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Sull’individuazione dei vincoli soggetti a decadenza
Consiglio di Stato , sez. IV, decisione 24.03.2009 n° 1765 (Francesco Logiudice)

Con la pronuncia n. 1765/2009 il G.A. affronta il problema della corretta individuazione dei vincoli soggetti a decadenza dopo il periodo quinquennale di efficacia previsto ex art. 2 legge n. 1187 del 1968 ed in particolare i vincoli c.d. "strumentali".

I giudici di Palazzo Spada specificano che l’art. 2, 1° comma, della L. 19 novembre 1968, n. 1187 – oggi art. 9 d.P.R. n. 327 del 2001 – che ha fissato entro il limite temporale del quinquennio l'efficacia delle prescrizioni dei piani regolatori generali «nella parte in cui incidono su beni determinati ed assoggettando i beni stessi a vincoli preordinati all'espropriazione od a vincoli che comportino l'inedificabilità», è applicabile non solo con riferimento ai vincoli preordinati all’esproprio o a quei vincoli che svuotano il contenuto del diritto di proprietà, rendendolo inutilizzabile rispetto alla sua destinazione naturale, ma anche ai vincoli c.d. "strumentali", ossia quei vincoli che subordinano l’edificabilità di un’area all’inserimento della stessa in un programma pluriennale, oppure alla formazione di uno strumento esecutivo.

Il G.A. tiene a precisare che, sebbene l’art. 2 della legge n. 1187/1968 sia stato abrogato a seguito dell’entrata in vigore del T.U. sulle espropriazioni, i principi affermati per tale articolo sono tuttora applicabili, in quanto l’art. 9 del T.U., non avente valenza innovativa, recepisce sostanzialmente la precedente normativa.

La sez. IV, infatti, ricorda che è acquisito nella giurisprudenza amministrativa il principio secondo cui l'art. 2, 1° comma L. 1187/1968, che ha fissato entro il limite temporale del quinquennio l'efficacia delle prescrizioni dei piani regolatori generali, si riferisce ai vincoli che producano una pressoché totale ablazione del diritto di proprietà, essendo tanto intensi da annullare o ridurre notevolmente il valore degli immobili cui si riferiscono, ivi compresa l'ipotesi di imposizione temporanea di inedificabilità fino all'entrata in vigore dei piani particolareggiati, per la cui redazione non sia fissato alcun termine finale certo.

Tuttavia, la decadenza dei vincoli prevista dall’art. 2, 1° comma, della L. 19 novembre 1968 n. 1187, non ha luogo nei soli casi in cui, in alternativa al piano particolareggiato, sia prevista dal p.r.g. la possibilità di ricorso ad un piano di lottizzazione ad iniziativa privata. In questi casi la possibilità di una pianificazione di livello derivato ad iniziativa privata esclude, naturaliter, la configurabilità dello schema ablatorio e, quindi, la decadenza quinquennale del relativo vincolo.

Invece, nel caso in cui le norme tecniche di attuazione di un p.r.g. stabiliscano che ogni intervento edilizio in una determinata zona presuppone la previa approvazione di uno strumento urbanistico attuativo di esclusiva iniziativa pubblica, il vincolo gravante sulla zona è di tipo strumentale e non conformativo.

Nel caso all’esame, ai sensi delle n.t.a. ogni intervento edilizio nella zona f 12 presuppone la previa approvazione di uno strumento urbanistico attuativo di esclusiva iniziativa pubblica, come è del resto del tutto logico visti gli interessi pubblicistici naturalmente connessi alla realizzazione di un terminal intermodale.

Ne consegue, con ogni evidenza, che il vincolo gravante sulla zona era di tipo strumentale e non conformativo, come ritenuto dal t.a.r. in adesione ad un indirizzo giurisprudenziale risalente e, comunque, rimasto del tutto minoritario.

In conclusione, la sez. IV dichiara l’ illegittimità di un piano particolareggiato adottato in attuazione di un vincolo strumentale e non conformativo, dopo il termine quinquennale di efficacia del vincolo stesso.

Avendo allora la previsione di piano efficacia quinquennale, ne consegue che, quando il piano attuativo è stato adottato e ovviamente quando è stato poi approvato, il vincolo aveva da tempo già perso, in virtù del decorso del suo arco temporale di validità, la sua efficacia.

Infatti, il Comune ha esercitato un potere che, in realtà, si era già consumato per scadenza del termine e ha approvato uno strumento di secondo livello quando, invece, avrebbe dovuto prima provvedere all’ integrazione della disciplina pianificatoria sovraordinata nelle parti decadute.

(Altalex, 11 giugno 2009. Nota di Francesco Logiudice)






Consiglio di Stato

Sezione IV

Decisione 24 marzo 2009, n. 1765

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