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Legge elettorale campana: legittima la preferenza di genere
Corte Costituzionale , sentenza 14.01.2010 n° 4 (Francesco Logiudice)

La Consulta, con l’arresto in esame, ritiene non fondata la questione di legittimità costituzionale, promossa dal Presidente del Consiglio dei Ministri, in riferimento agli artt. 3, 48 e 51 della Costituzione, nei confronti dell’art. 4 comma 3 della legge reg. Campania 27 marzo 2009, n. 4 (Legge elettorale) e dichiara cessata la materia del contendere in riferimento ad ulteriori censure promosse nei confronti di altre disposizioni della stessa legge.

La legge regionale sottoposta allo scrutinio dei giudici costituzionali introduce nell’ordinamento la cd. preferenza di genere, disponendo che, per l'elezione dei Consiglieri regionali, l’elettore ha la possibilità di esprimere uno o due voti di preferenza e che, nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile ed una un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

Ratio della legge elettorale campana è dichiaratamente quella di ottenere un riequilibrio della rappresentanza politica dei due sessi all’interno del Consiglio regionale, in sintonia con quanto disposto dall’ art. 51, co. 1, Cost., nel testo modificato dalla legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1 (Modifica dell’articolo 51 della Costituzione), e con l’art. 117, co. 7 , Cost., nel testo modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3 (Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione).

Come osservato dai giudici costituzionali, la norma in questione trova fondamento nell’art. 5 del nuovo statuto della Regione Campania, non impugnato dal Governo, che, nel comma 3, ultimo inciso, così recita: “Al fine di conseguire il riequilibrio della rappresentanza dei sessi, la legge elettorale regionale promuove condizioni di parità per l’accesso di uomini e donne alla carica di consigliere regionale mediante azioni positive”.

Il Giudice delle Leggi ricorda che il quadro normativo, costituzionale e statutario, è complessivamente ispirato al principio fondamentale dell’effettiva parità tra i due sessi nella rappresentanza politica, nazionale e regionale, nello spirito dell’art. 3, secondo comma, Cost., che impone alla Repubblica la rimozione di tutti gli ostacoli che di fatto impediscono una piena partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica del Paese.

Preso atto della storica sotto-rappresentanza delle donne nelle assemblee elettive, non dovuta a preclusioni formali incidenti sui requisiti di eleggibilità, ma a fattori culturali, economici e sociali, i legislatori costituzionale e statutario indicano la via delle misure specifiche volte a dare effettività ad un principio di eguaglianza astrattamente sancito, ma non compiutamente realizzato nella prassi politica ed elettorale.

Inoltre, la Corte rileva che la norma de qua non vulnera il principio della libertà di voto, tutelata dall’art. 48 Cost., atteso che l’elettore, quanto all’espressione delle preferenze e, più in generale, alle modalità di votazione, incontra i limiti stabiliti dalle leggi vigenti, che non possono mai comprimere o condizionare nel merito le sue scelte, ma possono fissare criteri con i quali queste devono essere effettuate.

Parimenti non può essere considerata lesiva della stessa libertà la condizione di genere cui l’elettore campano viene assoggettato, nell’ipotesi che decida di avvalersi della facoltà di esprimere una seconda preferenza. Non è certamente lesivo della libertà degli elettori che le leggi, di volta in volta, stabiliscano il numero delle preferenze esprimibili, in coerenza con indirizzi di politica istituzionale che possono variare nello spazio e nel tempo.

Infatti, si tratta di una facoltà aggiuntiva, che allarga lo spettro delle possibili scelte elettorali – limitato ad una preferenza in quasi tutte le leggi elettorali regionali – introducendo, solo in questo ristretto ambito, una norma riequilibratrice volta ad ottenere, indirettamente ed eventualmente, il risultato di un’azione positiva.

Tale risultato non sarebbe, in ogni caso, effetto della legge, ma delle libere scelte degli elettori, cui si attribuisce uno specifico strumento utilizzabile a loro discrezione.

In conclusione, la Consulta afferma che non vi sono, in base alla norma censurata, candidati più favoriti o più svantaggiati rispetto ad altri, ma solo un’eguaglianza di opportunità particolarmente rafforzata da una norma che promuove il riequilibrio di genere nella rappresentanza consiliare.

(Altalex, 28 gennaio 2010. Nota di Francesco Logiudice)






Corte Costituzionale

Sentenza 14 gennaio 2010, n. 4

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