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Patteggiamento
AltalexPedia, voce agg. al 10.05.2013 (Ivan Borasi)

Categoria: Procedura Penale

Patteggiamento

di Ivan Borasi


Il patteggiamento (rectius applicazione della pena su richiesta delle parti) è un accordo tra imputato e pubblico ministero per l'applicazione, da parte del giudice, di una pena non superiore a cinque anni di reclusione anche congiunti a pena pecuniaria.

1. Premessa

2. Richiesta

3. Limiti ed esclusioni

4. Valutazione del giudice

5. Effetti

Bibliografia

  

1. Premessa

La disciplina dell'istituto è portata principalmente dagli artt. 444 e ss. c.p.p. (per un approfondimento dell'istituto si vedano ARRU, BRIZI, CAPUTO, CREMONESI, MANISCALCO, MARCOLINI, MONTAGNI, RIGO). Trattasi di procedimento speciale volto a chiudere senza giudizio la vicenda penale, da un lato premiale per l'imputato, e dall'altro conveniente per l'ordinamento sul piano dell'economia processuale. Il decreto legge n. 92 del 2008, convertito con la legge n. 125 del 2008, ha abrogato l'istituto del patteggiamento in appello.

2. Richiesta

 L'iniziativa della richiesta di pena patteggiata può provenire sia dal P.M. che dall'imputato. La volontà dell'imputato è espressa personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In udienza le volontà sono espresse oralmente, mentre fuori udienza con atto scritto che per l'imputato necessita di autenticazione della firma. La volontà effettiva dell'imputato può essere controllata dal giudice disponendo la comparizione personale in udienza.

La richiesta può essere formulata fino alla presentazione delle conclusioni in udienza preliminare, e fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento in caso di rito direttissimo o procedimento ex art. 550 c.p.p. In caso di decreto di giudizio immediato la richiesta dell'imputato deve essere fatta con atto scritto depositato nella cancelleria del G.I.P. (competente anche a decidere sulla richiesta come espresso da Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 3088/2006) entro quindici giorni dalla notifica (da farsi decorrere dall'ultimo termine tra la notifica personale e quella al difensore). Nell'ipotesi di decreto penale di condanna la richiesta deve essere effettuata entro quindici giorni dalla notifica del decreto (da farsi decorrere dall'ultimo termine tra la notifica personale e quella al difensore), nell'atto di opposizione.

Il consenso può essere dato nei termini di cui prima anche se in precedenza negato, salva la disciplina di cui all'art. 464 commi 3 e 4 c.p.p. nel procedimento per decreto, da applicarsi analogicamente, in quanto compatibile, anche per il giudizio immediato, e la procedura ex art. 467 comma 3 c.p.p. per la richiesta nelle indagini preliminari. In tale ultima sede, il G.I.P. fissa udienza per la valutazione del patteggiamento solo in caso di accordo tra le parti.

Solo il dissenso del P.M. deve essere motivato, in quanto unico ad essere oggetto di valutazione del giudice del dibattimento in sede decisoria finale, in primo grado o in sede di impugnazione (ugualmente valutabile è il rigetto del patteggiamento da parte del giudice).

Il patteggiamento e il giudizio abbreviato, salvo il caso di richiesta principale di abbreviato semplice, possono essere oggetto di richiesta subordinata l'uno all'altro (in tema di richiesta principale di patteggiamento e subordinata di abbreviato Cfr. Cass. Pen., Sez. I, sentenza n. 2100/2008).

La richiesta di patteggiamento tradizionale può essere subordinata all'applicazione della sospensione condizionale della pena applicata.

Non entrano a far parte dell'accordo sulla pena, e quindi se oggetto di richiesta non vengono considerate dal giudice, le sanzioni amministrative accessorie al reato e la confisca.

Non è onere della parte individuare preventivamente nel patteggiamento la modalità di espiazione in concreto, salvo il calcolo della durata finale, del lavoro sostitutivo di pubblica utilità (Cfr. Cass. Pen., Sez. IV, sentenza n. 4927/2012), ma in caso ciò sia avvenuto, come condizione espressa o implicita, il giudice ne è vincolato.

Costituisce oggetto del patteggiamento, e quindi della richiesta, la rateizzazione della pena pecuniaria, in quanto incidente concretamente sull'afflittività della pena principale concordata, e non solamente sulla modalità esecutiva (contra Cass. Pen., Sez. II, sentenza n. 528/2005).

Nel patteggiamento allargato può essere oggetto di richiesta la non applicazione di misure di sicurezza e pene accessorie non automatiche (Cfr. Cass. Pen., Sez. VI, sentenza n. 10857/2007).

3. Limiti ed esclusioni

Il patteggiamento può essere richiesto, per i delitti e per le contravvenzioni, quando la penale finale è pecuniaria, anche in sostituzione, o detentiva, sola o congiunta a pena pecuniaria, o a sua volta sostituita, purché non siano superati i due anni di reclusione o arresto per il patteggiamento tradizionale, e i cinque anni di reclusione per quello allargato (figura introdotta con l'art. 1 della legge n. 134 del 2003).

Sono esclusi dall'applicazione del patteggiamento allargato i procedimenti per i reati previsti specificatamente al comma 1 bis dell'art. 444 c.p.p., nonché quelli relativi a soggetti recidivi ex art. 99 comma 4 c.p., o dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza.

La recidiva ex art. 99 comma 4 c.p.p. non è uno status e quindi non è abbisognevole di dichiarazione per interdire il patteggiamento allargato (a differenza delle dichiarazioni di delinquenza), ma solo di essere ritenuta e applicata, anche se in equivalenza ex art. 69 c.p., mentre solo se esclusa rispetto alla contestazione non ha effetto (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 35738/2010).

La richiesta di patteggiamento oggetto di dissenso del P.M., oppure rigettata dal giudice, può essere riproposta prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, solo in termini diversi se già proposta allo stesso giudice di fase, in forma anche diversa, invece, in caso contrario, esclusa l'ipotesi dell'opposizione a decreto penale di condanna (Cfr. Cass. Pen., Sez. III, sentenza n. 28641/2009).

La sentenza di applicazione pena che, in esito al dibattimento, ritiene ingiustificato il dissenso al patteggiamento da parte del P.M., o il provvedimento di rigetto della richiesta, non è appellabile al pari dell'applicazione della pena ordinaria (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 36084/2005).

Non deve mai essere notificato all'imputato l'estratto contumaciale della sentenza di patteggiamento (Cfr. Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 36665/2012).

Nel giudizio di rinvio a causa di sentenza di annullamento della Cassazione sul patteggiamento per illegalità della pena è possibile proporre un nuovo patteggiamento, purché in termini diversi dal precedente (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 35738/2010).

4. Valutazione del giudice

La competenza a decidere sul patteggiamento è del giudice procedente, da individuarsi in concreto come colui che al momento della concorde richiesta ha ancora legittimamente la disponibilità materiale del fascicolo (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 3088/2006).

Nella valutazione del giudice sull'accordo di pena, una volta esclusa una causa di proscioglimento ex art. 129 c.p.p., non è possibile fare una valutazione che esuli dall'alternativa accoglimento/rigetto del patteggiamento (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 18/2000). Il proscioglimento ex art. 129 c.p.p. avviene solamente in caso di palese e obiettiva evidenza di una causa di non punibilità lato sensu, evincibile esclusivamente dagli atti del giudizio e dal fascicolo del P.M. in visione, anche a seguito di un ragionamento giuridico relativo alla qualificazione del fatto, e alle aggravanti ed attenuanti (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 3/1999; Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 48765/2012); tale pronuncia, per economia processuale, deve essere effettuata anche dal G.I.P. in sede di indagini preliminari in caso di valutata impossibilità a conseguire una prova di colpevolezza, salvo il possibile controllo sul punto a seguito di ricorso per Cassazione (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 18/1995). La motivazione di accoglimento in sede di patteggiamento, deve essere valutata in modo meno rigido, vista la natura di controllo negoziale (Cfr. Cass. Pen, SS.UU., sentenza n. 10372/1995).

La motivazione della sentenza di patteggiamento si esaurisce in una delibazione ad un tempo positiva e negativa. Positiva per la sussistenza dell'accordo delle parti sull'applicazione di una determinata pena, per la correttezza della qualificazione giuridica del fatto, nonché della applicazione e bilanciamento delle eventuali circostanze, per la congruità della pena, e per la concedibilità della sospensione condizionale della stessa. Negativa quanto alla esclusione di cause di non punibilità, di non procedibilità o di estinzione del reato (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 5777/1992).

La riduzione premiale del rito de quo, deve essere calcolata dopo il bilanciamento delle circostanze e l'aumento della continuazione (Cfr. Cass. Pen, SS.UU., sentenza n. 10372/1995), e non può eccedere il terzo della pena così risultante (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 6179/1990). La riduzione sino ad un terzo della pena inflitta con il patteggiamento non riguarda le sanzioni sostitutive che vanno applicate una volta individuata la pena da infliggere in concreto, e fanno parte del negozio processuale (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 295/1994), come pure la sospensione condizionale della pena (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 5882/1993), quest'ultima anche in relazione ad eventuali obblighi connessi (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 10/1993).

La pena finale risultante dal calcolo dell'accordo può essere inferiore al minimo e superiore al massimo edittale del reato, ma mai inferiore al minimo e superiore al massimo della specie di pena da irrogare (in relazione al minimo edittale si veda Cass. Pen., Sez. II, sentenza 5973/2010).

La riduzione di pena per il patteggiamento non riguarda le sanzioni amministrative accessorie applicate ex officio, e neppure, nel patteggiamento allargato, le pene accessorie o le misure di sicurezza personali (in tema interessante Cass. Pen., Sez. IV, sentenza n. 34081/2011).

Anche in sede di patteggiamento, la connessione obiettiva tra il reato e la violazione connessa non costituente reato consente al giudice di sanzionare direttamente quest'ultima (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 20/2000). Con il patteggiamento devono essere applicate le sanzioni amministrative accessorie che conseguono di diritto (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 8488/1998; Cass. Pen., sez. IV, sentenza n. 48295/2012).

In sede di patteggiamento devono essere disposte dal giudice le confische ex art. 240 c.p., con obbligo di motivazione sul punto (Cfr. Cass. Pen., sentenza n. 2703/2009).

Vista la natura, con la sentenza di patteggiamento il giudice è tenuto a dichiarare ex art. 537 c.p.p. la falsità dei documenti (Cfr. Cass. Pen., SS. UU., sentenza n. 20/1999).

In caso che il giudice ordinario valuti reati di competenza del giudice di pace (avanti al quale non sarebbe possibile il patteggiamento), è da ritenersi effettuabile l'applicazione di pena concordata, e ciò sulla base di esigenze di coerenza sistemica in ordine alla sede di valutazione effettiva.

In caso di costituzione di parte civile il giudice, vista la non necessità di accordo del danneggiato sul rito, non può valutare la domanda di risarcimento danni, ma solamente liquidare le spese per la costituzione (sul punto è interessante Cass. Pen., sez. II, sentenza n. 8109/2013).

Nell'udienza fissata per la valutazione di patteggiamento nelle indagini preliminari non è possibile la costituzione di parte civile (Cfr. Cass. Pen, SS.UU., sentenza n. 47803/2008).

Il ricorso per Cassazione avverso la sentenza di patteggiamento può riguardare anche solo il quantum della liquidazione delle spese sostenute dalla parte civile (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 40288/2011). La mancata valutazione nel patteggiamento, da parte del giudice, della liquidazione delle spese sostenute dalla parte civile, è sanabile mediante la procedura di correzione di errore materiale (Cfr. Cass. Pen., SS. UU., sentenza n. 7945/2008), ma le suddette spese non possono essere liquidate se non richieste e dovute (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 20/1999), e non può essere impugnata l'esclusione della parte civile generante la non valutazione suddetta (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 12/1999).

Il ricorso per Cassazione avverso la sentenza di patteggiamento, al di là del vizio da far valere, deve essere portatore, per essere ammissibile, di un sottostante interesse concreto non meramente dilatorio alla pronuncia (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 4419/2005; Cass. Pen., sez. VI, sentenza n. 48771/2012), e può riguardare anche l'erronea qualificazione giuridica del fatto (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 5/2000; Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 7352/2013), ma non i termini fattuali dell'imputazione (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 20/1999).

Anche la sentenza di patteggiamento passata in giudicato è sottoponibile a revisione (sul punto si veda la voce Revisione del giudicato su AltalexPedia).

5. Effetti

Nel caso di patteggiamento tradizionale non si applicano il pagamento delle spese processuali, le pene accessorie e le misure di sicurezza, ad eccezione della confisca. Tali benefici non sono previsti nel caso di patteggiamento allargato.

Il patteggiamento tout court non porta all'iscrizione nel certificato del casellario giudiziale a richiesta dei privati (in tema di patteggiamento allargato si veda CIMADOMO).

Il delitto oggetto di patteggiamento si estingue dopo cinque anni, mentre la contravvenzione dopo due anni (dies a quo dal passaggio in giudicato della sentenza: cfr. Cass. Pen., sez. I, sentenza n. 41098/2012), a patto che l'imputato in tali termini non commetta un delitto o una contravvenzione della stessa indole, con cessazione di ogni effetto penale, e, in caso di pena pecuniaria o sostitutiva, senza effetto per la successiva sospensione condizionale della pena.

La sentenza di patteggiamento, vista l'equiparazione legislativa ad una sentenza di condanna, costituisce motivo di revoca ex art. 168 c.p.p. della sospensione condizionale della pena (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 17781/2006), e di esclusione dal beneficio della non menzione (Cfr. Cass. Pen., SS.UU., sentenza n. 31/2001).

In caso di rigetto di patteggiamento da parte del giudice per motivi sostanziali, salvo il caso di riproposizione di altro patteggiamento in termini, purché in forma diversa, il decidente, ai sensi dell'art. 34 c.p.p., diviene incompatibile al proseguo del giudizio, anche con rito abbreviato, con obbligo di astensione (sul punto si vedano Corte Cost., sentenza n. 124/1992; Corte Cost., sentenza n. 186/1992; Corte Cost., sentenza n. 439/1993), e ciò indipendentemente dalla presa visione o meno del fascicolo del P.M. ai sensi dell'art. 135 disp. att. c.p.p.

Bibliografia

· ARRU, L'applicazione della pena su richiesta delle parti, in Trattato di procedura penale, a cura di SPANGHER, Torino, 2008, 4, I, 3 e ss.;

· BORASI, Il patteggiamento. Approccio di sistema alle implicazioni processuali. Altalex Editore, 2012;

· BRIZI, Il patteggiamento, Torino, 2008;

· CAPUTO, Il patteggiamento come problema per il diritto penale, Milano, 2008;

· CIMADOMO, I casellari e l'anagrafe, in Trattato di procedura penale, a cura di SPANGHER, Torino, 2009, 6, 386;

· CREMONESI, Il patteggiamento nel processo penale, Padova, 2005;

· MANISCALCO, Il patteggiamento, Torino, 2006;

· MARCOLINI, Il patteggiamento nel sistema della giustizia penale negoziata, Milano, 2005;

· MONTAGNI, Il patteggiamento della pena, Rimini, 2004;

· RIGO, sub artt. 444-448, in Codice di procedura penale commentato, a cura di GIARDA-SPANGHER, Milano, 2010, II, 5568 e ss.








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