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Separazione con addebito se c'è nesso causale tra violazioni di doveri e crisi
Tribunale di S.Maria Capua Vetere, sez.I sentenza 05.02.2004

Interessante sentenza del tribunale sammaritano che si segnala per l’equilibrio decisionale, certamente, ma anche per un merito in particolare: l’esser riuscito a stabilire (con validità, è evidente, esclusivamente processuale che tuttavia talvolta - ma proprio in questo sta la bellezza e la garanzia del rito processuale - coincide con la verità reale) il momento in cui s’è materialmente consumata la separazione dei coniugi.

L’episodio è uno schiaffo inferto dal marito alla moglie. Il tribunale è stato chiamato a decidere se quel comportamento, accusato - tra altri - dalla moglie ricorrente a motivo d’addebito della separazione, costituisse (con)causa della separazione, e dunque motivo d’addebito, o soltanto una violenza privata censurabile ovviamente in altra sede.

Fonte della speculazione del tribunale di S. Maria C.V. la nota sentenza della S.C. di Cassazione del settembre 2001: «In tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza ……. » (cfr., Cass. Civ. sez. I, 28/09/01 n. 12130).

L’analisi del giudice è stata serena ed oggettiva, basata sui fatti allegati dalla ricorrente che, peraltro, non sono nemmeno stati contestati dall’altra parte. Ricostruendoli anche sotto il profilo del travaglio psicologico sofferto dalla coppia (altro merito della sentenza), il tribunale ha escluso che quello schiaffo, pur censurandolo umanamente, potesse assurgere a motivo della separazione coniugale laddove ha accertato che l’episodio violento s’è verificato dopo il fatto, giuridicamente rilevante, della separazione morale e personale dei coniugi.


(Altalex, 6 dicembre 2004. Nota a cura di Alfonso di Nuzzo, avvocato matrimonialista in Maddaloni)






REPUBBLICA ITALIANA

TRIBUNALE ORDINARIO DI S. MARIA CAPUA VETERE

SEZIONE I CIVILE IN COMPOSIZIONE COLLEGIALE

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Collegio composto dai sigg. magistrati:

1) dott.ssa M. Vittoria Ciaramella Presidente - Estensore

2) dott. Massimo Urbano Giudice

3) dott.ssa Ida d'Onofrio Giudice

riunito in camera di consiglio, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento civile n. ……. di R.G. riservata per la decisione all'udienza istruttoria del 5 febbraio 2004, avente ad oggetto la separazione personale giudiziale dei coniugi

TRA

…….., nata a …….. il ………, rappresentata e difesa dagli avv.ti …………………, coi quali elettivamente domicilia in ………… alla via ……………, ricorrente

E

………, nato a …… il ………., rappresentato e difeso dall'avv. ………….., presso il quale elettivamente domicilia in ………… alla via …….., resistente

NONCHÉ

il P.M. in sede, interventore ex lege.

CONCLUSIONI RAPPRESENTATE DALLE PARTI

Per la ricorrente: dichiararsi la separazione dei coniugi con addebito al marito. Porre a carico di questi la somma di € 500,00 mensili a titolo di assegno di mantenimento, o altra ritenuta giusta ed equa, annualmente rivalutata. Imposizione al resistente di idonea garanzia reale o personale. Vittoria di spese.

Per il resistente: dichiararsi la separazione dei coniugi con addebito alla moglie. Nulla circa la casa coniugale. Porre a carico della moglie un congruo assegno a titolo di mantenimento. Vittoria di spese.

Per il P.M. in sede: accoglimento del ricorso con adozione di tutti i provvedimenti già disposti.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso depositato in Cancelleria il ../../02 l'attrice chiedeva pronunciarsi la separazione personale giudiziale dal marito, col quale ha contratto matrimonio concordatario, in regime di separazione dei beni, il ../../01 in ….., ivi trascritto negli atti dello stato civile dell'anno 2001, atto n. ……, parte …. , sez ……

Dal matrimonio non sono nati figli.

A sostegno della domanda l'attrice deduceva che il marito, sin dall'inizio dell'unione coniugale, non ha contribuito economicamente al menagè familiare omettendo di provvedere persino alle primarie esigenze di vita del proprio coniuge. Accusava, inoltre:

  • che tale comportamento del ….. l'aveva indotta ad affrontare una dura lotta contro lo stato di precarietà economica in cui versava costringendola a richiedere l'aiuto alla propria genitrice per il quotidiano sostentamento;

  • che il ….. la mortificava privandola d'ogni potere decisionale, per contro pretendendo da lei assoluta obbedienza;

  • che nonostante il disinteresse materiale e psicologico del marito, questi pretendeva d'essere servilmente accudito senza tollerare alcuna discussione, tanto che allorquando ella ricorrente ha tentato d'instaurare un contraddittorio, il …. dava luogo a violenza gratuita al punto di costringerla al ricorso ai sanitari per le percosse ricevute (allega agli atti, infatti, referto medico e denuncia-querela innanzi il Commissariato di P.s. di …… del ../../01);

  • che a seguito dei tali fatti violenti, il ….. si allontanava dalla casa coniugale in …….. per stabilirsi presso i genitori in ……., e da allora non ha più provveduto al suo mantenimento.

Per tali fatti la ricorrente adiva questo tribunale per chiedere che venisse pronunciata la separazione con addebito al marito, l'assegnazione della casa coniugale, un assegno di mantenimento mensile di € 500,00 salvaguardato da garanzia reale o personale, ravvedendo sussistente il pericolo di sottrazione agli obblighi da parte del marito, e sanzionato da sequestro di beni dell'obbligato in caso di inadempimento.

Depositato il ricorso, il Presidente del tribunale convocava le parti innanzi a sé per l'udienza del ../../02. All'udienza comparivano entrambi i coniugi e si costituiva formalmente il convenuto, il quale a sua volta deduceva:

  • che la moglie si allontanava dalla casa coniugale senza motivo dopo pochi mesi dal matrimonio;

  • che nonostante ciò esso resistente si recava presso l'abitazione dei genitori della consorte per indurla a ritornare presso la casa coniugale, ma vanamente;

  • che a seguito dell'abbandono della moglie era caduto in profonda crisi depressiva tanto ch'era attualmente in cura presso il centro di Salute Mentale dell'ASL …. (ha esibito, difatti, prescrizioni mediche dell'Ente);

  • che ha sempre provveduto, durante il breve soggiorno della moglie presso la casa coniugale, ad ogni necessità.

Negava d'aver mai aggredito fisicamente la consorte dichiarandosi disposto alla riconciliazione. Concludeva, infine, come in epigrafe dichiarando a verbale d'udienza, altresì, che la casa coniugale, siccome era condotta in locazione, ne aveva disdetto il contratto ed era ritornato a vivere con i propri genitori.

Il Presidente del tribunale, esperito inutilmente il tentativo di conciliazione, all'esito così disponeva: autorizzava i coniugi a vivere separati; nulla quanto alla casa coniugale, atteso che di fatto non era più esistente, né in ordine al mantenimento, non risultando che il Ricci svolgesse alcuna attività lavorativa.

Rimetteva infine le parti innanzi l'Istruttore per l'udienza del ../../03.

Innanzi il G.I. la causa è proseguita con l'istruzione probatoria, durante la quale sono stati sentiti due testi citati dalla ricorrente. Infine, all'udienza del 05/02/04, precisate le conclusioni, la causa veniva rimessa al Collegio con termine di giorni venti per il deposito di comparse conclusionali.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - Va dichiarata, anzitutto, la separazione giudiziale dei coniugi …. e ……, essendo risultato evidente il venir meno dei presupposti di comunanza di vita ed affetto sul quale deve fondarsi il rapporto coniugale.

Altrettanto provata è la crisi del rapporto stesso, tanto da potersi escludere, quanto meno allo stato, ogni possibilità di ricostruzione della vita coniugale. Tale conclusione è giustificata dal fallimento del tentativo di conciliazione e dalle risultanze istruttorie, che hanno fatto emergere l'incapacità dei coniugi di realizzare quell'intima comunione di vita ed amore che, in buona sostanza, rappresenta l'istituzione del matrimonio; incapacità che, difatti, ha trovato sbocco soltanto in sede giudiziaria, e tale da impedire qualsivoglia forma di collaborazione e comprensione.

2. - Circa la causa della separazione non ricorrono, ad avviso di questo tribunale, le circostanze - ovvero, quelle violazioni gravi e ripetute degli obblighi derivanti dal matrimonio - che giustificano la declaratoria di addebito a carico di alcuno dei coniugi. Fatti oggettivi o processualmente determinanti, infatti, confortano la decisione di respingere la reciproca domanda accessoria di addebito.

2.1 - Quanto alla ricorrente, ebbene questa non ha provato affatto talune circostanze denunciate a motivo della domanda di separazione che invece andavano puntualmente comprovate, in quanto costituenti le premesse alla dichiarazione di addebito per i fatti dedotti.

Non ha provato che il marito durante il matrimonio si è consapevolmente sottratto ai suoi doveri di collaborazione morale ed economica, costringendola a quella "dura lotta" per la sopravvivenza denunciata in ricorso. Così come non ha provato che quest'ultimo durante la convivenza l'ha scientemente mortificata disinteressandosi di lei o l'ha punitivamente asservita privandola d'ogni iniziativa e volontà. Invero, nessuna di queste circostanze è stata provata nel corso del procedimento.

Soltanto dell'episodio avvenuto il primo aprile del 2001 la ricorrente ha potuto ricostruime una prova attendibile, fondandola sul referto medico (versato in atti) e sulle dichiarazione dei testi escussi nessuno dei quali, peraltro, è stato testimone oculare dell'evento. Avvenimento, va riflettuto tuttavia, che è insorto al termine del viaggio intrapreso in compagnia del marito che riconduceva la ricorrente, evidentemente risolutasi ad abbandonare il coniuge e la casa familiare, presso i suoi genitori (vds. testimonianza di ……, udienza del ../../04, « … questi la lasciò con le valige sotto casa … »), in tal modo concludendo l'esperienza matrimoniale e dunque comprensibilmente al culmine di un frangente che ha messo a dura prova la tenuta psicologica di entrambi.

Insomma, in assenza di prove certe sul precedente comportamento coniugale del ……, soltanto accusato ma non comprovato ch'esso s'è consumato in reiterate vessazioni in danno della consorte e, non ultimo, che l'abbandono della casa coniugale da parte della ……… è stato conseguenza delle vessazioni subite durante il matrimonio, l'unico episodio processualmente accertato di maltrattamento, umanamente rimarchevole certamente ma, ai fini del giudizio, oggettivamente successivo alla già maturata decisione della ricorrente d'interrompere il rapporto coniugale, non può levarsi a motivo determinante d'addebito a carico del coniuge.

Di non diverso avviso è la prevalente giurisprudenza: «In tema di separazione personale dei coniugi, la pronuncia di addebito non può fondarsi sulla sola violazione dei doveri che l'art. 143 c.c. pone a carico dei coniugi, essendo, invece, necessario accertare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale, ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza. Pertanto, in caso di mancato raggiungimento della prova che il comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio tenuto da uno dei coniugi, o da entrambi, sia stato la causa del fallimento della convivenza, deve essere pronunciata la separazione senza addebito.» (cfr., Cass. Civ. sez. I, 28/09/01 n. 12130).

2.2 - Per gli stessi motivi di principio non può accogliersi la domanda riconvenzionale d'addebito spiegata dal resistente che peraltro, successivamente alla costituzione in giudizio ha mantenuto un regime difensivo decisamente rinunciatario, al punto che non ha svolto alcuna attività istruttoria a riprova delle sue ragioni.

3. - Non ricorrono, nel caso di specie, necessità di specifiche statuizioni accessorie posto che dal matrimonio non sono nati figli e che la casa coniugale non esiste più, avendone già da tempo il Ricci disdetto il relativo contratto di locazione.

4. - Vanno vagliate, infine, le reciproche ed avverse richieste di mantenimento dei coniugi.

Un assegno congruo è stato richiesto da parte resistente, che ha versato in atti una certificazione dell'ufficio "Centro per l'impiego della Provincia di ….", datata ../../02, dalla quale lo stesso risulta disoccupato, mentre la misura di € 500,00 è pretesa da parte ricorrente, la quale neanche risulta dagli atti svolgere alcun lavoro.

Com'è noto, l'assegno di mantenimento spettante al coniuge economicamente più debole ed al quale la separazione non è addebitabile, è funzione di più elementi quali, ad esempio, l'età, il reddito dell'obbligato e gli oneri derivanti dal matrimonio (la casa familiare, il mantenimento dei figli) che comunque permangono in capo alle parti nonostante la separazione coniugale. Ebbene, nessuno di questi parametri è riferibile al caso di specie, dove non ci sono figli ai quali è necessario assicurare il sostentamento né una casa coniugale che comporta oneri ulteriori per una parte o per l'altra, ma soltanto due giovani soggetti nel pieno delle loro capacità lavorative, attori di una brevissima esperienza matrimoniale che, sebbene non protesa al miglior esito, di certo non influirà più di tanto sulle rispettive capacità di autonomo sostentamento.

In definitiva, a fronte anche delle risultanze processuali, appare certamente equo ed equilibrato il non luogo a procedere in merito alle richieste di assegno di mantenimento deciso dal Presidente del tribunale in sede di comparizione personale dei coniugi, avallato dal parere conclusivo del P.M. interventore, che si riconferma in questa sede.

5. - Quanto alle spese di giudizio, ricorrono giusti motivi per compensarle interamente tra le parti.

P. Q. M.

Il Tribunale di S. Maria Capua Vetere, I Sezione Civile, definitivamente pronunciando sul ricorso per separazione coniugale presentato da ………, così decide: pronuncia la separazione dei coniugi ……….., nata a ….. il ../../1978, e …… , nato a ….. il ../../1975; rigetta le reciproche domande di addebito; nulla per quanto riguarda la casa coniugale; nulla per quanto attiene all'assegno di mantenimento in quanto rigettate le reciproche ed avverse richieste.

Così deciso in Santa Maria Capua Vetere, nella Camera di Consiglio.


IL GIUDICE RELATORE - IL PRESIDENTE



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