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Redditometro: avviso nullo se non tiene conto delle osservazioni del contribuente
Commissione Tributaria Provinciale Reggio Emilia, sentenza 04.03.2013 n° 57 (Michele Vanolli)

La Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, nella sentenza 4 marzo 2013, n. 57 affronta il tema della rilevanza del contraddittorio nell’ambito di un accertamento redditometrico.

In particolare, la sentenza in oggetto si occupa della validità dell’accertamento, nel caso in cui l’Ufficio non tenga conto delle osservazioni avanzate dal contribuente durante la fase della partecipazione al procedimento.

Nel caso de quo, l’Agenzia delle entrate emetteva avvisi di accertamento per i periodi d’imposta 2007 e 2008 ai fini IRPEF ritenendo che il reddito complessivo dichiarato dal contribuente fosse incongruo con alcuni indici di capacità contributiva dallo stesso manifestati.

Il ricorrente deduceva che, dopo essere stato invitato a comparire ex art. 38, settimo comma, D.P.R. 600/1973, l’Agenzia non aveva minimamente tenuto conto della documentazione da lui prodotta e procedeva comunque all’emissione degli avvisi di accertamento, senza fornire alcuni giustificazione del motivo per cui non ha tenuto conto di quanto prodotto.

La CTP di Reggio Emilia, richiamando il principio affermato da Cass. n. 4624 del 2008[1], afferma l’illegittimità dell’atto impositivo per difetto di motivazione. I Giudici giungono a tale conclusione sulla base del fatto che, nell’atto, non vi è alcun riferimento alla documentazione e alle deduzioni prodotte dal ricorrente.

L’art. 22 D.L. n. 78/2010 ha introdotto nell’art. 38 D.P.R. 600/1973 l’obbligo per l’Ufficio di invitare il contribuente a fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento. Il legislatore ha quindi voluto attribuire un ruolo centrale al contraddittorio. Del resto si era evidenziato da più parti come tale istituto fosse il più adatto ad adeguare l’accertamento sintetico alla situazione concreta del contribuente.

Prima della modifica normativa, infatti, non vi era un obbligo specifico per l’Ufficio e la giurisprudenza di legittimità, in diverse pronunce, aveva attribuito carattere facoltativo al contraddittorio. L’intervento del legislatore, mira quindi a valorizzare tale istituto come strumento di dialogo tra l’Amministrazione finanziaria ed il contribuente[2].

Questione centrale assume l’effettività del contraddittorio, nel senso che questo può dirsi realizzato soltanto se l’Amministrazione ha l’obbligo di valutare adeguatamente gli elementi apportati.

Pertanto, sull’Ufficio incombe l’onere di considerare le osservazioni e di dare conto di tale valutazioni nella motivazione dell’avviso di accertamento. Se così non fosse, il contraddittorio resterebbe del tutto svuotato di significato, e la modifica legislativa introdotta nel 2010 sarebbe sostanzialmente inutile.

In conclusione, la sentenza oggetto di commento attribuisce la dovuta importanza al contraddittorio, annullando gli atti impugnati. Si tratta di una decisione condivisibile e che va nella direzione di una sempre maggiore valorizzazione di tale istituto, come strumento di attuazione dei principi di buon andamento e imparzialità della Pubblica Amministrazione.

(Altalex, 16 aprile 2013. Nota di Michele Vanolli)

_______________

[1] Tale sentenza si era in realtà espressa su un accertamento basato sulla determinazione induttiva dei compensi sulla base dei coefficienti disciplinati dagli artt. 11 e 12 del D.L. 2 marzo 1989, n. 69.

[2] Anche sulla scorta delle sentenze Cass. SS.UU. n. 26638, 26637, 26636 e 26635 del 2009 e della dottrina maggioritaria che riteneva il contraddittorio obbligatorio anche in mancanza di una previsione normativa in tal senso.






Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia

Sentenza 4 marzo 2013, n. 57

Svolgimento di processo

1. Il sig. (..) ricorre, con distinti gravami, R.G.R. n. 790/12 ed R.G.R. n. 791/12, contro l’Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale di Reggio Emilia, avverso altrettanti avvisi di accertamento emessi per gli anni d’imposta 2007 e 2008 ai fini Irpef relativi interessi e sanzioni; ammontare della materia del contendere ai fini della nota spese € 104.280,00.

2. L’Agenzia assume, nei due atti impugnati, che il reddito complessivo dichiarato dal Ricorrente sia incongruo con alcuni indici di capacità contributiva dallo stesso manifestati; in particolare il riferimento è all’acquisto, nell’anno 2008, di:

- un fabbricato, per cui risulta spesa la somma di € 370.000,00;

- di un’autovettura, per cui risulta spesa la somma di € 41.700,00;

- di un motociclo per cui risulta spesa la somma di € 5.300,00, oltre alla disponibilità degli stessi, di un’altra autovettura, di un camper e dell’abitazione principale; a ciò è conseguita l’emissione, ai sensi dell’art. 38, comma 4°, D.P.R. 600/73, dei due avvisi di accertamento, del tipo cd. “sintetico”, impugnati.

3. Il Ricorrente deduce:

1. in via pregiudiziale, che:

- l’Agenzia lo ha invitato, ai sensi dell’art. 38, comma 7°, cit., a comparire “al fine di fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento”;

- all’uopo sono avvenuti tre incontri con i funzionari della Stessa, i cui verbali produce, durante i quali ha esibito, in particolare, un atto pubblico di vendita, rogato in data 08.01.2007, di un terreno edificabile di proprietà, in parti uguali, della madre e di uno zio, poi, per successione mortis causa, da questo passato ai cugini, per il corrispettivo di € 992.662,00, oltre agli estratti conto per gli anni 2007 e 2008, del conto corrente bancario, di cui ha la disponibilità;

- in particolare, nel pvc del 18.05.2012 ha dichiarato che “Quanto necessario per sostenere i costi di mantenimento dei beni la cui disponibilità mi è stata attribuita, essi sono stati affrontati con i proventi rivenienti da quella vendita, proventi di cui ho la piena disponibilità considerata l’età di mia madre”;

- di tali documenti l’Agenzia non ha tenuto minimamente conto procedendo, comunque, all’emissione degli avvisi di accertamento impugnati senza fornire alcuna giustificazione del motivo per cui ha ritenuto di non tenerne conto, il tutto in palese violazione dei principii costituzionali di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione, nonché di buona fede, che devono sempre, governare i rapporti tra Cittadini e Pubblica Amministrazione;

- il D.M. 10.09.1992 nonché gli atti amministrativi conseguenti “quantificanti” il maggior reddito accertabile, in relazione agli assunti indici di maggior capacità contributiva, andrebbero disapplicati dalla Commissione adita per violazione degli artt. 23 e 53 della Costituzione;

2. nel merito:

- che, come già comprovato in sede precontenziosa, la disponibilità finanziaria con cui ha proceduto agli acquisti dei beni di cui al n. 2) gli è derivata dalla cessione del terreno fabbricabile di proprietà, per quota parte, della madre, provvista di cui ha la piena disponibilità stante l’anziana età della stessa;

- che, peraltro, stante la proprietà indivisa tra la madre ed i cugini, residenti all’estero, del terreno fabbricabile ceduto, il fabbricato acquistato, a nome proprio, risulta essere, invero, di pertinenza al 50% degli stessi, come da scrittura di riconoscimento della proprietà avente data certa prodotta in giudizio;

- chiede, infine, l’annullamento degli atti impugnati.

4. L’Agenzia si costituisce in giudizio con controdeduzioni con cui ribadisce le motivazioni poste a base degli atti impugnati e chiede il rigetto dei gravami interposti; il Ricorrente produce, infine, memoria con contestuale deposito di documenti.

5. All’udienza le parti si riportano sostanzialmente alle loro deduzioni scritte.

Motivi della decisione

6. I ricorsi di cui in narrativa sono connessi soggettivamente ed oggettivamente e vanno, pertanto, riunificati in capo al ricorso di cui al R.G.R. 790/12.

7. La Corte di Cassazione, sent. n. 2008/4624, ha affermato il seguente principio di diritto “La determinazione del reddito effettuata sulla base dell’applicazione del cosiddetto “redditometro” (nel caso di specie, D.P.C.M. 23.12.1992) impone, ai sensi dell’art. 12, comma primo, del d.l. 2.3.1989 n. 69, convertito in legge 27.4.1989 n. 154, come modificato dall’art. 7 della legge 30.12.1991 n. 413, di richiedere, a pena di nullità, al contribuente chiarimenti da inviare per iscritto entro sessanta giorni sulle ragioni che avevano giustificato un reddito dichiarato, inferiore a quanto emergente dal redditometro.

Qualora il contribuente, ottemperando all’invito, provveda a trasmettere all’Ufficio le proprie deduzioni, la motivazione dell’eventuale avviso di accertamento deve contenere un’adeguata replica tale da superare le deduzioni della parte.

In mancanza, l’atto impositivo dovrà essere considerato nullo per difetto di motivazione”; principio di diritto da cui non vi è motivo per discostarsi in questa sede, posto che lo stesso risulta pienamente applicabile, essendo medesima la ratio legis, anche al disposto dell’art. 38, comma 7, cit. per cui “L’ufficio che procede alla determinazione sintetica del reddito complessivo ha l’obbligo di invitare il contribuente a comparire di persona o per mezzo di rappresentanti per fornire dati e notizie rilevanti ai fini dell’accertamento e, successivamente, di avviare il procedimento di accertamento con adesione ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 19.6.1997 n. 218″; facendo ora applicazione, alla fattispecie dedotta in giudizio del suddetto principio di diritto, che fa buon uso dei principii costituzionali di buon andamento e di imparzialità dell’amministrazione nonché di buona fede, che devono sempre governare i rapporti tra Cittadini e Pubblica Amministrazione, non può che conseguirne l’annullamento degli atti impugnati per difetto di motivazione, posto che negli stessi non viene fatto alcun riferimento alla documentazione ed alle deduzioni prodotte dal Ricorrente in sede precontenziosa, non venendo dunque svolta dall’Agenzia, alcuna attività di replica “anticipata” alle stesse, come richiesto dal richiamato principio di diritto; i ricorsi vanno, dunque, accolti con annullamento degli atti impugnati; le spese di giudizio quantificate come in dispositivo seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Commissione stante la connessione dei ricorsi di cui agli R.G.R. 790-791/12, li riunifica in capo al R.G.R. 790/12 ed in accoglimento degli stessi annulla gli impugnati atti; le spese di giudizio quantificate in € 2.000,00 (duemila) seguono la soccombenza.


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