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Ordinanze contingibili ed urgenti, situazioni di pericolo per la vita privata o pubblica
TAR Campania-Napoli, sez. V, sentenza 19.04.2007 n° 4992

Ordinanze contingibili ed urgenti – requisiti – situazioni di pericolo per la vita privata e/o pubblica – inevitabilità del ricorso all’ordinanza – sussistenza [art. 54 TUEL]

Il potere sindacale di ordinanza contingibile e urgente, previsto dall’articolo 54 del TUEL al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini richiede una verifica particolarmente rigorosa della sussistenza, nel singolo caso concreto, dei presupposti previsti dalla legge per la sua applicazione:

- ricorrenza di situazioni di oggettivo pericolo per la privata e/o la pubblica incolumità

- inevitabilità del ricorso a tale rimedio straordinario sussidiario per l’accertata insufficienza, agli effetti del conseguimento del fine perseguito, dei mezzi giuridici ordinari messi a disposizione dall’ordinamento. (1)

(1) Nello stesso senso, Consiglio di Stato 2109/2007.

(Fonte: Altalex Massimario. Cfr. nota di Diego Chitò)






T.A.R.

Campania – Napoli

Sezione V

Sentenza 19 aprile 2007, n. 4992

Registro Sentenze: 4992 /2007
Registro Generale: 1930/2007

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE

DELLA CAMPANIA – NAPOLI

QUINTA SEZIONE

nelle persone dei Signori:

1) Antonio Onorato - Presidente

2) Paolo Carpentieri - Consigliere – relatore

3) Michelangelo Francavilla – Primo Referendario

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

ex art. 26, commi 4 e 5 L. 1034/1971 e s.m.i.

sul ricorso n. 1930/2007 Reg. Gen., proposto da M. E. rappresentata e difesa dall’avv. Rita Scopa, con domicilio eletto in Napoli alla via A. D’Isernia 38

contro

il Comune di K., in persona del sindaco p.t., rappresentato e difeso dall’avv. Anna Lisa Simone, con domicilio eletto in Napoli alla via C. Rosaroll, presso lo studio dell’avv. D’Angelo;

la Azienda Sanitaria Locale Napoli 4, in persona del legale rapp.te p.t., rappresentata e difesa dagli avv.ti Chiara di Biase e Rosa Anna Peluso, con domicilio eletto in Napoli, alla piazza Municipio 64, presso la Segreteria del T.A..R;

per l’annullamento, previa sospensione

<<a) dell’ordinanza n. 1 del 4 gennaio 2007 del Comune di K., a firma del Commissario prefettizio sindaco ai sensi dell’art. 54, comma 2 del d.lgs. 267/2000, con la quale disponeva a carico della ricorrente l’analisi dei manufatti verosimilmente contenenti amianto, in ottemperanza al punto 1 del d.m. 6.9.1994, ad opera dell’ARPA Campania o di laboratorio avente i requisiti del Piano Regionale Amianto; ed, ad eventuale esito positivo delle analisi, ottemperare ai punti 2 e 4 del d.m. innanzi citato, fissando per l’espletamento di analisi in 30 giorni consecutivi e naturali e termini per lo smaltimento in ulteriori 15 giorni, notificata in data 9.1.2007; b) dell’avviso che in caso di inottemperanza si provvederà ad eseguire d’ufficio quanto disposto con la presente ordinanza, a spese del destinatario dell’atto stesso; c) di ogni altro atto connesso, preordinato, sotteso e conseguente, ivi compreso, in ogni caso e tra l’altro, se ed in quanto lesivi dei diritti del ricorrente, i verbali di ispezione ASL NA 4 Dipartimento di prevenzione del 7.8.2006 e del 20.10.2006, la relazione di sopralluogo del Responsabile UTC Comune di K. prot. n. 651 del 6.11.2006, citati nell’ordinanza innanzi indicata e di ogni altra relazione di cui non si conosce data e numero>>.

VISTI il ricorso ed i relativi allegati;

VISTO l’atto di costituzione in giudizio delle amministrazioni intimate, con le annesse produzioni;

VISTI gli atti tutti di causa;

UDITI alla camera di consiglio del 19 aprile 2007 - relatore il Magistrato Dr. Carpentieri – gli avv.ti riportati a verbale;

RITENUTO e considerato in fatto e diritto quanto segue:

PREMESSO che nella fattispecie ricorrono i presupposti di cui all’articolo 26, commi 4 e 5 della legge 1034 del 1971 e successive modifiche e integrazioni, il contraddittorio risulta correttamente instaurato, i procuratori delle parti, sentiti in camera di consiglio, nulla hanno obiettato alla immediata decisione nel merito della causa, che appare matura per la decisione;

CONSIDERATO che, con il ricorso in trattazione – ritualmente notificato in data 12 marzo 2007 e depositato nella Segreteria del Tribunale il successivo 5 aprile – la ricorrente, comproprietaria di un fabbricato per civile abitazione sino in K. alla via Foscolo 17, confinante con fondi di proprietà dei signori Santorelli-Capolongo, ha impugnato l’ordinanza in epigrafe indicata, con la quale il Comune di K. le ha ordinato di provvedere ad horas all’analisi dei manufatti “verosimilmente contenenti amianto”, insistenti sulla facciata esterna – lato nord – del fabbricato di sua proprietà, ad opera dell’A.R.P.A.C. o di altro laboratorio avente i requisiti previsti dal Piano Regionale Amianto e, in caso di esito positivo delle analisi, di provvedere alla esecuzione dei lavori necessari allo smaltimento del materia inquinante;

CHE, a seguito della comunicazione di avvio del procedimento volto all’emissione dell’ordinanza ex art. 54, comma 2, del d.lgs. 267 del 2000, effettuata in data 13 dicembre 2006, la sig.ra M. ha fatto pervenire una nota all’amministrazione comunale intimata, con la quale ha fatto presente che, in riferimento alla sostituzione degli elementi esistenti sulla “facciata esterna – lato nord – del fabbricato”, la suddetta area non risulta essere in suo possesso, bensì detenuta dai sig.ri Santorelli-Capolongo, proprietari dei fondi confinanti, e con i quali è in corso un’annosa vertenza giudiziaria presso la Corte di Appello di Napoli;

CONSIDERATO in diritto, in linea generale, che il potere sindacale di ordinanza contingibile e urgente, previsto dall’articolo 54 del TUEL al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l'incolumità dei cittadini, costituisce un rimedio giuridico straordinario, dagli effetti particolarmente incisivi e penetranti nella sfera riservata di liberà e proprietà dei privati. Il suo esercizio richiede pertanto una verifica particolarmente rigorosa della sussistenza, nel singolo caso concreto, dei presupposti previsti dalla legge per la sua applicazione, sia sotto il profilo della ricorrenza di situazioni di oggettivo pericolo per la privata e/o la pubblica incolumità, sia sotto il profilo della inevitabilità del ricorso a tale rimedio straordinario sussidiario per l’accertata insufficienza, agli effetti del conseguimento del fine perseguito, dei mezzi giuridici ordinari messi a disposizione dall’ordinamento;

CHE, più in particolare, se è vero che nella nozione di incolumità dei cittadini può includersi anche il caso di minaccia grave e attuale alla incolumità di soggetti privati che si verifichi esclusivamente entro ambiti di proprietà privata, senza riflessi diretti sulla pubblica incolumità, vale a dire senza che il pericolo minacci anche aree di pubblico transito e accesso, è altresì vero che, in siffatte, eccezionali evenienze, il pericolo deve presentare una consistenza e una evidenza particolarmente gravi e univoche, tali in definitiva da non consentire neppure la prosecuzione dell’uso o dell’abitazione dello spazio o del volume di pertinenza privata interessato dallo stato di pericolo, sì da giustificare piuttosto lo sgombero, e non il mero ordine di esecuzione dei lavori;

CHE quando si tratti, dunque, di un caso di pericolo gravante esclusivamente su beni privati sottratti a qualsiasi forma di uso e transito pubblici, il vaglio di legittimità dell’esercizio del suddetto potere di ordinanza ex art. 54 cit. deve essere ancor più penetrante e severo, soprattutto al fine di impedire che il ricorso a tale invasivo strumento imperativo, sviando dalla funzione pubblica, si risolva in una inutile e indebita interferenza in liti tra privati (magari già incardinate dinanzi al competente giudice civile);

RITENUTO, venendo alla fattispecie concreta che occupa il Collegio, che la vicenda in esame ricade appieno nell’ipotesi, testé tratteggiata, di illegittima interferenza dell’amministrazione, con abusivo ricorso all’invasivo strumento sussidiario dell’ordinanza contingibile e urgente, in una lite in corso tra privati, in un’ipotesi sostanzialmente priva dei caratteri di urgenza e indifferibilità di intervento a tutela della pubblica e provata incolumità, atteso che nella fattispecie concreta all’esame del Collegio il pericolo per l’incolumità dei cittadini è circoscritto ad un immobile di proprietà privata e risulta eventualmente causato da fatti di carente o cattiva manutenzione e dalla conseguente lite condominiale sulla responsabilità e sulla spettanza dell’esecuzione dei connessi lavori di ordinaria o di straordinaria manutenzione;

CHE il fatto su cui è intervenuto il commissario prefettizio del Comune di K. con il provvedimento impugnato va in definitva a inserirsi in una lite, priva di ogni rilevanza di interesse pubblico, tra privati proprietari in merito al possesso di un viottolo di accesso alla proprietà della ricorrente, confinante appunto con il fondo dei sig.ri Santorelli-Capolongo, donde l’avvenuta proposizione di un apposito giudizio civile innanzi alla Corte di Appello di Napoli, nel corso del quale sarebbe stata disposta una consulenza tecnica, tuttora in corso di espletamento;

CHE, in conclusione, l’assorbente fondatezza del profilo di censura volto a evidenziare la rilevanza puramente civilistica della controversia e la sua inidoneità a costituire il presupposto per la misura contingibile ed urgente impugnata, rende naturalmente del tutto irrilevante, in questa sede, ogni questione relativa alle responsabilità nella causazione di danni attuali o eventuali, ciò che invece è e deve restare materia riservata al giudice civile, non trasferibile dinanzi al giudice della legittimità, nemmeno attraverso l’impugnativa dell’atto amministrativo che illegittimamente interferisca nella controversia tra privati;

RITENUTO, per tutti gli esposti motivi, che il ricorso deve giudicarsi fondato e merita come tale di essere accolto;

CHE, quanto alle spese di causa, sussistono giusti motivi per disporne la integrale compensazione tra le parti, con conseguente condanna dell’amministrazione intimata al rimborso, in favore della parte ricorrente che le ha anticipate, della somma corrispondente alla metà dell’importo versato a titolo di contributo unificato, se ed in quanto effettivamente assolto;

P.Q.M.

IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE DELLA CAMPANIA, SEZIONE V^, visto ed applicato l’art. 26, commi 4 e 5 della legge 1034/1971, come integrata e modificata dalla legge 205/2000, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie e, per l’effetto annulla l’ordinanza del Comune di K. n. 1 del 4 gennaio 2007.

Compensa per intero tra le parti le spese processuali.

Condanna il Comune di K., in persona del sindaco p.t., al rimborso, in favore della parte ricorrente, della metà dell’importo versato a titolo di contributo unificato, se ed in quanto effettivamente assolto.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella Camera di Consiglio del 19 aprile 2007.

Il Presidente

Il Relatore


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