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Ammissione al gratuito patrocinio in sede civile non ha effetti retroattivi
Tribunale di Cosenza 25.11.2003
Con l'Ordinanza del 25.11.2003 il Tribunale di Cosenza stabilisce che in sede civile l’ammissione al gratuito patrocinio non è retroattiva, in quanto decorre dal giorno dell’accoglimento dell’istanza (se ante causam) ovvero da quello in cui l’avvenuta ammissione viene portata a conoscenza del giudice del processo (se in corso di causa).

In seguito alla comunicazione di ammissione da parte del Consiglio dell'Ordine, il giudice esercita il potere-dovere di riscontrare la ricorrenza delle condizioni di legge per l’avvenuta ammissione. Nel caso di esito positivo di tale verifica, scatteranno per il beneficiario gli effetti previsti dall'art. 131 ("Per effetto dell'ammissione al patrocinio e relativamente alle spese a carico della parte ammessa, alcune sono prenotate a debito, altre sono anticipate dall'erario").

In sede penale, invece, il provvedimento di ammissione è di competenza del giudice penale e non già del Consiglio dell’Ordine; in questo caso l’art.109 precisa che “gli effetti decorrono dalla data in cui l’istanza è stata presentata o è pervenuta all’ufficio del magistrato o dal primo atto in cui interviene il difensore, se l’interessato fa riserva di presentare l’istanza e questa è presentata entro i venti giorni successivi”.

(Altalex, 23 marzo 2004. Si ringrazia il dott.Carmelo Copani)





TRIBUNALE ORDINARIO DI COSENZA Oggetto: opposizione a decreto di pagamento
Il PresidenteLetto il ricorso proposto il 25.9.2003 dall’avv. N. A. con il quale si oppone al decreto del Giudice Unico della I° sezione civile emesso il 28.5.2003 (notificato il 24.9.2003) relativo alla causa civile n°741/1999 r.g.a.c. tra P... [ammessa al patrocinio a spese dello Stato] +1 c/o Comune di Cosenza, con il quale veniva dichiarata inammissibile –siccome tardiva- la richiesta di liquidazione degli onorari e delle spese ex art.82 d.P.R. 115/2002 nella causa predetta; letto l’art.170 d.P.R. cit. e ritenuta la propria competenza quale presidente di sezione delegato dal Presidente del Tribunale; ordinata la comparizione delle parti e sciogliendo la riserva, ritiene quanto appresso. 1.- Legittimazione attiva. Non può porsi in dubbio che il difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato è legittimato –in proprio- ad impugnare il provvedimento qui opposto. Pur se l’art.170 –che è compreso nella parte VI° relativa al “pagamento”- non menziona tra i soggetti legittimati all’opposizione espressamente il difensore (come, ad es. , all’art.82) ma solo le “parti processuali” (ossia quelle del processo nel quale si è inserita l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato), il Pubblico Ministero, l’ausiliario del magistrato, il custode e il “beneficiario”, ritiene questo Giudice che non possa negarsi la sua legittimazione non solo perché questa discende implicitamente dall’art. 84 secondo cui “avverso il decreto di pagamento del compenso al difensore, all’ausiliario del magistrato e al consulente tecnico di parte è ammessa opposizione ai sensi dell’art.170”, ma anche per l’ovvia considerazione che ogni statuizione sulle spese ricade proprio su quest’ultimo che –con l’ottenuta ammissione al patrocinio- ha una legittima aspettativa ad essere “beneficiario” di un provvedimento favorevole di pagamento. Sul punto si è peraltro espressa la S. Corte che –anche se con riferimento alla ormai abrogata disciplina sul patrocinio nelle controversie individuali di lavoro (L.11.8.1973 n.533 art.11 e segg.) per le quali la parte non abbiente aveva diritto alla difesa gratuita- ha precisato che il difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, divenendo titolare di un diritto soggettivo perfetto consistente nella corresponsione del compenso professionale dovutogli da parte dell’Intendenza di Finanza, era l’unico legittimato a chiederne la tutela giurisdizionale, anche con riguardo all’impugnazione della sentenza che abbia omesso la liquidazione in sua favore, nessun interesse avendo la parte assistita (Cass. 16.6.1981 n°3919; Cass. 20.1.1984 n.502 secondo cui “nessun interesse e quindi nessuna legittimazione può riconoscersi alla parte assistita, la quale non ha obbligo di pagare alcun compenso al difensore così nominatole”). 2.- Legittimazione passiva. Legittimati passivamente sono coloro che hanno un interesse a resistere (gli “interessati”, precisa l’art.29 della richiamata L.13.6.1942 n.794) ossia coloro che, direttamente o indirettamente, possono essere coinvolti dal decreto. a)Nella fattispecie non par dubbio che tale interesse abbia anzitutto la parte ammessa al patrocinio gratuito [ossia la sig.ra P...] poiché con la declaratoria di inammissibilità/rigetto l’erario non sarà tenuto ad alcun pagamento per l’attività espletata dal suo difensore, i cui diritti ed onorari –anteriore alla deliberazione di ammissione al patrocinio(v. art.85)- dovranno essere invece corrisposti personalmente dalla parte (non abbiente) assistita in virtù della procura conferitagli. In tal senso s’è anche espressa la S. Corte (v. Cass.13.4.1999 n°3617) che, sia pure con riferimento alla precedente normativa e al settore penale, ha precisato che in caso di liquidazione del compenso al difensore, parti necessarie del relativo procedimento di impugnazione, regolato dall'art. 29 della L. 13.6.1942 n. 794, sono, oltre al difensore stesso, coloro che hanno assunto la qualità di parti private nel procedimento penale cui si riferisce la liquidazione, ivi compresa la persona ammessa al patrocinio a spese dello Stato, l'eventuale querelante e il pubblico ministero. Nella fattispecie la parte assistita ha avuto conoscenza dell’opposizione de qua. b)Occorre chiedersi se passivamente legittimata sia anche l’Amministrazione Finanziaria (a mezzo dei suoi organi decentrati, le Agenzie delle Entrate), tenuta direttamente al pagamento, e che riceve ex art.98 copia del decreto di ammissione ai fini dei doverosi accertamenti. Nel silenzio della legge, deve ritenersi che la presenza del Pubblico Ministero –al quale viene comunicato il decreto di pagamento ex art. 82- vale a sostituire la predetta Amministrazione attesa la sua funzione di rappresentante dell’interesse pubblico all’esatta osservanza della legge. In tal senso v. anche Cass. 13.4.1999 n.3617 che ha escluso che la Direzione Regionale delle Entrate possa considerarsi parte necessaria nel giudizio di opposizione poiché l’art.12 L. n°217/1990 (oggi: art. 170 d.P.R. n.115/2002) non ne fa espressa menzione. Appare utile qui ricordare la pronunzia della Corte Cost. 7.7.1981 n°116 secondo cui “è infondata, in riferimento all'art. 24 cost., la questione di legittimità costituzionale degli art. 13 comma 1, 2 e 3 e 14 comma 2 l. 11 agosto 1973 n. 533, i quali prevedono che l'ammissione al gratuito patrocinio a spese dello Stato, la nomina del difensore d'ufficio e la liquidazione del relativo compenso avvengano con provvedimenti giurisdizionali che fanno stato nei confronti della pubblica amministrazione, senza che questa abbia partecipato al procedimento in cui furono emessi e senza che abbia alcuna possibilità di difesa o di gravame” e che “non si verifica contrapposizione fra giudice ed amministrazione statale, poiché il giudice agisce in luogo dell'amministrazione medesima”. Nella specie parte opponente ha provveduto alla notifica del ricorso al Procuratore della Repubblica in sede (che ha espresso parere favorevole all’accoglimento dell’opposizione). 3.-Sul merito. Passando al merito appare necessario premettere un sommario riepilogo delle vigenti disposizioni legislative in tema di patrocinio a spese dello Stato. a) Il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, presentata da un soggetto non abbiente istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (vuoi ante causam che in corso di causa) , entro dieci giorni [Autori ritengono che il mancato rispetto del termine possa essere fonte di responsabilità civile], accoglie, respinge o dichiara inammissibile l’istanza (art.126). Ricorrendo le condizioni soggettive ed oggettive, ammette al beneficio l’istante abilitandolo a nominare il proprio difensore (o confermare quello da lui già nominato) indicato negli appositi elenchi , e trasmette copia del provvedimento –che ha natura amministrativa- al magistrato procedente. La dottrina ha evidenziato al riguardo che non essendo il Consiglio un organo giurisdizionale, detta ammissione, per espressa previsione dell’art.126, è solo “in via anticipata e provvisoria”, necessitando per la sua piena efficacia un successivo provvedimento (giurisdizionale) di conferma (ratifica) del giudice procedente. Anche se la nuova normativa non prevede espressamente l’emanazione di tale provvedimento, tuttavia lo stesso può ritenersi implicito nel decreto di pagamento in favore del difensore che andrà ad emanarsi dal giudice (previa, ovviamente, valutazione dell’insussistenza delle condizioni per disporre la revoca dell’ammissione ex art.136). Dal momento di tale nomina (vuoi che avvenga ante causam che in corso di causa) , l’avvocato è abilitato/autorizzato ad assumere (o a continuare, ove già nominato dall’istante) la veste di difensore della parte non abbiente ammessa, con tutti i connessi poteri, doveri e diritti ex art.84 c.p.c., ovviamente previo rilascio di idonea procura alle liti posto che il provvedimento di ammissione al beneficio non può essere assimilato alla detta procura che riguarda lo svolgimento dell’attività processuale conferendo al difensore la rappresentanza della parte in giudizio permettendogli di riferire a quest'ultima gli effetti dell'attività procuratoria espletata. Ove la parte confermi il difensore già nominato nella causa in corso (il patrocinio può essere chiesto “in ogni stato e grado del processo”) resterà ovviamente sempre valida la procura già conferita. b) Il legislatore vuole (art.126.2) che in quest’ultimo caso (processo in corso) l’avvenuta ammissione al patrocinio venga portata a conoscenza del giudice che procede (similmente nel caso di declaratoria di inammissibilità o rigetto dell’istanza da parte del Consiglio; v. art.126.3) anche ai fini della liquidazione degli onorari e delle spese (art.131.4/a ). Dal momento in cui il giudice riceve comunicazione dell’ammissione di una delle parti al patrocinio a spese dello Stato, si viene così ad innestare nel processo in corso un sub-procedimento collaterale e secondario (così, anche se in sede penale, Cass. S.U. n°434/2000) finalizzato all’emissione del decreto di pagamento dell’onorario e delle spese in favore del difensore della parte ammessa al patrocinio gratuito, previa verificazione della ricorrenza delle condizioni già accertate, in sede amministrativa, dal Consiglio dell’Ordine (con possibilità di revoca dell’ammissione). Il legislatore ha scelto sul punto –uniformandosi alla precedente normativa di cui all’art.15 undecies L. n°217/1990 (secondo cui il giudice decideva “contestualmente alla decisione di merito… con decreto motivato al termine di ciascuna fase o grado del procedimento”)- di sganciarsi da quella di cui alla L. n°533/1973 (che all’art. 14 prevedeva che la liquidazione venisse effettuata dal giudice “con il provvedimento che decide la causa” ancorando così indissolubilmente il provvedimento di liquidazione all’esito del giudizio), prevedendo l’emissione di un separato “decreto”, autonomamente impugnabile con un sistema ben diverso dagli ordinari mezzi di impugnazione della causa principale. c) Anche se il sub-procedimento ha una sua autonomia (riguardando il rapporto -generalmente irrilevante nel giudizio di cognizione- tra difensore/cliente, con accollo [provvisorio] dell’erario degli onorari e delle spese dovute dal secondo), non par dubbio che segue le sorti del processo principale al quale è agganciato. Basta al riguardo richiamare l’art.133 secondo cui –nell’ipotesi in cui il processo porti ad un esito favorevole per la parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato- la parte non ammessa dovrà essere condannata alla rifusione delle spese processuali a favore dello Stato (e non già della parte non abbiente vittoriosa). In quest’ultimo caso la statuizione e la liquidazione delle spese (svincolate –si badi- dai criteri di cui agli artt. 82, che fa riferimento ai “valori medi delle tariffe”, e 130, che prevede la riduzione alla metà) dovranno risultare direttamente in sentenza (e non nel decreto di pagamento) ex art.91 c.p.c. secondo cui “il giudice, con la sentenza che chiude il processo davanti a lui, condanna la parte soccombente..”. Non appare quindi convincente l’affermazione del Consiglio Nazionale Forense che nel parere sul d.P.R. espresso con la circolare del 17.7.2002 ha affermato che “è il giudice che determina, con atto diverso dal provvedimento che definisce il processo, e indipendentemente dall’esito dello stesso, l’importo dovuto al difensore del soggetto ammesso al gratuito patrocinio”. Là ove quindi il giudice non abbia condannato la parte non ammessa al patrocinio al pagamento delle spese del giudizio, nulla si oppone [tranne che non emerga la necessità della revoca della disposta ammissione] acchè il giudice provveda con separato decreto. d) Decreto di pagamento che (come correttamente ritiene l’opponente) può anche –mancando un’esplicita disposizione in tal senso- non essere contestuale all’emessa sentenza, precisando l’art.83.2 solo che “la liquidazione è effettuata al termine di ciascuna fase o grado del processo e comunque all’atto della cessazione dell’incarico”, senza imporre la contestualità dei due provvedimenti giurisdizionali. E la dottrina che si è occupata della materia ha sottolineato che l’esigenza della loro non contestualità è stata avvertita dal legislatore che “ha soppresso (o comunque non ha richiamato) l’inciso già contenuto nell’art.15 quattuordecies L.n.217/1990 per il quale la liquidazione del compenso doveva avvenire "contestualmente alla decisione di merito" ed ha meglio specificato, al contrario, che tale decisione è assunta con separato provvedimento avente la forma del decreto e che lo stesso non necessariamente è contestuale ad una sentenza di merito che dia ragione o torto ad uno dei litiganti ma viene al contrario emesso, anche a prescindere alla sentenza di merito "al termine di ciascuna fase o grado del processo e comunque all’atto della cessazione dell’incarico"”. Contestualità peraltro difficile -se non impossibile- a realizzarsi ove si pon mente ai necessari tempi tecnici perché il difensore predisponga (ad es. unitamente alla comparsa conclusionale) la propria parcella depositandola in cancelleria affinché il giudice la trasmetta per il parere (ex art.82.1) al Consiglio dell’Ordine che –senza (si badi) che gli venga imposto un termine per l’adempimento- la rimetterà al giudice procedente. Nè può imporsi al difensore di munirsi del parere del Consiglio prima che il giudice decida (ossia con il deposito della comparsa conclusionale) attesa la possibilità che questi, in luogo di definire il processo chiedendo il grado del giudizio, emetta sentenza parziale o ordinanza per un’ulteriore attività. In definitiva solo “dopo” il deposito del provvedimento definitivo il difensore sarà in condizioni di avanzare al giudice che ha emesso il provvedimento la richiesta di liquidazione che tenga conto di tutte le attività espletate. Non senza sottacere, infine, che il sub-procedimento potrebbe richiedere ulteriori accertamenti sulla effettività e permanenza delle condizioni previste per l’ammissione ad iniziativa dello stesso giudice (art.127.3) che però non valgono a sospendere il processo in corso (con l’emissione anche della sentenza). Ma è l’art. 83.2 che –nel prescrivere che “il giudice competente può provvedere anche alla liquidazione dei compensi dovuti per le fasi o i gradi anteriori del processo, se il provvedimento di ammissione al patrocinio è intervenuto dopo la loro definizione”- ammette esplicitamente che il decreto di pagamento possa intervenire ben oltre la definizione del processo, vuoi in ipotesi di impugnativa della sentenza (ossia nel grado superiore), vuoi qualora la sentenza di merito sia ormai coperta dal giudicato. Si vuol dire cioè che i due procedimenti (quello principale definito con sentenza e quello collaterale e secondario del sub-procedimento), pur se connessi, procedono autonomamente di tal che –intervenuta la decisione sulla causa principale- permane ancora la competenza del giudice su quella collaterale e secondaria, senza alcuna violazione del principio del divieto di ultrattività dei poteri giurisdizionali del giudice che , alla luce della emessa sentenza, ha il dovere di intrattenersi solo sul sub-procedimento ai fini della liquidazione delle competenze al difensore. e) Quanto alla decorrenza degli effetti dell’ammissione al patrocinio è indubitabile la loro irretroattività, decorrendo o dal giorno dell’accoglimento dell’istanza (se ante causam) ovvero da quello in cui l’avvenuta ammissione viene portata a conoscenza del giudice del processo (se in corso di causa). Se invero dal dì della deliberazione scattano i benefici di cui all’art.131 (“per effetto dell’ammissione”) costituiti dall’essere le spese alcune prenotate a debito ed altre (comprese quelle di pagamento degli onorari e dei diritti al difensore) anticipati dallo Stato, di contro solo dal momento in cui il giudice verrà reso edotto dal Consiglio dell’Ordine dell’avvenuta ammissione di una parte in causa scatterà per lui il potere-dovere di riscontrare la ricorrenza delle condizioni di legge per l’avvenuta ammissione in via anticipata e provvisoria, e -se del caso- revocare l’ammissione. E non è senza rilievo che mentre in sede penale (in cui il provvedimento di ammissione è di competenza del giudice penale e non già del Consiglio dell’Ordine) l’art.109 precisa che “gli effetti decorrono dalla data in cui l’istanza è stata presentata o è pervenuta all’ufficio del magistrato o dal primo atto in cui interviene il difensore, se l’interessato fa riserva di presentare l’istanza e questa è presentata entro i venti giorni successivi”, manca invece in sede civile il richiamo a tale disposizione. In definitiva –in corso di una causa- con la positiva deliberazione del Consiglio sorgerà il diritto del difensore a conseguire dall’erario (salvo recupero) il compenso per l’attività che andrà successivamente a svolgere (non anche per il periodo pregresso) mentre con la successiva comunicazione al giudice (anche ad iniziativa dello stesso difensore) avrà inizio il sub-procedimento che si concluderà, ricorrendo le condizioni di legge, con il decreto di pagamento. f) Orbene, dopo gli anzidetti necessitati prolegomeni, va osservato che nella specie la deliberazione del Consiglio dell’Ordine è stata adottata il 25 settembre 2002 [anche se l’istanza è stata protocollata il 27 giugno 2002] ed è pervenuta nella cancelleria del giudice il 18 dicembre 2002, laddove la sentenza risulta depositata il 14 ottobre 2002. Posto che l’impugnato decreto di “inammissibilità”, così come motivato, si traduce, in definitiva, in un decreto di “rigetto” essendo intervenuto –ad avviso del Giudice- il provvedimento di ammissione al patrocinio successivamente alla pronunzia della sentenza, si sono esaminati il fascicolo della causa n°741/1999 e la relativa sentenza n°1429/2002 dai quali emerge: a)che non v’è stata, in sentenza, la condanna della parte -non ammessa al patrocinio- al pagamento delle spese del giudizio che sono state invece compensate; b)che dopo il 25 settembre 2002 (giorno di emissione del decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato) non è stata espletata dall’avv. N. A. alcuna attività defensionale essendosi tenuta l’ultima udienza (nella quale venivano precisate le conclusioni) il 16 maggio 2002 ed essendo stata depositata la memoria di replica il 31 luglio 2002. In tale contesto l’istanza dell’avv. A. non poteva e non può trovare accoglimento.
P.Q.M.Letti gli artt. 84 e 170 d.P.R. 30.5.2002 n°115, rigetta l’opposizione proposta dall’avv. N. A.. Nulla per spese. Cosenza 25 novembre 2003 cons. Carmelo Copani

Francesca Marcucci

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