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Affidamento esclusivo della prole solo in casi eccezionali
Cassazione civile , sez. I, sentenza 19.06.2008 n° 16593 (Clorinda Di Franco)
In caso di separazione tra coniugi, quando è possibile affidare i figli in via esclusiva ad uno soltanto di essi?





Affidamento esclusivo della prole solo in casi eccezionali

(Cass. civ., sez. I, 19 giugno 2008, sentenza n. 16593)

di Clorinda Di Franco

(Fonte: Altalex Mese 9/2008)

Il quesito:

  • In caso di separazione tra coniugi, quando è possibile affidare i figli in via esclusiva ad uno soltanto di essi?

Il caso

G.P., sposato con A.R. con la quale ha avuto un figlio, si separa dalla moglie.

Il Tribunale, nel pronunciare la separazione con addebito a G.P., affida il figlio in via esclusiva a A.R., alla quale assegna la casa coniugale, dispone a carico del marito un assegno mensile di euro 750,00 in favore della moglie e di euro 1.200,00 per il figlio.

La sentenza del Tribunale di primo grado viene confermata in grado di appello su gravame di G.P. che quindi ricorre per cassazione, lamentando violazione di legge. In particolare, denuncia la violazione degli articoli 155 e 155 bis del codice civile che individuano nell’affido condiviso la regola generale per l’esercizio della potestà genitoriale in caso di conflitti tra coniugi.

Inquadramento della problematica

Ecco in estrema sintesi la problematica all’attenzione della corte di legittimità

  • In caso di separazione tra coniugi, quando è possibile ricorrere all’affido esclusivo dei figli?

La normativa

Codice civile

Articolo 155 - Provvedimenti riguardo ai figli

Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice che pronuncia la separazione personale dei coniugi adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all'interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.

La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.

...omissis…

Art. 155-bis. Affidamento a un solo genitore e opposizione all'affidamento condiviso.

Il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento all'altro sia contrario all'interesse del minore.

Ciascuno dei genitori può, in qualsiasi momento, chiedere l'affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni indicate al primo comma. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l'affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi, per quanto possibile, i diritti del minore previsti dal primo comma dell'articolo 155. Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell'interesse dei figli, rimanendo ferma l'applicazione dell'articolo 96 del codice di procedura civile.

La risposta della Cassazione

La risposta della Corte di legittimità può essere sintetizzata nei seguenti punti essenziali:

  • Gli articoli 155 e 155 bis, come modificati e integralmente riscritti dalla Legge 8 febbraio 2006, n. 54, sono improntati al principio della tutela del diritto del minore alla bigenitorialità, ossia al diritto dei figli a continuare ad avere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori anche dopo la separazione.

  • Perciò essi prevedono come criterio generale per l’affidamento dei figli, l’affido così detto condiviso, che comporta l’esercizio della potestà genitoriale da parte di entrambi con condivisione delle decisione di maggiore importanza attinenti alla sfera personale e patrimoniale del minore.

  • L’affido esclusivo si pone oggi come ipotesi di carattere eccezionale che può essere adottata soltanto nei casi in cui la regola generale dell’affido condiviso si presenta inattuabile. Il legislatore ha ritenuto di non dovere precisare quali siano tali casi, rimettendo al giudice la valutazione del caso concreto.

  • Alla luce di ciò, ben si comprende che non può considerarsi caso eccezionale quello della semplice conflittualità tra coniugi, la quale è alla base di ogni separazione; ma deve esserci un qualcosa di più che induca nel giudice il convincimento che l’affido condiviso sia contrario all’interesse del minore. In particolare, sarà necessario valutare l’atteggiamento complessivo del genitore verso la società e verso il figlio ed il rapporto che intercorre con quest’ultimo.

  • Nel caso di specie, la Corte di merito, con valutazione insindacabile in sede di legittimità, tanto più che sorretta da adeguata motivazione, ha ritenuto il padre non idoneo all’affidamento del minore. In particolare, ha preso atto del comportamento gravemente screditatorio nei confronti della capacità educativa della madre adottato dall’uomo con ripetute accuse che si sono spinte sino a sostenere l’intrattenimento da parte della stessa di relazione omosessuali. Ha considerato tale comportamento in termini non di mera conflittualità tra coniugi ma di oggettiva inidoneità del padre alla condivisione della potestà genitoriale. Per converso, l’affidamento esclusivo del figlio alla madre si è mostrato conforme alla tutela dell’interesse del minore, avendo ella tenuto un costante atteggiamento di disponibilità a favorire i rapporti tra padre e figlio il quale è sembrato sereno e ben integrato nel contesto sociale di riferimento.

  • Sulla base di tali considerazione, i giudici di nomofilachia rigettano il ricorso.



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