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Proprietà della casa coniugale, regime di separazione dei beni, "comunione di fatto"
Cassazione civile , sez. II, sentenza 12.10.2009 n° 21637 (Claudio Vantaggiato)

L'ex coniuge non può rivendicare la proprietà di una quota della casa abitativa edificata su un terreno di esclusiva proprietà dell'altro coniuge se, in costanza di matrimonio, i coniugi hanno optato per il regime di separazione dei beni. In tal senso si è espressa la Seconda Sezione della Corte di Cassazione con la Sentenza n. 21637 del 12 ottobre 2009.

La questione nasce dalla domanda di una ex moglie volta a vedersi riconoscere appunto la proprietà di un mezzo della casa di civile abitazione, essendo quest'ultima edificata su un terreno formalmente intestato all'altro coniuge ma in realtà (a dire della ex moglie) acquistato in “comunione di fatto” da entrambi i coniugi.

Il Tribunale adito in primo grado rigetta la domanda rilevando in particolare che, durante il matrimonio, i coniugi erano in separazione dei beni e che comunque la parte attrice non aveva dato prova della presunta simulazione del contratto di acquisto del terreno in favore del solo ex marito.

La Corte d'appello investita del gravame conferma la pronuncia di primo grado, rilevando che, incontestata la scelta dei coniugi in favore del regime patrimoniale di separazione dei coniugi, l'appellante non aveva dato prova della presunta “comunione di fatto” intervenuta tra i coniugi, non avendo fornito prova scritta (stante il divieto di prova orale della simulazione ex art. 1417 c.c.) della asserita simulazione relativa per interposizione fittizia di persona all'atto di acquisto del terreno (su cui poi era stata costruita la casa) in favore del solo ex marito, non potendo assolvere a tale onere la mancata risposta del convenuto all'interrogatorio formale deferitogli. Né la circostanza che l'ex moglie godesse della casa e pagasse le relative tasse, aggiunge la Corte territoriale adita, consentiva di rivendicare l'acquisto della proprietà in comunione, attenendo le dette circostanze al regime di vita dei coniugi e al relativo contributo economico per le esigenze familiari.

La ex moglie ricorre in Cassazione osservando che, pur potendosi sostenere che la costruzione della casa abitativa su suolo di esclusiva proprietà di uno dei coniugi non rientra nella comunione di cui all'art. 159 c.c., tuttavia l'ex marito aveva attribuito la proprietà di un mezzo della detta casa tramite dichiarazione resa in forma scritta in sede di ricorso per separazione, circostanza poi comprovata dal contegno processuale dell' ex marito (non essendo comparso all'interrogatorio formale deferito, ex artt. 116 e 232 c.p.c.).

La Suprema Corte rigetta il ricorso affermando che, in ordine alla dimostrazione della dissimulazione della cointestazione ai coniugi del terreno su cui era stata costruita la casa abitativa, la Corte d'appello si è attenuta correttamente al principio già espresso dal Giudice di legittimità (da ultimo, Cassazione civile, sez. II, sentenza 19.02.2008, n° 4071) secondo cui la prova della simulazione relativa per interposizione fittizia di persona in un contratto per il quale è prevista la forma scritta ad substantiam, incontra non solo i limiti legali dell'ammissibilità della prova testimoniale (artt. 2721 e ss. c.c.) ma anche i più rigorosi limiti di cui all'art. 1414, II comma, c.c. (se le parti hanno voluto concludere un contratto diverso da quello apparente, ha effetto tra esse il contratto dissimulato, purchè ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma) nonché dell'art. 2725 c.c. (Quando secondo la legge o la volontà delle parti, un contratto deve essere provato per iscritto, la prova per testimoni è ammessa soltanto nel caso indicato dal n. 3 dell'articolo precedente (smarrimento incolpevole del relativo documento). La stessa regola si applica nei casi in cui la forma scritta è richiesta sotto pena di nullità.).

Pertanto, trattandosi di prova della simulazione di un contratto di compravendita immobiliare, la mancata risposta della parte all'interrogatorio formale deferito non poteva supplire alla mancanza della prova scritta.

E' opportuno evidenziare peraltro che la ricorrente, come si è detto, aveva censurato anche la mancata considerazione, da parte della Corte d'appello, del ricorso per separazione, con il quale l'ex marito aveva riconosciuto alla ex moglie (in forma scritta) appunto il 50% della proprietà della casa abitativa, ma tale doglianza viene ritenuta inammissibile dalla Corte di Cassazione, non avendo osservato la ricorrente l'onere di riportare specificamente nel motivo di censura il contenuto del ricorso per separazione (ben potendo quest'ultimo contenere l'atto negoziale di trasferimento immobiliare a causa atipica, cfr. Tribunale Salerno, Sez. I, 4 luglio 2006, in Redazione Giuffrè, 2006; Cass. Civ., Sez. I, 12 aprile 2006, n. 8516 in Guida al Diritto, 2006), violando così il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione.

(Altalex, 3 novembre 2009. Nota di Claudio Vantaggiato)






SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE II CIVILE

Sentenza 9 luglio - 12 ottobre 2009, n. 21637

Svolgimento del processo

1. - Con atto di citazione notificato il 16 dicembre 1998, R.d. M.M.G. convenne innanzi al Tribunale di Tempio Pausania l'ex coniuge, K.G.G.W., al fine di rivendicare la proprietà di un mezzo di una casa di civile abitazione edificata su un terreno fittiziamente intestato al predetto, ma in realtà acquistato in comunione da entrambi i coniugi.

Nella resistenza del convenuto, il Tribunale adito, con sentenza in data 20 agosto 2002, rigettò la domanda dell'attrice, rilevando:

che, durante il matrimonio, i coniugi erano in separazione dei beni;

che le risultanze catastali concernenti l'intestazione della casa non potevano considerarsi probanti in merito alla effettiva proprietà dell'immobile; e che la prova della simulazione dell'originario contratto di acquisto del terreno non poteva considerarsi raggiunta.

2. - La Corte d'appello di Cagliari, sezione distaccata di Sassari, con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 26 settembre 2003, ha rigettato il gravame della R.d.M., confermando la pronuncia impugnata e ponendo a carico dell'appellante le spese processuali sostenute dall'appellato.

2.1. - A tale conclusione la Corte territoriale è giunta sulla base delle seguenti argomentazioni:

certo ed incontestato che i coniugi ebbero a scegliere il regime patrimoniale della separazione dei beni, la "comunione di fatto" invocata dall'appellante non è circostanza che valga a mutare il regime degli acquisti in costanza di matrimonio;

il godimento della casa ed il pagamento di tasse attengono al regime di vita dei coniugi, per cui la moglie poteva sicuramente godere della casa e, nell'ambito del contributo economico alle esigenze familiari, anche sostenere le spese, senza che ciò importasse l'acquisto della proprietà in comunione; stante il divieto di prova orale della simulazione stabilito dall'art. 1417 cod. civ., in difetto della stessa prospettazione dell'intervenuto accordo simulatorio la mancata risposta del convenuto all'interrogatorio formale deferitogli non consente di ritenere raggiunta la prova della simulazione inter partes.

3. - Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello la R. d.M. ha proposto ricorso, sulla base di un unico motivo.

L'intimato ha resistito con controricorso.

In prossimità delle parti entrambe le parti hanno depositato memorie illustrative.

Motivi della decisione

1. - Con l'unico mezzo, la ricorrente censura omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

Con esso di censura che la Corte d'appello abbia ritenuto che l'attrice avrebbe dovuto dimostrare, con una convenzione scritta, la simulazione o interposizione fittizia di persona all'atto di acquisto del terreno su cui poi è stata realizzata la causa.

La ricorrente osserva che, se è vero che la costruzione realizzata da entrambi i coniugi sul suolo di proprietà esclusiva di uno di essi non rientra nella comunione dei beni di cui all'art. 159 cod. civ., tuttavia il coniuge formalmente titolare esclusivo dei manufatto così realizzato ben può attribuire all'altro coniuge, con atto unilaterale risultante da scrittura privata, il diritto di proprietà sul 50% della casa, sulla base del contestuale riconoscimento dell'averlo costruito insieme.

Orbene, nel caso in esame, la dichiarazione resa in forma scritta in sede di ricorso per separazione (in cui il marito attestava e riconosceva il diritto di proprietà della moglie nella misura del 50%) ed il contegno processuale (mancata risposta all'interrogatorio formale) consentirebbero di affermare che vi è stato un riconoscimento costitutivo del diritto di proprietà dell'immobile in questione in ragione della metà. 2. - Il motivo - da esaminare nei limiti in cui è proposto nel ricorso, senza che possano avere rilievo censure ulteriori (attinenti alla dedotta instaurazione di un regime di comunione convenzionale in virtù di una intesa tacita tra i coniugi) avanzate con la memoria illustrativa - è infondato, per la parte in cui non è inammissibile.

Nel negare l'idoneità, ai fini della dimostrazione della dissimulata cointestazione ad entrambi i coniugi del terreno su cui è avvenuta la costruzione, della mancata risposta del convenuto all'interrogatorio formale deferitogli, la Corte territoriale si è attenuta al principio - costante nella giurisprudenza di questa Corte (da ultimo, Sez. 2^, 19 febbraio 2008, n. 4071) - secondo cui, nel caso di allegazione della simulazione relativa per interposizione fittizia di persona di un contratto necessitante la forma scritta ad substantiam, la dimostrazione della volontà delle parti di concludere un contratto diverso da quello apparente incontra non solo le normali limitazioni legali all'ammissibilità della prova testimoniale e per presunzioni, ma anche quella, più rigorosa, derivante dal disposto dell'art. 1414 c.c., comma 2 e art. 2725 cod. civ., di provare la sussistenza dei requisiti di sostanza e di forma del contratto diverso da quello apparentemente voluto e l'esistenza, quindi, di una controdichiarazione, dalla quale risulti l'intento comune dei contraenti di dare vita ad un contratto soggettivamente diverso da quello apparente: di conseguenza, e con riferimento alla compravendita immobiliare, la controversia tra il preteso acquirente effettivo e l'apparente compratore non può essere risolta, fatta salva l'ipotesi di smarrimento incolpevole del relativo documento (art. 2724 c.c., n. 3), con l'interrogatorio formale, non potendo la mancata comparizione della parte all'interrogatorio deferitole supplire alla mancanza dell'atto scritto.

Quanto, poi, alla censura di omessa od insufficiente motivazione, per non essersi la Corte territoriale data carico dell'esistenza di un atto unilaterale - il ricorso per separazione coniugale - nel quale il marito avrebbe attribuito alla moglie il diritto di proprietà sul 50 per cento della casa, sulla base del contestuale riconoscimento dell'averla costruita insieme, si tratta di doglianza inammissibile.

Difatti, la ricorrente è venuta meno all'onere, imposto dal principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, di riportare specificamente nel motivo dell'atto di impugnazione il contenuto della risultanza - il ricorso per separazione contenente il dedotto atto negoziale a causa atipica, non liberale ma corrispettiva, dall'effetto costitutivo - asserita come decisiva e non valutata o insufficientemente valutata.

In definitiva, la sentenza impugnata si fonda su una motivazione congrua ed esente da vizi logici e giuridici; essa, pertanto, sfugge alle doglianze articolate dalla ricorrente.

3. - Il ricorso è rigettato.

Le spese del giudizio per cassazione seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dal controricorrente, liquidate in complessivi Euro 1.700, di cui Euro 1.500 per onorari, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 9 luglio 2009.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2009.


Studio Legale Avv. Giorgia Bernardis

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