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Il mancato guadagno non patrimoniale (o danno esistenziale?) dopo le SS.UU.
Articolo di Luigi Viola 20.01.2009
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| Luigi Viola | mancato guadagno non patrimoniale | danno esistenziale |

Responsabilità civile | Danno esistenziale

Il mancato guadagno non patrimoniale (o danno esistenziale?) dopo le Sezioni Unite

di Luigi Viola

Sommario: 1. La tesi delle Sezioni Unite sul danno non patrimoniale - 2. Le prime sentenze dopo le Sezioni Unite - 3. Il mancato guadagno (o mancate utilità) nel danno non patrimoniale - 4. Lo schema logico dell’art. 1223 c.c. riguarda tutte le tipologie di responsabilità.

1. La tesi delle Sezioni Unite sul danno non patrimoniale

Come noto, le Sezioni Unite, con la pronuncia n. 26972/2008 1, hanno ritenuto di dover abbandonare la categorie dei danni non patrimoniali (danno biologico, morale, esistenziale), a favore di una sola nomenclatura, volta a comprendere i singoli pregiudizi non patrimoniali <<entro il limite segnato dalla ingiustizia costituzionalmente qualificata dell'evento di danno>>.

Dal principio del <<necessario riconoscimento, per i diritti inviolabili della persona, della minima tutela costituita dal risarcimento, consegue che la lesione dei diritti inviolabili della persona che abbia determinato un danno non patrimoniale comporta l'obbligo di risarcire tale danno, quale che sia la fonte della responsabilità, contrattuale o extracontrattuale>>.

Il <<risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre>>.

Il danno non patrimoniale <<di cui all'art. 2059 c.c., identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie.

Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale2), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno.

E' compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato3, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro integrale riparazione>>.

Le Sezioni Unite abbandonano la forma e la nomenclatura, chiedendo agli interpreti di andare alla sostanza delle cose4.

2. Le prime sentenze dopo le Sezioni Unite

La giurisprudenza di merito ha reagito tiepidamente alle affermazioni a Sezioni Unite della Suprema Corte.

Il Tribunale salentino5 ha specificato che <<in realtà, a parte l’inquadramento sistematico volto a sottolineare a chiare lettere l’insuscettibilità del danno esistenziale ad assurgere a categoria autonoma di danno, il recente intervento delle Sezioni Unite6 è rimasto ancorato ai principi già compiutamente delineati nelle note sentenze gemelle del 2003 (n. 8827 e n. 8728)>>.

Così, la perdita del congiunto, ove causalmente dipendente da condotta colposa (o dolosa) altrui, deve essere risarcita: <<si tratta della lesione di un vero e proprio diritto con fondamento costituzionale (artt. 2. 29 e 30 Costituz.), sinteticamente riassunto in danno da perdita del rapporto parentale, derivante dalla violazione del diritto, in definitiva, all’intangibilità della sfera degli affetti e della reciproca solidarietà nell’ambito della famiglia>>.

Anche il Tribunale di Torino7 ha ritenuto di non dover negare il risarcimento di tipo morale8 e di tipo esistenziale, affermando che <<qualora l’illecito costituisca reato, ogni pregiudizio non patrimoniale sarà risarcibile, purchè sussista il requisito dell’ingiustizia generica di cui all’art. 2043 c.c.; dunque, sia il patema d’animo transeunte, sia la sofferenza derivante dal “non poter più fare” dovranno essere presi in considerazione. In assenza di reato – e fuori dai casi determinati dalla legge – i pregiudizi “di tipo esistenziale” saranno risarcibili solo se conseguenti alla lesione di un diritto inviolabile della persona>>.

Non solo la giurisprudenza di merito, ma anche la stessa Cassazione9 non ha del tutto abbandonato le categorie e neanche ridotto la tutela in capo al danneggiato: << nella valutazione del danno morale contestuale alla lesione del diritto della salute, la valutazione di tale voce, dotata di logica autonomia in relazione alla diversità del bene protetto, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona deve tener conto delle condizioni soggettive della persona umana e della gravità del fatto, senza che possa considerarsi il valore della integrità morale una quota minore del danno alla salute>>.

Tracciando, pertanto, un primo bilancio inerente le reazioni giurisprudenziali alla presa di posizione delle Sezioni Unite sul danno non patrimoniale, sembrerebbe potersi affermare che non vi è stata la temuta riduzione di tutela verso il danneggiato e neanche un abbandono totale alle categorie; la tutela, fino ad oggi, è rimasta, nella sostanza, uguale e prima, così come le categorie (che aiutavano a perimetrare meglio alcuni tipi di danni) non hanno visto l’estinzione.

3. Il mancato guadagno (o mancate utilità) nel danno non patrimoniale

Le Sezioni Unite10 hanno fatto anche un’importante affermazione di principio11:<< più ampio contenuto va individuato nell'art. 1223 c.c., secondo cui il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta, riconducendo tra le perdite e le mancate utilità anche i pregiudizi non patrimoniali determinati dalla lesione dei menzionati diritti>>.

In altri termini, lo schema logico imposto dall’art. 1223 c.c. va applicato anche alla figura del danno non patrimoniale, non solo con riferimento ai “danni come conseguenza immediata e diretta”, ma anche come voci di perdita e mancato guadagno (o mancata utilità).

Così, a seguito di incidente stradale causativo di danno alla salute, il danneggiato potrà chiedere oltre al danno derivante da lesione del diritto inviolabile della salute, ex art. 32 Cost., anche un mancato guadagno o mancata utilità non patrimoniale12, derivante dalla rinuncia forzata a non poter svolgere altre attività, come dedicarsi alla famiglia, ex art. 29 Cost.; la mancata utilità, invero, altro non è se non un “essere costretti ad agire altrimenti”, un “non poter più fare”, ovvero quello che prima era il c.d. danno esistenziale13.

Se, difatti, oggi è necessario seguire lo schema logico dell’art. 1223 c.c. anche per il danno non patrimoniale, allora, ne segue, come corollario logico deduttivo, che le mancate utilità (anche di tipo affettivo-familiare) non patrimoniali saranno risarcibili14.

4. Lo schema logico dell’art. 1223 c.c. riguarda tutte le tipologie di responsabilità

D’altronde, lo schema logico dell’art. 1223 c.c., sub specie di danno emergente e mancato guadagno, ben potrebbe operare sia in ambito contrattuale, ovvero da “contatto sociale15”, che in ambito aquiliano.

Sul versante contrattuale (o da contatto sociale), l’art. 1223 c.c. nella sua veste non patrimoniale sarebbe applicabile perché tale veste può entrare nel congegno contrattuale, come interesse non patrimoniale, ex art. 1174 c.c.; se il contratto può corrispondere anche ad un interesse non patrimoniale, ex art. 1174 c.c., allora, l’inadempimento (di cui all’art. 1218 c.c.) può determinare non solo un danno patrimoniale, ma anche un danno non patrimoniale, derivante dalla lesione di quell’interesse, con la consequenziale applicazione dello schema logico dell’art. 1223 c.c., tanto per il profilo patrimoniale che per quello non patrimoniale.

L’art. 1223 c.c. sarà applicabile anche sul versante del danno non patrimoniale di matrice extracontrattuale: l’art. 2056 c.c., riguardando sia il danno patrimoniale, ex art. 2043 c.c., che quello non patrimoniale, ex art. 2059 c.c., per merito della sua collocazione sistematica, rinvia all’art. 1223 c.c. per entrambi i tipi di danni menzionati derivanti dall’illecito, con il connesso risarcimento, sotto il profilo della perdita subita e del mancato guadagno.

_____________

1 Vedi anche la nota di Luigi Viola Il danno esistenziale esiste? La posizione delle Sezioni Unite.

2 Sul punto, in dottrina, si vedano TUOZZO, Il danno da perdita del rapporto parentale nel bipolarismo risarcitorio, in La Responsabilità civile, 2008, n. 6, p. 495; PARROTTA, La perdita definitiva del rapporto parentale "mina" la piena esplicazione della persona, in Guida al diritto, 2005, n. 42, p. 56; BONA, Il danno non patrimoniale dei congiunti: edonistico, esistenziale, da lesione del rapporto parentale, alla serenità famigliare, alla vita di relazione, biologico, psichico o morale "costituzionalizzato"?, in Giurisprudenza italiana, 2002, n. 5, p. 953.

3 Per approfondimenti si veda CESARI, Il risarcimento del nuovo danno non patrimoniale con pregiudizi esistenziali.

4 In questo senso ci si è espressi nella relazione tenuta al convegno dal titolo "Il Risarcimento del danno non patrimoniale con pregiudizi esistenziali" tenutosi in Roma il 24 novembre 2008 presso il Palazzo Marini della Camara dei Deputati ed organizzato dall’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada, Altalex, Osservatorio Vittime LIDU e Associazione Italiana di Psicologia Giuridica (si veda anche il video della relazione).

5 Tribunale Lecce, sez. Maglie, sentenza 29.11.2008 n° 368.

6 Cassazione civile, Sezioni Unite, n. 26972/2008, già cit..

7 Tribunale di Torino, sezione IV civile, 27.11.2008.

8 Per approfondimenti sul danno morale, si vedano SCOGNAMIGLIO, Danni alla persona e danno morale, in Rivista di diritto privato, 2008, n. 3, p. 463; CARBONE P., Danno biologico e danno morale da demansionamento, in Danno e responsabilità, 2008, n. 6, p. 704; ROSSETTI, Danno morale e danno esistenziale: «Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus», in Giustizia civile, 2008, n. 11, parte I, p. 2455.

9 Cassazione civile , sez. III, sentenza 12.12.2008 n° 29191, in Altalex Massimario, 1/2009.

10 Pronuncia n. 26972/2008, già cit..

11 Oltre quella della necessaria integralità del risarcimento del danno alla persona.

12 Nello stesso senso Giudice di Pace Ortona, sentenza 08.06.2007, con nota di VIOLA, in Altalex. In materia di danni bagattellari, si veda PLENTEDA, Il Giudice di Pace ed il danno esistenziale bagattellare e transeunte.

13 In materia di danno esistenziale, CENDON, Trattato della responsabiltà civile e penale in famiglia, Padova, 2004; CASSANO, Rapporti tra genitori e figli, illecito civile e responsabile. La rivoluzione giurisprudenziale degli ultimi anni alla luce del danno esistenziale, in Vita notarile, 2007, n. 1, parte II, p. 315; ZAULI, L`impotenza è danno esistenziale: va risasrcito chi, a causa di un incidente, ha perduto il suo vigore sessuale, in La Responsabilità civile, 2008, n. 1, p. 25; CARBONE V., Risarcibilità del danno esistenziale, in Il Corriere giuridico (Il), 2008, n. 12, p. 1642.

14 Tale tesi era già stata sostenuta prima dell’intervento delle Sezioni Unite, con il contributo VIOLA, Il mancato guadagno esistenziale, in Studium Iuris, 2006, n. 2, p. 131, nonché in VIOLA, Il danno esistenziale come mancato guadagno non patrimoniale.

15 Si veda MARSEGLIA, VIOLA, La responsabilità penale e civile del medico, Matelica (MC), 2007.





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