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Pedopornografia e diffusione di filmati di sesso tra minori
Cassazione penale , sez. III, sentenza 12.07.2007 n° 27252 (Simone Marani)
E’ configurabile il reato di pornografia minorile nel caso in cui una videoripresa di un rapporto sessuale venga divulgata, tramite un telefono cellulare, ad un numero ristretto di destinatari?





AM - Diritto Penale | Delitti contro la persona

Pedopornografia e diffusione di filmati di sesso tra minori

(Cass., pen., sez. III, sentenza 5 giugno – 12 luglio 2007, n. 27252)

di Simone Marani

Il quesito:

  • E’ configurabile il reato di pornografia minorile nel caso in cui una videoripresa di un rapporto sessuale venga divulgata, tramite un telefono cellulare, ad un numero ristretto di destinatari?

Articolo tratto dal n° 10/ottobre 2007 del supplemento mensile AltalexMese
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Il caso

Tizio, minore degli anni diciotto, riprendeva, con il proprio telefono cellulare, un rapporto sessuale avuto con Caia, giovanissima studentessa di anni 13.

In un momento successivo, il medesimo provvedeva ad inviare il suddetto filmato ad alcuni cellulari appartenenti ad altrettanti amici.

Per tali motivi, il Tribunale per i Minorenni, con ordinanza datata 12 marzo 2007, applicava a Tizio alcune prescrizioni consistenti in limitazioni alla permanenza al di fuori della propria abitazione, nel divieto di portare con sé telefoni cellulari, nel divieto di avvicinare Caia nonché nell’obbligo di partecipazione ad attività di volontariato nel giorno della domenica.

L’organo giudicante fondava le suddette misure sulla base della sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in relazione al reato di cui all’art. 600ter c.p. (Pornografia minorile) con conseguenti esigenze cautelari ancora attuali.

Avverso tale pronuncia proponeva ricorso per cassazione il difensore di Tizio lamentando l’erronea applicazione dell’art. 600ter c.p., in quanto la ripresa su un telefono cellulare e la diffusione tra amici del video che riprendeva il rapporto sessuale al quale prendeva parte Caia non poteva integrare né gli estremi della “utilizzazione” del minore, né quello della “induzione di minore a partecipare” alla realizzazione del filmato a sfondo sessuale.

Senza considerare come, a detta del ricorrente, la videoripresa di un rapporto sessuale esuli dall’ambito di applicazione dell’art. 600ter c.p., norma che ha come oggetto la repressione della pornografia minorile, la quale sottende ad una particolare tutela dell’equilibrato sviluppo sessuale del minore, non pregiudicata dalla condotta sopra descritta.

Infatti, la fattispecie in commento non intenderebbe punire comportamenti aventi una rilevanza sostanzialmente privatistica, come le videoriprese destinate a rimanere confinate in una cerchia ristretta di destinatari, ma solo quelle che siano diffuse ad un numero indeterminato di soggetti (aventi, quindi, una valenza tipicamente pubblicistica), in quanto solo in tale eventualità si potrebbe pregiudicare il sano equilibrio sessuale del soggetto ripreso nel filmato.

La normativa

Codice Penale

Articolo 600ter, originaria formulazione

Chiunque sfrutta minori degli anni diciotto al fine di realizzare esibizioni pornografiche o di produrre materiale pornografico è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228.

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, consapevolmente cede ad altri, anche a titolo gratuito, materiale pornografico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale dei minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione fino a tre anni o con la multa da euro 1.549 a euro 5.164

Articolo 600ter c.p., così come modificato dalla Legge 6 febbraio 2006, n. 38

Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche e' punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da curo 25.822 a curo 258.228.

Alla stessa pena soggiace chi fa commercio del materiale pornografico di cui al primo comma.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui al primo e al secondo comma, con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 2.582 a euro 51.645.

Chiunque, al di fuori delle ipotesi di cui ai commi primo, secondo e terzo, offre o cede ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pornografico di cui al primo comma, e' punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164.

Nei casi previsti dal terzo e dal quarto comma la pena e' aumentata in misura non eccedente i due terzi ove il materiale sia di ingente quantità”.

Inquadramento della problematica

L’art. 600ter c.p., norma che disciplina la fattispecie di pornografia minorile, fin dal momento in cui venne introdotto nel nostro ordinamento giuridico, ad opera della legge 3 agosto 1998, n. 269, si ripropone di tutelare e di proteggere lo sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale del minore.

Tradizionalmente, la giurisprudenza ha interpretato tale finalità nel senso di tutelare il soggetto da ogni possibile forma di sfruttamento sessuale al fine di proteggere lo sviluppo del bambino sotto ogni punto di vista.

Il fatto, poi, che il legislatore abbia inteso collocare la norma all’interno dei delitti contro la libertà individuale ci consente di individuare il bene giuridico tutelato nella libertà della persona, considerata nella sua più ampia accezione.

La norma di cui si discute è stata oggetto di una importante modifica legislativa, ad opera della legge 6 febbraio 2006, n. 38, la quale ha provveduto, al primo comma, a sostituire il termine “sfrutta” con quello “utilizza” ed al terzo comma, ad aggiungere, dopo la locuzione “divulga” la parola “diffonde”.

Appare evidente l’intento del nostro legislatore di approntare una estensione di tutela nei confronti del minore interessato da condotte di esibizione a sfondo sessuale, non più limitate a vere e proprie forme di sfruttamento della propria sessualità, ma estese ad ogni ipotesi nel quale il soggetto sia utilizzato come strumento per la realizzazione delle esibizioni suddette.

Se è vero, come si legge in dottrina, che il ratio della incriminazione risiede nella necessità di tutelare, in via anticipata, l’equilibrato sviluppo fisico, psichico, morale e spirituale del bambino, le questioni che scaturiscono dalla lettura della pronuncia in esame sono le seguenti:

1) Si può configurare il delitto di pornografia minorile nel caso in cui il minore sia stato solo “utilizzato” nella realizzazione del filmato avente carattere sessuale?

2) Può il delitto di pornografia minorile essere commesso da un soggetto minore d’età?

3) Il delitto di cui all’art. 600ter c.p. si può configurare nel caso in cui il filmato, contenente scene di sesso con soggetti minori, sia divulgato ad un numero limitato di persone?

La soluzione accolta dalla Suprema Corte

Per quanto attiene alla prima delle questioni prospettate si osserva:

- Con l’introduzione dell’art. 600ter c.p., il legislatore ha inteso attuare uno strumento di lotta allo sfruttamento sessuale dei minori utilizzati al fine di realizzazione di materiale pornografico. Attraverso la legge 38 del 2006, il medesimo legislatore ha voluto, da un lato, eliminare le difficoltà interpretative collegate alla rigidità dell’originaria formulazione, ad esempio attraverso la sostituzione del termine “sfrutta” con il termine “utilizza”, nonché mediante l’aggiunta del verbo “diffonde” di cui al terzo comma, mentre dall’altro ha inteso ampliare l’ambito di applicazione e di tutela della incriminazione.

- Attualmente, infatti, la norma in commento non mira solo a punire le attività commerciali o a sfondo economico coinvolgenti soggetti minori dediti ad attività di tipo pornografico, ma anche tutte quelle condotte dirette alla creazione del materiale pornografico realizzato mediante il semplice utilizzo del minore.

- Il reato contemplato dall’art. 600ter c.p. è fattispecie di pericolo concreto, il quale pone in essere una tutela anticipata della libertà sessuale del minore. Infatti, come espressamente affermato dalla Suprema Corte nella pronuncia che si commenta, il reato in esame intende fissare una tutela anticipata per il minore, rispetto a quelli che possono essere i rischi collegati ad esibizioni aventi carattere pornografico. Ciò sarebbe dimostrato, inoltre, dalla sanzionabilità delle condotte di semplice “utilizzazione” o la mera “induzione” a partecipare alle esibizioni di cui sopra.

Per quanto attiene la seconda questione, la Corte osserva:

- Non sussistono dubbi sul fatto che la fattispecie delittuosa di cui all’art. 600ter c.p. possa essere commessa anche da soggetti minori a danno di altri soggetti minori, sempre che sussistano, nel caso concreto, tutti gli elementi costitutivi della medesima.

- Dalla lettura della incriminazione, infatti, non vi è alcuna limitazione in tal senso. Si presume che, nel caso in cui il legislatore avesse voluto limitare l’ambito di applicazione soggettivo della norma lo avrebbe fatto in maniera espressa, soprattutto in relazione a fattispecie delittuose così gravi.

- Si deve considerare, poi, che, mentre per quanto attiene ai rapporti sessuali tra minori il legislatore ha voluto evitare ogni tipologia di intervento punitivo, in quanto si tratta di una fisiologica espressione della personalità del minore stesso, nel caso di condotte che offendono la dignità del bambino coinvolto in esibizioni pornografiche, essendovi una notevole sproporzione nelle posizioni dei minori coinvolti, la legge ha previsto una particolare risposta sanzionatoria. Tale sanzione scatta, com’è ovvio, anche nel caso in cui il soggetto posto in una posizione di “forza” rispetto alla vittima sia un minore di diciotto anni.

In merito alla terza problematica si osserva:

- Da un’attenta lettura della norma, sembra che non qualsiasi condotta, consistente nella realizzazione di materiale avente carattere oggettivamente pornografico, possa essere ricondotta all’interno del suo ambito di applicazione, per il solo fatto che veda come protagonista un soggetto minore d’età.

- Ad esempio, i concetti stessi di “produzione” e di “esibizione”, sebbene non postulino la necessaria finalità lucrativa o commerciale, sembrano richiedere, da un lato, l’inserimento delle condotte all’interno di una organizzazione (almeno embrionale), mentre dall’altro, la destinazione alla fruizione, da parte di terzi, del materiale così realizzato.

- In tal senso si è precisato come anche la realizzazione di un solo prodotto o di un’unica esibizione ben possa integrare l’ipotesi delittuosa quando “per modalità e caratteristiche, la condotta presenti i caratteri di pericolosità e di offensività che si pongono a fondamento dell’intervento sanzionatorio”.

- Secondo l’opinione dei giudici, non è del tutto corretto interpretare la norma incriminatrice di cui all’art. 600ter c.p., solo in chiave di utilizzazione industriale del minore nel settore della pedopornografia, in quanto sussisterebbe comunque l’esigenza di tutelare il medesimo da condotte che possano offendere la dignità del bambino, comportando anche ferite gravissime all’interno del delicato equilibrio del proprio sviluppo personale. “Ciò significa che anche il singolo episodio, ove possieda le caratteristiche previste dall’art. 600ter c.p., può integrare una delle fattispecie previste da ciascuno dei diversi commi di cui l’articolo si compone”.

- In merito al caso di specie, appare evidente che Tizio non si limitò a riprendere il rapporto sessuale avuto con Caia per farne un uso privato, ma diffondendo il filmato stesso ad una cerchia limitata di destinatari, poneva in essere il pericolo di una successiva diffusione incontrollata del materiale pedopornografico.

- A detta dei giudici della Suprema Corte “Trasmettere una videoripresa di contenuto pornografico a più persone attraverso il telefono cellulare potenzia il carattere diffusivo della trasmissione, facilmente moltiplicabile da ciascuno dei destinatari”. Sempre secondo i giudici della Terza Sezione Penale della cassazione occorre sempre evidenziare “la gravità oggettiva delle conseguenze che la diffusione e la pubblicizzazione della ripresa hanno avuto sulla vita familiare e di relazione della persona offesa e sul probabile sviluppo della sua personalità”.

- Per tali motivi, la Suprema Corte annulla l’ordinanza impugnata, con rinvio al Tribunale per i Minorenni, ritenendo che nella fattispoecie sussista il reato di cui all’articolo 600 ter.


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