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Commissione
AltalexPedia, voce agg. al 21.04.2012 (Paolo Franceschetti)

Categoria: Diritto Civile

Commissione

di Paolo Franceschetti


Il contratto di commissione "è un mandato che ha ad oggetto l'acquisto o la vendita di beni per conto del committente e in nome del commissionario" (art. 1731 c.c.).

1. Nozione e differenza con il mandato

2. Disciplina

3. L'entrata del commissionario nel contratto

Bibliografia

  

1. Nozione e differenza con il mandato

La commissione è stata prevista come figura autonoma dal codice, ma in verità tale autonomia poco si giustifica, se non con ragioni storiche, in quanto non è altro che un comune contratto di mandato, che ha ad oggetto l'acquisto e la vendita di beni (mobili o immobili).

Può essere a titolo gratuito o oneroso (LUMINOSO, in giurisprudenza v. Cass. Civ., sentenza n. 4961/1979).

Il soggetto che conferisce l'incarico è chiamato committente; quello che esegue l'incarico è il commissionario.

L'oggetto di tale contratto è costituito dalla compravendita di beni mobili o immobili. Generalmente, però, ha ad oggetto beni mobili, perché a tale istituto si ricorre quando il committente vuole tenere segreta la sua identità, ciò che non è possibile in materia di beni immobili, stanti i principi inerenti alla trascrizione (BIGLIAZZI-GERI).

Essendo una sottospecie del mandato, si applicherà interamente la normativa degli articoli 1703 c.c. e ss. in quanto non derogata dagli articoli 1731 c.c. e ss.

Ad esempio si applica l'articolo 1705 sull'azione diretta del mandante verso i terzi.

Nonostante alcune opinioni discordi, invece, non sembra possa accadere il contrario, e cioè che le norme della commissione si applichino indiscriminatamente al mandato (Cass. Civ., sentenza n. 1160/1964. In senso contrario: LUMINOSO).

 E' controverso se il committente debba avere la caratteristica della professionalità. La tesi negativa si basa sul testo dell'art. 1731 c.c., che non richiede espressamente tale requisito, mentre la tesi positiva si basa su argomenti storici e soprattutto logici (altrimenti nessuna diversità sussisterebbe tra mandato e commissione e ogni mandato ad acquistare o vendere sarebbe una commissione).

La giurisprudenza è oscillante. Richiede la caratteristica della professionalità Cass. Civ., sentenza n. 4961/1979. In senso contrario: Cass. Civ., sentenza n. 773/1966.

Anche gli autori che accolgono la tesi della non necessaria professionalità del commissionario, però, non mancano di notare che la normativa della commissione non è certo "un modello di tecnica legislativa", in quanto - salvo poche eccezioni - è un'inutile ripetizione della disciplina del mandato, conseguenza "delle repentine e non meditate modifiche, attuate nella ultimissima fase dei lavori preparatori". (Su tutto il problema v. l'ottima sintesi di FERRONI).

In conclusione, rispetto al mandato possono evidenziarsi i seguenti punti:

-la commissione è sempre senza rappresentanza;

-l'oggetto è costituito solo da contratti di compravendita;

-il commissionario è sempre un imprenditore.

2. Disciplina

- art. 1732 c.c. (operazioni a fido): la norma - che si discute se possa essere applicata anche al mandato - stabilisce che il commissionario si presume autorizzato a concedere dilazioni di pagamento in conformità degli usi del luogo, se il committente non ha disposto altrimenti. Se la dilazione era stata vietata, o non esistono usi in tal senso, e il commissionario la concede ugualmente, il committente può esigere il pagamento immediato; in tal caso, però, il commissionario fa suoi i vantaggi della dilazione.

Se il commissionario fa uso della facoltà di dilazione ma non lo comunica prontamente al committente, la dilazione si considera non concessa (art. 1732 comma 3 c.c.). E' ovvio, però, che il committente potrà ratificare il negozio gestorio, secondo i principi generali.

- art. 1733 c.c. (misura della provvigione): la provvigione è stabilita dalle parti o - in subordine - è determinata dagli usi del luogo o dal giudice. Eventualmente esistano, si applicheranno le tariffe professionali.

- art. 1734 c.c. (revoca della commissione): il committente può revocare l'affare fino a che non sia stato concluso. In tal caso il commissionario avrà diritto ad una parte della provvigione, che si determina tenendo conto delle spese sostenute e dell'opera prestata.

Si ritiene che se sussiste una giusta causa il commissionario non sia tenuto a pagare alcunché. Alcuni autori hanno sostenuto, inoltre, che si applicheranno in ogni caso i principi stabiliti per il mandato (articolo 1725 c.c.), non giustificandosi altrimenti un trattamento deteriore del commissionario rispetto a quello riservato al mandatario (ALCARO, MIRABELLI).

- art. 1736 c.c. (star del credere): con tale patto il commissionario si assume il rischio dell'inadempimento del terzo contraente (mentre nei casi normali l'inadempimento del terzo è a carico del committente).

Salvo che l'insolvenza dell'altro contraente fosse nota o dovesse esserlo, al mandatario.

Il mandatario - secondo opinione unanime - garantisce solo il caso dell'inadempimento imputabile, e non anche il caso fortuito o la forza maggiore. Per quanto riguarda la natura di tale obbligazione v. la scheda Mandato.

A differenza di quanto previsto in tema di mandato all'articolo 1715 c.c., fonte della responsabilità del commissionario per l'inadempimento del contraente può anche essere l'uso normativo.

3. L'entrata del commissionario nel contratto

L'art. 1735 c.c. stabilisce che nella commissione di acquisto e vendita di titoli, divise o merci aventi un prezzo corrente e che risulti da atto della pubblica autorità, ovvero da listini o da mercuriali, se il committente non abbia disposto diversamente, il commissionario può fornire o comprare per se stesso al prezzo suddetto le cose che deve comprare o acquistare, salvo in ogni caso il suo diritto alla provvigione.

Secondo parte della dottrina fonte della vendita rimane sempre la commissione.

La dottrina prevalente, contestando tale opinione sostiene che al contratto di commissione si aggiunge (o si sostituisce) il contratto di vendita. La diversa opinione, infatti, porta a conseguenze assurde: in caso di vizi, di evizione, o di inadempimento di una delle parti, infatti, dovrebbe applicarsi la disciplina del mandato e non quella della vendita con conseguenze aberranti.

Come si vede il commissionario, a seguito dell'entrata nel contratto, diventa parte di una compravendita col committente (e non con se stesso). (LUMINOSO, MESSINEO)

Tale compravendita nasce a seguito di una dichiarazione unilaterale recettizia da parte del mandatario; abbiamo, quindi, un contratto a formazione unilaterale, per la quale la dottrina ha usato l'espressione di "autocontratto" (LUMINOSO).

In senso contrario: MIRABELLI, secondo cui la fattispecie si perfeziona secondo il modulo dell'articolo 1327 c.c. Abbiamo, dunque, un negozio di attuazione, perché nessuna norma richiede la dichiarazione da parte del commissionario; questa è richiesta solo ai sensi dell'articolo 1712 c.c. (obbligo di comunicazione al mandante della conclusione dell'incarico).

Secondo FERRI, invece, non abbiamo un autocontratto ma un normale contratto bilaterale; nel conferimento dell'incarico da parte del committente è compresa una proposta contrattuale rivolta al commissionario, che costui può accettare o meno. Di conseguenza l'incarico da parte del commissionario può essere eseguito in due modi: contraendo con terzi, oppure accettando la proposta contrattuale.

Discusso è il rapporto tra articolo 1735 c.c. e l'analogo articolo 1395 c.c.; quest'ultima norma -prevista in tema di rappresentanza - ha una portata più ampia del 1735 c.c., perché in essa è previsto che l'autocontratto sia ammesso se sussiste una specifica autorizzazione o se il contenuto del contratto sia determinato in modo tale da escludere la possibilità di conflitto di interessi.

Secondo LUMINOSO deve escludersi che al commissionario possa applicarsi l'articolo 1395 c.c. e ciò per due ragioni: anzitutto perché l'uno è previsto in tema di rappresentanza diretta, l'altro in tema di gestione non rappresentativa; in secondo luogo le ipotesi di autocontratto devono senz'altro ritenersi eccezionali e tassative, e quindi deve escludersi che il commissionario possa valicare i limiti imposti dall'articolo 1735.

Secondo MIRABELLI, invece, l'articolo 1395 c.c. è applicabile anche al commissionario. In primo luogo perché detto articolo è applicabile a tutte le ipotesi in cui taluno sia incaricato di contrattare con terzi. In secondo luogo perché se si accogliesse la tesi di LUMINOSO si avrebbe la seguente assurda conseguenza: che il commissionario non possa contrattare in proprio neanche se autorizzato o se il contenuto del contratto fosse predeterminato in modo da escludere conflitto; che costui potrebbe contrattare in proprio se fosse munito di una procura; che, infine, il mandatario senza rappresentanza non potrebbe mai contrattare con se stesso (dato che l'articolo 1735 c.c. è norma speciale rispetto alla normativa generale del mandato, in cui la figura non è prevista).

Bibliografia

· ALCARO, Commentario al codice civile (a cura di P. CENDON), 1319 e ss.;

· BIGLIAZZI-GERI, Obbligazioni e contratti, 476 e ss.;

· FERRI, Manuale di diritto commerciale, 954 e ss.

· FERRONI, PERLINGIERI (a cura di), Codice civile annotato, 1275 e ss.;

· LUMINOSO, Trattato Rescigno, 198 e ss.;

· MESSINEO, Manuale di diritto civile e commerciale, vol. V, 2, 60 e ss.;

· MIRABELLI, Dei singoli contratti, 607 e ss.








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