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Esecuzioni, accertamento dell’obbligo del terzo, sospensione del processo esecutivo
Tribunale Bologna, sez. Imola, sentenza 03.01.2007 n° 2

Esecuzioni - accertamento dell’obbligo del terzo - sospensione del processo esecutivo - riassunzione [art. 617 c.p.c.]

In assenza di termine perentorio fissato dal giudice dell’esecuzione, l’atto di riassunzione del processo esecutivo, intervenuto dopo la pronuncia di primo grado che decide il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, consente la prosecuzione del processo esecutivo. Secondo il preferibile orientamento, infatti, una sentenza, ancorchè appellabile o ricorribile per cassazione, è comunque idonea a definire il giudizio.

(Fonte: Altalex Massimario. Cfr. nota di Paola Poli)






Tribunale di Bologna

Sezione di Imola

Sentenza 3 gennaio 2007, n. 2

REPUBBLICA ITALIANA

TRIBUNALE DI BOLOGNA

Sezione distaccata di Imola

Il Tribunale di Bologna, sezione distaccata di Imola, in persona del Giudice Onorario di Tribunale Avv. Nicola Bellotti

ha pronunciato la seguente

SENTENZA

Nella causa civile iscritta al n. 517/2006 RGN promossa da:

A. s.r.l., in persona dell’Amministratore B. A., rappresentata e difesa dall’avv. Paola Poli, elettivamente domiciliata in Molinella (BO) Corso Mazzini 69 come da mandato in atti

contro

P. M. rappresentato e difeso dall’avv. Bernardo Pancaldi del Foro di Ferrara, elettivamente domiciliato in Imola, Via Cavour 69 presso lo studio dell’avv. Lodovico Santandrea, Imola, come da mandato in atti

anche contro

M. G.

Avente ad oggetto: ricorso ex art. 615, 617, 619 c.p.c.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza n. 48/06 il Tribunale di Bologna sezione distaccata di Imola in esito ad azione ex art. 548 c.p.c., ha accertato il debito di A. srl nei confronti della ditta M. G. in € 10.620,60, con condanna della stessa alla refusione delle spese di giudizio.

In forza di detta sentenza P. M. chiedeva la prosecuzione dell’esecuzione di cui al NRGE 20242/03 già sospesa.

Il G.E. con ordinanza 03.04.06 fissava l’udienza di comparizione delle parti per il 15.05.06.

Con ricorso ritualmente notificato A. srl impugnava l’istanza di prosecuzione della esecuzione e ne chiedeva il rigetto “per carenza di valido

presupposto” eccependo che il giudizio esecutivo non poteva essere proseguito non essendo la sentenza di cui all’azione ex art. 548 c.p.c. passata in giudicato, pendente il termine per l’impugnazione.; né essendo la stessa dotata di provvisoria efficacia esecutiva in quanto sentenza di mero accertamento.

Chiedeva inoltre, che nel denegato caso di assegnazione del credito come accertato, fosse respinta la domanda di attribuzione degli interessi.

Si costituiva il creditore P. M. chiedendo il rigetto dell’opposizione, eccependo la inammissibilità, improponibilità ed irritualità della domanda, adducendo la carenza di interesse da parte dell’opponente all’impugnazione dell’istanza di prosecuzione del giudizio presentata dal creditore procedente, nonché l’infondatezza nel merito.

Istruita la causa, all’udienza del 17.06.06 la causa era trattenuta in decisone sulle conclusioni prese dalle parti, con assegnazione di termini ex art. 190 c.p.c. per memorie e repliche.

DIRITTO

L’opponente ha impugnato con ricorso in opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. “l’istanza di prosecuzione” dell’esecuzione NRGE 20.../03.

Se è vero che l’istanza di prosecuzione del giudizio è atto di parte, privo di qualsivoglia efficacia esecutiva e di per sé non idoneo a provocare alcun mutamento nella sfera giuridica del terzo pignorato, essa peraltro una volta presentata assume potenzialità idonee a provocare un mutamento nella sfera giuridica del soggetto ricorrente, tendendo a conseguire l’assegnazione della somma al creditore.

Fatta propria la tesi della natura dichiarativa della sentenza di cui all’art. 549 c.p.c., come peraltro sostenuto da autorevole dottrina, (Redenti, Diritto processuale civile, Giuffrè, Mandrioli Corso di diritto processuale civile, Giappichelli, lo stesso Castoro Il processo di esecuzione nel suo aspetto pratico, Nona edizione, Giuffrè, p. 495), peraltro c’è da chiedersi se tale sentenza sia o meno idonea alla prosecuzione del processo esecutivo.

Avuto riguardo alla lettera della norma, tutta la questione risiede nell’accezione in cui è da interpretare il termine definizione del giudizio, che per alcuni (Andrioli,) è da intendersi la pronuncia passata in cosa giudicata formale (Commento, Napoli, 1957, III, p. 202), mentre altri ritengono diversamente (D’Onofrio, Commento, Torino, 1957, Il, p. l26), secondo cui definisce il giudizio anche la sentenza che sia appellabile o suscettibile di ricorso per cassazione (qui sovviene l’art. 627 c.p.c.).

La discrepanza tra la sentenza di primo grado e la sentenza d’appello che l’art. 627 c.p.c. introduce, potrebbe far propendere per la idoneità della sentenza di accertamento dell’obbligo del terzo resa in primo grado alla prosecuzione immediata della esecuzione. Ciò tenuto nondimeno conto della espressa previsione della fissazione di un termine, perentorio, da parte del giudice, per la riassunzione della esecuzione.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene di procedere all’assegnazione della somma accertata dalla sentenza n. 48/06 il Tribunale di Bologna sezione distaccata di Imola.

E’ da rigettare la richiesta di degli interessi dal dì del dovuto al saldo, domandati in assegnazione dal creditore procedente, giacché l’oggetto dell’espropriazione è cristallizzato dal giudizio di cui all’art. 548 c.p.c.

P.Q.M.

Il Tribunale di Bologna, sezione distaccata di Imola, in persona del GOT avv. Nicola Bellotti, definitivamente pronunciando, in parziale accoglimento dell’opposizione promossa da A s.r.l. in persona dell’Amministratore B. A. nei confronti di P. M. assegna la somma di € 10.620,60 (diecimilaseicentoventi/60).

Stante la peculiarità della materia trattata, e la parziale reciproca soccombenza, condanna parte ricorrente alla refusione delle spese di causa nella misura del 50%, spese liquidate nell’intero in € 900,00 per onorari, € 1.100,00 per diritti, 200,00 per anticipazioni, oltre accessori, oltre Iva e Cap come per legge.

Imola, lì 3 gennaio 2007.



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