Persone fisiche e giuridiche | Transessualismo
Transessualismo: problemi e questioni attuali
di Edoardo Adducci e Ilaria Camilletti
I punti sui quali si vuole riflettere ed innescare una intelligente e proficua discussione sono i seguenti.
Una “messa in priorità” della trattazione e definizione delle domande di rettificazione di sesso che sono portate alla cognizione dei nostri tribunali giustificata sulla rilevanza delle scelta per la persona transessuale di mutare il proprio sesso secondo lo schema disciplinato dalla Legge n. 164/1982.
La non utilizzazione indiscriminata dello strumento della consulenza tecnica d’ufficio da parte dei nostri tribunali.
L’affidamento delle domande di rettificazione di attribuzione di sesso sempre allo stesso magistrato della Sezione di tribunale che si occupa del “mutamento di sesso”.
Procediamo a sviluppare i punti appena fissati prendendo le mosse dal primo.
1. Attualmente le domande di mutamento di sesso, una volta iscritte a ruolo dal ricorrente, entrano in una vera e propria "lista di attesa" del tribunale.
L’ingresso in tale lista significa per il ricorrente andare incontro a tempi di attesa abbastanza lunghi; tali tempi però mal si conciliano con la circostanza che nella maggior parte dei casi la persona che si rivolge al tribunale per ottenere l’autorizzazione alla esecuzione del trattamento medico – chirurgico si sta già sottoponendo a terapia psicologica da almeno due anni e in casi più particolari anche da cinque o sei anni (N.B. E’ opportuno far notare che gli psicologi, come prassi, sono tendenti a trattenere il più al lungo possibile la persona transessuale che ha iniziato il cammino che alla fine condurrà al mutamento di sesso).
Ascoltando l’esperienze delle persone transessuali che hanno intrapreso il percorso per ottenere il mutamento di sesso, questa lunga attesa equivale ad un periodo di “non vita” che tali soggetti sono condannati a patire; un “ghetto”, un vero e proprio inferno che, chi desidera sottoporsi all'intervento medico - chirurgico per raggiungere una qualità di vita accettabile trova devastante.
La situazione non migliora quando si attendono, una volta eseguito l’intervento medico - chirurgico, mesi e mesi per ottenere la rettificazione del nuovo sesso e del nuovo nome negli atti dello stato civile. In questo periodo la persona transessuale e' costretta a vivere in una situazione intermedia avendo genitali e caratteri secondari femminili (o maschili a seconda del caso) ma, documenti riferiti alla condizione ante intervento medico - chirurgico.
Tutto quanto appena elaborato ci induce a ritenere che per questa tipologia di domande - stante la loro particolarità e la loro espressa e conclamata attinenza alla persona e alla sua salute psicofisica, in considerazione anche dell’esiguità del numero di tali giudizi - non è giustificabile una attesa di mesi e mesi al fine di ottenere una decisione definitiva.
Si ritiene, pertanto, fondata una richiesta di “messa in priorità” delle domande di mutamento di sesso al fine di meglio tutelare la dignità e la tranquillità psichico- fisica delle persone transessuali in quei Tribunali nazionali che non ne danno il giusto peso ed importanza.
2. Il secondo aspetto da valutare è l’eccessivo utilizzo che nella maggioranza dei giudizi viene fatto della consulenza tecnica d’ufficio.
L’utilizzo di un consulente tecnico d’ufficio, a nostro parere, andrebbe disposto esclusivamente nei casi strettamente necessari, come del resto è previsto dall’art. 3 della Legge n. 164/1982 e come interpretato anche da una parte della giurisprudenza nella esperienza maturata in questi ventisei anni di vita della predetta legge.
A parte l’interpretazione letterale dell’art. 3 della Legge n. 164/1982, la disposizione indiscriminata della consulenza tecnica d’ufficio in tutte le cause di mutamento di sesso da parte del Tribunale porta con sé delle problematiche rilevanti per le persone transessuali di cui è opportuno dare conto.
Occorre innanzitutto chiarire che le persone transessuali non sono tutte dedite al meretricio e spesso, avendo difficoltà a trovare un lavoro o mantenere quello che possedevano, vivono in stati di enorme difficoltà economica. Tale disagio è spesso taciuto da queste persone per vergogna e per tentare di mantenere la propria dignità di persona umana.
E’ inconfutabile che la disposizione di una consulenza tecnica d’ufficio da parte del Tribunale genera dei costi elevati per la persona transessuale che, come abbiamo riferito, per la particolarità della sua situazione nella maggior parte dei casi si trova in condizioni economiche disagiate.
In molti casi la consulenza tecnica d’ufficio può essere evitata, soprattutto ove le diagnosi di DIG (nella specie: Disturbo di identità di genere) sono effettuate in regime di Servizio Sanitario Nazionale ed in strutture pubbliche.
Si giustifica, pertanto, una richiesta diretta ad ottenere una utilizzazione più ponderata da parte dei Tribunali nazionali che in concreto non lo rispettano della consulenza tecnica d’ufficio da disporsi esclusivamente nei casi in cui la stessa sia davvero necessaria e tenendo conto delle condizioni economiche del ricorrente.
Il riferimento alle predette condizioni economiche disagiate in cui vivono le persone transessuali nella maggior parte dei casi apre la strada ad un’altra questione di cui è bene tenere conto: quella del loro inserimento e/o integrazione nel mondo del lavoro. Finalità essenziale di tale inserimento e/o integrazione nel mondo del lavoro è quella di togliere dalla strada le persone transessuali e, in particolare quelle di loro che sono dedite al meretricio per ragioni di sostentamento.
| In tale ottica si potrebbe pensare, come è stato in concreto fatto da Azione Trans, ONLUS di cui è segretaria la sig.ra Francesca Eugenia Busdraghi, ad un intervento legislativo autonomo che contemporaneamente introduca misure dirette a consentire l’inserimento nel modo del lavoro delle persone transessuali, nonché si innesti su altri provvedimenti legislativi ad oggi in vigore, quali ad esempio quelli che tutelano il mantenimento del posto di lavoro di talune categorie di persone al verificarsi di taluni eventi (si pensi alle donne in maternità), prevedendo l’estensione delle relative tutele anche a favore delle persone transessuali. Tale intervento legislativo non deve essere composto da principi che affermano diritti irrealizzabili a favore delle persone transessuali e che, in quanto tali non troveranno mai una concreta applicazione nella realtà dei fatti. L’intervento legislativo di cui si discute deve essere calato nella realtà di tutti i giorni tenendo conto di tutte quelle dinamiche che muovono l’economia ed il mondo del lavoro. In tale ottica è necessario che il predetto intervento legislativo importi un coinvolgimento della classe imprenditoriale operante nel nostro paese. L’intervento legislativo dovrà quindi possedere un qualcosa di incentivante per l’imprenditore che poi non è altro che il soggetto chiamato ad inserire o a mantenere nella propria organizzazione la persona transessuale e fare in modo che questa si inserisca nel mondo del lavoro e abbandoni così la strada ed il meretricio. Si potrebbe allora prevedere che in caso di assunzione a tempo indeterminato di una persona transessuale l’imprenditore e per questi la sua azienda goda di uno sgravio totale degli oneri riflessi per un determinato periodo di tempo (ad esempio quinquennale). Non solo. Si potrebbero anche prevedere una serie di regole volte ad incentivare la persona transessuale che abbia voglia e capacità di fare impresa finanziandola almeno nella fase di start up dell’iniziativa. Una volta risvegliato l’interesse della classe imprenditoriale, sarà quanto mai necessario prevedere talune condizioni di base la cui soddisfazione permetta alla persona transessuale di beneficiare del predetto trattamento (a mero titolo esemplificativo: il possesso di una diagnosi psichiatrica di DIG (Disturbo di Identità di Genere) effettuata presso strutture del Servizio Sanitario Nazionale o presso Neuropsichiatri operanti in Strutture del predetto Servizio; ancora l’essere in terapia ormonale almeno da sei mesi, nonché l’iscrizione nelle liste di collocamento). Quanto sin ora detto interessa essenzialmente le persone transessuali che non hanno un posto di lavoro. Per le persone transessuali che avevano un posto di lavoro prima dell’inizio del periodo di transizione (e che rischiano di perderlo a causa dell’inizio di tale periodo) si potrebbe pensare, come anticipato, ad un sistema di tutela del tipo previsto per le donne in maternità che hanno diritto a mantenere il posto di lavoro durante il periodo ante e post gravidanza. La strada da percorrere è ancora lunga, ardua e tortuosa, ma vale la pena tentare anche perché il risultato che si otterrebbe è rilevantissimo (nella specie: l’abbandono del meretricio) e ancor di più perché il costo di questo intervento legislativo sarebbe davvero irrisorio, venendo a coinvolgere una minima percentuale di persone transessuali che altro non sono quelle che prima dell’inizio del periodo di transizione avevano un posto di lavoro fisso e avevano contributo alla crescita dell’azienda in cui erano impiegate e indirettamente a quella dell’economia del nostro paese. |
3. Il terzo aspetto da valutare concerne l’importanza di assegnare le cause di mutamento di sesso sempre allo stesso magistrato della Sezione o ad un pool di magistrati ad hoc costituito all’interno della Sezione. Questa impostazione permetterebbe anche di facilitare il raggiungimento degli altri due obiettivi che sono stati fissati nei primi due punti del presente scritto.
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