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Abrogato reato di abuso edilizio con l'entrata in vigore del T.U. in materia edilizia
Tribunale di Ivrea, sentenza 03.07.2002 n° 462

Il reato di abuso edilizio di cui all’art. 20 della legge n. 47 del 1985 è stato abrogato a partire dal 1° gennaio 2002.

Sono queste le conclusioni a cui perviene il Tribunale di Ivrea nella sentenza 3 luglio 2002, con la quale ha assolto dal reato di cui all’art. 20 lett. b) Legge n. 47/85 l'amministratore di una società che aveva realizzato un capannone per attività produttiva, senza concessione edilizia, in quanto il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Il giudicante rileva che l’entrata in vigore del D.P.R. n. 380/2001 (''Testo unico in materia edilizia'') prevista per il 1 gennaio 2002, è stata differita al 30.06.2002 dal decreto–legge 23.11.2001. Sennonchè la legge di conversione del decreto (n.463/2001) è stata pubblicata in gazzetta soltanto in data 9.1.2002 con entrata in vigore il giorno successivo, determinando perciò la vigenza del Testo Unico dal 1 gennaio 2002 al 9 gennaio 2002, con conseguente abrogazione del reato di cui all’art. 20 della legge n. 47 del 1985.

La legge che ha differito l’efficacia del testo unico, infatti, non ha stabilito nulla a proposito della disciplina da applicare fino al raggiungimento della data “prorogata”, né ha in nessun modo ripristinato l’efficacia della normativa nel frattempo abrogata, comunque si voglia chiamare l’operazione non portata a termine (reviviscenza, ripristino di operatività od altro). "In assenza di un dato formale positivo di fonte legislativa e in ossequio al principio di legalità, non è possibile" - conclude il giudice - "pervenire ad un giudizio di continuità del tipo di illecito sanzionato, ancorché non vi sia dubbio che l’art. 44 del t.u. n. 380 è sostanzialmente identico all’art. 20 della legge n. 47 del 1985".

La Cassazione tuttavia su tale problema, pur partendo dalle solite premesse, giunge ad una soluzione opposta. Infatti nella sentenza 4 marzo 2002, n. 8556 e, da ultimo, nelle recenti decisioni nn. 19377/02 e 19377/02, la Suprema Corte, interpretando la volontà del legislatore, ha stabilito che legge di conversione n.463/2001 ha inteso realizzare la reviviscenza della normativa già abrogata ripristinandone l'efficacia dal momento della proroga al momento dell'entrata in vigore del Testo Unico.

(Nota a cura della redazione. Vedi anche l'articolo di Donato N. L. Palombella).






TRIBUNALE IVREA

n. 891/01 R.G. Notizie di reato - n. 462/02 R.G. Tribunale

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO


Il Giudice del Tribunale di Ivrea, Dr. Andrea PIERSANTELLI, alla pubblica udienza del 3 luglio 2002 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA


nel procedimento penale contro XY, nato a ____ il___ ivi residente in via ___ elettivamente domiciliato ex art. 161 c.p.p. in____, via____ presso lo studio dei difensori di fiducia,_____;

- Libero-Contumace -

IMPUTATO

del reato di cui all’art. 20 lett. b) Legge n. 47/85 perché in qualità di amministratore unico della “Alfa” s.r.l., con sede in Palazzo C.se (TO) ..., realizzava un capannone per attività produttiva, in struttura metallica costituita da archi in tubolare, collegati tra loro da barre e fissato a terra, su di una piattaforma in cemento armato appositamente predisposta, a mezzo di piastre forate saldate direttamente sul montante da tassellare a terra, di superficie coperta di mq. 1.125, sui mappali n.___, Fg.____ del Catasto Terreni del Comune, senza concessione edilizia.

Acc. in Palazzo C.se, il 27.03.01;

Con l’intervento del P.M. Dr. Celere SPAZIANTE V.P.O. con delega in atti e degli Avv.ti_____ del Foro di Novara difensori di fiducia dell’imputato.

Le parti hanno concluso come segue:

L’avv.____ chiede che il giudice pronunci sentenza ex art. 129 c.p.p. per l’avvenuta abrogazione della norma penale; in subordine la sospensione pregiudiziale, stante la pendenza del procedimento innanzi al TAR di impugnazione della ordinanza di demolizione.

Il P.M. ritiene non fondata l’istanza riguardante la vigenza di una legge più favorevole e si oppone, rimettendosi sulla richiesta subordinata.


MOTIVAZIONE

L’ imputato era citato a giudizio per rispondere dell’accusa sopra riportata in seguito a decreto della Procura della Repubblica di Ivrea del 26 febbraio 2002.

All’udienza del 3 luglio 2002 il Giudice verificava la regolarità della costituzione delle parti e dichiarava la contumacia di XY, quindi, preliminarmente alla apertura del dibattimento, il difensore chiedeva la pronuncia di sentenza ai sensi dell’art. 129 c.p.p. per l’avvenuta abrogazione della norma penale incriminatrice, oggetto di contestazione nel capo di imputazione; il P.M. esprimeva il proprio convincimento contrario. Il giudice, dopo essersi ritirato in camera di consiglio, dava lettura del dispositivo della presente sentenza.

Ritiene il giudicante che debba essere pronunciata sentenza di assoluzione, perché il fatto ascritto in epigrafe all’odierno imputato non è più previsto dalla legge come reato.

La materia dell’edilizia è stata oggetto del recente D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia (c.d. testo A), in un più ampio contesto di rivitalizzazione di uno strumento normativo in fase di desuetudine (cfr. testi unici in materia di beni culturali e ambientali - in forma, però, di decreto legislativo - di pubblico impiego, di documentazione amministrativa, di espropriazione per pubblica utilità). La tecnica redazionale dei testi unici deriva dal disposto dell’art. 7 della L. 8 marzo 1999, n. 50 (come modificato dall’art. 1 della legge 24 novembre 2000, n. 340): ciascun testo unico (testo A) comprende sia le disposizioni contenute in un decreto legislativo (testo B), sia le disposizioni contenute in un regolamento (testo C), assume la forma di un D.P.R. comprensivo delle norme provenienti dagli altri due testi normativi, ma mantiene in evidenza la originaria loro provenienza, mediante l’indicazione con le lettere L e R..

L’opinione attualmente prevalente è che tali testi unici costituiscano fonti di produzione normativa, in considerazione del procedimento formale di adozione, e non invece mere fonti di cognizione: essi presentano il carattere della novità.

Il testo unico in materia edilizia (D.P.R. n. 380 del 2001) all’art. 44 (L) indica le sanzioni penali da irrogare per le violazioni delle norme che stabiliscono le modalità per la regolare realizzazione dei manufatti, in particolare la lettera b) - che riproduce il contenuto della lettera b) dell’art. 20 della legge n. 47 del 1985 (cfr. capo di imputazione) - punisce con l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5164 a 51645 euro chi esegue i lavori in totale difformità o assenza del permesso (in precedenza concessione) ovvero prosegue i lavori nonostante l’ordine di sospensione.

L’art. 136 del medesimo testo unico, al comma 2, dispone l’abrogazione, dalla data della sua entrata in vigore, di una serie di disposizioni, tra le quali (lettera c) gli artt. 1,3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 16 della legge 28.1.1977, n. 10 e (lettera f) gli artt. 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 25 comma 4, 26, 27, 45, 46, 47, 48, 52 comma 1 della legge 28.2.1985, n. 47.

A norma dell’art. 138 (L) dello stesso D.P.R. le disposizioni del testo unico entravano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2002.

Successivamente il D.L. 23.11.2001, pubblicato nella G.U. del 26.11.2001, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 31.12.2001, n. 463 ha stabilito, all’art. 5-bis, la proroga al 30 giugno 2002 del termine di entrata in vigore del D.P.R. n. 380 del 2001 (non anche del D. Lgs. e del DPR, testi B e C) . La legge di conversione del decreto – legge in esame è stata pubblicata in G.U. il 9.1.2002 (n. 7), quindi dopo che era già spirato il termine del 1° gennaio 2002: ciò ha determinato che il testo unico sia entrato in vigore alla data originariamente prevista. Successivamente lo stesso testo unico, dal 9 gennaio 2002, è stato oggetto, quindi, di una disposizione che ne ha di fatto posticipato l’efficacia: in tal senso deve esser letto l’art. 5-bis, giacché non può correttamente definirsi proroga il differimento di un termine dopo la sua scadenza (in tal senso si è espressa la stessa Cass. Pen. Sez. III del 23.1 - 4.3.2002 n. 8556).

Tale differimento è stato ulteriormente posticipato, dapprima, al 1° gennaio 2003 con il D.L. n. 122 del 20.6.2002 e poi al 30 giugno 2003 per effetto dell’art. 2 della legge 1°.8.2002, n. 185, di conversione del suddetto decreto – legge (G.U. 19.8.2002).

Per effetto delle disposizioni normative citate, l’art. 20 della legge n. 47 del 1985 è stato abrogato dal 1° gennaio 2002 con l’entrata in vigore dell’art. 136 comma 2 lett. f) del D.P.R. n. 380/2001. La disposizione (art. 5-bis), che ha differito successivamente, a partire dal 9 gennaio 2002, l’efficacia del testo unico, non ha stabilito, però, nulla a proposito della disciplina da applicare fino al raggiungimento della data “prorogata”, né ha in nessun modo ripristinato l’efficacia della normativa nel frattempo abrogata, comunque si voglia chiamare l’operazione non portata a termine (reviviscenza, ripristino di operatività od altro).

Ritiene il giudicante che, in assenza di un dato formale positivo di fonte legislativa in ossequio al principio di legalità, non sia possibile pervenire ad un giudizio di continuità del tipo di illecito sanzionato, ancorché non vi sia dubbio che l’art. 44 del t.u. n. 380 è sostanzialmente identico all’art. 20 della legge n. 47 del 1985.

Per quanto la vicenda possa dirsi singolare e – auspicabilmente – unica e sebbene possa convenirsi con quanto sostenuto dalla Corte di Appello di Torino (Sez. IV Penale, sent. 21.6.2002, imp. Panero) circa la assenza della intenzione del legislatore, nel disporre la proroga, di rendere non punibili le fattispecie previste dall’art. 20 della legge n. 47 del 1985, appare inevitabile l’applicazione nel caso di specie dell’art. 2 comma 2 c.p., con la conseguenza che deve essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.

Giorni sessanta ex art. 544 comma 3 c.p.p. per la motivazione.

P.Q.M.

Il Tribunale di Ivrea in composizione monocratica in persona del Dott. Andrea Piersantelli

Visto l’art. 129 c.p.p.,

ASSOLVE

XY dal reato ascrittogli, perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato.


Visto l’art. 544 comma 3 c.p.p. indica in giorni sessanta il termine per la stesura della motivazione.

Ivrea, 3 luglio 2002

IL GIUDICE
Dr. Andrea Piersantelli



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