penale , sez. II, sentenza 03.05.2011 n° 17096 )

Resistenza a pubblico ufficiale, resistenza passiva, esclusione (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 27.04.2011 n° 16456 )

Psicoanalisi, assimilabilità, professione medica, mancanza, requisiti legittimanti (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 11.04.2011 n° 14408 )

Peculato, disponibilità, appropriazione, necessità (Cassazione penale , sez. VI, sentenza 15.01.2010 n° 1938 )

Peculato, confisca, profitto, esclusione (Cassazione penale , SS.UU., sentenza 06.10.2009 n° 38691 )

Sistema informatico, accesso abusivo, persona autorizzata, finalità illecite, segreto d'ufficio, rivelazione (Cassazione penale , sez. V, sentenza 03.07.2008 n° 26797 )

Non è candidabile il sindaco condannato per peculato d’uso (Corte Costituzionale , sentenza 23.05.2007 n° 171 (Francesco Logiudice) )

Testo unico degli enti locali, idoneità alla candidatura come sindaco (Corte Costituzionale , sentenza 23.05.2007 n° 171 )

Abuso d'ufficio, falsità ideologica, atto pubblico, vigile urbano, contravvenzioni (Cassazione penale , sez. V, sentenza 13.12.2005 n° 45225 )

Abuso d'ufficio, falsità ideologica, atto pubblico (Cassazione penale , sez. V, sentenza 21.06.2004 n° 27778 )


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