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Il nuovo appello filtrato: riflessioni sulla ragionevole probabilità di accoglimento
Articolo 20.08.2012 (Luigi Viola)

Pubblichiamo il primo commento del Prof. Luigi Viola sulla nuova disciplina del processo civile che introduce il filtro in appello.

Sul tema si segnala la prossima pubblicazione del volume "Il nuovo appello filtrato. Le modifiche introdotte dal decreto Cresci Italia" dello stesso Autore, Altalex Editore 2012.


Sommario

1. Le novità sull’appello

2. Il funzionamento del filtro

2.1. Le prime reazioni della dottrina

3. Ragionevole probabilità di accoglimento

3.1. La tesi della probabilità giurisprudenziale

3.2. La tesi dei due terzi

3.3. La tesi della sola ragionevolezza

3.4. La preferibile tesi del fumus boni iuris rafforzato

4. Quando non si applica il filtro: casi codificati ed impliciti

5. Il nuovo atto di appello

6. Conclusioni


1. Le novità sull’appello

In data 11.08.2012 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge n. 134 del 7.08.2012 di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 giugno2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese.

La riforma, per quello che riguarda l'appello, sarà applicabile  ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione: pertanto dal giorno 11.9.2012.

La novità più dirompente è probabilmente una sorta di udienza filtro: il nuovo appello è filtrato, ovvero sottoposto ad un filtro circa la ragionevole probabilità di accoglimento; il ricorso è dichiarato inammissibile con ordinanza non reclamabile quando non ha una ragionevole probabilita' di essere accolto.

Fermo restando, si badi bene, la necessità codificata (all’art. 348 ter c.p.c.) di ascoltare le parti[1] - sul punto - all’udienza ex art. 350 c.p.c.

2. Il funzionamento del filtro

La normativa de qua (Legge n. 134 del 7.08.2012) innova principalmente, ai fini che qui interessano, l’atto di appello, nonché il procedimento inerente la fase domanda-prima udienza.

Vengono aboliti gli “specifici motivi” richiesti in appello; con la riforma serve la motivazione dell’appello stesso: la motivazione dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilita':

- l'indicazione delle parti del  provvedimento  che  si  intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla  ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

- l'indicazione delle circostanze da cui  deriva  la  violazione della  legge  e  della  loro  rilevanza  ai  fini   della   decisione impugnata.

In tema di prove nuove, viene eliminato il riferimento all’indispensabilità[2]: oggi l’ingresso di prove nuove è ammissibile solo ove la parte dimostri di non aver potuto proporli o produrli  nel giudizio di primo grado per causa ad essa non imputabile.

La novità più dirompente, però, si ribadisce, emerge dalla lettera del nuovo art. 348 bis c.p.c.: fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con sentenza l'inammissibilita' o l'improcedibilita' dell'appello, l'impugnazione e' dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilita' di essere accolta.

Tale enunciazione non vale per le cause in cui è obbligatoria la presenza del pubblico ministero e nel grado di appello[3] ad ordinanza decisoria conclusiva di rito sommario di cognizione.

All'udienza di cui all'articolo 350 c.p.c. il giudice, prima di procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara inammissibile l'appello, a norma dell'articolo 348 bis, comma 1° c.p.c., con ordinanza succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o piu' atti di causa e il riferimento a precedenti conformi.

Quando e' pronunciata l'inammissibilita', contro il provvedimento di primo grado puo' essere proposto, a norma dell'articolo 360 c.p.c., ricorso per Cassazione.

In tal caso, il termine per il ricorso per Cassazione avverso il provvedimento di primo grado decorre dalla comunicazione o notificazione, se anteriore, dell'ordinanza che dichiara l'inammissibilita'.

L'ordinanza di inammissibilita' e' pronunciata solo quando sia per l'impugnazione principale che per quella incidentale di cui all'articolo 333 c.p.c. ricorrono i presupposti di cui al primo comma dell'articolo 348 bis c.p.c.; in mancanza, il giudice procede alla trattazione di tutte le impugnazioni comunque proposte contro la sentenza; in pratica: o entrambe le impugnazioni sono inammissibili, così da dichiarare l’inammissibilità, oppure deve essere dichiarata l’ammissione (in caso di ammissibilità solo di una impugnazione); non c’è spazio per l’inammissibilità parziale.

Tutto quanto detto vale anche per il rito del lavoro.

2.1. Le prime reazioni della dottrina

 La dottrina si è subito mostrata molto critica sul filtro in appello, diversamente dalla magistratura che avrebbe voluto un filtro anche più chiuso[4].

Alcuni[5] si sono chiesti se sia davvero possibile pretendere dal collegio giudicante una capacità di selezionare, a colpo d’occhio, gli appelli seri dagli altri: è realistico auspicare e pretendere che alla prima udienza si possa, da un giudice collegiale, in un mare di gravami malamente fascicolati, con infallibile e subitaneo colpo d’occhio, di cui è rara finora la evidenza proprio in appello, secernere gli appelli privi di serietà dagli altri?

L’immediata ricorribilità della sentenza di primo grado provocherà un ulteriore appesantimento del carico di lavoro della Corte di cassazione, già sovraccarica oltre misura[6]; il parametro di giudizio che l’impugnazione non abbia una “ragionevole probabilità di essere accolta” concede un margine di apprezzamento eccessivo al giudice dell’impugnazione, poiché gli consente di dichiarare inammissibile un’impugnazione che pur abbia una probabilità di essere accolta, sol che questa probabilità sia a suo giudizio non “ragionevole[7]”. Non si sa bene che cosa ciò significhi in via generale ed astratta. Lo si potrà sapere solo dopo aver letto la succinta motivazione dell’ordinanza che reca questo giudizio[8].

Per altra dottrina[9], la riforma del filtro indurrà “ragionevolmente” i giudici a comportarsi come hanno sempre fatto, così in concreto non tenendo conto della novella: non ci si può esimere dall’osservare che i giudici di appello, già sommersi di lavoro in conseguenza dell’inutile e dannosa introduzione generalizzata del giudice unico di primo grado, non trarranno dalle nuove norme particolari benefici. Infatti, per poter decidere alla prima udienza e preliminarmente alla trattazione se l’appello non ha una ragionevole probabilità di essere accolto, dovranno studiarsi a fondo subito tutte le cause perché solo così potranno delibare quella ragionevole “possibilità” e provvedere in conseguenza. E’ facile, pertanto, prevedere che, salvo casi limite di mera scuola, quei giudici non applicheranno mai la nuova norma e salteranno a piè pari l’ordinanza succintamente motivata continuando ragionevolmente a comportarsi come al solito.

3. Ragionevole probabilità di accoglimento

Per andare avanti nel giudizio di appello, bisogna superare uno “scoglio prognostico”, consistente in un giudizio sulla probabilità di accoglimento.

Tale giudizio è effettuato dal collegio giudicante, ovvero dal monocratico (ad esempio nei casi di appello a sentenza del giudice di pace); ciò è desumibile dall’art. 341 c.p.c. nonché dall’inciso “giudice competente” di cui al nuovo art. 348 bis c.p.c. perché si parla di “giudice” e non “collegio”.

Il giudice si pronuncia sulla questione della ragionevole probabilità, tramite ordinanza succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o piu' atti di causa e il riferimento a precedenti conformi; quest’ultima non è impugnabile, essendo previsto – al più – che dalla data (della comunicazione o notificazione) dell’ordinanza suddetta decorra il termine per proporre ricorso per Cassazione, fermo restando il dies ad quem decadenziale fissato dall’art. 327 c.p.c.

Cosa si intende, però, con “ragionevole probabilità di essere accolta”?

Sono ipotizzabili almeno quattro impostazioni diverse per rispondere:

-la tesi della probabilità giurisprudenziale;

-la tesi dei due terzi;

-la tesi della ragionevolezza;

-la tesi (preferibile) del fumus boni iuris rafforzato.

3.1. La tesi della probabilità giurisprudenziale

 E’ difficile dare una risposta al quesito posto in quanto nel codice non vi sono altri casi in cui il legislatore ha inserito l’inciso “ragionevole probabilità di essere accolta”.

Una possibile interpretazione potrebbe essere data utilizzando il contesto giurisprudenziale rapportato al momento in cui si presenta la domanda: una pretesa sostanziale può essere di probabile accoglimento, laddove emergano altre pronunce giurisprudenziali di segno positivo; un precedente conforme a ciò che si chiede, insomma.

Se così fosse, allora, al fine di superare il vaglio dell’ammissibilità bisognerà - nell’atto introduttivo dell’appello - evidenziare la presenza, preferibilmente a livello di giurisprudenza nomofilattica, di  un precedente in linea con le pretese vantate, purchè riferibile ad un caso analogo: un atto giudiziario impostato tenendo conto sia della normativa e sia dalla giurisprudenza; un atto strutturato “un po’ alla common law ed un po’ alla civil law”.

A favore di questa ricostruzione, che sostanzialmente traduce l’inciso “ragionevole probabilità di essere accolta” in una sorta di probabilità giurisprudenziale àncorata ai precedenti. depongono i rilievi che:

-si parla di “ragionevole probabilità” di accoglimento, per cui ben si potrebbe utilizzare il quadro giurisprudenziale precedente per calcolare la presenza di probabilità (intorno al 60% di accoglimento perché è scritto “ragionevole probabilità” e non “possibilità”); se su 100 sentenze, 60 danno ragione all’istante (almeno come precedente utilizzabile per analogia come argomento per indurre il giudice competente ad un giudizio prognostico positivo), allora potrebbero esserci probabilità di accoglimento;

-nel nuovo art. 348 ter c.p.c. è data la possibilità di motivare utilizzando precedenti conformi, così inducendo legittimamente l’interprete a ritenere che ben possa farsi riferimento ai precedenti, almeno ai fini della ragionevole probabilità di accoglimento;

-la probabilità è essenzialmente un concetto statistico;

-la ragionevolezza della probabilità ben può essere collegata a precedenti; è ragionevole la probabilità, e non meramente ipotetica o teorica o residuale, in virtù di un precedente conforme.

Tuttavia tale tesi non persuade del tutto in ragione:

-della lettera della legge, laddove si parla di “una ragionevole probabilità”; non sono necessarie, cioè, diverse probabilità di accoglimento, ma ne basta una; una sola probabilità, purchè ragionevole, deve essere ritenuta sufficiente al fine del superamento dello “sbarramento del filtro”;

-della lettera della legge visto che si scrive “ragionevole probabilità” così non riferendosi solo al quadro giurisprudenziale, ma potendosi riferire – ed anzi, a maggior ragione – alle norme, trovandoci in un sistema di vincolatività delle stesse e non del precedente giurisprudenziale (common law).

3.2. La tesi dei due terzi

Altra possibile decodificazione potrebbe essere realizzata ponendo attenzione al numero dei giudici componenti il collegio: la ragionevole probabilità potrebbe sussistere quando i due terzi del collegio giudicante ritengano fondata la questione, almeno in via logica, “guardando” la documentazione  ed ascoltando le parti alla prima udienza.

Pertanto, ragionevole probabilità potrebbe essere intesa nel senso che la maggior parte dei componenti il collegio debba dare prognosi favorevole.

A sostegno di tale “sistema” di calcolo della ragionevole probabilità si osserva che:

-si deve trattare di una probabilità e non semplice possibilità; sotto questo profilo, l’adesione alla richiesta processuale da parte dei due terzi i componenti il collegio è una probabilità e non possibilità;

-sussiste la ragionevolezza, in quanto ci si lega alla posizione di magistrati togati che devono motivare, seppur in modo succinto, la pronuncia di inammissibilità (ordinanza succintamente motivata, anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o piu' atti di causa e il riferimento a precedenti conformi).

Anche tale ricostruzione non può ritenersi esente da rilievi critici almeno per le seguenti ragioni:

-è pretesa dal legislatore “una” ragionevole probabilità e non “ragionevoli probabilità”, con la conseguenza logica che, pur a voler accogliere il sistema ipotizzato, dovrebbe ritenersi sufficiente il giudizio prognostico favorevole di un terzo del collegio e non dei due terzi;

-àncorarsi al collegio rende inapplicabile il suddetto sistema nei casi di giudice monocratico ed il  nuovo appello c.d. filtrato, si ritiene, ben può estendersi alle impugnazioni delle sentenze del giudice di pace di competenza del tribunale monocratico, visti gli articoli 341 e  348 bis c.p.c., laddove  ci si riferisce al “giudice competente”.

3.3. La tesi della sola ragionevolezza

Ulteriore possibile ricostruzione pone l’accento esclusivamente sulla ragionevolezza: se la domanda proposta è ragionevole, allora ha una probabilità di essere accolta.

E’ ragionevole la domanda che contiene un’adeguata motivazione, richiesta espressamente all’art.  342 c.p.c. che ha eliminato il riferimento all’esposizione sommaria dei fatti ed alla specificità dei motivi.

In favore di questa possibile ricostruzione, depongono i dati che:

-all’art. 348 bis c.p.c. è richiesta la ragionevolezza;

-il nuovo art. 342 c.p.c. pretende la motivazione dell’atto e non più esposizione sommaria dei fatti unitamente a specifici motivi; la modifica in favore della motivazione potrebbe essere letta come volontà di far passare dal filtro dell’inammissibilità solo l’atto motivato congruamente.

Pure questa ricostruzione non convince totalmente; ciò in quanto la ragionevolezza pretesa dall’art. 348 bis c.p.c. è accompagnata alla probabilità; pertanto, non può essere letta in modo isolato, a pena di vulnus alla lettera della legge.

3.4. La preferibile tesi del fumus boni iuris rafforzato

Si ritiene che l’opzione interpretativa preferibile sia quella che tende ad associare la ragionevole probabilità al fumus boni iuris, comunemente richiamato in tema di misure cautelari[10].

L’art. 348 bis c.p.c. recita testualmente che l'impugnazione e' dichiarata inammissibile dal giudice competente quando non ha una ragionevole probabilita' di essere accolta.

La ragionevole probabilità ben potrebbe essere associata al requisito del fumus boni iuris, strumentalmente necessario ai fini dell’emissione di un’ordinanza cautelare: per lo più, il fumus boni iuris viene definito come l'apparenza del diritto a salvaguardia del quale si intende richiedere la tutela, la cui sussistenza deve apparire come verosimile e probabile alla luce degli elementi di prova esistenti prima facie; id est: il diritto preteso deve apparire come verosimile, alla luce degli elementi di prova sussistenti; la valutazione è sommaria, intendendo con ciò allo stato delle produzioni documentali presentate.

Ebbene, lo stesso avviene nell’ambito della ragionevole probabilità di accoglimento: il giudice competente valuta se sussiste una sola probabilità di accoglimento, ed in caso di giudizio prognostico positivo, il filtro dell’inammissibilità è superato.

Rispetto al fumus boni iuris, però, è preteso qualcosa in più: non solo la ragionevolezza, ma anche – se non soprattutto – una probabilità; non solo possibilità, ma probabilità che è qualcosa in più sul piano statistico.

Il fumus boni iuris si accontenta della parvenza del diritto, ovvero della sua credibilità o ragionevole esistenza[11] rapportata al singolo caso[12], oppure addirittura un’opinione di credibilità[13]; diversamente, la ragionevole probabilità pretende un quid pluris statistico.

Esemplificativamente: se nel collegio giudicante nessun giudice ritiene fondata la domanda, allora questa avrà sì la possibilità di essere accolta nel merito, ma è improbabile; diversamente, se nel collegio giudicante un giudice su tre ritiene fondata la domanda, allora sussisterà una probabilità di accoglimento, con la conseguenza pratica che la domanda dovrà superare il filtro dell’inammissibilità.

A favore di questa ricostruzione, ritenuta qui preferibile, emergono i rilievi che:

-è sufficiente una sola probabilità di successo, visto che è scritto che la domanda è dichiarata inammissibile quando “non ha una ragionevole probabilita' di essere accolta”, ex art. 348 bis c.p.c.;

-il giudizio è prognostico circa quello che potrebbe accadere nel merito, al pari di quanto avviene in sede cautelare circa lo scrutinio sul fumus boni iuris; così anche il filtro dell’inammissibilità presenterebbe i caratteri della sommarietà e strumentalità, proprio come avviene per le misure cautelari[14];

-è pretesa una probabilità e non semplice possibilità; pertanto l’atto di appello dovrà cercare di indicare tale probabilità, facendo leva sui dati normativi, sulle prove, sulla contradditorietà della pronuncia di primo grado, sulla sussistenza di precedenti giurisprudenziali, ecc.; tra l’altro, parte della giurisprudenza[15], anche ai fini del riconoscimento del fumus boni iuris, suole parlare di ragionevole probabilità.

-i precedenti giurisprudenziali possono essere utilizzati come argomento di convincimento, visto che l’art. 348 ter c.p.c. espressamente ammette la motivazione, seppur succinta, fondata su un mero rinvio a precedenti – al plurale[16] – conformi, così legittimando a pieno la c.d. motivazione per relationem.

4. Quando non si applica il filtro: casi codificati ed impliciti

Il filtro de quo non si applica, ex art. 348 bis c.p.c., quando è proposto per le cause in cui è necessario l’intervento del Pubblico Ministero, ex art. 70 c.p.c., e quando si appella un’ordinanza decisoria a rito sommario di cognizione, ex art. 702 quater c.p.c.

Accanto ai suddetti casi codificati, però, si ritiene ben possano sussistere altri casi, per così dire impliciti in cui non è predicabile il filtro e tantomeno la c.d. udienza filtro.

I possibili casi di inapplicabilità del filtro, in via implicita sono almeno:

-quando il giudice pronuncia con sentenza l’inammissibilità (ad esempio in quanto l’atto è tardivo);

-quando viene dichiarata con sentenza l’improcedibilità (ad esempio per costituzione tardiva dell’appellante);

-quando proposti appello principale ed incidentale, solo uno di questi non ha ragionevole probabilità di accoglimento; in tal caso, il giudice procede alla trattazione di tutte le impugnazioni comunque proposte contro la sentenza ex art. 348 ter c.p.c.

 

5. Il nuovo atto di appello

L’atto di appello legato all’esposizione sommaria dei fatti ed a motivi specifici è tramontato.

Nel dettaglio, l’art. 342 c.p.c., prima della novella del 2012, recitava che l’atto di appello - del tipo citazione per il rito ordinario  – dovesse contenere:

-l’esposizione sommaria dei fatti;

-i motivi specifici dell’impugnazione;

-tutti gli altri requisiti previsti all’art. 163 c.p.c.

Il nuovo art. 342, post novella del 2012, recita che, sempre accanto ai requisiti di cui all’art. 163 c.p.c., è richiesto che l’appello:

-sia motivato;

-contenga, a pena d’inammissibilità, l'indicazione delle parti del  provvedimento  che  si  intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla  ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado;

-contenga, a pena d’inammissibilità, l'indicazione delle circostanze da cui  deriva  la  violazione della  legge  e  della  loro  rilevanza  ai  fini   della   decisione impugnata.

Pertanto, emerge che prima era richiesta l’esposizione sommaria dei fatti[17], mentre post novella bisogna indicare esattamente al giudice le parti appellate e le modifiche richieste: non va indicato solo quello che non va, ma anche come dovrebbe andare.

Inoltre vanno indicate le circostanze da cui deriva la violazione di legge, unitamente alla loro rilevanza pratica: non più solo vulnus a legge, ma anche rilevanza di tale vulnus sul piano pratico; non una critica formale, ma utilitaristica, insomma.

L’appellante dovrà subito specificare quali aspetti della sentenza contesta; non basterà l’indicazione del capo o della statuizione del dispositivo, ma dovranno essere indicate anche le parti di motivazione che si vogliono mettere in discussione; se l’impugnazione vorrà colpire la sentenza in tutte le sue parti, allora non basterà il riferimento generico a tutti i contenuti della stessa[18].

Tutto l’atto va motivato.

Si è passati dagli specifici motivi alla motivazione dell’atto; cosa sottende questa  modifica?

Probabilmente, dopo le novità introdotte nel 2012 l’atto dovrà essere più organico, più strutturato come una sentenza, tant’è vero è che solitamente è nella sentenza che si parla di motivazione e non nell’atto.

D’altronde, al giudice va “pure suggerito cosa scrivere” perché la norma esige che siano indicate le modifiche richieste a proposito del fatto; l’atto diviene di più un corpus unitario.

6. Conclusioni

La riforma è di significativo impatto perché incide sul procedimento, inserendo l’udienza filtro, e sul tipo di atto, essendo oggi pretesi meno riferimenti al fatto e la precisazione circa la rilevanza di quanto si critica ai fini della decisione.

Per il filtro dell’inammissibilità, la tesi del fumus boni iuris rafforzato appare la meno criticabile in quanto più coerente con il dato letterale.

Poi, vi è da dire che è interesse anche dell’appellante fare presto, pur a costo di subire un’ordinanza di inammissibilità perché se davvero l’esito del giudizio “è già scritto” (ammesso che esista un esito già determinato a monte…), allora è bene saperlo subito…salvo la   difficoltà enorme (verrebbe da dire: ragionevole) di spiegare al cliente come l’appello redatto non aveva “una probabilità di essere accolto”.

Da un certo punto di vista, poi, si è passati dagli “specifici motivi” alla “motivazione”…forse… al fine di “quasi” proporre al giudicante una bozza di sentenza.

Comunque: dura lex, sed lex…..però…speriamo bene …e che non si abusi dell’ordinanza d’inammissibilità non impugnabile…

(Altalex, 20 agosto 2012. Articolo di Luigi Viola)

[1] In sede di conversione, all’art. 348 ter c.p.c. è stato inserito l’inciso “sentite le parti”.

[2] Per approfondimenti sulla nozione di indispensabilità, VIOLA, Le domande nuove inammissibili nel processo civile, Milano, 2012, 241; CONSOLO, Il processo di primo grado e le impugnazioni della sentenza, Padova, 2009, 121; PROTO PISANI, La nuova disciplina del processo civile, Napoli, 1991, 213; MANDRIOLI, Diritto processuale civile, II, Torino, 2009, 472; RUFFINI, La prova nel giudizio civile di appello, Padova, 1997, 285.

[3] L’appello ad ordinanza decisoria, ex art. 702 quater c.p.c., deve essere presentato nella forma dell’atto di citazione.
Corte di Appello di Roma,  11.5.2011, in ilProcessoCivile.com, 74, 2011 afferma che l’appello, ex art. 702quater c.p.c., ad ordinanza decisoria si propone con citazione e non con ricorso. Il giudizio di appello contro l'ordinanza di accoglimento conclusiva del procedimento sommario di cognizione è retto dalla disciplina ordinaria dell'appello, per quanto l'art. 702-quater c.p.c. nulla di diverso dispone in proposito: ciò vuol dire anzitutto che il giudizio di appello delineato dall'art. 702-quater c.p.c. rimane, come di regola, una revisio prioris istantiae fondata sulla deduzione di specifiche doglianze connotate dal requisito di specificità di cui all'art. 342 c.p.c. Sicché, se il giudice di primo grado non è incorso in errori, non è pensabile che la sua decisione debba essere ribaltata.
E dunque la sola reale peculiarità dell'art. 702 quater c.p.c, con riguardo all'attività istruttoria, è la previsione della delega dell'assunzione dei mezzi di prova ad uno dei componenti del collegio.

[4] Si legge nella delibera consiliare del 5.7.2012 del Consiglio Superiore della Magistratura, Parere sulle disposizioni concernenti l'amministrazione della giustizia contenute nello schema di decreto legge recante misure urgenti per la crescita sostenibile (cd. decreto sviluppo), che gli artt. 348 bis e ter c.p.c. consentono di dichiarare inammissibile l’appello sol perché esso abbia una probabilità non ragionevole di essere accolto. L’approccio interpretativo radicalmente negativo - connesso soprattutto al timore di un utilizzo assai spregiudicato della formula legislativa della ragionevole probabilità anche al fine di ridurre il carico dei ruoli - sembra eccessivo. Il possibile rischio è semmai quello opposto che la riforma possa avere una limitata, se non scarsa, applicazione.
Il vice presidente del C.s.m. Michele Vietti, in una lettera al Corriere della Sera del 25.7.2012, ha scritto che la riforma proposta si ispira al sistema tedesco che, lungi dall'essere «folle», garantisce buoni risultati in termini di durata delle cause e di affidabilità delle decisioni.

[5] CONSOLO, Lusso o necessità nelle impugnazioni delle sentenze, in Judicium.it., 2012.

[6] CAPONI, La riforma dell’appello civile dopo la svolta nelle commissioni parlamentari, in Judicium.it, 2012.

[7] CAPONI, già cit.

[8] CAPONI, già cit.

[9] MONTELEONE, Il Processo civile in mano al governo dei tecnici, in Judicium.it, 2012.

[10] Per approfondimenti sulle misure cautelari, si vedano almeno CIPRIANI, Procedimento cautelare, regolamento di giurisdizione e riforma del processo civile, in GI, 1995; MERLIN, Procedimenti cautelari ed urgenti in generale, in Digesto civ., XIV, Torino, 1996; SALVANESCHI, in TARZIA (a cura di), Il nuovo processo cautelare, Padova, 1993; Siracusano, sub art. 669 bis, in PICARDI (a cura di), Codice di procedura civile, Milano, 2000; TARZIA, Il nuovo processo cautelare, Padova, 1993; CONSOLO, LUISO, Codice di procedura civile commentato, Milano, 2000; OBERTO, Il nuovo processo cautelare, Milano, 1992; FERRI, Decreto cautelare inaudita altera parte in corso di causa e mancata fissazione dell'udienza per la conferma modifica o revoca, nota a T. Aquila 31.10.2002, in GM, 2003; CARPI, TARUFFO, Commentario breve al codice di procedura civile, Padova, 1999; RICCI, La riforma del processo civile, Torino, 2009; BALENA, La disciplina del procedimento cautelare uniforme, in BALENA, BOVE, Le riforme più recenti al processo civile, Bari, 2006; PILONI, Rimedi giudiziali esperibili in sede di attuazione dei provvedimenti cautelari, in Esecuzione forzata, 2005, 4.

[11] FIORUCCI, I provvedimenti d’urgenza ex art. 700 c.p.c., Milano, 2009, 112.

[12] LUISO, Diritto processuale civile, IV, Milano, 2011, 186.

[13] Così sostiene Liebman.

[14] PROTO PISANI, La nuova disciplina del processo civile, Napoli, 1991, 376.

[15] Cass. civ. Sez. II, 22-11-2004, n. 22026.

[16] Alla lettera un solo precedente dovrebbe ritenersi insufficiente, poiché è utilizzato il plurale e non il singolare.

[17] Tale previsione appare coerente con l’art. 132 c.p.c. che, con la novella del 2009, ha subito una significativa restrizione circa la narrazione del fatto in sentenza.

[18] TONA, La citazione dovrà andare subito al solo, in IlSole24Ore del 6.8.2012, n. 216, 6.








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