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Molestie morali: tutela giuridica e rimedi terapeutici
Articolo di Domenico Chindemi e Valeria Cardile 22.12.2008

È possibile trovarsi in presenza di persone che soffrono di disturbi psichici o di vere e proprie malattie difficili da diagnosticare ed accertare, come la paranoia o la schizofrenia ma che arrecano danno, soprattutto al partner, per lo più donna, oggetto di continue violenze psicologiche e fisiche che nei casi più gravi possono anche sfociare nell’omicidio.

Dietro a situazioni di apparente normalità può celarsi subdolamente una persona affetta da patologie psichiche, difficilmente diagnosticabili ed ancor più difficilmente guaribili; trattasi di un mondo poco esplorato dalla giurisprudenza, per la difficoltà della prova dovuta alla reticenza dei familiari e di difficile accertamento anche sotto l’aspetto medico non rendendosi conto il malato del suo stato patologico e non avendo spesso coscienza le vittime dello stato di alterazione del proprio caro; le maggiori ripercussioni si evidenziano nel campo degli affetti e più specificamente nel rapporto di coppia e, più raramente, nei rapporti con i figli. Quando le vittime presentano una denuncia la ritirano dopo pochi giorni e continuano a sopportare per molto tempo situazioni di crescente violenza soprattutto psicologica.

Funzione di tale articolo, che è il primo di una serie, è focalizzare l’attenzione su determinati aspetti delle malattia psichica, nel caso di comportamenti che assomigliano a quelli descritti nel corpo della trattazione, per avere contezza e prendere coscienza del particolare stato di salute del soggetto interessato e per aiutare le vittime che non sono solo i malati ma le persone che sono loro vicine, a trovare i rimedi terapeutici, con l’ausilio dei medici, o le forme di tutela giuridica per porre rimedio a tale situazione che sovente tende all’annientamento psicologico della vittima.






Civile | Famiglia e successioni

Molestie morali: tutela giuridica e rimedi terapeutici

di Domenico Chindemi e Valeria Cardile

(articolo estratto dalla rivista Responsabiltà Civile e Previdenza,
Fascicolo n. 1/2007, Giuffrè Editore)

Sommario: 1. Soggetti psichicamente deboli; 2. Lesione alla cerchia degli affetti; 3. Tutela giuridica; 4. Rimedi terapeutici.

1. Soggetti psichicamente deboli

I principi che sono alla base del patto fondante della Repubblica disegnano una vera e propria etica della Costituzione con l’esigenza di tutela delle prerogative dei cittadini che è problema essenziale per la vita e lo sviluppo della democrazia in quanto le parti deboli spesso sono anche silenti perché senza difesa . 1

Uno dei temi centrali della giustizia è rappresentato dalla tutela dei "nuovi diritti", cioè dalla rilevanza giuridica dei bisogni sociali dei cittadini deboli con il passaggio da un sistema di protezione dei soggetti bisognosi alla tutela dei bisogni come diritti soggettivi perfetti.2

La società contemporanea, pur sforzandosi di tutelare la categoria dei soggetti c.d. deboli, non riesce a salvaguardare adeguatamente, non solo sotto l’aspetto giuridico ma anche sociale, per motivazioni non imputabili solo a difetto di tutela ma inerenti all’accertamento della malattia, alcune categorie di malati psichici, quali i paranoici e gli schizofrenici , che sovente non sono neanche coscienti dello loro malattia, così come i loro familiari, che ne subiscono le conseguenze a volte anche tragiche.

I soggetti deboli non possono identificarsi in una sola categoria di persone e sono caratterizzati da componenti oggettive e/o soggettive il cui comune denominatore è costituito da uno “status” di inferiorità economico-sociale o anche fisica e morale che impone una tutela particolare nei confronti di possibili abusi che possono perpetrarsi a loro danno e che si ripercuotono nella cerchia degli affetti delle persone che stanno loro vicino.3

Anche nell’ambito familiare possono individuarsi soggetti deboli, alternativamente tra gli stessi coniugi e i figli soprattutto se minori, con previsione fondata sulla analisi concreta delle diverse fattispecie.4

I soggetti deboli possono così suddividersi: a) soggetto debole in relazione all' età ( minore e anziano); b) soggetto debole in relazione alle caratteristiche economiche (consumatore,lavoratore subordinato) 5; 3) soggetto debole in relazione alla salute (malato fisico e malato mentale).

In relazione a tale ultima categoria le maggiori difficoltà sono connesse all’accertamento della malattia psichica che non rileva immediatamente ad una accertamento medico in quanto gli stessi malati tendono a mascherare, soprattutto all’esterno, le manifestazioni della patologia ed i familiari, anche ove si rendano conto dello stato della malattia, non hanno strumenti per provare le manifestazioni patologiche del proprio caro, non essendo ammissibili, quale elemento di prova, le intercettazioni telefoniche non autorizzate e tenendo sovente comportamenti omertosi i familiari ed amici .

Una tematica a cui non si è prestata sufficiente attenzione, ma che riveste, sotto il profilo della incidenza sociale e nella cerchia degli affetti, particolare rilievo per le implicazioni non solo nei confronti del malato psichico, ove sia riconosciuto tale, ma anche dei familiari è costituita dalla violenza in famiglia che può assumere diversi ed a volte anche impensati ed insoliti aspetti di violenza nella coppia: dalle umiliazioni, al ricatto economico, all’abuso sessuale, al plagio, fino alle percosse ed all’omicidio.6

Sotto il profilo della cura è difficile che il malato, quale connotazione della malattia, accetti tale responso, rifiutandosi di sottoporsi a cure che non possono essere praticate coattivamente, ai sensi dell’art. 32, comma 2 della Costituzione, in quanto nessuno può essere disposto ad un trattamento sanitario se non per disposizione di legge ed eventuale somministrazione di farmaci all’insaputa del malato, (ad esempio sciolti nel cibo o diluiti nelle bevande) è, generalmente illegittima, con le puntualizzazioni che saranno esposte nel prosieguo, ed espone l’agente a conseguenza gravi sia sotto l’aspetto penale che civile.7

Tali situazioni rappresentano un vero e proprio dramma per le persone coinvolte per la difficoltà, ed a volte anche la vergogna, per i parenti , di comunicare all’esterno le patologie del proprio caro, col rischio anche di non essere creduti e qualificati quali “visionari”.

Una società responsabile deve fornire alle donne i mezzi per denunciare la violenza, per proteggersi e proteggere i propri figli. Le azioni devono essere dirette non solo verso vittime e carnefici, ma anche a sensibilizzare i professionisti dell'infanzia, gli insegnanti e gli assistenti sociali, al fine di affrontare il problema dei bambini esposti alle violenze di coppia. Questa è la migliore prevenzione possibile, perché è proprio la violenza subita nell'infanzia, in condizioni di solitudine e di impotenza, a costituire la radice di ulteriori future violenze.8

Generalmente, quando la malattia viene accertata i familiari non provano sentimenti di odio verso il familiare vessatore, mentre l’opposto avviene in caso di mancata diagnosi della malattia.9

Le persone che necessitano di tutela non sono solo i malati ma soprattutto i loro familiari che devono sopportano le conseguenze della malattia del loro caro , vivendo in uno stato di angoscia, senza poter contare né sull’ aiuto delle strutture sanitarie pubbliche né sulla solidarietà , che anzi spesso può tramutarsi in diffidenza, della cerchia degli affetti familiari e amicali.

Funzione di tale lavoro che non ha solo valenza giuridica, ma anche funzione sociale, è focalizzare l’attenzione su tale categoria di malati psichici, individuando i rimedi sotto l’aspetto terapeutico e le forme di tutela sotto il profilo giuridico, sia del malato che della sua cerchia degli affetti e analizzare la possibilità, peraltro non esercitata anche quando ne sussistono i presupposti, di ottenere un risarcimento non da parte del malato che non è responsabile dei propri atti, ma nei confronti delle stesse strutture sanitarie o medici che per incuria e negligenza non hanno posto in essere le misure necessarie per evitare nocumento alla sfera esistenziale dei familiari del malato ed al malato stesso, previa nomina di un curatore speciale , nei casi in cui l’intervento delle strutture sanitaria avrebbe potuto condurre a risultati migliorativi dello stato di salute del paziente ed evitare danni, sia fisici che psichici, ai familiari.

In un orizzonte di pluralismo etico, anche conflittuale, il diritto è chiamato a tutelare i soggetti deboli e diviene antidiritto se codifica relazioni intersoggettive asimmetriche.

Trattasi di nuove frontiere nel panorama risarcitorio, non ancora esplorate dalla dottrina e dalla giurisprudenza, ma che le esigenze di tutela integrale della persona pongono in evidenza in una società che tende sempre più, con l’aumento del progresso e del benessere a garantire l’uomo in ogni estrinsecazione della sua personalità ed ogni compromissione della stessa, derivante da fatto illecito altrui, doloso o colposo, obbliga il responsabile al risarcimento della integralità dei danni patrimoniali e non patrimoniali, in rapporto di connessione causale con l’illecito. 10

Non possono sottacersi le difficoltà in ordine alla prova dello stato di malattia a cui l’interprete deve sopperire rifacendosi ad altre branchie della scienza medica, quale quella psichiatrica, al fine dell’accertamento della stato di malattia e delle sue stesse conseguenze sia nei confronti del malato che nella sua cerchia degli affetti evidenziandosi che trattandosi in diverse situazioni di casi borderline o casi limite a volte si scambia la malattia per nevrosi o “carattere” mentre trattasi di una psicosi difficilmente diagnosticabile.

Trattasi di soggetti con doppia personalità: affascinanti e attraenti durante la fase di approccio o seduzione o di scuse o pentimento , ma sono violenti quando si manifesta la malattia e scaricano la loro tensione con azioni distruttive e con sproporzionate esplosioni d'ira. 11

Verranno anche analizzati i rimedi , non solo giuridici, ma anche terapeutici, individuando le cure necessarie in tali situazioni, gli effetti dei farmaci e le possibilità, se non di guarigione, almeno di miglioramenti comportamentali del malato.

Trattasi di analizzare atteggiamenti che si inseriscono nella disciplina della “vittimologia”, nata alla fine del novecento negli Stati Uniti, quale branca della criminologia e che ha lo scopo di aiutare le vittime di violenze psichiche analizzando i processi di vittimizzazione ed i rimedi, anche giuridici a favore delle vittime.12

Tali comportamenti sono sovente posti in essere da soggetti psicotici, malati o disturbati mentali, paranoici o psicopatici e quindi non in grado di rendersi conto del male che arrecano ai familiari.13

Anzi sovente dichiarano di agire per il bene delle persone nei cui confronti si scatena la loro perversione provocando danni irreversibili nelle famiglie spezzando i legami e distruggendo ogni individualità senza che se ne acquisisca consapevolezza. 14

La forma più subdola e più difficilmente distinguibile dall’esterno è la violenza psicologica al contrario della violenza fisica che lascia tracce visibili sulla vittima 15 Mentre è più semplice la tutela giuridica per le lesioni fisiche, di cui rimane traccia accertabile con criterio medico-legale, ben più ardua è la tutela della donna dalle umiliazioni morali , di cui sovente è difficile fornire la prova a meno che non si siano manifestate alla presenza di terze persone.16

Non è il malato il solo soggetto debole ma il familiare che si trova ad avere rapporti con lo stesso, solitamente la moglie o convivente, ma anche il figlio o la figlia, generalmente anch’essi conviventi e spesso non autonomi economicamente.17

Qualunque individuo, “normalmente nevrotico” presenta in situazioni particolari atteggiamenti perversi , ad esempio in un momento di rabbia, ma è anche in grado di passare ad altri registri di comportamenti (isterico, fobico, ossessivo..) e i suoi impulsi perversi sono seguiti da una serie di interrogativi. Un individuo perverso è perverso sempre; è bloccato in questa modalità di relazione con l’altro e non si rimette mai in discussione…individui del genere possono esistere solo “distruggendo” qualcuno: hanno bisogno di sminuire gli altri per acquisire una buona stima di sé e conquistare così il potere , perché sono avidi di ammirazione ed approvazione.Non hanno né compassione , né rispetto per il prossimo perché il rapporto non li coinvolge. Rispettare l’altro vuol dire considerarlo come essere umano e riconoscere la sofferenza che gli si infligge18

Non viene prestata molta attenzione da parte dei giudici e degli assistenti sociali alle c.d.”personalità paranoiche”, più frequenti tra gli uomini; per tali soggetti l’altro, solitamente la moglie, è responsabile di tutto quello che non va . 19

Il paranoico non ha la minima fiducia nella compagna e lei deve quindi giustificare, in ogni momento, il suo impiego del tempo. Tutto è costantemente sottoposto a verifica: i soldi, il tempo e perfino i pensieri….anche le persone borderline e gli pscicopatici possono essere tremendamente gelosi, tra i paranoici, però, al gelosia può portare all’omicidio.in ogni caso la gelosia è aggravata dall’assunzione di alcol…. Il rischio di passaggio all’atto è massimo quando la donna cerca di andarsene, quando non ha più paura del compagno e cerca di tenergli testa. A quel punto lui smette di seguire i soliti schemi e si fa giustizia da se…Capita che il paranoico si traformi in guru e sottometta psichicamente e fisicamente al moglie…. Sono questi stessi uomini che praticheranno la molestia per intrusione dopo la separazione, ad un livello prossimo a quello che gli psichiatri definiscono <<erotomania>>20

Gli individui con una personalità paranoica sono di gran lunga i più inquietanti.21

Soggetto debole sotto il profilo economico e fisico è anche il minore, tanto più se infermo di mente che deve essere tutelato contro ogni forma di abuso o sfruttamento affinando i sistemi di garanzia già esistenti e agevolando i canali informativi in quanto, relativamente ai minori, è difficile far emergere la sussistenza di una malatia psichica poiché i familiari tendono, per un malinteso senso di protezione, a non divulgare all’esterno la notizia della malattia psichica di un congiunto, tanto più se minore che, invece, va tutelato in quanto solitamente trattasi di soggetti indifesi che non hanno la possibilità di comunicare all’esterno lo stato di disagio, violenza o frustrazione in cui versano.

Vanno anche analizzate, sotto il profilo della tutela dei soggetti deboli, le implicazioni legate all'interesse del minore a vivere nella sua famiglia, al fine di non favorire l'aumento di deprivazione, pur nella consapevolezza che il minore corre anche grossi rischi di plagio da parte del genitore psicotico , agevolati dalla stessa ereditarietà della malattia; purtroppo tali situazioni di disagio si vivono nell’ambito ed al chiuso delle mura domestica e ben di rado sono portate all’attenzione degli organi pubblici, con possibilità di intervento pressocchè nulle. 22

Ai fini della tutela dei soggetti infermi di mente occorre evidenziare, nel caso di esame testimoniale incrociato di tali soggetti, che la prassi, per il teste maggiorenne infermo di mente, prevede che l'esame avvenga su domande poste direttamente dalle parti; il giudice, tuttavia, ove ritenga che la prosecuzione dell'esame incrociato possa ledere la fragile personalità del teste, può adesso, sentite le parti, decidere di proseguire l'esame conducendolo personalmente.

Ciò a riprova che la tutela della dignità dell'uomo è destinata a prevalere sul metodo probatorio e la centralità del modello dell'esame incrociato non può non venir meno ove entri in conflitto con inviolabili diritti dell'individuo.23

Nella malattia psichica soggetto debole è il familiare, generalmente convivente col malato psichico, che ne subisce gli effetti comportamentali negativi e generalmente è la donna, poiché percentualmente sono gli uomini ad essere colpiti da tali patologie (moglie , madre, compagna, sorella).

La tutela dei soggetti deboli va estesa anche alla famiglia di fatto pur mancando una regolamentazione legale della convivenza fuori dal matrimonio; le proposte legislative sulla famiglia di fatto cercano di proteggere i soggetti deboli del rapporto, al fine di dare una risposta soddisfacente alle esigenze di protezione della persona umana.

Pur non essendo equiparabile tout court alla famiglia "legittima", la convivenza more uxorio può acquistare rilevanza giuridica come "società naturale", in quanto la Costituzione garantisce i diritti dell' uomo anche "nelle formazioni sociali" in cui opera e anche la famiglia di fatto ha dignita' di formazione sociale con seguente protezione giuridica purchè sussistano i caratteri di stabilità e convivenza seria che consentano di attribuire rilevanza giuridica ad un rapporto di mero fatto.

Poiché la convivenza è una libera scelta, anche se a volte necessitata dallo “status” di separato in attesa di divorzio di uno o entrambi i partners, una regolamentazione potrebbe configurarsi come un' indebita ingerenza statale.

Si sottolinea che non è necessaria una legislazione organica della convivenza di fatto, ma una regolamentazione degli aspetti economicamente importanti per proteggere la parte debole del rapporto dopo la cessazione del rapporto di convivenza e sorge, quindi, la necessità di stabilire uno "statuto minimo" della convivenza, con ciò intendendosi un insieme di regole che, pur nella salvaguardia della libertà di non sposarsi, impediscano che la scelta di convivere produca conseguenze discriminatorie verso chi l'ha fatta.

Le proposte legislative si sono limitate per lo più a regolamentare alcune situazioni particolari di bisogni della famiglia, con incentivi sugli accordi per sottoporre i beni acquistati al regime della comunione e l' inclusione del convivente negli artt. 230 bis e 433 c.c. Non e' opportuno, però, applicare un regime legale a rapporti patrimoniali di persone che, se sposate, potrebbero scegliere tra altri e diversi regimi legali.

La giurisprudenza degli ultimi anni ha "supplito" alle carenze normative "creando" essa stessa le regole che, fino ad oggi, costituiscono l'unico punto di riferimento per la disciplina della convivenza, ma che devono essere affinate anche alla luce dei principi europei per una efficace tutela della parte debole che solitamente è la donna non soltanto al termine del rapporto di convivenza, ma anche durante la convivenza in presenza di situazioni di malattie psichiche del compagno.24

2. Lesione alla cerchia degli affetti

Oltre alle manifestazioni patologiche evidenziate nel capitolo precedente si vuole offrire una casistica comportamentale dei malati psichici che possa aiutare coloro che si trovano ad avere a che fare con tale persone a riconoscere la patologia, in quanto solitamente viene scambiata la malattia con il “particolare carattere” di una persona, mentre si tratta di estrinsecazioni della malattia stessa.25

In tale anamnesi si è fatto riferimento, per la chiarezza delle situazioni evidenziate, principalmente all’opera di Marie- France Hirigoyen (psichiatra-vittimologa)- SOTTOMESSE, Einaudi, 2006

Uno dei terreni più fertili in cui può essere esercitata la violenza è l’ambito familiare ed, in particolare, nell’ambito del rapporto di coppia 26

La forma di violenza, quale forma patologica della malattia psichica, più diffusa all’interno del rapporto di coppia è quella psicologica a seguito della quale il partner può subire gravi compromissioni di natura psicologica 27

Nella semplice lite, anche se si può alzare la voce, rompere piatti e perfino azzuffarsi, esiste quanto meno una relazione di parità, una simmetria fra i due partner. Quello che permette di distinguere la violenza coniugale da un semplice litigio di coppia non sono le botte o le parole offensive, bensì l'asimmetria nella relazione. In un conflitto di coppia, l'identità di ognuno è preservata, l'altro viene rispettato in quanto persona, mentre questo non avviene quando lo scopo è dominare e annichilire l'altro. 28

Anche se la violenza assume sovente le connotazioni di entrambe le forme (fisica e psicologica) , quella psicologica è la più dannosa in quanto incide sull’equilibrio psico-fisico della persona ed è più difficilmente assorbibile rispetto a quella fisica. 29

La violenza psicologica è di difficile individuazione perché fa leva più che su singole parole o atti su un comportamento finalizzato a tale risultato che dall’esterno per apparire tale deve essere esaminato con molta attenzione nei suoi risvolti perché altrimenti potrebbe essere scambiato con atteggiamenti che possono assumere una valenza non significativa al riguardo 30

Diverse sono le modalità con cui può estrinsecarsi la violenza psicologica che può assumere le diverse forme quali gli insulti, il controllo, l'isolamento, la gelosia patologica, la molestia assillante, le critiche avvilenti, le umiliazioni, le intimidazioni, l'indifferenza alle richieste affettive, le minacce.31

In particolare: a) gli insulti non si limitano a mere aggressioni verbali, ma costituiscono la realizzazione di un piano che attraverso le minacce e la denigrazione tende a sminuire sistematicamente l’altro; b) il controllo impedisce alla vittima lo svolgimento di qualsiasi attività sotto la forma del comando o del dominio, fino ad annullare la sua attività finalizzata ad un risultato sia nell’ambito familiare che sociale 32; c) l'isolamento del partner dalla sua famiglia e dalla sua cerchia sociale è finalizzato a non fare avere altri punti di riferimento a cui far ricorso in alternativa al suo aggressore.33 ; d) la gelosia patologica, anche senza alcun fondamento concreto, ha lo scopo di ottenere una presenza esclusiva del partner ;34 e) la molestia assillante può assumere forme diverse ma la cui funzione è di annullare la capacità di ragionamento e di critica della vittima35; f) le critiche avvilenti sono finalizzate alla privazione di valore e di autostima del partner facendo perdere la fiducia in se stesso;36 g) le umiliazioni hanno quale finalità il disprezzo per la persona e la perdita di autostima.37h) le intimidazioni sono attuate sotto varie forme per sottomettere e ingenerare paura nell’altro 38 i) l'indifferenza alle richieste affettive del partner dimostrando anche rifiuto o disprezzo, dimostra un atteggiamento di chiusura ai bisogni dell’altro 39; l) le minacce di vario genere, dal suicidio , alla botte, alla mancanza di soldi hanno lo scopo di mantenere un potere sull’altro, 40 l) la violenza psicologica è finalizzata all’annientamento dell’altro con comportamenti protratti nel tempo e sempre più assillanti;41

La caratteristica fondamentale di tale tipologia di violenza è l’occultamento della stessa in quanto viene attuata solamente in mancanza di testimoni e generalmente tra le mura domestiche, mentre all’esterno o in presenza di terzi, l’autore si dimostra attento e premuroso nei confronti del partner.42

Anche la violenza fisica accompagna solitamente tali patologie , insieme alle altre forme di molestia e può assumere varie forme, che possono anche essere esercitate cumulativamente o alternativamente o anche passando dall’una all’altra tra le quali : a) le aggressioni fisiche, b) la violenza sessuale, c) la pressione economica e finanziaria, d) la molestia per intrusione ("stalking"), e) l'omicidio del coniuge.

a) Le aggressioni fisiche possono manifestarsi sotto varie forme connotate dalla fisicità ma anche dal solo tentativo o minaccia di aggressione fisica che produce , nella psiche della vittima, conseguenze anche più gravi delle violenza fisica consumata 43 ; b) La violenza sessuale costituisce una delle forme più odiose di violenza; solitamente si manifesta o attraverso la violenza oppure il dominio e può assumere varie estrinsecazioni, oltre allo stupro, passando per forme intermedie, quali le molestie sessuali o la pratica di attività sessuali pericolose o degradanti , costringendo la vittima ad un rapporto sessuale comunque non voluto o non gradito per le particolari modalità con cui si svolge; 44 c) la pressione economica e finanziaria, quale forma di dipendenza totale della vittima (generalmente la donna) che così si vede impedita qualunque autonoma decisione nell’ambito familiare dovendo sottostare al ricatto economico , soprattutto se non percettori di reddito proprio, per paura di vedersi privare di ogni mezzo di sostentamento; 45 d) La molestia per intrusione ("stalking") soprattutto dopo la fase della separazione della coppia consiste nell’intrometetrsi nella vita del partner, controllandolo, seguendolo come se si trattasse di un oggetto di proprietà perso;46 e) L'omicidio del coniuge costituisce l’atto estremo di estrinsecazione del possesso di una persona e avviene , generalmente durante la fase della separazione.47

La violenza sia fisica che psichica non è sempre costante in tali tipologie di malattie, ma può anche manifestarsi ciclicamente , cioè periodicamente ed a volte con comportamenti ostili che hanno la funzione di portare all’annientamento psicologico della donna .

La violenza ciclica è una delle varianti più frequente della violenza coniugale. Essa si manifesta sotto forma di cicli. Non tutti i rapporti violenti conoscono tali cicli. Soltanto gli individui impulsivi e, in specie, quelli che presentano una personalità borderline praticano una violenza ciclica.

Questa violenza coniugale si stabilisce per gradi all'interno della coppia, all'inizio con tensioni e ostilità che non sempre vengono individuati.48

A volte è la stessa condizione di donna a facilitare l’intento persecutorio del partner , variando la resistenza agli attacchi per le caratteristiche soggettive e sociali della vittima e non è facile lasciare un coniuge violento 49

3. Tutela giuridica

La tutela della vittima di una violenza è legata all’accertamento della stessa e solitamente ciò avviene, a parte i casi più eclatanti di violenze e di omicidio, a seguito di denuncia-querela della stessa vittima che , tuttavia, speso viene ritirata con conseguente declaratoria di improcedibilità con la sola eccezione dei reati perseguibili d’ufficio.

La denuncia, tuttavia, è un segnale che gli investigatori non devrebbero sottovalutare e che dovrebbe condurre ad approfondimenti anche da parte dei servizi sociali, in quanto la violenza familiare, soprattutto quella psicologica è generalmente nascosta all’esterno e necessita di accertamenti minuziosi .50

Mentre la violenza fisica lascia tracce nei certificati medici ed è abbastanza facilmente accertabile, quella psicologica sfugge ad una analisi esterna tanto più che la vittima è in una situazione psicologica legata alla situazione familiare ed avrà anche paura delle ripercussioni delle sua accuse.

Uno stato moderno che si occupa del benessere oltre che fisico anche psichico delle persone non può lasciare tali varchi di impunità a situazioni non marginali di sofferenza psichica sia pure dovute a stati di malattia di un familiare ed ha il dovere di intervenire con tutti i mezzi a disposizione. 51

Occorre evitare anche la criminalizzazione generalizzata del marito e prestare particolare attenzione alle dinamiche familiari in quanto può essere la moglie a volersi vendicare del marito per il fallimento del rapporto, consumando una forma di vendetta per la separazione.

Particolare attenzione deve essere rivolta alle perizie psicologiche , individuando medici esperti ed in grado di rilevare eventuali manipolazioni , sempre comunque si difficile accertamento, se non in caso di evidenti patologie52

Anche la prova testimoniale appare uno strumento poco idoneo a fornire la prova della situazione denunciata in quanto i familiari e gli amici sono restii a parlare anche nella aule di giustizia di comportamenti legati a violenza psicologica che peraltro viene spesso consumata all’interno delle pareti domestiche e in mancanza di testimoni.53

Sono rari i casi in cui viene richiesta una tutela risarcitoria collegata alla erronea o mancata diagnosi di malattie psichiche che , tuttavia, rientrano a pieno titolo nell’ambito della responsabilità medica.

Occorre distingue il profilo della responsabilità medica da quello della eventuale responsabilità del malato psichico nei confronti dei familiari per comportamenti violenti o ossessivi.

Occorre verificare se per il medico vi sia l’obbligo di informare il paziente della malattia psichica in forza del consenso informato, inteso quale effettiva messa a conoscenza della malattia, delle modalità della terapia, delle possibili complicazioni a seguito della cura o dell’intervento intersecandosi obblighi di buona fede, di protezione e di informazione. 54

Ove il malato abbia, comunque, la capacità di intendere e volere sussiste l’obbligo di informazione, in base ai principi generali; mentre nel caso di incapacità di autodeterminarsi conseguente alla malattia, il medico dovrebbe esercitare tale suo obbligo nei confronti dei familiari e verrebbe meno anche l’illiceità della somministrazione di farmaci, “insciente” il malato, in quanto mancherebbe proprio la sua capacità di scegliere consapevolmente se sottoporsi o no ad una cura ed essendo controproducente richiedere la nomina di un curatore speciale , di cui verrebbe a conoscenza il malato con prevedibili conseguenze negative nell’ambito familiare di evidente intuizione, in tal caso troverebbe applicazione il principio della inesigibilità di determinati comportamenti che non trovano giustificazione né sotto il profilo medico né della coscienza sociale.

Altro profilo risarcitorio riguarda l’eventuale responsabilità dello stesso malato, per comportamenti violenti e ossessivi legati alla malattia.55

Ove si riconosca che tali fatti siano stati posti in essere quale estrinsecazione della malattia, indipendentemente dalla capacità di intendere del soggetto, non vi sarà spazio per alcuna tutela risarcitoria mancando la imputabilità del fatto sotto il profilo soggettivo, come se si trattasse di uno stato di incapacità naturale non imputabile all’agente.

Non può essere posto a carico del malato un comportamento che è estrinsecazione della malattia stessa, ma semmai saranno eventuali terzi (medici) a dover rispondere del comportamento omissivo ove , in base agli elementi in loro possesso, non abbiano tempestivamente diagnosticato la malattia, con imputazine della responsabilità in forza del principio di causalità omissiva.56

I parenti possono vantare, invece, un risarcimento “iure proprio” o nei confronti del responsabile diretto nel caso in cui si accerti la connessione causale tra la malattia e il fatto illecito, anche di natura psichica, o nei confronti del medico o della struttura sanitaria per omessa o ritardata diagnosi

Va, tuttavia, evidenziato che sono molto rare le cause risarcitorie intentate per tali situazioni.

In caso di morte del convivente affetto da malattia psichica va negato il risarcimento del danno sofferto ad opera di terzi “iure hereditatis”, ove riscontrabile in capo al defunto, mentre viene incluso il convivente nella categoria dei successibili nella locazione.

Allo stato non vi sono spazi per un riconoscimento “iure hereditatis” di una pretesa risarcitoria, connessa alla malattia psichica, a favore del convivente “more uxorio”, ostando a tale riconoscimento la mancanza di diritti successori, se non quale eventuale erede testamentario; estendere la tutela risarcitoria a soggetti non legati da vincolo di parentela in senso giuridico è incompatibile con qualunque danno “iure hereditatis” , potendosi trasferire per tale via diritti agli eredi legittimi, ma non certo a conviventi e amici stretti della vittima che non godono di alcun diritto successorio, con evidente disparità di trattamento rilevante sotto il profilo della violazione dell’art. 3 della Costituzione tra parenti eredi legittimi e altri soggetti lesi.

Limitare il diritto, invece, ai soli casi di successione testamentaria vorrebbe significare l’introduzione di una disparità di trattamento poco giustificabile sotto il profilo costituzionale (art. 3 della Cost).

L’attuale movimento per la estensione dei diritti civili ai PACS (patti civili di solidarietà o ovvero stabili convivenze di fatto) conduce alla estensione della solidarietà umana a situazioni di vita in comune , aprendo le porte alla tutela risarcitoria dei “nuovi parenti”.57

Costituisce una categoria in evoluzione il danno non patrimoniale alla cerchia degli affetti anche alla luce del sistema risarcitorio peraltro ormai consolidato della Corte di cassazione e della Consulta.

Ma è anche alla luce dei principi del diritto comunitario che va analizzata la tutela risarcitoria alla cerchia degli affetti, anche in base alla Costituzione europea alla giurisprudenza della Corte di Giustizia e della CEDU che rivoluzioneranno, in senso migliorativo l’attuale convenzione risarcitoria basata ancora su principi statici “standard” che appaiono superati dalla più recente evoluzione della giurisprudenza comunitaria.

La legge 4 agosto 1955 n. 848 ha ratificato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e, dal combinato disposto di cui agli artt. 35 e 13 della Convenzione, sussiste in capo agli Stati contraenti il dovere di assicurare agli individui la protezione effettiva ed integrale dei diritti riconosciuti dalla Convenzione stessa nel proprio ordinamento interno.

Anche il danno esistenziale ha trovato pieno riconoscimento e può essere utilizzato per la tutela delle vittime nel nostro sistema risarcitorio,

Chiarimenti significativi sull’onere della prova provengono dalle ultime pronunce della Corte di Cassazione che ammettono la prova presuntiva ma solamente previa dimostrazione :1) del fatto base della sussistenza del rapporto di coniugio o filiazione o della convivenza con il malato 2) allegazione puntuale del danno “sull’oggetto e sul modo di operare dell’asserito pregiudizio, non potendo (il giudice) sopperire alla mancanza di indicazione in tal senso nell’atto di parte, facendo ricorso a formule standardizzate e sostanzialmente elusive della fattispecie concreta58

Precisano le S.U. che “il danno esistenziale, essendo legato indissolubilmente alla persona e quindi non essendo passibile di determinazione secondo il sistema tabellare - al quale si fa ricorso per determinare il danno biologico, stante la uniformità dei criteri medico-legali applicabili in relazione alla lesione dell’ integrità psico-fisica, necessita imprescindibilmente di precise indicazioni che solo il soggetto danneggiato può fornire, indicando le circostanze comprovanti l’alterazione delle sue abitudini di vita”.

Occorre, in altri termini, fornire la prova testimoniale, documentale o presuntiva che dimostri i “concreti” cambiamenti che l’illecito ha apportato, in senso peggiorativo, nella qualità di vita della vittima 59; vi è anche la possibilità di fornire, in tema di danno esistenziale,anche la prova per presunzione, “mezzo di prova non relegato dall’ordinamento in grado subordinato nella cerchia delle prove, cui il giudice può far ricorso anche in via esclusiva60

4. Rimedi terapeutici

Nei casi di violenza familiare i soggetti da curare solitamente sono due : il malato e la sua vittima che sovente ha necessità di ricorrere a cure mediche per le vessazioni a cui è stata costretta nel tempo;61I medici devono, quindi, prestare particolare attenzione nel non trasformare la vittima in una malata mentale. 62

Una delle maggiori difficoltà che connotano la malattia psichica ed in particolare la paranoia e la schizofrenia è costituita dalla difficoltà di cura del malato, anzitutto per le difficoltà di accertare tali malattie, solitamente non accettate dallo stesso malato che tende a qualificare come “baggianate” la diagnosi del medico e poi per la resistenza alla somministrazioni di farmaci.

A volte i familiari, per motivi umanitari e di cura, somministrano al malato medicinali diluiti nei cibi o nelle bevande, ma, così facendo, pongono in essere dei comportamenti che potrebbero assumere la qualifica di illeciti sanzionabili sotto il profilo civilistico e penale.

Importanti principi sono stati affermati in tema di responsabilità medica, in particolare a tutela del malato , sia fisico che psichico, che è parte debole del rapporto contrattuale col medico, quantomeno perché la menomazione del suo stato fisico lo pone in una situazione di inferiorità rispetto a chi dovrebbe decidere le giuste terapie e interventi per ripristinare lo stato di salute.

Nel caso di malattie psichiche sovente il medico non è messo a conoscenza della patologia dell’infermo psichico e la malattia non viene spesso neanche diagnosticata, anche per la sottovalutazione dei sintomi da parte del medico generico e raramente rivolgendosi gli interessati ad una psichiatra che sarebbe lo specialista più idoneo a tale anamnesi.

L’obbligo di informazione posto a carico del medico, ancorché collegato al principio di autoderminazione del paziente, nella malattia psichica costituisce un ostacolo alla possibilità di cura, in quanto non sempre il paziente è in grado di autodeterminarsi coscientemente proprio in forza della malattia ma, non essendo previsti rimedi al riguardo, la sua opposizione alla cura impedisce in concreto ogni possibilità di intervento terapeutico 63

Solitamente la terapia consiste nella somministrazioni di antipsicotici atipici che hanno sostituito i nurolettici classici e che incidono, oltre che sui sintomi negativi e positivi anche sulle funzioni cognitive, sull’aggressività , sulla depressione , ansia, ostilità fenomeni tipici di alcune malattie mentali quali la schizofrenia .64

Tuttavia gli antipsicotici tradizionali sono ancora impiegati nel trattamento delle malattie psichiche e la differenza con gli antipsicotici atipici consiste soprattutto nella maggiore efficacia di questi ultimi relativamente ai sintomi negativi; sono anche efficaci nella riduzione dei sintomi positivi delle psicosi ma producono discinesia tardiva ed effetti collaterali extrapiramidali (EPS) quali conseguenze del blocco del recettore D) 65; il circuito dopominergico nigrostriatale controlla anche i movimenti del corpo e quando i relativi recettori sono bloccati si verificano disturbi nel movimento simili a quelli del Parkinson. 66

Gli antispastici tradizionali sono disponibili anche per via parentale e in forma depot , sono poco costosi hanno la stessa efficacia di quelli atipici sui sintomi positivi.

Il blocco dei recettori dopaminergici mesocorticali ha quale effetto un appiattimento delle emozioni e altri effetti collaterali negativi;67 il blocco dei recettori postsinaptici della dopamina nel circuito mesolimbico produce l’effetto bloccante dei sintomi psicotici positivi e tutti gli antipsicotici tradizionali hanno quale effetto il blocco del recettore D, mentre si differenziano per la diversa capacità di blocco dei recettori istaminergici a, adrenalinici e muscarinici, ma sono privi del blocco del recettore 5HT che è attuato invece dagli antipsicotici atipici che hanno un diverso profilo farmacologico e si fanno preferire a quelli tradizionali valutati comparativamente in termini di efficacia e tollerabilità.68

Il blocco del recettore d) ha quale effetto collaterale la induzione o il peggioramento dei sintomi negativi, il blocco del recettore a) può provocare vertigini, ipotensione ortostatica, sedazione mentre il blocco dei recettori muscarinici può essere causa di disturbi della memoria, fusione offuscata, ritenzione urinaria, stipsi, sensazione, mentre il blocco dei recettori istaminergici causa sedazione e aumento di peso.

Occorre, quindi, prestare particolare attenzione agli effetti collaterali da parte del medico nel caso di scelta tra antipsicotici tradizionali e atipici, tenendo conto delle particolari condizioni del paziente ai fini della tollerabilità degli effetti collaterali.

Solitamente gli antipsicotici tradizionali si fanno preferire come seconda scelta in caso di mancata efficacia di quelli atipici o quale terapia aggiuntiva agli atipici nel caso di trattamento della aggressività, quale sintomatologia intermittente o nel caso di trattamento a lungo termine di pazienti stabilizzati con un buon grado di tollerabilità.

Gli antipsicotici tradizionali sono poco indicati nei bambini o anziani quale trattamento di prima scelta, nel trattamento a lungo termine in malattie diverse dalla schizofrenia e in caso di pazienti con discinesia tardiva.

In commercio vi sono tre principali antipsicotici atipici: quietapina, risperidone e olanzapina, mentre un quarto farmaco, lo ziprasidone,è ancora in fase di sperimentazione, mentre il sertindolo è stato sospeso dal commercio; altri antagonisti della serotonina–dopamina sono la loxapina e la zotepina che, però, non sono disponibile in Italia, e la clozapina.

Tale farmaci sono diversi tra loro sul piano farmacologico ed ognuno ha , quindi, un profilo clinico diverso dagli altri proprio in funzione della diversità farmacologia.

Caratteristica in parte comune ai farmaci atipici è costituita dalla loro efficacia nei pazienti resistenti agli antipsicotici tradizionali, la loro efficacia sui sintomi negativi superiore a placebo e ad aloperidolo, l’assenza di iperprolattinemia o, comunque, minore rispetto all’aloperidolo, assenza di di EPS o, comunque, minore rispetto all’aloperidolo, ridotta incidenza di discinesia tardiva.69; esercitano una azione antagonista sulla serotonina e dopamina , anziché sulla sola dopamina, come avviene per i neurolettici tradizionali , con vantaggi legati ad una maggiore efficacia nei trattamenti dei sintomi negativi della schizofrenia, nella riduzione dei sintomi extrapiramidali e della discinesia tardiva con una minore incidenza di iperprolattinemia; hanno anche efficacia sui sintomi dell’aggressività e della depressione in pazienti schizofrenici.

Le applicazioni cliniche di tali farmaci hanno effetti positivi anche su altre patologie, quali la depressione, l’aggressività, i disturbi cognitivi ;gli antispastici intervengono su quattro sistemi neurotrasmettitoriali del sistema nervoso centrale e, più specificamente: serotonina, dopamina, glutammato e acetilcolina , con la specificazione che la serotonina controlla il rilascio della dopamina e la dopamina controlla il rilascio della acetilcolina.

Prendendo in esame in tale lavoro la sola schizofrenia, va evidenziato che trattasi di un disturbo neurodegenerativo con un decorso che può essere sintetizzato in quattro fasi: I) fase premorbosa, durante la quale il funzionamento delle cellule è normale, II) fase prodromica , caratterizzata da una quasi normalità con la comparsa dei primi sintomi della malattia; III) fase acuta con sviluppo della sintomatologia che altera le funzioni sociali e lavorative del malato con distruzione progressiva delle cellule cerebrali, IV) fase di “burn-out” , caratterizzata dalla cessazione dei sintomi della malattia, con residui sintomi cognitivi e negativi.70

La schizofrenia potrebbe anche avere origine da una apoptosi impropria, con uno sviluppo non corretto del sistemo nervoso a causa della eliminazione di cellule inadeguate da un programma chimico difettoso o da tossine durante la fase intrauterina, con la selezione di neuroni inadeguati che provocano un disturbo del sistema nervoso che è alla base della malattia.71

Il gene anomalo della schizofrenia è presente in forma latente nelle nostre cellule ma quando viene espresso provoca un malfunzionamento dei neuroni da cui hanno origine i sintomi della malattia a seguito di una alterazione del programma di formazione delle sinapsi e di migrazione dei neuroni nella fase prenatale o nella prima infanzia durante il processo di formazione delle strutture cerebrali, con una mancata migrazione dei neuroni nei corretti siti cerebrali con connessioni cerebrali non corrette 72; i sintomi negativi della schizofrenia hanno origine in un deficit primario o secondario di dopamina nel circuito mesocorticale e gli antipsicotici atipici, a differenza di quelli tradizionali, aumentano selettivamente il relaise della dopamina a livello mesocorticale.

Riservando l’esame degli effetti di tali farmaci su altre malattie mentali nei successivi approfondimenti, si evidenzia che gli antipsicotici atipici hanno effetti positivi su tutti i sintomi della schizofrenia, sia positivi tra cui le allucinazioni i deliri, l’eloquio o comportamento disorganizzato, l’agitazione, il comportamento catatonico, sia negativi come ritiro sociale, apatia, perdita di spontaneità, appiattimento dell’affettività, anedonia (perdita di piacere) , passività, avolizione (riduzione di iniziativa e di comportamenti finalizzati), alogia (riduzione della fluenza del pensiero e verbale).

In particolare gli antispastici incidono sulla possibile eziologia di tali sintomi riconducibile a un deficit o blocco della dopamina mesocorticale.

La clozapina che è un antipsicotico atipico è indicato nel caso di mancata funzionalità,solitamente per resistenza del paziente, degli antipsicotici tradizionali; il trattamento con gli antipsicotici atipici è indicato per la terapia di mantenimento a lungo termine e preventiva e curativa per le recidive, nonché per i sintomi negativi e positivi della malattia.

Sono segnalati anche effetti benefici sui disturbi cognitivi della schizofrenia quali l’incoerenza, la perdita di nessi associativi, il disturbo del pensiero, la riduzione dell’attenzione, l’alterata fluenza verbale intesa quale capacità di produrre linguaggio spontaneo, la riduzione e della concentrazione.

Incidono anche sul comportamento aggressivo tipico della schizofrenia caratterizzato da aggressività, ostilità, comportamento autolesivo fino al suicidio, abusi verbali e fisici, danno alle cose (tipico è l’incendio), acting aut sessuale, impulsività.

Tali ultimi disturbi sono caratteristici anche di altre patologie ma gli antipsicotici hanno effetti positivi, stante la loro forma di interazione, anche su tali sintomi come su sintomi ansiosi comuni a questa come ad altre malattie quali tensione, irritabilità, preoccupazione, sensi di colpa, umore depresso , ansia; tra gli effetti collaterali, da tenere presente nella prescrizione del trattamento vanno segnalati insonnia, stipsi, agitazione, sedazione, effetti simili a quelli degli antispsicotici tradizionali che in aggiunta hanno anche la ipotensione , vertigine e sonnolenza, disturbi sessuali e della memoria galattorrea ed amenorrea.

La cura farmacologica è importante per l’attenuazione dei sintomi della malattia ma le maggiori difficoltà sono connesse all’accertamento della patologia per il tentativo di celare la stessa da parte degli stessi familiari e non rendendosi conto il malato della sua condizione.

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1 Appare significativa la precisazione che “il riconoscimento dei “diritti della famiglia” (art 29 Cost.) va inteso non restrittivamente, cioè come tutela delle estrinsecazioni della persona nell’ambito esclusivo di quel nucleo, con una proiezioni di carattere meramente interno, bensì nel più ampio senso di modalità di realizzazione della vita stessa dell’individuo, alla stregua dei valori e dei sentimenti che il rapporto personale ispira , sia generando bisogni e doveri, sia dando luogo a gratificazioni, supporti, affrancazioni e significati”CASS., 12.6.2006,n. 13546. Analizza le prospettive di sviluppo delle forme di difesa dei soggetti "deboli", MARINELLI, La tutela civile dei soggetti deboli in Giust civ., 1994, 155.

2 Individua i "soggetti deboli" quale categoria tutelata dalla Costituzione, ed affronta il ruolo della Corte Costituzionale e quello del legislatore nell'attuazione delle norme programmatiche della Costituzione a tutela dei "soggetti deboli" AINIS, I soggetti deboli nella giurisprudenza costituzionale (Relazione al convegno "I diritti sociali", organizzato dal Centro studi giuridici e politici della Regione Umbria, Perugia, 28-29 novembre 1997) in Politica del diritto, 1999, 25.

3 Tra i nuovi istituti a sostegno dei soggetti deboli va annoverata la istituzione dell’Amministratore di sostegno, istituto nato per la tutela degli anziani soprattutto nell’ambito della attività negoziale del sofferente psichico. Per una esame di tale istituto, CENDON, La follia si addice ai convegni... e la nuova amministrazione di sostegno, in Minorigiustizia, 1999, 87.

4 La Suprema Corte puntualizza, facendo anche riferimento alla propria precedente giurisprudenza che “laddove il fatto lesivo alteri profondamente tale complessivo assetto, provocando una rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione, se non annullamento, delle positività che dal rapporto parentale derivano (v. Cass. 31.5.2003,n. 8827; Cass. 20.10.2005,n. 20324) viene a determinarsi quello “sconvolgimento delle abitudini di vita” che pur potendo avere ampiezza e consistenza in termini di intensità e protrazione nel tempo in relazione alle diverse situazioni, deve trovare comunque obiettivazione nell’alterazione del modo di relazionarsi del soggetto sia all’interno del nucleo familiare che all’esterno di esso nell’ambito dei comuni rapporti della vita di relazione CASS., 12.6.2006, n. 13546.

5 Sulle molestie sessuali sul luogo di lavoro e sulle discriminazioni derivanti da orientamento sessuale, CAPRONI,Il punto su: orientamento sessuale e rapporto di lavoro, in Diritto e lavoro nelle Marche, 2002, 18.

6L’antica sopraffazione dell’uomo sulla donna non è scomparsa, è solo divenuta più subdola; al di là delle innumerevoli forme che assume , ogni violenza è sempre in primo luogo una violenza psicologica”, HIRIGOYEN, Sottomesse, Torino ,2005 , pref. XI. L’autore a cui si farà riferimento per la chiarezza delle situazioni evidenziate e la facilità di individuazione delle patologie chiarisce che “il problema della violenza non solo necessita di un approccio pluridisciplinare (filsofico, morale, psicologico, politico, giuridico…), da ricondurre sempre al contesto socioculturale nel quale si realizza; ma richiede anche una distinzione preliminare rispetto ad altri termini che si sovrappongono e si articolano con quello di violenza: aggressività, sadismo, crudeltà, cattiveria, distruttività”.

7Non esiste una specifica patologia alla radice del fenomeno; ma piuttosto dei "profili", delle tipologie psicologiche, secondo le quali si declina il tipo di violenza che il singolo individuo infligge: personalità narcisistiche, antisociali, perverse, psicotiche… ma anche uomini normali. La diagnosi è importante solo in relazione alla possibilità che essi accettino di farsi curare e che il trattamento abbia buon esito. Purtroppo non si tratta quasi mai di richieste spontanee di cura, ma di psicoterapie imposte dai servizi sociali o dagli ultimatum delle vittime; di conseguenza sono ad alto rischio di interruzione o di insuccesso”, HIRIGOYEN, Sottomesse, ,cit., pref. XII.

8 HIRIGOYEN, Sottomesse, ,cit., pref. XVII; la responsabilità si allarga dall'uomo violento alla donna complice, all'intera società che, sotto l'apparenza della modernità, disconosce, tollera e indirettamente avalla come "normale" la violenza nella coppia. (XV); Molte donne di oggi, colte, intelligenti, economicamente indipendenti, professionalmente realizzate, sopportano la violenza dei compagni. Ciò per un groviglio difficilissimo da districare caso per caso (XVI).

9 La vittima non prova odio verso l'aggressore ma pietà, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., pref. IX.

10 Anche il codice civile prevede istituti e norme specifiche a tutela dei soggetti deboli; ad esempio l' istituto della rescissione, storicamente, ha sempre risposto all' obiettivo di tutela del soggetto economicamente più debole e lo stesso art. 1448 c. c. va interpretato col combinato disposto degli artt. 2 e 41 della Costituzione, dovendosi operare un collegamento tra il principio di solidarietà con il disposto dell' art. 1337 c.c. che nel sancire l' obbligo di buona fede durante le trattative contrattuali ricomprende anche la tutela di quelle situazioni che restano al di fuori dell' ambito di applicazione del rimedio rescissorio, quali gli accordi aleatori o transitori o espressivi di una lesione non eccedente la metà. Hanno funzione di tutela del soggetto debole anche la nullità parziale, la sostituzione automatica di clausole e la disciplina delle clausole vessatorie ed abusive sono norme preordinate a tutelare la parte debole del rapporto; possono citarsi, a titolo esemplificativo, anche le disposizioni di legge in tema di incapacità per cui ogni limite o deroga ai suoi diritti fondamentali è incostituzionale.

11 Con i loro rapidi mutamenti emotivi, inducono nel partner intense reazioni di compassione o di esasperazione, di attrazione o di rifiuto, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit, 140. L’autore precisa che in linea di massima, questi individui sono accessibili alla terapia, ma alla minima frustrazione la interrompono.

12 La responsabilità civile è vista anche come avamposto del sistema di tutela della salute mentale, CENDON, Appunti sul danno psichico, in Resp. civ. prev., 2000, 3.

13 Gli aggressori che hanno aggredito le loro vittime, anche in assenza di qualsiasi argomento oggettivo, sono per lo più convinti di aver semplicemente reagito a un'aggressione. Non si considerano affatto "cattivi", ma solo provocati e malintesi. HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., XI.

14 “I perversi sanno contraffare così bene la loro violenza da riuscire a dare di se un’ottima immagine. Il processo discreditante può venire attuato in modo ancora più perverso facendo agire un terzo, in genere l’atro genitore, anch’egli condizionato, a sua insaputa”, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 44.

15 Al di là delle innumerevoli forme che assume, ogni violenza è sempre in primo luogo una violenza psicologica. “Troppo spesso del fenomeno si riscontra soltanto la parte visibile, ossia l’aggressione fisica. Sebbene sia la prima ad essere scoperta e quindi denunciata, questa costituisce solo un aspetto del problema , la parte emersa dell’iceberg. Tutto ha inizio ben prima di zuffe e botte e in principio ci sono comportamenti impropri, intimidazioni, microviolenze che preparano il terreno. Parlando di “donne picchiate” nascondiamo l’essenza del problema. In realtà è impossibile fare una distinzione tra violenza psicologica e violenza fisica perché, quando un uomo picchia la propria donna, la sua intenzione non è quella di farle un occhio nero, ma piuttosto mostrarle che è lui a comandare e lei non fare altro che comportarsi bene. Lo scopo della violenza è sempre il dominio“, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. XI e 5.

16 Evidenzia HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 185 che “i giudici sono molto diffidenti di fronte alle manifestazioni perverse.Temono di essere manipolati anche loro e, mossi dall’intenzione di conciliare ad ogni costo, si tutelano da entrambe le parti promuovendo mediazioni troppo tardive.”

17 La violenza non ha sesso, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. XIII.

18Queste aggressioni rientrano nel quadro di un processo inconscio di distruzione psicologica, costituito da manovre ostili aperte o nascoste da parte di uno o più individui ai danni di una persona designata, vittima nel vero senso del termine. Con parole apparentemente insignificanti, allusioni, suggerimenti o non detti è effettivamente possibile destabilizzare qualcuno, o anche distruggerlo, senza che quanti gli stanno intorno intervengano. L’aggressore o gli aggressori possono così innalzarsi sminuendo gli altri e risparmiando inoltre qualunque conflitto interiore o stato d’animo negativo, addossando all’atro la responsabilità di ciò che non va”; HIRIGOYEN, Molestie morali, Torino ,2000 XI, prefazione.

19 Si tratta di individui meticolosi, perfezionisti, dominatori che si concedono pochi contatti emotivi , pur avendo rapporti forti e tirannici con chi li circonda …la donna deve essere sottomessa e per questo la isolano materialmente impedendole di lavorare, di amministrare il denaro di casa, di vedere gli amici e la famiglia.Sono gli stessi che controllano i bambini e che fanno “i capetti” sul lavoro. ..un paranoico mete l’atro con le spalle al muro .Tutto ciò che l’altro fa per disinnescare il conflitto gli viene ritorto contro. Se il partner reagisce innervosendosi è accusato di violenza; se il partner cerca con calma di trovare soluzioni è accusato di calcolo .Un paranoico non ammette mai di essersi sbagliato , perché non vuole che la sua autorità sia diminuita. Sono tiranni domestici, ma finchè al moglie accetta questa situazione di inferiorità non c’è problema. Se resiste e tenta di dire la sua si inesca< la violenza” I paranoici di rado “sono violenti al di fuori della famiglia , perché non se la prendono con chi è più forte di loro. Alcuni si mostreranno perfino sottomessi, addirittura ossequiosi con chi li domina, per esempio il loro superiore gerarchico. Mentre sanno prosternarsi di fronte ai potenti, non hanno pietà con le persone più fragili HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 163.

20 HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 167.

21 Qualunque atteggiamento vissuto come offensivo può provocare, in loro, un rancore inflessibile e devastante. La loro rabbia e la loro gelosia possono portare ad un omicidio , quello della donna che cerca di fuggire, ma a volte anche quello dei bambini, seguito in qualche caso dal suicidio…questi uomini sono di rado accessibili ad una terapia. Non avvertono alcun bisogno in tal senso dato che sono persuasi che tutto il problema venga dall’altro e di avere ragione ad agire così. Ciononostante possono beneficiare con profitto di un trattamento antidepressivo che , diminuendo la pressione interna, può a volte attenuare il senso di inferiorità e, di conseguenza, disinnescare la violenza in genere vedono uno psichiatra soltanto su ordine giudiziario e mantengono una notevole diffidenza nei suoi confronti, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit 168.

22 Analizza i problemi confliggenti con la necessaria ricerca di maggiore qualità ed efficacia degli interventi a tutela dei soggetti deboli, TONY, Percorsi di tutela giudiziaria dei minori. Dal D.P.R. n. 616 del 1977 ad oggi. I cambiamenti processuali e le prospettive (relazione al convegno " Tutela dei minori della cooperativa il Forteto "Firenze, 30 novembre 200), in Foro it,, 2002, 11.

23 Nell'ambito delle scelte di gnoseologia giudiziaria sottese al codice del 1988, dopo avere analizzato la centralita' della tecnica dell'esame incrociato quale metodo cardine di elaborazione della prova rappresentativa orale,si sofferma su una delle due principali deroghe, sorretta da preminenti esigenze di tutela della personalità del sottoposto ad esame (art. 498 comma 4 c.p.p. a proposito del teste minorenne), DI CHIARA, Testimonianza dei "soggetti deboli" e limiti all'esame incrociato (Osservazione a C. Cost. 30 luglio 1997, n. 283), in Integrare.

24 Sulla tutela del soggetto economicamente debole a seguito della cessazione della convivenza BENEDETTI, Le proposte di legge italiane in materia di convivenza, in Annali della Facoltà di Giurisprudenza. Università degli studi di Genova, 2000, 39.

25 Un certo raddolcimento dei costumi all'interno delle nostre società occidentali avrebbe dovuto rendere più sensibili al fenomeno della violenza; cose una volta permesse sono oggi proibite. E invece, la violenza non è scomparsa, si è solo fatta più sottile. La si condanna dovunque, ma questa condanna morale di principio riguarda soltanto la sua parte visibile. Dietro un pacifismo e un perbenismo di facciata, lasciamo sussistere violenze gravi se appena riguardano solo i più vulnerabili, ossia le donne e i bambini. Per quanto riguarda le coppie ci è difficile credere che la violenza si produca all'interno delle comuni famiglie. Preferiremmo attribuirla alle classi sociali meno favorite. Ora esistono individui violenti all'interno di ogni ambiente. Facciamo anche fatica a crederlo, nel caso che la violenza sia compiuta da una persona di posizione elevata, e a maggior ragione da qualcuno che dovrebbe presumibilmente proteggere o curare, come un magistrato o un medico, e allora preferiamo mettere in dubbio la testimonianza della vittima. La violenza nella coppia ci tocca così da vicino che la maggior parte delle reazioni ai racconti delle vittime sono esagerate, sia nel senso della banalizzazione, sia in quello dell'eccessiva pubblicità mediatica. HIRIGOYEN , Sottomesse, cit., 3.

26 E' sorprendente constatare quanto siano scarsi gli studi sulla violenza che si esercita nell'ambito della coppia, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit .,3.Si pone anche in evidenza come il termine "violenza" comprende realtà assai diverse. Si fa spesso confusione con la normale aggressività e le sue manifestazioni visibili, la collera e il conflitto. Ora, l'aggressività è una tendenza normale e sana, anche se può provocare frustrazione o dispiacere. In qualunque relazione, e a maggior ragione in una relazione amorosa, esiste un certo margine di ambivalenza e aggressività vissute attraverso conflitti o scontri. Si tratta di un fenomeno positivo, perché, quando non si è d'accordo con qualcuno, argomentare, anche con veemenza, è un modo di riconoscere l'altro, di tener conto della sua realtà. Nella violenza, al contrario, all'altro viene impedito di esprimersi, non c'è alcun dialogo. E' integralmente negato. In realtà, è impossibile fare una distinzione fra violenza psicologica e violenza fisica perché, quando un uomo picchia la propria donna, la sua intenzione non è quella di farle un occhio nero, ma piuttosto mostrarle che è lui a comandare e lei non deve far altro che comportarsi bene. Lo scopo della violenza è sempre il dominio, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 7.

27 La violenza all'interno delle coppie è di interpretazione assai difficile a causa della loro elevatissima soggettività; una vittima può essere completamente annientata, psicologicamente distrutta da ciò che vive, e non essere capace di esprimerlo. La soglia di tolleranza di ognuno dipende dalla sua storia e dalla sua sensibilità, ma tale soglia può essere modificata dalla natura della violenza subita e, in particolare, dall'essere sottoposti ad un plagio. Nel maltrattamento coniugale, gli attacchi psicologici sono i più pericolosi; fanno male quanto le aggressioni fisiche e hanno conseguenze più gravi, tutte le vittime lo affermano. Ci sono peraltro forme di violenza in cui il partner, senza sferrare alcun colpo, riesce a distruggere l'altro. La violenza all'interno delle coppie è di interpretazione assai difficile a causa della loro elevatissima soggettività; una vittima può essere completamente annientata, psicologicamente distrutta da ciò che vive, e non essere capace di esprimerlo. La soglia di tolleranza di ognuno dipende dalla sua storia e dalla sua sensibilità, ma tale soglia può essere modificata dalla natura della violenza subita e, in particolare, dall'essere sottoposti ad un plagio.

Nel maltrattamento coniugale, gli attacchi psicologici sono i più pericolosi; fanno male quanto le aggressioni fisiche e hanno conseguenze più gravi, tutte le vittime lo affermano. Ci sono peraltro forme di violenza in cui il partner, senza sferrare alcun colpo, riesce a distruggere l'altro, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit 8.

28 HIRIGOYEN, Sottomesse, cit .,3. Si rileva come certe azioni non sono condannabili sul piano giuridico, ma ciò nonostante sono distruttive sul piano psicologico, e una grande violenza può celarsi dietro un aspetto benevolo e parole gentili: "Dico questo perché ti amo". All'inverso, certe azioni appaiono violente mentre non sono altro che reazioni di difesa. E' così, per paura di sbagliare o con il pretesto della rigorosa obiettività, i testimoni e gli esperti intellettuali preferiscono lasciar correre.

29 Si parla di violenza psicologica quando una persona adotta una serie di atteggiamenti e discorsi che mira a denigrare e rifiutare il modo di essere di un'altra persona. Quelle parole e quei gesti hanno lo scopo di rendere insicuro l'altro e fargli del male…..Violenza fisica e violenza psicologica sono legate: non esiste violenza fisica che non abbia avuto un retroterra di violenza psicologica. E comunque, la violenza psicologica, come nel caso della violenza perversa, può fare grossi danni anche da sola. Molte vittime dicono che è la forma di abuso più difficile da vivere nell'ambito della vita di coppia, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit .21. Si pone in rilievo che nei momenti d'ira, tutti possiamo pronunciare parole offensive, sprezzanti, o fare gesti fuori luogo, ma di solito queste intemperanze sono seguite da rimorsi e da scuse. Nella violenza psicologica, invece, non si tratta di una trasgressione momentanea, ma di una forma di rapporto. significa rifiutare l'altro e considerarlo un oggetto. Questi comportamenti sono destinati a sottomettere l'altro, a controllarlo e a mantenere il potere…Si tratta di un maltrattamento molto sottile; assai spesso le vittime dicono che il terrore ha inizio con uno sguardo di disprezzo, una parola umiliante, un tono minaccioso. Si tratta, senza bisogno di alcuna percossa, di mettere a disagio il partner di creare tensione, di spaventarlo per dimostrare appieno il proprio potere. E' incontestabile che si provi un godimento nel dominare l'altro con un solo sguardo o un mutamento di tono.

30 La difficoltà nell'individuare le violenze psicologiche deriva dal fatto che il loro confine è impreciso. Si tratta di un concetto soggettivo: una medesima azione può assumere significati diversi a seconda del contesto in cui si inserisce e un medesimo comportamento sarà visto come abuso dagli uni e non dagli altri.

Fra gli specialisti, non disponiamo di una definizione univoca di violenza psicologica, dato che questa forma di violenza è stata riconosciuta soltanto di recente. Allo stesso modo, mentre è possibile valutare gli aspetti fisici della violenza, è molto più difficile misurare che cosa provi una vittima di violenza psicologica, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit , 21 Gli insulti di rado sono proferiti in pubblico. La maggior parte delle aggressioni verbali avvengono in privato perché gli aggressori tentano di mantenere una buona immagine di se stessi. Quando si verificano in pubblico, questi attacchi sono in forma ironica, in modo da accattivarsi l'approvazione dei testimoni. Se la donna protesta, si replicherà che non ha il senso dell'umorismo, che è troppo suscettibile, che prende tutto male, e lei finirà per dubitare della realtà dell'aggressione.

I primi attacchi verbali sono sottili e difficili da individuare. Aumentano per gradi, finchè la donna li considera normali. Come si fa a dire che insultare regolarmente la propria moglie non è violenza? Come si fa a pensare che le battute umilianti, i sarcasmi, la denigrazione sistematica possano essere insignificanti? A livello vocale, per spaventare la compagna alcuni uomini alzano il tono e urlano, altri invece assumono un accento soave e minaccioso. Dall'esterno, questi cambi di tono possono sembrare ininfluenti, ma, per la donna, riecheggiano precedenti minacce o percosse. Certe parole uccidono con altrettanta efficacia delle percosse, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 241.

31 HIRIGOYEN, Sottomesse, cit ,24. Nella violenza psicologica esiste un legame diretto fra il comportamento di chi aggredisce con insulti o atteggiamenti ostili e l'impatto emotivo negativo che tale comportamento ha sulla vittima. Nella violenza coniugale la violenza verbale e quella psicologica sono inscindibili. Ci sono parole (minacce, urla, insulti) che servono a installare tensione e insicurezza, e il modo di dirle (tono, accento) è un metodo destinato a sottomettere psicologicamente l'altro. Nella trattazione delle varie forme di violenza si seguirà lo stesso schema dell’Autore citato.

32 Il controllo si colloca essenzialmente nel registro della possessività, significa sorvegliare qualcuno in modo malevolo con l'idea di dominarlo e di comandarlo. Si vuole controllare tutto per imporre un determinato modo di fare le cose. Può essere il controllo delle ore di sonno, dell'orario dei pasti, delle spese, delle relazioni sociali e addirittura dei pensieri. (Es.: "Voglio sapere a che pensi! "oppure "Sta' zitta, so quel che pensi meglio di te"). Può essere impedire alla donna di fare carriera o di studiare, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 24.

33 Perché la violenza possa continuare, bisogna isolare progressivamente la donna dalla sua famiglia, dagli amici, impedirle di lavorare, di avere una vita sociale. Isolando la moglie, l'uomo fa in modo che la sua vita ruoti unicamente intorno a lui. Ha bisogno che lei si occupi di lui, che non pensi che a lui. Fa in modo che lei non sia troppo indipendente così che non sfugga al suo controllo. Le donne dicono spesso di sentirsi prigioniere. (Es.: "Se non sei stimata è a causa delle tue origini. I tuoi sono una nullità e non hanno nessuna cultura). Dopo un po’ può succedere che sia proprio la donna a rinchiudersi , per avere pace, non sopportando più la pressione da parte del marito all'idea di un eventuale incontro. Questo porta a un isolamento sociale e a volte addirittura a un disinserimento. La cerchia dei conoscenti è concretamente manipolata, per portarla ad accettare la squalifica della donna. Quelli che non si persuadono e si mostrano critici vengono un po’ alla volta allontanati. L'isolamento progressivo sfocia nel controllo totale della persona, come nelle sette. (Es.: Il marito non lasciava che sua moglie guidasse né uscisse da sola. Lei non aveva né carta di credito né libretto degli assegni. Non aveva nemmeno la chiave della cassetta delle lettere, perché lui ci teneva ad aprire tutta la posta). L'isolamento consiste anche nel togliere di mezzo il cellulare o il computer, come si farebbe con un bambino, perché la donna non possa più telefonare alla sua famiglia. Si può anche, con insinuazioni e menzogne, mettere la donna contro i suoi. (Es.: "I nostri amici sono preoccupati per te. Trovano che tu abbia un comportamento strano!" "Tuo fratello ripete dappertutto che ti comporti come una baldracca"). L'isolamento è al contempo una causa e una conseguenza dei maltrattamenti, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 25.

34 Il controllo può tradursi in un comportamento geloso: sospetto continuo, infondata attribuzione di intenzioni, ecc. (Es.: Lui sorveglia le telefonate di lei, come passa il suo tempo, i suoi rapporti con la famiglia e gli amici, perché vuole essere sicuro che non ha un amante). Quello che il coniuge non sopporta è l'alterità della moglie. Vuole possederla completamente e pretende da lei una presenza continua ed esclusiva. Questa gelosia patologica non si fonda su alcun elemento reale, come per esempio l'infedeltà, ma proviene da una tensione interna che il marito tenta così di placare. Lo scadimento nella gelosia si verifica a partire da un senso di perdita di valore: l'uomo, piuttosto che rimettersi in discussione, spiega la propria frustrazione con l'infedeltà della compagna. In linea generale, nessuna spiegazione razionale può riuscire a placare una gelosia patologica dato che si tratta né più né meno che di un rifiuto della realtà. (Es.: La tratta da puttana che va a letto con tutti e pretende rapporti sessuali molto intensi, per riuscire a convincersi che lei desidera solo lui), HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 27.

35 Ripetendo sino alla nausea un messaggio a qualcuno, arriviamo a saturare le sue capacità critiche e il suo giudizio e a fargli accettare qualsiasi cosa. Come per esempio nel caso di discussioni senza fine per estorcere qualche confessione, fino a che la persona, esausta, non cede. (Es.: Può passare notte intere a interrogare lei per essere sicuro che non l'abbia tradito. Per stare tranquilla, lei finisce per dire quello che lui vuole che dica). L'altra strategia consiste nel sorvegliare la persona, nel seguirla per strada, nel molestarla telefonicamente, nell'aspettarla all'uscita dal lavoro. Questa forma di violenza si verifica per lo più dopo una separazione, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 28).

36 Si tratta essenzialmente di minare l'autostima della persona, di dimostrarle che non vale niente, che è priva di valore. La violenza si manifesta sotto forma di atteggiamenti sarcastici e di parole offensive, di discorsi sprezzanti, di osservazioni sgradevoli. Può significare denigrarla per quello che fa, per quello che è; formulare dubbi sulla sua sanità mentale; significa anche accusarla di essere deprimente, anticipando così il risultato che si vuole provocare in lei. (Es. "Tutti sanno che sei matta e farei meglio a farti internare"). O magari significa svilire le sue capacità intellettuali (Es.: Quando lei diceva il suo parere su qualcosa, lui diceva: "Che ne sai tu di questo?"). Negare le sue idee e le sue emozioni. Accusarla di avere comportamenti fuori luogo. Rimproverarla per come è tenuta la casa, per i bambini, per i suoi vestiti, per le spese. Criticare il suo aspetto fisico. (Es.: Se lei si lamentava lui si giustificava dicendo: "Non è una critica ma semplicemente la realtà). Significa anche attaccare la sua famiglia, i suoi amici, i suoi valori con critiche sistematiche. Gli attacchi possono riguardare la "femminilità" della compagna, la sua capacità di essere una brava padrona di casa o una donna attraente o sulla capacità di allevare bene i figli o sulle qualità amatorie. Lo svilimento può essere realizzato con parole che sembrerebbero sincere e corrette. Si tratta di manipolare la donna senza che lei ne sia consapevole, di minare la sua autostima, di condurla a perdere la fiducia in se stessa, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 29.

37 Umiliare, svilire, ridicolizzare costituiscono il connotato specifico della violenza psicologica. Visto che l'altro è soltanto una valvola di sfogo per la rabbia che si ha dentro di sé, gli si nega un'esistenza propria: non lo si rispetta. (Es.: Lui aveva l'abitudine di dare alla moglie il denaro per il mese gettandolo per terra. A lei non restava che mettersi a quattro zampe a raccoglierlo, senza dire niente…). Sputare in faccia, spernacchiare quando una persona parla o, se il messaggio non dovesse essere abbastanza chiaro, usare metodi più radicali… (Es.: Quando lei era in bagno a truccarsi, il suo compagno andava a orinare nel lavandino accanto a lei. Lei protestava dicendogli che il water era fatto apposta per quello, e lui le rispondeva che era una schifiltosa, che tutti gli uomini facevano così. Più che intenzione di rompere le scatole, lei sentiva che in lui c'era la precisa volontà di umiliarla, ma lei non sapeva fare nient'altro che protestare. Allora lui le dava della brontolona. Es.: Mentre lei gli stava rimproverando le sue infedeltà, suo marito l'ha trascinata in bagno e buttata per terra dicendole "Sto per farti vedere che cosa sei per me!". E le ha urinato addosso). Spesso si tratta di umiliazioni a contenuto sessuale. Le violenze psicologiche, la sistematica denigrazione, gli insulti provocano una frattura identitaria, un cedimento interiore. Questi attacchi infatti mirano all'autostima della persona, che finirà per far proprio il disprezzo e non si sentirà più degna di essere amata, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 31.

38 Sbattere le porte, rompere oggetti per manifestare il proprio cattivo umore costituiscono atti di intimidazione. Quando una persona si sfoga sugli oggetti, il partner può interpretarlo come una forma di violenza repressa. Ciò nonostante, si tratta né più né meno che di violenza indiretta. Il messaggio da trasmettere all'altro è "Guarda la mia forza! Guarda che posso farti!". La minaccia e l'ostilità sono ancora più chiare quando l'uomo giocarella ostentatamente con un coltello o guida in modo pericoloso. Lo scopo di questi comportamenti è fare paura all'altro. (Es.: Se incominciavano una discussione in macchina e lei non era d'accordo con lui, suo marito si metteva a guidare sempre più veloce, rasentando i fossi, con brusche sterzate, finchè lei non lo supplicava e gli diceva tutto quello che voleva lui), HIRIGOYEN, Sottomesse, cit 33.

39 La violenza morale consiste anche nel rifiuto di interessarsi all'altro. Significa essere insensibile e incurante nei confronti del partner o fare vistosa mostra di rigetto o disprezzo. (Es. Un giorno mentre stavano andando a casa di amici, lei ha cercato di prenderlo per mano, per la strada, e di dargli un bacio. Lui l'ha respinta malamente dicendo: "Solo perché viviamo assieme non è che dobbiamo sbaciucchiarci tutto il giorno!". Perfino durante l'atto sessuale rifiutava di baciarla. Le diceva che era lei ad essere troppo esigente). Significa ignorare le sue esigenze, i suoi sentimenti, o creare intezionalmente una situazione di carenza e di frustrazione per mantenere l'altro nell'insicurezza. (Es.: Lei in tutta la sua vita coniugale non ha mai avuto una sola discussione con suo marito. Nessuno scambio di opinioni. E sì che lei crede di avergli domandato mille volte cosa aveva da rimproverarle, perché le faceva tanto male. Non ha mai avuto una sola risposta. Non ha mai visto un'ombra di compassione nel suo sguardo). Significa rifiutarsi di parlare con l'altro, di uscire insieme, di accompagnarlo all'ospedale, di andare alle feste di famiglia. Significa anche non tener conto dello stato fisico o psicologico della compagna, per esempio volendo fare l'amore dopo una lite violenta, oppure pretendere che sbrighi le faccende quando è ammalata. (Es.: Lei aveva incominciato una gravidanza difficile e sarebbe dovuta stare distesa il più possibile. Suo marito pensò bene di invitare sei colleghi a cena, precisando che era importante per lui che lei preparasse un pasto eccellente. Non le propose nemmeno una volta di aiutarla. Dopo la cena dovette andare in ospedale per una emorragia. non l'accompagnò, con il pretesto che il giorno dopo doveva alzarsi presto per lavoro. Quando lei tornò a casa dopo un falso allarme di parto, lui fece come se non fosse successo niente). HIRIGOYEN, Sottomesse, cit. 33.

40 La violenza psicologica può comportare minacce: si minaccia di portarsi via i bambini, di tagliare i fondi, di prendere a botte, di suicidarsi. Si può anche insinuare che ci saranno rappresaglie sulla cerchia dei conoscenti, se la donna non si comporterà come ci si aspetta. l'anticipazione di un colpo fa altrettanto male alla psiche del colpo vero, e l'effetto è rafforzato dall'incertezza sulla realtà della minaccia in cui la persona viene tenuta. E' in questo modo che si riesce a mantenere un potere sull'altro. Il ricatto del suicidio costituisce una violenza di estrema gravità, perché porta il partner ad addossarsi la responsabilità della violenza: "E' colpa mia, non ho saputo aiutarlo!".

Tutti questi espedienti, presi separatamente, possono rientrare nel quadro di una classica scenata di coppia; a costituire la violenza sono invece la loro ripetizione e il loro protrarsi nel tempo, oltre all'asimmetria negli scambi. Al contrario di quanto accade in una lite coniugale, dove esiste un limite a quello che si può dire, in questo tipo di relazione basato sulla violenza psicologica, il violento mira alle emozioni del partner o più esattamente, alle sue fragilità emotive. Quando si vive in coppia si sanno le debolezze dell'altro, e quindi si può colpire con precisione, proprio lì dove fa male. Si può approfittare di una confidenza, di una confessione, per distruggere meglio l'altro. HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 35.

41 Costituisce un processo volto a stabilire un dominio sul partner. E' una violenza che segue un determinato schema; si ripete e si rafforza con il tempo. Si comincia con il controllo sistematico dell'altro, poi arrivano la gelosia e le molestie assillanti e alla fine le umiliazioni e il disprezzo. Il tutto per rafforzare e accrescere se stessi, sminuendo l'altro. La mancanza di rispetto e le critiche potrebbero sembrare anodine se fossero isolate, mentre invece quelle parole e quei gesti si inseriscono in un processo altamente distruttivo per l'autostima della persona che li subisce. La ripetitività e il carattere umiliante di tali situazioni possono provocare un vero e proprio logorio mentale e addirittura condurre la persona al suicidio, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 36.

42 La violenza psicologica viene negata sia dall'aggressore sia dai testimoni, che non vedono niente, e questo fa sì che la vittima dubiti di ciò che prova. Nulla comprova la realtà di ciò che subisce. E' una violenza "pulita". L'individuo dominante usa la violenza per restare nella sua posizione di onnipotenza. Per lui, l'aggressione è soltanto lo strumento che gli permette di ottenere o di conservare ciò che desidera, ossia il potere. Le minacce e le azioni destinate a terrorizzare l'altro sono l'ultima tappa prima dell'aggressione fisica. Eppure, a questo stadio non trapela niente. A differenza di quanto accade quando c'è violenza fisica e una serie di elementi esterni (referti medici, testimoni oculari, verbali di polizia) comprovano la veridicità della violenza, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 36.

43 Il più delle volte la violenza fisica interviene solo se la donna resiste alla violenza psicologica. Dal momento che lascia tracce visibili, è l'aggressione fisica, e non il precedente abuso psicologico, a essere considerato violento dalla donna sia dal mondo esterno. Quando si chiama la polizia o le associazioni, in genere è a seguito di un'aggressione fisica. Gli atti di violenza fisica possono accadere una sola volta oppure ripetersi ma, se non vengono denunciati, si verifica sempre un aumento di intensità e frequenza. La violenza fisica include una vasta gamma di sevizie che possono andare da un semplice spintone all'omicidio: pizzichi, schiafi, calci, tentativi di strangolamento, morsi, bruciature, braccia storte, aggressioni con arma da taglio o da fuoco… Nemmeno il sequestro è da escludere. Colpire di piatto al ventre con la mano, tirare i capelli, spintonare, torcere le braccia non lascia tracce, e certi uomini lo sanno con sicurezza, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit,.38. Quando le donne hanno subito umiliazioni molto a lungo senza aver saputo reagire, può accadere che un episodio di violenza fisica, punito dalla polizia, provochi in loro uno scatto che consente di trovare una via d'uscita. Per lo più, tuttavia la violenza resta e si manifesta altrimenti, per esempio con attacchi verbali o psicologici.Può perfino capitare, se la donna reagisce alle percosse e, eventualmente le ricambia, che l'uomo rivolti la situazione a proprio vantaggio accusando di violenza la compagna. In tal caso si può finire per redere che si tratti di una banale scenata coniugale. La violenza fisica può anche manifestarsi in modo indiretto, con le torture a un animale di casa oppure malmenando un figlio di altro letto. Scopo di questi attacchi è fare paura, ma è fisicamente altrettanto doloroso che se la percossa fosse stata data realmente. Anche quando i colpi non sono assestati davvero, la donna vive la sofferenza attraverso il proprio corpo. Ha mal di testa, di pancia, dolore ai muscoli ecc., come se avesse incorporato dentro di sé il messaggio di odio. Tutti gli studi dimostrano che le donne che subiscono violenza, fisica o psicologica che sia, presentano uno stato di salute nettamente meno buono rispetto alle altre donne e consumano molti più medicinali, soprattutto psicofarmaci. E' quindi evidente che c'è un legame fra questo e la violenza psicologica. Il gesto violento, annunciato ma non realizzato, ha un effetto altrettanto (se non più!) distruttivo della vera percossa, che non necessariamente arriva quando uno se la aspetta. Spesso, è quando le donne hanno preso la decisione di andarsene che il loro compagno è più violento fisicamente. Le donne lo sanno ed è per questo che hanno paura di aggravare le cose andando via. Il ricatto, le minacce e la manipolazione sono temute e temibili: "Se me ne vado, ci saranno rappresaglie. Posso davvero accettarlo?". E' per questo che le donne hanno bisogno di essere assistite e appoggiate, in modo da separare ciò che è ricatto da ciò che invece va preso sul serio. A volte bisogna allestire un vero e proprio piano di protezione per aiutarle a vederci chiaro, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 38.

44 E' la forma di violenza di cui le donne fanno più fatica a parlare, eppure si verifica in moltissimi casi. La violenza sessuale copre uno spettro assai ampio che va dalla molestia allo sfruttamento sessuale, passando per lo stupro da parte del coniuge. Può significare obbligare qualcuno a praticare attività sessuali pericolose o degradanti, fantasie sgradevoli; per lo più, però, si tratta semplicemente di constringere una persona a un rapporto sessuale non voluto, sia suggestionandola (ma quanto sei bigotta!) sia con la minaccia.Un rapporto sessuale imposto viene spesso taciuto perché fa parte del "dovere coniugale", ancora oggi considerato un diritto per l'uomo e un obbligo per la donna. Molte donne accettano rapporti sessuali che non desiderano semplicemente perché il partner smetta di tormentarle. Non sempre è facile distinguere un rapporto sessuale consensuale da uno estorto. Quante donne dicono: "Ho finito per cedere perché prima mi ha supplicata, poi ha fatto finta di niente, poi mi ha minacciata!". Da quando suo marito è violento, una donna non prova più tanto desiderio sessuale, ma lui la sollecita talmente tanto, la ricatta a tal punto, che lei finisce per cedere, dicendosi "Se soddisfo il suo desiderio, sarà più calmo; le cose andranno meglio!"In uno studio realizzato su 200 donne vittime di violenza matrimoniale, tre quarti di loro avevano fatto presente che i rapporti sessuali con il coniuge erano un modo per stare tranquille. La violenza sessuale ha due modi di manifestarsi: attraverso l'umiliazione e/o il dominio.Quando il partner la umilia, la donna si sente degradata come essere umano. Non è altro che una variante della violenza psicolaogica: si tratta di sminuirla.Quasi tutti gli uomini violenti, nei momenti di nervosismo, usano un vocabolario volgare, insulti svilenti che assimilano la donna a una prostituta: "Lurida puttana, buona giusto a succhiare c…!"Ma la violenza sessuale è soprattutto un modo per dominare l'altro. Non ha niente a che vedere con il desiderio, è semplicemente, per un uomo, un modo di dire "Tu mi appartieni". Va precisato che molti uomini alimentano le loro fantasie sessuali con pratiche tratte dalla pornografia, dove il dominio del maschio è rappresentato in modo caricaturale.

Di fronte a una pressione di questo tipo, certe donne non sanno quali limiti porre alle richieste sessuali del partner. ("All'inizio, lo facevo per fargli piacere, adesso lo faccio per stare tranquilla perché, in caso contrario, va a finire che diventa violento").Spesso, le compagne illegittime, le "amanti", si sentono obbligate ad accettare di più, anche a costo di diventare oggetti sessuali.Quando cercano di sfogarsi all'esterno, le donne fanno spesso fatica a farsi capire perché, secondo molta gente, sono masochiste per natura. Ora, il masochismo consiste nel provare piacere a sottomettersi durante un gioco sessuale. Non significa affatto che debba succedere nella vita normale. Eppure può accadere che, con la forza e il ricatto, un uomo imponga questo genere di pratiche a una donna che non lo desidera per niente. In tal caso , la donna si troverà nella posizione di schiava sessuale. Farà inoltre molta fatica a essere creduta, nel caso che alla fine riesca a sfuggire al suo "padrone". (es.: Fin dall'inizio della relazione con lei, suo marito si era dimostrato "particolare" durante i loro rapporti sessuali. La pizzicava, la pungeva, la sculacciava, la frustava, le imponeva lo scambio di coppia ed altro. A lei questo non piaceva, ma lui sosteneva che era normale, che era un po’ di pepe per evitare la routine. Per due volte lei aveva deciso di andarsene e divorziare, ma ogni volta lui era andato a cercarla dicendo che se fosse andata via, avrebbe raccontato al giudice che si prostituiva, in modo da non farle avere la custodia dei figli: "Ho le foto, non potrai certo sostenere che non te ne andavi a letto con tutti!". Lei non sapeva come fare per venirne fuori perché si vergognava di parlare di quello che le faceva il marito: "Come si fa a dire queste cose a qualcuno che non immagina nemmeno che esistano!". Malgrado le minacce di rappresaglie la donna alla fine si è decisa a sporgere denuncia alla polizia, ma resta traumatizzata e si sente in colpa per avergli concesso la sua fiducia e il suo corpo ).Qualunque violenza sessuale costituisce un trauma di estrema gravità, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 42.

45 La pressione economica va considerata a tutti gli effetti una particolare forma di violenza psicologica, un ricatto supplementare che impedisce alle donne di uscire dalla relazione alienante, visto che hanno già difficoltà a lasciare il partner anche quando sono in grado di guadagnarsi da vivere in modo adeguato e addirittura quando la dipendenza materiale è invertita, come nell'esempio di certi uomini che con la scusa di un licenziamento o di un impiego precario, finiscono per smettere di lavorare e si fanno mantenere dalle compagne. In questo caso è il senso di colpa che le spinge a restare.

Esiste anche il caso più classico in cui il timore delle difficoltà materiali, conseguenza della dipendenza economica, impedisce alle donne di lasciare un coniuge violento. Hanno paura di non sbarcare il lunario, di non trovare lavoro, né casa. Spesso, non conoscono i loro diritti e le possibilità di aiuto, e sono scoraggiate.

La pressione economica viene esercitata in modi diversi a seconda degli ambienti, ma, in tutti i casi, consiste nel togliere alla donna la sua autonomia, nel fare in modo che non abbia spazio di manovra se manifesta velleità di separazione.

Per assicurarsi di mantenere il potere finanziario, l'uomo può cominciare con il verificare sistematicamente tutti i conti, rifiutare di dare abbastanza denaro oppure darlo con il contagocce, il tutto condito da osservazioni colpevolizzanti. Tutto ciò può spingersi fino al rifiuto di concedere alla propria compagna una carta di credito o un libretto di assegni. A volte ci si meraviglia che una donna che lavoro non possa nemmeno avere accesso ai propri conti. Tale dipendenza può esistere, qualunque sia il livello dei redditi familiari, e capita che l'uomo mascheri la pressione economica quotidiana che fa subire alla moglie offrendole ogni tanto regali impegnativi… (Es.: Lui prende tutte le decisioni riguardanti le spese, e non chiede mai il parere della moglie. Lei ha soltanto un budget molto ristretto per tutti i giorni. Dopo una lite, e soprattutto se è stato fisicamente violento, ha preso l'abitudine di offrirle un gioiello o un foulard, Per concludere con un "Di che ti lamenti?"). (Es.: Dato che era lui a guadagnare il denaro, riteneva normale prendere da solo le decisioni finanziarie sulla casa. Quando lei protestava, lui le faceva notare che era talmente spendacciona che faceva così solo per proteggerla).

L'uomo può cercare di convincere la moglie a lasciare la propria attività professionale o gli studi, sottolineando il fatto che i figli non stanno bene senza la madre, che i pasti sono raffazzonati, la casa mal tenuta, che il secondo stipendio serve solo ad aumentare le tasse ecc. Questa situazione imposta rende ancora più difficile qualunque tentativo di separazione.

La dipendenza materiale delle donne non è più forte come in passato, e ne sono derivate nuove forme di dominio molto più sottili. Tuttavia, il timore delle difficoltà pratiche spesso è solo un argomento razionale sollevato per procrastinare il momento di andarsene. Il vero ostacolo alla partenza delle donne vittime di violenze non è la dipendenza materiale, ma quella psicologica, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 48.

46 Dopo la separazione la violenza e la pressione psicologica aumentano, e possono durare a lungo anche dopo. L'uomo si rifiuta di lasciare l'ex compagna, come se fosse una sua proprietà. Non può fare a meno di lei, la sorveglia, la segue per strada, la assilla al telefono, la aspetta all'uscita dal lavoro. Capita che la donna sia costretta a traslocare.Negli Stati Uniti sono state prese alcune misure (protective orders) per proteggere le donne vittime di questo tipo di molestia, assai pericoloso perché può finire con un assassinio. Talvolta la pressione psicologica è tale da rendere la vittima incapace di distinguere ciò che è bene per lei da ciò che non lo è, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 51.

47 Le violenze coniugali sono una delle principali cause di morte per le donne. L'omicidio del coniuge si verifica per lo più al momento di una separazione. Si fanno uccidere dopo la partenza o mentre progettano di andarsene.

La gelosia patologica, che è stata definita anche "paranoia coniugale", è costituita da un continuo rimurginare sulla compagna. L'uomo dipende a tal punto dalla sua donna che, sentendosi abbondonato perché lei, limitandosi a essere se stessa, gli sfugge, preferisce ucciderla per non vedere più questa alterità. Ovviamente poi non potrà più vivere perché lei non c'è più, cadrà in un grave stato depressivo e potrà addirittura finire per suicidarsi. L'assassinio della compagna costituisce un atto di dominio estremo..Capita che l'omicidio sia stato più o meno premeditato. Stando al ministero dell'Interno, in Francia a seguito di violenze familiari muoiono tre donne ogni quindici giorni. Negli Stati Uniti, il 70 per cento delle donne assassinate vengono uccise dal loro compagno o ex compagno e, nei due terzi dei casi, la morte era stata preceduta da violenze fisiche gravi.

Uccidere il coniuge può essere un atto d'impulso compiuto da una base di ripetute violenze e di gelosia. In questo caso, la degenerazione del rapporto è giunta a un parossismo tale che il partner violento non sopporta più l'altro. A provocare il dramma, basta allora un incidente anche minimo, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 53).

48 Quando la violenza si è radicata, i cicli si ripetono, come una spirale che con il tempo accelera con crescente intensità. A mano a mano, il periodo di remissione diminuisce e la soglia di tolleranza della donna aumenta. Lei finisce per trovare la violenza normale, addirittura giustificata. A un certo momento, se il processo non viene interrotto da nessuna cesura, la vita della donna può essere in pericolo.

Nell'uomo violento, esiste una sorta di dipendenza, di assuefazione a tale comportamento: non è più capace di calmarsi se non con la violenza. Una volta che il ciclo è iniziato, non può essere interrotto che dall'uomo stesso. Qualunque sia il suo atteggiamento, la donna non ha alcun modo di fermarlo. A quel punto, lei sceglie di coccolare e consolare il suo aggressore, in modo da dargli soddisfazione; lo osserva, spia i sottili segnali che possono preludere a una crisi: cambiamento di tono, modo particolare di aprire la porta ecc. Davanti alle violenze verbali, le donne tentano, per lo più, di spiegarsi o di calmare il partner. Di fronte alle aggressioni fisiche, cercano di scappare o di rifugiarsi in un'altra stanza. Per loro è una questione di sopravvivenza, perché sanno che lo scontro diretto può aumentare la violenza, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 54.

49 Le madri contribuiscono ad alimentare questi stereotipi allevando i figli maschi in modo che siano forti, coraggiosi, che non piangano, trascurando la loro sensibilità e le loro emozioni, mentre insegnano alle figlie a essere dolci, gentili, comprensive, disponibili verso i bisogni altrui. D'altronde, sul piano professionale, alle donne per lo più si attribuiscono ruoli gregari., HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 69).

50 Finchè vivono nel domicilio coniugale, per non subire rappresaglie, le vittime hanno paura di denunciare quello che patiscono. Tuttavia, bisogna sapere che, quando una donna ritira la sua denuncia, la Procura può decidere di perseguire lo stesso l'uomo violento. Ma questo avviene solo in caso di violenza fisica, mentre bisognerebbe, volta per volta, estendere la misura a casi più sottili di violenza psicologica, su parere di uno psichiatra o di uno psicologo, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit., 216).

51 Una donna che ha paura è paralizzata e non può esprimersi liberamente. Nel corso della mediazione, non oserà manifestare le sue idee, i suoi sentimenti, le sue emozioni, per timore di rappresaglie. Può sentirsi doppiamente vittima, perché la sua sofferenza non è riconosciuta. Ora, quando c'è una mediazione penale, segue un'archiviazione, ossia non c'è alcuna azione giudiziaria contro la persona accusata, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 216.

52 Gli uomini violenti non riconoscono mai il proprio comportamento.. Le personalità violente negano sempre i fatti e le più abili, i perversi narcisisti, sanno dare di sé un'immagine irreprensibile, caricando al contempo il coniuge di responsabilità, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 216.

53 Di fronte a un giudice, se non ci sono prove del suo comportamento, un uomo violento si presenterà come vittima. Parlerà con calma e farà in modo di presentare la moglie come un'isterica. La donna cercherà di difendersi e, più si giustificherà, più si caccerà nei guai. I giudici a quel punto, temendo la manipolazione, preferiranno non redimere la vertenza una volta per tutte e opteranno per una soluzione intermedia, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit., 216.

54 Sugli obblighi di informazione tra responsabilità contrattuale e responsabilita' aquiliana, con particolare riguardo all’ obbligo di informazione, BELLANOVA,Il dovere di informare: una nuova frontiera della responsabilità del medico? (Nota a Trib. Firenze 7 gennaio 1999), in Resp. civ. prev., 2000, 163.

55 Per tale profilo, MONATERI, BONA, OLIVA, Le molestie morali nel sistema giuridico italiano.

56 Sulla causalità omissiva nella responsabilità medica Cass., Sez. Un., 10 luglio 2002, in Dir. pen. e proc., 2003, 50 ss.. In dottrina , Donini, La causalità omissiva e l’imputazione “per l’aumento del rischio”. Significato teorico e pratico delle tendenze attuali in tema di accertamenti eziologici probabilistici e decorsi causali ipotetici, in Riv. it. dir. proc. pen., 1999, 47 ; Di Giovine, Lo statuto epistemologico della causalità penale tra cause sufficienti e condizioni necessari, in Riv. it. dir. proc. pen., 2002, 667; Masera, Il modello causale delle Sezioni Unite e la causalità omissiva, in Dir. pen. e proc., 2006, 500. P. Veneziani, Il nesso tra omissione ed evento nel settore medico: struttura sostanziale ed accertamento processuale, in Studi in onore di Giorgio Marinucci, 2006, 1970.

57 Cass 12.7.2006,n.15760. Il danno da uccisione consiste, per la S.C. “non già nella violazione del rapporto familiare quanto piuttosto nelle conseguenze che dall’irreversibile venir meno del godimento del congiunto e dalla definitiva preclusione delle reciproche relazioni interpersonali discendono” Cass.., 12.6.2006,n. 13546).

58 Cass. S.U., 24.3.2006, n. 6572.

59 Cass. S.U., 24.3.2006, n. 6572.

60 Cass. S.U., 24.3.2006,n. 6572; cfr anche CASS., 12.6.2006, n. 13546.

61 La violenza coniugale rimane un fenomeno molto sottovalutato, anche da parte dei medici. Numerosi medici si accontentano di prescrivere tranquillanti e analgesici per attenuare i sintomi, ma dato che la donna rimane nella situazione traumatica non cambia niente. I medicinali possono farle sopportare situazioni che normalmente non sopportava. Il rischio è che, in caso di aumento del disagio, la donna superi le dosi e tenti di suicidarsi,o che, a lungo termine, si instauri una dipendenza dagli ansiolitici, HIRIGOYEN , Sottomesse, cit., 210.

62 E' importante rassicurarla e dirle che non è lei ad avere un problema, bensì il suo partner.Quando un medico pensa che una donna sia vittima di violenza coniugale, deve stimare le conseguenze fisiche e psicologiche del maltrattamento: stato ansioso, stato depressivo, eventuale stress post-traumatico, per discutere dell'opportunità di una terapia di sostegno. Ma, attenzione, bisogna diffidare di una terapia antidepressiva prescritta troppo in fretta prima di una valutazione, perché potrebbe camuffare i sintomi e dare l'impressione che il problema non sia così grave, HIRIGOYEN, Sottomesse, cit., 210.

63 Altro principio a tutela del malato in tema di responsabilità medica è la sostanziale inversione dell’onere della prova per gli interventi routinari e di non difficile esecuzione, ponendosi a carico del professionista l’onere della prova di avere agito correttamente dimostrando che la mancata riuscita dell’intervento o eventuali complicanze non sono dovute a sua responsabilità. Trattasi di principi che ancorché possano essere valutati come aggravi nel campo della professione medica, se ben applicati costituiscono un fattore di civiltà essendo finalizzati alla tutela della parte debole del rapporto, anche se non devono risolversi nella criminalizzazione del professionista alla ricerca della responsabilità a tutti i costi per la mancata riuscita dell’intervento medico-chirurgico.

64 Sui farmaci antipsicotici, Stahl, La psicofarmacologia degli antispastici, Trento, 2000, a cui si rimanda anche per l’ampia bibliografia.

65 Le quattro azioni degli antipsicotici tradizionali sono costituite dal blocco dei recettori 2 , a, adrenergici e dell’istamina della dopamina, BALDESSARINI, Goodman and Gilman’s pharmacological basis of theraputics ,1996, 399

66 Poichè I circuiti nigrostriatali fanno parte del sistema extrapiramidale, gli effetti collaterali asociati al blocco dei recettori dopaminergici sono chiamati anche sintomi extrapiramidali o EPS, Stahl, La psicofarmacologia degli antispastici, cit. 39.

67 Tale effetto è qualificato “neuroleptic-induced deficiy syndrome”, Stahl, La psicofarmacologia degli antispastici, cit. 40. L’autore evidenzia come un circuito collegato a quello mesolimbico è quello mesocorticale, anch’esso dopaminergico, che proietta dall’area segmentale ventrale del mesencefalo alla corteccia limbica dove avrebbe un ruolo nel mediare i sintomi psicotici positivi e negativi e gli effetti collaterali cognitivi dei neurolettici.

68 STAHL, Essential psychopharmacology, New York, 1996.

69 Trattasi di materia in continua evoluzione che richiede un costante aggiornamento ed “a ogni nuova informazione possono associarsi elementi contraddittori derivanti da varie modalità di interpretazione Inoltre, sfortunatamente, vi sono pochi dati di confronto diretto tra gli antipsicotici atipici ed i risultati degli studi clinici non necessariamente concordano con quelli della pratica clinica, Stahl, La psicofarmacologia degli antispastici, cit. 63.

70 LIEBERMAN, Neuropsychofarmacology, 1997, 17:205.

71 Per tale teoria LEWIS, Neuropsychofarmacology , 1997, 16: 385; LIEBERMAN, cit., 17:205.

72, STAHL, La psicofarmacologia degli antispastici, 23.



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