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Sospensione provvisoria della patente: natura e termine per la sua adottabilità
Cassazione civile , sez. II, sentenza 26.09.2007 n° 19955

La Corte, dopo aver ribadito che il provvedimento prefettizio di sospensione della patente ex art. 223 C.d.S. deve essere adottato entro un lasso di tempo “ragionevole”, data la sua funzione cautelare, riconduce tale termine nell’alveo dei 90 giorni ai fini della legittimità dello stesso.

Punti rilevanti della sentenza:

1. Il provvedimento prefettizio di sospensione provvisoria della patente ex art. 223 del nuovo codice della strada si caratterizza per essere provvedimento amministrativo di esclusiva competenza del prefetto, per avere natura cautelare e per essere necessariamente preventivo rispetto all’applicazione della sanzione accessoria definitiva.

2. Il provvedimento prefettizio deve considerarsi illegittimo ove non sia adottato entro un lasso di tempo ragionevole, tale da consentire una giustificazione della sua funzione cautelare, alla quale la legittimità della sua adozione è ontologicamente collegata. Lo stesso art. 2 della L. 241/90 sul procedimento amministrativo considera normale per l’adozione d’una determinazione da parte della P.A. il termine di novanta giorni.

La sentenza in rassegna, ponendosi in linea con dominante giurisprudenza offre l’opportunità per ripercorrere sinteticamente il dibattito accesosi in ordine alla individuazione del termine entro il quale il Prefetto può adottare il provvedimento di sospensione della patente di guida, ai sensi dell’art. 223 del nuovo codice della strada fino alla risoluzione del contrasto operata dalla recente Cass. S.S.U.U. n. 13226 del 03.04.2007.

Preliminarmente appaiono altresì necessarie alcune specificazioni sulla natura del provvedimento prefettizio in esame.

L’art. 222 del nuovo codice della strada (da ora C.d.S.) disciplina le sanzioni amministrative accessorie a sanzioni penali quali la sospensione e la revoca della patente e gli artt. 223 e 224 fissano le modalità per dare concreta attuazione alle sanzioni stesse. In particolare, ai sensi dell’art. 223 C.d.S. l’agente o l’organo accertatore della violazione trasmette il rapporto entro 10 giorni, insieme alla patente ritirata, alla prefettura del luogo della commessa violazione che dispone la sospensione provvisoria della patente di guida per un periodo non superiore al limite massimo di un anno, come fissato dalla norma.

Il rapporto deve essere inviato anche all’ufficio provinciale del Dipartimento trasporti terrestri che è tenuto ad esprimere entro 15 giorni un parere obbligatorio, direttamente alla Prefettura, ma non vincolante utile al Prefetto per la graduazione della durata della sospensione, in base a rigorosi parametri tecnici.

Appare opportuno sottolineare che la mancanza della querela non incide sulla esistenza obiettiva della violazione commessa ma ne impedisce solo la perseguibilità, allo stato e fino a quando la querela non sia stata eventualmente presentata nei termini prescritti.

L’art. 223, a differenza dell’art. 218 non prevede uno specifico termine da osservare a pena di decadenza per l’emissione del relativo provvedimento da parte del Prefetto.

Sulla questione, oggetto della sentenza in rassegna, isolata giurisprudenza (Cass. civ. n. 11967/2003) aveva ritenuto che tale termine dovesse essere quello della ordinaria prescrizione quinquennale. Invece costante e dominante giurisprudenza (ex multis Cass. n. 7813/2005) rilevava sia la natura cautelare del provvedimento di sospensione della patente di guida previsto dall’art. 223 C.d.S., che trovava giustificazione nella necessità di impedire nell’immediatezza del fatto che il conducente del veicolo possa reiterare una condotta potenzialmente pericolosa, sia l’illegittimità dello stesso se non emesso entro un termine congruo teso a giustificare la sua funzione cautelare, termine che non è rappresentato dal termine di prescrizione della sanzione.

Le S.S.U.U. della Cassazione, intervenute nel 2007, hanno risolto il contrasto aderendo al secondo dominante orientamento, sottolineando altresì che “è senz’altro da escludere che il provvedimento di sospensione della patente non possa più essere adottato per il solo mancato rispetto dei termini di cui all’art. 223 C.d.S., comma 1 (mancata trasmissione del rapporto entro 10 giorni al Prefetto ed alla Direzione generale della M.T.C.), e comma secondo (mancata trasmissione entro 15 giorni del parere del competente ufficio della Direzione Generale della M.T.C.) del C.d.S. Tale effetto preclusivo potrà assumere rilevanza solo quando, per la sua consistenza, sia idoneo a non consentire la realizzazione delle esigenze cautelari in relazione alle quali la sospensione della patente è prevista.” (Cass. S.S.U.U. n. 13226/2007).

Infine appare opportuno sottolineare che la sentenza in rassegna dopo aver ribadito la necessità dell’adozione del provvedimento ai fini della sua legittimità entro un lasso di tempo ragionevole, così da consentire una giustificazione della sua funzione cautelare, rileva che lo stesso art. 2 della L. 241/1990 considera normale per l’adozione d’una determinazione da parte della P.A. il termine di 90 giorni. Pertanto si può concludere che il provvedimento di sospensione della patente da parte del Prefetto è illegittimo se disposto oltre il termine di 90 giorni.

(Altalex, 22 gennaio 2008. Nota di Liliana Rullo)






SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II CIVILE

Sentenza 26 settembre 2007, n. 19955

Massima e Testo Integrale


Avv. Elisa Mollura

Diritto civle, Diritto di famiglia, Contrattualistica.


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