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La testimonianza de relato: è forte la volontà di superare i limiti
Articolo 07.02.2008 (Alessandro Segreto)



La testimonianza de relato è forte la volontà di superare i limiti

di Alessandro Segreto

Recentemente la giurisprudenza di merito (ex multis Corte di Assise Catania, sez. IV, n. 06/2007) ha fatto sempre più riferimento ad un indirizzo della giurisprudenza di legittimità (si veda Cass. 19612/2006 e 11097/2006), il quale ha aggirato i principi di cui agli artt. 194 e 195 c.p.p. sulla scorta di un'audace interpretazione capace di sovvertire l'autorevole ed insuperabile volere del legislatore.

Il combinato disposto previsto dagli art. 194, 3° c., e 195 c.p.p. assume generalmente la valenza di principio di diritto di straordinaria legalità. Esso impedisce che si possa accollare ad altri la conoscenza di fatti e circostanze, senza che questi ultimi vengano sentiti a conferma di quanto riportato. Notevole difatti è il garantismo incorporato in tali norme, non presente in tutti gli ordinamenti giuridici mondiali, e per questo segno distintivo di elevatissima sensibilità politico-giuridica verso i principi cardine del giusto processo.

Tale filone giurisprudenziale ha superato il dettato normativo indicato, pressato dalle incombenti emergenze sociali in tema di sicurezza, infrangendo però i limiti invalicabili che il legislatore ha delineato per la prova orale.

Il capo I del codice di procedura penale intitolato “Testimonianza” si apre con i citati articoli. Tale collocazione, evidentemente non casuale, pone gli stessi quali principi informatori dell'intera disciplina della prova testimoniale. In particolare il 3° co. dell'art. 194 sancisce l'inutilizzabilità delle voci correnti nel pubblico, quali tracce indeterminate e sfuggenti di un sapere privo di certezze, e per questo meritevoli della sanzione dell'inutilizzabilità. L'art. 195 stabilisce, parimenti, la medesima sanzione per quelle dichiarazioni che fanno riferimento ad una conoscenza dei fatti derivata da altre persone, salvo il caso in cui questi ultimi soggetti vengano in dibattimento a deporre; eccezion fatta per le tassative ipotesi in cui l'esame di essi risulti impossibile per morte, infermità o irreperibilità.

La severa sanzione, prevista per le testimonianze che non rispettino i limiti suddetti, sta sicuramente a significare quanto invalicabili siano i confini della prova orale nell'odierno giusto processo. A tal proposito essenziale appare ricordare come gli unici canali conoscitivi compatibili in via del tutto esclusiva con il nostro ordinamento sono: 1) la conoscenza diretta dei fatti e 2) la conoscenza indiretta appresa da persona individuata e determinata, così da permettere la deposizione in contraddittorio di quest'ultima.

La giurisprudenza ha invece dato origine ad un terzo ed illegittimo canale cognitivo, rappresentato dal flusso circolare ed indeterminato di informazioni presente ed appreso in seno ad una societas sceleris, il c.d. sentito dire celato sotto le mentite spoglie di un sapere qualificato.

Secondo tale corrente non si tratterebbe di dichiarazioni de relato bensì di una manifestazione di quella particolare fonte di conoscenza che si dice di ambiente, non assimilabile a pure e semplici dichiarazioni de relato in quanto circostanze attinenti la vita e l'attività di un sodalizio criminoso, della quale il dichiarante ha avuto contezza nella sua qualità di associato. Si configurerebbe in tal specie un patrimonio conoscitivo derivante da un flusso circolare di informazioni, dello stesso genere di quello che si produce in ogni ordinario organismo associativo relativamente ai fatti di interesse comune. Così si è affermato che il grado di attendibilità di tali notizie non appare assimilabile alle c.d. voci correnti nel pubblico, delle quali l'art. 194 c.p.p. sancisce l'inutilizzabilità.

Ebbene questa ardita operazione giurisprudenziale inevitabilmente veste di credibilità tutte quelle sommarie dichiarazioni, che prive del necessario riscontro, operato attraverso la verifica dibattimentale della fonte originaria dell'informazione (perché indeterminata e non individuabile), vengono così ad assumere un valore probatorio assolutamente non previsto dalla legge.



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