ricorda
Non sei registrato?
Registrati ora
Il tuo carrello
Totale : € 0,00
Periodo di prova
Articolo di Italo Meoli 02.11.2007



Lavoro | Patto di prova

Periodo di prova

di Italo Meoli

Nozione generale

Finalità del patto

I soggetti di un rapporto di lavoro, rispettivamente il datore di lavoro ed il prestatore, frequentemente, avvertono l’esigenza di verificare, mediante un congruo periodo di prova, la reciproca convenienza alla conclusione del contratto definitivo.

Lo scopo del datore sarà quello di valutare le attitudini e le competenze necessarie per l’espletamento delle mansioni assegnate al prestatore, mentre il lavoratore analizzerà le condizioni, i contenuti della prestazione e l’interesse allo svolgimento dell’obbligazione lavorativa.

Il contratto di lavoro pertanto, qualora sia concluso con la previsione del patto di prova, si configura come contratto sottoposto a condizione sospensiva, in quanto la sua efficacia risulterà sospesa fino al verificarsi del gradimento o del mancato recesso delle parti, o risolutiva, se il contenuto del contratto definitivo è destinato a risolversi al verificarsi del mancato gradimento o del recesso delle parti.

Il patto di prova, assume una fisionomia tipica, ricevendo una specifica regolamentazione sia dalla disciplina legislativa che da quella contrattuale.

Esso trova il suo fondamento nelle disposizioni codicistiche (art. 2096 comma 1 del Codice Civile) e nell’art. 4, del Regio Decreto Legge n. 1825/1924 che prevedono la forma scritta per tale contratto, richiesta ad substantiam per la sua validità; la sua mancanza infatti, determina la nullità assoluta dell’assunzione in prova e la sua immediata ed automatica conversione in assunzione definitiva.

Gli orientamenti della giurisprudenza

Si ritiene che la partecipazione ad un corso di perfezionamento non sia assimilabile ad un rapporto di lavoro in prova, poiché vi è la mancanza del requisito formale, previsto "ad substantiam" dall'art. 2096 del c.c..

La presenza di un corso di addestramento è estranea all'assunzione in prova; dalla partecipazione ad esso, pertanto, anche se lodevole, non discende di regola un diritto all'assunzione, mentre l'esito positivo della prova rende definitivo il contratto (Cassazione 13/6/1990 n. 5731).

La sottoscrizione del patto deve essere effettuata all’inizio del periodo di prova (Cassazione 19/11/1993 n. 11427) e durante lo svolgimento di tale periodo il lavoratore gode del medesimo trattamento normativo che dovrebbe competergli in caso di assunzione definitiva, in quanto gli verrà richiesto l’adempimento delle normali prestazioni di lavoro, pari dal punto di vista qualitativo e quantitativo a quelle degli altri lavoratori di uguale qualifica (Corte Costituzionale 22/12/1980 n. 189).

La stipulazione scritta del patto di prova deve essere anteriore o contestuale all'inizio del rapporto di lavoro, in mancanza esso sarà nullo, con conseguente, automatica ed immediata, assunzione definitiva del lavoratore, che non sarà più licenziabile, a meno che non ricorrano le ipotesi di giusta causa e/o giustificato motivo (Massima della Cassazione 3/1/1995, n. 25).

Contenuto

La clausola contenente il periodo di prova dovrà indicare esattamente le mansioni affidate al lavoratore (Sent. Cass.22/3/2000, n. 3451), ma a differenza della forma scritta, necessaria per l'assunzione del lavoratore con patto di prova, al fine di stabilire inequivocabilmente il periodo durante il quale il recesso delle parti è libero, nulla è previsto dalla legge, circa le mansioni, la cui indicazione potrà avvenire anche con patto orale (Tribunale Milano, 31/1/1997).

Durata

Per tutelare gli interessi del lavoratore è necessario stabilire una durata massima del periodo di prova, che il codice civile non contempla, demandando alla contrattazione collettiva, il lasso di tempo previsto, in relazione alla categoria ed al livello di inquadramento.

Ma tale lacuna viene colmata indirettamente dall’art. 10 della Legge 604/1966 in materia limitativa dei licenziamenti, che prevede 6 mesi per tutte le categorie di lavoratori e 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive (Cassazione 13/3/1992 n. 3093).

Per quanto riguarda i criteri di computo del periodo di prova, la giurisprudenza prevede diversi orientamenti, pertanto secondo una parte, qualora il termine sia fissato in mesi, in assenza di una specifica previsione, dovrà essere osservato il calendario comune, considerando anche le giornate in cui vi sia sospensione della prestazione lavorativa (Massima della Cassazione 24/12/1999 n. 14538; Sentenza della Cassazione 12/9/1991 n. 9536), mentre un opposto indirizzo interpretativo ritiene che la durata della prova si determina in base all’effettiva attività svolta, senza tenere conto dei periodi di sospensione per determinati eventi quali, malattia, gravidanza e puerperio, infortunio, permessi sciopero e ferie, ma solo i riposi settimanali e le festività che invece vanno considerati (Cassazione 18/7/1998 n. 7087, Cassazione 24/10/1996 n. 9304).

Nel caso in cui il periodo di prova sia stabilito in giorni, dovranno essere considerati solo i giorni in cui effettivamente viene prestata attività lavorativa, ad esclusione dei periodi in cui opera la sospensione, comprendendo, invece i riposi settimanali e le festività.

Il periodo di prova può essere sospeso nel caso di aspettativa per la copertura di cariche pubbliche, decorrendo con la ripresa del servizio (art. 2 comma 2 Legge 816/1985).

Si precisa che è, in ogni caso, demandata alla contrattazione collettiva la previsione delle ipotesi in cui opera la sospensione del periodo di prova.

Recesso

Ciascuna delle parti contraenti ha la facoltà di recedere liberamente dal rapporto di lavoro in prova, senza obbligo di darne preavviso all’altra (art. 2096 comma 3 Codice Civile) né di pagare l’indennità sostitutiva (art.4, del Regio Decreto Legge n. 1825/1924).

Qualora la prova sia stabilita per un periodo minimo necessario tale facoltà non potrà essere esercitata prima della scadenza del termine pattuito, a meno che non ricorra una giusta causa di licenziamento (art.10 della Legge 604/1966).

Gli orientamenti della giurisprudenza

E’ illegittimo il comportamento del datore di lavoro che esercita il potere di recesso prima di aver effettivamente verificato le capacità professionali del lavoratore o qualora il periodo di prova risulti obiettivamente insufficiente a verificare la capacità del prestatore, o conseguentemente all’esito negativo della prova in relazione a mansioni superiori rispetto a quelle pattuite (Sent. Cass. 6/6/1987 n. 4979, Cass.8/2/2000, n. 1387).

E’ inoltre illegittimo il licenziamento, intimato dal datore durante il periodo di prova, qualora sia riconducibile ad un motivo illecito o estraneo al rapporto di lavoro, spettando in tal caso al lavoratore l’onere di provare l’esistenza di una di tali condizioni, al fine di ottenere l’annullamento del recesso (Sent. Cass. 12/3/1999, n. 2228).

E’ prevista la possibilità per il datore di intimare il licenziamento anche oralmente, poiché l’obbligo della comunicazione scritta sorge solo dal momento in cui l’assunzione del lavoratore diviene definitiva e in ogni caso decorso il termine massimo del periodo di prova, pari a 6 mesi (Corte Cost. 4/12/2000, n. 541).

Qualora il recesso sia considerato illegittimo sarà riconosciuto, al lavoratore, il diritto a terminare la prova e ad ottenere il pagamento delle retribuzioni per i giorni residui, considerando che il datore di lavoro, nel lasso di tempo tra l'interruzione del periodo di prova ed il giorno della prefissata sua scadenza, avrebbe potuto esercitare la facoltà di recesso, senza limiti e condizioni (Sent. Cass. 18/11/1995, n. 11934).

CASI PARTICOLARI

Apprendisti

Il datore di lavoro e l’apprendista possono convenire, precedentemente o contestualmente, all’assunzione, un periodo di prova che non può eccedere la durata di due mesi (art. 9 Legge 25/1955), superati i quali l’assunzione dell’apprendista diviene definitiva.

Al riguardo è stato comunque affermato che sono legittime quelle clausole, previste dai contratti collettivi, che al fine di tutelare gli interessi degli apprendisti, prevedono, ad esempio nel caso di prestazioni lavorative di natura tecnica, richiedenti particolare perizia o per motivi indipendenti dalla volontà o diligenza dell’apprendista, la possibilità di rinnovare il periodo di prova per una durata non superiore a due mesi.

La contrattazione collettiva consente, inoltre, l’esonero dello svolgimento del periodo di prova o una sua riduzione, qualora gli apprendisti, precedentemente all’assunzione, abbiano frequentato con profitto corsi professionali.

Un volta terminato il suddetto periodo di prova, l’assunzione dell’apprendista diviene definitiva.

Periodo di prova con contratto part-time

In virtù del principio di non discriminazione, sancito dalle disposizioni normative relative al lavoro a tempo parziale, spettano al lavoratore che effettua prestazione lavorativa ad orario ridotto (part-time) i medesimi diritti previsti per il lavoratore a tempo pieno, anche riguardo la durata del periodo di prova (art.4, comma 2 D.Lgs. 61/2000).

E’ compatibile, infatti, il periodo di prova con il rapporto di lavoro part-time, pertanto saranno applicate le norme relative alla generalità dei rapporti di lavoro, a condizione che tale periodo risulti da atto scritto non posteriore all’inizio del rapporto di lavoro stesso (circolare Ministero del Lavoro del 26/8/1986 n. 102).

La sua quantificazione, è prevista dalla contrattazione collettiva, entro i limiti fissati dalla legge secondo il principio di proporzionalità, concretizzandosi nello stesso numero di giorni computabili per il rapporto full-time, per quanto riguarda il contratto part-time di tipo orizzontale, mentre nel caso di part-time verticale, dovranno essere computati solo i giorni effettivamente lavorati.

Periodo di prova con contratto a tempo determinato

Non esistono ostacoli all’inserimento del patto di prova in un contratto a tempo determinato nei limiti, si intende, di durata stabiliti dalla normativa generale e dalla contrattazione collettiva.

Anche il patto di prova deve risultare da atto scritto e deve essere di data non posteriore all’inizio dell’attività lavorativa, esso dovrà essere espresso in modo esplicito, non essendo sufficiente, semplicemente, la sua previsione nel contratto collettivo (art. 2096 cod. civ.).

Le conseguenze di tale patto comportano la libertà di ciascuna delle parti di recedere dal contratto durante la prova senza necessità di preavviso (art. 4 R.D.L. 1825/1924).

Si precisa che qualora il patto di prova sia considerato nullo, ad esempio, per carenza di forma scritta, rimane valida l’apposizione del termine poiché, osservate le disposizioni in materia, la nullità della prova non determina anche la nullità del contratto a termine; ci troveremo pertanto innanzi ad un rapporto di lavoro definitivo, quindi senza periodo di prova, pur rimanendo la tipologia contrattuale a tempo determinato.

E’ ammessa, inoltre la reiterazione del periodo di prova in due contratti di lavoro a tempo determinato, successivamente stipulati fra le stesse parti, in virtù dell’astratta volontà delle parti stesse di derogare alla disciplina tipica del rapporto e consentire ad una di esse la libera recedibilità prima della scadenza del termine.

Tale ripetizione è consentita, al fine di verificare la permanenza delle qualità professionali del lavoratore e la sua personalità complessiva, in relazione all'adempimento della prestazione, poiché tali elementi sono certamente suscettibili di modifiche nel corso del tempo e talvolta tra le due assunzioni può trascorrere un notevole intervallo temporale (Sent. Cass.18/2/1995, n. 1741).

Periodo di prova con contratto di formazione e lavoro

In coerenza con la causa giuridica mista, risultante dallo scambio fra lavoro retribuito e addestramento, finalizzato all'acquisizione della professionalità necessaria al lavoratore, non è incompatibile con il C.F.L. (art. 3 Legge 863/1984), il patto di prova, laddove tale lasso temporale, è finalizzato a verificare, non l’eventuale pregressa professionalità del lavoratore, ma l’idoneità ad acquisirla e quindi la capacità e la volontà dimostrata di apprendimento (Cassazione 23/11/1990 n. 11310).

E’ possibile, applicare al contratto di formazione e lavoro tutte le disposizioni che regolano il normale contratto di lavoro subordinato, in quanto non derogate espressamente dalla disciplina speciale e pertanto anche quanto previsto dall'art. 2096 del cod. civ. in materia di patto di prova, che richiede a pena di nullità la forma scritta (Cassazione 19/11/1993 n. 11417).

Secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva (Accordo Interconfederale 8/5/1986), inoltre, si applica ai contratti di formazione e lavoro un periodo di prova di durata pari a 4 settimane, per i contratti fino a 12 mesi e a 2 mesi di prestazione effettiva per quelli superiori ad un anno.

E’ ammesso inoltre il diritto di recesso durante tale periodo, da parte del datore di lavoro, qualora il giovane lavoratore abbia violato gli obblighi di diligenza, correttezza e rispetto delle direttive datoriali (Cassazione 20/10/1997 n. 10311).

Periodo di prova dei dirigenti

E’ la contrattazione collettiva a disporre in materia di periodo di prova, per tale tipologia di prestatori.

E’ prevista la possibilità per le parti di recedere dal contratto, trascorso il periodo di prova, a seguito dell’esito negativo della stessa (Corte Costituzionale n. 189 del 22/12/1980), con le conseguenze derivanti dall’effettuazione di un recesso ingiustificato.

E’ illegittimo il comportamento del datore di lavoro che procede al licenziamento del dirigente per mancato superamento del patto di prova, qualora il contratto di lavoro dirigenziale abbia già avuto esecuzione mediante la stipulazione di più contratti di consulenza aventi identico contenuto (Tribunale di Milano 6/11/1993).

Disabili

La nuova normativa dispone che nelle convenzioni la durata del periodo di prova può essere stabilita in misura maggiore rispetto a quanto previsto dalla contrattazione collettiva (art. 11, c. 2 L. 68/99), a condizione che l’eventuale esito negativo della prova, se riferito alla menomazione da cui è affetto il disabile, non costituisca motivo di risoluzione del rapporto di lavoro.

La pattuizione di tale periodo, pertanto, che deve risultare da atto scritto anteriore o concomitante all’inizio dell’attività, secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale, è ammissibile, qualora serva ad accertare la residua capacità lavorativa dell’invalido, senza alcun riferimento alla sua menomazione.

La prova non può in alcun modo riguardare l’invalidità, essendo essa il presupposto dell’assunzione obbligatoria, ma deve essere condotta in relazione a mansioni compatibili con lo stato fisico del disabile, pertanto risulta nullo il recesso che risulti determinato dalla considerazione dello stato di invalidità (Massima della Cassazione 26/1/1985 n. 429).

Si precisa che il suddetto periodo di prova deve essere effettivamente lavorato almeno per un congruo periodo di tempo e nel caso in cui il datore decida di recedere per esito negativo della prova, dovrà motivare tale recesso, in modo da consentire che si accertino le mansioni assegnate, nel loro causale rapporto con la decisione datoriale (Sent. Cass. 9/4/98, n. 3689).


Avv. Carlo Lucci

Lo Studio si occupa prevalentemente di diritto civile, in particolare di condominio, locazioni, diritto di famiglia, fallimenti, recupero e tutela del credito. Lo Studio è inoltre disponibile per domiciliazioni, seguite sempre con competenza ed efficenza.


COLLABORA
Partecipa attivamente alla crescita del web giuridico: consulta le modalitˆ per collaborare ad Altalex . Inviaci segnalazioni, provvedimenti di interesse, decisioni, commenti, articoli, e suggerimenti: ogni prezioso contributo sarˆ esaminato dalla redazione.

32 moduli didattici e 10 correzioni personalizzate

Diretto dal Cons. Antonio Massimo Marra e dall'Avv. Francesco Carlo Milanesi, il corso mira a fornire una preparazione bilanciata delle varie materie oggetto di prova scritta del concorso per Commissario di Poliza (ved ...

Segnalazioni Editoriali
Reati contro la donna. Excursus normativo (Sconto 10%) Avv. Simone Marani € 32,00 € 28,80
La violenza sulle donne è un fenomeno idoneo ad integrare differenti ipotesi delittuose, tutte accomunate dal fatto...

Calcolo danno macrolesioni con le tabelle dei principali Tribunali italiani

Milano-Roma 2013
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso agenzia delle entrate amministratore di condominio anatocismo appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile atto di precetto autovelox avvocato bando di concorso carceri cartella esattoriale certificato di agibilità codice della strada Codice deontologico forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro comodato compensi professionali concorso in magistratura concussione condominio contratto preliminare contributo unificato convivenza more uxorio danno biologico danno morale Decreto decreto Balduzzi decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva italia demansionamento difesa d'ufficio dipendenti non agricoli diritto all'oblio Equitalia esame esame avvocato esame di avvocato falso ideologico fermo amministrativo figli legittimi figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudici ausiliari giudici di pace Giustizia guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto inps insidia stradale interessi legali ipoteca legge di stabilità legge pinto lieve entità mansioni superiori mediazione civile mediazione obbligatoria messa alla prova milleproroghe ne bis in idem negoziazione assistita oltraggio a pubblico ufficiale omesso versamento ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale pedone precetto processo civile processo civile telematico processo telematico procura alle liti provvigione pubblica amministrazione querela di falso responsabilità medica riassunzione ricorso per cassazione riforma della giustizia riforma forense riforma fornero sblocca Italia sciopero sentenza Franzese sequestro conservativo Sfratti silenzio assenso soluzioni proposte sospensione della patente sospensione feriale spending review Stalking tabella tabelle millesimali tariffe forensi tassi usurari tracce di esame tribunali tulps usucapione usura