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Dolo contrattuale
AltalexPedia, voce agg. al 21.04.2012 (Paolo Franceschetti)

Categoria: Diritto Civile

Dolo contrattuale

di Paolo Franceschetti


Dolo contrattuale

Per dolo si intende ogni artificio o raggiro con cui un soggetto induce un altro in errore, determinandolo a concludere un negozio che altrimenti non avrebbe concluso o che avrebbe concluso a condizioni diverse.

1. Il dolo contrattuale

1.1. Requisiti del dolo

2. Il dolo omissivo

3. Il dolus bonus

4. Dolo determinante e dolo incidente

5. Casistica

Bibliografia

1. Il dolo contrattuale

Ai sensi dell’articolo 1439 c.c.: “Il dolo è causa di annullamento del contratto quando i raggiri usati da uno dei contraenti sono stati tali che, senza di essi, l’altra parte non avrebbe contrattato.

Quando i raggiri sono stati usati da un terzo il contratto è annullabile se essi erano noti al contraente che ne ha tratta vantaggio.”

Il dolo quindi vizia la volontà del soggetto inducendolo in errore e per questo è sempre rilevante, indipendentemente dal fatto che l’errore in cui il contraente ingannato incorre sia riconoscibile o meno, di fatto o di diritto, essenziale o meno.

Il dolo in questione è diverso dalla figura generale di dolo previsto dal diritto penale o dalla disciplina dei fatti illeciti civili; lì il dolo consiste nell’intenzione di arrecare l’evento, qui invece si concreta in un artificio o in un raggiro, cioè, in altre parole, in una truffa.

Il raggiro è ogni avvolgimento subdolo della psiche altrui; l’artificio è una finzione atta a dare una falsa percezione della realtà.

1.1. Requisiti del dolo

La volontà di raggirare da parte di colui che ha tratto vantaggio dal contratto. Vale a dire che ciò che rileva è il raggiro doloso e non quello colposo; nonostante autorevoli opinioni in contrario (SACCO, SCOGNAMIGLIO) la tesi prevalente è quella per cui il raggiro colposo, se è stato determinante del contratto, possa condurre all’annullamento per errore, ma non per dolo; questo perché il fondamento dell’annullamento per dolo risiede nella particolare riprovevolezza sociale del dolo, sì che non si accorda nessuna tutela al contraente scorretto; se il raggiro è colposo il contraente raggirato potrà esperire il rimedio dell’annullabilità per errore, oppure l’azione per essere risarcito dei danni.

La serietà del raggiro. Il problema del raggirato credulone. Si discute in merito alla serietà del raggiro. La questione è stata anche definita “problema del raggirato credulone”, espressione che, dietro l’apparente ironia nasconde in realtà un problema molto serio.

Secondo alcuni autori il dolo deve concretarsi non in un qualsiasi raggiro, ma in un comportamento tale da indurre a contrattare un uomo medio, cioè tale da indurre in inganno la maggior parte delle persone. Si tratta quindi, secondo un’interpretazione seguita anche in giurisprudenza, di una valutazione da effettuarsi con criterio oggettivo (GAZZONI, Cass. Civ., sentenza n. 1955/1965. Il raggirato credulone, secondo l’autore, sarà tutelato solo ex articolo 428 c.c.)

D’altronde, osserva SCOGNAMIGLIO, solo un criterio oggettivo, che quindi faccia ricorso ad un giudizio fondato su parametri socialmente accettati dalla maggioranza, può tracciare una linea di confine tra dolus bonus e dolus malus, cioè tra vero e proprio raggiro, e quelle blandizie e accorgimenti che – per essere abbastanza scoperti e per giustificarsi in base alle comuni esigenze del traffico – non meritano alcune reazione da parte del diritto (SCOGNAMIGLIO).

La tesi (che richiama l’odioso detto “il diritto non tutela gli imbecilli”) non appare corretta.

Prima di tutto perché il codice non parla dei requisiti del raggiro e non li riferisce ad un uomo medio; qualunque raggiro, quindi, purché determinante del consenso, può provocare l’annullamento.

D’altronde se è vero quello che sostiene la dottrina prevalente, cioè che la disciplina dell’annullamento per dolo si fonda sulla riprovevolezza sociale del comportamento della parte (BIANCA), pare che non ci sia ragione di accordare protezione al contraente scorretto sol perché l’altro soggetto è un credulone. Specie in un’epoca in cui viene spesso posto a cardine della maggior parte degli istituti civilistici il principio di solidarietà e quello di tutela dei soggetti deboli, poi, la tesi – peraltro antiletterale e contraria allo spirito del codice – ci pare ispirata a una visione del diritto che poteva andar bene al massimo in epoca fascista, o medioevale.

Infine, osserva ironicamente SACCO: “come si concili (l’affermazione secondo cui il raggirato credulone non troverebbe tutela) con l’obbligo di lealtà imposto dalle parti nelle trattative è un mistero”.

Quindi pare preferibile la tesi secondo cui l’inganno può condurre all’annullamento “a prescindere da accertamenti circa l’idoneità della condotta ad indurre in errore una persona sensata di media diligenza”.

Altri requisiti.

Il nesso di causalità tra i due precedenti elementi;

Il dolo provenente dalla controparte. Non rileva invece il dolo che proviene da un terzo (ad esempio il figlio che induce il padre ad acquistare un auto mentendogli sulle caratteristiche) a meno che il contraente non fosse a conoscenza del dolo.

Ci si domanda se occorre un pregiudizio patrimoniale effettivo. Secondo una tesi dottrinale che è stata seguita in giurisprudenza la risposta deve essere negativa; il danno patrimoniale rileva ai fini solo del risarcimento del danno, ma l’unica cosa che conta è che il contratto non si sarebbe stipulato se l’altro contraente non avesse utilizzato i raggiri; l’annullamento per dolo, infatti, protegge la lesione della libertà negoziale e non l’integrità patrimoniale del contraente (BIANCA, NUZZO, Cass. Civ., sentenza n. 140/1980)

L’effettivo errore dell’altro contraente. Non è annullabile infatti il contratto se il contraente si era reso conto del raggiro e, nonostante tutto, ha voluto stipulare ugualmente.

2. Il dolo omissivo

E’ discusso se abbia rilevanza il dolo omissivo, cioè la cosiddetta reticenza, ovvero l’omessa comunicazione di una cosa vera.

GALGANO fa l’esempio di un ricco uomo d’affari, creduto da tutti solvibile, ma in realtà in dissesto, che acquista a credito un immobile tacendo la circostanza che non ha più una lira (rectius, un euro).

Secondo una prima opinione il dolo omissivo rileverebbe solo se il contraente abbia il dovere di dichiarare il vero stato delle cose, come ad esempio nel caso dell’articolo 1892 c.c. (reticenza dell’assicurato come causa del contratto di assicurazione); in ogni caso, insomma, in cui ci sia un dovere di informazione da parte del contraente reticente.

Di contrario avviso sono la giurisprudenza e parte della dottrina, secondo cui, la reticenza, di per sé, non ha sempre valore, ma può assumerlo in presenza di circostanze e modalità del fatto (GAZZONI, BIANCA).

Di più: può dirsi ormai che, alla luce dell’espansione ormai diffusa del dovere di buona fede e di correttezza di cui agli articoli 1175 e 1375 c.c., che sono ormai considerati dei veri e propri obblighi giuridici incombenti sui contraenti in ogni momento del loro rapporto, il dovere di informare correttamente l’altro di tutte le circostanze che possono influire sulla conclusione del contratto è immanente in ogni negozio; il dovere di informazione, insomma, esiste per tutti; sì che può affermarsi che ogni reticenza dolosa sia idonea a provocare l’annullamento del contratto (GALLO, GALGANO).

Certamente non è facile trovare il punto di equilibrio tra dovere di informazione e diritto al riserbo, nonché tra il dovere di informazione gravante su una parte e l’onere di autoinformazione incombente sull’altra (GALGANO).

Tuttavia sembra che un buon criterio per trovare questo punto sia il seguente: la reticenza rileva quando la circostanza taciuta sia relativa all’interesse dell’altro contraente, e non quando attiene alla propria sfera personale, come per esempio quando si tace il motivo o l’utile economico in vista del quale viene concluso il contratto (GALLO, GALGANO).

3. Il dolus bonus

Non è dolo il cosiddetto dolus bonus, cioè la normale esaltazione della propria merce che il commerciante fa nel momento in cui cerca di vendere il proprio prodotto. Ovviamente occorre che questa esaltazione non assuma proporzioni di tale gravità da indurre il contraente a credere che il prodotto abbia qualità inesistenti, o del tutto diverse.

Tuttavia questa regola relativa al dolus bonus aveva creato un vero e proprio abuso da parte dei commercianti a danno dei consumatori, perché, con l’utilizzo di mezzi di comunicazione di massa e con l’uso di artifici sempre più sofisticati, al limite della legalità, si inducevano a contrarre una massa enorme di soggetti (quelli che GAZZONI definirebbe “raggirati creduloni”).

Per questo motivo il legislatore è corso ai ripari con una serie di norme e di rimedi.

Il DL 109/1992 regolamenta la pubblicità dei prodotti alimentari, stabilendo che essa non deve indurre in errore i consumatori circa natura, qualità e proprietà terapeutiche dei prodotti, comminando sanzioni amministrative per il caso di violazione.

Il DL 74/1992 attribuisce all’autorità Garante per la pubblicità il potere di inibire ad istanza anche dei consumatori gli atti di pubblicità ingannevole o nascosta, con provvedimento impugnabile davanti al TAR. In tal caso, se c’è una pronuncia dell’Autorità in tal senso, il contraente ingannato sarà certamente facilitato nella prova del dolo della controparte.

Infine, si può concordare con quello che afferma GALLO, secondo cui “l’espansione dei doveri di correttezza implica un progressivo restringimento del campo di rilevanza del dolus bonus”.

4. Dolo determinante e dolo incidente

Il dolo può essere determinante (quando il contraente conclude un contratto che altrimenti non avrebbe concluso), o incidente (quando il negozio si sarebbe ugualmente concluso, ma a condizioni diverse). In questo secondo caso il contratto non è annullabile ma obbliga solo a risarcire il danno all’altro (articolo 1440 c.c.).

Affinché ricorra il dolo incidente occorrono quindi tre requisiti:

il dolo, e quindi i raggiri adoperati dall’altra parte;

l’idoneità dei raggiri a trarre in inganno la controparte;

la dimostrazione che senza il raggiro il contratto si sarebbe concluso a condizioni diverse; salvo poi discutere se occorre una dimostrazione effettiva oppure se ricorra la presunzione iuris tantum che la presenza del raggiro avrebbe indotto l’altra parte a comportarsi diversamente.

5. Casistica

E’ annullabile per dolo il contratto quando il contraente ha fatto vedere all’altro delle false offerte di terzi al fine di far apparire più conveniente la proposta (Cass. Civ., sentenza n. 6409/1984 in GALLO).

E’ comportamento doloso quello di chi dà false informazioni sull’andamento del mercato al fine di far apparire più conveniente l’acquisto (GALLO).

In tema di reticenza non conduce all’annullamento per dolo il silenzio circa l’accordo con altri per la rivendita a maggior prezzo (Trib. Ravenna, sentenza 12.3.1954 in GALLO).

Sempre in tema di reticenza non conduce all’annullamento per dolo la mancata comunicazione delle licenze edilizie relative all’edificazione sul terreno che si è acquistato mediante una permuta (Corte App. Genova, sentenza 22.1.1972 in GALLO).

Non è annullabile per dolo il contratto concluso da un contraente per l’acquisto di un bene, quando l’altro ha taciuto l’imminente uscita di un modello più perfezionato (Corte d’App. Palermo, sentenza 22.11.1956 in GALLO; tale decisione però risale al 1956 e nell’epoca attuale, con la conquista di territori sempre più estesi da parte del principio di buona fede, ci sembra che la soluzione potrebbe discutersi: si pensi all’acquisto di un’automobile quando il concessionario tace l’imminente uscita di un nuovo modello).

E’ annullabile il contratto di vendita di un terreno quando viene taciuta l’esistenza di un procedimento di esproprio in atto.

E’ annullabile il contratto di acquisto di un violino per poco prezzo, quando il compratore, accortosi che si trattava di uno Stradivari, ha taciuto la circostanza al venditore? (La risposta positiva è data da GALGANO).

Se un venditore prospetta all’acquirente il raddoppio della produzione grazie all’acquisto di un nuovo tipo di computer, qualora la produzione resti invariata il compratore può chiedere l’annullamento? In altre parole, prevale l’inganno perpetrato ai danni dell’acquirente o prevale il dovere di informazione e il principio di autoresponsabilità che incombe sull’altra parte? (Nel secondo senso è GALGANO).

E’ annullabile per dolo il contratto di vendita di una gru magnetica per la pesca di sigarette, ove l’alienante abbia taciuto all’acquirente il divieto dell’uso di tale congegno stabilito dalla competente autorità di P.S.? (Vedi Cass. Civ., sentenza 14.10.1969, n. 3328.)

Bibliografia

· BIANCA, Il contratto, 2000, pag. 465;

· GALGANO, Il negozio giuridico, 1988, pag. 288;

· GALLO, I vizi del consenso, I contratti in generale a cura di GABRIELLI, I, pag. 468;

· GAZZONI, Manuale di diritto privato, 2000, pag. 943;

· MIRABELLI, Dei contratti in generale, pag. 559;

· NUZZO, art. 1439, Commentario al codice civile, diretto da CENDON, pag. 778;

· SACCO-DE NOVA, Obbligazioni e contratti, Trattato di diritto privato, diretto da RESCIGNO, pag. 162;

· SCOGNAMIGLIO, Contratti in generale, pag. 58 e ss.








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