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Decreto ingiuntivo, opposizione, debitore ingiunto, fallimento
Tribunale Modena, sez. I civile, sentenza 18.05.2009 n° 649

Qualora nelle more del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo sia intervenuta sentenza dichiarativa del fallimento del debitore ingiunto-opponente, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio di opposizione.

Ciò in quanto, nel caso in cui il creditore voglia far valere il titolo nei confronti del fallimento, deve far accertare il proprio credito attraverso la procedura di accertamento del passivo. (1-3)

(*) Riferimenti normativi: art. 52, legge fallimentare; art. 645 c.p.c..
(1) In tema di opposizione a decreto ingiuntivo, si vedano Cassazione civile, sez III, sentenza 27.05.2008 n° 13762 e Cassazione civile, sez. II, sentenza 21.05.2008 n° 12842.
(2) Si veda il focus: Il decreto ingiuntivo: la casistica giurisprudenziale recente.
(3) Si veda l'eBook Decreto ingiuntivo di Marta Buffoni.

(Fonte: Altalex Massimario 36/2009. Cfr. nota su Altalex Mese - Schede di Giurisprudenza)






Tribunale di Modena

Sezione I Civile

Sentenza 13 - 18 maggio 2009, n. 649

(Presidente De Marco - Relatore Di Pasquale)

Svolgimento del processo

Con atto di citazione del 9/2/1994, tempestivamente e ritualmente notificato, X. srl proponeva opposizione ex art. 18 r.d. 267/1942 (l.f.) alla sentenza del 22-22/1/1994, notificata il 2/2/94, con cui il Tribunale di Modena ne aveva dichiarato il fallimento.

Lamentava, nell'ordine, la mancanza o il difetto di motivazione della sentenza: la mancata prova dei crediti di Carimonte Banca spa e BSGSP spa, che erano stati contestati nei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo; la nullità delle fideiussioni rilasciate da X. srl in favore di G.F.D., sulle quali si fondavano i decreti ingiuntivi opposti; l'insussistenza dello stato di insolvenza.

Concludeva chiedendo la revoca della dichiarazione di fallimento e la condanna dei creditori ricorrenti al risarcimento dei danni subiti.

Si costituivano in giudizio i convenuti, Banco S. Geminiano e S. Prospero (BSGSP) spa, Carimonte spa ed il Fallimento X. srl, chiedendo il rigetto delle domande.

Venivano ammesse le prove orali richieste dal BSGSP e la prova contraria richiesta dalla società attrice.

Veniva due volte riassunta da X. srl la causa, che era stata interrotta a seguito della dichiarazione di fusione tra BSGSP spa e Banca Popolare di Verona scarl, e poi

tra Carimonte Banca spa e Credito Romagnolo Holding spa che ha dato vita a Rolo Banca 1473 spa.

A seguito dell'istituzione delle Sezioni Stralcio, il procedimento veniva assegnato ad un Giudice Onorario Aggregato. Venivano assunte le prove orali già ammesse.

Successivamente la causa veniva riassegnata al Tribunale ordinario, in composizione collegiale, in quanto sottratta alle sezioni stralcio.

Dopo il trasferimento tabellare tra due giudici ed un rinvio d'ufficio, la causa, sulle conclusioni delle parti riportate in epigrafe, veniva rimessa al collegio che, in data 11 marzo 2009, la riservava per la decisione.

Motivi della decisione

1) Va premesso che dopo l'udienza di precisazione delle conclusioni del 6/10/2005 il Banco Popolare soc. coop. è subentrata nei rapporti processuali al Banco Popolare di Verona e Novara scarl e UniCredit Banca spa è subentrata nei rapporti processuali a Rolo Banca spa.

2) Chiusura del fallimento - conseguenze.

Con decreto del 17/9/2004 il Tribunale di Modena ha dichiarato la chiusura del Fallimento X. srl, per la ripartizione finale dell'attivo.

Secondo Unicredit ciò ha determinato non solo il venir meno della legittimazione processuale in capo al Curatore del Fallimento ma anche la cessazione della materia del contendere con il ritorno in bonis della fallita.

Secondo Banco Popolare ciò ha determinato l'inammissibilità e/o improcedibilità della presente causa o subordinatamente la necessità di dichiararne l'interruzione.

Il Collegio non condivide tali affermazioni.

Secondo la giurisprudenza, condivisa dal Tribunale, la chiusura del fallimento non rende improcedibile l'opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento ed il relativo giudizio continua in contraddittorio anche del curatore, la cui legittimazione non viene meno, in quanto in detto giudizio si discute se il debitore doveva essere dichiarato fallito o meno e perciò se lo stesso curatore doveva essere nominato al suo ufficio: Cassazione 9 settembre 1968, n. 2908, ribadite di recente da Cassazione civile, sez. I, 14 ottobre 2005. n. 20000: per la giurisprudenza di merito Corte appello Venezia, 23 dicembre 1995.

3) Crediti delle banche e stato d'insolvenza.

È principio acquisito che la dichiarazione di fallimento costituisce materia sottratta alla disponibilità delle parti e, secondo un orientamento giurisprudenziale pacifico, il giudice, dato il carattere officioso del giudizio di opposizione, ha, in questo procedimento, il potere-dovere di verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge.

Sostiene l'attrice che il Tribunale, nel valutare lo stato di insolvenza della società, dovrebbe considerare se i crediti delle banche convenute posti a fondamento delle istanze di fallimento, erano validi, liquidi ed esigibili e sussisteva, conseguentemente, l'obbligo della società X. srl di pagarli, dovendo tale accertamento essere compiuto con riferimento al momento della dichiarazione di fallimento. A tal fine l'attrice attribuisce particolare importanza all'eccezione di nullità delle fideiussioni prestati da X. srl in favore di GDF srl, e sulla quale si fondano i crediti dei due istituti bancari.

3.1 Stato passivo.

Le banche convenute sostengono che l'esistenza dei loro crediti trova fondamento nella loro ammissione allo stato passivo del fallimento e non può più essere contestata. Secondo la prevalente giurisprudenza, condivisa dal Collegio, gli accertamenti eseguiti in sede di verificazione dei crediti non fanno stato nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento e non precludono in modo assoluto l'attività di chi nega lo stato d'insolvenza, a meno che su qualche credito definitivamente ammesso non sia intervenuta sentenza passata in cosa giudicata (Cassazione civile . sez. I, 20 settembre 1993. n. 9622, che conferma Cassazione 1170/1964: contra Cassazione 427/1969 e 971/1960 e Corte appello Venezia, 23 dicembre 1995 in Foro it. 1996, I, 2071).

La giurisprudenza precisa che, tuttavia, le risultanze del processo di verificazione dei crediti possono essere tenute presenti nel giudizio di opposizione alla dichiarazione di fallimento, atteso che la natura pubblicistica della procedura fallimentare legittima l'accertamento, con i mezzi più ampi, e anche d'ufficio, di tutto quanto attiene ai presupposti per la dichiarazione di fallimento (Cassazione 9622/1993 citata e Cassazione civile, sez. I, 25 maggio 1993. n. 5869).

3.2 Crediti.

Nel caso in esame i crediti di Carimonte Banca e BSGSP sono stati ammessi al passivo del fallimento rispettivamente per Lire 275.144.727 e Lire 361.549.633 (v. copia stato passivo doc. 3 Banco Popolare).

Per il Banco Popolare l'ammissione del credito è conseguente ad un giudizio di opposizione allo stato passivo (v. copia opposizione docc. 39-42). Nel caso in esame i crediti delle due banche convenute, che hanno richiesto il fallimento di X. srl, si fondano anche sui decreti ingiuntivi, del Tribunale di Modena per Banco Popolare (doc. 20) e del Tribunale di Reggio Emilia per Carimonte (doc. 7), che risultano essere divenuti definitivi ex art. 653 cpc, per la mancata riassunzione - non controversa - delle relative cause di opposizione proposte da X. srl dopo la loro interruzione a seguito del fallimento.

Sull'interesse del debitore fallito alla riassunzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, si veda Cassazione civile, sez. I, 23 marzo 2004. n. 5727:

“In caso di dichiarazione di fallimento intervenuta nelle more del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo proposto dal debitore ingiunto poi fallito, il curatore non è tenuto a riassumere il giudizio di opposizione perché, se il creditore vuol far valere il titolo nei confronti del fallimento, deve far accertare il proprio credito ai sensi dell'art. 52 l. fall., mediante la procedura di accertamento del passivo, non essendo il decreto ingiuntivo equiparabile alle sentenze non ancora passate in giudicato e non trovando, quindi, applicazione l'eccezione al principio dell'accertamento concorsuale dettata dall'art. 95 stessa legge. Sussiste invece l'interesse del fallito, il quale perde la capacità processuale solo per i rapporti patrimoniali compresi nel fallimento, a riassumere il processo, per evitare che gli effetti ex art. 653 c.p.c. si verifichino nei suoi confronti e gli possano essere opposti quando tornerà “inbonis”.”.

I decreti ingiuntivi hanno dunque acquistato, ai sensi dell'art. 653 cpc, autorità ed efficacia di cosa giudicata nei confronti di X. srl.

Il giudicato formatosi sulle ingiunzioni di pagamento preclude alla società attrice la possibilità di fare valere in questo giudizio la nullità delle fideiussioni.

3.3 Stato d'insolvenza.

Secondo la giurisprudenza nel procedimento di opposizione alla dichiarazione di fallimento, l'accertamento sulla sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge, può essere fondato anche su fatti diversi da quelli considerati al momento dell'apertura della procedura concorsuale, purché essi (anche se conosciuti successivamente) siano riferibili ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento. Pertanto, la sussistenza dello stato di insolvenza può essere correttamente desunta anche dalle risultanze non contestate dello stato passivo, perché, se questo è (normalmente) formato da crediti che risalgono ad un momento anteriore alla dichiarazione di fallimento, esso è suscettibile di essere considerato come elemento idoneo a manifestare lo stato di insolvenza (Cassazione civile, sez. I, 18 giugno 2004. n. 11393; Cassazione civile, sez. I, 06 marzo 1996, n. 1771).

Va premesso che di X. srl, costituita nel 1984, sono soci F. C. Antonio e la moglie B. M.; il primo è amministratore unico (doc. 1 e 21 Banco Popolare). Gli stessi F. e B. sono soci della G.F.D. srl (anche fallita), che esercita l'attività nel settore della maglieria; il primo è amministratore unico (doc. 12 Banco Popolare).

X. srl è la società immobiliare della famiglia F. - B.: l'unico bene in capo alla società alla data del fallimento era la residenza coniugale.

Sin dal 1987 la srl X. ha presentato bilanci con perdite di esercizio (docc. 22 - 26 Banco Popolare).

Lo stato passivo del Fallimento X. srl è di per sé sufficientemente indicativo dello stato di insolvenza della società, data l'entità dei crediti ammessi in privilegio (per euro 129.194) e in chirografo (per euro 902.637) ed avuto riguardo all'unico immobile disponibile, che ha determinato un attivo fallimentare di euro 308.834,71.

Le banche convenute, creditori chirografari, hanno ottenuto un riparto nella misura del 12,69% dei crediti ammessi (v. copia progetto riparto finale doc. 38 Banco Popolare).

Nel caso in esame il patrimonio immobiliare risultava dunque insufficiente a garantire il regolare adempimento delle obbligazioni della società.

4) Motivazione della sentenza di fallimento.

L'eccezione non può essere esaminata per l'assorbente motivo che non è agli atti copia della sentenza del Tribunale di Modena 22-22/1/1994, con cui è stato dichiarato il fallimento di X. srl.

La sentenza non è stata rinvenuta nel fascicolo di parte attrice - anche se risulterebbe allegata all'originario atto di citazione - e non è stata prodotta dagli istituti bancari convenuti.

Non è agli atti di causa il fascicolo del Fallimento X., in quanto, a seguito della chiusura del fallimento, dopo l'udienza di p.c. del 6/10/2005 il difensore avv. Cazzola non ha più svolto attività difensiva e non ha ridepositato il fascicolo di parte, ritenendo che fosse venuta meno la legittimazione del curatore ed in sostanza la materia del contendere nei confronti della procedura, e che il presente giudizio proseguisse nei confronti dei soli creditori istanti.

In questa sede decisoria, nonostante il carattere officioso del giudizio di opposizione, non è più possibile per il Tribunale procede all'acquisizione d'ufficio di copia della sentenza di fallimento.

In ogni caso l'eventuale difetto di motivazione della sentenza di fallimento sarebbe superato dalla verifica nel presente giudizio della sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge per la dichiarazione di fallimento di X. srl.

In conclusione l'opposizione alla dichiarazione di fallimento va rigettata.

L'accoglimento della domanda di revoca è presupposto necessario per l'(eventuale) accoglimento delle domande di risarcimento dei danni, che non possono, pertanto, essere esaminate.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo, in favore degli istituti bancari. Il Fallimento che, per quanto sopra detto, non ha più svolto attività difensiva, ha ritenuto di non potere richiedere la condanna dell'attrice al rimborso delle spese legali sostenute per la difesa in questo giudizio (v. foglio di deduzioni allegato al verbale d'udienza del 6/10/2005).

P.Q.M.

Il Tribunale di Modena, definitivamente pronunziando nel giudizio introdotto da X. spa, con atto di citazione datato 9/2/1994, così provvede:

- rigetta la domanda di revoca del fallimento;

- condanna l'attrice X. srl alla rifusione in favore dei convenuti Banco Popolare soc. coop. e Unicredit Banca spa delle spese di lite, che liquida:

quanto a Banco Popolare in complessivi euro 13.010,00. di cui euro 6.840,00 per onorario, euro 5.395,00 per diritti, euro 550,00 per spese imponibili ed euro 225,00 per anticipazioni, oltre rimborso spese generali ed accessori di legge;

quanto a Unicredit Banca in complessivi euro 9.141,00. di cui euro 4.935,00 per onorario, euro 4.015,00 per diritti, euro 53,00 per spese imponibili ed euro 138,00 per anticipazioni, oltre rimborso spese generali ed accessori di legge.


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