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Revocatoria fallimentare: copia del verbale di pignoramento e scientia decotionis
Tribunale Bari, sentenza 21.04.2009 n° 1320 (Roberto Francesco Iannone)

La copia del verbale di pignoramento mobiliare prodotta in giudizio, non è sufficiente a provare la scientia decotionis del terzo convenuto in revocatoria fallimentare, stante la mancanza di qualsiasi forma di pubblicità. Nemmeno lo scambio di missive e fax con richiesta di dilazioni nei pagamenti assurgono a prova decisiva della conoscenza dello stato di decozione di cui all’art. 67, 2 comma della L.F., integrando piuttosto una improvvisa e superabile crisi non necessariamente indicativa dello stato di insolvenza dell’impresa.

La sentenza emessa dal Tribunale di Bari pone in evidenza alcuni aspetti interessanti in tema di accertamento e valutazione dei requisiti sottostanti rispetto all’esercizio dell’azione revocatoria fallimentare.

La sentenza in commento pone l’accento sulla prova della scientia decotionis del terzo convenuto in revocatoria fallimentare e sul valore probatorio che hanno in tale giudizio, rispettivamente l’allegazione della copia del verbale di pignoramento mobiliare nonché la documentazione comprovante lo scambio di missive e fax, intercorsi tra il debitore e il terzo, dalle quali si evince la richiesta di dilazioni nei pagamenti.

E’ noto che nel giudizio per la revocatoria fallimentare occorre provare l’esistenza dell’elemento psicologico del terzo contraente (presupposto soggettivo) e più precisamente la conoscenza dello stato d’insolvenza del debitore.

Tale onere probatorio è diversamente articolato a seconda che si chieda la revoca ex primo comma (atti c.d. anormali) o secondo comma (atti normali) dell’art. 67 della L.F..

Nel primo caso, è il terzo a dover provare che non conosceva lo stato d’insolvenza del debitore; nel secondo caso, l’onere probatorio si sposta sul curatore che dovrà provare la scientia decotionis del terzo convenuto in revocatoria fallimentare.

Questione che ha diviso la dottrina e la giurisprudenza è se il terzo debba avere la conoscenza ovvero la conoscibilità dello stato d’insolvenza del debitore.

Una cosa è la conoscenza, quale elemento psicologico riferibile concretamente al terzo convenuto in revocatoria, altra cosa è la conoscibilità dello stato di decozione che è quell’atteggiamento psicologico astratto dell’uomo, il quale, secondo il canone della diligenza media dovrebbe essere in condizione di accertarsi che il debitore versava in stato d’insolvenza.

La tesi della conoscibilità astratta rischia di tramutare l’azione revocatoria, in un’azione a responsabilità oggettiva ed è per questo che la dottrina1 e la giurisprudenza maggioritaria hanno preso le distanze.2

Da un’attenta lettura delle decisioni assunte dalla giurisprudenza (sia di legittimità che di merito) emerge un atteggiamento più sensibile alle ragioni del convenuto in revocatoria fallimentare attraverso al valorizzazione dell’atteggiamento psicologico di costui.

Provare la conoscenza effettiva dello stato d’insolvenza del debitore, significa dimostrare l’esistenza di un atteggiamento psicologico che fa parte del foro interno del terzo convenuto in revocatoria fallimentare.

Pertanto, considerato che non è dato scrutare l’animus, fornire una prova diretta per la curatela, a meno che non vi sia una confessione del terzo convenuto, diventa una probatio diabolica che spiega l’avallo da parte della giurisprudenza del ricorso alle presunzioni.3

La casistica delle presunzioni si presenta ampia per cui si considera idonea a fornire la prova della scientia decotionis, l’istanza di fallimento,4 l’interruzione di fornitura5 ovvero la revoca del fido da parte di una banca 6 o ancora i protesti dei titoli di credito.7

Orbene, nella sentenza in commento, il giudice adìto, rileva l’inesistenza di alcun elemento indiziario che possa far desumere la conoscenza da parte del terzo convenuto dello stato d’insolvenza del debitore.

Nel caso di specie infatti: «la curatela attrice, a fronte dell’insussistenza di protesti a carico della società poi fallita (non essendo mai stato levato a carico della Ce. DI. PUGLIA alcun protesto) si è limitata a produrre in corso di causa la copia del verbale di pignoramento mobiliare 23.3.2002 relativo ad una procedura esecutiva instaurata da altro creditore avanti al Tribunale di Bari – Sez. Distaccata di Bitonto, della quale in mancanza di qualsiasi forma di pubblicità, fino a prova contraria deve ritenersi che la Cav. U.B. S.p.a. non fosse a conoscenza».

Attraverso la lettura di questo passaggio della sentenza, la prima questione giuridica fondamentale affrontata dal giudice di merito che emerge riguarda l’efficacia probatoria nel giudizio per revocatoria fallimentare della copia del verbale di pignoramento mobiliare.

Il giudice, spostando la propria indagine sulla valenza della copia del verbale di pignoramento mobiliare allegata in giudizio dalla curatela attrice, constata come l’assenza di qualsiasi forma di pubblicità del documento in questione renda lo stesso inidoneo a dimostrare l’esistenza della scientia decotionis del terzo convenuto in revocatoria fallimentare.

Sul punto la giurisprudenza di legittimità, mentre da un lato ha affermato che la scientia decotionis può essere provata in via presuntiva attraverso l’esistenza di procedimenti esecutivi a carico del debitore, 8 dall’altro ha specificato che: « l’esistenza di procedure esecutive mobiliari a carico del debitore non costituisce di per sé prova sufficiente della conoscenza dello stato d’insolvenza da parte del soggetto convenuto in revocatoria, non essendo dette procedure soggette a forme di pubblicità a differenza di quanto previsto per quelle immobiliari».9

Pienamente condivisibile, dunque, la ratio decidendi seguita dal giudice di merito nella sentenza cui si discorre, considerato che analogamente in materia di protesti cambiari, la giurisprudenza da tempo richiede affinché possano assumere rilevanza presuntiva della scientia decotionis, che essi siano pubblicati sul bollettino dei protesti.

Secondo aspetto affrontato dalla pronuncia in esame è il valore probatorio da attribuire allo scambio di missive e fax intercorso tra il debitore e il terzo convenuto, nelle quali si richiede una dilazione nei pagamenti.

A tal proposito il giudice di merito evidenzia come: «Neppure lo scambio di missive e fax prodotti con riferimento alla concessione di dilazioni e/o alla modifica di termini di pagamento da parte della Cav. U. B. S.p.a. può assurgere a prova decisiva della “scientia decotionis”, trattandosi di normali vicende afferenti ogni rapporto commerciale […] ben potendo invece integrare una improvvisa e superabile crisi di liquidità di per sé non indicativa del tracollo.».

Sul punto, va dato atto al giudice di merito di far proprio quell’indirizzo espresso dalla dottrina10 e dalla giurisprudenza11 moderna le quali ritengono provata la scientia decotionis attraverso un duplice passaggio logico.

Secondo tale indirizzo, in un primo momento, l’attenzione si ferma sugli indici presuntivi che possono far emergere la conoscenza dello stato d’insolvenza (protesti, notizie apparse sugli organi di stampa, esecuzioni immobiliari etc.), mentre una volta provati tali fatti bisogna procedere ad un’analisi sul terzo e sulle sue concrete possibilità di essere in condizione di conoscere lo stato di decozione del debitore.

Pertanto si tratta di valutare ad esempio il luogo geografico dove abitualmente il terzo opera rispetto al debitore fallito nonché la frequenza dei rapporti commerciali intercorsi.

Nella sentenza in commento, il giudice, conformemente all’orientamento descritto, osserva che:« in assenza di altri indici sintomatici di insolvenza, l’inadempimento di obbligazioni alle scadenze pattuite e la richiesta di dilazione nei pagamenti, specie se fra due soggetti territorialmente distanti e di lunga conoscenza commerciale, non integra la prova della conoscenza dello stato di decozione».

Peraltro laddove il contenuto della lettera e del fax risulti generico, come nel caso di specie, non può formarsi prova idonea della conoscenza dello stato d’insolvenza poiché:« la lettera - fax è una normale comunicazione commerciale».

In conclusione possiamo affermare che l’orientamento manifestato dal Tribunale, si pone, correttamente sulla scia di un indirizzo che vede l’impiego dello strumento della revocatoria fallimentare ancorato a criteri di parsimonia e accortezza, attraverso il ricorso non a generiche presunzioni bensì a indici concreti e concordanti, rivelatori dell’animus del terzo convenuto in revocatoria fallimentare.

(Altalex, 29 maggio 2009. Nota di Roberto Francesco Iannone)

_____________

1 TERRANOVA, Effetti del fallimento sugli atti pregiudizievoli ai creditori, Parte generale, in Commentario Scialoja-Branca, Bologna, 1993, 104; GUGLIELMUCCI, Effetti sugli atti pregiudizievoli ai creditori, in Diritto Fallimentare coordinato da Lo Cascio, Milano, 1996, 641; MUNARI, Conoscenza e conoscibilità dello stato d’insolvenza, in Giur. comm., 1997, I, 731.

2 Cass. 2 luglio 2007 n. 14978, in Giust. civ. mass., 2007, 7, 8: «La conoscenza da parte del creditore dello stato di insolvenza del debitore, al fine della revocatoria fallimentare, secondo la previsione dell'art. 67, comma 2, l. fall., deve essere effettiva e non meramente potenziale, con la conseguenza che, agli effetti della revoca, assume rilievo soltanto la concreta situazione psicologica del creditore e non pure la semplice conoscibilità oggettiva dello stato di insolvenza dell'imprenditore»; Cass. 28 agosto 2001 n. 11289, in Giust. civ. mass., 1622; in Fall., 2002, 514, con nota di BOSTICCO; Cass. 18 aprile 1998 n. 3956, in Fall., 1999, 297; Cass. 4 novembre 1998 n. 11060, in Giust. civ. mass., 1998, 2262.

3 Cass. 2 luglio 2007 n. 14978 cit.; Cass. 28 agosto 2001 n. 11289 cit.; Cass. 21 gennaio 2000 n. 656, in Giust. civ. mass., 2000, 108; in Fall., 2000, 1388, con nota di TARZIA: «In tema di azione revocatoria fallimentare, la sussistenza del requisito della " scientia decotionis " può essere dimostrata anche attraverso presunzioni , che risultino da una serie di indizi tra loro concordanti (nella specie, esistenza di esecuzioni mobiliari, cattivo andamento del conto corrente, revoca del credito di firma, dimensione del centro in cui si trovavano ad operare la banca creditrice e la società fallita»; Cass. 28 aprile 1998 n. 4318, in Giust. civ. mass., 1998, 892; Cass. 5 aprile 1984 n. 2196, in Giust. civ. mass., 1983, 3,4.

4 App. Catania 19 novembre 1985, in Giur. comm., 1986, II, 440; Trib. Torino 28 ottobre 1998, in Fall., 1999, 34.

5 Trib. Torino 10 dicembre 1998, in Fall., 1999, 343.

6 Trib. Catania 28 dicembre 1991, in Fall., 1992, 634.

7 Cass. 27 aprile 1998 n. 4277, in Foro it., 1998, I, 3220: « In tema di revocatoria fallimentare, i protesti cambiari (e, più in generale, di titoli di credito), in virtù del loro carattere di "anomalia" rispetto al normale adempimento dei debiti d'impresa, e della loro idoneità a cagionare grave pregiudizio all'imprenditore in termini di perdita dell'indispensabile credito commerciale, possono legittimamente ascriversi al novero degli elementi rilevanti, in via indiziaria, agli effetti della prova presuntiva della "scientia decoctionis" da parte del terzo acquirente, attesane la natura di precoce manifestazione di quello stato di insolvenza riconosciuto e sanzionato - con provvedimento "ex post" - dalla sentenza dichiarativa di fallimento.».

8 Cass. 21 gennaio 2000 n. 656 cit..

9 Cass. 28 aprile 1995 n. 4718, in Fall., 1996, 118.

10 MUNARI, Conoscenza e conoscibilità dello stato d’insolvenza cit.; SATTA, Diritto fallimentare, Padova, 1996, 227.

11 Cass. 12 maggio 1998 n. 4769, in Fall. 1999, 378: « In tema di revocatoria fallimentare relativa a pagamenti eseguiti dal fallito, il principio secondo il quale grava sul curatore l'onere di dimostrare la effettiva conoscenza, da parte del creditore ricevente, dello stato di insolvenza del debitore va inteso nel senso che la certezza logica dell'esistenza di tale stato soggettivo (vertendosi in tema di prova indiziaria e non diretta) può legittimamente dirsi acquisita non quando sia provata la conoscenza effettiva, da parte di quello specifico creditore, dello stato di decozione dell'impresa (prova inesigibile perché diretta), nè quando tale conoscenza possa ravvisarsi con riferimento ad una figura di contraente "astratto" (prova inutilizzabile perché correlata ad un parametro, del tutto teorico, di "creditore avveduto"), bensì quando la probabilità della "scientia decoctionis" trovi il suo fondamento nei presupposti e nelle condizioni (economiche, sociali, organizzative, topografiche, culturali) nelle quali si sia concretamente trovato ad operare, nella specie, il creditore del fallito.»; Trib. Roma, 9 maggio 2000, in Fall., 2000, 1417.






Tribunale di Bari

Sezione IV

Sentenza 21 aprile 2009 n. 1320

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI BARI - IV SEZIONE CIVILE

Il Giudice dr. Anna de Simone

ha emesso la seguente

SENTENZA

nel giudizio civile iscritto al n.ro 12425/05 R.G. affari contenziosi vertente

TRA

CURATELA FALLIMENTO CE.DI. PUGLIA s.c.a.r.l. in liquidazione, in persona del curatore

ATTORE

E

CAV. U. B. s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t.,

CONVENUTO

avente ad oggetto: revocatoria fallimentare

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con atto di citazione del 28.11.'05 la Curatela del fallimento CE.DI. PUGLIA, in persona del curatore, citava in giudizio la Cav. U. B. s.p.a. al fine di sentir revocare i pagamenti effettuati dalla società di poi fallita in favore della società convenuta a mezzo di bonifici bancari, assegni bancari e per cassa in un arco temporale compreso tra il 20.12.'01 e il 19.7.'02, e pertanto nell'anno anteriore alla procedura di concordato preventivo (cui CE.DI. veniva ammessa con decreto del 24.1.'03) per complessivi €. 71.825,25 ai sensi dell'art. 67 co. 2° L.F., con condanna della convenuta al pagamento della medesima somma, maggiorata di interessi legali e svalutazione monetaria, nonché al pagamento delle spese di giudizio.

La curatela attrice deduceva la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della società convenuta sulla base di una serie di elementi indicati in citazione.

Si costituiva in giudizio la convenuta contestando in toto la domanda, sia con specifico riferimento alla data di alcuni dei pagamenti dedotti in giudizio che non rientrerebbero nel periodo sospetto, sia con riferimento alla scientia decoctionis.

A seguito di trattazione e istruzione (nel corso della quale la domanda attorea veniva precisata con specifico riferimento a quei soli pagamenti avvenuti in epoca antecedente al periodo sospetto), la causa veniva riservata per la decisione all'udienza del 12.11.'08 sulle conclusioni rassegnate da entrambe le parti (che qui si intendono riportate).

MOTIVI DELLA DECISIONE

La domanda non risulta provata e va pertanto rigettata.

E infatti, pacifica risulta la ricorrenza nel caso di specie del presupposto oggettivo dell'azione promossa dalla curatela, con specifico riferimento ai pagamenti effettuati dalla CEDI in favore della società convenuta nell'arco temporale compreso tra il 24.1.'02 e il 24.1.'03 (data di ammissione di CEDI alla procedura di concordato preventivo); tanto sia alla luce della documentazione versata in atti, che in virtu' del riconoscimento operato da parte convenuta limitatamente all'importo di €. 56.999,37. Tuttavia, la curatela non è riuscita a fornire la prova della ricorrenza del presupposto soggettivo dell'azione intrapresa.

A tal proposito la giurisprudenza del S.C. è ormai consolidata nel ritenere che la conoscenza, da parte del terzo, dello stato di insolvenza in cui versa il solvens poi fallito deve essere effettiva e non soltanto potenziale, non essendo sufficiente la semplice conoscibilità; tuttavia lo stesso S.C. ha sostenuto che tale prova può essere data anche con presunzioni, sempre che queste, per i loro requisiti di gravità, precisione e concordanza, siano tali da far presumere che il terzo creditore, usando la comune diligenza, valutata in relazione alla specifica situazione oggettiva e soggettiva, non avrebbe potuto non rendersi, conto dello stato di dissesto economico e di crisi irreversibile in cui versava il debitore (v. Cass. n. 11060/98).

Ebbene, nel caso di specie, la curatela attrice, a fronte dell'insussistenza di protesti a carico della società poi fallita (non essendo mai stato levato a carico della CE.DI.PUGLIA alcun protesto), si è limitata a produrre in corso di causa la copia del verbale di pignoramento mobiliare 23.3.2002 relativo ad una procedura esecutiva instaurata da altro creditore avanti al Tribunale di Bari - Sez. Distaccata di Bitonto, della quale, in mancanza di qualsiasi forma di pubblicità, fino a prova contraria deve ritenersi che la Cav. U. B. S.p.a. non fosse a conoscenza.

Così, ancora, in mancanza di ulteriori elementi, neppure lo scambio di missive e di fax prodotti con riferimento alla concessione di dilazioni e/o alla modifica di termini di pagamento da parte della Cav. U. B. S.p.a. può assurgere a prova decisiva della " scientia, decoctionis ", trattandosi di normali vicende afferenti ogni rapporto commerciale: (" in assenza di altri indici sintomatici di insolvenza, l'inadempimento di obbligazioni alle scadenze pattuite e la richiesta di dilazione nei pagamenti, specie se fra due soggetti territorialmente distanti e di lunga conoscenza commerciale, NON INTEGRA la prova della conoscenza dello stato di decozione di cui all'art.67 2°comma L.F., ben potendo invece integrare una improvvisa e superabile crisi di liquidità di per se non indicativa del tracollo " cfr. App. Milano 13.6.2000).

Così dicasi per quanto riguarda il documento CENTROMARCA 15.5.2002 relativo ad un preteso " Incontro con CONAD e CE.DI PUGLIA 14.5.2002 - Resoconto ", in relazione al quale non v'è prova agli atti che la Cav. U. B. s.p.a. ne fosse a conoscenza, né tale documento risulta ad essa indirizzato, né risulta che la società convenuta sia stata convocata a partecipare alla riunione 14.5.2002 ivi indicata.

La lettera-fax CE.DI.PUGLIA 7.6.2002 è invece una normale comunicazione commerciale di contenuto generico, certamente non idonea a costituire la prova della conoscenza dello stato di insolvenza. In ultimo, le prove orali nulla hanno aggiunto al quadro probatorio desumibile dalla documentazione in atti, visto il tenore delle deposizioni rese all'udienza del 24.10.2007 dai testi di parte attrice, sig. C. A. e dr. M. G.: il primo, infatti, dichiarava espressamente " di non sapere nulla", mentre il secondo nulla era in grado di riferire per scienza diretta circa i rapporti commerciali intercorsi fra la CE.DI.PUGLIA e la Cav. U. B. s.p.a. in epoca anteriore all'ammissione della prima società alla procedura di Concordato Preventivo.

Il fatto poi, che tale secondo teste, in ragione dell'incarico rivestito, (a suo dire) fosse personalmente a conoscenza della "difficoltà finanziaria in cui versava la CE.DI.PUGLIA essenzialmente in quanto lavoravo all'Ufficio Pagamenti della CE.DI.PUGLIA " è irrilevante ai fini per cui è causa, poiché ai fini della prova della "scientia decoctionis si deve aver riguardo alla conoscenza dello stato di insolvenza in capo all`accipiens ", che ovviamente non disponeva - né avrebbe potuto disporre - delle medesime informazioni del teste sullo stato patrimoniale ed economico, della predetta società (poi fallita).

Neppure dall'interrogatorio formale del Dott. U. B., legale rappresentante della Cav. U. B. S.p.a., può ritenersi acquisito alcun elemento probatorio in favore della curatela attrice, essendosi il predetto limitato a precisare di non aver avuto direttamente mai alcun contatto con CE.DI.PUGLIA e a confermare che " noi non ci avvaliamo di un Agente o di un rappresentante in loco; i rapporti erano tramite " CONAD - Ufficio Centrale di Bologna, dal quale provenivano gli ordini ". Infine, va evidenziato che, successivamente alla ricezione dei pagamenti oggetto della presente azione revocatoria fallimentare, la Cav. U. B. S.p.a. effettuava alla CE.DI.PUGLIA l'ulteriore, ingente fornitura di prosciutti di cui alla fattura n.omissis e D.D.T. n.omissis del 22.7.02 (docc.14-15), per complessivi € 15.643,52, rimasta tuttora impagata, tanto che la società convenuta si vedeva costretta ad insinuarsi nello stato passivo del Fallimento attore per il corrispondente importo, come da istanza di ammissione al passivo 19.5.04 (doc.16) e successiva comunicazione ex art.97 L.F. Curatore Prof. Avv. G. T. L. (doc. 17): orbene, se la Cav. U. B. S.p.a. fosse stata a conoscenza, o avesse avuto anche un minimo sospetto che la CE.DI.PUGLIA già versava in stato di insolvenza, certamente nel mese di luglio 2002 non avrebbe effettuato l'ingente fornitura sopra indicata, rimettendoci l'intero corrispettivo.

Sicchè, sulla base di tali scarsi elementi indiziari, non di univoco segno e dell'epoca dei medesimi rispetto alle date in cui sarebbero avvenuti i pagamenti di cui s'è chiesta la revocatoria, la domanda non può trovare ingresso per difetto di prova in ordine al presupposto soggettivo dell'azione proposta.
Ricorrono giusti motivi per disporre la compensazione tra le parti delle spese di lite.

P.T.M.

il Tribunale di Bari - IV sez. civile, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla domanda proposta da Curatela del Fallimento CE.DI. Puglia s.c.a.r.l., in persona del curatore, con atto di citazione del 28.11.05 nei confronti di Cav. U. B. s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., così provvede: A) rigetta la domanda;

B) dichiara interamente compensate tra le parti le spese di lite.

Così deciso in Bari, il 30.03.2009.



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