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Sanità: le posizioni organizzative dopo le recenti riforme del pubblico impiego
Articolo 12.02.2013 (Maurizio Danza)

Solitamente la trattazione delle posizioni organizzative nel Comparto Sanità previste dal CCNL 1998-2001 del 7 aprile 1999, è associata a quella della funzione di coordinamento rinvenibile invece nell’art. 10 del CCNL 2000-2001 (c.d. biennio economico) del 20 settembre 2001: a ben vedere i due istituti appaiono del tutto diversi sia da un punto di vista formale che sostanziale.

In realtà l’anello di congiunzione tra i due istituti è effetto però, dell’art.11 del CCNL 2000-2001 del 20 settembre 2001, che al c.4., opera un ampliamento dei soggetti legittimati al conferimento della posizione organizzativa, prevedendo espressamente che” le posizioni organizzative possano essere conferite anche al personale di cui all’art. 10, pur se secondo criteri definiti in contrattazione integrativa”. Quanto al tema specifico della posizione organizzativa, essa appare figura, diversa altresì dalla “progressione giuridica e/o di carriera”, risultando infatti caratterizzata, dall’espletamento di un “incarico temporaneo” per una posizione di lavoro richiedente lo svolgimento di funzioni direttive di particolare complessità, o di attività altamente specializzate,di elevata autonomia ed esperienza.

In particolare si soffermano su detta figura gli artt. 20 e 21 del contratto nazionale Sanità 1998-2001, quanto alle caratteristiche e l’art. 36, in riferimento alla misura della prevista indennità. A ben vedere la prima disposizione reca da una parte,la definizione di posizioni organizzative dettando indicazioni in tema di “graduazione delle funzioni”. A tal proposito il co. 1 prevede infatti che “le aziende ed enti, sulla base dei propri ordinamenti e delle leggi regionali di organizzazione ed in relazione alle esigenze di servizio, istituiranno posizioni organizzative che richiedono lo svolgimento di funzioni con assunzione diretta di elevata responsabilità”.

Il successivo co. 2, invece chiarisce in quali settori possono essere istituite le predette posizioni prevedendo che” le posizioni organizzative, a titolo esemplificativo, possono riguardare settori che richiedono lo svolgimento di funzioni di direzione di servizi, dipartimenti, uffici o unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da un elevato grado di esperienza e autonomia gestionale ed organizzativa o lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione, quali ad esempio i processi assistenziali, oppure lo svolgimento di: attività di staff e/o studio; di ricerca; ispettive di vigilanza e controllo; di coordinamento di attività didattica”.

Il co. 3 invece, regolamenta la “graduazione delle funzioni” prevedendo che”la stessa è definita da ciascuna azienda o ente in base a criteri adottati per valutare le posizioni organizzative individuate. Gli elementi che le aziende sanitarie devono tener conto, ai fini della graduazione appaiono, nella norma, riconducibili a ben cinque tipologie (anche integrabili con riferimento alla loro specifica situazione organizzativa) rispettivamente costituite, dal livello di autonomia e responsabilità della posizione, anche in relazione alla effettiva presenza di posizioni dirigenziali sovraordinate (cfr. lett. a) ; dal grado di specializzazione richiesta dai compiti affidati (cfr. lett. b); dalla complessità delle competenze attribuite (cfr. lett. c); dalla entità delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche e strumentali direttamente gestite (cfr. lett. d); dalla valenza strategica della posizione rispetto agli obiettivi aziendali (cfr. lett. e).

Il successivo art. 21- intitolato “affidamento degli incarichi per le posizioni organizzative e loro revoca ed indennità di funzione “, nel testo risultante a seguito delle modifiche operate dall’art. 11 del CCNL 2000-2001 (c.d. biennio economico) del 20 settembre 2001, prevede al primo comma che “ le aziende o enti formulano in via preventiva i criteri generali per conferire al personale indicato nel co. 2 gli incarichi relativi alle posizioni organizzative istituite”.

Nel c.2 la norma stabilisce che” per il conferimento degli incarichi le aziende o enti tengono conto - rispetto alle funzioni ed attività prevalenti da svolgere - della natura e caratteristiche dei programmi da realizzare, dei requisiti culturali posseduti, delle attitudini e della capacità professionale ed esperienza acquisite dal personale, prendendo in considerazione tutti i dipendenti collocati nella categoria D”. In sostanza la norma a seguito della modifica indicata, esclude dall’area dei soggetti di potenziale conferimento delle posizioni organizzative, il personale appartenente alla categoria C, avendo infatti l’art 11 del CCNL 2000-2001, operato proprio l’abrogazione dell’ultimo inciso dell’art. 21 c. 2.

Se da una parte però come detto, restringe l’ambito soggettivo, lo stesso art. 11 al c. 4, opera,dall’altra, un ampliamento dei soggetti individuabili come posizione organizzativa, prevedendo espressamente che” le posizioni organizzative possano essere conferite anche al personale di cui all’art. 10, secondo criteri definiti in contrattazione integrativa: trattasi di “coloro cui sia affidata la funzione di coordinamento delle attività dei servizi di assegnazione nonché del personale appartenente allo stesso o ad altro profilo anche di pari categoria ed – ove articolata al suo interno – di pari livello economico, con assunzione di responsabilità del proprio operato ,a favore dei quali è però,come noto, già prevista una specifica indennità di coordinamento. Nel successivo co. 3 si rinviene poi, regolamentazione delle procedure di conferimento e il sistema di retribuzione della funzione attraverso la previsione di una “specifica indennità”,i cui parametri sono rinvenibili nel successivo art. 36 e a cui si provvede con il fondo dell’art. 39. A tal proposito la norma dispone che “gli incarichi sono conferiti con provvedimento scritto e motivato e, in relazione ad essi, è corrisposta l’indennità di funzione prevista dall’art. 36, da attribuire per la durata dell’incarico.

I successivi co. 4 e co. 5 prevedono, rispettivamente, l’attività di valutazione “annuale” degli obiettivi attribuiti alla posizione organizzativa: a tal proposito “il risultato delle attività svolte dai dipendenti cui siano stati attribuiti incarichi di funzione è soggetto a specifica e periodica valutazione di cadenza non inferiore all’anno. La valutazione positiva dà anche titolo alla corresponsione della retribuzione di risultato”, e la definizione dei criteri “a tal fine le aziende e gli enti determinano in via preventiva i criteri che informano i predetti sistemi di valutazione da gestire attraverso i servizi di controllo interno o nuclei di valutazione” (cfr. co. 5). Di particolare interesse il contraddittorio “assistito”, previsto in caso di valutazione negativa dai successivi co. 6 e co. 7: il primo prevede che in caso di eventuale valutazione negativa, gli organismi deputati alla valutazione, prima della definitiva formalizzazione, acquisiscono in contraddittorio le considerazioni del dipendente anche assistito da un dirigente sindacale o da persona di sua fiducia; il secondo (co. 7), che “l’esito della valutazione periodica è riportato nel fascicolo personale dei dipendenti interessati e che di esso si tiene conto nell’affidamento di altri incarichi“ (cfr. lett.te co. 6 art 21).

La norma poi disciplina la revoca dell’incarico e le conseguenze di tipo giuridico ed economico; ed infatti il co. 8 reca che” La revoca dell’incarico comporta la perdita dell’indennità di funzione da parte del dipendente titolare. In tal caso il dipendente resta inquadrato nella categoria di appartenenza e viene restituito alle funzioni del proprio profilo mantenendo il trattamento economico già acquisito ai sensi dell’art. 35 ed ove spettante quello dell’art. 36, co. 3”.

In riferimento poi alle attribuzioni del sistema delle relazioni sindacali, lo stesso CCNL 1998/2001 all’art. 6 c. 1 prevede che la posizione organizzativa, venga definita attraverso lo strumento della concertazione. A tal proposito espressamente la lett.”B” in base alla quale “la concertazione è, prevista per l’attuazione del sistema classificatorio in ordine alla definizione dei criteri e modalità di valutazione delle posizioni organizzative e la relativa graduazione delle funzioni,di cui all’ art. 20; conferimento degli incarichi relativi alle posizioni organizzative e loro valutazione periodica,di cui all’art. 21“.

Il dibattito sulle caratteristiche e sulla natura della posizione organizzativa appare di particolare interesse, se si tiene conto del quadro di riforma operato nel pubblico impiego, dal D.lgs. n. 150/2009 ( c.d. riforma Brunetta), che nel riscrivere gli artt. 5 e 40 del D.Lgs. n. 165/2001, e cioè il potere di organizzazione della p.a. e il rapporto legge e contratto collettivo, sembra auspicare una rivisitazione della disciplina delle “posizioni organizzative”,nonché di altri istituti così come definiti dai contratti collettivi nazionali (e non solo per il Comparto sanità). In tale contesto si pone alla attenzione in primis la disposizione di cui al co. 3 dell’art. 36 del CCNL 1998-2001 del 7 aprile 1999 -misura dell’indennità di funzione- che istituisce una peculiare tipologia di progressione economica di tipo “premiale” legata alla soppressione della posizione, prevedendo che” nei casi in cui per effetto di una diversa organizzazione dell’azienda o ente , la posizione organizzativa venga soppressa ed il dipendente ad essa preposto da almeno tre anni abbia sempre ottenuto valutazioni positive con riferimento ai risultati raggiunti, allo stesso viene attribuita la fascia economica successiva a quella di inquadramento. Qualora abbia già raggiunto l’ultima fascia, allo stesso viene attribuito - a titolo personale - un importo pari all’ultimo incremento di fascia ottenuto”.

Appare difficile sostenere la piena coerenza con il nuovo sistema delle progressioni economiche previsto ora dall’art. 23 del D.lgs. n. 150/2009, pur prevedendo la stessa disposizione una prima esplicita delega alla contrattazione nazionale ed integrativa proprio sulla materia,rendendosi necessaria, un opera di adeguamento di tale istituto alle nuove disposizioni previsti dalla legge,nella prossima tornata contrattuale,attualmente sospesa. In relazione poi al compenso previsto per l’espletamento della posizione organizzativa l’art. 36 già menzionato del CCNL 1998-2001 del 7 aprile 1999, prevede che” al dipendente cui sia conferito l’incarico per una delle posizioni organizzative di cui agli artt. 20 e 21 compete, oltre al trattamento economico iniziale di cui alla tabella 9 secondo la categoria e livello di appartenenza ed alla retribuzione di risultato, un’indennità di funzione in misura variabile da un minimo di L. 6.000.000 ad un massimo di L. 18.000.000” (cfr. co. 1): trattasi di una indennità che assorbe i compensi per lavoro straordinario (cfr. co. 2).

Quanto al sistema di finanziamento della posizione organizzativa, anche il recente CCNL 2008/2009 del 31 luglio 2009 (c.d. biennio economico) all’art. 9, c. 1 ha confermato il fondo per il finanziamento delle fasce retributive, delle posizioni organizzative, del valore comune delle ex indennità di qualificazione professionale e dell’indennità professionale specifica, di cui all’art. 10 del CCNL 10 aprile 2008. In merito poi alle risorse utilizzabili ai fini della corresponsione delle indennità, è intervenuta anche la magistratura contabile,ritenendo che” dette posizioni devono essere obbligatoriamente ed esclusivamente finanziate con il fondo di cui all’art. 39 del CCNL, e non con il bilancio aziendale attraverso le forme del disavanzo di amministrazione ovvero perdita di esercizio, pena la illegittimità” (cfr. Corte dei Conti Sez. Giurisd. Reg. Lombardia sent. n. 172 del 2006).

(Altalex, 12 febbraio 2013. Articolo di Maurizio Danza)







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