ricorda
Non sei registrato?
Registrati ora
Il tuo carrello
Totale : € 0,00
Legge professionale forense
Regio Decreto-Legge, testo coordinato, 27.11.1933 n° 1578

Regio Decreto-Legge 27 novembre 1933, n. 1578
Ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore

(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 5 dicembre 1933, n. 281 e convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 22 gennaio 1934, n. 36, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1934, n. 24) (1)


VEDI ANCHE

La nuova legge professionale in Gazzetta
Legge 31.12.2012 n° 247 , G.U. 18.01.2013


(1) Nel testo del presente decreto sono state apportate le seguenti sostituzioni di denominazioni (con esclusione degli articoli la cui disciplina è da ritenersi superata): Consiglio dell’ordine degli avvocati e procuratori, al posto del Direttorio del sindacato degli avvocati e procuratori; Consigli degli ordini, al posto dei Sindacati fascisti degli avvocati e procuratori; Consiglio nazionale forense, al posto della Commissione centrale, in virtù del D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 369, che ha soppresso le organizzazioni sindacali fasciste, del D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382, che detta norme sui Consigli degli ordini e del D.Lgs.C.P.S. 21 giugno 1946, n. 6, contenente modificazioni all’ordinamento forense; Repubblica (o Stato) al posto di Regno, in virtù dell’art. 1, D.Lgs.C.P.S. 2 agosto 1946, n. 72 ed a causa del mutamento della forma istituzionale dello Stato.
Il termine «procuratore legale», contenuto nella presente legge deve intendersi sostituito con il termine «avvocato» per effetto del disposto dell’art. 3, L. 24 febbraio 1997, n. 27, in seguito alla soppressione dell’albo dei procuratori legali.
L’art. 5-bis, D.L. 21 maggio 2003, n. 112, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione, ha disposto che, nel presente decreto, il riferimento alla commissione esaminatrice si intende alla sottocommissione esaminatrice.
L’applicazione delle norme concernenti la limitazione del numero dei posti da conferire annualmente per l’iscrizione negli albi dei procuratori è stata sospesa, con provvedimento di natura temporanea, ma tuttora in vigore, con D.Lgs.Lgt. 7 settembre 1944, n. 215.

TITOLO I
Disposizioni generali

1. Nessuno può assumere il titolo, né esercitare le funzioni di avvocato o di procuratore se non è iscritto nell’albo professionale.
Conservano tuttavia il titolo quegli avvocati e procuratori che, dopo averne acquistato il diritto, sono stati cancellati dall’albo per una causa che non sia di indegnità.
La violazione della disposizione del primo comma di questo articolo, quando non costituisca più grave reato, è punita, nel caso di usurpazione del titolo di avvocato o di procuratore, a norma dell’art. 498 del codice penale, e, nel caso di esercizio abusivo delle funzioni, a norma dell’articolo 348 dello stesso codice.

2. [Le professioni di avvocato e di procuratore sono distinte. Per esercitarle cumulativamente e necessaria l’iscrizione in entrambi gli albi professionali] (Comma abrogato dall’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27.).
Non si può essere iscritti che in un solo albo di avvocati ed in un solo albo di procuratori.

3. L’esercizio delle professioni di avvocato e di procuratore è incompatibile con l’esercizio della professione di notaio, con l’esercizio del commercio in nome proprio o in nome altrui, con la qualità di ministro di qualunque culto avente giurisdizione o cura di anime, di giornalista professionista, di direttore di banca, di mediatore, di agente di cambio, di sensale, di ricevitore del lotto, di appaltatore di un pubblico servizio o di una pubblica fornitura, di esattore di pubblici tributi o di incaricato di gestioni esattoriali.
È anche incompatibile con qualunque impiego od ufficio retribuito con stipendio sul bilancio dello Stato, delle Province, dei Comuni, delle istituzioni pubbliche di beneficenza, della Banca d’Italia, della lista civile [la lista civile consisteva nell’assegnazione annua nel bilancio dello Stato di una somma a favore del Re: l’istituto è da intendersi soppresso a causa della mutata forma istituzionale dello Stato], del Gran Magistero degli ordini cavallereschi, del Senato, della Camera dei deputati ed in generale di qualsiasi altra Amministrazione o istituzione pubblica soggetta a tutela o vigilanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.
È infine incompatibile con ogni altro impiego retribuito, anche se consistente nella prestazione di opera di assistenza o consulenza legale, che non abbia carattere scientifico o letterario.
Sono eccettuati dalla disposizione del secondo comma:
a) i professori e gli assistenti delle università e degli altri istituti superiori ed i professori degli istituti secondari dello Stato;
b) gli avvocati ed i procuratori degli uffici legali istituiti sotto qualsiasi denominazione ed in qualsiasi modo presso gli enti di cui allo stesso secondo comma, per quanto concerne le cause e gli affari propri dell’ente presso il quale prestano la loro opera. Essi sono iscritti nell’elenco speciale annesso all’albo.

4. Gli avvocati iscritti in un albo possono esercitare la professione davanti a tutte le Corti d’appello, i Tribunali e le Preture della Repubblica.
Davanti alla Corte di cassazione, al Consiglio di Stato ed alla Corte dei conti in sede giurisdizionale, al Tribunale supremo militare, al Tribunale superiore delle acque pubbliche ed alla Commissione centrale per le imposte dirette il patrocinio può essere assunto soltanto dagli avvocati iscritti nell’albo speciale di cui all’articolo 33.

5-6. [I procuratori legali possono esercitare la professione davanti a tutti gli uffici giudiziari del distretto in cui è compreso l’ordine circondariale presso il quale sono iscritti nonché davanti al tribunale amministrativo regionale competente nel distretto medesimo] (Gli originari artt. 5 e 6 sono stati così sostituiti dall’art. 4, L. 24 luglio 1985, n. 406. Successivamente l’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27, ha abrogato i suddetti articoli. L’art. 8, L. 16 dicembre 1999, n. 479, ha disposto che sono validi ed efficaci gli atti compiuti dai procuratori legali, iscritti al relativo albo, in violazione dei limiti territoriali previsti dall’articolo 5 del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, relativi ai processi in corso alla data di entrata in vigore della legge 24 febbraio 1997, n. 27.)

7. Davanti a qualsiasi giurisdizione speciale la rappresentanza, la difesa e l’assistenza possono essere assunte soltanto da un avvocato ovvero da un procuratore assegnato ad uno dei Tribunali del distretto della Corte d’appello e sezioni distaccate, nel quale ha sede la giurisdizione speciale. Nelle cause commerciali davanti al Tribunale la parte che comparisca personalmente deve essere assistita da un procuratore o da un avvocato.
Nulla è innovato alle norme che disciplinano i procedimenti davanti ai conciliatori, a quelle che regolano la rappresentanza e la difesa delle amministrazioni dello Stato e alle disposizioni particolari relative a determinati organi giurisdizionali.

8. I laureati in giurisprudenza, che svolgono la pratica prevista dall’articolo 17, sono iscritti, a domanda e previa certificazione del procuratore di cui frequentano lo studio, in un registro speciale tenuto dal consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori presso il tribunale nel cui circondario hanno la residenza, e sono sottoposti al potere disciplinare del consiglio stesso.
I praticanti procuratori, dopo un anno dalla iscrizione nel registro di cui al primo comma, sono ammessi, per un periodo non superiore a sei anni, ad esercitare il patrocinio davanti ai tribunali del distretto nel quale è compreso l’ordine circondariale che ha la tenuta del registro suddetto, limitatamente ai procedimenti che, in base alle norme vigenti anteriormente alla data di efficacia del decreto legislativo di attuazione della legge 16 luglio 1997, n. 254, rientravano nelle competenze del pretore. Davanti ai medesimi tribunali e negli stessi limiti, in sede penale, essi possono essere nominati difensori d’ufficio, esercitare le funzioni di pubblico ministero e proporre dichiarazione di impugnazione sia come difensori sia come rappresentanti del pubblico ministero [La Corte Costituzionale, con sentenza 10-17 marzo 2010, n. 106 (Gazzetta Ufficiale 24 marzo 2010, n. 12 – Prima serie speciale), ha dichiarato l’illegittimità dell’ultimo periodo del presente comma, nella parte in cui prevede che i praticanti avvocati possono essere nominati difensori d’ufficio.].
È condizione per l’esercizio del patrocinio e delle funzioni di cui al secondo comma aver prestato giuramento davanti al presidente del tribunale del circondario in cui il praticante procuratore è iscritto secondo la formula seguente: «Consapevole dell’alta dignità della professione forense, giuro di adempiere ai doveri ad essa inerenti e ai compiti che la legge mi affida con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia».

9. Con atto ricevuto dal cancelliere del Tribunale o della Corte d’appello, da comunicarsi in copia al Consiglio dell’ordine, il procuratore può, sotto la sua responsabilità, procedere alla nomina di sostituti, in numero non superiore a tre, fra i procuratori compresi nell’albo in cui egli trovasi iscritto.
Il sostituto rappresenta a tutti gli effetti il procuratore che lo ha nominato.
Il procuratore può anche, sotto la sua responsabilità, farsi rappresentare da un altro procuratore esercente presso uno dei Tribunali della circoscrizione della Corte d’appello e sezioni distaccate. L’incarico è dato di volta in volta per iscritto negli atti della causa o con dichiarazione separata.
Nei giudizi davanti alle Preture la rappresentanza può essere conferita ad un praticante procuratore.

10. Il procuratore deve risiedere nel capoluogo del circondario del Tribunale al quale è assegnato, ma il Presidente del Tribunale, sentito il parere del Consiglio dell’ordine, può autorizzarlo a risiedere in un’altra località del circondario, purché egli abbia nel capoluogo un ufficio presso un altro procuratore.

11. Il procuratore non può, senza giusto motivo, rifiutare il suo ufficio.

12. Gli avvocati ed i procuratori debbono adempiere al loro ministero con dignità e con decoro, come si conviene all’altezza della funzione che sono chiamati ad esercitare nell’amministrazione della giustizia.
Essi non possono esercitare la professione se prima non hanno giurato.
Il giuramento è prestato in una pubblica udienza della Corte d’appello o del Tribunale con la formula seguente: «Giuro di adempiere ai miei doveri professionali con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia e per gli interessi superiori della Nazione».

13. Gli avvocati e i procuratori non possono essere obbligati a deporre nei giudizi di qualunque specie su ciò che a loro sia stato confidato o sia pervenuto a loro conoscenza per ragione del proprio ufficio, salvo quanto è disposto nell’articolo 351, comma secondo, del codice di procedura penale.

14. I Consigli dell’ordine degli avvocati e dei procuratori oltre ad adempiere tutti gli altri compiti loro demandati da questa o da altre leggi:
a) esercitano le funzioni inerenti alla custodia degli albi professionali e dei registri dei praticanti e quelle relative al potere disciplinare nei confronti degli iscritti negli albi e registri medesimi;
b) vigilano sul decoro dei professionisti;
c) vigilano sull’esercizio della pratica forense;
d) dànno il parere sulla liquidazione degli onorari di avvocato nel caso preveduto dall’articolo 59 e negli altri casi in cui è richiesto a termini delle disposizioni vigenti;
e) dànno, nel caso di morte o di allontanamento di un avvocato o di un procuratore, a richiesta ed a spese di chi vi abbia interesse, i provvedimenti opportuni per la consegna degli atti e dei documenti in dipendenza della cessazione dell’esercizio professionale;
f) interpongono i propri uffici, a richiesta degli interessati, per procurare la conciliazione delle contestazioni che sorgano tra avvocati e procuratori ovvero tra questi professionisti ed i loro clienti, in dipendenza dell’esercizio professionale. Quando gli avvocati ed i procuratori non dipendono dallo stesso Consiglio, la conciliazione è promossa da quel Consiglio che ne sia stato per primo richiesto.
Qualora i poteri del Direttorio siano stati affidati al segretario o ad un commissario, ai sensi dell’art. 8, comma terzo, della legge 3 aprile 1926, n. 563, o dell’art. 30, comma secondo, del regio decreto 1° luglio 1926, n. 1130, le funzioni di cui alle lettere a) e d) sono esercitate da un Comitato presieduto dallo stesso segretario o commissario e composto di quattro membri, due avvocati e due procuratori, nominati dal Ministro delle corporazioni di concerto con il Ministro di grazia e giustizia tra i professionisti iscritti negli albi della circoscrizione del Tribunale.
Il Comitato è composto di sei membri, tre avvocati e tre procuratori, qualora il numero complessivo degli iscritti negli albi anzidetti sia maggiore di duecento. [Gli ultimi due commi, per il loro riferimento a disposizioni dell’ordinamento corporativo (art. 8, terzo comma, L. 3 aprile 1926, n. 563, sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi di lavoro, e art. 30 secondo comma, R.D. 1° luglio 1926, n. 1130, con norme per l’attuazione della legge precedente), debbono ritenersi abrogati in virtù del D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 369, che ha soppresso le organizzazioni sindacali fasciste, dettando norme per la liquidazione del loro patrimonio. Vedi, ora, gli artt. 8 e 9, D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382.]

15. L’alta vigilanza sull’esercizio delle professioni di avvocato e di procuratore spetta al Ministro della giustizia, che la esercita sia direttamente, sia per mezzo dei primi presidenti e dei procuratori generali.

TITOLO II
Degli albi professionali e delle condizioni per esservi iscritti

16. Per ogni Tribunale civile e penale sono costituiti un albo di avvocati e un albo di procuratori. La data dell’iscrizione stabilisce la anzianità per ciascun professionista.
Nell’albo è indicato, oltre al codice fiscale, l’indirizzo di posta elettronica certificata comunicato ai sensi dell’articolo 16, comma 7, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2. Gli indirizzi di posta elettronica certificata e i codici fiscali, aggiornati con cadenza giornaliera, sono resi disponibili per via telematica al Consiglio nazionale forense e al Ministero della giustizia nelle forme previste dalle regole tecniche per l’adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Il Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori procede al principio di ogni anno alla revisione degli albi ed alle occorrenti variazioni, osservate per le cancellazioni le relative norme. La cancellazione è sempre ordinata qualora la revisione accerti il difetto dei titoli e requisiti in base ai quali fu disposta l’iscrizione, salvo che questa non sia stata eseguita o conservata per effetto di una decisione giurisdizionale concernente i titoli o i requisiti predetti.
È iniziato il procedimento disciplinare se dalla revisione siano emersi fatti che possono formarne oggetto.
A decorrere dalla data fissata dal Ministro della giustizia con decreto emesso sentiti i Consigli dell’Ordine, gli albi riveduti debbono essere comunicati per via telematica, a cura del Consiglio, al Ministero della giustizia nelle forme previste dalle regole tecnico-operative per l’uso di strumenti informatici e telematici nel processo civile.
Il Consiglio dell’ordine, inoltre, mantiene aggiornato il registro dei praticanti, annotando in esso coloro che, avendo prestato il giuramento a norma dell’art. 8, sono ammessi all’esercizio del patrocinio davanti alle Preture.
Un elenco dei praticanti, con le annotazioni di cui al precedente comma, è comunicato alle Preture del distretto della Corte d’appello ed è affisso nelle sale di udienza delle Preture medesime.

17. Per l’iscrizione nell’albo dei procuratori è necessario:
1° essere cittadino italiano o italiano appartenente a regioni non unite politicamente all’Italia, ovvero cittadino di uno Stato membro dell’Unione europea;
2° godere il pieno esercizio dei diritti civili;
3° essere di condotta specchiatissima ed illibata;
4° essere in possesso della laurea in giurisprudenza conferita o confermata in una università della Repubblica;
5° avere compiuto lodevolmente e proficuamente un periodo di pratica, frequentando lo studio di un procuratore ed assistendo alle udienze civili e penali della Corte d’appello o del Tribunale almeno per due anni consecutivi, posteriormente alla laurea, nei modi che saranno stabiliti con le norme da emanarsi a termini dell’art. 101, ovvero avere esercitato, per lo stesso periodo di tempo, il patrocinio davanti alle Preture ai sensi dell’art. 8;
6° essere riuscito vincitore, entro il numero dei posti messi a concorso, nell’esame preveduto nell’art. 20;
7° avere la residenza o il proprio domicilio professionale nella circoscrizione del tribunale nel cui albo l’iscrizione è domandata.
Il decreto di riconoscimento della qualifica professionale ai sensi del Titolo III, del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, costituisce titolo per l’iscrizione nell’albo.
Per l’iscrizione nel registro speciale dei praticanti occorre il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2°, 3° e 4°.
Non possono conseguire l’iscrizione nell’albo o nel registro dei praticanti coloro che abbiano riportato una delle condanne o delle pene accessorie o si trovino sottoposti ad una delle misure di sicurezza che, a norma dell’art. 42, darebbero luogo alla radiazione dall’albo e coloro che abbiano svolto una pubblica attività contraria agli interessi della Nazione.

18. Nell’adempimento della pratica di cui all’articolo precedente, può tenere luogo della frequenza dello studio di un procuratore, per un periodo non superiore ad un anno, la frequenza, per un uguale periodo di tempo, posteriormente alla laurea, e con profitto, di un seminario o altro istituto costituito presso un’università della Repubblica, nei quali siano effettuati all’uopo speciali corsi, e che siano riconosciuti con decreto del Ministro della giustizia.
È equiparato alla pratica il servizio prestato per almeno due anni da magistrati dell’ordine giudiziario, militare o amministrativo, o del Tribunale speciale per la difesa dello Stato [soppresso dal R.D.L. 29 luglio 1943, n. 668], dai vicepretori onorari, dagli avvocati dello Stato e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, dagli aggiunti di procura della stessa Avvocatura dello Stato, nonché il servizio prestato, per lo stesso periodo di tempo, nelle prefetture dai funzionari del gruppo A dell’Amministrazione civile dell’interno, con grado non inferiore a quello di consigliere.

19. Nel mese di ottobre di ogni anno i Consigli dell’ordine degli avvocati e dei procuratori, ciascuno per la rispettiva circoscrizione, tenuto conto del numero degli iscritti, delle vacanze verificatesi e del complesso degli affari giudiziari, indicano, con parere motivato, al Ministro della giustizia il numero di coloro che potrebbero essere ammessi nell’anno seguente negli albi dei procuratori.
Il Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale forense, stabilisce, entro il successivo mese di dicembre, il numero massimo dei nuovi procuratori che complessivamente potranno essere iscritti nell’anno seguente negli albi dei Tribunali compresi in ciascun distretto di Corte d’appello e la loro ripartizione nei singoli albi.
Con lo stesso provvedimento sono stabiliti i giorni in cui dovranno avere luogo gli esami di concorso.
Agli esami possono partecipare i praticanti che abbiano compiuto la prescritta pratica entro il giorno 10 del mese di novembre.

20. L’esame di concorso per la professione di procuratore è prevalentemente pratico, ed è scritto ed orale. Esso ha valore di esame di Stato.
Le prove scritte sono tre: una per il diritto civile e commerciale, un’altra per il diritto e la procedura penale e la terza per la procedura civile.
La prova orale comprende il diritto civile, il commerciale, il penale, l’amministrativo, il corporativo e sindacale, il finanziario, la procedura civile e la procedura penale. [La disposizione è superata. La materia è ora regolata dall’art. 17-bis, R.D. 22 gennaio 1934, n. 37.]

21. Il Ministro della giustizia stabilisce volta per volta se gli esami di procuratore debbano avere luogo presso il Ministero della giustizia in Roma ovvero presso le Corti d’appello.
Nel caso in cui gli esami abbiano luogo a Roma il tema per ciascuna prova scritta è dato dalla commissione esaminatrice la quale è nominata dal Ministro della giustizia, e si compone di:
sei magistrati, di cui uno di grado non inferiore al quarto, che la presiede, e cinque di grado non inferiore al sesto;
tre professori di materie giuridiche presso una Università della Repubblica, di ruolo, incaricati o liberi docenti, ovvero presso un Istituto superiore, di ruolo od incaricati;
sei avvocati designati dal Consiglio nazionale forense degli avvocati e procuratori.
Possono essere chiamati a fare parte della commissione due presidenti e tredici membri supplenti, che abbiano i medesimi requisiti stabiliti per gli effettivi.
I membri supplenti intervengono nella commissione in sostituzione di qualsiasi membro effettivo.
È in facoltà del presidente di suddividere la commissione in tre sottocommissioni, presieduta ciascuna dal magistrato più elevato in grado o di maggiore anzianità e composta di un altro magistrato, di un professore e di due avvocati. Il presidente della commissione ripartisce fra le tre sottocommissioni i compiti assegnati alla commissione stessa per l’espletamento delle prove scritte ed orali.

22. 1. Gli esami di avvocato hanno luogo contemporaneamente presso ciascuna Corte di appello.
2. I temi per ciascuna prova sono dati dal Ministro della giustizia.
3. Con decreto del Ministro della giustizia, da emanare non oltre trenta giorni dalla pubblicazione del decreto contenente il bando di esame, è nominata la commissione composta da cinque membri titolari e cinque supplenti, dei quali due titolari e due supplenti sono avvocati, iscritti da almeno dodici anni all’Albo degli avvocati; due titolari e due supplenti sono magistrati, con qualifica non inferiore a magistrato di Corte di appello; un titolare ed un supplente sono professori ordinari o associati di materie giuridiche presso un’università della Repubblica ovvero presso un istituto superiore. La commissione ha sede presso il Ministero della giustizia. Per le funzioni di segretario, il Ministro nomina un dipendente dell’Amministrazione, appartenente all’area C del personale amministrativo, come delineata dal contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto Ministeri del 16 febbraio 1999.
4. Con il medesimo decreto di cui al comma 3, presso ogni sede di Corte di appello, è nominata una sottocommissione avente composizione identica alla commissione di cui al medesimo comma 3.
5. Il Ministro della giustizia nomina per la commissione e per ogni sottocommissione il presidente e il vicepresidente tra i componenti avvocati. l supplenti intervengono nella commissione e nelle sottocommissioni in sostituzione di qualsiasi membro effettivo.
6. Gli avvocati componenti della commissione e delle sottocommissioni sono designati dal Consiglio nazionale forense, su proposta congiunta dei consigli dell’ordine di ciascun distretto, assicurando la presenza in ogni sottocommissione, a rotazione annuale, di almeno un avvocato per ogni consiglio dell’ordine del distretto. Non possono essere designati avvocati che siano membri dei consigli dell’ordine o rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense. Gli avvocati componenti della commissione e delle sottocommissioni non possono candidarsi ai rispettivi consigli dell’ordine e alla carica di rappresentanti della Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense alle elezioni immediatamente successive all’incarico ricoperto. I magistrati sono nominati nell’àmbito delle indicazioni fornite dai presidenti delle Corti di appello.
7. Qualora il numero dei candidati che hanno presentato la domanda di ammissione superi le trecento unità presso ciascuna Corte di appello, con decreto del Ministro della giustizia da emanare prima dell’espletamento delle prove scritte, sono nominate ulteriori sottocommissioni, costituite ciascuna da un numero di componenti pari a quello della sottocommissione nominata ai sensi del comma 4 e da un segretario aggiunto.
8. A ciascuna sottocommissione non può essere assegnato un numero di candidati superiore a trecento.
9. La commissione istituita presso il Ministero della giustizia definisce i criteri per la valutazione degli elaborati scritti e delle prove orali e il presidente ne dà comunicazione alle sottocommissioni. La commissione è comunque tenuta a comunicare i seguenti criteri di valutazione:
a) chiarezza, logicità e rigore metodologico dell’esposizione;
b) dimostrazione della concreta capacità di soluzione di specifici problemi giuridici;
c) dimostrazione della conoscenza dei fondamenti teorici degli istituti giuridici trattati;
d) dimostrazione della capacità di cogliere eventuali profili di interdisciplinarietà;
e) relativamente all’atto giudiziario, dimostrazione della padronanza delle tecniche di persuasione .
10. Nel caso in cui siano state rilevate irregolarità formali, le sottocommissioni comunicano i provvedimenti adottati alla commissione, che se ne avvale ai fini della individuazione della definizione della linea difensiva dell’Amministrazione in sede di contenzioso.

23. [Abrogato dall’art. 2, L. 4 marzo 1991, n. 67]

24. L’iscrizione nell’albo dei procuratori deve essere chiesta, a pena di decadenza, da ciascuno dei vincitori del concorso al Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori della sede per lui stabilita a norma dell’articolo precedente, entro il termine di trenta giorni dalla pubblicazione della graduatoria. [Disposizione superata a causa della sospensione degli esami di concorso, disposta dal D.Lgs.Lgt. 7 settembre 1944, n. 215, tuttora in vigore.]
La domanda di iscrizione deve essere corredata dai documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge.
Il Consiglio, accertata la sussistenza delle condizioni richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilità, ordina l’iscrizione.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilità o di condotta non può essere pronunciato se non dopo avere sentito l’aspirante nelle sue giustificazioni.
Il Consiglio deve deliberare entro due mesi dalla scadenza del termine per la presentazione delle domande.
La deliberazione, unica per tutti i candidati, è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all’interessato ed al Procuratore della Repubblica al quale sono trasmessi altresì i documenti giustificativi. Nei dieci giorni successivi il Procuratore della Repubblica riferisce con parere motivato al procuratore generale presso la Corte d’appello.
Questo ultimo e l’interessato possono presentare, entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al Consiglio nazionale forense. Il ricorso del Pubblico Ministero ha effetto sospensivo.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.
I posti assegnati ai vincitori del concorso a norma dell’art. 23, comma terzo, che per qualsiasi causa non siano stati coperti o si rendano vacanti entro sei mesi dalle deliberazioni di cui ai commi quinto e sesto del presente articolo, sono conferiti a coloro che, compresi nella graduatoria, ne facciano domanda, ancorché abbiano già ottenuto l’iscrizione in uno degli albi del distretto. Nel caso di più aspiranti la scelta è determinata dalla graduatoria del concorso.
Agli effetti del precedente comma, le vacanze verificatesi nei singoli albi debbono essere pubblicate, a cura del Consiglio di ciascun ordine, mediante avviso da affiggersi nei locali del Consiglio medesimo, aperti al pubblico.
Le domande degli aspiranti, corredate dai documenti comprovanti i requisiti stabiliti per l’iscrizione, debbono essere presentate entro due mesi dall’affissione dell’avviso.
Alle iscrizioni alle quali si faccia luogo a norma del comma ottavo del presente articolo sono applicabili le disposizioni dell’art. 31.

25. [Articolo prima sostituito dall’art. 1, n. 7, L. 23 marzo 1940, n. 254, e poi abrogato dall’art. 2, L. 4 marzo 1991, n. 67.]

26. Hanno diritto di essere iscritti nell’albo dei procuratori presso il Tribunale nella cui giurisdizione hanno la loro residenza, purché siano in possesso dei requisiti indicati nei numeri 1°, 2°, 3° e 4° dell’art. 17:
a) coloro che siano iscritti nell’albo degli avvocati;
b) coloro che per cinque anni almeno siano stati magistrati dell’ordine giudiziario, militare o amministrativo oppure avvocati dell’Avvocatura dello Stato o del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, ovvero aggiunti di procura dell’Avvocatura stessa;
c) i professori di ruolo nelle università della Repubblica o degli istituti superiori ad essi equiparati, dopo due anni di insegnamento;
d) coloro che, avendo conseguito l’abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano per almeno sei anni esercitato l’incarico dell’insegnamento di materia attinente all’esercizio professionale;
e) coloro che per almeno dodici anni siano stati Vice pretori onorari e per i quali i capi della Corte d’appello attestino che hanno dimostrato particolare capacità e cultura nell’esercizio delle funzioni.
Le iscrizioni prevedute nel presente articolo non sono soggette a limitazione di numero. Ad esse sono applicabili le norme stabilite dall’articolo 31.
Coloro che siano stati magistrati dell’ordine giudiziario non possono svolgere la professione di procuratore avanti l’autorità giudiziaria presso la quale abbiano esercitato, negli ultimi tre anni, le loro funzioni, se non sia trascorso un biennio dalla cessazione delle funzioni medesime.

27. [Abrogato dall’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27]

28. [Abrogato dall’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27]

29.[Abrogato dall’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27]

30. Hanno diritto di essere iscritti nell’albo degli avvocati presso il Tribunale nella cui giurisdizione hanno la propria residenza, purché siano in possesso dei requisiti indicati nei numeri 1°, 2°, 3° e 4° dell’art. 17:
a) coloro che per otto anni almeno siano stati magistrati dell’ordine giudiziario, militare o amministrativo o del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, oppure avvocati dell’Avvocatura dello Stato, e del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato, ovvero, per dieci anni, aggiunti di procura della stessa Avvocatura;
b) coloro che sono contemplati nelle lettere b), c), dell’art. 34, indipendentemente dall’anzianità nel grado o nell’ufficio ivi indicati;
c) gli ex-Prefetti della Repubblica con tre anni di grado ovvero con 15 anni di servizio nei ruoli di gruppo A dell’Amministrazione dell’interno;
d) i professori di ruolo di discipline giuridiche delle università della Repubblica e degli istituti superiori ad essi parificati, dopo tre anni di insegnamento;
e) coloro che, avendo conseguito l’abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano per almeno otto anni esercitato un incarico di insegnamento. La libera docenza e l’incarico debbono riguardare materia attinente all’esercizio professionale;
f) coloro che per almeno quindici anni siano stati Vice-pretori onorari e per i quali sia rilasciata attestazione dai capi della Corte d’appello nei sensi di cui all’art. 26, lettera e).

31. La domanda per l’iscrizione all’albo degli avvocati è rivolta al Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori nella cui circoscrizione il richiedente ha la sua residenza o il suo domicilio professionale, e deve essere corredata dei documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge.
Il Consiglio, accertato la sussistenza delle condizioni richieste, qualora non ostino motivi di incompatibilità, ordina l’iscrizione.
Il rigetto della domanda per motivi di incompatibilità o di condotta non può essere pronunciato se non dopo avere sentito il richiedente nelle sue giustificazioni.
Il Consiglio deve deliberare nel termine di due mesi dalla presentazione della domanda.
La deliberazione è motivata ed è notificata in copia integrale entro quindici giorni all’interessato ed al Procuratore della Repubblica, al quale sono trasmessi altresì i documenti giustificativi. Nei dieci giorni successivi il Procuratore della Repubblica riferisce con parere motivato al Procuratore generale presso la Corte d’appello. Quest’ultimo e l’interessato possono presentare, entro venti giorni dalla notificazione, ricorso al Consiglio nazionale forense. Il ricorso del Pubblico Ministero ha effetto sospensivo.
Al procedimento per l’iscrizione nell’albo si applica l’articolo 45, commi 4 e 5, del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2006/123/CE.

32. [Abrogato dall’art. 2, L. 4 marzo 1991, n. 67]

33. Gli avvocati, per essere ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione e alle altre giurisdizioni indicate nell’art. 4, secondo comma, debbono essere iscritti in un albo speciale, che è tenuto dal Consiglio nazionale forense.
Gli avvocati che aspirano all’iscrizione nell’albo speciale devono farne domanda allo stesso Consiglio nazionale forense e dimostrare di avere esercitato per dodici anni almeno la professione di avvocato davanti alle Corti di appello e ai Tribunali.
Questo termine è ridotto a tre anni per gli ex-Prefetti della Repubblica e ad un anno solo per gli ex-Prefetti che abbiano cinque anni di grado.
Non può essere iscritto, né rimanere nell’albo speciale chi non è iscritto nell’albo di un Tribunale.
Tuttavia, dopo venti anni di contemporanea iscrizione nei due albi, l’avvocato ha facoltà di rimanere iscritto nel solo albo speciale.
Il Consiglio nazionale forense procede annualmente alla revisione ed alla pubblicazione dell’albo speciale.
Qualora i poteri del Direttorio siano stati affidati al segretario o ad un commissario, ai sensi dell’art. 8, comma terzo, della legge 3 aprile 1926, n. 563, o dell’art. 30, comma secondo, del regio decreto 1° luglio 1926, n. 1130, le funzioni inerenti alla custodia dell’albo speciale sono esercitate da un comitato presieduto dallo stesso segretario o commissario e composto di sei membri nominati dal Ministro delle corporazioni di concerto con il Ministro di grazia e giustizia tra gli avvocati iscritti nello stesso albo speciale.

34. Possono essere iscritti nell’albo speciale, a condizione che siano iscritti in un albo di avvocati, ancorché non abbiano esercitato la professione per il periodo di tempo stabilito nell’articolo precedente:
a) i professori di ruolo di discipline giuridiche delle Università della Repubblica e degli istituti superiori ad essi parificati dopo quattro anni di insegnamento;
b) coloro che siano stati magistrati dell’ordine giudiziario militare, o amministrativo o del Tribunale speciale per la difesa dello Stato, con grado non inferiore a quello di Consigliere di Cassazione, di Consigliere di Stato, di Consigliere della Corte dei conti o con altro grado equiparato, oppure per almeno tre anni col grado di Consigliere di Corte di Appello o altro equiparato;
c) coloro che abbiano tenuto l’ufficio di avvocato generale, vice-avvocato generale, sostituto avvocato generale o avvocato distrettuale dello Stato; di capo del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato o, per tre anni almeno, di segretario generale o vice-avvocato nell’Avvocatura dello Stato o di Ispettore capo superiore del cessato ufficio legale delle ferrovie dello Stato;
d) coloro che, avendo conseguita l’abilitazione alla libera docenza e la definitiva conferma, abbiano esercitato per almeno otto anni un incarico d’insegnamento. La libera docenza e l’incarico debbono riguardare materia attinente all’esercizio professionale.
Coloro che non abbiano raggiunto, nell’insegnamento, nei gradi o negli uffici innanzi indicati, il periodo di tempo necessario per l’iscrizione nell’albo speciale possono ottenerla dopo un periodo di esercizio professionale uguale a quello ancora occorrente per integrare il periodo richiesto a norma del precedente comma.

35. Le deliberazioni del Consiglio nazionale forense in materia di iscrizione nell’albo speciale e di cancellazione dall’albo stesso devono essere motivate. Esse sono notificate, entro quindici giorni, agli interessati ed al Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione, i quali possono ricorrere al Consiglio nazionale forense nel termine di quindici giorni dalla notificazione. [Il presente comma è stato implicitamente e parzialmente modificato dall’art. 7 D.Lgs.C.P.S. 28 maggio 1947, n. 597, che ha disposto, quanto alle deliberazioni del Consiglio nazionale forense, che siano comunicate all’interessato ed al Pubblico Ministero con lettera raccomandata con avviso di ricevimento, e quanto al termine per proporre ricorso, che esso è di trenta giorni, con decorrenza dalla comunicazione.]
Il ricorso del Pubblico Ministero ha effetto sospensivo.
Ha parimenti effetto sospensivo il ricorso dell’interessato avverso il provvedimento di cancellazione.

36. Il Ministro della giustizia esercita l’alta sorveglianza sugli esami per la professione di avvocato e di procuratore ed ha facoltà di annullarli quando siano avvenute irregolarità. Egli può intervenire in seno alle commissioni esaminatrici, anche per mezzo di un proprio rappresentante al quale impartisce le disposizioni che debbono essere osservate per la disciplina e per lo svolgimento degli esami.

TITOLO III
Della cancellazione dagli albi

37. La cancellazione dagli albi degli avvocati e dei procuratori e pronunciata dal Consiglio dell’ordine, di ufficio e su richiesta del Pubblico Ministero:
1° nei casi di incompatibilità;
2° quando sia venuto a mancare uno dei requisiti indicati nei numeri 1° e 2° dell’art. 17, salvi i casi di radiazione;
3° quando il procuratore non osservi l’obbligo della residenza o del domicilio professionale;
4° quando l’avvocato trasferisca la sua residenza o il suo domicilio professionale fuori della circoscrizione del Tribunale presso cui è iscritto;
5° quando l’iscritto non abbia prestato giuramento senza giustificato motivo entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di iscrizione, fermo per altro il disposto dell’art. 12, comma secondo;
6° quando l’iscritto rinunci all’iscrizione.
La cancellazione, tranne nel caso indicato nel numero 6°, non può essere pronunciata se non dopo aver sentito l’interessato nelle sue giustificazioni.
Le deliberazioni del Consiglio dell’ordine in materia di cancellazione sono notificate, entro quindici giorni, all’interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte d’appello ed il Tribunale.
L’interessato ed il Pubblico Ministero possono presentare ricorso al Consiglio nazionale forense nel termine di quindici giorni dalla notificazione.
Il ricorso proposto dall’interessato ha effetto sospensivo.
L’avvocato e il procuratore cancellati dall’albo a termini del presente articolo hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione e l’effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2° e 3° dell’art. 17. Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell’art. 31.
Le reiscrizioni nell’albo dei procuratori a norma del comma precedente hanno luogo indipendentemente dal numero dei posti da conferirsi nell’anno, per concorso, né di esse si tiene conto ai fini della determinazione del numero dei posti da mettersi a concorso per l’anno seguente.
Non si può pronunciare la cancellazione quando sia in corso un procedimento penale o disciplinare.
L’avvocato riammesso nell’albo a termini del sesto comma del presente articolo è anche reiscritto nell’albo speciale di cui all’art. 33 se ne sia stato cancellato in seguito alla cancellazione dall’albo del Tribunale al quale era assegnato.

TITOLO IV
Della disciplina degli avvocati e dei procuratori

38. [Salvo quanto è stabilito negli artt. 130, 131 e 132 del codice di procedura penale e salve le disposizioni relative alla polizia delle udienze: il periodo che precede è da ritenersi implicitamente abrogato dal vigente Codice di procedura penale] Gli avvocati ed i procuratori che si rendano colpevoli di abusi o mancanze nell’esercizio della loro professione o comunque di fatti non conformi alla dignità e al decoro professionale sono sottoposti a procedimento disciplinare.
La competenza a procedere disciplinarmente appartiene tanto al Consiglio dell’ordine che ha la custodia dell’albo in cui il professionista è iscritto, quanto al Consiglio nella giurisdizione del quale è avvenuto il fatto per cui si procede: ed è determinata, volta per volta, dalla prevenzione. Il Consiglio dell’ordine che ha la custodia dell’albo nel quale il professionista è iscritto è tenuto a dare esecuzione alla deliberazione dell’altro Consiglio.
Il procedimento disciplinare è iniziato di ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero presso la Corte d’appello o il Tribunale, ovvero su ricorso dell’interessato.
Il potere disciplinare in confronto degli avvocati e dei procuratori che siano membri di un Consiglio dell’ordine spetta al Consiglio nazionale forense.
[Nel caso preveduto nell’art. 33, comma sesto, le funzioni inerenti al potere disciplinare, attribuite al Direttorio del sindacato nazionale, sono esercitate dal comitato di cui allo stesso art. 33, comma sesto: comma da ritenersi abrogato per effetto del D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382.]

39. I discorsi, gli scritti ed in generale gli atti politici non possono formare oggetto di procedimento disciplinare tranne il caso che costituiscano una manifestazione di attività contraria agli interessi della Nazione.

40. Le pene disciplinari, da applicarsi secondo i casi sono:
1) l’avvertimento, che consiste nel richiamare il colpevole sulla mancanza commessa e nell’esortarlo a non ricadervi, ed è dato con lettera del Presidente del Consiglio dell’ordine;
2) la censura, che è una dichiarazione formale della mancanza commessa e del biasimo incorso;
3) la sospensione dall’esercizio della professione per un tempo non inferiore a due mesi e non maggiore di un anno, salvo quanto è stabilito nell’art. 43;
4) la cancellazione dall’albo;
5) la radiazione dall’albo.

41. La radiazione è pronunciata contro l’avvocato o il procuratore che abbia comunque, con la sua condotta, compromesso la propria reputazione e la dignità della classe forense.

42. Importano di diritto la radiazione dagli albi degli avvocati e dei procuratori:
a) l’interdizione perpetua dai pubblici uffici o dall’esercizio della professione di avvocato o di procuratore:
b) la condanna per uno dei reati preveduti negli articoli 372, 373, 374, 377, 380 e 381 del codice penale.
Importano di diritto la cancellazione dagli albi:
a) l’interdizione temporanea dai pubblici uffici o dall’esercizio della professione di avvocato o di procuratore;
b) il ricovero in manicomio giudiziario nei casi indicati nell’articolo 222, comma secondo, del codice penale;
c) l’assegnazione ad una colonia agricola od a una casa di lavoro.
I provvedimenti preveduti nel presente articolo sono adottati dal Consiglio dell’ordine, sentito il professionista.

43. Oltre i casi di sospensione dall’esercizio della professione preveduti nel codice penale, importano di diritto la sospensione dall’esercizio della professione:
a) il ricovero in un manicomio giudiziario fuori dei casi preveduti nell’articolo precedente, il ricovero in una casa di cura o di custodia, l’applicazione di una tra le misure di sicurezza non detentive prevedute nell’articolo 215 del codice penale, comma terzo, numero 1), 2) e 3);
b) l’applicazione provvisoria di una pena accessoria o di una misura di sicurezza, ordinata dal giudice a norma degli articoli 140 e 206 del codice penale.
La sospensione è dichiarata dal Consiglio dell’ordine, sentito il professionista.
Il Consiglio può pronunciare, sentito il professionista, la sospensione dell’avvocato o del procuratore sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale o contro il quale sia stato emesso mandato od ordine di comparizione o di accompagnamento, senza pregiudizio delle più gravi sanzioni.
Nei casi preveduti nel presente articolo la durata della sospensione non è assoggettata al limite stabilito nell’articolo 40, n. 3.

44. Salvo quanto è stabilito negli articoli 42 e 43, l’avvocato o il procuratore che sia stato sottoposto a procedimento penale è sottoposto anche, qualora non sia stato radiato a termini dell’art. 42, a procedimento disciplinare per il fatto che ha formato oggetto dell’imputazione, tranne il caso che sia intervenuta sentenza di proscioglimento perché il fatto non sussiste o perché l’imputato non lo ha commesso.
Parimenti è sottoposto a procedimento disciplinare, indipendentemente dalla sospensione di cui all’articolo precedente, l’avvocato o il procuratore contro il quale abbia avuto luogo o si sia proceduto per l’applicazione di una misura di sicurezza, del confino di polizia o dell’ammonizione.
Le autorità giudiziarie e le altre autorità competenti danno immediatamente avviso al Pubblico Ministero presso il Tribunale ed al Consiglio dell’ordine che ha la custodia dell’albo, in cui il professionista è iscritto, dei provvedimenti per i quali sono stabilite l’apertura del procedimento disciplinare o l’applicazione della sospensione cautelare.
Se il Consiglio dell’ordine non ritiene di pronunciare la sospensione del professionista ammonito o assegnato al confino di polizia o contro il quale sia stato emesso mandato od ordine di comparizione o di accompagnamento, deve informarne senza ritardo il Pubblico Ministero presso il Tribunale con rapporto motivato.

45. Fermo il disposto dell’art. 42, comma terzo, e dell’art. 43, comma secondo, il Consiglio dell’ordine non può infliggere nessuna pena disciplinare senza che l’incolpato sia stato citato a comparire davanti ad esso, con l’assegnazione di un termine non minore di dieci giorni, per essere sentito nelle sue discolpe.

46. I provvedimenti di radiazione sono comunicati a tutti i Consigli dell’ordine degli avvocati e procuratori della Repubblica ed alle autorità giudiziarie del distretto al quale il professionista appartiene.
La radiazione da uno degli albi di avvocati o di procuratori importa di diritto la radiazione anche dall’albo dell’altra professione.
Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche nel caso di sospensione dall’esercizio di una delle due professioni.

47. Il professionista radiato dall’albo può esservi reiscritto purché siano trascorsi almeno cinque anni dal provvedimento di radiazione, e, se questa derivò da condanna, sia intervenuta la riabilitazione. Il termine è di sei anni se la condanna fu pronunciata per delitto commesso con abuso di prestazione dell’opera di avvocato o di procuratore, ovvero per delitto contro la Pubblica Amministrazione, contro l’Amministrazione della giustizia, contro la fede pubblica o contro il patrimonio.
Il termine rispettivo di cinque e di sei anni decorrerà, nel caso in cui il professionista sia stato sottoposto a sospensione cautelare, dalla data di sospensione.
Sull’istanza di riammissione provvede il Consiglio dell’ordine che tiene l’albo per il quale è domandata la reiscrizione. Si applicano le disposizioni dell’art. 31.

48. Per l’istruttoria nei procedimenti disciplinari il Consiglio dell’ordine ha facoltà di sentire testimoni.
In confronto dei testimoni sono applicabili le disposizioni degli artt. 133, 198 e 207 [già 358 e 359 C.P.P. previgente] del codice di procedura penale.

49. I componenti del Consiglio nazionale e quelli di un Consiglio locale possono essere ricusati per i medesimi motivi, in quanto applicabili, indicati negli articoli 51 e 52 [già 116] del codice di procedura civile e devono astenersi quando vi sia un motivo di ricusazione da essi conosciuto, anche se non proposto.
[Quando per la ricusazione di più componenti del Consiglio nazionale o di quello di un Consiglio locale non ne rimanga il numero prescritto per decidere, spetta alla commissione centrale, su ricorso della parte, di decidere sulla ricusazione e, qualora questa sia ammessa, di pronunciarsi nel merito: comma da ritenersi abrogato ex art. 2 D.Lgs.C.P.S. 28 maggio 1947, n. 597.]
Spetta altresì al Consiglio nazionale forense di pronunciarsi sui conflitti di competenza fra i Consigli locali per quanto concerne l’esercizio del potere disciplinare.

50. Le decisioni del Consiglio nazionale forense e dei Consigli dell’ordine locali sono notificate in copia integrale entro quindici giorni all’interessato ed al Pubblico Ministero presso il Tribunale, al quale sono comunicati contemporaneamente anche gli atti del procedimento disciplinare.
Il Pubblico Ministero presso il Tribunale riferisce entro dieci giorni con parere motivato al Pubblico Ministero presso la Corte d’appello. Quest’ultimo e l’interessato possono, entro venti giorni dalla notificazione di cui al comma precedente, proporre ricorso al Consiglio nazionale forense.
Nel caso che abbia ricorso soltanto il professionista, il Pubblico Ministero può proporre ricorso incidentale entro quindici giorni dalla scadenza del termine di cui al comma precedente.
Per effetto del ricorso incidentale il Consiglio nazionale può, limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti, infliggere al professionista ricorrente una pena disciplinare più grave, per specie e durata, di quella inflitta dal Consiglio dell’ordine.
Il ricorso incidentale mantiene efficacia nonostante la successiva rinuncia del professionista al proprio ricorso.
Il ricorso ha effetto sospensivo.
Gli effetti del ricorso sono limitati ai professionisti che lo hanno proposto.

51. L’azione disciplinare si prescrive in cinque anni.

TITOLO V
Del Consiglio nazionale forense

52. Presso il Ministero della giustizia è costituito il Consiglio Nazionale Forense.

53. [Con regio decreto, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con quello delle corporazioni, può essere revocata la nomina di uno o più dei componenti della commissione centrale, qualora ciò si renda necessario per il migliore funzionamento di essa o per la dignità della classe.
Alla sostituzione dei componenti dimissionari, defunti, cancellati, radiati dall’albo o revocati si provvede con regio decreto, osservate le disposizioni dell’articolo precedente, comma secondo.
Coloro che sono nominati in sostituzione di membri venuti a mancare rimangono in carica per il tempo della durata in carica dei membri che hanno sostituito.

Articolo tacitamente abrogato e sostituito dagli artt. da 13 a 15 e 21, D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382.]

54. Il Consiglio nazionale forense:
1° pronuncia sui ricorsi ad esso proposti a norma di questa legge;
2° esercita il potere disciplinare nei confronti dei propri membri.

55. [Alle decisioni della Commissione centrale sui ricorsi presentati contro provvedimenti del Sindacato nazionale non possono prendere parte i componenti che abbiano la qualità di segretario o di membro del Consiglio dell’ordine medesimo.
Nello stesso modo non possono partecipare alle decisioni sui ricorsi proposti contro provvedimenti di un Consiglio dell’ordine coloro che abbiano la qualità di segretario o di membro dello stesso Consiglio dell’ordine.
Norma superata dalla incompatibilità fra la carica di consigliere di un ordine e quella di consigliere del Consiglio nazionale forense disposta dall’art. 13, D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382.]

 56. Le decisioni del Consiglio nazionale forense sono notificate, entro trenta giorni, all’interessato ed al Pubblico Ministero presso la Corte di appello ed il Tribunale della circoscrizione alla quale l’interessato appartiene. Nello stesso termine sono comunicate al Consiglio dell’ordine della circoscrizione stessa.
Nei casi preveduti negli artt. 35 e 54, n. 2, la notificazione è fatta agli interessati ed al Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione.
Gli interessati ed il Pubblico Ministero possono proporre ricorso avverso le decisioni del Consiglio nazionale forense alle sezioni unite della Corte di cassazione, entro trenta giorni dalla notificazione, per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge.
Il ricorso non ha effetto sospensivo. Tuttavia l’esecuzione può essere sospesa dalle sezioni unite della Corte di cassazione, in camera di consiglio, su istanza del ricorrente.
Il ricorso deve essere deciso nel termine di 90 giorni.
Nel caso di annullamento con rinvio, il rinvio è fatto al Consiglio nazionale forense, il quale deve conformarsi alla decisione della Corte circa il punto di diritto sul quale essa ha pronunciato.

TITOLO VI
Degli onorari degli avvocati e dei procuratori e del rimborso delle spese

57. I criteri per la determinazione degli onorari e delle indennità dovute agli avvocati ed ai procuratori in materia penale e stragiudiziale sono stabiliti ogni biennio con deliberazione del Consiglio nazionale forense. Nello stesso modo provvede il Consiglio nazionale forense per quanto concerne la determinazione degli onorari nei giudizi penali davanti alla Corte suprema di cassazione ed al Tribunale supremo militare.
Le deliberazioni con le quali si stabiliscono i criteri di cui al comma precedente devono essere approvate dal Ministro della giustizia.

58. I criteri di cui al precedente articolo, sono stabiliti con riferimento al valore delle controversie ed al grado dell’autorità chiamata a conoscerne, e, per i giudizi penali, anche alla durata di essi.
Per ogni atto o serie di atti devono essere fissati i limiti di un massimo e di un minimo.
Nelle materie stragiudiziali va tenuto conto dell’entità dell’affare.

59. La sentenza che porti condanna nelle spese deve contenerne la tassazione.
A tal fine ciascun procuratore è obbligato a presentare, insieme con gli atti della causa, la nota delle spese, delle proprie competenze e dell’onorario dell’avvocato, secondo le norme del codice di procedura civile e del regolamento generale giudiziario.
Qualora tale obbligo non venga adempiuto, con la sentenza si provvede alla tassazione delle spese nonché delle competenze di procuratore e dell’onorario di avvocato in base agli atti della causa.
I procuratori inadempienti sono condannati con la stessa sentenza al pagamento a favore dell’erario dello Stato di una somma da lire duecento a lire cinquecento.
Per quanto riguarda l’onorario di avvocato, alla nota delle spese può essere unito, all’atto della presentazione di essa ed in ogni caso non oltre dieci giorni dall’assegnazione della causa a sentenza, il parere del Consiglio dell’ordine degli avvocati e procuratori.

60. La liquidazione degli onorari è fatta dall’autorità giudiziaria in base ai criteri stabiliti a termini dell’art. 57, tenuto conto della gravità e del numero delle questioni trattate.
Per le cause di valore indeterminato o relative a materie non suscettibili di valutazione pecuniaria si ha riguardo alla natura e all’importanza della contestazione.
Per determinare il valore della controversia si ha riguardo a ciò che ha formato oggetto di vera contestazione.
L’autorità giudiziaria deve contenere la liquidazione entro i limiti del massimo e del minimo fissati a termini dell’articolo 58.
Tuttavia nei casi di eccezionale importanza, in relazione alla specialità delle controversie, quando il pregio intrinseco dell’opera lo giustifichi, il Giudice può oltrepassare il limite massimo; è parimenti in sua facoltà, quando la causa risulti di facile trattazione, di attribuire l’onorario in misura inferiore al minimo. In questi casi la decisione del Giudice deve essere motivata.
Le stesse norme si applicano nei giudizi arbitrali.

61. L’onorario dell’avvocato nei confronti del proprio cliente, in materia sia giudiziale sia stragiudiziale, è determinato, salvo patto speciale, in base ai criteri di cui all’art. 57, tenuto conto della gravità e del numero delle questioni trattate.
Tale onorario, in relazione alla specialità della controversia o al pregio o al risultato dell’opera prestata, può essere anche maggiore di quello liquidato a carico della parte condannata nelle spese.
Fermo il disposto degli artt. 4 e 7 del R.D.L. 7 agosto 1936, n. 1531, sul procedimento d’ingiunzione, gli avvocati possono chiedere il decreto di ingiunzione in confronto dei propri clienti anche all’autorità giudiziaria della circoscrizione per la quale è costituito l’albo in cui sono iscritti, osservate le norme relative alla competenza per valore.
Le convenzioni in contrario devono risultare da atto scritto.

62. Quando più avvocati abbiano prestato simultaneamente l’opera loro nell’interesse della stessa parte, ciascuno ha diritto nei confronti di quest’ultima, al proprio onorario, salva quella riduzione che fosse reputata giusta in rapporto al concorso degli altri avvocati.
La stessa norma si applica nei giudizi penali.

63. Ai procuratori che davanti alle giurisdizioni speciali e nelle cause penali compiono opera di avvocato sono dovuti gli onorari che spetterebbero all’avvocato.

64. Gli onorari e gli altri diritti dei procuratori sono determinati dalle norme generali della tariffa e dalla tabella unite al R.D.L. 27 ottobre 1918, n. 17774, e dalle successive modificazioni.
Le tariffe per la determinazione degli onorari e degli altri diritti dei procuratori possono essere rivedute ogni cinque anni con decreto del Ministro della giustizia, sentito il parere del Consiglio nazionale.

65. Le spese e gli onorari dei giudizi arbitrali, qualora non siano stati tassati con la sentenza, sono liquidati dal presidente del Tribunale nella cui circoscrizione la sentenza fu depositata.
Il Presidente del Tribunale provvede con decreto ingiungendo al debitore di adempiere l’obbligazione nel termine che all’uopo gli prefigge ed avvertendolo che entro lo stesso termine ha facoltà di proporre opposizione davanti al Tribunale.
L’opposizione è proposta con atto di citazione notificata alle altre parti interessate.
Si applicano le norme dei procedimenti per ingiunzione.

66. Gli avvocati e i procuratori non possono ritenere gli atti della causa e le scritture ricevute dai clienti, per il mancato pagamento degli onorari e dei diritti loro dovuti o per il mancato rimborso delle spese da essi anticipate.
Su reclamo dell’interessato il Consiglio dell’ordine ordina all’avvocato o al procuratore di depositare gli atti e i documenti nella propria sede, e si adopera per la composizione amichevole della controversia.
Nel caso in cui riesca la conciliazione ne è redatto verbale il quale ha valore, a tutti gli effetti, di sentenza passata in giudicato. Il verbale di conciliazione è depositato nella cancelleria del Tribunale locale, che a richiesta ne rilascia copia in forma esecutiva.
Se la conciliazione non ha luogo, i clienti non possono ritirare gli atti della causa e le scritture prima che il Consiglio dell’ordine abbia proceduto all’accertamento delle spese ed alla liquidazione degli onorari.
Nei casi di urgenza il Presidente del Consiglio dell’ordine può adottare tutti i provvedimenti che valgano a conciliare i legittimi interessi dell’avvocato o del procuratore con quelli del cliente.
Le modalità per il deposito degli atti, nel caso preveduto nel comma secondo, saranno stabilite con successive disposizioni da emanarsi ai sensi dell’art. 101.

67. Nel termine di tre anni dalla morte dell’avvocato o del procuratore i suoi eredi possono valersi delle speciali norme stabilite per il rimborso delle spese e per il pagamento degli onorari.

68. Quando un giudizio è definito con transazione, tutte le parti che hanno transatto sono solidalmente obbligate al pagamento degli onorari e al rimborso delle spese di cui gli avvocati ed i procuratori che hanno partecipato al giudizio degli ultimi tre anni fossero tuttora creditori per il giudizio stesso.

TITOLO VII
Disposizione a favore degli ex combattenti e dei benemeriti della causa nazionale

[Con R.D.L. 28 aprile 1937, n. 580, e L. 29 aprile 1943, n. 419, sono stati estesi agli ex combattenti rispettivamente dell’Africa Orientale e della guerra 1940-1945 i benefici preveduti nelle leggi e nei regolamenti professionali.
Le disposizioni degli artt. 5 e 6 del R.D.L. 21 ottobre 1937, n. 2179, recanti provvidenze a favore di coloro che parteciparono ad operazioni militari in servizio militare non isolato all’estero, sono state abrogate con l’art. 9, lettera a), D.Lgs.C.P.S. 28 maggio 1947, n. 597.
Con L. 1 maggio 1942, n. 546 e con D.Lgs.Lgt. 5 maggio 1946, n. 582, sono state emanate disposizioni particolari per l’iscrizione negli albi forensi a favore dei professionisti rimpatriati rispettivamente dall’Egitto e dalla Tunisia.
Tutte le richiamate disposizioni, per la limitata portata temporale, debbono ritenersi ormai prive di ogni efficacia.
Con D.Lgs.C.P.S. 5 maggio 1947, n. 374 venne temporaneamente ridotto ad un anno il periodo di pratica necessario per gli esami di procuratore.]

69. Il periodo di pratica occorrente per l’ammissione agli esami è ridotto a tre mesi per gli ex-combattenti che siano stati iscritti per la pratica stessa anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.
Tale periodo è ridotto ad un anno per gli ex-combattenti che si iscrivano per la pratica a decorrere dalla data predetta.

70. Gli ex-combattenti i quali abbiano conseguito o conseguano l’idoneità nell’esame di procuratore possono essere iscritti nell’albo senza limitazioni di numero.

71. I procuratori laureati in giurisprudenza ex-combattenti possono essere iscritti nell’albo degli avvocati dopo quattro anni di esercizio professionale, ovvero essere ammessi agli esami di avvocato dopo un anno di esercizio di procuratore.
I procuratori ex-combattenti iscritti nell’albo prima dell’entrata in vigore della legge 22 dicembre 1932, n. 1674, possono essere iscritti nell’albo degli avvocati dopo tre anni di esercizio professionale.

72. Gli avvocati ex-combattenti possono essere iscritti nell’albo speciale preveduto nell’art. 33 dopo quattro anni di esercizio professionale.
Questo termine è ridotto a tre anni a favore degli ex-combattenti iscritti nell’albo degli avvocati anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto.

73. Per gli effetti del presente decreto sono considerati ex-combattenti gli insigniti di medaglia al valor militare, i mutilati, gli invalidi di guerra che abbiano contratto l’invalidità in zona di operazioni, i feriti in combattimento che siano stati autorizzati a fregiarsi dello speciale distintivo, i volontari di guerra appartenenti alle armi combattenti che abbiano conseguito la speciale medaglia di benemerenza, e tutti coloro che, per un anno almeno durante la guerra del 1915-1918, abbiano prestato servizio, come militari o assimilati, in reparti combattenti ai sensi dell’art. 41, comma secondo, del R.D. 30 settembre 1922, n. 1290, e dell’art. 1 del R.D.L. 18 dicembre 1922, n. 1637, ovvero nelle condizioni prevedute nell’art. 6 del R.D.L. 27 ottobre 1922, numero 1462, modificato dallo stesso art. 1 del R.D.L. 18 dicembre 1922, n. 1637.

74. Per gli effetti del presente decreto sono equiparati agli ex-combattenti i mutilati, gli invalidi ed i feriti per la causa nazionale, coloro che parteciparono alla marcia su Roma, gli iscritti al partito nazionale fascista da una data anteriore al 28 ottobre 1922 e coloro che militarono nelle legioni fiumane.
Il possesso dei requisiti necessari per l’equiparazione di cui al precedente comma deve essere provato:
a) dai mutilati ed invalidi della causa nazionale mediante il libretto di pensione privilegiata di guerra;
b) dai feriti per la causa nazionale mediante il brevetto di autorizzazione a fregiarsi del distintivo di onore per ferita fascista rilasciato dal comando generale della M.V.S.N.;
c) da coloro che parteciparono alla marcia su Roma mediante il brevetto rilasciato dal direttorio nazionale del partito nazionale fascista;
d) dagli iscritti al partito nazionale fascista anteriormente al 28 ottobre 1922, mediante attestazione del segretario della federazione dei fasci di combattimento della provincia in cui risiede l’iscritto, ratificata dal direttorio nazionale e contenente l’indicazione dell’anno, del mese e del giorno dell’iscrizione;
e) da coloro che militarono nelle legioni fiumane mediante il foglio di congedo relativo a tale qualità od altro documento equipollente rilasciato dalle autorità del luogo e del tempo, ovvero mediante gli stati di servizio od i fogli matricolari, nei quali siano state riportate le annotazioni relative al periodo di servizio prestato nelle formazioni fiumane ovvero anche mediante attestazione del comando del distretto militare a cui l’interessato appartiene, rilasciato in base agli anzidetti stati di servizio e fogli matricolari.
[L’articolo deve ritenersi abrogato in virtù della soppressione del partito nazionale fascista, disposta con il R.D.L. 2 agosto 1943, n. 704.]

TITOLO VIII
Disposizioni per i territori annessi al Regno e per le isole italiane dell’Egeo

75. — 90.

[Le disposizioni del presente titolo hanno perduto la loro efficacia, in virtù dell’art. 14 del Trattato di pace, stipulato dall’Italia con le Potenze alleate il 10 febbraio 1947, entrato in vigore il 16 settembre 1947, e ratificato con D.Lgs.C.P.S. 28 novembre 1947, n. 1430. In forza del richiamato articolo le isole dell’Egeo sono state cedute alla Grecia.]

TITOLO IX
Disposizioni finali e transitorie

91. Alle professioni di avvocato e di procuratore non si applicano le norme che disciplinano la qualifica di specialista nei vari rami di esercizio professionale.

92. È data facoltà ai Consigli dell’Ordine di stabilire tasse speciali per i pareri sulle liquidazioni degli onorari di avvocato e per il rilascio dei certificati e delle copie degli atti e documenti relativi ai procedimenti disciplinari. Il provento di queste tasse è attribuito ai Consigli.
Le deliberazioni riguardanti le tasse prevedute nel precedente comma devono essere approvate dal primo presidente della Corte d’appello, previo parere del Consiglio nazionale forense, e, dopo l’approvazione, sono comunicati a cura del Consiglio, ai Ministri della giustizia e del lavoro e della Previdenza sociale. Quelle del Consiglio nazionale forense devono essere approvate dal Ministro della giustizia e sono comunicate, a cura dello stesso Consiglio nazionale, al Ministro del lavoro e della Previdenza sociale. Non può essere imposta alcuna tassa relativamente alla iscrizione negli albi professionali e nei registri dei praticanti.

93. I candidati agli esami di procuratore che ottengono l’idoneità e abbiano diritto alla iscrizione nell’albo senza limitazioni di numero non sono compresi nelle graduatorie da formarsi a norma dell’art. 23. Essi sono inclusi in un elenco a parte, che è sottoscritto dal presidente della commissione esaminatrice e dal segretario.
Per le iscrizioni nell’albo dei procuratori senza limitazione di numero sono applicabili le disposizioni dell’art. 31.

94. Salvo quanto è disposto nell’art. 16, comma secondo, conservano l’iscrizione negli albi gli avvocati e i procuratori che la conseguirono in conformità alle disposizioni anteriori alla legge 25 marzo 1926, n. 453.
L’incompatibilità preveduta nell’art. 3, comma secondo, non si applica agli impiegati degli uffici della lista civile, del Gran Magistero degli Ordini cavallereschi, del Senato e della Camera dei deputati, iscritti negli albi anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453.

95. Gli avvocati iscritti nell’albo anteriormente alla data di entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453, conservano, ancorché non iscritti nell’albo speciale di cui l’art. 33, la facoltà di patrocinare dinanzi al Tribunale superiore delle acque pubbliche, alla Corte dei conti in sede giurisdizionale, al Tribunale supremo militare ed alla Commissione centrale per le imposte dirette. Eguale facoltà è riconosciuta ai procuratori iscritti nell’albo prima della data predetta.
Per gli avvocati indicati nel precedente comma il periodo di esercizio professionale ai fini dell’iscrizione nell’albo speciale è stabilito di cinque anni.

96. I procuratori iscritti nell’albo prima della data di entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453, i quali abbiano conseguito la laurea in giurisprudenza anteriormente al 1° gennaio 1930, conservano la facoltà di patrocinare in materia penale davanti a tutti i Tribunali e le Corti d’appello e di assise del Regno per il tempo che occorresse ad integrare il periodo di esercizio professionale richiesto per l’iscrizione nell’albo degli avvocati.
La facoltà di patrocinare in materia penale dinanzi alle Corti di appello e di assise della Repubblica, accordata ai procuratori di cui all’art. 68 della L. 25 marzo 1926, n. 453, cessa con l’entrata in vigore della presente legge.

97. Il periodo di pratica compiuto anteriormente alla data d’entrata in vigore del presente decreto è calcolato ai fini dell’adempimento della pratica prescritta dal decreto medesimo.
Coloro che erano iscritti per la pratica di procuratore o l’avevano compiuta prima della data dell’entrata in vigore della L. 25 marzo 1926, n. 453, hanno diritto all’iscrizione nell’albo dei procuratori senza limitazione di numero purché abbiano conseguito l’idoneità nell’esame di procuratore o la conseguano entro il 31 dicembre 1935.
Coloro che siano stati iscritti per la pratica di avvocato anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto sono ammessi all’esame di concorso di procuratore ed a quello di avvocato rispettivamente dopo due o quattro anni di pratica. A tal fine coloro che alla data di entrata in vigore del presente decreto non abbiano compiuto il periodo richiesto possono continuare nella pratica di avvocato secondo le norme già in vigore.
L’ammissione agli esami di avvocato a norma del precedente comma è consentita fino al 31 dicembre 1942.
Per gli effetti dell’iscrizione nell’albo degli avvocati è valido l’esame di avvocato sostenuto anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, qualora sia stata conseguita l’idoneità.

98. I seminari ed altri istituti costituiti presso una Università della Repubblica che siano stati già riconosciuti agli effetti della pratica di avvocato sono senz’altro autorizzati ad istituire corsi per la pratica di procuratore ai sensi dell’art. 18, comma primo.

99. Gli esami di procuratore per l’anno 1934 che non siano stati indetti alla data di pubblicazione del presente decreto saranno banditi entro un mese dalla data di entrata in vigore del decreto medesimo. Per i detti esami il Ministro di grazia e giustizia ha facoltà di prescindere dalle indicazioni e dai pareri preveduti nell’articolo 19.
La trattazione degli affari non ancora definiti dalle commissioni reali e dal consiglio superiore forense alla data di entrata in vigore del presente decreto è proseguita rispettivamente dai direttori dei competenti sindacati o dalla commissione centrale.
La medesima disposizione si applica riguardo agli affari dei commissari straordinari di cui all’art. 3 del R.D.L. 22 novembre 1928, n. 2580.
I poteri degli stessi commissari straordinari, qualora vengano a scadere prima della data di entrata in vigore del presente decreto, sono prorogati fino alla data medesima.
Con la stessa data i beni spettanti alle commissioni reali sono devoluti di diritto ai Sindacati dell’ordine degli avvocati e procuratori delle rispettive circoscrizioni i quali subentrano alle commissioni stesse nei diritti ed obblighi che queste abbiano a tale data.
A decorrere dal giorno della pubblicazione del presente decreto le commissioni reali non possono assumere nuove obbligazioni, se non previa autorizzazione del Ministro di grazia e giustizia.

100. Le norme relative alla determinazione degli onorari di avvocato, attualmente vigenti, avranno efficacia fino all’entrata in vigore del nuovo codice di procedura civile.

101. Il presente decreto entrerà in vigore 1° febbraio 1934, salvo le disposizioni dei commi seguenti, dell’art. 98 e dei commi primo, quarto e sesto dell’art. 99, la cui entrata in vigore avrà luogo con la pubblicazione del decreto stesso nella Gazzetta ufficiale del Regno.
Con successivi regi decreti, sentito il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con i Ministri per le finanze e per le corporazioni saranno emanate le norme relative al funzionamento dei Consigli dell’ordine degli avvocati e procuratori per l’esercizio delle attribuzioni della tenuta degli albi professionali e della disciplina degli iscritti, e quelle relative ai procedimenti avanti al Consiglio nazionale forense per gli avvocati e procuratori, nonché tutte le altre disposizioni che possano occorrere per integrare ed attuare il presente decreto e coordinarlo con altre leggi.
Le disposizioni approvate con R.D. 26 agosto 1926, n. 1683, continueranno ad avere applicazione in quanto compatibili con quelle del presente decreto e con le altre che saranno emanate a termini del comma precedente.
Questo decreto sarà presentato al parlamento per la sua conversione in legge, e il Ministro proponente è autorizzato alla presentazione del relativo disegno di legge.

La materia regolata dalla legge 25 marzo 1926, n. 453, sull’ordinamento delle professioni di avvocato e procuratore, è ora disciplinata dal presente decreto: restano, tuttavia, ancora in vigore gli artt. 104 e 105, riguardanti le toghe e i tocchi degli avvocati, che si trascrivono nel testo sostituito dal R.D. 6 gennaio 1927, n. 3:

Art. 104. - Le divise degli avvocati e dei procuratori sono conservate nella foggia attuale, con le seguenti modificazioni:
Per i procuratori la toga è chiusa ed abbottonata in avanti con colletto largo cinque centimetri e orlato da una leggera filettatura in velluto e cordoni e fiocchi di seta nera; cravatta di battista bianca con merlettino e tocco in seta senza alcun distintivo.
Per gli avvocati la toga è aperta, con larga mostratura in seta, colletto largo venti centimetri ed orlato da fascia di velluto dell’altezza di tre centimetri, maniche orlate da fascia di velluto dell’altezza di dieci centimetri, cordoni e fiocchi di argento misto a seta nera, o d’oro misto a seta nera (nelle proporzioni di due terzi ed un terzo) a seconda che siano iscritti nell’albo di un collegio o nell’albo speciale di cui all’art. 17 della legge 25 marzo 1926, n. 453, cravatta di battista bianca con merlettino e tocco in seta, fregiato da una fascia di velluto.
Gli avvocati ed i procuratori debbono indossare le divise nelle udienze dei tribunali e delle corti, nonché dinanzi alle magistrature indicate nel capoverso dell’art. 4 della predetta legge e dinanzi ai consigli dell’ordine ed al consiglio superiore forense.
Si procede in via disciplinare contro coloro che contravvengono alla presente disposizione.

Art. 105. - Il tocco dei membri dei consigli dell’ordine dei procuratori è fregiato di un cordoncino di argento misto a seta nera; quello dei presidenti in città non sedi di corte di appello, di un gallone di argento portante nel mezzo un cordoncino di argento misto a seta nera; e quello dei presenti in città sedi di corte di appello, di due galloni di argento misto a seta nera.
Il tocco dei membri del consiglio dell’ordine degli avvocati è fregiato di un cordoncino di oro misto a seta nera, quello dei presidenti in città non sedi di corte di appello di un gallone d’oro portante nel mezzo un cordoncino d’oro misto a seta nera, quello dei presidenti in città sedi di corte di appello e dei membri del consiglio superiore forense di due galloni portanti nel mezzo di ciascuno di essi un cordoncino d’oro misto a seta nera, e quello del presidente del consiglio stesso di tre galloni di oro portanti anche nel mezzo di ciascuno di essi un cordoncino d’oro misto a seta nera.
L’argento e l’oro sono in correlazione alla seta nella proporzione di due terzi e di un terzo.
Il tocco dei dirigenti delle associazioni di avvocati e procuratori legalmente riconosciute è egualmente fregiato di speciale distintivo che per il segretario nazionale è costituito di due galloni di oro misto ad argento in eguali proporzioni, per il segretario dei sindacati di un gallone di oro misto ad argento in eguali proporzioni, per i membri del direttorio di un cordoncino d’oro misto ad argento anche esso in eguali proporzioni. I cordoncini sono per larghezza ed altezza alquanto più piccoli di quelli degli ufficiali inferiori del regio esercito e i galloni simili a quelli degli ufficiali superiori.
Il tocco con i fregi predetti si usa nelle cerimonie ufficiali e nelle udienze del consiglio superiore forense. Nelle altre circostanze si usa il tocco di seta con fascia di velluto per gli avvocati e il tocco di seta per i procuratori.

Regio Decreto 22 gennaio 1934, n. 37
Norme integrative e di attuazione del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, sull’ordinamento della professione di avvocato e di procuratore.

(Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 30 gennaio 1934, n. 24)

TITOLO I
Delle iscrizioni nei registri dei praticati e negli albi professionali

Capo I – Delle iscrizioni nei registri dei praticanti e dello svolgimento della pratica

1. La domanda per l’iscrizione nel registro speciale dei praticanti è rivolta al Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori nella cui circoscrizione il richiedente ha la sua residenza, e deve essere corredata:
a) del certificato di nascita;
b) del certificato generale del casellario giudiziale, di data non anteriore di tre mesi alla presentazione;
c) dei documenti comprovanti il possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2° e 4° dell’art. 17 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 ;
d) di un certificato del procuratore che, avendo ammesso il richiedente a frequentare il proprio studio per gli effetti della pratica, ne dia attestazione.
La domanda deve essere sottoscritta dall’aspirante e contenere un elenco dei documenti ad essa allegati.
Il requisito di cui al n. 4° dell’art. 17 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve essere comprovato mediante l’esibizione del diploma originale di laurea.
L’aspirante che intende dedicarsi al patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve chiedere nella domanda, di esservi ammesso, ed attestare che non si trova in alcuno dei casi di incompatibilità preveduti nell’art. 3 dello stesso R.D.L. e nell’art. 13 del presente R.D.
Il diploma di laurea è restituito all’interessato dopo che il Consiglio ha deliberato sulla domanda di ammissione.

2. Sono dispensati dalla presentazione del certificato di cui alla lettera d) dell’articolo precedente:
a) coloro che nella domanda chiedono di essere ammessi al patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 ;
b) coloro che si sono iscritti per la frequenza di un Seminario o di altro Istituto costituito presso una Università della Repubblica per gli effetti di cui all’art. 18, comma primo, dello stesso R.D.L., e producono il relativo certificato.

3. Il Consiglio deve deliberare sulle domande di iscrizione nel registro speciale nel termine di trenta giorni dalla presentazione di esse.
Qualora il Consiglio non abbia deliberato nel termine stabilito nel precedente comma, l’interessato, nei dieci giorni successivi alla scadenza del termine, può presentare ricorso al Consiglio nazionale forense per gli avvocati ed i procuratori, il quale decide sul merito dell’iscrizione.
Nel caso di cui all’art. 1, comma quarto, del presente decreto, qualora la domanda sia respinta per motivi attinenti esclusivamente all’ammissione al patrocinio davanti alle Preture, l’interessato può essere iscritto nel registro dei praticanti ai fini dello svolgimento della pratica in uno degli altri modi stabiliti dal R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 . All’uopo egli deve esibire l’occorrente documentazione.
Si applicano per le deliberazioni sulle domande di iscrizione nel registro dei praticanti le norme dei commi secondo, terzo e quinto dell’art. 31 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e dell’art. 45 del presente decreto.

4. Il periodo della pratica si computa dalla data della deliberazione con cui il Consiglio ha ordinato la iscrizione nel registro speciale.
Per i praticanti che esercitano il patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 , il periodo della pratica decorre dal giorno in cui hanno prestato il giuramento.
Nel caso di interruzione della pratica per un periodo superiore a sei mesi il praticante è cancellato dal registro dei praticanti, rimanendo privo di effetti il periodo di pratica già compiuto.

5. Il praticante che frequenta lo studio di un procuratore deve presentare al Consiglio dell’ordine, al termine di ogni anno di pratica:
a) un certificato dello stesso procuratore nel quale sia attestata la frequenza dello studio e l’effettiva durata di essa;
b) una relazione dettagliata sull’attività svolta ed in particolare sulle principali questioni di diritto che ha avuto occasione di esaminare;
c) i certificati delle Cancellerie della Corte d’appello o del Tribunale, contenenti l’indicazione delle udienze alle quali ha assistito;
d) una relazione sulle più importanti cause civili e penali alla cui discussione è stato presente.
La relazione di cui alla lettera b) deve essere controfirmata dal procuratore, previa conferma della verità delle circostanze in essa esposte. Il procuratore può apportare alla relazione le modificazioni che ritenga opportune per evitare eventuali violazioni dell’obbligo del segreto professionale.

6. Il praticante, che ha frequentato un Seminario o altro Istituto costituito presso una Università della Repubblica, a termini dell’articolo 18, comma primo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve darne la prova mediante certificato della competente autorità accademica.
Il certificato deve contenere un’attestazione sul profitto che il praticante abbia tratto dalla frequenza dell’Istituto.
Per il periodo a cui tale frequenza si riferisce il praticante deve esibire i certificati e la relazione di cui alle lettere c) e d) dell’articolo precedente, nonché la relazione di cui alla lettera b) dello stesso articolo, sulle principali questioni di diritto che ha esaminato durante la frequenza dell’Istituto.

7. Il praticante che passa da uno ad altro studio di procuratore deve presentare al Consiglio dell’ordine, relativamente al periodo in cui ha frequentato lo studio dal quale si è allontanato, il certificato e la relazione di cui alle lettere a) e b) dell’art. 5, nonché il certificato di cui alla lettera d) dell’art. 1, rilasciato dal procuratore che abbia ammesso successivamente il praticante nel proprio studio.

8. Il praticante che, dopo avere già compiuto un periodo di pratica, intende essere ammesso al patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 , deve rivolgerne domanda al Consiglio dell’ordine.
Si applicano per le domande di cui al comma precedente le disposizioni dell’art. 1, comma quarto, e dell’art. 3, commi primo, secondo e quarto del presente decreto.
Ai fini del riconoscimento del periodo di pratica già compiuto, il praticante deve comprovare l’effettivo svolgimento della pratica stessa, nei modi stabiliti dal presente decreto.

9. I praticanti i quali esercitano il patrocinio davanti alle Preture a norma dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 , debbono, alla fine di ogni anno, comprovare la loro attività, presentando al Consiglio dell’ordine, assieme ad una particolareggiata relazione sulle principali questioni esaminate durante lo svolgimento del patrocinio, un certificato delle cancellerie delle Preture presso le quali hanno esercitato, in cui siano elencate le cause patrocinate, con l’indicazione delle parti e dell’oggetto delle controversie.

10. Il Consiglio dell’ordine rilascia, su richiesta degli interessati, un certificato di compimento della pratica a coloro che dai documenti da essi prodotti a termini degli articoli precedenti risultino avere atteso alla pratica stessa, per il periodo prescritto, con diligenza e profitto.
Il Consiglio deve deliberare sulla richiesta dell’interessato nel termine di quindici giorni dalla presentazione di essa.
Avverso la deliberazione con la quale la richiesta non sia stata accolta, l’interessato ha facoltà di presentare reclamo al Consiglio nazionale forense.
La facoltà di reclamo spetta all’interessato anche nel caso che il Consiglio non abbia deliberato nel termine prescritto.
In seguito al reclamo di cui ai precedenti commi, il Consiglio nazionale, richiamati gli atti, decide sul merito della istanza.

11. I praticanti procuratori che svolgono il patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578 , debbono avere la loro residenza nella circoscrizione del Consiglio presso il quale sono iscritti.

12. In caso di trasferimento di residenza, il praticante può chiedere di essere iscritto nel registro dei praticanti della circoscrizione nella quale si è trasferito.
La domanda è rivolta al Consiglio dell’ordine della circoscrizione stessa, e deve essere corredata dei documenti indicati nelle lettere a), b), c) del comma primo dell’art. 1, nonché del certificato di cui all’art. 41 e degli altri documenti relativi allo svolgimento della pratica.
Nel caso di accoglimento della domanda, il praticante è iscritto con l’anzianità della precedente iscrizione.
Si applicano, per le domande di trasferimento, le disposizioni dell’art. 3.

13. Ai praticanti procuratori che esercitano il patrocinio davanti alle Preture a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si applicano le disposizioni sulle incompatibilità, contenute nell’art. 3 dello stesso R.D.L.

14. La cancellazione dal registro dei praticanti è pronunziata dal Consiglio dell’ordine, di ufficio o su richiesta del Pubblico Ministero:
a) nei casi d’incompatibilità a termini dell’articolo precedente:
b) nei casi di cui al n. 2° dell’art. 37 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578;
c) nei casi di cui al terzo comma dell’art. 4 del presente decreto;
d) quando il praticante ammesso al patrocinio davanti alle Preture non abbia prestato giuramento, senza giustificato motivo, entro trenta giorni dalla notificazione del provvedimento di ammissione; fermo il disposto dell’art. 8, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578;
e) quando non sia stato osservato l’obbligo della residenza preveduto nell’art. 11 del presente decreto;
f) quando l’iscritto rinunci all’iscrizione.
Si applicano le disposizioni dell’art. 37, commi secondo, terzo, quarto, quinto ed ottavo del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e dell’art. 45 del presente decreto.
I praticanti cancellati dal registro speciale hanno il diritto di esservi nuovamente iscritti qualora dimostrino, se ne è il caso, la cessazione dei fatti che hanno determinato la cancellazione, e l’effettiva sussistenza dei titoli in base ai quali furono originariamente iscritti, e siano in possesso dei requisiti di cui ai numeri 1°, 2° e 3° dell’art. 17 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Fermo il disposto del precedente comma, il praticante che sia stato cancellato per cause attinenti esclusivamente all’esercizio del patrocinio davanti alle Preture può essere reiscritto nel registro ai fini dello svolgimento della pratica con esclusione dal patrocinio stesso.
Per le reiscrizioni sono applicabili le disposizioni dell’art. 3, commi primo, secondo e quarto del presente decreto.

Capo II – Degli esami per la professione di procuratore

15. Il Ministro per la grazia e giustizia stabilisce, con suo decreto, i giorni in cui dovranno aver luogo le prove scritte degli esami per la professione di procuratore, ed il termine entro il quale dovranno essere presentate le domande di ammissione agli esami medesimi.
Il decreto è pubblicato nel Bollettino Ufficiale del Ministero e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica almeno novanta giorni prima di quello fissato per l’inizio delle prove scritte.
[Comma abrogato dall’art. 2, D.L. 21 maggio 2003, n. 112, nel testo integrato dalla relativa legge di conversione.]
Le sottocommissioni esaminatrici hanno sede presso le Corti di appello.
Esercita le funzioni di segretario un cancelliere della Corte d’appello nominato dal Primo presidente.
Con successivo decreto, il Ministro della giustizia determina, mediante sorteggio, gli abbinamenti tra i candidati individuati ai sensi dell’articolo 9, comma 3, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 aprile 1990, n. 101, e successive modificazioni, e le sedi di Corte di appello ove ha luogo la correzione degli elaborati scritti.
Il sorteggio di cui al comma precedente è effettuato previo raggruppamento delle sedi di Corte di appello che presentino un numero di domande di ammissione sufficientemente omogeneo, al fine di garantire l’adeguatezza tra la composizione delle sottocommissioni d’esame e il numero dei candidati di ciascuna sede.
La prova orale ha luogo nella medesima sede della prova scritta.
Nell’ipotesi preveduta nell’art. 22 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, le funzioni di segretario sono esercitate da uno o più magistrati nominati dal Ministro per la grazia e giustizia tra i magistrati addetti al Ministero.

16. Nel termine stabilito i candidati devono presentare alla sottocommissione istituita ai sensi dell’articolo 22, comma 4, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni la domanda di ammissione agli esami corredata:
1° del diploma originale di laurea;
2° del certificato di cui all’art. 10 del presente decreto;
3° della ricevuta della tassa prescritta per l’ammissione agli esami;
4° dei documenti necessari per comprovare i titoli di precedenza nella formazione della graduatoria a termini dell’art. 23, comma quarto, numeri 1°, 2°, 3° e 4° del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578;
5° di un certificato relativo alla votazione riportata nell’esame di laurea.
I candidati che abbiano diritto alla iscrizione nell’albo dei procuratori senza limitazione di numero debbono produrre la relativa documentazione. Per essi non sono prescritti i documenti indicati nei numeri 4° e 5° del comma precedente.
Coloro che non abbiano diritto all’iscrizione senza limitazione di numero, debbono, nella domanda, fare la dichiarazione stabilita nell’art. 23, comma primo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e nell’art. 29 del presente decreto, oppure riservarsi di presentarla con atto separato nel termine prescritto.
Fermo il disposto del quarto comma dell’articolo 19 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla L. 22 gennaio 1934, n. 36, i candidati possono produrre il certificato di cui al n. 2 del comma primo del presente articolo dopo la scadenza del termine stabilito per la presentazione della domanda, ma non oltre i venti giorni precedenti a quello fissato per l’inizio delle prove scritte.
Coloro che si trovano nelle condizioni prevedute nell’art. 18, comma secondo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, debbono presentare, in luogo del documento di cui al n. 2° del comma primo del presente articolo, un certificato dell’Amministrazione presso la quale hanno prestato servizio, che comprovi il requisito prescritto.
Per i Vice-pretori onorari, nel certificato saranno indicate le sentenze pronunziate, le istruttorie e gli altri affari trattati.
Nell’ipotesi di cui all’art. 22 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, il candidato deve dichiarare per quale distretto di Corte d’appello egli partecipa all’esame.

17. La commissione esaminatrice delibera senza ritardo sull’ammissione delle domande di cui all’articolo precedente e forma l’elenco dei candidati ammessi agli esami.
L’elenco è depositato almeno quindici giorni prima dell’inizio delle prove negli uffici della segreteria della commissione.
A ciascun candidato ammesso agli esami è data comunicazione dell’ammissione, nonché del giorno, dell’ora e del luogo in cui dovrà presentarsi per sostenere le prove scritte.

17-bis 1. Le prove scritte sono tre. Esse vengono svolte sui temi formulati dal Ministro di grazia e giustizia ed hanno per oggetto:
a) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice civile;
b) la redazione di un parere motivato, da scegliersi tra due questioni in materia regolata dal codice penale;
c) la redazione di un atto giudiziario che postuli conoscenze di diritto sostanziale e di diritto processuale, su un quesito proposto, in materia scelta dal candidato tra il diritto privato, il diritto penale ed il diritto amministrativo.
2. Per ciascuna prova scritta ogni componente delle commissioni d’esame dispone di 10 punti di merito; alla prova orale sono ammessi i candidati che abbiano conseguito, nelle tre prove scritte, un punteggio complessivo di almeno 90 punti e con un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno due prove.
3. Le prove orali consistono:
a) nella discussione, dopo una succinta illustrazione delle prove scritte, di brevi questioni relative a cinque materie, di cui almeno una di diritto processuale, scelte preventivamente dal candidato, tra le seguenti: diritto costituzionale, diritto civile, diritto commerciale, diritto del lavoro, diritto penale, diritto amministrativo, diritto tributario, diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto internazionale privato, diritto ecclesiastico e diritto comunitario;
b) nella dimostrazione di conoscenza dell’ordinamento forense e dei diritti e doveri dell’avvocato.
4. Per la prova orale ogni componente della commissione dispone di 10 punti di merito per ciascuna delle materie oggetto dell’esame.
5. Sono considerati idonei i candidati che ricevono un punteggio complessivo per le prove orali non inferiore a 180 punti ed un punteggio non inferiore a 30 punti per almeno cinque prove.

18.[Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242 (Gazz. Uff. 1° luglio 1988, n. 153), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.]
... [Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242 (Gazz. Uff. 1° luglio 1988, n. 153), entrata in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione.]
Il tema per ciascuna prova, trasmesso dal Ministero di grazia e giustizia in busta sigillata, è consegnato, a cura del Primo presidente della Corte d’appello, al Presidente della commissione esaminatrice nel giorno stabilito per la prova stessa.
Il presidente della commissione ne dà lettura dopo avere fatto constatare ai candidati presenti l’integrità dei sigilli.
Nell’ipotesi di cui all’art. 22 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si applicano, quanto all’ordine delle prove ed alla scelta dei temi, le disposizioni dell’art. 33, commi primo e secondo, del presente decreto.

19. I candidati debbono dimostrare la loro identità personale, prima di ciascuna prova di esame, presentando un documento di identificazione che sia stato loro rilasciato da un’autorità dello Stato, ovvero una loro fotografia di data recente vidimata da un notaio o autenticata dall’autorità comunale e legalizzata dall’autorità prefettizia.

20. Per lo svolgimento di ogni prova scritta sono assegnate sette ore dal momento della dettatura del tema. Non sono ammessi agli esami i candidati che si presentino quando la dettatura sia stata iniziata.
I candidati debbono usare esclusivamente carta munita del sigillo della commissione e della firma del presidente o di un commissario da lui delegato. Essi non possono conferire tra loro, né comunicare in qualsiasi modo con estranei. È escluso dall’esame colui che contravvenga a tale divieto ed in genere alle disposizioni che siano state date per assicurare la regolarità dell’esame.
Durante il tempo in cui si svolge la prova debbono trovarsi presenti nel locale degli esami almeno due componenti della commissione. Ad essi è affidata la polizia degli esami.

21. I candidati non possono portare nella sede degli esami libri, opuscoli, scritti ed appunti di qualsiasi specie. Essi possono soltanto consultare i codici, anche commentati esclusivamente con la giurisprudenza, le leggi ed i decreti dello Stato; ed all’uopo hanno facoltà di fare pervenire i relativi testi alla commissione esaminatrice almeno tre giorni prima dell’inizio delle prove scritte. I testi presentati sono verificati dalla commissione.
Debbono essere esclusi dall’esame coloro che sono trovati in possesso di libri, opuscoli, scritti, appunti di qualsiasi specie, vietati a norma del presente articolo.
L’esclusione è ordinata dai commissari presenti all’esame. In caso di disaccordo tra loro la decisione è rimessa al presidente.

22. 1. Al candidato sono consegnate in ciascuno dei tre giorni di esame due buste di uguale colore, una grande munita di un tagliando con numero progressivo, corrispondente al numero d’ordine del candidato stesso nell’elenco degli ammessi all’esame, ed una piccola contenente un cartoncino bianco.
2. Il candidato, dopo aver svolto il tema, senza apporvi sottoscrizione né altro contrassegno, pone il foglio o i fogli nella busta grande, in cui mette anche la busta piccola, chiusa, contenente il cartoncino bianco ove ha indicato il proprio nome, cognome, data di nascita e residenza, e consegna il tutto al presidente o a chi ne fa le veci. Quest’ultimo, dopo aver accertato che il numero segnato sul tagliando della busta grande corrisponda al numero d’ordine del candidato, appone la sua firma trasversalmente sulla busta stessa in modo che vi resti compreso il relativo lembo di chiusura, nonché, sui margini incollati, l’impronta in ceralacca del sigillo della commissione.
3. Tutte le buste contenenti i lavori sono affidate, alla fine di ciascuna prova, al segretario, previa raccolta di esse in uno o più pacchi firmati all’esterno da uno dei componenti la commissione, e suggellati con l’impronta in ceralacca del sigillo della commissione.
4. Nel giorno immediatamente successivo all’ultima prova e nell’ora indicata dal presidente, la commissione in seduta plenaria, alla presenza di almeno di cinque candidati designati dal presidente e tempestivamente avvertiti, constata l’integrità dei sigilli e delle firme, apre i pacchi contenenti le buste con i lavori, raggruppa le tre buste aventi sui rispettivi tagliandi lo stesso numero e, dopo aver staccato i tagliandi, le chiude in un’unica busta più grande, nella quale viene apposto un numero progressivo soltanto quando é ultimata l’operazione di raggruppamento per tutte le buste con i lavori, avendo cura di rimescolare le buste stesse prima di apporvi il predetto numero progressivo.
5. Tutte le buste debitamente numerate sono poi raccolte in piego suggellato con le stesse modalità indicate nel comma 2.
6. Di tutte le operazioni di cui ai precedenti commi, come pure di tutto quanto avviene durante lo svolgimento delle prove, viene redatto processo verbale, sottoscritto dal presidente o da chi ne fa le veci e dal segretario.
7. La revisione dei lavori contenuti nelle tre buste raggruppate ai sensi del comma 4 é compiuta contestualmente.

23. Esaurite le operazioni di cui all’articolo 22, i presidenti delle sottocommissioni di cui all’articolo 22, comma 4, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, ne danno comunicazione al presidente della Corte di appello il quale, anche per il tramite di persona incaricata, dispone il trasferimento delle buste contenenti gli elaborati redatti dai candidati alla Corte di appello individuata ai sensi dell’articolo 15, commi quarto e quinto, presso la quale deve essere effettuata la correzione, a mezzo di consegna all’ispettore di polizia penitenziaria appositamente delegato dal Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.
II presidente della Corte di appello individuata ai sensi dell’articolo 15, commi quarto e quinto, presso la quale deve essere effettuata la correzione, riceve, anche per il tramite di persona incaricata, le buste contenenti gli elaborati e ne ordina la consegna ai presidenti delle sottocommissioni, i quali, attestato il corretto ricevimento delle buste, dispongono l’inizio delle operazioni di revisione degli elaborati ivi contenuti.
All’esito delle operazioni di correzione degli elaborati, il presidente della Corte di appello individuata ai sensi dell’articolo 15, commi quarto e quinto, riceve dai presidenti delle sottocommissioni di cui all’articolo 22, comma 4, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 gennaio 1934, n. 36, e successive modificazioni, le buste contenenti gli elaborati, i relativi verbali attestanti le operazioni di correzione e i giudizi espressi, e ne dispone il trasferimento alla Corte di appello di appartenenza dei candidati, presso la quale ha luogo la prova orale. Il trasferimento è effettuato con le modalità indicate nei commi precedenti.
La commissione, anche nel caso di suddivisione in sottocommissioni, compie la revisione dei lavori scritti nel più breve tempo e comunque non più tardi di sei mesi dalla conclusione delle prove: il prolungamento di detto termine può essere disposto una sola volta, e comunque per non oltre novanta giorni, con provvedimento del presidente della corte d’appello, per motivi eccezionali e debitamente accertati.
La commissione assegna il punteggio a ciascuno dei tre lavori raggruppati ai sensi dell’articolo 22, comma 4, dopo la lettura di tutti e tre, con le norme stabilite nell’articolo 17-bis.
La commissione, nel caso in cui accerti che il lavoro sia in tutto o in parte copiato da altro lavoro o da qualche pubblicazione, annulla la prova. Deve pure essere annullato l’esame dei candidati che comunque si siano fatti riconoscere.

24. Il voto deliberato deve essere annotato immediatamente dal segretario, in tutte lettere, in calce al lavoro. L’annotazione è sottoscritta dal presidente e dal segretario.
Terminata la revisione di tutti i lavori scritti, la commissione procede all’apertura delle buste contenenti i nomi dei candidati.

25. ... [Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242.]
... [Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242.]
L’elenco degli ammessi sottoscritto dal presidente e dal segretario, è depositato negli uffici della segreteria della commissione. Il presidente della commissione stabilisce quindi il giorno, l’ora ed il luogo in cui avranno inizio le prove orali.
L’intervallo tra il deposito dell’elenco degli ammessi e l’inizio delle prove orali non può essere minore di un mese né maggiore di due.
A ciascuno degli ammessi è data comunicazione del giorno, dell’ora e del luogo in cui dovrà presentarsi alla prova orale.

26. La prova orale è pubblica e deve durare non meno di 45 e non più di 60 minuti per ciascun candidato.
Terminata la prova di ciascun candidato si procede alla votazione secondo le norme indicate nell’art. 17-bis e il segretario ne registra il risultato nel processo verbale, distintamente per ogni materia.
I candidati debbono presentarsi alla prova orale secondo l’ordine che è fissato dal Presidente. Terminato il primo appello si procede immediatamente al secondo. Il candidato che non siasi presentato al primo né al secondo appello perde il diritto all’esame.

27. ... [Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242.]
... [Comma abrogato dall’art. 9, L. 27 giugno 1988, n. 242.]
Ai fini della formazione della graduatoria a termini dell’art. 23 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, è compilato un elenco di tutti i candidati dichiarati idonei, i quali non abbiano diritto alla iscrizione senza limitazione di numero, con la indicazione per ciascuno della votazione complessiva riportata nelle prove scritte ed orali.
L’elenco è sottoscritto dal presidente e dal segretario.

28. Alla graduatoria dei candidati che abbiano riportata la idoneità, formata a termini dell’articolo 23 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve essere unito l’elenco dei candidati idonei aventi diritto alla iscrizione senza limitazione di numero preveduto nell’art. 93 dello stesso R.D.L.
L’elenco deve essere depositato e comunicato assieme alla graduatoria a norma del medesimo art. 23 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
[Disposizione superata, poiché con D.Lgs.Lgt. 7 settembre 1944, n. 215, tuttora in vigore, venne temporaneamente sospesa l’applicazione delle norme concernenti la limitazione del numero dei posti da conferire annualmente per l’iscrizione o per il trasferimento negli albi dei procuratori.]

29. La dichiarazione di cui all’art. 23, comma primo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve comprendere tutte le sedi poste a concorso.
[Disposizione superata, poiché con D.Lgs.Lgt. 7 settembre 1944, n. 215, tuttora in vigore, venne temporaneamente sospesa l’applicazione delle norme concernenti la limitazione del numero dei posti da conferire annualmente per l’iscrizione o per il trasferimento negli albi dei procuratori.]

30. Di tutta le operazioni attinenti allo svolgimento degli esami è redatto verbale a cura del segretario. Il verbale è sottoscritto dal presidente e dallo stesso segretario.

Capo III – Degli esami per la professione di avvocato

31. — 34. [Abrogati dell’art. 6, L. 24 febbraio 1997, n. 27]

Capo IV – Della iscrizione negli albi professionali

35. Le domande per l’iscrizione negli albi, oltre ad essere corredate dei documenti comprovanti i requisiti stabiliti dalla legge, devono essere sottoscritte dagli aspiranti e contenere l’elenco di tutti i documenti allegati.
Nelle domande per l’iscrizione in un albo di avvocati o in un albo di procuratori gli aspiranti debbono dichiarare, sul loro onore, che non si trovano in alcuno dei casi d’incompatibilità stabiliti dal R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578. Alle domande medesime deve essere allegata anche la quietanza del pagamento della tassa per le Opere di assistenza scolastica universitaria a termini dell’art. 190 del testo unico approvato con R.D. 31 agosto 1933, n. 1592.

36. Nel caso preveduto nel comma ottavo dell’art. 24 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, coloro che aspirano ad uno dei posti messi a concorso, non coperto o resosi vacante, debbono rivolgere la domanda al Consiglio dell’ordine della circoscrizione in cui il posto è disponibile.
Qualora il conferimento del posto avvenga a favore di un aspirante già iscritto in uno degli albi del distretto, la deliberazione con cui è disposta la iscrizione non ha effetto se l’interessato non comprovi, entro trenta giorni dalla notificazione della deliberazione stessa, di avere regolarizzato la propria situazione riguardo all’obbligo della residenza a termini dell’art. 10 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Per gli effetti della disposizione dello stesso comma ottavo dell’art. 24 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si considerano disponibili anche i posti lasciati vacanti, nel termine ivi stabilito, da coloro che, in applicazione della disposizione medesima, essendo già iscritti in un albo ottengano l’iscrizione in un altro albo del distretto, ed i posti che, nello stesso termine, siano rimasti non coperti, a norma del comma secondo del presente articolo.

37. I procuratori che, avendo esercitato la professione per il periodo prescritto, aspirano all’iscrizione nell’albo degli avvocati, debbono unire alla domanda, assieme agli altri documenti necessari, un certificato delle cancellerie delle autorità giudiziarie presso le quali hanno svolto, durante il periodo prescritto, la loro attività, contenente l’elenco delle cause e degli affari trattati, con l’indicazione delle parti e dell’oggetto relativo.

38. Coloro che aspirano alla iscrizione in un albo di procuratori o in un albo di avvocati a termini, rispettivamente, degli artt. 26, comma primo, lettere b), c), d) ed e), e 30 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, debbono comprovare la loro appartenenza ad una delle categorie indicate in detti articoli, mediante certificato dell’Amministrazione competente.

39. Gli avvocati che aspirano all’iscrizione nell’albo speciale di cui all’art. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, debbono unire alla domanda un certificato del Presidente del Consiglio dell’ordine, dal quale risulti l’attuale iscrizione nell’albo degli avvocati e l’anzianità di essa con l’attestazione che l’aspirante ha effettivamente esercitato la professione per il periodo prescritto.
Nei casi di cui al comma terzo dell’art. 33 ed al comma secondo dell’art. 34 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, gli aspiranti debbono esibire anche un certificato delle Amministrazioni competenti dal quale risulti la loro appartenenza ad una delle categorie prevedute nello stesso comma terzo dell’art. 33 e nel comma primo dell’art. 34.

40. Coloro che aspirano all’iscrizione nell’albo speciale a termini dell’art. 34, comma primo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, debbono unire alla domanda:
a) un certificato della competente Amministrazione, dal quale risulti la loro appartenenza ad una delle categorie indicate nel detto articolo;
b) un certificato del Presidente del competente Consiglio dell’ordine, dal quale risulti la loro attuale iscrizione in un albo di avvocati.

41. Per i trasferimenti preveduti negli artt. 25 e 32 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, la domanda deve essere corredata di un certificato del Presidente del Consiglio dell’ordine, della circoscrizione a cui l’interessato appartiene, dal quale risulti che nulla osta al trasferimento.

TITOLO II
Dei procedimenti davanti ai Consigli dell’ordine degli avvocati e dei procuratori e davanti al Consiglio nazionale forense. Del ricorso alle sezioni unite della Corte di cassazione

Capo I – Disposizioni generali

42. Le adunanze del Consiglio nazionale forense e quelle dei Consigli locali per la trattazione degli affari ad essi deferiti a termini del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, non sono pubbliche.
Per ogni adunanza è redatto apposito verbale, che è firmato dal Presidente e dal segretario.
I dispositivi delle deliberazioni debbono essere riportati integralmente nel verbale.
Presso i Consigli dell’ordine locali il Presidente è sostituito, nei casi di assenza o di impedimento, dal componente più anziano di età.
Nelle sedute dei Consigli le funzioni di segretario sono esercitate dal componente nominato a termini dell’art. 75 del presente decreto.

43. Per la validità delle deliberazioni del Consiglio nazionale forense è necessario l’intervento di almeno nove membri; in caso di parità di voti prevale il voto del Presidente. [Vedi, ora, l’art. 22 D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382, in virtù del quale è richiesta la maggioranza di un quarto dei componenti.]
Per la validità delle deliberazioni nelle materie di competenza dei Consigli dell’ordine locali a termini del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, è necessario l’intervento di non meno della metà del numero complessivo dei componenti. [Vedi, ora, l’art. 16 D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382, in base al quale occorre la presenza della maggioranza dei componenti.]
Le deliberazioni sono prese a maggioranza di voti; in caso di parità prevale il voto del Presidente.

44. Le deliberazioni del Consiglio nazionale e quelle dei Consigli dell’ordine locali sono sottoscritte dal Presidente e dal segretario, e sono pubblicate mediante deposito dell’originale negli uffici di segreteria.

45. Nei casi preveduti negli artt. 24, comma quarto, 31, comma terzo, 37, comma secondo, 42, comma terzo, 43, comma secondo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, all’interessato deve essere assegnato un termine non minore di dieci giorni per presentare le proprie deduzioni intorno ai fatti.
Il termine può essere prorogato, su richiesta dell’interessato, con provvedimento del Presidente del Consiglio dell’ordine.
L’interessato, qualora ne faccia istanza, è ammesso ad esporre personalmente le sue giustificazioni ed a presentare testimoni. Egli può essere assistito da un difensore.

46. Alle comunicazioni da farsi a termini del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e del presente decreto, si provvede a cura degli uffici di segreteria mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.
Le notificazioni sono eseguite a cura degli stessi uffici per mezzo di ufficiale giudiziario.

Capo II – Dei procedimenti disciplinari in confronto degli iscritti negli albi

47. Il Presidente del Consiglio dell’ordine deve dare immediata comunicazione all’interessato ed al Pubblico Ministero dei procedimenti disciplinari che siano stati iniziati a termini dell’art. 38 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578. La comunicazione deve contenere la enunciazione sommaria dei fatti per i quali il procedimento è stato iniziato.
Lo stesso Presidente, o un componente del Consiglio da lui delegato, raccoglie quindi le opportune informazioni ed i documenti che reputa necessari ai fini del procedimento nonché le deduzioni che gli pervengano dall’incolpato e dal pubblico ministero, stabilisce quali testimoni siano utili per l’accertamento dei fatti e provvede ad ogni altra indagine.
Il Presidente nomina poi il relatore tra i componenti del Consiglio, e fissa la data della seduta per il giudizio, ordinando la citazione dell’incolpato, con l’osservanza del termine prescritto nell’art. 45 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.

48. La citazione è notificata all’incolpato ed al pubblico ministero. Essa deve contenere:
1° le generalità dell’incolpato;
2° la menzione circostanziata degli addebiti;
3° l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora della comparizione, con l’avvertimento che l’incolpato potrà essere assistito da un difensore, e che, in caso di mancata comparizione, sarà proceduto al giudizio in sua assenza;
4° l’elenco dei testimoni che saranno presentati in giudizio;
5° il termine entro il quale l’incolpato, il suo difensore e il pubblico ministero potranno prendere visione degli atti del procedimento, proporre deduzioni ed indicare testimoni;
6° la data e la sottoscrizione del Presidente.
Ordinata la notificazione dell’atto di citazione, il Presidente provvede anche per la citazione dei testimoni.

49. L’incolpato ed il Pubblico Ministero, qualora inducano testimoni a termini del n. 5 del precedente articolo, debbono esporre sommariamente le circostanze sulle quali intendono che i testimoni siano esaminati.
Il Presidente del Consiglio dell’ordine, ordina la citazione dei testimoni indicati.
Qualora non sia possibile provvedere tempestivamente per la citazione dei testimoni indicati, il Presidente ordina il rinvio del giudizio ad altra prossima seduta, dandone immediatamente comunicazione all’incolpato, al Pubblico Ministero ed ai testimoni già citati.

50. Nella seduta stabilita, il relatore espone i fatti e le risultanze del procedimento. Viene interrogato quindi l’incolpato, sono esaminati i testimoni e il difensore è ammesso ad esporre le sue deduzioni.
L’incolpato ha per ultimo la parola, se la domanda.
Qualora l’incolpato non si presenti né giustifichi un legittimo impedimento, si procede in sua assenza.

51. Chiusa la discussione, il Consiglio delibera fuori della Presenza dell’incolpato e del difensore.
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dell’art. 473 del codice di procedura penale.
La decisione è redatta dal relatore e deve contenere la esposizione dei fatti, i motivi sui quali si fonda, il dispositivo, l’indicazione del giorno, del mese e dell’anno in cui è pronunziata e la sottoscrizione del Presidente e del segretario. Essa è pubblicata mediante deposito dell’originale negli uffici di segreteria.

52. Nei procedimenti che si svolgono davanti al Consiglio dell’ordine degli avvocati e procuratori, nel caso preveduto nell’art. 38, comma quarto, del regio decreto-legge 27 novembre 1933, n. 1578, si applicano le disposizioni precedenti di questo capo. [Vedi, ora, le disposizioni del D.Lgs. C.P.S. 28 maggio 1947, n. 597.]
Le stesse disposizioni si applicano nei procedimenti davanti al Consiglio nazionale forense, nel caso preveduto nell’art. 54, n. 2, dello stesso R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, osservate per le decisioni le norme dell’art. 64 del presente decreto.

53. La ricusazione dei componenti di un Consiglio può essere proposta fino al giorno precedente quello fissato per il giudizio. L’atto relativo è presentato negli uffici di segreteria del Consiglio e deve contenere, sotto pena di inammissibilità, i motivi sui quali la ricusazione si fonda, ed essere sottoscritto dall’interessato o da un suo procuratore speciale.
La ricusazione e l’astensione non hanno effetto sugli atti compiuti anteriormente.
Le impugnazioni proposte avverso le decisioni in materia di ricusazione o di astensione non sospendono il corso del procedimento disciplinare.

54. La cognizione dei motivi di ricusazione appartiene allo stesso Consiglio, quando, per effetto di questa, esclusi i componenti ricusati, gli altri raggiungono il numero prescritto per decidere.
Prima di decidere il Consiglio comunica l’atto di ricusazione alle altre parti interessate, invita i componenti ricusati a fornire senza ritardo le proprie deduzioni sui motivi della ricusazione, e procede alle indagini che reputi occorrenti.
Le altre parti interessate possono presentare le loro deduzioni nel termine di cinque giorni dalla comunicazione.

55. Nel caso preveduto nell’art. 49, comma secondo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, il ricorso è proposto nei modi e termini indicati nel primo comma dell’art. 53 del presente decreto.
Il ricorso è comunicato alle altre parti interessate, a cura del Consiglio; ed i componenti ricusati sono invitati a fornire senza ritardo le proprie deduzioni sui motivi della ricusazione. Le altre parti interessate possono presentare le loro deduzioni nel termine di cinque giorni dalla comunicazione.
Il ricorso, assieme agli atti del procedimento ed alle deduzioni di cui al comma precedente, è quindi trasmesso al Consiglio nazionale forense.
Il Consiglio nazionale o il Consiglio dell’ordine premesse le indagini che reputino occorrenti, decidono nel più breve termine, e, qualora ammettano la ricusazione, proseguono nel procedimento sino alla definizione di esso.
Si applicano per il procedimento le norme degli artt. 47, 48, 49, 50, 51 e 52 del presente decreto.
Qualora il ricorso sia respinto oppure le ricusazioni siano ammesse parzialmente in modo che non venga a mancare presso il Consiglio competente il numero dei membri prescritto per decidere, gli atti sono immediatamente rinviati allo stesso Consiglio per l’ulteriore corso del procedimento.
Nel caso di astensioni, per effetto delle quali venga a mancare nel Consiglio il numero di componenti prescritto per decidere, gli atti del procedimento sono trasmessi al Consiglio nazionale. Delle astensioni e della trasmissione degli atti è data immediatamente comunicazione alle parti interessate, le quali hanno facoltà di fare pervenire, nel termine di dieci giorni dalla comunicazione, le loro deduzioni al Consiglio nazionale.
Il Consiglio nazionale o il Consiglio dell’ordine, se riconoscono fondati i motivi delle astensioni, proseguono nel procedimento disciplinare sino alla definizione di esso, con l’osservanza delle norme degli articoli indicati nel precedente comma quinto.
Qualora il Consiglio nazionale o il Consiglio dell’ordine riconoscano infondati i motivi delle astensioni o le ammettano parzialmente in modo che non venga a mancare nel Consiglio competente il numero dei componenti prescritto per decidere, rinviano gli atti allo stesso Consiglio, per l’ulteriore corso del procedimento.
Può essere riconosciuto il diritto di astensione anche per ragioni di convenienza non comprese dalla legge tra i motivi di ricusazione.

56. Nel caso preveduto nell’art. 49, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, ciascuno dei Consigli, fra i quali si sia determinato un conflitto di competenza, trasmette gli atti del procedimento al Consiglio nazionale forense.
Della trasmissione degli atti è data immediata comunicazione alle parti interessate, le quali possono fare pervenire le loro deduzioni al Consiglio nazionale forense nel termine di dieci giorni dalla comunicazione.
In seguito alla decisione del Consiglio nazionale forense, gli atti sono rimessi al Consiglio dell’ordine che sia stato ritenuto competente.
L’impugnazione proposta avverso la decisione del Consiglio nazionale forense non sospende il corso del procedimento disciplinare.

Capo III – Dei procedimenti disciplinari in confronto dei praticanti

57. Sono sottoposti a procedimento disciplinare i praticanti che si rendono colpevoli di fatti non conformi alla dignità ed al decoro della professione forense, oppure qualora esercitino il patrocinio a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, di abusi o mancanze nell’esercizio del patrocinio stesso.

58. Si applicano, nei riguardi della disciplina dei praticanti, le disposizioni del titolo IV del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e quelle dei capi I e II del presente titolo.
La sospensione ha per effetto la interruzione della pratica. Durante la sospensione il condannato è privato dell’esercizio del patrocinio.
Per effetto della radiazione il condannato non può essere più iscritto nel registro dei praticanti, salvo il disposto dell’art. 47 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e del primo comma del presente articolo.

Capo IV – Dei procedimenti innanzi al Consiglio nazionale forense

59. Il ricorso al Consiglio nazionale forense è presentato negli uffici del Consiglio che ha emesso la pronuncia, e deve contenere l’indicazione specifica dei motivi sui quali si fonda, ed essere corredato della copia della pronuncia stessa, notificata al ricorrente.
Agli effetti della decorrenza del termine per il ricorso incidentale preveduto nell’art. 50, comma terzo, R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si ha riguardo alla data in cui è stata fatta la notificazione del provvedimento impugnato al professionista interessato e, nel caso di più professionisti, alla data dell’ultima notificazione.
L’ufficio del Consiglio comunica immediatamente, in copia, alle altre parti il ricorso che sia stato presentato a norma del comma primo del presente articolo. Al Pubblico Ministero è anche comunicata la data dell’ultima notificazione del provvedimento impugnato ai professionisti interessati.
Il ricorso e gli altri atti del procedimento rimangono depositati negli uffici del Consiglio per il termine di dieci giorni dalla scadenza di quello stabilito per ricorrere. Nel caso di cui all’art. 50, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, il termine del deposito decorre dalla scadenza di quello stabilito per il ricorso incidentale.
Fino a quando gli atti rimangono depositati le parti interessate possono prenderne visione, proporre deduzioni ed esibire documenti.
Il ricorso e gli altri atti nonché le deduzioni ed i documenti di cui al comma precedente sono quindi trasmessi al Consiglio nazionale forense.

60. La segreteria del Consiglio nazionale forense, non appena ricevuti gli atti di cui al precedente articolo, li comunica al Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione della Repubblica, che ne curerà la restituzione non oltre quindici giorni dalla ricezione.
Contemporaneamente la stessa segreteria avverte il ricorrente e le altre parti interessate che gli atti rimarranno depositati negli uffici del Consiglio nazionale per il termine di dieci giorni a decorrere dal giorno successivo a quello in cui il Pubblico Ministero deve effettuarne la restituzione.
Ai fini della comunicazione preveduta nel precedente comma, come di ogni altra, nonché delle notificazioni prescritte, le parti interessate devono tempestivamente eleggere il proprio domicilio in Roma presso una persona od un ufficio e darne avviso alla segreteria del Consiglio nazionale. In mancanza della elezione di domicilio, le comunicazioni e le notificazioni sono fatte mediante deposito nella segreteria del Consiglio nazionale.
Nel procedimento davanti al Consiglio nazionale il professionista interessato può essere assistito da un avvocato iscritto nell’albo speciale di cui all’art. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, munito di mandato speciale.

61. Durante il termine di cui al comma secondo dell’articolo precedente, il ricorrente, il suo difensore e le altre parti hanno facoltà di prendere visione degli atti, di proporre deduzioni e di esibire documenti.
Uguale facoltà compete al Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione.
Il Presidente del Consiglio nazionale forense nomina quindi il relatore fra i componenti del Consiglio e fissa la data della seduta per la discussione del ricorso.
La discussione del ricorso non può avere luogo prima di dieci giorni dalla scadenza del termine di cui allo stesso secondo comma dell’articolo precedente.
Del provvedimento con cui è stata fissata la seduta è data immediata comunicazione al ricorrente ed alle altre parti con indicazioni del giorno e dell’ora in cui la seduta avrà luogo.

62. La discussione del ricorso ha luogo con l’intervento del Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione quando il ricorso sia stato proposto dal Pubblico Ministero o, se proposto dal professionista, concerna un provvedimento di radiazione dall’albo oppure siavi stato ricorso incidentale del Pubblico Ministero.
L’intervento del Pubblico Ministero è prescritto inoltre quando trattasi di ricorso avverso le deliberazioni prevedute negli artt. 35 e 47 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
In ogni altro caso è in facoltà del Pubblico Ministero di intervenire, salvo il disposto dell’art. 65 del presente decreto.

63. Nel giorno stabilito il consigliere incaricato riferisce sul ricorso. Quindi il professionista interessato è ammesso ad esporre le sue deduzioni personalmente o a mezzo del suo difensore, ed il Pubblico Ministero, quando sia intervenuto, svolge le sue conclusioni.
La decisione del ricorso è deliberata fuori della presenza dell’incolpato e del difensore. Il Pubblico Ministero assiste alla decisione. [Con sentenza n. 27 del 10-17 febbraio 1972 (Gazz. Uff. 23 febbraio 1972, n. 50) la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del comma secondo dell’art. 63, nella parte in cui dispone che «il Pubblico Ministero assiste alla decisione».]
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni dell’art. 473 del codice di procedura penale.
È in facoltà del Consiglio nazionale di procedere, su richiesta delle parti o di ufficio, a tutte le ulteriori indagini ritenute necessarie per l’accertamento dei fatti.

64. Le decisioni del Consiglio nazionale forense sono pronunciate in nome del Popolo Italiano, sono redatte dal relatore e devono contenere l’indicazione dell’oggetto del ricorso, le deduzioni del ricorrente, le conclusioni del Pubblico Ministero, quando sia intervenuto, i motivi sui quali si fondano, il dispositivo, l’indicazione del giorno, del mese e dell’anno in cui sono pronunziate, la sottoscrizione del Presidente e del segretario.
Esse sono pubblicate mediante deposito dell’originale nella segreteria del Consiglio. Una copia ne e comunicata immediatamente al Procuratore generale presso la Corte di cassazione, al quale debbono essere comunicate anche le date in cui siano state eseguite le notificazioni delle decisioni stesse alle altre parti interessate.

65. Nei procedimenti che si svolgono davanti al Consiglio nazionale forense nei casi di cui agli artt. 49, comma secondo, 54, n. 2, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e 52, comma secondo, e 55 del presente decreto interviene alla seduta il Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione.

Capo V – Dei ricorsi alle sezioni unite della Corte di cassazione

66. Il ricorso alle Sezioni unite della Corte di cassazione deve essere notificato, per mezzo di ufficiale giudiziario, a cura del ricorrente alle altre parti interessate nel termine stabilito per ricorrere dall’art. 56 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Nei quindici giorni successivi alla notificazione il ricorso deve essere presentato nella cancelleria della Corte assieme all’atto originale di notificazione ed alla copia della decisione impugnata, che è stata notificata al ricorrente.
Il ricorso è sottoscritto dal ricorrente o da un suo procuratore munito di mandato speciale, e deve contenere l’esposizione dei fatti e dei motivi sui quali si fonda, nonché la elezione di domicilio in Roma, con l’indicazione della persona o dell’ufficio presso cui la elezione è fatta.
Le altre parti interessate possono fare pervenire le loro deduzioni entro il termine di venti giorni successivi alle notificazioni di cui al comma primo del presente articolo.

67. La cancelleria della Corte di cassazione comunica senza ritardo copia del ricorso al Procuratore generale presso la stessa Corte, e richiede gli atti del procedimento alla segreteria del Consiglio nazionale, che ne cura la immediata trasmissione.
Pervenuti gli atti e trascorsi i termini di cui all’articolo precedente, il Primo Presidente della Corte di cassazione fissa l’udienza in cui il ricorso deve essere discusso, nomina il relatore e dispone che gli atti siano comunicati al Pubblico Ministero.
Il provvedimento che stabilisce l’udienza per la discussione del ricorso è comunicato alle parti almeno quindici giorni prima. L’interessato, nell’udienza stabilita, è ammesso ad esporre le sue difese personalmente o per mezzo di un avvocato iscritto nell’albo speciale di cui all’art. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, munito di mandato speciale.
La Corte decide, sentite le conclusioni del Pubblico Ministero.
Si osservano, per il rimanente, le disposizioni, in quanto applicabili, del procedimento davanti alla Corte di cassazione in materia civile.

68. Oltre i casi indicati nei commi secondo e terzo dell’art. 56 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, il Pubblico Ministero presso la Corte di cassazione ha facoltà di ricorrere alle sezioni unite della Corte di cassazione per incompetenza, eccesso di potere e violazione di legge avverso qualsiasi decisione del Consiglio nazionale forense, che non sia stata impugnata dalle altre parti interessate oppure sia stata impugnata per motivi diversi da quelli che il Procuratore generale intende dedurre.
Il ricorso preveduto nel precedente comma deve essere proposto e notificato agli interessati entro trenta giorni dalla scadenza del termine di cui all’art. 56, comma terzo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578. Tale termine è computato dal giorno dell’ultima notificazione alle parti interessate della decisione del Consiglio nazionale.
Nel rimanente si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni degli artt. 66 e 67 del presente decreto.

TITOLO III
Disposizioni finali e transitorie

69. Gli albi degli avvocati e quelli dei procuratori debbono contenere l’elenco degli iscritti in ordine alfabetico, con l’indicazione del loro cognome e nome, nonché dei titoli accademici ed onorifici e delle decorazioni, della sede dell’ufficio di ciascuno, della data di iscrizione e di quella del giuramento e dell’autorità giudiziaria presso la quale il giuramento è stato prestato.
Nell’elenco speciale di cui al comma quarto dell’art. 3 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve essere indicato, per ogni professionista, l’ente al cui ufficio legale il professionista stesso appartiene.
Sono elencati in un registro apposito i procuratori che siano stati nominati sostituti di altri procuratori a termini dell’art. 9 dello stesso regio decreto legge. Nel registro deve essere indicato per ciascuno degli iscritti il professionista che lo ha nominato.
L’albo speciale preveduto nell’art. 33 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, deve contenere il cognome e nome degli iscritti, la data d’iscrizione e l’indicazione dell’albo di avvocati al quale l’iscritto appartiene.
L’albo speciale è pubblicato al principio di ogni anno nel Bollettino Ufficiale del Ministero di grazia e giustizia. Nello stesso Bollettino vengono pubblicate le successive variazioni.

70. Il registro speciale dei praticanti deve contenere, oltre l’indicazione del cognome e nome, luogo e data di nascita e luogo di residenza dell’iscritto, anche l’indicazione della data della laurea e dell’Università dalla quale fu conferita.
Nel registro deve essere annotata la data del giuramento per coloro che l’abbiano prestato a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Il registro, prima dell’uso, è numerato e firmato in ciascun foglio dal Presidente del Consiglio dell’ordine.
Le iscrizioni sono eseguite nel registro per ordine cronologico secondo la data delle deliberazioni prevedute nell’art. 3 del presente decreto.
I praticanti ammessi al patrocinio davanti alle Preture, i quali abbiano prestato il giuramento a termini dell’art. 8 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, debbono essere annotati anche in un elenco a parte, annesso al registro speciale, numerato e firmato a norma del comma terzo del presente articolo.

71. Per gli effetti di cui all’art. 5, lettera c) del presente decreto, i cancellieri delle Corti di appello e dei Tribunali, i quali assistono alle udienze, devono raccogliere in un apposito registro le firme dei praticanti presenti in ciascuna udienza.
Al termine dell’udienza il foglio del registro è vistato dal Presidente in continuazione delle firme raccolte.

72. Per essere ammessi al giuramento di cui agli artt. 8 e 12 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, gli interessati debbono esibire all’autorità giudiziaria davanti a cui il giuramento deve essere prestato un certificato del Presidente del Consiglio dell’ordine, dal quale risulti la loro iscrizione nell’albo o nel registro dei praticanti. L’autorità giudiziaria dà immediatamente comunicazione della prestazione del giuramento al Presidente del Consiglio dell’ordine competente.

73. Nei casi di cui all’art. 66 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, il Consiglio dell’ordine, prima di ordinare, a termini del comma secondo dello stesso articolo, il deposito degli atti e dei documenti, può adottare ogni provvedimento che ritenga opportuno.
Qualora la necessità urgente della prosecuzione del giudizio o altre esigenze lo richiedano, il Consiglio può permettere che gli atti e le scritture siano ritirati contro il rilascio di una ricevuta particolareggiata del nuovo procuratore od avvocato, il quale assume impegno personale di riconsegnarli al Consiglio non appena ne sia richiesto.
Il procuratore o l’avvocato a cui sia domandata la restituzione degli atti e documenti può essere autorizzato dal Consiglio a farsi rilasciare dagli uffici del Consiglio, a spese del cliente, una precisa descrizione degli atti e documenti medesimi, con l’annotazione della spesa relativa a ciascuno di essi, nonché la copia integrale di quei documenti che a giudizio insindacabile del Presidente del Consiglio occorressero ai fini della valutazione dell’opera professionale prestata.

74. Presso il Consiglio nazionale forense è costituito un ufficio di segreteria composto di un magistrato di grado non superiore al sesto, e di non più di quattro funzionari di cancelleria.
Il magistrato ed i funzionari di cancelleria sono nominati dal Ministro di grazia e giustizia tra quelli addetti al Ministero.
[La presente disposizione è superata, in virtù dell’art. 8 D.Lgs.C.P.S. 28 maggio 1947, n. 597.]

75. Presso i Consigli dell’ordine locali, gli uffici di segreteria, per quanto concerne le funzioni deferite ai Consigli stessi col R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e col presente decreto, sono diretti da un componente del Consiglio nominato dal Presidente.

76. Gli uffici di segreteria di cui agli articoli 74 e 75 curano le comunicazioni e le notificazioni degli atti ed adempiono a tutte le altre mansioni di loro spettanza a norma del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, e del presente decreto, secondo le istruzioni che saranno impartite rispettivamente dal Presidente del Consiglio nazionale e dal Presidente del Consiglio locale.

77. Negli uffici di segreteria del Consiglio nazionale forense ed in quelli dei Consigli locali, sono istituiti:
a) un registro nel quale devono essere riportati in ordine di data tutti i verbali delle adunanze. Ogni verbale deve essere firmato dal Presidente e dal segretario;
b) un registro generale nel quale debbono essere annotati per ordine di data tutti gli atti che pervengono al Consiglio nazionale o al Consiglio locale.
Gli atti relativi ad ogni affare sono riuniti in distinti fascicoli, ciascuno dei quali è contro segnato da un proprio numero ed annotato in un’apposita rubrica.

78. Per l’esercizio delle funzioni di spettanza dei Comitati di cui agli artt. 14, comma secondo, 33, comma sesto, e 38, comma quarto, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, si applicano le disposizioni dello stesso R.D.L. e del presente decreto relative ai Consigli dell’ordine per quanto concernono le funzioni medesime.
[La disposizione non è più in vigore, poiché gli articoli richiamati devono ritenersi abrogati, facendo essi riferimento alle organizzazioni sindacali fasciste, soppresse dal D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 369.]

79. Ai componenti del Consiglio nazionale forense ed ai membri delle commissioni per gli esami di avvocato e di procuratore, che non appartengono alle Amministrazioni dello Stato, è corrisposto, oltre le eventuali indennità di viaggio e di soggiorno spettanti ai funzionari del grado 5, un gettone di presenza di lire 50 per ogni giorno di adunanza. A coloro che siano funzionari dello Stato, oltre le eventuali indennità di viaggio e di soggiorno corrispondenti al grado, è assegnato un gettone di presenza di lire 25 per ogni giorno di adunanza.
I gettoni di presenza sono assoggettati alla riduzione del 12%, a norma del R.D.L. 20 novembre 1930, n. 1491.

80. Nel caso preveduto nell’art. 14, comma secondo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, le funzioni inerenti alla custodia degli albi e dei registri dei praticanti e quelle disciplinari sono esercitate dal Presidente del Tribunale fino a quando non sia costituito il Comitato di cui al detto articolo.

81. Nelle circoscrizioni di Tribunale nelle quali non esiste attualmente un Consiglio dell’ordine degli avvocati e dei procuratori ed occorre procedere alla costituzione degli albi professionali propri della circoscrizione, questi sono formati a cura del Presidente del Tribunale, il quale vi provvede entro il 31 marzo 1934, iscrivendo di ufficio negli albi i professionisti che abbiano la loro residenza nella circoscrizione del tribunale stesso. A ciascun professionista è assegnata l’anzianità che aveva nell’albo al quale apparteneva.
Lo stesso Presidente del Tribunale provvede alla formazione del registro dei praticanti.
Coloro che sono iscritti negli albi dei procuratori a norma del comma primo del presente articolo debbono, entro il 30 giugno 1934, regolarizzare la loro situazione, agli effetti dell’obbligo della residenza, a termini dell’art. 10 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.
Avvenuta la formazione degli albi, il Presidente del Tribunale ne comunica un esemplare al Ministero di grazia e giustizia ed a quello delle corporazioni, nonché al Direttorio del Sindacato nazionale degli avvocati e procuratori.
Il Presidente del Tribunale esercita le funzioni inerenti alla custodia degli albi formati a norma del comma primo del presente articolo nonché dei registri dei praticanti, e quelle relative al potere disciplinare fino a quando non sia stato costituito il Direttorio del Sindacato, oppure, nel caso preveduto nell’art. 14, comma secondo, del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, fino a quando non sia stato costituito il Comitato di cui allo stesso articolo.
[La presente disposizione è superata, in virtù dell’art. 19 D.Lgs.Lgt. 23 novembre 1944, n. 382.]

82. I procuratori, i quali esercitano il proprio ufficio in un giudizio che si svolge fuori della circoscrizione del Tribunale al quale sono assegnati, devono, all’atto della costituzione nel giudizio stesso, eleggere domicilio nel luogo dove ha sede l’autorità giudiziaria presso la quale il giudizio è in corso.
In mancanza della elezione di domicilio, questo si intende eletto presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria .

83. Sono abrogate le disposizioni dei commi primo e secondo dell’art. 18 del R.D.L. 28 settembre 1933, n. 1282. Tuttavia i procuratori attualmente ammessi ad esercitare davanti ai tribunali istituiti con lo stesso D.L., ed appartenenti alla circoscrizione di altro distretto di Corte d’appello, possono continuare a prestare la loro opera presso i Tribunali medesimi negli affari promossi, con il loro intervento, dinanzi all’autorità giudiziaria anteriormente al 1° febbraio 1934.

84. È fatta riserva di emanare, a termini dell’art. 101 del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578, le ulteriori norme occorrenti per integrarlo, attuarlo e coordinarlo con altre leggi.

Il presente decreto avrà attuazione contemporaneamente alla entrata in vigore delle disposizioni del R.D.L. 27 novembre 1933, n. 1578.







Avv. Alessandra Mignanelli

Avv. civilista con particolare attenzione per i settori del diritto bancario, diritto commerciale, diritto assicurativo ed infortunistica stradale, recupero crediti, diritto di famiglia, diritto del lavoro, diritto del consumatore.


COLLABORA
Partecipa attivamente alla crescita del web giuridico: consulta le modalitˆ per collaborare ad Altalex . Inviaci segnalazioni, provvedimenti di interesse, decisioni, commenti, articoli, e suggerimenti: ogni prezioso contributo sarˆ esaminato dalla redazione.
NOTIZIE COLLEGATE
Esame di avvocato, prove scritte, voto numerico, correzione parlante (TAR Calabria-Catanzaro, sez. II, ordinanza 04.09.2014 n° 404 )

Avvocato, società commerciale, amministratore, incompatibilità, pensione (Cassazione civile , sez. VI - L, ordinanza 04.09.2014 n° 18663 )

Esame avvocato, elaborato scritto, correzione, commissario, assenza (TAR Sicilia-Palermo, sez. III, ordinanza 22.07.2014 n° 572 )

Avvocato, attività di mediazione, compenso, albo, iscrizione, determinazione (Cassazione civile , sez. II, sentenza 10.07.2014 n° 15842 )

Avvocato, condotta scorretta, tentativo, sanzioni disciplinari, tassatività (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 16.12.2013 n° 27996 )

Praticante avvocato, consiglio di amministrazione, presidente, compatibilità (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 18.11.2013 n° 25797 )

Consiglio Nazionale Forense, sentenze, Cassazione, vizio di motivazione (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 14.10.2013 n° 23216 )

Avvocato, azione disciplinare, prescrizione, eccezione, proponibilità, Cassazione (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 09.10.2013 n° 22956 )

Antitrust: avvia istruttoria verso Consiglio forense su tariffe minime (News 25.07.2013)

Ente pubblico, avvocato, dipendente, patrocinio, abilitazione, enti diversi (Cassazione civile , sez. lavoro, ordinanza 15.07.2013 n° 17324 )

Processo amministrativo, spese, liquidazione, giudice, discrezionalità (Consiglio di Stato , sez. V, sentenza 05.07.2013 n° 3587 )

Avvocato, decreto ingiuntivo, non esecutorietà, controparte, legale, offese (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 25.06.2013 n° 15873 )

Avvocato, sanzione disciplinare, legge più favorevole, retroattività, inapplicabilità (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 17.06.2013 n° 15120 )

Avvocato, dipendente pubblico, patrocinio, estensione, competenza statale (Corte Costituzionale , sentenza 22.05.2013 n° 91 )

Avvocato, pubblicità occulta, intervista, correttezza professionale, decoro, lesione (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 03.05.2013 n° 10304 )

Avvocati, praticanti abilitati, patrocinio, limiti, cause di lavoro e previdenza (Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 29.04.2013 n° 10102 )

Avvocato, consigliere di amministrazione, compensi, attività professionale (Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 11.03.2013 n° 5975 )

Avvocato, dipendente pubblico, presenze, attestazione, obbligo, illegittimità (TAR Campania-Napoli, sez. V, sentenza 24.01.2013 n° 547 )

Esercizio della professione senza la prescritta abilitazione: risarcito il cliente (Cassazione civile , sez. III, sentenza 13.12.2012 n° 22890 (Ilaria Di Punzio) )

Consiglio Nazionale Forense (CNF, scheda 22.11.2012)

Giurisprudenza, mutamento, overruling, avvocato, procedimento disciplinare (Cassazione civile , SS.UU., sentenza 12.10.2012 n° 17402 )

La legge professionale forense dovrà dire SI agli avvocati part time (Articolo 04.09.2012 (Maurizio Perelli) )

Avvocato (Mappa agg. al 31.08.2012)

Congresso forense: necessaria nuova legge professionale ma senza delegificazione (Congresso Nazionale Forense Straordinario, mozione 24.03.2012)

Dalla manovra bis alla riforma della legge professionale forense (Articolo 18.10.2011 (Antonino Ciavola) )

Riforma della legge professionale (Convegno in Treviso 13.03.2009)


10 correzione personalizzate e 6 ore di lezione in aula virtuale

Il corso online di Altalex per la preparazione al concorso in magistratura ordinaria giunge quest’anno all’VIII edizione. Come di consueto il corso si caratterizza per il connubio tra una metodologia didattica ...

Segnalazioni Editoriali
Reati contro la donna. Excursus normativo (Sconto 10%) Avv. Simone Marani € 32,00 € 28,80
La violenza sulle donne è un fenomeno idoneo ad integrare differenti ipotesi delittuose, tutte accomunate dal fatto di avere quale soggetto destinatar...

Calcolo danno macrolesioni con le tabelle dei principali Tribunali italiani

Milano-Roma 2013
abbinamento accertamento tecnico preventivo affidamento condiviso agenzia delle entrate amministratore di condominio anatocismo appello appello incidentale arresti domiciliari assegno di mantenimento assegno divorzile atto di precetto autovelox avvocato bando di concorso carceri cartella esattoriale certificato di agibilità Codice della Strada Codice deontologico forense codice penale codice procedura civile cognome collegato lavoro comodato compensi professionali concorso in magistratura concussione condominio contratto preliminare contributo unificato convivenza more uxorio danno biologico danno morale Decreto decreto Balduzzi decreto del fare decreto ingiuntivo decreto salva italia demansionamento difesa d'ufficio dipendenti non agricoli diritto all'oblio Equitalia esame esame avvocato esame di avvocato falso ideologico fermo amministrativo figli legittimi figli naturali figlio maggiorenne filtro in appello fondo patrimoniale Gazzetta Ufficiale geografia giudiziaria giudici ausiliari giudici di pace giustizia guida in stato di ebbrezza indennizzo diretto Inps insidia stradale interessi legali ipoteca legge di stabilità legge Pinto lieve entità mansioni superiori mediazione civile mediazione obbligatoria messa alla prova milleproroghe ne bis in idem negoziazione assistita oltraggio a pubblico ufficiale omesso versamento ordinanza-ingiunzione overruling parametri forensi parere civile parere penale pedone precetto processo civile processo civile telematico processo telematico procura alle liti provvigione pubblica amministrazione querela di falso responsabilità medica riassunzione ricorso per cassazione Riforma della giustizia riforma forense riforma fornero sblocca Italia sciopero sentenza Franzese sequestro conservativo Sfratti silenzio assenso soluzioni proposte sospensione della patente sospensione feriale spending review Stalking tabella tabelle millesimali tariffe forensi tassi usurari tracce di esame tribunali tulps usucapione usura