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La burocrazia da Weber a Wittgenstein
Articolo di Sergio Sabetta 09.05.2008
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La burocrazia da Weber a Wittgenstain

di Sergio Sabetta

Le nuove aperture mentali permettono di lasciare emergere ciò che da sempre esiste ma non si poteva vedere.

Per Weber la “legittimità” è alla base dei sistemi di autorità ed è connessa a cinque tipi di credenze legate tra loro:

  1. che vi sia un codice legale determinato e a cui tutti i membri dell’organizzazione debbano obbedienza;
  2. che l’amministrazione agisca nell’interesse dell’organizzazione entro i limiti posti da un sistema di norme astratte;
  3. che le persone che esercitano autorità agiscano anch’esse entro e secondo i limiti normativi;
  4. che colui che è parte dell’organizzazione obbedisca alla legge solo perché membro dell’organizzazione;
  5. che l’obbedienza sia dovuta non tanto alla persona che detiene l’autorità, quanto alla norma che lo ha posto in tale posizione.

Ne deriva che per la strutturazione dei sistemi di autorità legale necessita che:

  1. i compiti siano organizzati sulla base di una regolazione continuativa;
  2. ciascun compito sua funzionalmente distinto per autorità e sanzioni;
  3. gli uffici siano suddivisi in ordine gerarchico;
  4. il personale sia preparato in termini tecnici e legali sulle regole del lavoro;
  5. le risorse dell’organizzazione siano distinte da quelle private dei membri;
  6. vi sia distinzione fra detenzione dell’ufficio e proprietà;
  7. l’attività sia basata su atti scritti;
  8. il sistema di autorità legale assuma la forma più pura nel personale amministrativo burocratico.

Tuttavia i principi di legittimità e di autorità non sono di per se stessi sufficienti a definire una burocrazia professionale e non anche onoraria o collegiale, vi devono pertanto essere le ulteriori seguenti caratteristiche:

  1. i suoi membri sono liberi e devono rispettare solo i doveri impersonali dell’ufficio;
  2. vi è una netta gerarchia di uffici;
  3. le funzioni degli uffici sono chiaramente specificate;
  4. i funzionari sono nominati per contratto, sulla base di una qualificazione professionale attestata;
  5. vi è un salario monetario e il diritto alla pensione;
  6. la sua funzione costituisce la sola o comunque prevalente occupazione;
  7. vi è una carriera con avanzamenti per anzianità o merito su giudizio dei superiori;
  8. il funzionario non può appropriarsi della carica né delle relative risorse ed è inoltre soggetto ad un controllo.

A fronte di questa definizione ideale o pura di burocrazia vi è una definizione “adhocratica”, flessibile, con comportamenti adattabili all’ambiente esterno basata su regole contingenti proprie di un ambiente instabile.

Da struttura prettamente gerarchica si è sviluppata grazie anche ad internet, una struttura a rete in cui si hanno degli hub o nodi principali, legati a moltissimi altri.

A questa nuova tipologia “formale” di rete burocratica regolare, si sovrappone una rete “informale” privata di funzionari, con propri hub, una rete che può fungere da supporto all’attività formale amministrativa o al contrario soffocarla e deviarla dietro interessi del tutto privati di parte. Più vi è flessibilità, mancanza di regola certe, e più cresce una rete “informale” che attraverso alleanze sostituisce le regole mancanti.

La burocrazia può essere vista come un frattale, in cui la stessa figura si replica in scale maggiori o minori, con informazioni strutturali semplificate anche se appesantite da aspetti particolaristici, essa infatti favorisce la ripetitività e la conservazione sia della memoria che della struttura organizzativa sociale.

Possiamo definire quindi la burocrazia come una ricorsiva applicazione di formule organizzative semplici che creano la complessità, si passa dalla linearità alla circolarità ripetitiva, vi è in altre parole una profonda unità strutturale per una molteplicità percepita.

Nel linearizzare la complessità si procede alla frantumazione della realtà, essa costituisce degli attrattori caotici, dei “bacini di attrazione”, di una dinamicità sociale in atto.

La burocrazia stabilizza e crea al contempo complessità nel proprio irrefrenabile espandersi, ma superato un determinato limite essa congela e sostituisce se al dinamismo del sistema sociale stesso, vi è comunque sempre un passaggio dalla complessità alla caoticità nel proprio ciclo di feedback se il sistema non viene stabilizzato con feedback negativi.

Se un sistema meccanico predefinito nelle sue interazioni ambientali, presenta relazioni rigide tra le parti del sistema si da avere una dinamica deterministica, non altrettanto avviene per un sistema dinamico in ambiente dinamico per il quale vi è una combinazione irripetibile di varie tipologie di legami tra le parti a seguito di una necessaria parziale e spontanea auto-organizzazione.

La forte dissipazione di energie e informazioni che queste strutture burocratiche comportano è in parte compensata dal concetto di intelligenza distribuita quale mezzo atto all’auto-organizzazione e alle mancanze dei leader e del governo.

La crescente complessità ambientale riduce i tempi di scelta, aumentando le difficoltà là dove tale necessità non viene colta, con conseguente aumento della tensione sociale. Nella riduzione delle biforcazioni di scelta vengono a ridursi gli intervalli di prevedibilità, fino a giungere alla zona del caos in cui vi è una totale ingestibilità delle biforcazioni, secondo la Mappa di Feigenbaum , senza l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Al confine tra ordine e caos sorgono regolarità inattese, come l’auto-organizzazione, prive di linearità ma dotate di invarianza di scala.

Nella burocrazia, come in qualsiasi organizzazione, l’esperienza viene rivissuta nel doppio fine di ricordare e al contempo semplificare il sociale in alternativa al disordine, questo nel tentativo di risolvere qualsiasi situazione di conflitto al proprio interno. L’informazione è diffusa e memorizzata all’interno della struttura per uffici, secondo un principio gerarchico, con la possibilità di estrarre aspetti diversi dallo stesso evento si da aversi una notevole flessibilità “sostanziale”, secondo precisi interessi, in contrasto con la rigidità “apparente”, la memoria organizzativa è perciò un’azione collettiva.

Vi è un continuo rapporto tra il livello della “soggettività generica” e quindi della regolamentazione quale controllo e il livello della “intersoggettività”, quale luogo di scambio premessa per l’innovazione. Al crescere delle rigidità interpretative, delle regole imposte all’organizzazione, diminuiscono i significati autonomi che l’organizzazione e i suoi membri elaborano per sé e l’ambiente in cui agiscono.

Fino a giungere alla Scuola di Francoforte in cui si pone l’accento sulla funzione di controllo sociale e di gabbia interpretativa delle narrazioni organizzative.

Nel rapporto che si instaura fra amministratori e politici le capacità tecniche dei primi, se da una parte possono costituire orgoglio di classe e potere di contrattazione per l’utilità della conoscenza dei meccanismi amministrativi, dall’altra possono costituire elemento di disturbo per i politici, per i quali è preferibile in determinate aree la manovrabilità alla conoscenza, la quale è fornita nell’essenziale dai funzionari minori.

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Bibliografia

  • G.E.Alberti e altri, La pratica del problem solving, Angeli ed. 2004;
  • N. Antonucci, Perché solo Wittgenstein era a proprio agio nel caos?, in ComplexLab.com;
  • Campanile, Il mondo in Wittgenstein, in Rassegna delle Scienze Filosofiche, IX, 38-76, 1956;
  • M. Albrow, La burocrazia, Il Mulino, 1973;
  • C. G. Cortese, L’organizzazione si racconta, Guerini e Associati, 1999;
  • B. Mandelbrot, Gli oggetti frattali: forma, caso e dimensione, Einaudi, 1987;
  • S. Contini, La produzione del senso nelle organizzazioni, In ComplexLab.com;
  • C. Mazzucchelli, Organizzazione e complessità, in ComplexLab.com;
  • M. Weber, Economia e società, Comunità ed. 1968;
  • J. Tsien, Il codice della memoria, in “Le Scienze”, 56-65, 469, settembre 2007;
  • R. M. L. Varvelli, Dilemmi manageriali: burocrazia, adhocrazia e democrazia, L’Impresa, 2/05.




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