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Istanza di sospensione volontaria ed istanza di rinvio nel processo esecutivo
Articolo 28.04.2008 (Lorenzo Crocini)



Istanza di sospensione volontaria ed istanza di rinvio nel processo esecutivo

di Lorenzo Crocini

Sommario: 1. La sospensione volontaria ex art. 624-bis c.p.c. 2. Gli effetti 3. I Mezzi di impugnazione 4. L’istanza di rinvio della vendita alla luce dell’art. 161-bis D.att. c.p.c..

1. La sospensione volontaria ex art. 624-bis c.p.c.

Nell’ambito dell’incisiva ristrutturazione formale che l’universalmente noto “decreto competitività” (D.L. 14 marzo 2005, n. 35) ha apportato al processo esecutivo, la norma in commento1 ha introdotto nel sistema una fattispecie di sospensione volontaria dell’esecuzione, rubricata esattamente “sospensione su istanza delle parti”, fino ad allora non prevista dalla legge, e come tale negata dalla migliore dottrina2.

Il nuovo strumento normativo tende a contemperare, nella fase esecutiva, la necessità pratica, delle parti, di concordare ed attuare piani stragiudiziali di rientro dei crediti, con il principio di concentrazione delle attività di procedura e di economia processuale in genere.

Nella prassi, gli uffici giudiziari erano soliti assecondare istanze di differimento depositate dai creditori a seguito del versamento di acconti sul maggior debito da parte dell’esecutato, nell’imminenza della vendita forzata, o addirittura il giorno stesso dell’incanto, con l’effetto di rendere inutili gli adempimenti pubblicitari già svolti, di frustrare completamente le aspettative dei potenziali acquirenti, e, in ultima analisi, di dare luogo al dilatarsi degli adempimenti di cancelleria e dei tempi di definizione del contenzioso.

Nella giurisprudenza di merito erano emersi orientamenti critici, peraltro rimasti completamente isolati, che, qualificata l’istanza di rinvio come osservazione ai modi e tempi della vendita già disposta ai sensi dell’art. 569 c.p.c., valorizzavano il potere del giudice di disattenderne la prospettazione, al fine di garantire la speditezza della procedura3.

La prima lettura dell’art. 624-bis fornita dalle cancellerie delle sezioni esecutive, per converso, ha dato adito alla diversa, ma comunque censurabile, prassi di richiedere ai creditori sempre e comunque il deposito di un’istanza di sospensione al fine di differire la vendita dei beni pignorati, ritenendo in buona sostanza non più legittima la mera istanza di rinvio, quasi fosse stata ormai espunta dal sistema4.

L’avvio del procedimento richiede l’atto di impulso di tutti i creditori muniti di titolo esecutivo5, a prescindere dalla tempestività dell’intervento in executivis, non essendo invece necessario il consenso del debitore che deve comunque essere sentito a meno che, riteniamo, non sottoscriva anch’esso l’istanza per accettazione.

Il giudice dell’esecuzione può sospendere il processo per il tempo richiesto dalle parti istanti e fino a ventiquattro mesi.

Trattasi di decisione rimessa al potere discrezionale del giudice, sia quanto a presupposti, sia quanto a determinazione della durata, fermo restando l’obbligo di motivazione di un eventuale provvedimento di rigetto.

Si manifesta così un aspetto sintomatico dei poteri officiosi del giudice dell’esecuzione, in un procedimento che per motivi intrinseci e strutturali prevede, o dovrebbe prevedere, una presenza complessivamente più incisiva dell’organo pubblico, onerato di dirigere atti e fasi del processo al fine dell’attuazione del titolo esecutivo in un ambiente processuale a contraddittorio attenuato.

La facoltà di proporre l’istanza è circoscritta dai seguenti termini preclusivi: sino a venti giorni prima della scadenza del termine per il deposito delle offerte di acquisto, o, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo, sino a quindici giorni prima dell’incanto.

Per le espropriazioni mobiliari, l’istanza può essere presentata non oltre la fissazione della data di asporto dei beni, ovvero fino a dieci giorni prima della vendita qualora essa debba essere espletata nei luoghi in cui i beni sono custoditi, e comunque prima della pubblicità commerciale, ove disposta.

Nel caso di pignoramento presso terzi, l’istanza non può essere proposta dopo la dichiarazione del terzo, ai sensi dell’art. 547 c.p.c..

Il giudice provvede con ordinanza entro dieci giorni dal deposito disponendo, in caso di accoglimento, nei casi di cui all’art. 490 c.p.c.6, che “nei cinque giorni successivi al deposito del provvedimento di sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e pubblicato sul sito internet sul quale è pubblicata la relazione di stima.”

La sospensione può essere disposta una sola volta, rimanendo pertanto insuscettibile di proroga, e può essere revocata in qualsiasi momento anche su richiesta di un solo creditore e sentito il debitore7.

Risalta nel contenuto del primo comma, qui riassunto, la centralità dei termini di decadenza stabiliti per il deposito, che si lega, quanto a ratio, alla nuova previsione in tema di conversione del pignoramento di cui all’art. 495 comma primo c.p.c., ammessa soltanto “prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione a norma degli artt. 530, 552, 569” e non più ”in qualsiasi momento anteriore alla vendita”.

Il legislatore intende favorire un ordinato e celere sviluppo della fase liquidatoria, prescrivendo per le parti condotte tempestive e non dilatorie.

Il termine di dieci giorni previsto per la decisione giudiziale ha ovviamente carattere ordinatorio, anche se il provvedimento, per non essere totalmente vanificato quanto ad efficacia, dovrà necessariamente essere emesso prima dell’espletamento della vendita.

Ai sensi del comma secondo, la parte interessata deve depositare istanza per la prosecuzione del processo entro dieci giorni dalla scadenza del periodo di sospensione.

Ove alla sospensione volontaria non si accompagni l’adempimento dell’obbligazione del debitore, pertanto la procedura esecutiva sarà riattivata su impulso di parte, nel rispetto del termine indicato, deve ritenersi, a pena di estinzione.

Pare evidente, infatti, che all’ipotesi in parola debba essere analogicamente applicato il disposto di cui all’art. 630 comma primo c.p.c., secondo cui ”Oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, il processo esecutivo si estingue quando le parti non lo proseguono o non lo riassumono nel termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice”, non differendo l’istanza di prosecuzione in discorso dalla riassunzione prevista dall’art. 627 c.p.c., in relazione alla quale la legge parla espressamente di “termine perentorio”8.

2. Gli effetti

Alla sospensione consegue l’impossibilità di compimento di atti esecutivi, ai sensi dell’art. 626 c.p.c., “salvo diversa disposizione del giudice dell’esecuzione”, il quale pertanto conserva medio tempore la propria giurisdizione.

Il procedimento resta in vita entrando in uno stato di provvisoria quiescenza destinata a sfociare nella prosecuzione o nell’estinzione.

Rimane sospeso in particolare il decorso degli eventuali termini perentori, e restano salvi gli effetti di tutti gli atti esecutivi già posti in essere prima del provvedimento, valendo, infatti, gli effetti sospensivi solo per il futuro.

La struttura del nuovo istituto non diverge, in buona sostanza, dalla fattispecie di sospensione volontaria già disciplinata, quanto al processo ordinario di cognizione, dagli artt. 296 e 298 c.p.c..

Fermo il divieto di compiere atti esecutivi in senso stretto, potranno essere disposti dal giudice atti conservativi, ordinatori o di carattere amministrativo.

In dottrina si è fatto riferimento in proposito, a titolo esemplificativo, al provvedimento di sostituzione del custode, alla vendita di beni deperibili, all’amministrazione giudiziaria di immobili pignorati9.

Gli atti posti in essere in contrasto con il divieto di cui trattasi ed al di fuori delle dovute circoscritte eccezioni, dovranno considerarsi nulli e potranno essere rimosso mediante opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

3. I mezzi di impugnazione

L’art. 624-bis non dispone nulla in tema di impugnazione avverso l’ordinanza che decida sull’istanza depositata.

Potrebbero teorizzarsi i casi di un rigetto immotivato nonostante il consenso di tutti i creditori, o, di contro, l’accoglimento nonostante il parere contrario di un creditore munito di titolo esecutivo.

Le opzioni possibili possono essere due:

  • la proposizione del reclamo ai sensi dell’art. 669-terdecies c.p.c.;
  • l’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c..

L’argomento testuale depone tuttavia per la seconda delle alternative proposte.

Il reclamo potrebbe trovare ingresso nella fattispecie processuale che ci occupa in solo in virtù di un’interpretazione analogica dell’art. 624 comma secondo c.p.c., in tema di sospensione per opposizione all’esecuzione.

Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza depositata ai sensi dell’art. 624, è, infatti, previsto il mezzo del reclamo; tale mezzo di impugnazione è poi espressamente esteso al provvedimento di sospensione emesso in caso di controversie sulla distribuzione del ricavato (ex art. 512 comma secondo c.p.c.).

Manca invece del tutto il riferimento all’impugnazione dell’ordinanza resa ex art. 624-bis c.p.c.: la lettera delle legge, allo stato, e seppure possa pensarsi alla presenza nel testo di un mero difetto di coordinamento, non ci sembra permettere l’estensione analogica.

4. L’istanza di rinvio della vendita alla luce dell’art. 161-bis d. att. c.p.c.

La riforma del 2005 non ha comunque escluso la possibilità di ottenere il differimento della vendita mediante deposito di istanza di rinvio.

Come ben si comprende, detta istanza ed il provvedimento giudiziale che ne può seguire, a differenza della sospensione volontaria, non incidono nello sviluppo del processo esecutivo se non limitatamente al differimento della data fissata.

Il nuovo art. 161-bis delle Disposizione di Attuazione afferma che il rinvio può essere disposto solo con il consenso dei creditori e degli offerenti che abbiano prestato cauzione ai sensi degli artt. 571 e 580 c.p.c..

A ben guardare, la norma ha conferito dignità giuridica alla posizione di legittima aspettativa dei potenziali aggiudicatari del bene pignorati, del tutto negletta nel previgente sistema, poiché estranea al processo tecnicamente inteso e non ancora consolidata dall’emissione del titolo costituito dal decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c..

In seguito alla prestazione della cauzione nelle forme di legge, alla luce della nuova disposizione, la procedura “sfugge alla totale disponibilità delle parti10, a fronte dell’ingresso, nella fase di liquidazione, della posizione soggettiva, giuridicamente rilevante, dell’interessato all’acquisto.

A mente delle disposizioni di legge vigenti, concludendo, è tuttora possibile la richiesta di rinvio della vendita da parte dei creditori, fino a che essa non sia compiuta, vale a dire anche il giorno stesso in cui essa debba svolgersi.

Tuttavia, qualora fossero state depositate offerte di acquisto, costituirà presupposto necessario al differimento, il consenso dei potenziali aggiudicatari che abbiamo versato cauzione in ottemperanza all’ordinanza di vendita.

__________________

1 L’art. 624-bis è stato aggiunto al Codice di rito dall’art. 2 comma 3 lett.e) n. 42 del D.l. 14.03.2005 n. 35, convertito con modificazioni nella legge 14.05.2005 n. 80, come poi modificato dall’art. 1 comma 3 lett. s) della legge 28.12.2005 n. 263, e dall’art. 18 della legge 24.02.2006 n. 52. La disposizione è entrata in vigore il 01.03.2006, e si applica anche alle procedure esecutive a quella data già pendenti.

2 Per tutti Carpi, voce sospensione dell’esecuzione, Enc. g., nel senso dell’inapplicabilità alla procedura esecutiva della sospensione concordata di cui all’art. 296 c.p.c..

3 Tribunale di Roma 23 maggio 1985, in Giust. Civ. 1985, I, 2863, citata in Ferraiuolo, “Le Aste Immobiliari”, Rimini 2006.

4 Il che non è, stante la vigenza del nuovo art. 161-bis Disp. Att. C.p.c..

5 Si ritiene che non possa essere sufficiente il mero silenzio di uno od alcuni dei creditori a fronte dell’iniziativa di altri. Il consenso del debitore non è richiesto, come accade anche nella diversa ipotesi di rinuncia all’esecuzione, attesa l’evidente utilità, per lo stesso esecutato, dei provvedimenti tesi al differimento o, a maggior ragione, all’estinzione del processo esecutivo. Deve rilevarsi che, comunque, dato il legame intercorrente, nei fatti, tra l’istanza di cui trattasi ed il perfezionamento di accordi stragiudiziali di pagamento, in molti casi l’istanza recherà in calce anche la sottoscrizione del debitore.

6 L’attuale testo dell’art. 490 comma secondo c.p.c. è il seguente: “In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per un valore superiore ad € 25.000,00, e di beni immobili, lo stesso avviso, unitamente a copia dell’ordinanza del giudice e della relazione di stima redatta ai sensi dell’art. 173-bis delle Disposizioni di Attuazione del presente codice, è altresì inserito in appositi siti internet almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte o della data dell’incanto”.

7 Risalta ancora una volta, nel regime tipico di revocabilità delle ordinanze, l’ampiezza del potere discrezionale del giudice, cui spetterà riempire di contenuti la norma, giudicando caso per caso, con una particolare attenzione, questa volta, all’audizione del debitore.

8 Deve rilevarsi che, in entrambe le fattispecie, l’atto processuale da compiere consisterà in un ricorso al giudice dell’esecuzione contenente richiesta di fissazione di udienza ai fini della prosecuzione.

9 Campese, “L’espropriazione forzata immobiliare dopo la legge 14.05.2000 n. 80”, 05, 512; Carpi, “Sospensione dell’esecuzione”, Enc. G., 8.

10 V. Farraiuolo, op. cit.



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