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Opposizione all’esecuzione presso terzi
Cassazione civile , sez. III, sentenza 05.06.2007 n° 13069 (Ilaria Di Punzio)
L’illegittima apposizione della formula esecutiva al titolo costituisce motivo di opposizione all’esecuzione o di opposizione agli atti esecutivi? Nel giudizio di opposizione, il terzo pignorato è litisconsorte necessario?





Opposizione all’esecuzione presso terzi

(Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile, 05.06.2007, n. 13069)

di Ilaria Di Punzio

Il quesito:

  • L’illegittima apposizione della formula esecutiva al titolo costituisce motivo di opposizione all’esecuzione o di opposizione agli atti esecutivi? Nel giudizio di opposizione, il terzo pignorato è litisconsorte necessario?

Articolo tratto del n° 7/8 luglio/agosto 2007 del supplemento mensile AltalexMese
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Il caso

Tizio vanta un credito nei confronti di Caio. Richiede e ottiene un decreto ingiuntivo dichiarato provvisoriamente esecutivo subordinatamente al rilascio di una cauzione bancaria o assicurativa. La cauzione viene prestata da una compagnia di cauzioni e fideiussioni in liquidazione, non autorizzata all’esercizio dell’attività assicurativa. Viene, comunque, apposta la formula esecutiva e Tizio inizia un procedimento di esecuzione presso terzi, pignorando il credito vantato da Caio nei confronti di Sempronio. Caio si oppone all’esecuzione facendo valere l’illegittima apposizione della formula esecutiva. Tizio, costituendosi in giudizio, eccepisce l’inammissibilità dell’opposizione per decorrenza dei termini di cui all’art. 617 c.p.c. e la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di Sempronio. Il Tribunale dichiara inammissibile l’opposizione, ma la decisione viene ribaltata dalla Corte d’Appello. Tizio, allora, ricorre in cassazione.

Sintesi della questione. La problematica.

Il caso sopra prospettato pone due distinti quesiti. Il primo concerne la qualificazione giuridica dell’azione di opposizione promossa (opposizione all’esecuzione o opposizione agli atti esecutivi?); il secondo, la posizione del terzo pignorato nel giudizio di opposizione (è o non è litisconsorte necessario?). Su entrambi questi problemi, dotati di grande rilevanza pratica, manca un orientamento costante.

La normativa

Codice di Procedura Civile

Articolo 543

Forma del pignoramento

Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante atto notificato personalmente al terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e seguenti.

L'atto deve contenere, oltre all'ingiunzione al debitore di cui all'articolo 492:

1) l'indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;

2) l'indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l'intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;

3) la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente;

4) la citazione del terzo e del debitore a comparire davanti al giudice del luogo di residenza del terzo, affinché questi faccia la dichiarazione di cui all'articolo 547 e il debitore sia presente alla dichiarazione e agli atti ulteriori, con invito al terzo a comparire quando il pignoramento riguarda i crediti di cui all'articolo 545, commi terzo e quarto, e negli altri casi a comunicare la dichiarazione di cui all'articolo 547 al creditore procedente entro dieci giorni a mezzo raccomandata.

Nell'indicare l'udienza di comparizione si deve rispettare il termine previsto nell'articolo 501.

L'ufficiale giudiziario, che ha proceduto alla notificazione dell'atto, è tenuto a depositare immediatamente l'originale nella cancelleria del tribunale per la formazione del fascicolo previsto nell'articolo 488. In tale fascicolo debbono essere inseriti il titolo esecutivo e il precetto che il creditore pignorante deve depositare in cancelleria al momento della costituzione prevista nell'articolo 314.

Articolo 648

Esecuzione provvisoria in pendenza di opposizione

Il giudice istruttore, se l'opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione, può concedere, con ordinanza non impugnabile, l'esecuzione provvisoria del decreto, qualora non sia già stata concessa a norma dell'articolo 642. Il giudice concede l'esecuzione provvisoria parziale del decreto ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non contestate, salvo che l'opposizione sia proposta per vizi procedurali.

Deve in ogni caso concederla, se la parte che l'ha chiesta offre cauzione per l'ammontare delle eventuali restituzioni, spese e danni.

Articolo 615

Forma dell'opposizione

Quando si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata e questa non è ancora iniziata, si può proporre opposizione al precetto con citazione davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio a norma dell'articolo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi, sospende su istanza di parte l'efficacia esecutiva del titolo.

Quando è iniziata l'esecuzione, l'opposizione di cui al comma precedente e quella che riguarda la pignorabilità dei beni si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione stessa. Questi fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

Articolo 617

Forma dell'opposizione

Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato nell'articolo 480, terzo comma, con atto di citazione da notificarsi nel termine perentorio di venti giorni dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto.

Le opposizioni di cui al comma precedente che sia stato impossibile proporre prima dell'inizio dell'esecuzione e quelle relative alla notificazione del titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di esecuzione si propongono con ricorso al giudice dell'esecuzione nel termine perentorio di venti giorni dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i singoli atti furono compiuti.

Articolo 475

Spedizione in forma esecutiva

Le sentenze e gli altri provvedimenti dell'Autorità giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale, per valere come titolo per l'esecuzione forzata, debbono essere muniti della formula esecutiva, salvo che la legge disponga altrimenti.

La spedizione del titolo in forma esecutiva può farsi soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento o stipulata l'obbligazione, o ai suoi successori, con l'indicazione in calce della persona alla quale è spedita.

La spedizione in forma esecutiva consiste nell'intestazione "Repubblica italiana - In nome della legge" e nell'apposizione da parte del cancelliere o notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale o sulla copia, della seguente formula:

"Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il presente titolo, al pubblico ministero di darvi assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti".

La soluzione accolta dalla Corte di Cassazione (Sezione III Civile, 5 giugno 2007, n. 13069).

Per poter illustrare in modo chiaro la sentenza in esame, occorre distinguere la trattazione dei due quesiti:

Riguardo alla qualificazione giuridica della dispiegata opposizione:

  • l’art. 617 c.p.c. non fornisce una definizione, né una sicura interpretazione del termine “irregolarità”;

  • per poter procedere alla identificazione della natura giuridica di un’opposizione, occorre, pertanto, analizzare la natura del vizio lamentato;

  • quando in un procedimento di opposizione sia denunciato che la formula esecutiva non è stata apposta regolarmente al titolo in base al quale si procede, occorre considerare che:

  1. La non corretta spedizione del titolo in forma esecutiva in violazione dell’art. 475 c.p.c., integra un vizio formale, una irregolarità. In questo caso, occorrerà utilizzare lo strumento dell’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.);

  2. la contestazione inerente all’esistenza del titolo esecutivo, o al verificarsi delle condizioni necessarie perché esso possa essere dotato della formula esecutiva, giustifica l’opposizione all’esecuzione (art. 615 c.p.c.);

  3. la costituzione di una valida cauzione ex art. 648 c.p.c. è presupposto necessario affinché il creditore acquisti il diritto di procedere ad esecuzione forzata;

  4. qualora non sia soddisfatta tale condizione, il debitore dovrà proporre opposizione all’esecuzione;

  5. se, al contrario, l’apposizione della formula esecutiva avviene in modo inesatto (per esempio, per mero errore del cancelliere), il debitore dovrà ricorrere ad un’opposizione agli atti esecutivi e sarà soggetto ai termini di decadenza di cui all’art. 617 c.p.c.

In relazione alla posizione del terzo pignorato nel giudizio di opposizione:

  • l’esecuzione forzata di cui agli artt. 543 ss c.p.c. ha per oggetto i crediti che il debitore vanta verso un terzo o cose di proprietà del debitore detenute da un terzo;

  • l’azione esecutiva abbisogna della collaborazione del terzo stesso, collaborazione che costituisce la particolarità di questo tipo di esecuzione;

  • l’esecuzione, tuttavia, continua a svolgersi nei confronti del debitore e non certo nei confronti del terzo;

  • sulla qualificazione del terzo come possibile litisconsorte necessario nel giudizio di opposizione all’esecuzione, sono stati espressi due diversi orientamenti:

a) il terzo è interessato alle vicende processuali che riguardano la legittimità o la validità del pignoramento, perché da questo gli deriva l’obbligo di non compiere atti che determinino l’estinzione del credito o il suo trasferimento ad altri. Ne consegue che il terzo pignorato è parte necessaria nel giudizio di opposizione all’esecuzione o agli atti esecutivi. Deve essere chiamato in causa dall’opponente e, in difetto, il giudice deve ordinare l’integrazione del contraddittorio nei suoi confronti (Cass.sent.n. 9571/1997 e n. 493/2003). Il terzo è, altresì, legittimato, per le stesse ragioni, ad esperire l’opposizione agli atti esecutivi (Cass.sent.n. 8370/1990);

b) l’oggetto dell’opposizione all’esecuzione presso terzi è la contestazione del diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata per mancanza del titolo esecutivo, per mancanza del credito o per impignorabilità dei beni. Il terzo non ha alcun interesse all’accertamento della fondatezza della contestazione e non è, quindi, parte necessaria del procedimento, né può egli stesso promuovere l’opposizione (Cass.sent.n. 687/2000 e n. 11558/2003).

La sentenza in commento aderisce a tale ultima impostazione e precisa:

  • gli obblighi e i doveri imposti al terzo, a garanzia della conservazione del credito, derivano dall’esercizio e non dall’azione esecutiva in sé, la quale si svolge nei confronti del solo debitore, e non lo legittimano né come litisconsorte necessario della procedura di opposizione, né come possibile legittimato attivo nei riguardi di essa.


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