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Avvocato, responsabilità professionale, scelta processuale, risarcimento del danno
Cassazione civile , sez. VI, ordinanza 26.07.2010 n° 17506

Il legale che, con la propria scelta processuale, ha impedito al cliente un rapido soddisfacimento del proprio credito, incorre nella responsabilità professionale, con conseguente obbligo di risarcimento del danno. (1-15)

Ndr: in particolare, nel caso in esame l’avvocato aveva instaurato un ordinario processo di cognizione per il soddisfacimento di un credito, al posto di attivare un procedimento monitorio.

(1) In tema di cause perse e responsabilità dell’avvocato, si veda Cassazione civile 15717/2010. (2) In tema di avvocati e sanzioni disciplinari, si veda Cassazione civile , SS.UU., sentenza 17.06.2010 n° 14617.
(3) In materia di tariffe professionali forensi e derogabilità, si veda Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 03.06.2010 n° 13452.
(4) In materia di procedura e responsabilità dell’avvocato, si veda Cassazione civile , SS.UU., sentenza 04.05.2010 n° 10692.
(5) In materia di responsabilità dell’avvocato e danno patrimoniale, si veda Cassazione civile, sez. II, sentenza 20.01.2010 n° 920.
(6) In tema di consulenza dell’avvocato, si veda Cassazione civile, sez. II, sentenza 11.01.2010, n° 230.
(7) In tema di responsabilità dell’avvocato domiciliatario, si veda Cassazione civile, sez. II, sentenza 12.10.2009, n° 21589.
(8) In tema di responsabilità dell’avvocato e di perdita di chance, si veda Cassazione civile, sez. II, sentenza 27 maggio 2009, n. 12354.
(9) In tema di responsabilità dell’avvocato e della necessitò di corrette informazioni da parte del cliente, si veda Cassazione civile, sez. III, sentenza 02.04.2009, n° 8016.
(10) Sul problema del rapporto tra Irap e professione forense, si veda Cassazione civile, sez. tributaria, sentenza 14.04.2009, n° 8834.
(11) Si veda il focus RINALDI, Prestazione d’opera intellettuale: l'art. 2230 c.c..
(12) Si veda anche il focus RINALDI, Responsabilità del professionista: l'art. 2236 c.c. annotato con la giurisprudenza.
(13) In tema di avvocato ed impossibilità a comparire, si veda Cassazione penale, sez. III, (sentenza 09.02.2009, n° 5496.
(14) Si veda anche il focus PLENTEDA, La responsabilità professionale dell’avvocato nella recente giurisprudenza.
(15) In tema di limiti del mandato, si veda Corte d'Appello Firenze, sentenza 19.01.2009 n° 60 con nota di PLENTEDA.

In dottrina, tra le pubblicazioni, si vedano:

-VIOLA (a cura di), Inadempimento delle obbligazioni, Padova, 2010;
- PLENTEDA, I danni non patrimoniali cagionati dall'avvocato, in La Responsabilità Civile, 2009, 3;
- TOSCHI VESPASIANI, L'avvocato arriva tardi all'udienza fuori sede: risarcibilità dei danni da ritardo del treno, in La Responsabilità Civile, 2008, 10;
- MARICONDA, Prestazione professionale del praticante avvocato e nullità del contratto, in Il Corriere Giuridico, 2007, 5;
- FOFFA, Responsabilità professionale dell'avvocato per proposizione di un appello inammissibile, in Danno e Responsabilità, 2007, 11.

(Fonte: Massimario.it - 29/2010)






SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI CIVILE

Ordinanza 5-26 luglio 2010, n. 17506

Osserva

È stata depositata la seguente relazione:

1 - Il fatto che ha originato la controversia è il seguente: per ottenere il pagamento dei compensi professionali di architetto vantati nei confronti di terzi, l’avvocato officiato ha promosso un giudizio ordinario, invece di ricorrere al procedimento monitorio che avrebbe garantito un sollecito soddisfacimento del credito.

Con sentenza depositata in data 22 settembre 2009 la Corte d’Appello dell’Aquila ha condannato il legale (Innocenzo Salvini) a risarcire il danno subito dal cliente (Enrico Navarro) per violazione del dovere di diligenza professionale nella sua difesa nella controversia giudiziaria.

Alla Corte di Cassazione è stata devoluta la seguente questione di diritto: se possa costituire fonte di responsabilità professionale, dando luogo al risarcimento del conseguente danno, la scelta processuale del legale.

2 - Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c.

3 - Il primo motivo denuncia violazione o falsa applicazione degli artt. 1176 e 2236 c.c. e, in particolare, definisce aberrante il principio posto alla base della sentenza impugnata, secondo cui l’adozione dell’atto di citazione piuttosto che del possibile ricorso per decreto ingiuntivo, quale mezzo per il recupero di un credito, configuri responsabilità professionale del difensore.

Il secondo motivo lamenta violazione o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in particolare assumendo che la Corte territoriale ha trascurato di esaminare gli elementi di fatto posti a sostegno della difesa.

Le due censure, che possono essere trattate congiuntamente presentando profili comuni, sono manifestamente infondate.

Il ricorso non prospetta argomentazioni che possano indurre la Corte a modificare il proprio orientamento come espresso, tra le altre, da Cass. n. 6967 del 2006.

La sentenza impugnata non si è discostata dai principi ivi enunciati avendo ravvisato, con apprezzamento di fatto congruamente e razionalmente motivato, quindi incensurabile, il danno arrecato al rappresentato nella circostanza che, fatto ricorso al procedimento monitorio giustificato dall’abbondante documentazione a disposizione, sarebbe stato agevole ottenere la provvisoria esecuzione ove le controparti avessero proposto opposizione, quindi il soddisfacimento del credito senza attendere i tempi lunghi del procedimento ordinario.

4 - La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dal ricorrente con la memoria non offrono spunti per soluzioni diverse; qui giova sottolineare che la sentenza impugnata, con apprezzamento di merito non censurabile, ha evidenziato il diverso risultato - per lui utile - che il cliente avrebbe conseguito ove il professionista avesse scelto il procedimento monitorio;

5 - Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato;

le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380-bis e 385 cod. proc. civ.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi euro 1.600,00, di cui euro 1.400,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.


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Responsabilità dell'avvocato, domiciliatario, notifica della sentenza, comunicazione (Cassazione civile , sez. II, sentenza 12.10.2009 n° 21589 )

Danno da perdita di chances, avvocato, responsabilità (Cassazione civile , sez. II, sentenza 27.05.2009 n° 12354 )

Irap, professione forense, obbligo, limiti, autonoma organizzazione (Cassazione civile , sez. tributaria, sentenza 14.04.2009 n° 8834 )

Responsabilità avvocato, responsabilità cliente, corrette informazioni, necessità (Cassazione civile , sez. III, sentenza 02.04.2009 n° 8016 )

Prestazione d’opera intellettuale: l'art. 2230 c.c. (Focus di Massimario.it agg. al 18.03.2009 (Manuela Rinaldi) )

Responsabilità del professionista: l'art. 2236 c.c. annotato con la giurisprudenza (Focus di Massimario.it agg. al 18.02.2009 (Manuela Rinaldi) )

Avvocato, impossibilità a comparire, udienza, precisazioni (Cassazione penale , sez. III, sentenza 09.02.2009 n° 5496 )

Responsabilità dell’avvocato, omissioni, limite del mandato (Corte d'Appello Firenze, sentenza 19.01.2009 n° 60 )

La responsabilità professionale dell’avvocato nella recente giurisprudenza (Focus di Massimario.it agg. al 12.11.2008 (Raffaele Plenteda) )


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