Proposta di valutazione metodologica del danno esistenziale e di modello di quesito per i ctu
di Maria Emanuela Torbidone1, Angela Mazzocco2, Alessandro Ruta3
Estratto dal convegno nazionale "Il Risarcimento del Danno Esistenziale e del Macrodanno - I punti di vista della Psicologia Forense e della Medicina Legale e Sociale sui quesiti alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione" organizzato dall'Associazione Italiana di Psicologia Giuridica il 17 giugno 2008 presso la Camera dei Deputati in Roma.
Il presente lavoro ha come obiettivo quello di evidenziare l’autonomia concettuale e l’indipendenza del Danno Esistenziale. Esso prende spunto da una relazione presentata nel 2005 durante il Convegno Nazionale “AD PERSONAM” dall’Avv. Cesari e dall’Avv. Martelli4. In questa ottica l’Associazione Italiana di Psicologia Giuridica AIPG ha conferito l’incarico a tre suoi membri: la dott.ssa Emanuela Torbidone, la dott.ssa Angela Mazzocco e il dott. Alessandro Ruta.
L’incarico assegnato aveva le seguenti finalità:
Prima di procedere ad esporre il lavoro ed illustrarlo, si ritiene necessario evidenziare i seguenti aspetti:
Definizione di Danno Esistenziale
La ricerca parte da una definizione di Danno Esistenziale che sottolinea l’autonomia concettuale di questa categoria di Danno. La pratica clinica e forense conferma che il Danno Esistenziale non nasce da ipotesi, congetture, speculazioni o supposizioni astratte della realtà, anzi è proprio nella realtà che trova ampia conferma. Spesso, infatti, ci si trova di fronte all´evidenza che sono molti i fatti illeciti che non producono un Danno Biologico, ma che comunque alterano la personalità, le abitudini, gli assetti relazionali della persona, inducendola a scelte di vita diverse. Questi aspetti, inoltre, trovano fondamento nella Costituzione che tutela i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali dove svolge ed estrinseca la sua personalità (es. la famiglia, la qualità della vita, la compromissione delle attività realizzatrici della persona, ecc.).
La definizione proposta, come Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (AIPG), nasce dall’integrazione delle teorie psicologiche con le sentenze della Cassazione che si sono espresse sulla materia negli ultimi anni.
La definizione proposta è la seguente:
Il Danno Esistenziale è un’alterazione (temporanea e/o permanente), in senso peggiorativo, del modo di essere di una persona nei suoi aspetti sia individuali che sociali.
Sul Piano Individuale si presenta come:
una modificazione della personalità e dell’assetto psicologico nel suo adattamento, nei suoi stati emotivi, nella sua efficienza e nella sua autonomia
Sul Piano Sociale si presenta come un’alterazione del manifestarsi del proprio modo di essere nei seguenti ambiti:
La definizione proposta richiama fortemente l’art. 2 della Costituzione5 e permette di distinguere all’interno del Danno Esistenziale tre macrocategorie:
Metaforicamente è possibile paragonare il Danno Esistenziale ad una torta composta da tre fette, ossia da tre macrocategorie nelle quali è possibile osservare tutti quegli aspetti che vengono danneggiati nella persona sia a livello individuale che sociale.
Ogni macrocategoria ha un peso diverso. In base alla teorie psicologiche, che riconoscono una importanza fondamentale a questo aspetto, e alla pratica clinica, è stato deciso di dare maggiore importanza alla macrocategoria della Personalità e dell’Assetto Psicologico (50%), mentre successivamente vi è la macrocategoria delle Relazioni Familiari ed Affettive (30%) ed infine la macrocategoria delle Attività Ricreative, Culturali e di Autorealizzazione.
Danno Esistenziale 100% =
Personalità e Assetto psicologico 50% + Relazioni Familiari e Affettive 30% + Attività Ricreative, Culturali e autorealizzatrici 20%.
Passando ad analizzare ogni singola macrocategoria e illustrando come è possibile estrapolare una valore percentuale del Danno in ogni singola area e di come è possibile arrivare ad ottenere un unico punteggio percentuale che permetta di quantificare la totalità del Danno Esistenziale, si potranno ottenere le seguenti definizioni:
1. Macroarea della personalità e dell’assetto psicologico.
Si ritiene utile fornire una breve, anche se generica, definizione di personalità, anche se per un approfondimento sul tema si rimanda alla lettura di testi più specifici ed approfonditi6.
La personalità è espressione peculiare dell'individuo ed è il risultato della naturale interazione di molteplici e multiformi fattori. Essa è un’organizzazione di modi di essere, di conoscere e di agire, che assicura unità, coerenza, continuità, stabilità e progettualità alle relazioni dell’individuo con il mondo.
Quello che ormai è acquisito è che la personalità è un costrutto che si compie nel corso dello sviluppo individuale attraverso gli scambi con l’ambiente. Essa è dinamica e in continua costruzione.
La personalità è, quindi, un sistema complesso che si sviluppa e funziona tramite interazioni continue con l’ambiente secondo rapporti di influenza reciproca, ed è organizzata in tratti ampi e sovraordinati che organizzano le tendenze abituali che a loro volta organizzano le abitudini comportamentali.
La teoria di riferimento che meglio si presta alla valutazione e quantificazione del Danno Esistenziale in questa area e la teoria dei BIG FIVE. Il termine Big Five è stato usato per la prima volta da Goldberg7, anche se fu Norman8 a dar inizio ad un lavoro approfondito sui cinque grandi fattori.
I pregi di questa teoria sono diversi:
Secondo questa teoria, vi sono cinque grandi fattori della personalità, che permettono di descriverla:
Energia (Introversione - Estroversione)
Riguarda la propensione dell’individuo ad essere rivolto più verso la realtà interna o esterna. Un polo di questo fattore è rappresentato dall’estroversione mentre la polarità opposta è rappresentata dall’introversione.
Amicalità (Gradevolezza –Ostilità)
Concerne la qualità dell’incontro con l’altro che può essere caratterizzato da ostilità o sollecitudine. Una polarità è costituita da cortesia, altruismo, empatia e cooperatività; mentre il polo opposto è caratterizzato da ostilità, insensibilità ed indifferenza.
Coscienziosità (Direzione e Organizzazione - mancanza di Direzione e Organizzazione)
Riguarda la capacità di autoregolazione e la capacità di portare a compimento i compiti intrapresi. Questo fattore contiene in una sua polarità caratteristiche che fanno riferimento alla scrupolosità, alla perseveranza, alla affidabilità ed alla autodisciplina. Nel polo opposto vi sono le caratteristiche antistanti.
Stabilità emotiva (Stabilità emotiva - Nevroticismo)
Concerne caratteristiche connesse alla capacità di moderare la propria emotività e di controllare le proprie reazioni in particolare in situazioni di fastidio, conflitto e pericolo. Un polo comprende la capacità di moderare la propria emotività, l'ansia, ossia di controllare le proprie reazioni di irritazione, malumore e rabbia in situazioni di fastidio, conflitto e pericolo. Il polo opposto comprende vulnerabilità, fragilità, irritabilità, rabbia, insicurezza.
Apertura all’esperienza (Apertura-Chiusura)
Concerne caratteristiche che riflettono l’inclinazione ad essere curiosi e ad acquisire conoscenze; ossia ad avere un atteggiamento favorevole nei confronti delle novità.
Ciascuno dei cosidetti fattori “Big Five” riassume un dominio di differenze individuali estremamente ampio, che contiene al proprio interno un ampio numero di caratteristiche di personalità distinte e maggiormente specifiche. E’ importante precisare che questa teoria, pur apparendo semplice e intuitiva nei suoi aspetti esplicativi, ha una certa complessità e richiede competenza e accortezza per essere valutata durante la raccolta anamnestica, il colloquio clinico e la somministrazione dei test.
Ogni fattore, successivamente all’evento lesivo o illecito, può presentare una alterazione, rispetto al precedente assetto, che può essere classificata secondo la seguente scala ordinale:
La scala ordinale non permette quantificazioni e, quindi, per una valutazione in termini percentuali è stato attribuito a ogni gradino un peso numerico che cresce all’aumentare della lesione:
I fattori da valutare, i differenti gradi di alterazione ed i pesi ad essi assegnati permettono di costruire una Tabella (Tab. n.1) in cui è necessario segnare le caselle che corrispondono al grado di alterazione per ogni fattore indagato. Si tenga presente che il punteggio grezzo massimo di alterazione in questa area è pari a 25.
Si propone di seguito un esempio esplicativo: si ipotizza di osservare un individuo che successivamente all’evento lesivo riporta il seguente livello di alterazioni nei seguenti fattori:
La tabella andrà compilata e utilizzata nel seguente modo (Tab. 2).
Il punteggio in questa macroarea è, in questo esempio, di 16 su 25. A questo punto per ottenere il valore che ci permette di quantificare il Danno Esistenziale in questa macroarea, per poi essere sommato ai punteggi ottenuti nelle altre macroaree, è necessario applicare una formula matematica che permetta di proporzionare il punteggio ottenuto ad una scala in cui il valore massimo possibile è 50. Si è, infatti, detto in precedenza che la macroarea della Personalità e dell’Assetto Psicologico costituisce il 50% del totale del Danno Esistenziale nella sua totalità.
La proporzione da applicare in questa macroarea sarà la seguente:
50 : 25 = X : N
Dove X è il valore proporzionato che dobbiamo ricavare mentre N è il punteggio grezzo che è stato ottenuto in questa macroarea da quello specifico individuo. In base alla proporzione quindi:
X = (50 x N) /25
Nel caso esplicativo mostrato sopra la proporzione sarà la seguente:
50 : 25 = x : 16
X = (50 x 16) /25
X=32.
In questo esempio il valore 32 indica il valore del Danno in questa macrocategoria, questo è anche il valore che andremo a sommare alle altre alterazioni che saranno eventualmente riscontrate nelle altre aree in quanto il valore ottenuto è una proporzione del Danno Esistenziale nella sua totalità tenuto conto del peso che ha questa macrocategoria (50%).
(Tab. 2: esempio esplicativo).
2. Macrocategoria delle relazioni familiari e affettive
Nello studio effettuato su questa macroarea è stato fatto riferimento alle teorie sistemico-relazionali, e l’attenzione è stata focalizzata su due aspetti specifici che caratterizzano la famiglia.
Il riferimento è stato indirizzato verso queste teorie per estrapolare quei fattori che meglio spiegano la famiglia e che forniscono la possibilità di osservarla e valutarla al fine di quantificare l’alterazione che l’evento lesivo ha provocato.
Prima di esporre le modalità di valutazione del Danno in questa macroarea è importante fare delle premesse ed illustrare, brevemente, i riferimenti teorici di riferimento.
Per descrivere la famiglia si è utilizzata la definizione di Lewin sui gruppi in quanto tale definizione si adatta bene alle caratteristiche strutturali e di funzionamento della famiglia intesa come sistema.
La famiglia è “qualcosa di più o, per meglio dire, qualcosa di diverso, dalla somma dei suoi membri. Quello che ne costituisce l’essenza non è la somiglianza o la dissomiglianza riscontrabile tra i suoi membri, bensì la loro interdipendenza. Il gruppo (famiglia) può definirsi come totalità dinamica. Ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte, o frazione qualsiasi, interessa lo stato di tutte le altre”11.
La definizione proposta evidenzia che:
La famiglia, inoltre, si caratterizza per il fatto di essere un “gruppo con storia”12 ossia una storia condivisa del passato e con legami che si estendono nel futuro. Più specificatamente, come è stato rilevato già all’origine delle riflessioni sui gruppi13, la famiglia è un particolare tipo di gruppo ossia “un gruppo primario”. Cioè un gruppo che svolge una funzione fondamentale sia ai fini della costruzione della identità individuale sia ai fini della costruzione della società. Tale gruppo interagisce in modo complesso e con crescenti differenziazioni con il sociale.
La famiglia, quindi, è un elemento complesso, fatto di relazioni e di legami. La relazione è ciò che lega, anche inconsapevolmente, i membri di una famiglia. Prendendo a prestito la definizione di Turner14, egli definisce il legame familiare un legame sacro, a differenza del legame presente in altri gruppi (gruppi di lavoro) in cui il legame è contrattuale. Nel legame contrattuale il vincolo può essere reciso o interrotto, oltre che a livello giuridico, anche a livello psicologico. Il legame sacro ha invece un carattere permanente e non può essere reciso. La sacralità risiede appunto nell’indisso-lubilità percepita dai protagonisti della relazione e dalla società stessa.
Ma in che modo il fatto illecito procura delle modificazioni e delle alterazioni all’interno del sistema familiare? Il fatto illecito si collega, all’interno delle teorie sistemico-relazionali, al concetto di transizione. La transizione è un passaggio da una condizione data ad una condizione nuova15.
Le transizioni sono innescate da eventi critici, ossia quegli eventi che provocano un cambiamento nel sistema familiare di fronte al quale le modalità di funzionamento precedenti non risultano più adeguate e il sistema familiare è chiamato ad attingere alle sue risorse interne o esterne per ristrutturare il proprio funzionamento. La criticità dell’evento sta nel fatto che esso apre un fronte di incertezza e sollecita un cambiamento che può essere fonte di sviluppo oppure di inciampo e arresto.
Gli eventi critici possono essere normativi o non normativi:
Eventi Critici Normativi: sono eventi attesi e prevedibili che caratterizzano il ciclo di vita della famiglia (nascita di un figlio, perdita dei genitori anziani, ecc.).
Evento Normativo Scelto: matrimonio.
Evento normativo non scelto: morte di un genitore anziano.
Eventi Critici non normativi: sono eventi inattesi che non possono essere prevedibili o anticipati dalla famiglia (es. incidenti, malattie, ecc.).
Evento non normativo scelto: separazione coniugale.
Evento non normativo non scelto: morte prematura.
Vari autori hanno identificato alcune fasi della transizione innescata da eventi critici. Ruben HiIl, già alla fine degli anni 40, aveva individuato tre fasi che seguono all’evento che provoca la transizione:
La prospettiva di Hill era sostanzialmente ottimista perché prevedeva sempre un esito riorganizzativo della crisi. In realtà dalla crisi si esce con varie soluzioni, non sempre positive: le famiglie, infatti, possono riorganizzarsi o rimanere in una situazione di stallo o sfaldamento. Le situazioni di stallo si verificano principalmente di fronte ad eventi non normativi e non scelti (illecito).
Alla luce delle teorie sistemico-relazionali gli aspetti che devono essere presi in considerazione per la valutazione del Danno in questa area sono:
Ogni aspetto, successivamente all’evento lesivo o illecito, può presentare una alterazione, rispetto al precedente assetto familiare che può essere classificata secondo i sei gradini ordinali precedentemente illustrati con i relativi pesi numerici.
I fattori da valutare, i differenti gradi di alterazione ed i pesi ad essi assegnati permettono di costruire una tabella (Tab. n.3) in cui è necessario segnare le caselle che corrispondono al grado di alterazione per ogni fattore indagato. Si tenga presente che il punteggio grezzo massimo di alterazione in questa area è pari a 15.
Segue un esempio esplicativo (Tab. 4): si ipotizza di osservare un individuo che successivamente all’evento lesivo riporta il seguente livello di alterazioni nella macrocategoria delle Relazioni Familiari ed Affettive:
Il punteggio in questa macroarea sarà di 11 su 15. A questo punto per ottenere il valore che permette di quantificare il Danno Esistenziale in questa macroarea, per poi essere sommato ai punteggi ottenuti nelle altre macrocategorie, è necessario applicare la formula matematica che permetta di proporzionare il punteggio ottenuto ad una scala in cui valore massimo possibile è 30. Si è detto, infatti, in precedenza che la macroarea delle Relazioni Familiari e Affettive costituisce il 30% del totale del Danno Esistenziale nella sua totalità. La proporzione da applicare in questa macroarea sarà la seguente:
30 : 15 = X : N
Dove X è il valore proporzionato che si deve ricavare mentre N è il punteggio grezzo che è stato ottenuto in questa macroarea da quello specifico individuo. In base alla proporzione quindi:
X = (30 x N) /15
Nel caso esplicativo mostrato sopra la proporzione sarà la seguente:
30 : 15 = X : 11
X = (30 x 11) /15
X=22
In questo esempio il valore 22 indica il valore del Danno in questa macrocategoria, ma è anche il valore che si andrà a sommare alle altre alterazioni che saranno eventualmente riscontrate nelle altre aree in quanto il valore ottenuto è una proporzione del Danno Esistenziale nella sua totalità tenuto conto del peso che ha questa macrocategoria (30%).
3. Macrocategoria delle attività ricreative, culturali e realizzatrici di Sè
L'espressione "attività ricreative, culturali e realizzatrici di Sè” comprende varie situazioni quali: riposo, attività interpersonali, sociali, ricreative, creative e la possibilità di coltivare gli interessi individuali, relazionali, culturali, religiosi e di autorealizzazione.
Tutte le attività considerate in questa macroarea sono espressione di Bisogni Motivazionali.
A questo proposito appare opportuno citare la Teoria Motivazionale di Maslow16 basata su una classificazione gerarchica dei bisogni.
Bisogni fisiologici
Sono i bisogni di base quali aria, acqua, cibo, sonno, sesso, ecc. Sono i bisogni fondamentali connessi con la sopravvivenza.
Quando questi non sono soddisfatti si può sentire la malattia, l'irritazione, il dolore e il disagio.
Bisogno di Appartenenza e Amore
Consiste nel bisogno e desiderio di appartenere a un gruppo: club, gruppo di lavoro, gruppo religioso, ecc.
Bisogno di autostima
Ci sono due tipi di bisogni di stima; il primo è l'autostima che nasce dall’essere competente e dall’avere padronanza con determinate operazioni; in secondo luogo ci sono la stima, l'attenzione ed il riconoscimento che viene dagli altri. Riguarda il bisogno di essere rispettati, apprezzati ed approvati, ossia di sentirsi competente e produttivo.
Bisogno di autorealizzazione:
E’ il desiderio di diventare sempre più quello che uno è, per trasformarsi in tutto ciò che uno è capace di diventare, ossia di massimizzare il proprio potenziale. Ciò è inteso come l'esigenza di realizzare la propria identità e di portare a compimento le proprie aspettative, nonché di occupare una posizione soddisfacente nel proprio gruppo.
Questo modello rende possibile la combinazione delle motivazioni biologiche con quelle più propriamente psicologiche e sociali, inoltre, evidenzia il fatto che sono numerose le motivazioni che muovono le persone. Proprio per questo motivo, perché vi sono attività più prettamente fisiologiche e altre più prettamente psicologiche, questa macrocategoria necessita, per una adeguata valutazione, della sinergia tra lo psicologo forense e il medico legale.
Mentre le precedenti macrocategorie (ossia l’assetto psicologico e le relazioni familiari e affettive) sono di competenza dello psicologo forense, quest’ultima necessita della collaborazione tra due professionisti nel campo della salute.
A questo punto per valutare l’alterazione del Danno in questa macroarea sono stati creati i seguenti gruppi di attività:
- attività di riposo
- attività relazionali
- attività di svago
- attività sociali e culturali
- attività di autorealizzazione.
Ogni gruppo di attività, successivamente all’evento lesivo o illecito, può presentare una alterazione, rispetto al precedente funzionamento che può essere classificata secondo i sei gradini ordinali precedentemente illustrati con i relativi pesi numerici.
Le aree di attività da valutare, i differenti gradi di alterazione ed i pesi ad essi assegnati permettono di costruire una tabella (Tab. 5) in cui è necessario segnare le caselle che corrispondono al grado di alterazione per ogni fattore indagato. Si tenga presente che il punteggio grezzo massimo di alterazione in questa area è pari a 25.
Segue un esempio esplicativo in Tabella 6: si ipotizza di osservare un individuo che successivamente all’evento lesivo riporta il seguente livello di alterazioni nella macrocategoria delle Attività Ricreative, Culturali e Realizzatrici di Sè:
- attività di riposo: alterazione assente;
- attività relazionali: alterazione lieve;
- attività di svago: alterazione lieve;
- attività sociali e culturali: alterazione lieve;
- attività di autorealizzazione: alterazione assente.
Il punteggio in questa macroarea sarà di 11 su 25. A questo punto per ottenere il valore che permette di quantificare il Danno Esistenziale in questa macroarea, per poi essere sommato ai punteggi ottenuti nelle altre macrocategorie, è necessario applicare la formula matematica che permetta di proporzionare il punteggio ottenuto ad una scala in cui valore massimo possibile è 20. Si è infatti detto in precedenza che la macroarea delle Attività Ricreative, Culturali e Realizzatrici di Sè costituisce il 20% del totale del Danno Esistenziale nella sua totalità. La proporziona da applicare in questa macro area sarà la seguente:
20 : 25 = X : N
Dove X è il valore proporzionato che si deve ricavare mentre N è il punteggio grezzo che è stato ottenuto in questa macroarea da quello specifico individuo. In base alla proporzione quindi:
X = (20 x N) / 25
Nel caso esplicativo mostrato sopra la proporzione sarà la seguente:
20 : 25 = X : 3
X= (20 x 3) /25
X=2,4.
In questo esempio il valore 2,4 indica il valore del Danno in questa macrocategoria, ma è anche il valore che si andrà a sommare alle altre alterazioni che sono state riscontrate nelle altre macrocategorie in quanto il valore ottenuto è una proporzione del Danno Esistenziale nella sua totalità tenuto conto del peso che ha questa macrocategoria (20%).
I tre valori sommati permettono di avere un punteggio del danno esistenziale in una scala che va da 1 a 100.
Negli esempi presentati il Danno Esistenziale della persona esaminata sarà pari a:
Danno Esistenziale = Assetto Psicologico 32 + Relazioni Familiari/Affettive 22 + Attività 2,4= 56,4.
Il lavoro presentato deve essere considerato come uno studio pilota in fase di ulteriori approfondimenti e adeguamenti, finalizzato ad offrire un supporto allo psicologo forense rispetto la valutazione e quantificazione del Danno Esistenziale, misurato finora attraverso parametri soggettivi.
La ricerca effettuata deve anche intendersi come il giusto complemento allo studio della personalità, più volte richiamato da sentenze della Cassazione in relazione al Danno Esistenziale, come apertura, quindi, alla possibilità reale della valutazione/quantificazione del Danno da parte della psicologia giuridica.
PROPOSTE DI QUESITI
Proposta di quesito per la valutazione integrale del danno nel caso in cui NON vi siano lesioni sul soma
Il nominato C.T.U. Psicologo Forense
ai fini di una valutazione integrale del danno
Proposta di quesito per la valutazione integrale del danno nel caso in cui vi siano lesioni anche sul soma
I nominati C.T.U. Psicologo Forense e Medico Legale
ai fini di una valutazione integrale del danno
_______________
1 Psicologa, Psicoterapeuta, CTU Foro di Teramo, Gruppo di Ricerca AIPG.
2 Psicologa, Gruppo di Ricerca AIPG.
3 Psicologo, Gruppo di Ricerca AIPG.
4 In Giuseppe Cassano “Provare – Risarcire – Liquidare il Danno Esistenziale” Ed. “Guida al diritto” de “Il Sole 24 ore”, 2006.
5 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”.
6 Armezzani, M., L'indagine di personalità, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1995. Attili, G., Alle basi della personalità, Firenze, Giunti, 1993. Boncori, L., Teoria e tecniche dei test, Torino, Bollati Boinghieri, 1993. Branconi, L., Personalità: eredità e ambiente, Milano, Rizzoli Editore, 1972. Caprara, G.V., Gennaro, A., Psicologia della personalità, Bologna, Il Mulino, 1993. Caprara, G. V., Luccio, R., Teorie della personalità, Bologna, Il Mulino, 1992. Caprara, G. V., Cervone, D. (2003) Personalità: Determinanti, Dinamiche, Potenzialità, 1a edizione, Raffaello Cortina Editore, Milano. Mischel, W. (1968), Personality and Assessment, Wiley, New York. Oldham J.M., Skodol A.E., Bender D.S. (2008) “Trattato dei disturbi di personalità” Cortina Raffaello. Carotenuto Aldo, (1991) “Trattato di psicologia della personalità e delle differenze individuali” Cortina Raffaello.
7 Goldberg, L. R. (1993). The structure of phenotypic personality traits. American Psychologist, 48, 26-34. Goldberg, L. R. (1981). Language and individual differences: The search for universals in personality lexicons. In Wheeler (Ed.), Review of Personality and social psychology, Vol. 1, 141-165. Beverly Hills, CA: Sage.
8 Norman, W. T. (1963). Toward an adequate taxonomy of personality attributes: Replicated factor structure in peer nomination personality ratings. Journal of Abnormal and Social Psychology, 66, 574-583.
9 McGhee, R.M., Ehrler, D.J., & Buckhalt, J. (2007). Five Factor Personality Inventory - Children (FFPI-C). Austin, TX: Pro-Ed. De Fruyt, F., McCrae, R. R., Szirmák, Z., & Nagy, J. (2004). The Five-Factor personality inventory as a measure of the Five-Factor Model: Belgian, American, and Hungarian comparisons with the NEO-PI-R. Assessment, 11, 207-215. John, O. P., & Srivastava, S. (1999). The Big-Five trait taxonomy: History, measurement, and theoretical perspectives. In L. A. Pervin & O. P. John (Eds.), Handbook of personality: Theory and research (Vol. 2, pp. 102–138). New York: Guilford Press.
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10 Barbaranelli, C., Caprara, G.V., Rabasca, A., BFQ-C, Big Five Questionnaire Children: Manuale, Firenze, Organizzazioni Speciali, 1998. Caprara, G.V., Barbaranelli, C., Bermudez, J., Maslash, C., Ruch, W., ''Multivariate methods for thew comparsison of factor structures in cross-cultural research: An illustration with the Big Five Questionnaire'', Journal of Cross-Cultural Psychology, 31(4), pp. 437-464, 2000. Barbaranelli, C., Caprara, G.V., Rabasca, A., Pastorelli, C., ''A Questionnaire for measuring the Big Five in late childhood'', Personality and Individual Differences, 34, Published by Elsevier Science Ltd, pp. 645-664, 2003.
11 Lewin K., Teoria e sperimentazione in psicologia sociale (1951), Il Mulino, Bologna, 1972.
12 Olson M., 1969, “Toward a social report”Washington, D.C: U.S. Department of Health, Education, and Welfare.
13 Cooley C. H “L’organizzazione sociale”, Edizioni di Comunità, Milano 1963.
14 Turner, R. H.:(1970). “Family interaction”, John Wiley and Sons, New York, in Klass e Marwit 1988.
15 M. Malagoli Togliatti e A. Lubrano Lavadera (2002) “Dinamiche relazionali e ciclo di vita della famiglia” Il Mulino.
16 Maslow, A. H., Motivazione e personalità, Armando, Roma 2002.
Violazione degli obblighi di assistenza familiare
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PUNTO&LEXLa Cassazione, con sentenza n. 30033 depositata lo scorso 29 luglio, accogliendo il ricorso presentato dal procuratore generale... E' stata immediatamente pubblicata, come supplemento ordinario n. 171 della Gazzetta Ufficiale n. 175 del 29 luglio 2010,... Il Consiglio nazionale forense ha diffuso ieri, 28 luglio, via mail, una circolare indirizzata ai Presidenti dei consigli... E' stata annullata, con rinvio, da parte dei giudici di legittimità - sentenza n. 29936 del 29 luglio... |
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