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Il pegno è una garanzia reale del credito e si costituisce per contratto finale
Tribunale Bari, sentenza 03.01.2007

La sentenza in oggetto è l’ultima di merito in ordine di tempo a definire la qualifica di pegno regolare con riferimento all’ipotesi di garanzia di un credito bancario avente ad oggetto un titolo di credito o un documento di legittimazione individuato.

Sistematicamente partiremo dalle nozioni di pegno, regolare e non, per soffermarci sul caso delle polizze a contenuto finanziario oggetto di pegno e sulla diatriba circa il dies a quo in tema di prescrizione del diritto alla restituzione delle somme ex art. 2946 c.c..

1.1 Il pegno è una garanzia reale del credito e si costituisce per contratto, che a norma dell’art. 2787 del c.c. e dell’art. 2800 c.c. deve risultare da atto scritto avente data certa, ma la forma scritta non richiesta né per la validità né per la prova del contratto, bensì solo perché accada la prelazione. Quindi, a tutti gli effetti, la mancanza del requisito della forma non produce risultanze negative, qualora sul bene oggetto del pegno non vi siano pretese altrui. Quando si tratta di pegno di crediti, il contratto si perfeziona solo con la notificazione del contratto di costituzione di pegno al debitore del credito dato in pegno oppure con l’accettazione da parte di questo con scrittura avente data certa (art. 2800 c.c.). La notificazione del pegno di crediti al debitore vale ad impedire che il debitore paghi nelle mani del proprio creditore, frustrando così la funzione di garanzia del pegno.

1.2. Nel novero di norme che regolano i contratti bancari, la figura del pegno rileva alla luce dell’art. 1846 c.c. e 1851 c.c. Le due figure disciplinate dalle norme (in ordine anticipazione bancaria e pegno irregolare a garanzia di anticipazione) sono oggetto nella loro comparazione di numerose e contraddittorie interpretazioni dottrinali. Nell’anticipazione bancaria la garanzia è elemento essenziale al realizzarsi della fattispecie, nel pegno irregolare, invece, la garanzia esaurisce e realizza a pieno la stessa fattispecie; inoltre nel pegno la banca acquista la proprietà del bene ottenuto in garanzia assumendo obbligo di restituirne l’eccedenza, mentre nell’anticipazione bancaria propria la disponibilità rimane nelle mani de debitore attribuendo al creditore il solo diritto di prelazione.

Figura affine è l’anticipazione irregolare, nella quale la garanzia è costituita da beni fungibili, non individuati o nella quale, malgrado l’individuazione dei beni, si consente alla banca di disporne liberamente, salvo l’obbligo di restituire il tantundem.

Tuttavia, nella prassi l’anticipazione bancaria irregolare non è operazione molto frequente, essendo più diffuso l’utilizzo del pegno irregolare.

Innanzi tutto condividiamo l’idea di chi evidenzia che le due figure siano ben distinte tra loro: mentre nell’anticipazione, sia propria sia impropria, i beni dati in pegno hanno la funzione essenziale di garantire un determinato rapporto di credito al quale essi sono funzionalmente legati, nel pegno irregolare i beni hanno una funzione del tutto accessoria che può inerire a qualsiasi rapporto di credito o ad una pluralità di rapporti.

Ulteriore differenza si coglie nel fatto che a differenza dell’anticipazione bancaria, nell’art. 1851 c.c. non vi è alcuno scarto da rispettare.

Trattandosi, quindi, di un negozio di garanzia non funzionale ad una precisa operazione, ma astrattamente accessoria ad ogni rapporto di credito con la banca, alcuni autori hanno ricavato che non si tratterebbe di un’operazione strettamente bancaria.

Lo scrivente propende per negare che il pegno irregolare si riferisca ad altri creditori che non siano le banche; in primis costatando la collocazione dell’art. 1851 all’interno del codice civile vigente. Difficilmente il legislatore sbaglia per noncuranza o negligenza, o almeno dobbiamo partire dall’assunto che così sia se ancora vogliamo affidarci alla certezza del diritto. Pertanto il fatto che il codice civile preveda poche norme in tema di contratti bancari e che tra queste rientri l’articolo in questione, fuga ogni dubbio configurando l’operazione come strettamente e necessariamente bancaria.

Un’esegesi più profonda e comparata con gli altri articoli del codice, però, conduce alla medesima soluzione attraverso divisa e più tortuosa via.

Infatti il problema che scaturisce dall’effetto traslativo del pegno irregolare è la sua compatibilità con l’articolo 1963 e 2744 che vieta il patto con cui, in caso di inadempimento del debitore, i beni dati in garanzia passino in proprietà del creditore (Patto commissorio).

Parte degli studiosi riconosce nel negozio in oggetto una vera e propria causa solvendi, così da ritenere che il passaggio di proprietà dei beni abbia non già la funzione e di garantire, ma la più ampia funzione che estinguere il debito. Si tratterebbe, quindi, di un vero e proprio pagamento ovvero di una datio in solutum. Opinione più seguita dissente e riconosce diversamente una causa credendi: in altre parole il trasferimento della proprietà avrebbe lo scopo di far sorgere un conto credito verso il creditore. Vi sarebbe poi una compensazione ex lege fra il credito principale ed il credito alla restituzione del tantundem acquisito dal debitore attraverso la consegna dei beni.

La recente soluzione del problema deve, invece, partire dalla negazione di altre cause alla causa di garanzia insita nel pegno irregolare: l’effetto traslativo sarebbe pienamente giustificato dalla sola e semplice funzione di garanzia posto che si risolverebbe in un’escussione anticipata e pur tuttavia analoga a quella propria del pegno regolare.Pegno regolare ed irregolare svolgono la medesima funzione: entrambi sono negozi di garanzia volti ad attribuire al creditore pignoratizio il diritto di soddisfarsi sui beni in pegno. Quelle che cambiano sono le modalità attuative della garanzia; mentre nel pegno regolare devono essere osservate le comuni regole in tema di prelazione, in quello irregolare c’è una compensazione con il debito verso il creditore: la compensazione consisterebbe in una modalità di conseguimento della garanzia alternativa rispetto alle procedure ex art. 2797 c.c..

La compatibilità con il patto commissorio si giustifcherebbe solo con la natura bancaria dell’operazione, di cui sopra abbiamo accennato.

Infatti nel caso delle banche la tendenziale incompatibilità fra effetto traslativo ed il divieto di patto commissorio, sfuma di molto: alla banca si consente di acquisire la proprietà dei beni e di disporne al sol scopo di rientrare del credito concesso, perché così si facilita la funzione primaria della banca di erogazione del credito (oltre alla raccolta del risparmio) e si consente alle medesime di svolgere una corretta e positiva funzione sociale.

1.3. Una particolare ipotesi di pegno in materia bancaria è rivestita dal pegno delle polizze assicurative a contenuto finanziario. Trattasi di veri e propri strumenti finanziari vestiti da polizze assicurative a copertura del caso morte: in particolare di polizze caso morte a vita intera.Polizze, cioè, che coprono il rischio di morte del contraente senza avere una scadenza prefissata.

Il dubbio è come coordinare l’articolo 1923 del c.c. con il pegno irregolare delle medesime polizze.

Le polizze a contenuto finanziario sono lo strumento finanziario più in voga nel mercato dei titoli, non tanto per ragioni di efficienza finanziaria, ma per i lauti ritorni di collocamenti.

In relazione alle polizze caso morte si possono verificare tre ipotesi di disinvestimento: il primo caso si concreta laddove la gestione sia stata remunerativa per cui il cliente ha interesse a riscattarla; il secondo è quello del riscatto effettuato per inadempimento: in ultimo il realizzarsi dell'evento (la morte dell’assicurato) coperto dall’assicurazione.

Evidentemente sono solo gli ultimi due casi che ineriscono la garanzia del pegno.

A parere dello scrivente, però, tra le due ipotesi scorre la linea di demarcazione tra pegno regolare e no.

Infatti nel caso di liquidazione caso morte, ossia al verificarsi dell’evento che l’assicurazione si è impegnato ad indennizzare, la somma non è pignorabile intervenendo inderogabilmente l’articolo 1923 c.c..

Nel caso di riscatto anticipato sembra si possa parlare di pegno irregolare avendo la banca a possibilità di esercitare la facoltà di riscatto, potendo, cioè, pienamente disporre del contratto di assicurazione come proprietario.

A sostegno della tesi intervengono le più comuni stesure degli atti di costituzione in pegno apprestati dalle banche, laddove in caso di corresponsione della somma prevista per il caso morte non è il contratto l’oggetto del pegno, ma il conto corrente acceso presso la banca intestato al beneficiario della polizza soggetto a vincolo di pegno a favore della banca medesima e at. 1851 c.c. Biondi se si verte nell’ipotesi del riscatto anticipato si può parlare di pegno irregolare, se si considera la somma liquidata nel caso di morte interviene l’articolo 1923 c.c..

1.4. In ultimo assume rilievo il dibattuto tema della data dalla quale far decorrere il termine decennale di prescrizione alla restituzione delle somme di denaro.

Secondo alcuni, nei depositi bancari a vista, la prescrizione comincia a decorrere dalla costituzione del rapporto o dall’ultima operazione compiuta; secondo altri dalla richiesta del depositante di ottenerne la restituzione.

Una recente dottrina configura il fatto di lasciare la somma presso il depositario come un inequivocabile esercizio del diritto del depositante, sicché la Prescrizione decrebbe dal momento in cui il titolare della somma ne venisse a chiedere la restituzione. Peraltro la liquidazione degli interessi annuali da parte della banca verrebbe al riconoscimento del diritto del depositante e quindi interromperebbe la prescrizione.

Seppur la Suprema Corte (Cassazione Civ. n. 4389 del 1999) abbia statuito che il termine decorrerebbe dalla costituzione del rapporto o dall’ultima operazione, la soluzione non appare soddisfacente. Gli studiosi più attenti hanno però criticato tale impostazione perché proprio la funzione di custodia del deposito bancario impedirebbe una sua identificazione con il mutuo.

Mentre il diritto del mutuante è relativo ad un contratto di credito, quello del depositante lo è a quello di custodia. In tal senso numerose sentenze di merito, le quali ricostruiscono i contratti bancari come unitari a esecuzione ripetuta di più prestazioni, con conseguente decorrenza del terme di prescrizione dalla chiusura del rapporto e indi dalla conseguente e naturale richiesta implicita di restituzione delle somme (Cass. 9.4.84, n. 2262; Trib. Cassino 29.10.04, in Guida al Diritto 2004, fascicolo 49; Trib. Monza 22.3.06, Massima redazionale, 2006; Trib. Catania, sez. IV, 28.1.06, Massima redazionale 2006).

(Altalex, 19 marzo 2008. Nota di Renato Cappuccio)






Tribunale di Bari

(Giudice monocratico dott. LABBELLARTE)

Sentenza 3 gennaio 2007

Massima e Testo Integrale



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