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Pubblico impiego, accertamento giudiziale del rapporto di lavoro
TAR Marche-Ancona, sez. I, sentenza 13.03.2008 n° 193

Pubblico impiego - accertamento giudiziale del rapporto di lavoro - contratto di lavoro autonomo - impugnativa - necessità

L'accertamento giudiziale dell'esistenza di un rapporto di pubblico impiego, in luogo di un rapporto formalizzato come lavoro autonomo, non è proponibile se l'interessato non ha tempestivamente impugnato l'atto.

(Fonte: Altalex Massimario 34/2008. Cfr. nota di Rocchina Staiano)






T.A.R.

Marche - Ancona

Sezione I

Sentenza 13 marzo 2008, n. 193

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per le Marche

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 557 del 1989, proposto da:

P. M., rappresentata e difesa dagli avv.ti Elena D'Amico e Luciana Luciani, con domicilio eletto presso l’avv. Marco Manfredi in Ancona, via Rismondo, 8;

contro

il Comune di Castelfidardo, in persona del Sindaco pro-tempore, rappresentato e difeso dall'avv. Domizia Perrone, con domicilio eletto presso la stessa in Ancona, via Palestro, 5;

per l'annullamento

del provvedimento sindacale 17 aprile 1989 con ogni atto comunque connesso e per la declaratoria dell’esistenza di un rapporto di pubblico impiego e della sua avvenuta trasformazione in rapporto a tempo indeterminato, con ogni consequenziale pronuncia.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Castelfidardo;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 09/01/2008, il dott. Alberto Tramaglini e uditi per le parti i difensori come specificato nel relativo verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO e DIRITTO

1. La ricorrente premette in fatto:

- che con deliberazione della Giunta municipale del 20 ottobre 1986 il Comune resistente approvava la graduatoria della prova selettiva per il conferimento dell’incarico di direttore bibliotecario;

- che il rapporto si perfezionava con convenzione del 4 febbraio 1987, con durata annuale (1° novembre 1986 – 1° novembre 1987);

- che alla scadenza il rapporto proseguiva senza interruzioni e che con deliberazione G.M. del 18 gennaio 1988 e successiva convenzione del 16 giugno 1988, il medesimo veniva rinnovato per la durata 4 gennaio 1988 – 31 dicembre 1988;

- che l’amministrazione disponeva un’ulteriore proroga dell’incarico (del. 16.12.1988) in attesa della copertura dell’istituendo posto di bibliotecario, ma tuttavia tale atto era annullato in sede di controllo nella seduta del 14 aprile 1989;

- che, nel frattempo, il rapporto era proseguito senza soluzioni di continuità, fino a che, con la nota in questa sede impugnata, il sindaco comunicava l’avvenuto annullamento dell’atto di proroga e conseguentemente disponeva la cessazione dell’incarico alla data del 18 aprile 1989.

Deduce quindi in diritto:

- che, benché configurato come incarico professionale ex art. 2222 c.c., il rapporto aveva le connotazioni tipiche del lavoro dipendente, quali la subordinazione gerarchica, la predeterminazione di retribuzione ed orario di servizio, l’inserimento in una struttura finalizzata a perseguire gli scopi istituzionali dell’ente;

- che si sarebbe pertanto costituito un rapporto di pubblico impiego, essendo tale la concorde volontà delle parti risultante dal contenuto contrattuale;

- che, comunque, alle medesime conclusioni si perverrebbe in applicazione dell’art. 2 della l. n° 230 del 1962, essendosi perfezionata la conversione del rapporto in ragione della prosecuzione del medesimo oltre la sua data di scadenza, fissata al 31 dicembre 1988 per effetto della disposta proroga;

- che, pertanto, l’atto sindacale impugnato sarebbe illegittimo, muovendo il medesimo dal falso presupposto che il rapporto in atto avesse natura professionale.

Chiede quindi che il Tribunale dichiari l’esistenza fin dall’origine di un rapporto di pubblico impiego o comunque la sua avvenuta trasformazione.

Resiste in giudizio il Comune, che ha concluso per l’inammissibilità e comunque per l’infondatezza del ricorso.

2. Il collegio ritiene opportuno evidenziare in via preliminare che la giurisprudenza successiva alla proposizione del ricorso è ormai concorde in talune conclusioni rispetto alle problematiche sollevate.

In particolare, dopo Ad. Plen. 9 settembre 1992, n. 10; 29 febbraio 1992, n. 2; 5 marzo 1992 n. 6 appare pacifico:

- che l'accertamento della simulazione che vizia l'atto di conferimento di incarico professionale ed il conseguente contratto d'opera, se pur comporta il riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato intercorso con la pubblica amministrazione, tuttavia non produce la trasformazione di tale rapporto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato, essendo vigenti specifiche norme ostative di carattere imperativo che hanno comminato la nullità di pieno diritto alle assunzioni straordinarie che superino i limiti dell'organico;

- che il rapporto di pubblico impiego costituito in violazione di norme imperative di legge è nullo ed improduttivo di effetti giuridici e pertanto, anche se costituito a tempo determinato, non può essere soggetto alla conversione in rapporto a tempo indeterminato di cui all'art. 2 della l. 18 aprile 1962 n. 230;

- che il predetto divieto di assunzione di personale da parte degli enti locali deriva dall'art. 5 comma 18 l. 10 novembre 1978 n. 702, convertito dalla l. 8 gennaio 1979 n. 3, che sanziona con la nullità gli atti adottati in sua violazione, non è temporalmente limitato all'anno 1979, al quale si riferisce la prima parte dell'articolo, per cui la sanzione ad esso connessa è egualmente svincolata da tale riferimento temporale ed era all’epoca ancora vigente;

- che gli effetti dell'assunzione illegittimamente disposta, derivanti dal rapporto sottostante a quello d'opera, sono esclusivamente quelli previsti dall'art. 2126, comma 1, c.c., che fa salvo il diritto al trattamento economico e previdenziale spettante per le mansioni svolte nel periodo in cui l'atto nullo ha avuto esecuzione;

- che il soggetto che abbia ricevuto dalla pubblica amministrazione una pluralità di incarichi professionali a termine, qualora intenda chiedere l'accertamento della sussistenza del rapporto di impiego, è comunque tenuto ad impugnare, nel termine di decadenza, i singoli atti di conferimento dell'incarico professionale, pena la impossibilità di accertamento per il periodo considerato dagli atti non impugnati;

- in applicazione del principio che riconosce l'autonomia dei singoli rapporti di lavoro, anche se più volte prorogati, deve essere considerato utilmente impugnato l'ultimo atto, in ordine temporale, di conferimento di incarico professionale, ai fini dell'accertamento della sussistenza del rapporto d'impiego, malgrado l'acquiescenza alle precedenti deliberazioni.

In applicazione di tali principi, che in collegio non può che riaffermare in questa sede, riguardo al ricorso in esame possono valere le seguenti conclusioni:

- anche laddove dovesse riconoscersi la sostanziale natura dipendente del rapporto, dalla medesima non potrebbe comunque derivare alcun fondamento alla pretesa dell’avvenuta instaurazione di un rapporto di pubblico impiego, ostandovi la nullità dei relativi atti ex art. 5 L. n. 3 del 1979;

- per la medesima ragione ostativa non può aversi conversione dell’ipotizzato rapporto di lavoro a termine, stante la inapplicabilità ai comuni dell’invocata l. n. 230 del 1962 (cfr. Cassazione civile, sez. lav., 20 maggio 1986, n. 3350; 9 maggio 2003, n. 7130);

- in ogni caso andava impugnato non già l’atto sindacale che constata il venir meno della fonte da cui il rapporto traeva origine, bensì il provvedimento che qualificava il medesimo in riferimento alle prestazioni professionali di cui all’art. 2222 c.c., e quindi la deliberazione di incarico o comunque quella con cui è stata disposta la proroga.

In tal senso questo TAR ha peraltro già avuto modo di pronunciarsi, rilevando che, “come più volte affermato dalla giurisprudenza amministrativa, l'accertamento giudiziale dell'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della pubblica Amministrazione, in difformità degli atti che lo hanno costituito come rapporto di lavoro autonomo ai sensi dell'art.2222 cod. civ., non è proponibile se l'interessato non ha tempestivamente impugnato questi atti (Cons.St., Ad.Pl., 9 settembre 1992, n.10 e 6 ottobre 1992, n.11; sez.V, 11 novembre 1994, n. 1265, 29 novembre 1994, n.1415, 3 agosto 1995, n.1150, 7 dicembre 1995, n.1674). La pretesa dell'interessata, infatti, in quanto diretta all'accertamento una diversa posizione giuridica ed economica, si collega ad una posizione di interesse legittimo, attesa la natura autoritativa del potere con cui l'Amministrazione disciplina il suo assetto organizzativo e funzionale: questo principio di diritto è stato, peraltro, di recente ribadito dal Consiglio di Stato, sez.V, con decisioni 11 gennaio 2002, n.126 e 30 ottobre 2002, n.5971” (T.A.R. Marche, 11 aprile 2003, n. 233; analogamente 3 marzo 2004 n. 92).

La domanda in vario modo diretta alla dichiarazione della sussistenza di un rapporto di impiego a tempo indeterminato, con il connesso diritto alla stabilità e la conseguente illegittimità dell’atto che ha invece disposto la cessazione del rapporto, non ha pertanto fondamento.

D’altra parte la ricorrente non ha in questa sede avanzato alcuna pretesa di carattere economico ex art. 2126 c.c., per cui l’analisi del suddetto rapporto allo scopo di individuarne la natura sarebbe operazione comunque del tutto irrilevante ai fini dell’esito del giudizio.

Il ricorso deve essere in conclusione respinto in quanto è infondata la pretesa azionata.

Le spese possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale delle Marche respinge il ricorso e compensa le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Ancona, nella camera di consiglio del giorno 09/01/2008, con l'intervento dei Magistrati:

Vincenzo Sammarco, Presidente

Galileo Omero Manzi, Consigliere

Alberto Tramaglini, Consigliere, Estensore

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA IL 13/03/2008.


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